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28 août, 2014

Communauté des soeurs Servites de Marie

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 19:03

L’Eglise catholique en Haute-Marne Jeudi 28 Août 2014
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> L´Eglise en Haute-Marne > Religieuses(x) > congrégations religieuses > Servites de Marie
| Nos origines | Pélerinage à Notre Dame des Ermites |

Communauté des soeurs Servites de Marie

Qui sont les Servites de Marie ?

©M Pia
non loin de la gare, notre maison !

C’est d’abord un Ordre religieux de Frères, un ordre mendiant dont le style de vie ressemble à celui des Franciscains ou des Dominicains et c’est aussi une Congrégation de Sœurs à laquelle appartient la communauté des Sœurs Servites de Chaumont.

L’esprit des Servites de Marie se caractérise par la dimension importante de la vie fraternelle en communauté, le service, l’inspiration constante auprès de la Vierge Marie, en plus de la prière personnelle et de la célébration de la Liturgie des Heures.

>>> Nos origines

>>> Site de l´ordre des servites de Marie

A Chaumont, que vivons nous ?

©M Lise
la communauté de Chaumont

A l’exemple de la Vierge Marie notre communauté a pour mission d’être une présence de prière, de service, de compassion vécue entre nous, dans nos relations de travail et d’apostolat, dans toutes les rencontres de la vie quotidienne.

Nous sommes cinq.

Notre vie en communauté s’exprime par la prière personnelle et la prière des Heures célébrée ensemble, par le partage des tâches dans la maison, le partage de nos différences, de nos compétences, de notre recherche de Dieu.

La communion fraternelle est notre manière de témoigner de l’Evangile, elle est à construire jour après jour, pour devenir ensemble un lieu de réconciliation et de concorde…

>>> La congrégation internationale

>> voir le pélerinage à Notre Dame des Ermites de Cuves 2010…

Notre insertion apostolique

©M Lydie
Mme Mallet, amie de Cuves

Le domaine du service est très vaste, chacune de nous prend sa part selon son âge et ses capacités.

Deux sœurs ont un service apostolique qui est une activité professionnelle, enseignante en cours préparatoire à l’Ecole Sainte Marie, travailleuse sociale à l’Aide sociale à l’enfance.

Les trois autres sœurs sont bénévoles dans les lieux suivants : participation au Service Evangélique des Malades, à l’aumônerie de la Maison de retraite de Riaucourt, à l’accueil des familles des détenus, au Monastère invisible, à la vie liturgique paroissiale, à l’équipe des funérailles, au soutien scolaire……

Toutes, là où nous sommes, nous essayons d’avoir une attention plus grande à ceux qui en ont le plus besoin.

La miséricorde et la compassion ont toujours été des caractéristiques de notre vie religieuse, trait inspiré de la contemplation de la Vierge Marie, telle que nous la voyons à Cana et au pied de la Croix.

C’est un idéal, jamais atteint mais toujours désiré, de prolonger un peu sa présence et sa tendresse dans nos relations personnelles et notre accueil communautaire.

Communautés Religieuses
SERVITES DE MARIE
2 Avenue Emile-cassez
52000 CHAUMONT
Tél : 03 25 03 19 69
>> osm.chaumont@wanadoo.fr
Plus d’infos >> En savoir plus

