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31 juillet, 2011

Padre Girolamo Maria Russo dell’ Ordine dei Servi di Maria

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Padre Girolamo Maria Russo dell' Ordine dei Servi di Maria logo-small

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Padre Girolamo Maria Russo era nato a Cimitile il 26.12.1885, si spense a Saviano presso il Convento dei Servi di Maria in Alberolungo il 30.11.1970. Ordinato sacerdote il 10.06.1911, trascorse più della metà dei suoi 60 anni di sacerdozio nel Convento savianese dei Servi di Maria. Proprio a Saviano, sotto la sua direzione, fiorì l’ E.N.A.O.L.I., Ente Nazionale di Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani. Iscritto nell’albo dei giornalisti, fu nel 1969 nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica. È stato il riformatore della Provincia dei Servi di Maria dell’Italia Meridionale. Il 18 settembre 1999, a circa trent’anni dalla scomparsa, i resti mortali di Padre Russo furono solennemente traslati dal cimitero di Palma Campania nel Convento S. Anna ad Alberolungo, nella frazione di Sirico, dove fin dal 1921 questo devoto Servo di Maria aveva fondato un Collegio per promuovere le vocazioni dell’Ordine, «gettando, così, le basi della futura, risorta Provincia religiosa dell’Italia Meridionale». (O.S., settembre-ottobre 1999, dove si trovano anche altri interventi commemorativi di questa integra figura di sacerdote).

 

 

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Palma Campania Petizione Salviamo il Convento dei Servi di Maria

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Palma Campania Petizione Salviamo il Convento dei Servi di Maria wikio_btn_abo-univ_rounded-open-blue_fr

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Servi di Maria Foto Storiche della Presenza in Sicilia

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30 juillet, 2011

Beata Vergine Maria Addolorata

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Beata Vergine Maria Addolorata

15 settembre

La memoria della Vergine Addolorata ci chiama a rivivere il momento decisivo della storia della salvezza e a venerare la Madre associata alla passione del figlio e vicina a lui innalzato sulla croce. La sua maternità assume sul calvario dimensioni universali. Questa memoria di origine devozionale fu introdotta nel calendario romano dal papa Pio VII (1814). (Mess. Rom.)

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

Martirologio Romano: Memoria della beata Maria Vergine Addolorata, che, ai piedi della croce di Gesù, fu associata intimamente e fedelmente alla passione salvifica del Figlio e si presentò come la nuova Eva, perché, come la disobbedienza della prima donna portò alla morte, così la sua mirabile obbedienza porti alla vita.

La Madonna è venerata nel mondo cristiano con un culto di iperdulia, che si estrinseca in vari titoli, quanti le sono stati attribuiti nei millenni per le sue virtù, il suo patrocinio, la sua posizione di creatura prediletta da Dio, per il posto primario occupato nel piano della Redenzione, per la sua continua presenza accanto all’uomo evidenziata anche dalle tante apparizioni.
Nel calendario delle celebrazioni mariane vi sono: 1° gennaio la B.V.M. Madre di Dio; 23 gennaio lo Sposalizio della B.V.M.; 2 febbraio la Presentazione al Tempio di Gesù e la Purificazione di Maria; 11 febbraio Beata Vergine di Lourdes; 25 marzo l’Annunciazione; 26 aprile B.V.M. del Buon Consiglio; 13 maggio Beata Vergine di Fatima; 24 maggio Madonna Ausiliatrice; 31 maggio Visitazione di M.V.; a giugno Cuore Immacolato di Maria; 2 luglio Madonna delle Grazie; 16 luglio B.V. del Carmelo; 5 agosto Madonna della Neve; 15 agosto Assunzione della Vergine; 22 agosto B.V.M. Regina; 8 settembre Natività di Maria; 12 settembre SS Nome di Maria; 15 settembre B. V. Addolorata; 19 settembre B. V. de La Salette; 24 settembre B.V. della Mercede; 7 ottobre B.V. del Rosario, 21 novembre Presentazione della B.V.M.; 8 dicembre Immacolata Concezione, 10 dicembre B. V. M. di Loreto.
Inoltre l’intero mese di Maggio è dedicato alla Madonna, senza dimenticare la suggestiva e devota Novena dell’Immacolata, poi vi sono le celebrazioni locali per i tantissimi Santuari Mariani esistenti; come si vede la Vergine ha un culto così diffuso, che non c’è mese dell’anno in cui non la si ricordi e veneri.
A mio parere però, fra i tanti titoli e celebrazioni, il più sentito perché più vicino alla realtà umana, è quello di Beata Vergine Maria Addolorata; il dolore è presente nella nostra vita sin dalla nascita, con il primo angosciato grido del neonato, che lascia il sicuro del grembo materno per proiettarsi in un mondo sconosciuto, non più legato alla madre e in preda alla paura e spavento; poi il dolore ci segue più o meno intenso, più o meno costante, nei suoi vari aspetti, fisici, morali, spirituali, lungo il corso della vita, per ritrovarlo comunque al termine del nostro cammino, per l’ultimo e definitivo distacco da questo mondo.
E il dolore di Maria, creatura privilegiata sì, ma sempre creatura come noi, è più facile comprenderlo, perché lo subiamo anche noi, seppure in condizioni e gradi diversi, al contrario delle altre prerogative che sono solo sue, Annunciazione, Maternità divina, Immacolata Concezione, Assunzione al Cielo, Apparizioni, ecc. le quali da parte nostra richiedono un atto di fede per considerarle.
Veder morire un figlio è per una madre il dolore più grande che ci sia, non vi sono parole che possano consolare, chi naturalmente aspettando di poter morire dopo aver generato, allevato ed educato, l’erede e il continuatore della sua umanità, vede invece morire il figlio mentre lei resta ancora in vita, quel figlio al quale avrebbe voluto ridare altre cento volte la vita e magari sostituirsi ad esso nel morire.
I milioni di madri che nel tempo hanno subito questo immenso dolore, a lei si sono rivolte per trovare sostegno e consolazione, perché Maria ha visto morire il Figlio in modo atroce, consapevole della sua innocenza, soffrendo per la cattiveria, incomprensione, malvagità, scatenate contro di lui, personificazione della Bontà infinita.
Ma non fu solo per la repentina condanna a morte, il dolore provato da Maria fu l’epilogo di un lungo soffrire, in silenzio e senza sfogo, conservato nel suo cuore, iniziato da quella profezia del vecchio Simeone pronunziata durante la Presentazione di Gesù al Tempio: “E anche a te una spada trapasserà l’anima”.
Quindi anche tutti coloro che soffrono nella propria carne e nel proprio animo, le pene derivanti da malattie, disabilità, ingiustizia, povertà, persecuzione, violenza fisica e mentale, perdita di persone care, tradimenti, mancanza di sicurezza, solitudine, ecc. guardano a Maria, consolatrice di tutti i dolori; perché avendo sofferto tanto già prima della Passione di Cristo, può essere il faro a cui guardare nel sopportare le nostre sofferenze ed essere comprensivi di quelle dei nostri fratelli, compagni di viaggio in questo nostro pellegrinare terreno.
Ma la Madonna è anche corredentrice per Grazia del genere umano, perché partecipe dell’umanità sofferente ed offerta del Cristo, per questo lei non si è ribellata come madre alla sorte tragica del Figlio, l’ha sofferta indicibilmente ma l’ha anche offerta a Dio per la Redenzione dell’umanità.
E come dalla Passione, Morte e Sepoltura di Gesù, si è passato alla trionfale e salvifica Resurrezione, anche Maria, cooperatrice nella Redenzione, ha gioito di questa immensa consolazione e quindi maggiormente è la più adatta ad indicarci la via della salvezza e della gioia, attraversando il crogiolo della sofferenza in tutte le sue espressioni, della quale comunque non potremo liberarci perché retaggio del peccato originale.

