15 septembre, 2014

La festa della Beata Vergine Addolorata

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La festa della Beata Vergine Addolorata

a cura di Corrado MAGGIONI
dal 1976 fa parte dei Missionari Monfortani della Compagnia di Maria
 

santino della Beata Vergine Maria AddolorataSi tratta di una festa e di una spiritualità che a partire dal 1100 hanno avuto un grandissimo sviluppo. Sotto la croce Maria dice il si supremo alla volontà di Dio all’unisono con il sì del Figlio e viene associata in tal modo al mistero della salvezza da lui operato.

Riflessione

Il dolore di Maria davanti alla morte del Figlio è uno dei temi più cari alla religiosità popolare, basta pensare ai numerosi santuari in cui e venerata l’immagine della Pietà. Il grembo di Maria accoglie il corpo esanime di Gesù evocando così il momento del concepimento: le braccia della Vergine Madre hanno accompagnato il cammino terreno del Figlio dell’Altissimo dalla nascita alla morte partecipando in prima persona al mistero della redenzione del mondo.

La storia

La devozione alla sofferenza provata da Maria sotto la croce del Figlio prese avvio nel sec.XII, ad opera dei Cistercensi prima e quindi dei Francescani (sec.XIII).

Il quadro di riferimento è rappresentato dal movimento spirituale di quel periodo nel quale viene riservata una particolare venerazione alla umanità di Gesù, considerato soprattutto nei misteri del la sua nascita e della sua morte: in essi è ugualmente posta in rilievo la presenza della Madre del Figlio di Dio fatto uomo. La devozione all’Addolorata precisata progressivamente dai Servi di Maria come devozione ai Sette Dolori, conobbe poi una grande irradiazione nei secoli XIV e XV.

Da queste premesse si è maturata una celebrazione liturgica commemorativa del dolore di Maria.

Diciamo subito che tale commemorazione ha conosciuto due celebrazioni: una nel tempo quaresimale-pasquale e l’altra nel mese di settembre.

Fu il Concilio provinciale radunato a Colonia nel 1423 ad istituire la festa della Commemorazione dell’angoscia e dei dolori della beata Vergine Maria da celebrarsi il venerdì dopo la terza domenica di Pasqua. Dal decreto conciliare si può vedere bene l’impostazione biblica della festa introdotta in onore dell’angoscia e del dolore che ella Soffrì quando Gesù, le mani distese  in croce, immolato per la nostra salvezza, affidò la benedetta Madre sua al discepolo prediletto.

Nel 1842 il papa Sisto IV faceva preparare una messa, da introdurre nel Messale, intitolata a “Nostra Signora della Pietà”. Tale festività fu progressivamente adottata da numerose chiese, pur mantenendo delle differenze quanto alla denominazione (Trafittura o martirio del cuore della Beata Vergine Maria, Compassione della Beata Vergine Maria, Lamento di Maria, Pianto della  Beata Vergine Maria, Lo spasimo e i dolori della Vergine, i Sette Dolori della Beata Vergine Maria) e al tempo di celebrazione (dalla settimana di Passione al Tempo Pasquale).

Su richiesta del Priore generale dei Padri Servi di Maria, nel 1727, il papa Benedetto XIII iscriveva nel calendario rimano la festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, fissandone la data al venerdì dopo la domenica di Passione (l’ordine dei Servi la celebrava dal 1714).

Per la medesima commemorazione nel mese di settembre incontriamo ancora una volta i Servi di Maria, i quali nel 1668 ottennero di celebrare i Sette Dolori della Vergine nella domenica successiva all’Esaltazione della Croce (la terza domenica del mese).

Il formulano della messa è simile a quello approvato nel 1482. Fu, in seguito, Pio VII, reduce dalla prigionia imposta da Napoleone, a iscrivere nel 1814 anche questa celebrazione nel calendario della Chiesa latina. Quindi, nel 1913, per volere di S.Pio X, venne stabilita – in rispetto alla domenica – la data del 15 settembre (il rito ambrosiano celebrava già in questo giorno i Sette Dolori, come ottava della Natività di Maria). Il calendario rinnovato nel 1969 ha soppresso la commemorazione del venerdì di Passione (era stata ridotta la festa a commemorazione nella riforma rubricale del 1960) e similmente ha deciso che il 15 settembre sia celebrato come “memoria”, col titolo di “Beata Maria Vergine Addolorata”.

L’odierno formulario del Messale romano è stato profondamente modificato: la colletta proviene dal Messale ambrosiano; l’orazione sulle offerte si rifà ad orazioni del Messale di Parigi del 1738; l’orazione dopo la comunione è nuova.
Quanto alle letture bibliche, è stata scelta Eb 5, 7-9 come prima lettura e in alternativa al vangelo di Gv 19,25-27 (Maria sotto la croce), è possibile leggere il testo di Lc 2,33-35 (una spada ti trafiggerà l’anima).

