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12 septembre, 2012

Non possiamo dimenticare questi Frati dell’ Ordine dei Servi di Maria Ordini Religiosi > Servi di Maria – Siti Cattolici Italiani Piccola nota sul La Chiesa di San Michele Arcangelo di Manduria Un modello di …Calendario Liturgico OSM – Paperblog Sentiero delle Nocciole, Salernoturismo, portale turistico di Salerno …Sieti Borgo Antico CONVENTO SERVI DI MARIA – Sieti. L’edificio è stato il più antico convento dell’Italia meridionale. Storia millenaria: Una storia millenaria

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    30 lug 2011 – Foto di Padre Girolamo Russo Servo di Maria e Fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale. Un Ricordo, Una Preghiera …Un’ Azione di

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  3. Ordini Religiosi > Servi di Maria – Siti Cattolici Italiani (Francesco

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    Annunziata dell’Ordine dei Servi di Maria. Include informazioni ed approfondimenti di vario genere sui Servi di Maria di Toscana, Roma e Italia Meridionale.

  4. Piccola nota sul Calendario Liturgico OSM – Paperblog

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    4 janv. 2012 – Padre Girolamo Maria Russo Fondatore della Provincia dell’ Italia meridionale. dei Frati Servi di Maria presenti oggi a Manduria,Napoli,Prata

  5. La Chiesa di San Michele Arcangelo di Manduria Un modello di

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    19 août 2011 – Mariggiò, M. G. (1995), I servi di Maria a Manduria dal secolo XVI al secolo XIX, Napoli, Casa editrice Servi di Maria Italia Meridionale.

  6. Sentiero delle Nocciole, Salernoturismo, portale turistico di Salerno

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    Convento di San Francesco e dei Servi di Maria, Chiese di Santa Maria a Vico, …. che fondò, nel borgo di Sieti, il suo primo convento dell’Italia meridionale.

  7. Sieti Borgo Antico

    www.sietiborgoantico.it/Eventi/…/Foto_07.HTML - Traduire cette page

    Il convento di Santa Maria del Paradiso di Sieti – Giffoni Sei Casali e considerato il piu antico insediamento dei Servi di Maria nell’Italia Meridionale, promosso

  8. Convento Servi di Maria

    www.scuolegiffoniseicasali.it/…/servimaria.html - Traduire cette page

    CONVENTO SERVI DI MARIA – Sieti. L’edificio è stato il più antico convento dell’Italia meridionale. Fondato tra il 1422 e il 1431da fra’ Michele Pucci che

  9. Storia millenaria: Una storia millenaria

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    Nel 1173 si ha invece notizia dell’esistenza di una Chiesa di S. Maria di Caposieti, di mercanti di lana, un frate appartenente all’Ordine dei Servi di Maria, a nome il quaresimale e vi fondò un convento, il più antico dell’Italia Meridionale.

  10. BENETTI ALFONSO Gabriele Roschini

    www.servidimaria.org/it/storia/uomini…/index.ht… - Traduire cette page

    Adolescente, venne accolto fra i Servi di Maria di Monte Berico. quella dell’Italia Meridionale, quella dell’Ungheria, quella del Canada e quella di S. Giuseppe

A metà del secolo XIII, esattamente nel 1233, l’Ordine dei Servi di Maria, ispirato alla Madonna, vide la luce a Firenze per merito dei SS. Sette Fondatori e si distinse nei secoli successivi per l’intensa venerazione e la diffusione del culto della Addolorata.I Servi di Maria oggi sono presenti nell Italia meridionale ex Regno delle due Sicilie a Napoli,Manduria,Prata Sannita,Saviano e Siracusa.

