7 mai, 2015

Foyer ADOMA Wir treffen uns im Büro mit Abdelatif Kioua, der einen großen Wohnblock mit 230 Wohnungen verwaltet. Die Wohnungen, alle möbliert, können 9 qm, 12 qm, 16 qm oder 32 qm groß sein. Diese Wohnungen können an alleinstehende Personen (ältere Migranten), Asylbewerber oder Paare mit Kindern vergeben werden. Die Leute haben in der Regel kein Einkommen. Es kommen mehr Männer als Frauen. 88 Nationalitäten sind im Foyer vertreten. Jedes Appartement verfügt über eine Kochgelegenheit und es gibt zusätzlich14 Gemeinschaftsküchen .

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 Foyer ADOMA 

Wir treffen uns im Büro mit Abdelatif Kioua, der einen großen Wohnblock mit 230 Wohnungen verwaltet. Die Wohnungen, alle möbliert, können 9 qm, 12 qm, 16 qm oder 32 qm groß sein. Diese Wohnungen können an alleinstehende Personen (ältere Migranten), Asylbewerber oder Paare mit Kindern vergeben werden. Die Leute haben in der Regel kein Einkommen. Es kommen mehr Männer als Frauen. 88 Nationalitäten sind im Foyer vertreten. Jedes Appartement verfügt über eine Kochgelegenheit und es gibt zusätzlich14 Gemeinschaftsküchen .

3 mai, 2015

Pellegrini Oranti in strada alla sequela dei Sette Santi Fondatori

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Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (Don Giussani)
Mancano   al Cammino di preghiera del 10/05/2015
Ci unisca gli uni agli altri fraternamente lo Spirito Santo, che attrae all’unione in Colui che ha assunto la nostra umanità per farci partecipi della sua divinità.
Con voi in Cristo, nostra passione. Amen.

Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria – 17 febbraio

Pellegrini Oranti in strada alla sequela dei Sette Santi Fondatori Maria-appare-ai-sette-santiStoria dei Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei « Servi di Maria » che nel Medioevo diedero origine in Firenze alla gloriosa Famiglia Servitana.
Fu il 15 Agosto 1233, quando sette giovani uomini, illustri fiorentini che facevano parte di una Compagnia di Laudesi, (poeti-attori tipici della Regione umbro-toscana del tardo Medioevo), fecero una sconvolgente esperienza.
Erano i nobili: Bonfiglioli Monaldi, Manetto dell’Antella, Buonagiunta Manetti, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessandro Falconieri. I sette erano soliti raccogliersi dinanzi ad un’immagine dipinta su una parete lungo la strada, per esprimere in laudi il loro amore alla Madonna, allo stesso modo in cui i giullari del tempo cantavano alla donna amata la loro stupita ammirazione.
Quel giorno l’immagine di Maria si animò apparendo loro vestita a lutto, addolorata per l’odio fratricida che divideva Firenze fin dal 1215, quando i Fiorentini si divisero un due opposte fazioni: Guelfi e Ghibellini, che non perdevano occasione per scontrarsi anche in modo cruento. I sette giovani, desiderosi di portare un pò di pace, costituirono quindi la « Compagnia di Maria Addolorata », ritirandosi nella solitudine del Monte Senario, poco sopra Fiesole, per dedicarsi alla contemplazione, alla preghiera e alla penitenza.
«Come già amicizia li univa e avevano gioia l’uno dell’altro nelle cose di Dio e nelle cose umane, così furono ispirati ad abbandonare tutto per fare vita insieme … ed aver ancor più gioia nell’aiutarsi l’un l’altro con buoni gesti e parole».
Maria avrebbe detto loro: « Prendete quest’abito di duolo e portatelo in memoria dei miei dolori. Ricevete la regola di sant’Agostino. Continuate ad essermi fedeli servi coll’esercizio delle virtù; propagate ovunque la devozione ai miei dolori ed otterrete un giorno questa palma di vita sempiterna ». (Tratto dalla più antica storia dell’Ordine)
Monte-SenarioTra il Monte Senario e l’Annunziata
Un giorno, mentre scendevano in Città per un intervento pacificatore, un ragazzetto si rivolse alla mamma esclamando: « Ecco, arrivano i servi di Maria! » Il nome si addiceva talmente che rimase tale. Del resto, la scelta di venerare Maria era ormai definitiva e, abbandonate le ricche vesti e il corto pugnale, avevano fatto voto solenne di dedicare tutta la loro vita ad onorare la Beata Vergine.
Sovente, prima di varcare le porte cittadine, scendendo dal monte Senario, passavano dinanzi ad una Cappellina dedicata all’Annunciazione, in Contrada Cafaggio, poiché si era sparsa la voce che la scena dell’Annunciazione fosse stata dipinta da un Angelo, mentre l’ignaro pittore si era assopito. Eco di questa accresciuta devozione all’Annunziata fu la trasformazione della Cappellina in un più ampio Santuario, mèta di folle di Pellegrini, che divenne in seguito stabile dimora dei nobili Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria.
Da qui essi irraggiarono la loro devozione alla Madonna dell’Annunciazione, proclamata Patrona di Firenze, anche se la spiritualità mariana dell’Ordine dei Servi venera da sempre la Vergine Addolorata.
La data del 25 Marzo, festa dell’Annunziata, era stata scelta del resto a Firenze fin dal secolo X come inizio del Calendario civile e tale uso perdurò fino al 1749, quando gli anni si datavano con l’aggiunta della fede: « …ab Incarnatione Domini ».
Ricordati nominativamente dal « Martirologio Romano », i Santi Sette Fondatori hanno, il 17 Febbraio, una festa « collettiva » dal 1888, anno in cui furono canonizzati da Papa Leone XIII.
(Bianca Maria Veneziani)
Tratto da: www.stpauls.it »»»
Alcuni estratti dalla costituzione dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria
« L’Ordine dei Servi di Maria è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore, che si impegnano a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna e ad essere al servizio di Dio e dell’uomo, ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore. »
(Costituzioni OSM, art. 1)
« Nelle nostre comunità, richiamandoci alla Chiesa dei tempi apostolici e alla Regola di sant’Agostino, viviamo concordi e unanimi nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nello spezzare il Pane eucaristico e il pane guadagnato con il nostro lavoro, in vigile attesa del Signore che viene.
Uniti dalla carità e sostenuti dalla vicendevole stima, mettiamo in comune beni, aspirazioni, attività e prendiamo fraternamente le nostre decisioni, a norma del Diritto comune e proprio.
Secondo l’ispirazione mendicante del nostro Ordine, viviamo i calori evangelici della provvisorietà, della insicurezza e della disponibilità ad andare dove urge il nostro servizio. »
(Costituzioni OSM, art. 3)
Fratelli degli uomini, camminiamo insieme con loro per raggiungere una più intensa comunione d’amore.
(Costituzioni OSM, art. 7)
Preghiera
A voi veniamo, nostri Padri antichi, come figli, discepoli, amici, per apprendere da voi, immagini vive di Cristo, come si ami Dio sopra ogni cosa e per i fratelli si spenda la vita; come il perdono vinca l’offesa e con il bene si ricambi il male; come al bisognoso si tenda la mano, dell’afflitto si lenisca la pena, il cuore si apra all’amico; come insieme ricostruisca la casa, e nella dimora paterna si viva, un cuor solo e un’anima sola.
Ci accompagni, Padri nostri, il vostro esempio di comunione fraterna e di servizio a Santa Maria, e ci sostenga la vostra intercessione e la materna protezione di Nostra Signora, oggi e in ogni tempo della nostra vita. Amen.