CULTO

La devozione alla Madonna Addolorata, che trae origine dai passi del Vangelo, dove si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, prese particolare consistenza a partire dalla fine dell’XI secolo e fu anticipatrice della celebrazione liturgica, istituita più tardi.
Il “Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius” di ignoto (erroneamente attribuito a s. Bernardo), costituisce l’inizio di una letteratura, che porta alla composizione in varie lingue del “Pianto della Vergine”.
Testimonianza di questa devozione è il popolarissimo ‘Stabat Mater’ in latino, attribuito a Jacopone da Todi, il quale compose in lingua volgare anche le famose ‘Laudi’; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.” Nel secolo XV si ebbero le prime celebrazioni liturgiche sulla “compassione di Maria” ai piedi della Croce, collocate nel tempo di Passione.
A metà del secolo XIII, nel 1233, sorse a Firenze l’Ordine dei frati “Servi di Maria”, fondato dai Ss. Sette Fondatori e ispirato dalla Vergine. L’Ordine che già nel nome si qualificava per la devozione alla Madre di Dio, si distinse nei secoli per l’intensa venerazione e la diffusione del culto dell’Addolorata; il 9 giugno del 1668, la S. Congregazione dei Riti permetteva all’Ordine di celebrare la Messa votiva dei sette Dolori della Beata Vergine, facendo menzione nel decreto che i Frati dei Servi, portavano l’abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio.
Successivamente, papa Innocenzo XII, il 9 agosto 1692 autorizzò la celebrazione dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
Ma la celebrazione ebbe ancora delle tappe, man mano che il culto si diffondeva; il 18 agosto 1714 la Sacra Congregazione approvò una celebrazione dei Sette Dolori di Maria, il venerdì precedente la Domenica delle Palme e papa Pio VII, il 18 settembre 1814 estese la festa liturgica della terza domenica di settembre a tutta la Chiesa, con inserimento nel calendario romano.
Infine papa Pio X (1904-1914), fissò la data definitiva del 15 settembre, subito dopo la celebrazione dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), con memoria non più dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente come “Beata Vergine Maria Addolorata”.

Le devozioni
I Sette Dolori di Maria, corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel Vangelo: 1) La profezia dell’anziano Simeone, quando Gesù fu portato al Tempio “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. – 2) La Sacra Famiglia è costretta a fuggire in Egitto “Giuseppe destatosi, prese con sé il Bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”. – 3) Il ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio a Gerusalemme “Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo”. – 4) Maria addolorata, incontra Gesù che porta la croce sulla via del Calvario. – 5) La Madonna ai piedi della Croce in piena adesione alla volontà di Dio, partecipa alle sofferenze del Figlio crocifisso e morente. – 6) Maria accoglie tra le sue braccia il Figlio morto deposto dalla Croce. – 7) Maria affida al sepolcro il corpo di Gesù, in attesa della risurrezione.
La liturgia e la devozione hanno compilato anche le Litanie dell’Addolorata, ove la Vergine è implorata in tutte le necessità, riconoscendole tutti i titoli e meriti della sua personale sofferenza.
La tradizione popolare ha identificato la meditazione dei Sette Dolori, nella pia pratica della ‘Via Matris’, che al pari della Via Crucis, ripercorre le tappe storiche delle sofferenze di Maria e sempre più numerosi sorgono questi itinerari penitenziali, specie in prossimità di Santuari Mariani, rappresentati con sculture, ceramiche, gruppi lignei, affreschi.
Le processioni penitenziali, tipiche del periodo della Passione di Cristo, comprendono anche la figura della Madre dolorosa che segue il Figlio morto, l’incontro sulla salita del Calvario, Maria posta ai piedi del Crocifisso; in certi Comuni le processioni devozionali, assumono l’aspetto di vere e proprie rappresentazioni altamente suggestive, specie quelle dell’incontro tra il simulacro di Maria vestita a lutto e addolorata e quello di Gesù che trasporta la Croce tutto insanguinato e sofferente.
In certe località queste processioni, che nel Medioevo diedero luogo anche a rappresentazioni sacre dette “Misteri”, assumono un’imponenza di partecipazione popolare, da costituire oggi un’attrattiva oltre che devozionale e penitenziale, anche turistica e folcloristica, cito per tutte la grande processione barocca di Siviglia.