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su Confraternite e Tradizioni della Quaresima e Settimana Santa … e « dintorni »

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N.B. – E’ vietato riprodurre i testi elaborati dal dott. Franco Stanzione senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

IL CULTO DEI DOLORI DI MARIA SANTISSIMA A MOLFETTA

A metà del secolo XIII, esattamente nel 1233, l’Ordine dei Servi di Maria, ispirato alla Madonna, vide la luce a Firenze per merito dei SS. Sette Fondatori e si distinse nei secoli successivi per l’intensa venerazione e la diffusione del culto della Addolorata.I Servi di Maria oggi sono presenti nell Italia meridionale ex Regno delle due Sicilie a Napoli,Manduria,Prata Sannita,Saviano e Siracusa. locandina

7° Convegno Internazionale di Studi sulla

Cultura Popolare Religiosa

Auditorium Museo Diocesano “Giovanni Speciale” del Seminario Vescovile

sul tema

LA MATER DOLOROSA NEL REGNO DELLE DUE SICILE E IN ANDALUSIA

Caltanissetta, 3 marzo 2012
INTERVENTO DEL
DOTT. FRANCESCO STANZIONE
Buon giorno a tutti gli intervenuti.
Rivolgo innanzi tutto un devoto saluto a S. Ecc.za Rev.ma Mons. Mario Russotto, Vescovo di questa bellissima città, successore di Mons. Giovanni Iacono, già Vescovo della mia Molfetta dal 1918 al 1921, prima di divenire Presule di Caltanissetta.
Ugualmente rivolgo il mio saluto al Sindaco dott. Michele Campisi e a tutte le altre Autorità.
Che la mia città abbia avuto come vescovo un nisseno, non è il solo motivo di affinità tra il sottoscritto e Caltanissetta, in quanto posso considerarmi un po’ nisseno anche io per aver ricevuto nel 2010 l’ onore di diventare socio onorario della Real Maestranza.
Un grandissimo abbraccio quindi a tutta la Real Maestranza, al carissimo amico Gioacchino Ricotta, da poco eletto Capitano e a Gianni Taibi che considero un fratello.
Ciò premesso, passo ad illustrare la mia relazione sul “Culto dei Dolori di Maria Santissima a Molfetta”.