Dix conseils pour bien choisir son thérapeute

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Dix conseils pour bien choisir son thérapeute

Dix conseils
pour bien choisir
son thérapeute
Plus de la moitié des patients pensent que les médecines
alternatives et complémentaires pourraient les aider en
complément des traitements classiques. D’autres, non malades,
souhaitent adopter une démarche préventive ou des approches
personnalisées, qui prennent en compte toute leur personne –
corps-esprit – ainsi que leur terrain. Ecoute, prévention,
personnalisation : les médecines complémentaires répondent
généralement à ces demandes et c’est ce qui explique leur
succès. Acupuncture, phytothérapie, naturopathie, réflexologie,
sophrologie…les offres de soin sont multiples et on ne sait pas
toujours très bien vers quoi se tourner ni comment choisir son
thérapeute. Comment s’assurer que la thérapie proposée
répond à notre besoin et n’est pas contre-indiquée ? Que le
thérapeute est sérieux ? Tous nos conseils en dix points !
1. Les médecines douces ne sont pas à prendre à la
légère !
Fatigué(e), stressé(e), douleurs articulaires, mal de dos… C’est
décidé vous allez prendre en main votre santé et vous
souhaitez une méthode « douce ». Sachez que ce terme est
aujourd’hui contesté et les praticiens de santé concernés lui
préfèrent « médecines alternatives et complémentaires ». En
effet, certaines médecines traditionnelles ou alternatives sont
tout sauf douces. Par exemple, la puissante efficacité de la
phytothérapie (soin par les plantes) et de l’aromathérapie
(huiles essentielles), a pour corolaire, des risques d’effets
secondaires réels en cas de mauvaise automédication ou
prescription (doses, durées, contre-indications…), d’où
l’importance de bien choisir le thérapeute à qui l’on confie sa
santé ! Restez donc vigilant et critique : le praticien de santé
qui vous a prescrit un traitement, a-t-il les bonnes qualifications
pour le faire ? Sur quelle base reposent ses conseils ?
2. Pour quelles maladies ?
Certaines pathologies trouvent des réponses particulièrement
satisfaisantes dans les approches de santé alternatives avec
une guérison qui peut être complète. C’est le cas notamment
des problèmes de digestion, des insomnies, des migraines, du
stress, des lumbagos et des maladies inflammatoires comme
les bronchites ou gastrites par exemple voire parfois de la
constipation et de l’eczéma. Pour d’autres pathologies, les
médecines complémentaires n’offrent pas de guérisons
complètes mais apportent souvent du confort ou des périodes
de rémission longues. C’est le cas par exemple du diabète
léger, des calculs rénaux et biliaires, de l’hypertension, l’arthrite
et l’arthrose, des allergies… Enfin très rarement, certaines
pathologies sont du ressort exclusif de la médecine classique
comme par exemple la maladie de Down, des maladies
cardiaques organiques ou l’hémophilie. Globalement on peut
retenir que plus on est dans la prévention et le simple inconfort,
plus les médecines douces seront appropriées comme
alternatives à la médecine classique et plus on souffre d’une
pathologie avérée, plus les médecines douces viennent alors
en complément de la médecine classique.
3. Quelle thérapie ?
Selon les inconforts ou la maladie dont vous souffrez, les
moyens financiers dont vous disposez, votre lieu d’habitation et
aussi vos préférences, le choix de la thérapie pourra différer. Il
faudra aussi vous renseigner sur les différentes techniques
adaptées à vos troubles et souhaits. Les magazines
spécialisés, certains sites internet et plusieurs ouvrages
permettent de se faire une première idée des techniques et
pratiques régulièrement conseillés pour tel ou tel trouble. Une
fois votre pré-sélection de techniques réalisées, vous pouvez
alors vous documenter plus spécifiquement sur chacune des
approches que vous avez repérées puis ensuite en discuter
avec les fédérations professionnelles concernées et /ou le
praticien.
4. Bouche à oreille, annuaire en ligne…
Une fois décidé(e), trouver le bon praticien n’est pas toujours
aisé. Vous pouvez commencer par interroger vos proches, ils
connaissent peut-être un bon acupuncteur ou un kiné Mézières
dans leur entourage par exemple ? Demandez aussi à votre
médecin, qui, s’il est ouvert à ces approches, sera souvent de
bons conseils ou encore aux pharmacies ou magasins de
diététiques proches de chez vous. Enfin, des annuaires comme
www.annuaire-therapeutes.com, le plus complet avec 20 000
thérapeutes référencés, permet de trouver en un clic le
thérapeute qu’il faut vous. Très efficace pour des recherches
pointues (vous habitez par exemple l’Allier et recherchez un artthérapeute),
il permet aussi de connaître les tarifs du praticien
ainsi que ses horaires, ses diplômes et de savoir depuis quand