Le espressioni artistiche
Al testo del celebre “Stabat Mater”, si sono ispirati musicisti di ogni epoca; tra i più illustri figurano Palestrina, Pergolesi, Rossini, Verdi, Dvorak.
La Vergine Addolorata è stata raffigurata lungo i secoli in tante espressioni dell’arte, specie pittura e scultura, frutto dell’opera dei più grandi artisti che secondo il proprio estro, hanno voluto esprimere in primo luogo la grande sofferenza di Maria.
La vergine Addolorata è di solito vestita di nero per la perdita del Figlio, con una spada o con sette spade che le trafiggono il cuore.
Altro soggetto molto rappresentato è la Pietà, penultimo atto della Passione, che sta fra la deposizione e la sepoltura di Gesù. Il termine ‘Pietà’ sta ad indicare nell’arte, la raffigurazione dei due personaggi principali Maria e Gesù, la madre e il figlio; Maria lo sorregge adagiato sulle sue ginocchia, oppure sul bordo del sepolcro insieme a s. Giovanni apostolo (Michelangelo e Giovanni Bellini). Capolavoro dell’intensità del dolore dei presenti, è il ‘Compianto sul Cristo morto’ di Giotto.
Nel Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso (Isernia), secondo l’apparizione del 1888, Gesù è adagiato a terra e Maria sta in ginocchio accanto a lui e con le braccia aperte lo piange e lo offre nello stesso tempo.

In virtù del culto così diffuso all’Addolorata, ogni città e ogni paese ha una chiesa o cappella a lei dedicata; varie Confraternite assistenziali e penitenziali, come pure numerose Congregazioni religiose femminili e alcune maschili, sono poste sotto il nome dell’Addolorata, specie se collegate all’antico Ordine dei Servi di Maria.
L’amore e la venerazione per la Consolatrice degli afflitti e per la sua ‘compassione’, ha prodotto, specie nell’Ordine dei Servi splendide figure di santi, ne citiamo alcuni: I Santi Sette Fondatori, s. Giuliana Falconieri, s. Filippo Benizi, s. Pellegrino Laziosi, s. Antonio Maria Pucci, s. Gabriele dell’Addolorata (passionista), senza dimenticare, primo fra tutti, s. Giovanni apostolo ed evangelista, sempre accanto a lei per confortarla e condividerne l’indicibile dolore, accompagnandola fino al termine della sua vita.

Il nome Addolorata ebbe larga diffusione nell’Italia Meridionale, ma per l’evidente significato, ora c’è la tendenza a sostituirlo con il suo derivato spagnolo Dolores.

Autore: Antonio Borrelli

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Aggiunto il 2005-06-04
Letto da 15169 persone

Non possiamo dimenticare questi Frati dell’ Ordine dei Servi di Maria vissuti nell’ Italia Meridionale.

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Non possiamo dimenticare questi Frati dell' Ordine dei Servi di Maria vissuti nell' Italia Meridionale. wikio_btn_abo-univ_rounded-open-blue_fr

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Foto di Padre Girolamo Russo Servo di Maria e Fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale

Un Ricordo, Una Preghiera …Un’ Azione di Ringraziamento ! Non siamo in grado di riunire tutte le prove riguardanti la vita eroicamente vissuta ,l’ esistenza e la consistenza di una vera fama di santità di molti Frati dell’ Ordine dei Servi di Maria che dal 1946 hanno vissuto il loro ministero sacerdotale in diversi conventi presenti nell’ Italia meridionale. Ancora oggi il ricordo di questi Frati rimane inalterato nei cuori di alcuni membri dell’ Istituto Ordine di Sant’ Andrea di Caffa.

Questi indimenticabili Frati e Santi sconosciuti possono sembrare  degli alberi piantati nel mare .

Avete mai visto degli alberi piantati in mezzo al mare ?

L’ albero non si sposta , non è un nomade, ancora meno un essere marino.

Questo stuolo di Frati erano come degli alberi piantati nei conventi di Palma Campania (Na) Saviano(Na) Napoli,Benevento,Prata Sannita (Ce) ,Alvignano (Ce), Manduria (Ta) ,Taranto,Siracusa ..ecc…. per dare ombra e frutti ai cristiani che facevano parte della comunità parrocchiali annesse a questi conventi.

Questi Frati di Santa Maria incarnavano l’ insegnamento della Chiesa Una e Indivisa ,la loro vita era regolata dai Dettami Evangelici e dalle Costituzioni dell’ Ordine.

La loro vita un paradosso!

Allo stesso modo, la loro fede non si è misurata,non era nè grande e nè piccola ,nè grossa e nè magra!

CREDERE E NON AVERE !

Nè granello di senape,nè albero piantato nel mare ,la fede di questi frati è andata sempre oltre le parole umane,i piani,progetti,schemi e calcoli meramente freddi.

Essi non potevano misurare la fede come si misurava la convinzione .

La loro fede era un inizio di cui solo Dio ne era l’ artefice.

Questa fede ha scombussolato cio’ che sembrava immutabile , come per esempio l’ ordine delle cose che vuole che gli alberi siano piantati nella terra e non nel mare .

Se si potesse scrivere tutto quello che questi frati hanno dovuto sopportare e quantificare quante lacrime hanno dovuto versare per amore alla Santissima Vergine Maria dei Sette Dolori.

Circa ai servi inutili,essi stessi ci hanno rivelato l’ iniziativa di Dio.

La Fede non ha fatto di questi Frati dei servitori riveriti,adulati,acclamati,dei servitori con contratto che attribuisce uno statuto di quadri dirigenti,colletti bianchi ecc…

Questi Frati Servi di Maria nel servizio della fede non hanno fatto carriera!

Nessuno di loro ha avuto delle pretese per la sua fede, come si avanzano delle pretese per gli studi compiuti o per i diplomi acquisiti.

Per questi Frati di Santa Maria la fede è stata gratuita.

« Servitori Inutili! »e Servi di Maria per l’ eternità !