La Madonna è venerata nella Cristianità con un culto espresso in vari titoli, tra i quali il più sentito, sicuramente perché più vicino alla realtà umana, è quello di Maria SS. Addolorata.
La devozione alla Madonna Addolorata trae origine dai passi del Vangelo nei quali si parla della presenza di Maria Vergine sul Calvario, al momento della Crocifissione.
Essa iniziò a diffondersi verso la fine dell’ XI secolo ed infatti nel Medio Evo si estrinsecò nel popolarissimo “Stabat Mater” in latino, attribuito al Beato Jacopone da Todi, che in lingua volgare compose anche le famose “Laudi”; da questa devozione ebbe origine la festa dei “Sette Dolori di Maria SS.”.
A metà del secolo XIII, esattamente nel 1233, l’Ordine dei “Servi di Maria” (Serviti), ispirato alla Madonna, vide la luce a Firenze per merito dei SS. Sette Fondatori e si distinse nei secoli successivi per l’intensa venerazione e la diffusione del culto della Addolorata.
Papa Innocenzo XII nel 1692 istituì la solennità dei Sette Dolori della Beata Vergine la terza domenica di settembre.
Successivamente questa celebrazione passò al venerdì antecedente la Domenica delle Palme, finchè nel 1914 il papa Pio X la fissò definitivamente al 15 settembre, non più come memoria dei “Sette Dolori”, ma più opportunamente della “Beata Vergine Maria Addolorata”.
Nella devozione popolare, alla figura dell’ Addolorata, che vede in genere Maria in piedi accanto alla croce, vestita di nero per la perdita del Figlio, con una o sette spade che le trafiggono il cuore, si affianca la Pietà in cui troviamo la Madonna e Gesù insieme; la Madre sorregge il Figlio, adagiato sulle sue ginocchia, dopo essere stato deposto dalla croce.
Si può dire che il culto ai Dolori di Maria SS. Addolorata è tale che, soprattutto in Italia ed in Spagna, non vi è città o paese senza una chiesa o una cappella a Lei dedicata; ugualmente numerosissime sono le Confraternite poste sotto questo titolo, soprattutto quelle collegate all’ Ordine dei Serviti.
La città di Molfetta non fa eccezione.
Qui però, diversamente che nella maggior parte delle altre città dell’ Italia Meridionale, il culto della Addolorata viene celebrato essenzialmente nel periodo Quaresimale.
Infatti il 15 settembre, giorno in cui attualmente si solennizza liturgicamente la memoria della Beata Vergine Addolorata, mentre altrove tale ricorrenza vede grandi celebrazioni, soprattutto in quelle città in cui l’ Addolorata ne è addirittura la Patrona (Bisceglie, Margherita di Savoia, Poggiorsini …), a Molfetta è solo nelle Chiese del Purgatorio e di S. Stefano che si svolgono rispettivamente il Settenario ed il Triduo, con molto meno solennità però che nel periodo pre-pasquale.
Il fulcro della devozione a Maria Addolorata è sicuramente la chiesa popolarmente detta del Purgatorio, il cui nome originario è di Santa Maria Consolatrice degli Afflitti, dove è radicato da secoli il culto ai Dolori di Maria SS. attraverso la venerazione delle due Sacre Immagini dell’ Addolorata e della Pietà.
A curare questo culto è la Venerabile Arciconfraternita della Morte, istituita il 26 aprile 1613 con il titolo di Santa Maria del Pianto, affiancata dalla Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata che cura in proprio però solo il Settenario di settembre e che ha sede nella stessa chiesa.
Scopo originario dell’ Arciconfraternita della Morte fu quello di provvedere alla sepoltura di quanti morivano in stato di totale povertà, ma già agli inizi del 1700 il culto all’ Addolorata e alla Pietà presero nettamente il sopravvento.
Prescindendo da quella che è stata l’ evoluzione negli ultimi tre secoli, attualmente il culto dei Dolori di Maria SS. nella Chiesa del Purgatorio si svolge secondo tre momenti fondamentali, dei quali i primi due possono considerarsi un tutt’ uno:
1) la Vestizione delle Madonne;
2) le Sacre Funzioni (Pio Esercizio a Maria SS. della Pietà e Settenario a Maria SS. Addolorata);
3) le Processioni (dell’ Addolorata il Venerdì un tempo chiamato di Passione e della Pietà il Sabato Santo).
Durante tutto l’ anno le Sacre Immagini vengono custodite in una apposita teca situata in un vano piuttosto ristretto, accessibile direttamente dall’ interno della chiesa, chiamato “la stanza delle statue”.
Con l’ Addolorata e la Pietà vengono custodite anche altre sei statue rappresentanti altrettanti personaggi della Passione: S. Pietro, la Veronica, S. Maria Cleofe, S. Maria Salomè, S. Maria Maddalena e S. Giovanni, che vanno in processione con la Pietà il Sabato Santo, precedendola.
Queste statue, in cartapesta policroma, sono state tutte realizzate dallo scultore molfettese Giulio Cozzoli, nell’ arco temporale di un cinquantennio che va dal 1906 al 1956, con la sola eccezione del volto e delle mani di Maria SS. della Pietà, che sono in legno e di cui si ignorano sia l’ autore che la provenienza.
Esse sono oggetto, per tutto l’ anno, di grande venerazione da parte della popolazione molfettese e di grandissima ammirazione da parte di chiunque le veda per la prima volta, essendo di grandissimo pregio artistico.