il exerce.
5. Fédérations, formations professionnelles
Environ 400 pratiques thérapeutiques cohabiteraient en France.
Difficile de s’y retrouver pour le patient ! Ce dernier peut jouer la
sécurité et se tourner vers les pratiques les plus officielles,
celles par exemple intégrées – au compte-gouttes !- dans
certains services hospitaliers : shiatsu, taï-chi, acupuncture,
ostéopathie, sophrologie, méditation, homéopathie, hypnose…
Un premier pas intéressant. Dommage cependant de se passer
d’autres praticiens ou techniques de qualité. L’anthroposophie
par exemple, si elle est peu connue en France, est
officiellement reconnue et même remboursée en Suisse. Dès
lors, si vous voulez explorer une de ces thérapies, le mieux est
de s’adresser à la ou les fédérations des praticiens qui exercent
ce métier. Vous pourrez alors savoir plus précisément si c’est
adapté à votre cas et connaître les écoles et formations qui font
référence. Dans certaines professions, cela fait toute la
différence. Ainsi les naturopathes, se sont réunis sous l’égide
de la Fenahman, la fédération qui les réunit. Les naturopathes
qui en sont membres ont tous passé le diplôme national
commun et ont suivi un même cursus avec un minimum
d’heures d’enseignement, ceci au sein des quelques écoles
affiliées à la fédération. Au final, entre un naturopathe qui aura
suivi quelques semaines de cours par correspondance et un
autre qui y aura consacré deux années d’études intensives, le
niveau de compétences ne sera pas le même.
6. Avis médical
On a reproché aux médecines douces d’empêcher des
traitements vitaux comme une chimiothérapie lors d’un cancer.
Dans les faits, on a rarement vu un praticien de santé conseiller
cela à un patient ! En revanche, de plus en plus de patients
consultent un praticien de médecines alternatives en première
intention (avant le médecin), ce qui peut faire craindre des
retards de diagnostics si le thérapeute n’est pas médecin. Une
fatigue persistante peut par exemple être le fait d’une
hypothyroïdie qui nécessite des analyses et les investigations
d’un médecin pour être diagnostiquée. Un bon praticien de
santé conseillera donc à son patient, de consulter un médecin
en parallèle des soins qu’il prodigue, ceci afin de ne pas passer
à côté d’une éventuelle pathologie. Un praticien qui prétend
détenir la clé à tous vous maux et problèmes, ou qui n’accepte
pas que vous consultiez d’autres soignants, doit vous alerter.
7. Empathie et bienveillance
Ecoute, empathie, confiance sont des indicateurs importants
que vous devez ressentir auprès de votre thérapeute. Plusieurs
études ont d’ailleurs démontré que la compassion ou l’empathie
de la part des soignants, procuraient de meilleurs résultats sur
l’état de santé physique et psychique des patients.
8. Tarifs
Ils doivent être raisonnables et clairement affichés. La
fréquence des rendez-vous est également un critère important
et une question à poser pour savoir à quoi vous vous engagez.
Vous pouvez aussi préférer opter pour une thérapie
remboursée par la Sécurité Sociale comme la thalassothérapie
ou des techniques pratiquées par un médecin (ostéopathie,
homéopathie…), une sage-femme (acupuncture) ou encore
prises en charge par votre mutuelle (naturopathie,
phytothérapie…). De plus en plus remboursent les médecines
douces.
9. Les questions à poser
Quelques indications supplémentaires et questions à poser au
fil du temps, permettent de mieux cerner votre thérapeute et
concourent à installer – ou pas – un climat de confiance.
Depuis combien de temps exercice-t-il ce métier ? Pourquoi l’at-
il choisi ? Quelles sont ses différents diplômes et formations ?
Il est intéressant d’observer quelles sont les techniques
maîtrisées ou affichées par le praticien. Souvent les bons
praticiens continuent à se former tout au long de leur vie et
enrichissent leurs pratiques avec de nouvelles connaissances,
sans non plus tomber dans le schéma inverse qui consisterait à
« papillonner » de techniques en techniques sans jamais
vraiment approfondir ni soigner…
10. L’important est que cela marche !
C’est ce que David Servan Schreiber confiait à Patrice van
Eersel dans le magazine Clés. Il racontait comment il s’était
ouvert à ces techniques différentes et comment il les a
explorées avec pour seul crédo « est-ce que cela marche ? »
sans s’attarder au comment ni au pourquoi. Il explique aussi sa
rencontre avec les médecins tibétains qui l’avaient éclairé sur
leur sage rapport aux médecines : pour les infarctus, les
maladies aiguës, une appendicite, une pneumonie, ils
consultent un médecin occidental mais pour les maladies
chroniques comme l’asthme, l’arthrite, les douleurs de dos, ils
préféraient la médecine tibétaine, lente mais sans effets
secondaires.