L’ Eterno riposo dona loro Signore! Requiem aeternam dona eis Domine !

Elenco Frati Servi di Maria Defunti .

Fra Bonfiglio Maria Mautone morto il 7 gennaio 2003 a Maddaloni (CE) anni 81 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Eugenio Maria Pantano morto a Siracusa l 11 gennaio 1997 anni 72 e 53 anni di vita religiosa ;

Fra Fedele Maria Ciarcià morto a Saviano (Na) il 14 gennaio 2009 anni 96 e 80 anni di vita religiosa;

Fra Angelo Maria Di Giuseppe morto a Napoli il 16 gennaio 1990 anni 66 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Pio Maria D’ Alessandro morto a Napoli il 22 gennaio 1994 anni 80 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Daniele Maria Santoro morto a Roma il 27 gennaio 1978 anni 26 e 4 mesi di vita religiosa ;

Fra Andrea Maria D’ Andrea morto a Napoli il 1 febbraio 2001 anni 79 e 59 anni di vita religiosa;

Fra Giuseppe Maria Portesine morto a Saviano (Na) il 14 febbraio 1985 anni 81 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Gioacchino Maria Romano morto a Napoli il 16 febbraio 1970 anni 60 e 3à anni di vita religiosa;

Fra Pio Maria Casciello morto a Nola il 12 marzo 2001 anni 66 e 45 anni di vita religiosa;

Fra Giovanni Maria Colello morto il 12 marzo 2004 a Taurano (Av) anni 74 e 51 anni di vita religiosa;

Fra Tommaso Maria Bartolomei morto a Napoli il 1 aprile 1967 anni 77 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Angelo Maria Pantano morto a Siracusa il 2 aprile 1993 anni 72 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Carmelo Maria Padalino morto a Manduria (Ta) il 20 aprile 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Enrico Maria Gilibisco morto a Saviano il 30 maggio 2006 anni 87 e 70 anni di vita religiosa;

Fra Gerardo Maria Caligiore morto a Siracus ail 24 giugno 1981 anni 68 e 50 anni di vita religiosa;

Fra Salvatore Maria Mazzocca morto a Alvignano (Ce) il 10 giugno 1988 anni 55 e 37 anni di vita religiosa;

Fra Paolo Maria Pasqua morto a Siracusa il 28 giugno 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Raffaele Maria Montanino morto a Saviano(Na) il 21 giugno 2005 anni 81 e 53 anni di vita religiosa ;

Fra Carlo Maria Ramondetta morto a Siracusa il 28 giugno 2007 anni 77 e 55 anni di vita religiosa;

Fra Amadio Maria Arcopinto morto a Prata Sannita (Ce) il 26 luglio 1990 anni 72 e 53 anni di vita religiosa;

Fra Antonino Maria Mautone morto a Saviano (Na) il 4 agosto 1999 anni 67 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Antonio Maria Fedele morto a Napoli il 15 agosto 2000 anni 79 e 46 anni di vita religiosa;

Fra Carmelo Maria Abbate morto a saviano (Na) il 21 agosto 1993 anni 80 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Agostino Maria Pappalardo morto il 29 agosto 1975 anni 63 e 47 anni di vita religiosa;

Fra Tarcisio Maria Mascagni morto il 3 settembre 1995 anni 74 e 56 anni di vita religiosa ;

Fra Fortunato Maria Frattin morto a Palma Campania (Na) l’ 11 settembre 1979 anni 83 e 49 anni di vita religiosa ;

Fra Tommaso Maria Chianese morto a Napoli il 15 settembre 2000 anni 79 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Carlo Maria Ruocco morto a Saviano l’ 11 ottobre 1996 anni 70 e 53 anni di vita religiosa;

Fra Filippo Maria Arianna morto a Saviano(Na) il 12 ottobre 2004 anni 81 e 62 anni di vita religiosa;

Fra Luigi Maria Coluzzi morto a Napoli il 20 ottobre 1983 anni 73 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Mariano Maria Casoria morto a Napoli il 9 novembre 1988 anni 73 e 55 anni di vita religiosa;

Fra Alessio Maria Crispo morto a Avellino il 18 novembre 1993 anni 79 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Girolamo Maria Russo Fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale morto a Saviano (Na) il 30 novembre 1970 anni 85 e 67 anni di vita religiosa;

Fra Cirillo Maria Perucatti morto a Napoli il 29 dicembre 1983 anni 66 e 42 anni di vita religiosa;

fra Luigi Maria Mercolino morto a Piedimonte Matese (Ce)il 30 dicembre 2001 anni 79 e 60 anni di vita religiosa.

Fra Agostino Maria Sommese morto a Napoli l’ 8 giugno 2009 anni 95 e 77 anni di vita religiosa;

 

 

 

Guida Piedimonte Matese

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29 juillet, 2011

Le Prieuré de Saint Ortaire …Une Oasis de Prière …Présence d’ une communauté de l’ Ordre des Pères Servites de Marie

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Saint Ortaire est un hameau situé à 1600 m de Bagnoles-de-l’Orne.
La chapelle lui a donné son nom, car administrativement, ce hameau s’appelle « Le Bézier ».
Il fut le siége, aux 16ème et 17ème siècles, d’une sergenterie, des eaux et des forêts et posséda sur la rivière une forge et un moulin, qui fonctionnèrent jusqu’en 1611.