Il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà

Nel pomeriggio del giorno successivo a quello delle Ceneri, la Pietà viene spostata dalla sua teca e, dopo essere stata rivestita di un altro velo, viene sistemata al lato dell’ altare maggiore.
Tutto avviene secondo un rituale che si svolge nel modo seguente.
Viene aperta la teca e il Cristo Morto viene sollevato dal grembo della Madonna. I due Componenti dell’ Amministrazione sorreggono il Cristo dalle gambe, mentre il Priore lo sorregge dalle braccia.
Una volta asportato, il Cristo viene collocato su un particolare supporto, creato appositamente per via delle braccia e delle gambe pendenti, onde non rovinare la statua.
La Madonna viene delicatamente portata fuori da quell’ angusto vano che viene chiamato “la stanza delle statue” attraverso la piccola porta di comunicazione con la chiesa e sistemata nella cappella di S. Gaetano, dove verrà preparata per l’esposizione.
Infatti, durante le prime quattro domeniche di Quaresima si svolge il Pio Esercizio a Maria S.S. della Pietà, esponendo la Sacra Immagine della Vergine che tiene in grembo il corpo esanime del Figlio.
A questo punto tutti quelli di sesso maschile vanno fuori dalla chiesa e con la Madonna restano solo le mogli dei tre Amministratori ed il Consiglio dell’Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata con le quattordici Zelatrici; questa Associazione condivide l’ uso della Chiesa del Purgatorio con l’ Arciconfraternita della Morte.
Si procede, in questa occasione, al solo cambio del velo che, tra quelli in dotazione, viene in genere indicato dal Priore, anche se comunque la Madonna viene momentaneamente spogliata degli abiti comuni, per consentire di metterle sotto solo la biancheria inamidata che conferirà più vaporosità e consistenza all’ abbigliamento.
Terminata questa operazione, i confratelli possono rientrare in chiesa e procedere alla collocazione della Pietà sul lato sinistro dell’ altare maggiore, immediatamente dietro la balaustra, naturalmente dopo che i tre amministratori, con le precedenti modalità, hanno rimesso il Cristo in grembo alla Vergine.
Il Pio esercizio si svolge nelle prime quattro domeniche di Quaresima, è preceduto dalla S. Messa e consiste di cinque invocazioni a Cristo e alla Madonna, intervallate da tre vere e proprie romanze ottocentesche eseguite all’ organo e cantate da un duetto formato da un tenore e da un baritono
Queste tre romanze sono:
“Questo è il Calvario e quella è la sanguinea Croce”, “Torni alle mura ingrate” e “Madre che il Figlio gemi”.
Seguono il canto del “Vexilla” e la benedizione con la reliquia del Legno Santo. Al termine viene cantato il “De profundis”.