Monsignor Antonio Riboldi Omelia del giorno 3 Maggio 2015 V Domenica del Tempo di Pasqua Io sono la vite vera

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Omelia del giorno 3 Maggio 2015

 V Domenica del Tempo di Pasqua

 Io sono la vite vera

 

C’è nel tempo in cui viviamo una grande scarsità di amore. Intimamente sentiamo che il ‘volersi bene’ è davvero il clima di ogni vita, che sia davvero tale, ma oggi è facile dire ‘ti amo’, ma spesso è solo un modo di dire e non una verità. La ragione forse è nel fatto che siamo troppo incentrati sul nostro ego, che mette sempre in primo piano noi stessi, non accorgendosi che così ci creiamo una casa senza porte e finestre, ossia viviamo al buio.

La grandezza di un uomo si misura dalla profondità con cui sa tessere i rapporti con gli altri che gli sono vicini o che si incontrano nella vita, creando così rapporti che diventano, non solo sicura condivisione in tutto, ma costituiscono solide fondamenta su cui regna la fiducia. Ed è essenziale per la vita questo modo di stare insieme o vicini: un grande dono.

Così come la fragilità o nullità di un uomo è nella superficialità o possessività dei suoi sentimenti: questi apparentemente hanno manifestazioni chiassose, che sembrano ‘esprimere’ chissà quale amore, ma in effetti sono tanto effimeri, che non sanno andare al di là delle parole o dei gesti manifestati con facilità e apparente effusione o possono condurre a violenze inaudite. Purtroppo questo nostro mondo è intriso di questo effimero o possessivo ‘abbracciarsi’, per poi altrettanto rapidamente ‘dimenticarsi’ o ‘distruggere’ la persona amata.

Ci definiamo tutti amici: in apparenza ne abbiamo tanti, forse troppi, soprattutto virtuali, ma quando ci guardiamo ‘dentro’ o cerchiamo la loro mano, o vorremmo posare il nostro capo sul loro petto, come fece l’apostolo Giovanni con Gesù nell’Ultima Cena, facilmente incontriamo un vuoto spaventoso, che rivela la misura dei nostri rapporti: un ‘girare a vuoto’, un vano egocentrismo.

Qui e proprio qui è uno dei profondi dolori che vivono in tanti: quello di sentirsi soli, non abbastanza amati, o amati senza la necessaria profondità o amati senza la libertà.

Così ci ammonisce oggi l’apostolo Giovanni: Figlioli non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità. In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa …”. (I lett. Gv. 3, 18-24)

Sono parole chiare: il comando di Dio è che amiamo tutti, senza eccezioni, tutti quanti il Signore mette sulla nostra strada, e non solo ‘con la lingua’, che sa sempre trovare bellissime – a volte ingannevoli – parole. Se le parole di amore che si dicono tutti i giorni, ovunque, diventassero nostra vita, avremmo un mondo senza nuvole e di una serenità primaverile. La realtà invece è che si ha l’impressione di viaggiare nel buio pesto.

Dobbiamo diventare capaci di ‘amare coi fatti e nella verità’.

Ma l’amore, che è ‘dare la vita’ a chi non ne ha, per noi cristiani, ha la sua origine, non solo dal comandamento: ‘Amatevi come io vi ho amati’, ma ha una sorgente nell’Amore stesso del Padre, ossia da come viviamo il nostro rapporto con Dio, che non è assente, non assiste impassibile, non è estraneo agli eventi della nostra esistenza, anzi desidera che la nostra vita sia totalmente immersa in Lui e possa così ricevere ispirazione, forza, fino all’eroismo.