Lieu de pèlerinage très fréquenté naguère le mardi de Pâques, il devait sa réputation à l’ermite Saint Ortaire, qui évangélisa la région vers le VIème siècle. C’était un ascète. Il menait une vie austère, s’alimentant de pain d’orge et buvant de l’eau d’une source qui passait pour posséder des qualités thérapeutiques et qui existe toujours à l’angle ouest du pont de chemin de fer. Saint Ortaire possédait la renommée d’accomplir des cures miraculeuses. Les fidèles qui se rendaient à la chapelle, déposaient sur les arbres entourant le sanctuaire une pierre à hauteur du mal ou de la douleur à guérir. Le volume de la pierre était en rapport avec la gravité de la maladie. Lorsque le caillou tombait d’une façon naturelle, le malade était guéri. Il existe deux chapelles sur le site : la première a été édifiée au début du XXème siècle par le père Chappey sur les soubassements d’un oratoire du XVIème. Elle est desservie par des religieux appartenant à l’Ordre des Servites de Marie. On y prie Saint Ortaire et Saint Pérégrin.
La seconde, la chapelle Saint Ortaire date de 1724, elle fut primitivement élevée en 1336. Elle est dédiée à Saint Ortaire et à Sainte Radegonde.
Le Prieuré et la Chapelle Saint Ortaire :
Sur un bâtiment près de la chapelle Saint-Ortaire, on peut voir un cadran solaire en ardoise.
Il est fixé par des galets. Il s’agit d’un cadran méridional, c’est-à-dire plein sud, comme le mur qui le supporte ne l’est pas, l’ardoise a été orientée pour coïncider avec le méridien du lieu.
Les lignes horaires sont tracées de 6h du matin à 6h du soir.
Le style est constitué d’une tige métallique, il est terminé par une boule.

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Blog du Mouvement des Cursillos francophones du Canada

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13- Paul rencontre Pierre et Jacques
à Jérusalem

Saints Pierre et Paul Saints Pierre et Paul (1)

Paul avait tout à apprendre des
faits et gestes du Christ.
Le chef des apôtres était qualifié
pour les lui donner.

saint BarnabéSaint Barnabé (2)

Entre Paul et Barnabé se développa
une des amitiés les plus fécondes
de l’histoire de l’Église.

Saint Jacques, le MajeurSaint Jacques, le Majeur (3)

Jacques prit la tête des disciples
de Jésus, à Jérusalem.
Toujours désireux de rester
fidèle aux rituels juifs, il rendra
la mission de Paul difficile.

Après son séjour de trois ans en Arabie, Paul éprouvait le besoin de rencontrer les disciples du Christ. Il devait apprendre à connaître tout ce que Jésus avait dit sur les routes de la Palestine, pendant la rencontre de la dernière Cène, lors des apparitions après la résurrection, au matin de la Pentecôte. Il avait tout à apprendre des faits et gestes du Christ.

Dans l’intérêt de l’unité chrétienne, il devait aussi s’informer sur la liturgie telle qu’on la pratiquait dans la communauté de Jérusalem et se familiariser avec la tradition concernant le catéchuménat, le baptême, la célébration de la dernière Cène.

Arrivé à Jérusalem, Paul se retrouve cependant dans une situation difficile, aussi bien avec les Juifs orthodoxes qu’avec les Chrétiens. Tous se méfient de lui et l’évitent le plus possible. Une seule personne a alors essayé de comprendre cet homme converti par le Christ : Barnabé. Un helléniste né à Chypre, il a été capable d’apprécier les qualités du bouillant Paul de Tarse. «Arrivé à Jérusalem, Paul essayait de se joindre aux disciples, mais tous avaient peur de lui, ne croyant pas qu’il fût vraiment disciple. Alors Barnabé le prit avec lui, l’amena aux apôtres et leur raconta comment, sur le chemin, Saul avait vu le Seigneur, qui lui avait parlé, et avec quelle assurance il avait prêché à Damas au nom de Jésus.» (Actes 9, 26-27)

Barnabé est l’un des personnages les plus sympathiques de l’Église primitive. Il découvre en Paul une grande âme d’apôtre. Sa main amicale intervient pour arracher Paul à son isolement et le présenter aux deux apôtres les plus considérés : Pierre et Jacques. Barnabé jouera un très grand rôle dans la vie de Paul. C’est grâce à lui que l’apôtre des nations entra dans le cercle des disciples et qu’il devint un pilier du christianisme. A la suite de cette rencontre, se développa entre Barnabé et Paul l’une des amitiés les plus fécondes de l’histoire de l’Église.

Paul lui-même ne fait qu’une brève allusion à ces événements : «Après trois ans, je suis monté à Jérusalem pour rendre visite à Céphas et demeurai auprès de lui quinze jours; je n’ai pas vu d’autre apôtre, mais seulement Jacques, le frère du Seigneur.» (Galates 1, 18-19)

Pierre toujours affable et accueillant, homme d’une grande simplicité, l’invita probablement à partager son logis dans la maison hospitalière de Marie, la mère de l’évangéliste Marc, dont Barnabé était l’oncle.

De Pierre, Paul apprit à connaître les paroles de l’institution de l’eucharistie, telles qu’il les rappelle aux Corinthiens. Le chef des apôtres était qualifié pour les lui donner. Nous sommes en présence d’un enseignement authentique et solide de la tradition primitive. Avec Pierre, Paul visita probablement le jardin de Gethsémani. L’épître aux Hébreux, qui est écrite dans l’esprit de l’Apôtre, et qui contient son trésor spirituel, fait allusion à la prière du Seigneur pendant son agonie : «C’est ce Christ qui, aux jours de sa vie mortelle, fit monter des prières et des supplications, accompagnées d’un grand cri et de larmes, vers Celui qui pouvait le sauver de la mort». (Hébreux 5, 7)

Lors de ces 15 jours à Jérusalem, Paul rencontra aussi Jacques, le frère du Seigneur. Son appartenance à la famille de Jésus ne fait pas de doute et l’influence qu’il a exercée sur l’Église du premier siècle sera considérable. Quand Pierre s’éloignera de Jérusalem, il prendra la tête des disciples de Jésus. Ce chrétien, toujours désireux de rester fidèle aux rituels de son peuple, rendra la mission de Paul difficile. Le jour viendra où il trouvera Jacques et ses disciples sur sa route, acharnés à anéantir les effets de sa prédication. À partir de ses débuts, le christianisme va se diviser et se combattre lui-même.