Il Settenario a Maria S.S. Addolorata

Il Settenario della Addolorata si svolge dal penultimo venerdì all’ ultimo giovedì di Quaresima e si celebra, con orari e modalità diverse, in ben undici chiese di Molfetta: Purgatorio, S. Stefano, Sacro Cuore, S. Gennaro, SS. Crocifisso (Cappuccini), S. Corrado (Duomo), S. Domenico, S. Bernardino, Immacolata, S. Teresa e persino nella nuovissima S. Achille.
Ciò a testimonianza di una radicata fede popolare alla Vergine dei Dolori, a cui il popolo ricorre riconoscendola come Madre non solo di Dio, ma anche di tutti gli uomini.
Le due chiese in cui viene più solennemente celebrato sono comunque S. Stefano ed il Purgatorio ma, pur essendo il Settenario che si svolge presso S. Stefano praticamente uguale a quello che contemporaneamente si svolge nel Purgatorio, è senz’altro quest’ ultimo il più seguito e caro ai molfettesi, anche perché viene esposta la statua della Beata Vergine Addolorata che sarà poi portata in processione.
Il martedì antecedente l’ inizio del Settenario, nella chiesa del Purgatorio viene riposta nella sua teca la statua della Pietà e si espone quella della Addolorata.
Anche per questa occasione vi è un rituale particolare la cui centralità è rappresentata dalla vestizione della Vergine con gli abiti della processione, a cura delle mogli degli Amministratori della Confraternita, ancora una volta assistite dal Consiglio e dalle Zelatrici della Associazione Femminile di Maria S.S. Addolorata.
Nessun uomo può assistervi, così come le bambine e le donne nubili.
A proposito di questo rituale vi è un particolare di cui pochissimi sono a conoscenza e le cui origini o motivazioni, io stesso che sono stato Priore dell’ Arciconfraternita della Morte dal 2004 al febbraio 2010, non conosco.
Quando la statua dell’ Addolorata viene rimossa dalla sua teca, viene da lì portata nella sacrestia dove, a porte chiuse, sarà vestita con gli abiti della processione. A spostarla dalla sua abituale collocazione sono i due Componenti della Amministrazione della Morte, che la prendono per la base, ed il Priore che la abbraccia a sé, ponendo il capo della Madonna sulla spalla, e con una mano ne copre il viso durante tutto il breve tragitto dalla cosiddetta “stanza delle Statue” alla sacrestia.
Perché il Priore debba coprire il viso dell’ Addolorata, lo ripeto, non lo so; so che si fa e basta … ma d’ altro canto il bello di tante cose è proprio quello di essere avvolte da un alone di mistero …
Una volta quindi sistemata la Madonna per terra, al centro della sacrestia, i tre Amministratori rientrano in chiesa dove con altri confratelli di fiducia allestiscono tutto quello che servirà per la esposizione dell’ Addolorata.
Anche questa volta, mentre la Madonna viene svestita dell’ abito ordinario e rivestita di quello nuovo, le donne presenti al rito recitano il Rosario.
Questa operazione, così come quella che avverrà la domenica delle Palme allorchè vi sarà la vestizione della Pietà, richiede moltissimo tempo, essendo ormai entrata nella tradizione una meticolosità a volte esasperante nella sistemazione della biancheria, dell’ abito ma soprattutto del velo.
I confratelli procedono al montaggio della croce sulla base processionale, rivestita di una sfoglia di oro zecchino, su cui verrà posta l’ Addolorata.
Terminata la vestizione, molto tempo richiederà anche la sistemazione della “sindone” di tela bianca sui bracci orizzontali della croce, essendo a ciò preposte le stesse donne che hanno effettuato la vestizione dell’Addolorata.
Nella stessa occasione viene montato su due appositi banchi collocati alla sinistra della cappella di S. Gaetano il baldacchino che, durante le processioni, seguirà le statue dell’Addolorata e della Pietà, insieme al palliotto, alla croce e i due fanali che invece apriranno i sacri cortei.
Solo per la processione dell’Addolorata ci sarà anche lo stendardo della Associazione Femminile di Maria SS. Addolorata.
Il Settenario dura una settimana e si conclude il giovedì prima della processione. E’ articolato alla stessa maniera del Pio Esercizio alla Pietà ma, diversamente da questo, il Settenario si tiene anche la mattina, in forma meno solenne che la sera; consiste di sette invocazioni rivolte solo alla Madonna e di quattro romanze invece di tre, ugualmente cantate da un tenore e da un baritono. Queste non sono fisse, ma vi è un relativamente vasto repertorio di musiche che vengono eseguite alternativamente ogni sera, composte da autori molfettesi del tardo 800, quali Vincenzo Valente, Saverio Calò, Sergio Panunzio, Giuseppe e Francesco Peruzzi.
L’ ultima sera del Settenario, dopo il termine della Sacra Funzione, la banda esegue un concerto di sei marce funebri di fianco alla Chiesa del Purgatorio.
Altro particolare da ricordare è che la sera del mercoledì del Settenario, dopo la funzione, sulla base della Madonna vengono montati i quattro fanali in argento che serviranno per la processione, affinchè dal pubblico siano visti solo a partire dal giovedì.