È lo stesso Gesù che ce lo dice, nel Vangelo di oggi: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla … Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”. (Gv. 15, 1-18)

Parola impegnativa da parte di Dio nei nostri confronti. Parole che ci fanno riflettere sulla ragione di tanti nostri fallimenti o – Dio voglia – di tanti frutti.

È desolante vivere, affaticarsi, soffrire, ed alla fine avere la sensazione di essere a mani vuote …. come dei falliti. E di questi miseri ce ne sono tanti. Ma non sono ‘falliti’ i santi della carità e tutti i santi che hanno fatto e fanno della vita ‘nascosta in Dio’, una vita ‘colma di frutti’.

Scriveva Paolo VI, il 21 agosto 1964: “Perché lavorare? Perché amare gli altri? Perché essere buoni, essere onesti? Perché soffrire? Perché vivere, perché morire, se non c’è una speranza sopra di questa nostra vita pellegrinante sulla terra? A dare il senso, il valore, la dignità, la libertà, la gioia, l’amore al nostro passaggio sulla terra è una vita cristiana immersa nell’amore del Padre. –. Per questo l’invito: ‘Rimanete in me e io in voi’ vuol essere possente come un grido che dovrebbe rimanere come ammonimento … Essere cristiani vuol dire accorgersi, ed essere coinvolti, che siamo amati da Dio; che lassù c’è Chi ci vuol bene: una Provvidenza esiste su di noi; l’amore del Padre ci guarda, e una tenerezza infinita ci ammanta … ma per vivere questo Amore occorre sapere uscire da noi stessi, dai nostri piccoli e angusti interessi e amare in grande: ciò è possibile solo se si ‘rimane ogni giorno in Dio’.

Un’utopia? No. È la sola regola per vivere già qui la dolcezza di essere amati da Chi è l’Amore e la forza di amare come Lui.

Preghiamo ed operiamo, perchè, soprattutto i nostri fratelli cristiani perseguitati, i migranti che fuggono dalla guerra e dalla fame, e tutti coloro che non sono amati, come il Padre desidera, non si abbandonino mai allo sconforto, ma sempre sperino, sostenuti dall’Amore e dalla Forza dello Spirito, dalla tenerezza della Mamma Celeste e dalla nostra carità e solidarietà fattiva.

 

Antonio Riboldi – Vescovo

www.vescovoriboldi.it

Servitenordens Provinzkapitel in Innsbruck, 2.-6. Feburar 2015

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Provinzkapitel in Innsbruck, 2.-6. Feburar 2015
Servitentag auf Maria Waldrast, 28. Juni 2014
Nachmittag der Servitanischen Familie in Gelsenkirche-Buer, 15. Februar 2014
Provinzkapitel in Maria Waldrast, 3.-7. Februar 2014
Tag der Servitanischen Familie in Maria Weißenstein, 28. September 2013
Servitentag auf Maria Waldrast, 22. Juni 2013
Provinzkapitel in Innsbruck, 4.-8. Feburar 2013
Segnung der Tabernakelmadonna in der Innsbrucker Servitenkirche, 1. Juli 2012
Provinzwahlkapitel in Kufstein, 6.-10. Feburar 2012
Servitanische Herbstwallfahrt, 19.-24. September 2011
Servitentag auf Maria Waldrast, 19. Juni 2011
Provinzkapitel in Kufstein, 7. – 11. Februar 2011
Servitanische Herbstwallfahrt, 10. – 17. September 2010
Provinzkapitel auf Maria Waldrast, 8. – 12. Februar 2010
Priesterweihe von fr. Alexander M. und fr. Silvo M., 1. Juni 2009
Provinzwahlkapitel in Innsbruck, 9. – 14. Februar 2009
Servitanische Herbstwallfahrt, 15. – 20. September 2008
Provinzkapitel in Essen-Werden, 13. – 16. Mai 2008
Diakonweihe von fr. Alexander M. und fr. Silvo M., 13. Januar 2008
Servitanische Herbstwallfahrt, 12. – 18. November 2007
Generalkapitel des Servitenordens in Ariccia, Rom, 8. – 30. Oktober 2007
Gründung der Propsteipfarrei St. Urbanus in Buer, 19. August 2007
Provinzkapitel auf Maria Waldrast, 12. – 16. März 2007
Gemeinschaftstag der Servitanischen Familie in Buer, 17. Februar 2007
Provinzkapitel in Kleinholz in Kufstein, 6. – 11. Februar 2006
Weltjugendtag in Köln, August 2005
Besuch von Kardinal Joseph Ratzinger auf Maria Waldrast, 7. August 2001
Fotos von der Karlskirche in Volders (von Mag. Anton Prock)
Das Leben des hl. Philipp Benitius in Bildern
Impressionen vom MONTE SENARIO (Ursprungskloster des Servitenordens)

 

Servitenordens Provinzkapitel in Innsbruck, 2.-6. Feburar 2015 banner_streifen

Haben Sie Fragen zu unserm Orden? Haben Sie Interesse am Ordensleben der Serviten? Sind Sie auf der Suche nach persönlicher Orientierung?

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Haben Sie Fragen zu unserm Orden?
Haben Sie Interesse am Ordensleben der Serviten?
Sind Sie auf der Suche nach persönlicher Orientierung?