Après ces quinze jours à Jérusalem, Paul restera en rapports continus avec les disciples de l’Église-mère et il visitera la ville sainte après chacun de ses voyages missionnaires. L’expression «Je vous ai transmis en premier lieu ce que j’avais moi-même reçu» (1 Corinthiens 15, 3) confirme qu’il se fonde sur une tradition solide, celle des apôtres du Seigneur. Paul nous a rapporté avec fidélité certaines paroles de Jésus, comme celles de l’institution de l’eucharistie, de la mission des disciples et de la doctrine du mariage. La parole de Jésus : «Il y a plus de bonheur à donner qu’à recevoir», qui n’est pas mentionnée dans les Évangiles, c’est Paul qui l’a conservée (Actes 20, 35).

Il est bien évident que, pendant ces quinze jours à Jérusalem, Paul n’a pas passé tout son temps avec Pierre et Jacques. Il était de caractère expansif et combatif. Il se sentait pressé de rendre témoignage à la vérité reconnue et acquise par lui. La synagogue où Paul se rassemblait avec d’autres Juifs de la diaspora, devint alors le théâtre de débats extrêmement violents. Il s’en fallut de peu qu’il ne soit mis à mort, comme Étienne. Le groupe des disciples du Christ tremblait pour sa vie, mais également pour la leur. Ils avaient évité jusque-là tout conflit avec les pharisiens, dont un nombre assez important était venu les rejoindre.

Paul était un danger pour
cette communauté fragile
et craintive.
Son caractère inégal
et provocateur
risquait de déclencher
une persécution générale

Et voici qu’arrive cet imprudent qui n’admet aucun compromis. Les temps étaient troublés et la petite église de Jérusalem était menacée. Tout différend, tout désaccord se réglait avec le couteau et le poignard. Paul était un danger pour cette communauté fragile et craintive. Son caractère inégal et provocateur risquait de déclencher une persécution générale : «Dès lors il allait et venait avec eux dans Jérusalem, prêchant avec assurance au nom du Seigneur. Il s’adressait aussi aux Hellénistes et discutait avec eux; mais ceux-ci machinaient sa perte. L’ayant su, les frères le ramenèrent à Césarée, d’où ils le firent partir pour Tarse.» (Actes 9, 28-30)

Son action se termina donc par un échec plus cuisant encore que celui de Damas. On l’obligea à quitter la ville et le texte ajoute qu’après le départ de Paul, la communauté chrétienne a joui d’une période de tranquillité : «Cependant les Églises jouissaient de la paix dans toute la Judée, la Galilée et la Samarie; elles s’édifiaient et vivaient dans la crainte du Seigneur, et elles étaient comblées de la consolation du Saint Esprit.» (Actes 9, 31)

On défendit à Paul de s’arrêter en route pour visiter les communautés de la côte. «C’est ainsi que je restais inconnu de visage aux communautés de Judée.» De Césarée, Paul traversa à Tyr et Sidon pour se rendre en Séleucie près d’Antioche de Syrie. (Galates 1, 22). Il arriva ensuite à Tarse, sa ville natale.

Échec à Damas, échec à Jérusalem, échec à Césarée, ce n’est pas très reluisant, et ce n’est que le début.

******************

La semaine prochaine : Antioche de Syrie

_____________
(1) L’icône Saint Pierre et Paul provient du site Ordre de Saint André de Caffa Mission italienne
(2) Anonimo lombardo, S. Barnaba, Quadreria Archivesc, Milano. Le prénom du jour.
(3) Vitrail Saint Jacques le Majeur. Une Oasis dans le Désert

Un passé mais encore actuel !

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Trente-deux médicaments à éviter – Ordre de Saint André de Caffa
Ordre de Saint André de Caffa Mission italienne. Trente-deux médicaments à éviter ! Enregistré dans : Non classé, Deisslingen Deutschland, Esorcismo pagina italiana, Patriarcat France, Ordine Sovrano e Militare …

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Sculpteur Martin Damay – Ordre de Saint André de Caffa
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Le magazine de la Fédération compagnonnique des métiers du bâtiment

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Le Compagnonnage
Introduction

Le compagnonnage a pour double but de former des hommes en même temps que des professionnels qualifiés. Il permet à chaque individu l’accomplissement de ses possibilités culturelles et professionnelles, grâce à l’exercice de son métier.

Un diplôme de base en poche, le jeune part faire son « tour de France ». Quatre à six ans sont nécessaires, selon les besoins de chacun, avant d’être reçu « compagnon ». Le jeune « itinérant » va d’étape en étape sur le réseau des sièges de la Fédération compagnonnique (hébergement, restauration, salles de cours), au rythme d’une à deux villes par an, en tant que salarié. Ce voyage permet la découverte des techniques, des matériaux, des méthodes et des moyens de travail, différents d’une région à l’autre et d’un pays à l’autre. Le voyage constitue, au-delà de la rencontre des techniques et des expériences, ce parcours de la vie au cours duquel l’homme se construit grâce aux épreuves à surmonter et aux étapes à franchir.

Parfaire sa formation sur le tour de France c’est :

- approfondir son métier jusqu’à le maîtriser dans les moindres détails,

- apprivoiser la matière,

- intégrer les gestes, les tours de mains ancestraux et les techniques de pointe,

- élargir ses facultés intellectuelles,

- pratiquer l’esprit de solidarité,

- apprendre à transmettre son savoir.

Lorsqu’il se sédentarise à l’issue de son périple, le compagnon est un homme accompli, reconnu et conscient de son rôle au sein de la société contemporaine.
I – Le Compagnonnage
1 – Le Compagnonnage, qu’est-ce que c’est ?

C’est le prolongement d’une méthode d’enseignement technique et philosophique dont le principe remonte aux origines des civilisations humaines.

Une des constantes des sociétés humaines a été de perfectionner les métiers pour aboutir à une parfaite compétence permettant la création harmonieuse du produit. C’est ainsi que les Compagnons qui ont participé à la construction des cathédrales sont aujourd’hui à la pointe des réalisations les plus modernes.