Eb 5, 7-9
Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek.

Gv 19,25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Lc 2,33-35
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

La madre ferita

Risparmiata dal peccato, a differenza di noi, ma segnata dal dolore, come noi. La considerazione dell’Addolorata ha fatto si che i fedeli sentissero la vicinanza della Privilegiata e Gloriosa. Ma che tipo di dolore fu quello di Maria?
Non basta trasferire i nostri sentimenti nella persona della Vergine, immaginando il suo dolore modellato sul nostro.

La tristezza che circonda realmente l’Addolorata (pensiamo alle immagini vestite di nero, con il cuore trafitto da sette spade) non deve farci smarrire, come talora capita, la beatitudine che l’avvolge:

“Beata lo Vergine Maria, perché senza morire meritò, sotto lo croce, la palmo del martirio”
acclamazione al Vangelo

Il suo non è solo il dolore che prova una madre per la morte del figlio; non è soltanto il dolore che paralizza di fronte all’ineluttabilità della morte; non è semplice rassegnazione al valore presunto o meno di Dio. La sofferenza di Maria oltrepassa la perdita fisica del Figlio per incontrarsi col dramma del fare la volontà di Dio.

L’antifona d’ingresso della messa, infaffi ricorda le misteriose parole dette da Simeone alla Vergine:

 “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”

La spada è la rivelazione del mistero di Cristo offerto all’amore fino alla morte di croce, mistero che trapassa totalmente l’esistenza della madre, ferendola con la stessa carità divina. Il dolore di Maria ha la stessa valenza del dolore di Cristo, il quale

“pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose”

Stava sotto la croce

La scena descritta da Giovanni ci porta all’ora suprema in cui viene consumato il sacrificio della nostra salvezza. Tutto parla di dono: dono offerto e dono ricevuto.

Donandosi al Padre nello Spirito Santo, Gesù dona sua madre a Giovanni:

“Ecco tua Madre”

Queste parole sono la grande rivelazione che Cristo è il primogenito di molti fratelli: Cristo e Giovanni (= la Chiesa) sono un solo essere vivente un corpo e, dunque, hanno una sola Madre. Abbiamo qui descritto la nascita della Chiesa, formata dall’indissolubile comunione tra Cristo e i suoi discepoli: all’interno di questa comunione troviamo la presenza materna di Maria. L’unità e la comunione tra Maria e i discepoli sono significate da “una sola casa“, la stessa casa per Maria e Giovanni (cfr Gv 19,27).

La sottolineatura che risalta nella celebrazione dell’Addolorata è quel suo stare presso la croce. La sobrietà dell’evangelista ci invita a penetrare nel mistero nascosto e svelato in quest’era. Lo stare di Maria col Crocifisso suppone l’ora dell’Annunciazione: l’ “eccomi” di Nazaret trova la sua massima estensione sotto a croce: lì è mostrato il Maestro da ascoltare, la Via da seguire, la Parola da incarnare nella propria vita.

Il Crocifisso, grondante amore è la Parola che turba, la spada che ferisce. La trafittura non riesce però a piegare in due Maria: ella sta in piedi, sostenuta dalla speranza e dalla fede:

“In te Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa…
Dico: Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni. Quanto è grande la tua bontà Signore! La riservi per coloro che ti amano”

Salmo responsoriale

Proprio qui la Chiesa trova in Maria un modello da imitare.

Nella luce della risurrezione

Nei suoi testi, la celebrazione dell’Addolorata ci presenta Maria circondata non dal buio della morte ma, piuttosto, illuminata dalla luce della risurrezione dell’ “Uomo dei dolori”. Rivivendo nell’Eucarestia il sacrificio pasquale di Cristo, a cui la Vergine si è vitalmente associata con tutta se stessa (cfr LG 58), la Chiesa partecipa alle sofferenze del Crocifisso per partecipare della gioia della sua risurrezione. Sono questi temi dell’orazione colletta, in cui si trova espresso il mistero della celebrazione del 15 settembre: mistero di Cristo, di Maria e della Chiesa.

L”Addolorata manifesta l’apertura incondizionata all’amore di Dio che rapisce tutta la vita senza risparmiare nulla.

Per questo il dolore della Vergine riassume le diverse sfacettature della sofferenza del credente che si lascia stigmatizzare l’esistenza del Corpo donato e dal Sangue versato di Cristo Signore.

La Madre del dolore è la madre dell’amore (vedi la sequenza dello Stabat Mater, composta da Jacopone da Todi e pregata facoltativamente prima del Vangelo).

La sua “compassione” (= soffrire con) deve ispirare il nostro stare presso la croce di Cristo per imparare a stare presso le infinite croci degli uomini piagati nel corpo e nello spirito. E’ missione della Chiesa quella di evangelizzare il dolore ed educare al dolore, tra sformandolo in sacrificio che dà la vita.

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