… dann können Sie uns gerne kontaktieren!

 

Provinzial der Tiroler ServitenprovinzHaben Sie Fragen zu unserm Orden? Haben Sie Interesse am Ordensleben der Serviten? Sind Sie auf der Suche nach persönlicher Orientierung? P_Andreas_Baur_OSMP. Andreas M. Baur OSM
Servitenkloster
Maria-Theresienstr. 42

6020 Innsbruck


Tel.: (+43) 0512 57 25 28

e-mail: provinzial@serviten.at

 
Ansprechpartner für Ordensinteressenten

p_alexanderP. Alexander M. Reimann OSM
Servitenkloster
Mariahilfberg
2770 Gutenstein

Niederösterreich

Tel.: (+43) 02634-7263
e-mail: mariahilfberg@serviten.at
 
Ansprechpartner für Servitanische Gemeinschaft

AndreasHerr Andreas Masiak OSSM

e-mail: a-masiak@versanet.de

____________________________________________________________

Die Tiroler Servitenprovinz hat entsprechend den
Richtlinien der Deutschen Ordensoberenkonferenz
als

Leben und Spiritualität der hl. Sieben Väter, Gründer des Servitenordens

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Diener des Herrn und der Menschen nach dem Vorbild Mariens

Diener des Herrn und der Menschen nach dem Vorbild Mariens: dieser Leitspruch der Sieben Ordensgründer ist das zentrale Anliegen unseres Ordens. Die Väter des Servitenordens waren sieben fromme Kaufleute aus Florenz; als Laienbrüder verehrten sie besonders Maria und waren einander in brüderlicher Liebe zugetan. Nachdem sie Geschäft und Familie verlassen hatten, gründeten sie 1233 vor den Toren von Florenz den Orden. Unser Orden geht nicht auf die Persönlichkeit eines einzelnen zurück, der seine Jünger um sich scharte, sondern auf die brüderliche Gemeinschaft dieser sieben Männer. Das ist nicht nur einmalig in der Kirchen- und Ordensgeschichte, sondern erklärt auch den Wert der brüderlichen Liebe in unseren Gemeinschaften von der Gründungszeit bis heute.


Leben und Spiritualität der hl. Sieben Väter, Gründer des Servitenordens Verkuendigung-Florenz

Verkündigung Mariens (unbek. Künstler, um 1260); Servitenkirche « Ss.ma Annunziata » in Florenz

Die Sprititualität des Servitenordens findet nicht so sehr in einem bestimmten, für den Orden « typischen » Aufgabenfeld Ausdruck, sondern in der Art und Weise, wie die Brüder versuchen, ihren vielfältigen Dienst zu leben. Drei prägende Merkmale sind dabei vordergründig:

gemeinschaftlich

Nach dem Vorbild der heiligen sieben Väter ist den Serviten der gemeinschaftliche Aspekt des Ordenslebens wichtig. Als brüderliche Gemeinschaft wollen sie Zeugnis geben und den Alltag gestalten. Das gemeinsame Gebet, die gemeinsamen Mahlzeiten und das gemeinsame Planen bei den sogenannten Kapiteln sind die Stützen des gemeinschaftlichen Lebens.

dienend

Die Serviten sind beseelt vom Wunsch, die christliche Liebe zu leben und sich so in den Dienst der Mitmenschen zu stellen Sie versuchen, sich in die Gesellschaft einzufügen und inmitten der Welt zu wirken, indem sie auf die Bedürfnisse und Nöte der Menschen aufmerksam sind und dort helfen, wo sie gebraucht werden.

marianisch

Das große Vorbild bei diesem gemeinschaftlichen Diensteinsatz ist Maria, die Mutter und Magd des Herrn. Wie sie ihr Leben in den Dienst Gottes gestellt hat und ganz für Jesus da war, so möchten die Serviten ihre Gottes- und Nächstenliebe leben. Dabei ist im Besonderen der Blick auf die Evangelien bedeutend. Es sind vor allem zwei Stellen aus der Heiligen Schrift, die hierin leitend sind:

Bei der Verkündigung sprach Maria: « Siehe, ich bin die Magd des Herrn, mir geschehe nach deinem Wort. » Aufmerksam hat sie auf das Wort Gottes gehört und den Anfruf des Geistes wachsam aufgenommen. Sie war offen dafür, den Willen Gottes anzunehmen und die Mutter des Herrn zu werden.

(Vgl. dazu Lk 1,26-38)

Ihr « JA » hat sie auch in der dunkelsten ihres Lebens nicht zurückgenommen, als sie beim Kreuz ihres Sohnes stand. Die Schmerzhafte Mutter ist für uns Zeichen der Hoffnung und des Glaubens auf die Auferstehung.

(Vgl. dazu Joh 19,25-27)


Pieta-Monte-Senario

Pietà in der « Erscheinungskapelle » auf dem Monte Senario

Aus dem Schlusskapitel der Satzungen des Ordens:

In unserem Leben streben wir nach dem Ideal, Christus in seiner vollendeten Gestalt darzustellen. Daher werden unsere Beziehungen zu den Geschöpfen nur von Frieden, Barmherzigkeit, Gerechtigkeit und aufbauender Liebe getragen sein.