En novembre 2010, le Compagnonnage a été inscrit sur la liste représentative du Patrimoine Culturel Immatériel de l’UNESCO en tant que « réseau de transmission des savoirs et des identités par le métier ».
2 – Sa légende et ses origines :

Certains font naître le Compagnonnage autour de la construction du Temple de Jérusalem, au temps du célèbre roi Salomon, d’autres dans l’Égypte des Pharaons, ou encore au temps des cathédrales et des Templiers.

A Rome, dès le VIe siècle avant Jésus Christ, des collèges d’ouvriers à caractère institutionnel apparurent et les spécialistes se déplacèrent avec les légions.

Il est vraisemblable que le monde Celte a connu des collèges semblables, puisque, assez tôt dans l’histoire, la différenciation des techniques entraîna une division du travail provoquant une hiérarchie des fonctions et l’apparition des castes.

La compétition économique amena la préservation des secrets de fabrication et des tours de main qui ne furent communiqués qu’à des « collègues » sûrs, donc cooptés. Ainsi l’essence même du Compagnonnage est contenue dans le développement des premiers groupes humains. En occident, les ordres conventuels ont été les refuges des « manuels qualifiés » ; Bénédictins, Chartreux, Cisterciens regroupèrent les Compagnons autour de leurs monastères.
3 – Son histoire :

En dehors de la légende, nous retrouvons les premières traces écrites de l’existence du Compagnonnage au XIIe siècle, après le Concile de Troyes. Des manuscrits mentionnent en effet que les ouvriers les plus qualifiés, parmi ceux travaillant à la construction des cathédrales sont « les Compagnons du Saint Devoir de Dieu ». Ces Compagnons obtinrent des franchises, c’est à dire le droit de circuler librement de chantier en chantier. Ils apprirent, par ailleurs, de l’Ordre Templier, la connaissance de la géométrie descriptive et de la décomposition graphique des forces qui leur permirent de construire des édifices scientifiquement calculés.

Cette science, tenue absolument secrète, se transmettait de bouche à oreille, de maître à élève, car elle était une initiation de métier, à ne dévoiler qu’à ceux qui en étaient dignes, c’est-à-dire ceux qui pouvaient eux-mêmes l’appliquer. Cela explique l’extraordinaire qualité de construction des cathédrales des XIIe et XIIIe siècles qui restent des joyaux de notre patrimoine architectural.

Ces mêmes qualités se retrouvent dans les cathédrales construites au début du XIVe siècle par des Compagnons expatriés en Espagne, en Italie du Nord, à Strasbourg et en Europe Centrale.

La Révolution Française qui abolit le corporatisme bourgeois qui pesait sur les ouvriers non Compagnons ne reconnut pas pour autant le droit de coalition, ni celui de grève. Le Compagnonnage des Métiers ayant construit les cathédrales (Tailleurs de pierre, Maçons, Charpentiers, Couvreurs, Serruriers, Menuisiers, Plâtriers), association de fait ayant ses propres structures, fut le catalyseur des espoirs du monde ouvrier.

Le marasme économique qui suivit le Premier Empire incita les ouvriers à chercher un emploi hors de leur région natale. Le Tour de France des Cathédrales fut remplacé par le Tour de France de l’emploi où chacun put augmenter la somme de ses connaissances professionnelles par l’apprentissage de technicités diverses : ce fut l’apogée du Compagnonnage.

Le machinisme qui amena la grande concentration industrielle de la fin du XIXe siècle faillit lui être fatal. Seule une poignée de Compagnons maintint la tradition entre les deux dernières guerres.

Depuis, la démesure de l’univers industriel a ramené, et ramène encore vers le Compagnonnage une jeunesse à la recherche de la « connaissance » revenant aux sources des « vraies vertus » dispensées par le travail. C’est ainsi que le XXIe siècle pourrait être une nouvelle grande époque du Compagnonnage.
4 – Ses perspectives :

Les analystes spécialisés de notre époque, de quelque tendance qu’ils soient, ne parlent que de « l’aliénation culturelle des masses », et c’est vrai si l’on en juge par la « mauvaise humeur à vivre » de nos contemporains. La réponse à ce malaise du siècle ne semble pas se trouver dans la seule consommation de loisirs, même intellectuels.

En fait, la joie de vivre naît de savoir créer avec ses mains, c’est-à-dire, aussi, posséder un Métier véritable, et de ne pas être un individu interchangeable par manque de qualification professionnelle.

Un véritable métier, nécessaire à la survie matérielle, nécessaire aussi à l’accomplissement de l’être, est un facteur d’équilibre social.

Chaque individu possédant l’esprit compagnonnique, aspire, par l’exercice même de son métier, à la réalisation de ses possibilités culturelles et spirituelles. C’est la réponse donnée par le Compagnonnage aux questions du monde contemporain.

En effet, dans ses écoles, il dispense à la jeunesse actuelle un enseignement lui permettant d’apprendre d’authentiques métiers d’une constante valeur marchande. Il cherche aussi à former des techniciens qui, avant d’être l’élite manuelle, sont d’abord des hommes véritables formés selon les plus hautes traditions des métiers du bâtiment et qui leur permet d’accéder aux postes d’encadrement des entreprises.
II – La FCMB

La Fédération Compagnonnique des Métiers du Bâtiment et Autres Activités a été fondée en 1952 par le regroupement des anciennes Sociétés héritières de la tradition compagnonnique. C’est une association de type Loi 1901, reconnue d’Utilité publique depuis 2002.
1 – La Fédération Nationale Compagnonnique des Métiers du Bâtiment :

Son siège est à Paris. Elle regroupe les Fédérations Régionales fédérant elles-mêmes les cinq structures constituant l’ossature de base qui sont :

- la Société des Compagnons Charpentiers des Devoirs du Tour de France

- la Société des Compagnons Maçons Tailleurs de Pierre des Devoirs du Tour de France

- la Société des Compagnons et Affiliés Menuisiers Serruriers du Devoir de Liberté

- la Société des Compagnons Couvreurs Plombiers Zingueurs et Plâtriers du Devoir

- la Société des Peintres et Vitriers du Devoir du Tour de France

Son action porte sur :

- la définition et l’application de la politique compagnonnique nationale,

- la représentation auprès des administrations centrales des Fédérations Régionales,

- l’organisation et la direction des différentes commissions régissant l’enseignement et la gestion au niveau national,

- les relations avec les compagnonnages européens et français,

- la circulation de l’information à l’intérieur et à l’extérieur.