La processione dell’ Addolorata

Il Venerdì antecedente la domenica della Palme, un tempo chiamato di Passione, dalle sei del mattino fino alle undici, nel Purgatorio vi sono S. Messe ogni ora; generalmente la S. Messa delle 10,00 viene celebrata dal Vescovo.
A mezzogiorno la chiesa viene chiusa e si procede alla preparazione della Sacra Immagine dell’ Addolorata per la processione.
Altro rituale, in chiesa e davanti a tutti, che vede il cambio del velo con quello della processione (anche in questo caso è il Priore che decide quale) ed il cambio dello stellario e dello spadino in argento con quelli in oro, prelevati il giorno precedente dalla Curia Vescovile, dove sono depositati durante il resto dell’ anno, e custoditi provvisoriamente in casa del Priore fino a conclusione della Settimana Santa. Anche la “sindone” viene sostituita con un’ altra.
Anche queste operazioni vengono svolte non sempre con una certa celerità, quanto mai opportuna, visto che mancano solo poche ore allo svolgersi della processione; infatti alle ore 15,30 finalmente il portone viene spalancato per dare inizio al tanto atteso evento.
Precedono tre giovanotti in frak chiamati Stradari: essi aprono il sacro corteo.
Segue il palliotto, che è l’ insegna dell’ Arciconfraternita della Morte, nero con stelle in oro, indi la Croce con a latere i due fanali; questi simboli vengono retti da alcuni giovani confratelli incappucciati.
Subito dopo si colloca lo stendardo della Associazione Femminile, quindi le Socie ed i Confratelli; tutti reggono un cero.
Gli Stradari sono preceduti da un quartetto di musicanti che esegue una antichissima melodia avente un motivo orientaleggiante, in cui il rullo del tamburo, intervallato dal colpo ritmico della grancassa, fa da accompagnamento al flauto; alla fine di questo motivo, vi sono gli squilli di una tromba, quelli che costituiscono il cosiddetto “ti – tè”.
Intanto la banda, prendendo posto di fianco alla chiesa del Purgatorio, esegue nella mezzora che precede l’ uscita della Madonna, le marce funebri “I funerali di A. Manzoni” e “Jone”.
Poco prima delle 16,00 viene portato fuori il baldacchino, sorretto da otto confratelli, da sotto il quale, dopo essere stato innalzato, passerà il simulacro della Addolorata, portata a spalla da quattro confratelli incappucciati. Le note della marcia funebre “Sventurato”, del molfettese Vincenzo Valente, accompagnano l’ uscita della Vergine.
La processione si dirige subito in Molfetta Vecchia, uscendone dall’ Arco, per proseguire il suo lungo itinerario, che si svolge comunque tutto nella parte più antica della città.
Tutto terminerà intorno alla mezzanotte, dopo otto ore di processione, quando la Madonna rientra in chiesa con le note dello Stabat Mater.

La processione del Sabato Santo o della Pietà

Il Sabato Santo alle 11,15 si spalanca il portone della Chiesa del Purgatorio e, con le stesse modalità dell’Addolorata, incomincia a prendere corpo quella che viene definita la processione della Pietà che però non si dirige nella città vecchia ma procede diritta per via Dante, chiamata il Borgo.
Apre il solito quartetto di musicanti, seguito dagli Stradari, dal Paliotto e dalla Croce con i due fanali; subito dopo la statua di San Pietro, portato dalla Confraternita di Maria S.S. Assunta.
A seguire la Veronica, portata dalla Confraternita del Carmine, S. Maria Cleofe, portata dalla Confraternita della Purificazione, S. Maria Salomè, portata dalla Confraternita della Madonna di Loreto, S. Maria Maddalena, portata dalla Confraternita dell’ Immacolata e S. Giovanni, portato dalla Confraternita di S. Antonio.
Durante l’ uscita delle Statue, la banda suona prima la marcia funebre “Gatti” e poi “Perduta”.
A mezzogiorno in punto la banda intona le note della marcia “Dolor”, allorquando compare sul sagrato della chiesa la monumentale immagine della Pietà, portata dai confratelli della Morte.
La lunga fila dei confratelli della Morte, come per la processione dell’ Addolorata, è chiusa dai tre componenti l’ Amministrazione (Priore, 1° e 2° Componente) che precedono immediatamente la banda.
Dopo “Dolor” viene eseguita la marcia “Patetica”, dinanzi alla casa del suo compositore Francesco Peruzzi, e la processione si inoltra per lo stesso itinerario di quella del venerdì precedente.
Alla ritirata, prevista intorno alle ore 21.30, la statua della Pietà viene portata a spalla dai sacerdoti, in cotta e stola, che la prendono in consegna poco dopo il mercato del pesce, in via Dante, in un punto chiamato “Chezzelicchie”, dal nome di un bar lì esistente moltissimi anni addietro.
Le note dello “Stabat Mater” suggellano la fine della Settimana Santa molfettese, allorquando dopo la Pietà vengono ritirate in chiesa le altre statue in ordine inverso a quello dell’ uscita e il portone viene immediatamente chiuso.
Mi sia concesso, a conclusione del mio intervento, di ribadire un concetto che sono solito esprimere tutte le volte che mi si chiede di parlare di Settimana Santa.
Si sarà sin qui notato che, nel descrivere Funzioni e Processioni, sono stato molto dettagliato. A questo proposito voglio rimarcare che il resistere alle ingiurie dei nostri tempi da parte di queste tradizioni, è dovuto proprio alla pedissequa ripetizione, anno dopo anno, di tutti i particolari riferiti (funzioni, gesti, musiche ed itinerari).
Rimuovere anche uno solo di questi tasselli, significherebbe iniziare un’ opera che un po’ alla volta, nel tempo, potrebbe essere demolitrice.