IL “COLLEGINO” DEI SERVI DI MARIA IN PALMA CAMPANIA

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 12:47

IL “COLLEGINO” DEI SERVI DI MARIA
IN PALMA CAMPANIA
Padre Girolamo M. Russo
Na mattina di primavera, non ricordo di quale anno, vennero alla nostra villa [sc. Villa
Carrella ad Alberolumgo di Saviano] il commendatore e la sua nobile consorte
. Vollero
visitare tutta la casa, anche i punti più reconditi. Da per tutto trovarono ordine e pulizia. Dopo
la visita scendemmo in giardino dove essi mi dissero: “Padre Russo, abbiamo in proposito di
fare una simile opera nel nostro palazzo a Palma, dove
quelli che verranno saranno gli eredi
dei nostri beni, per cui andiamo in cerca di un’altra comunità religiosa”. “Ma come
-
risposi io
-
conoscete già la nostra squallida posizione e cercate altri religiosi? Appena appena qui
viviamo alla giornata, non c’è
fondo per i nostri professi e non ho modo di poterlo costituire;
se non vi riesco, né l’Ordine, né la provincia vogliono garantire il mantenimento di questi
professi, per cui dovrei ridurre il numero degli alunni ai minimi termini per darmi premura dei
no
stri professi. Vi dispiacerebbe se invece di quaranta alunni ne avessi appena cinque con la
probabilità di mandarne uno ogni cinque anni al professato? Che direbbe il pubblico nel
vedere appassire la vostra opera? Quale onore sarebbe per voi?”. A questa ri
sposta i due
ottimi benefattori sorrisero e mi dissero: “Ebbene, verreste allora voi volentieri a Palma? Così
l’opera sarebbe assicurata integralmente. Come fareste? Lascereste la villa Carrella?”. “Ecco
come farei: se potessi aver padri disponibili, qui a
Saviano lascerei l’alunnato e a Palma il
professato; se poi vi piacciono i piccoli, allora tutto il contrario. Il collegino potrebbe tirare
avanti da sé, come si fa tutt’ora, e al professato si penserebbe con quello che dareste a Palma”.
Ma era un sogno,
padri non ce n’erano e bisognava sacrificare Saviano per il mantenimento
dei professi. Difatti scrissi a Roma, ma non fu approvato il mio disegno per mancanza di padri
e così fu stabilito che per provvedere al mantenimento dei nostri professi si passasse a
Palma
lasciando la cara villa di Saviano per cui io, per sette anni, avevo elemosinato da per tutto per
poterla rendere abitabile e in qualche modo decorosa. Ricevuta la risposta da Roma, il
commendatore con grande entusiasmo si diede a trasformare il suo
palazzo; tolse i divisori e
formò il dormitorio al primo piano, poi sopraelevò lo studio e il secondo dormitorio con
enorme spesa. Lavorarono per più di un anno e quando l’opera era ormai a termine, nel mese
di giugno del 1930, il Signore se lo chiamò a g
odere il premio della sua generosità. Conobbi
in lui un cuore paterno, veramente paterno per me e per l’Ordine: mi amava teneramente ed
anch’io lui; ci comprendevamo a vicenda come se fossimo un animo solo e un cuor solo.
Nelle mie malattie a Saviano manda
va financo due corrieri al giorno per assumere notizie; mi
provvedeva di ogni cosa. Basta ricordare che nella seconda donazione, avendo bisogno di
quattordici nomi di religiosi ai quali intestare detta proprietà, nel ricevere da Roma la lista di
questi nom
i, dopo averla letta, rivolto al latore disse: “E dov’è il nome del p. Russo?”. Il
latore, un po’ confuso, non seppe rispondere; allora il commendatore restituì la lista dicendo:
“Riportatela a Roma e fate sapere ai vostri superiori che io ho donato il mio
avere prima alla
Vergine santissima e poi al carissimo p. Russo, anzi pregate i superiori che il nome di questo
religioso sia a capo di una lista”. Così fu fatto. Questo affetto mi legò a lui ed ora alla sua
memoria; come egli volle il mio nome in prima l
inea, così io, ogni mattino, fintantoché vivrò,
nel momento più solenne della santa messa, quando raccomando a Dio le persone più care, il
nome diletto di Luigi Carrella si trova in prima lista: così ho fatto per il passato, così farò per
l’avvenire. Come
fu per me l’affetto paterno così anche per l’Ordine. Egli non appena lo
conobbe, tramite me, cominciò ad amarlo teneramente come fosse stato la sua famiglia.
Lo
stesso
Amor dell’Ordine infiamma l’anima della nobile consorte Laura Marcolino Carrella; ella
ha
sempre vissuto per i nostri giovani per i quali ha speso le sue sostanze, la sua vita, le sue ore:
sempre a lavoro per loro, non conosce riposo e quando gli angeli sorvolano quella benedetta
casa, la trovano sempre con l’ago in mano a rammendare, a cuci
re gl’indumenti dei Servi di
Maria. Quante cure ebbe per me nella mortale malattia che a Palma mi condusse sull’orlo
della tomba, sempre vigile al mio capezzale, sempre trepidante. Non badò a spese, non si
diede pace finché non mi vide risorto dal letto. S
i prodigò lo stesso, come una madre, per i
nostri alunni ammalati: tutti dobbiamo chiamarla la mamma buona, l’immagine e la
personificazione della tenerezza. Per unirci più indissolubilmente, la signora e il
commendatore vollero adottarci come figli, me, i
l p. Amadio Affuso e il p. Vincenzo Sapio.
In quel giorno vi fu una vera festa in casa, dopo la firma apposta al decreto reale. Nel giorno
stesso in cui accompagnammo, desolati, all’ultima di
-
mora, le spoglie del nostro grande,
insigne benefattore, la sign
ora mi consigliò di rimanere a Palma, con alcuni alunni, in
aspettativa, finché anche gli altri fossero stati colà trasferiti: ormai i locali erano quasi
terminati e si poteva immediatamente eseguire la volontà del caro estinto. Seguii il consiglio,
anche
per alleviare la desolazione della signora, e ne diedi avviso ai rev.Mi superiori. Durante
le esequie, noi tre adottati come figli, seguivamo immediatamente il carro, mentre tutti i nostri
alunni e i padri di Napoli lo precedevano ordinati col clero. Lo ac
compagnammo fino al
cimitero dove in una magnifica cappella sarà circondato eternamente dai nostri alunni e padri
defunti, onde non separerà la morte quelli che in vita unì l’amore. A Palma termina quasi lo
stato di formazione o di bocciuolo dell’opera mer
idionale ed incomincia una esistenza
sistemata e sicura. Nei primi anni fummo colpiti dalla terribile malattia, come sopra ho detto.
I professi ebbero il loro mantenimento e la barca che minacciò di naufragare tante volte, preso
il largo, filava verso il s
uo glorioso destino. Non così accadde del povero nocchiero che
soggiacque all’ira tremenda del nemico infernale: venne sbattuto in una fiera tempesta, gettato
in mare, si trovò in una squallida solitudine fisica e morale donde scrive queste poche
memorie.
Le vicende della storia e della misera umanità si ripetono sempre nel campo civile e
religioso. A quelli che sudarono e soffrirono per un ideale, per un risorgimento, molte volte
non rimane altro in questo mondo che l’acerba condanna risultante d’intrighi
loschi, di vili
passioni: sant’Alfonso venne scacciato dalla sua congregazione; sant’Antonio Maria Zaccaria
subì la stessa sorte, ma poi venne ricevuto e ammesso all’ultimo posto fra gli antichi suoi
discepoli. Cominciai l’opera nel 1922, ne fui rimosso ne
l 1932». (Dal volumetto P. Girolamo
M. Russo,
Storia
di
un
sogno,
Napoli 1995, §
Trasferimento
a
Palma
Campania,
pp. 28
-
32).

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