2 – Les Fédérations Régionales Compagnonniques des Métiers du Bâtiment :

Elles regroupent les métiers organisés sous forme de Cayennes ou Chambres.

Leur action porte sur l’intendance en général, à savoir :

- la représentation auprès des administrations publiques et du privé

- l’organisation des stages de formation professionnelle et de l’apprentissage

- la gestion des sièges locaux

- L’organisation des cours de promotion sociale

- La mise à disposition de moyens permettant la pratique du Tour de France
3 – Les métiers (Cayennes ou Chambres) :

Chaque corps de métier est organisé sous forme de Cayenne ou Chambre. Ces dernières sont indépendantes entre elles. Leur action porte sur la vie compagnonnique et l’enseignement promotionnel par les cours de promotion sociale.

Parallèlement à l’organisation administrative, à forme fédérative, dont il vient d’être question, chaque corps de métier se regroupe lui même sur le plan national en cinq Sociétés, individuellement, légalement et rituellement autonomes.

A propos de « CMO »

Déjà plus de 60 ans d’existence pour notre revue, « Compagnons et Maîtres d’œuvre » (CMO ou C&MO pour les habitués) ! Elle existait même avant la création officielle de l’association dont elle se fait le porte-parole, la Fédération Compagnonnique des Métiers du Bâtiment.

En effet, ce sont d’abord les compagnons charpentiers des Devoirs, dont les anciennes sociétés rivales viennent de fusionner après-guerre, qui souhaitent se munir d’un organe de presse, fait par et pour les compagnons : ainsi, en novembre 1946, paraît le premier numéro de « La Voix des Compagnons ».

La première parution de notre revue

Dès le départ, la volonté des charpentiers est d’ouvrir ce journal aux autres corporations compagnonniques. Dans le même temps, la Fédération compagnonnique est en gestation. Créée en 1952, elle regroupe aujourd’hui 5 sociétés : les compagnons charpentiers des Devoirs, les compagnons et affiliés menuisiers et serruriers du Devoir de Liberté, les compagnons maçons tailleurs de pierre des Devoirs, les compagnons passants bons drilles couvreurs, zingueurs, plombiers et plâtriers du Devoir et les compagnons peintres vitriers du Devoir.

Si l’on doit retenir une figure incontournable dans l’existence de notre revue, c’est bien celle de Raoul Vergez, Béarnais l’Ami du Tour de France. Compagnon charpentier, mais aussi écrivain, cinéaste, international de rugby, il est à l’initiative du projet de création d’une revue compagnonnique et il en est le premier rédacteur en chef, jusqu’en 1955. Il retrouve son poste de rédacteur en chef en 1963 : c’est à cette date qu’il décide de changer le titre « La Voix des Compagnons » pour « Compagnons et Maîtres d’œuvre ».

D’autres changements ont animé l’histoire de notre revue, évoluant peu à peu d’un format « journal » en noir et blanc vers un magazine tout en couleurs. Mais surtout, « Compagnons et Maîtres d’œuvre » s’est peu à peu ouvert au-delà du compagnonnage, par les sujets abordés (l’architecture, le voyage, les techniques de construction…), par l’ouverture de l’abonnement à tous, compagnons et profanes, professionnels et amateurs, et par des contributions extérieures à la Fédération compagnonnique. Citons et remercions, parmi ces contributeurs, Jean-Michel Mathonière, auteur, éditeur, commissaire d’exposition spécialiste du compagnonnage (www.compagnonnage.info), qui nous a aidés à améliorer la présentation de la revue (notamment la première page, qu’il a composée) et des auteurs réguliers d’articles, tels Francis Cortal, architecte, qui nous fait partager sa passion pour l’architecture contemporaine, Jean-François Blondel, auteur d’ouvrages sur les compagnons, les cathédrales et autres monuments historiques, ou Jacques Pioch, notamment pour son explication détaillée du chrisme…

Le blog a lui vu le jour en avril 2007. Depuis lors, pour chaque parution de « Compagnons et Maîtres d’œuvre » (la revue est trimestrielle), un article de la revue est retranscrit dans ce blog, avec parfois des illustrations complémentaires ; d’autres compléments devraient faire leur apparition à l’avenir.

Sauf mention contraire, les articles et leurs illustrations sont la propriété de la Fédération nationale compagnonnique des métiers du bâtiment. Si un contenu vous intéresse, merci de prendre contact en laissant un commentaire avec votre adresse e-mail à la suite de l’article qui a attiré votre attention.

Bonne lecture !

Le magazine de la Fédération compagnonnique des métiers du bâtiment  logo-small

27 juillet, 2011

Coordination française pour la Décennie de la culture de non-violence et de paix Alias Coordination française pour la décennie (2000, France, ) Organisation | Paix | Association [www.decennie.org ]

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Coordination française pour la Décennie de la culture de non-violence et de paix
Alias Coordination française pour la décennie
(2000, France, ) Organisation | Paix | Association
[www.decennie.org ]

( en | fr ) La Coordination française pour la Décennie de la culture de non-violence et de paix est une association qui a été créée en novembre 2000 pour coordonner les activités associatives autour de la Décennie internationale de la promotion d’une culture de la non-violence et de la paix au profit des enfants du monde des Nations unies. L’ambition de l’association est de favoriser le passage d’une culture de la violence à une culture de la non-violence, pour le bien des enfants et des adolescents du monde entier . En janvier 2008, elle réunit 76 associations compte plus d’une dizaine de coordinations locales et a reçu le soutien de plus de 130 personnalités qui constituent son Comité de parrainage. Elle est présidée par Christian Renoux. Elle préside la Coordination internationale pour la Décennie de la culture de non-violence et de paix. Elle participe également au groupe de travail Culture de paix de la Commission française pour l’Unesco.

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