Bei diesem Diensteinsatz soll die Gestalt Mariens zu Füßen des Kreuzes unser Leitbild sein. Da der Menschensohn noch immer in seinen Brüdern gekreuzigt ist, wollen wir, die Diener seiner Mutter, mit ihr zu Füßen der unzähligen Kreuze stehen, um Trost und erlösende Mitarbeit zu bringen.

In unserer Hingabe an die immer größere Liebe werden wir Tag für Tag unser Kreuz auf uns nehmen. Eingedenk, daß wir nach den Worten gerichtet werden: ‘Ich war hungrig, und ihr habt mir zu essen gegeben …, ich war nackt, und ihr habt mich bekleidet’ (Mt 25,35-36), wollen wir auf unsere eigenen Interessen verzichten, um Jesus in seinem Erlösungswerk am Menschen zu folgen.

Die Schöpfung liegt immer noch in Schmerz und Wehen. Doch das Bewußtsein, Träger jener Kräfte zu sein, die sie von der Knechtschaft der Verderbnis befreien, um sie in die Freiheit der Kinder Gottes zu führen, soll uns die Freude schenken, die Christus versprochen hat, und die niemand uns jemals nehmen kann .

 

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50 Jahre Wiedergründung der Serviten in Deutschland (1954 – 2004)

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50 Jahre Wiedergründung der Serviten in Deutschland

(1954 – 2004)

Verglichen mit der langen Geschichte unserer Ordensfamilie ist die Spanne von 50 Jahren nicht sehr viel. Wenn wir die Spanne von 50 Jahren aber einmal mit unserem eigenen Leben in Verbindung setzen, dann können wir ermessen, was sich in einem halben Jahrhundert alles ereignen kann. Vor 50 Jahren kehrten die Serviten nach Deutschland zurück. So schlicht und ergreifend klingt dies; und es steckt doch so viel dahinter. 

 

50 Jahre Wiedergründung der Serviten in Deutschland  (1954 - 2004) buer
Das Wappen der « Alten Deutschen Provinz »: Maria, Sitz der Weisheit, mit Pelikan (unteres Drittel)

Geschichtlicher Hintergrund

Vergegenwärtigen wir uns zunächst, was geschehen war: Schon zu Zeiten unserer Gründer, schon zu Zeiten der Sieben Heiligen Väter, kamen die ersten Serviten nach Deutschland. Die Ordenshistoriker streiten um das genaue Jahr, aber vermutlich um 1257 beheimaten sich Serviten in Giebichenstein bei Halle. Aus dieser Gründung erwächst eine blühende Ordensprovinz. Am Vorabend der Reformation zählt sie über 300 Mitbrüder mit hohem Bildungsniveau, die sich in zahlreichen Klöstern verteilen. Auch Schwesterngemeinschaften gibt es in Deutschland. Mit dem Klostersturm der Reformation wird die „Alte Deutsche Provinz“, die übrigens den Pelikan in ihrem Wappen trägt, ausgelöscht. Nur wenige Klöster liegen außerhalb der Kernlande der Reformatoren. Ein ganzer Stamm des Ordens vergeht und mich persönlich wundert es immer wieder, wie wenig hiervon an Spuren im Gesamtorden geblieben sind. Die Unkenntnis darüber ist auch in den Kreisen der Geschichtsinteressierten bedauerlich groß und die historische Aufarbeitung läßt viele Wünsche offen.

Über unser Mutterhaus in Innsbruck gelingt dann knapp ein Jahrhundert nach der Reformation die Wiederbegründung des Ordens in „Germanien“. Ein großer und blühender Zweig entsteht. Früchte dieser Gründung sind die Klöster „Kreuzberg“ oberhalb von Bonn und Rheinbach. Wer heute den Kreuzberg besucht, der trifft auf eine ganz und gar servitanische Kirchen- und Klosteranlage aus der Barockzeit. Kirche und Kloster haben die Wirren der Napoleonischen Kriege und der Säkularisation überstanden; die Serviten selbst nicht. Sie wurden Opfer der größten Enteignung der Menschheitsgeschichte, Opfer der Säkularisation. Im Jahre 1802 schreibt der Chronist des Innsbrucker Klosters: „Et sic ager Germanicus exsiccatus est.“ (Und so ist der Acker (des Ordens) in Deutschland ausgetrocknet). Dies ist der historische Hintergrund der Ereignisse im Jahre 1954. 
Die Klostergründung in Buer 1954 – Rückkehr der Serviten nach Deutschland

Am 25./26.Juli 1954 wird in Buer auf dem Goldberg die Pfarr- und Klosterkirche St. Mariä Himmelfahrt vom Münsteraner Weihbischof Heinrich Baaken  feierlich konsekriert. St. Mariä Himmelfahrt ist jüngste Tochter der altehrwürdigen Propstei St.Urbanus zu Buer. Die Bevölkerungsentwicklung nach dem 2.Weltkrieg hatte es erforderlich gemacht, die übergroßen Stadtpfarreien durch Abpfarrungen zu verschlanken. Bis hierher also keine Besonderheit. Nun aber das für uns Bemerkenswerte: Mit der Seelsorge an St. Mariä Himmelfahrt werden die Serviten betraut.Der Münsteraner Bischof Dr. Michael Keller versuchte konsequent in seiner Diözese Ordensleute für die Pfarrseelsorge zu gewinnen. Er wollte damit „geistliche Zentren“ in den Steinwüsten der Großstädte schaffen. Die Geschichte, warum und wie nun gerade die Serviten und diese dann ausgerechnet nach Buer kamen, ist spannend und aufregend. P. Gottfried M. Wolff hat sie als kleine Geschichtsarbeit erstellt. (1)