dott. Francesco Stanzione

8 septembre, 2012

E’ partito venerdì 7 settembre da Vicenza, la città più militarizzata d’Italia, un digiuno di sostegno alla Riconciliazione in Siria, un percorso in arabo definito Mussalaha, che parte dalla gente ed è basato sul ripudio della guerra. L’iniziativa è frutto del Convegno per la creazione di un Centro per la Prevenzione dei Conflitti Armati e la Formazione dei Corpi Civili di Pace, organizzato a Vicenza il 25 agosto all’interno del futuro “Parco per la Pace” presso la base americana Dal Molin, dal Comitato “SiAmo Vicenza” e da “IPRI – Rete CCP” con contributi di “Operazione Colomba”, Comunità di Sant’Egidio e Tavolo “Interventi Civili di Pace”. In seguito ad una riflessione condivisa sulla vicenda siriana, è maturata in quell’incontro la scelta di supportare quanti si battono, pacificamente, per risolvere col negoziato politico la guerra civile in corso in Siria, che scardina l’antico e fragile equilibrio di convivenza tra comunità, culture e religioni nel Paese.

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Ciao,
per discutere dei contenuti e delle alternative concrete, questo fine settimana la campagna Sbilanciamoci apre la decima edizione della “Contro-Cernobbio”, a Capodarco di Fermo; dove si riuniscono associazioni, esperti e movimenti per denunciare che il dibattito politico non affronta il merito dei problemi economici e sociali. La politica dimentica i soggetti sociali e il loro disagio.

E’ partito venerdì 7 settembre da Vicenza, la città più militarizzata d’Italia, un digiuno di sostegno alla Riconciliazione in Siria, un percorso in arabo definito Mussalaha, che parte dalla gente ed è basato sul ripudio della guerra. L’iniziativa è frutto del Convegno per la creazione di un Centro per la Prevenzione dei Conflitti Armati e la Formazione dei Corpi Civili di Pace, organizzato a Vicenza il 25 agosto all’interno del futuro “Parco per la Pace” presso la base americana Dal Molin, dal Comitato “SiAmo Vicenza” e da “IPRI – Rete CCP” con contributi di “Operazione Colomba”, Comunità di Sant’Egidio e Tavolo “Interventi Civili di Pace”. In seguito ad una riflessione condivisa sulla vicenda siriana, è maturata in quell’incontro la scelta di supportare quanti si battono, pacificamente, per risolvere col negoziato politico la guerra civile in corso in Siria, che scardina l’antico e fragile equilibrio di convivenza tra comunità, culture e religioni nel Paese.