Nur soviel: die Wiederbegründung hat viele „Väter“. Von ihnen sind inzwischen viele ans Ziel ihrer Pilgerschaft gelangt. Zuletzt unser lieber P. Amideus M. Wickers, der auf seine unkonventionelle Art mitgewirkt hat und wichtige Weichen stellen konnte. Einer der großen Förderer der deutschen Wiederbegründung ist unser lieber P. Ladislaus M. Maurer, der als damaliger Provinzial mit viel persönlichem Einsatz und tiefem gläubigen Vertrauen die Arbeit in Buer begleitet hat.

1954 kamen nach Buer als Prior P. Paul M. Schifflers aus Belgien, aus der Tiroler Provinz als Pfarrektor P. Hugo M. Körbel sowie P. Basilius M. Wartbichler und Br. Bonaventura M. Valentin. Die ersten Jahre wohnten sie ein ganzes Stück weit weg von unserer Kirche. Aber schon am 23. September 1955 erfolgte der erste Spatenstich für das Klostergebäude. Pater General Alfons M. Montá selbst vollzog am 13. November 1955 die Grundsteinlegung. Die lateinische Urkunde, die in den Grundstein eingelassen wurde, trägt folgenden Text:

„Am 13. November im Jahre des Heils 1955,
im 17. Jahre des Pontifikates Papst Pius XII.,
unter dem Hirtenamt von Michael, dem Bischof von Münster i. W.,
unter dem Präsidenten Theodor Heuss und dem Kanzler Konrad Adenauer der westdeutschen Bundesrepublik,
unter dem Oberbürgermeister Robert Geritzmann von Gelsenkirchen-Buer
segnete Rev.mus. P. Mag. Alfons Maria Montá, der Prior Generalis des gesamten Ordens der Diener der seligen Jungfrau Maria,
nachdem der Orden im Jahre 1802 unter Napoleon  aus Deutschland vertrieben worden ist,
diesen Stein und legte ihn in das Fundament dieses neu entstehenden Konventes,
der den Namen Maria Himmelfahrt trägt,
in Anwesenheit des Priors P. Paul Maria Schifflers,
des P. Basilius Maria Wartbichler,
des Pfarrektors P. Hugo Maria Körbel und
des Br. Manettus Maria Aussenhofer.“

Am 23. Juli 1956 konnte das Kloster feierlich eingeweiht werden.

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Die erste Gemeinschaft von Buer mit dem Generalvikar für Deuschland (fr. Amideus Schuhmaier, 2. rechts) und Generalprior fr. Alfons Montà (sitzend): fr. Basilius Wartbichler, fr. Hugo M. Körbel (1. Pfarrer), fr. Paul M. Schifflers (1. Prior) (1.,2.,3. von links) und fr. Bonaventura M. Valentin (1. von rechts).

Inzwischen ist fast ein halbes Jahrhundert vergangen. Manches auf und ab hat es seitdem in Buer gegeben. Von hier aus wurden die Klöster

  • Düsseldorf-Rath,
  • Weihenlinden und
  • Viehhausen gegründet.

All diese Gründungen sind inzwischen schon wieder Geschichte. Buer selbst wurde als Kloster im Jahre 1982/1983 aufgegeben. Im Oktober 1989 sind wir Serviten jedoch wieder hierher zurückgekehrt. Heute sind wir in Buer sechs Mitbrüder. Es gibt viel Hoffnung, viel Freude, viel Arbeit, viel zu sähen und auch manches, das wächst und das geerntet werden darf. Zu unserem „lebendigen“ Konvent zähle ich auch immer die Mitbrüder, die ihre Ruhestätte auf unserem Friedhof gefunden haben, sowie jene, die an anderen Orten begraben sind und all unsere vielen Wohltäter und zahlreichen Helfer.

Anläßlich der Klostereinweihung schrieb jemand in die Chronik: „Et sic ager Germanicus refloruit anno Mariano 1954“ (Und so ist der Acker (des Ordens) in Deutschland im Marianischen Jahr 1954 wieder erblüht). Gebe Gott und unsere himmlische Herrin, daß dieses Wiedererblühen noch viele Früchte trägt! 

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Servitenkirche und -kloster Anfang der 1960-er Jahre…
… und heute.

P. Christian M. Böckmann OSM, Prior von Buer 

(1) P. Gottfried M. Wolff OSM, Die Gründung des Klosters der Serviten in Gelsenkirchen-Buer (1954), in: Beiträge zur Stadtgeschichte 24 (2004), hrsg. v. Verein für Orts- und Heimatkunde Gelsenkirchen-Buer, 243-266.

29 avril, 2015

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26 avril, 2015

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