La sezione italiana di Religions for Peace, il ragguppamento internazionale di rappresentanti delle diverse religioni del mondo impegnate per la pace, ospita da lunedì 3 Settembre Padre Paolo Dall’Oglio, anch’egli impegnato a promuovere un digiuno. Nel comunicato dell’iniziativa si legge tra l’altro: Durante questa settimana, i siriani impegnati per la democrazia assieme ai loro amici e sostenitori si incontreranno per testimoniare contro la logica della guerra civile e l’uso criminale della violenza. L’attenzione si rivolgerà alla condizione delle vittime della guerra: rifugiati, sfollati, prigionieri, carcerati, torturati, rapiti, scomparsi, civili donne e bambini ma anche minori armati e coscritti obbligati a partecipare alla repressione.

Intanto al Festival No Dal Molin per i Beni comuni che si chiude domani sono in discussione strumenti per l’alternativa alla crisi, alla militarizzazione e alla devastazione ambientale, in particolare è emerso il problema della nuova Base Pluto che verrà costruita su terreni demaniali: … Adesso che i lavori di costruzione della megainstallazione della 173^ Brigata aviotrasportata volgono al termine nell’ex aeroporto Dal Molin e il comando di US Army Africa è pienamente operativo, servono nuovi poligoni per addestrare i reparti di Vicenza. E Site Pluto, con chissà quante altre aree demaniali in Veneto e Friuli, è pronto a fare la sua parte…

In Europa la crisi continua a mordere non solo la Grecia:
Mentre le filiali di Bank America e  Merrill Lynch stanno preparando piani per riempiere camion con tonnellate di contante da mandare fuori dai confini della Grecia.

L’autorevole e indipendente Global Financial Integrity ha certificato che negli ultimi due anni sono confluiti in Grecia ben 200 miliardi di dollari di denaro “sporco” diretto all’economia sommersa del Paese, inclusi crimine e corruzione. Tutti soldi ovviamente non tassati. Il think tank ha poi documentato come dal 2003 a oggi i flussi di capitali illeciti in entrata e in uscita dalla Grecia, soprattutto tramite paradisi fiscali, abbiano raggiunto i 509 miliardi di dollari.

In Inghilterra, la Barclays Bank dopo essere stata al centro della truffa al tasso Libor, si vanta pubblicamente di aver guadagnato almeno mezzo miliardo di sterline in due anni speculando su generi di prima necessità come grano e soia, confermando le accuse che le banche traggono grandi profitti dalla crisi alimentare globale.

Vandana Shiva, dal canto suo denuncia che: La fame e la malnutrizione sono prodotte dall’uomo. E’ insito nel progetto del modello chimico industriale dell’agricoltura. E proprio come la fame è stata creata per progetto, produrre salute e cibo nutriente per tutti può essere progettato mediante la democrazia alimentare. E’ quello che diversi movimenti per la sovranità alimentare e l’ecologia agricola stanno progettando sul campo.
Il mito dominante dell’agricoltura industriale è che essa produce più cibo e risparmia terreni. Tuttavia quanto più l’agricoltura industriale si diffonde, tanti più affamati abbiamo. E quanto più l’agricoltura industriale si diffonde, tanta più terra viene arraffata.

Per oggi è tutto vi ringrazio della gentile attenzione e vi auguro un tranquillo fine settimana

Saluti
Maurizio
www.reteccp.org

7 septembre, 2012

Dossier Siria: una guerra civile e gli sforzi per uscirne a cura di Gianmarco Pisa “Un’altra Festa”: Festa dei Corpi Civili di Pace Vicenza, 25-26 Agosto 2012 www.reteccp.org Dossier Siria: una guerra civile e gli sforzi per uscirne a cura di Gianmarco Pisa “Un’altra Festa”: Festa dei Corpi Civili di Pace, Vicenza, 25-26 Agosto 2012 A mo’ di introduzione Per una soluzione politica al conflitto in Siria di Gianmarco Pisa

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