• Accueil
  • > Recherche : calendario servi di maria

16 mai, 2015

Servi di Maria – Genova Parrocchia Santa Maria dei Servi Home Comunità Chi sono i Servi di Maria Frati – I Servi di Maria a Genova Laici – Ordine Secolare Parrocchia Orari Gruppi Calendario Opere d’Arte Letture del Giorno Vangelo Letture e Salmi Santi e Beati Collegamenti e Contatti 16-05-2015 Sabato della VI settimana di Pasqua Il Vangelo del giorno « La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento ». Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l’azione dello Spirito Santo. I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore » (Dal Catechismo della Chiesa Cattolica – Parte I – Sezione I – Capitolo II, Art. 3, IV Il Canone delle Scritture, 124-125) Qui puoi trovare il brano di Vangelo proposto giornalmente dalla Chiesa Cattolica secondo il calendario liturgico del rito Romano Ordinario. Per realizzare questo pagina abbiamo usufruito del servizio offerto dall’associazione internazionale Evangelizo che ha come missione la diffusione del Vangelo via internet. Se vuoi leggere il Vangelo di un altro giorno seleziona la data che ti interessa. È possibile scegliere una data compresa tra 30 giorni prima e dopo di oggi. Visualizzo il Vangelo del: Vangelo Letture Santi Home Sabato della VI settimana di Pasqua Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,23b-28. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre». Traduzione liturgica della Bibbia Per ricevere il Vangelo ogni mattina per e-mail, iscrivetevi : vangelodelgiorno.org Vangelo Letture Santi Home Parrocchia Santa Maria dei Servi – Largo Santa Maria dei Servi, 5 – 16129 Genova – p.i.: 95016550105 Tel. 010 564077 – Fax 010 581409 email: parrocchia@servidimariagenova.it Copyright © 2013 – Parrocchia Santa Maria dei Servi di Genova – Tutti i diritti riservati

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 1:49
Servi di Maria – Genova
Parrocchia Santa Maria dei Servi
16-05-2015 Sabato della VI settimana di Pasqua

Il Vangelo del giorno

« La Parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento ».
Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l’azione dello Spirito Santo.
I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore »
(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica - Parte I – Sezione I – Capitolo II, Art. 3, IV Il Canone delle Scritture, 124-125)

Qui puoi trovare il brano di Vangelo proposto giornalmente dalla Chiesa Cattolica secondo il calendario liturgico del rito Romano Ordinario.
Per realizzare questo pagina abbiamo usufruito del servizio offerto dall’associazione internazionale Evangelizo che ha come missione la diffusione del Vangelo via internet.

Se vuoi leggere il Vangelo di un altro giorno seleziona la data che ti interessa.
È possibile scegliere una data compresa tra 30 giorni prima e dopo di oggi.

Visualizzo il Vangelo del: 

Vangelo   Letture   Santi   Home

Sabato della VI settimana di Pasqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,23b-28.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre.
In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi:
il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre».

Traduzione liturgica della Bibbia
Per ricevere il Vangelo ogni mattina per e-mail, iscrivetevi : vangelodelgiorno.org

Vangelo   Letture   Santi   Home

Parrocchia Santa Maria dei Servi - Largo Santa Maria dei Servi, 5 – 16129 Genova – p.i.: 95016550105
Tel. 010 564077 – Fax 010 581409 email: parrocchia@servidimariagenova.it
Copyright © 2013 – Parrocchia Santa Maria dei Servi di Genova – Tutti i diritti riservati

3 mai, 2015

Pellegrini Oranti in strada alla sequela dei Sette Santi Fondatori

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 17:42
Si deve partire per un'avventura in cui chi calcola le cose non sei tu (Don Giussani)
Mancano   al Cammino di preghiera del 10/05/2015
Ci unisca gli uni agli altri fraternamente lo Spirito Santo, che attrae all’unione in Colui che ha assunto la nostra umanità per farci partecipi della sua divinità.
Con voi in Cristo, nostra passione. Amen.

Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria – 17 febbraio

Pellegrini Oranti in strada alla sequela dei Sette Santi Fondatori Maria-appare-ai-sette-santiStoria dei Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei « Servi di Maria » che nel Medioevo diedero origine in Firenze alla gloriosa Famiglia Servitana.
Fu il 15 Agosto 1233, quando sette giovani uomini, illustri fiorentini che facevano parte di una Compagnia di Laudesi, (poeti-attori tipici della Regione umbro-toscana del tardo Medioevo), fecero una sconvolgente esperienza.
Erano i nobili: Bonfiglioli Monaldi, Manetto dell’Antella, Buonagiunta Manetti, Amadio degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessandro Falconieri. I sette erano soliti raccogliersi dinanzi ad un’immagine dipinta su una parete lungo la strada, per esprimere in laudi il loro amore alla Madonna, allo stesso modo in cui i giullari del tempo cantavano alla donna amata la loro stupita ammirazione.
Quel giorno l’immagine di Maria si animò apparendo loro vestita a lutto, addolorata per l’odio fratricida che divideva Firenze fin dal 1215, quando i Fiorentini si divisero un due opposte fazioni: Guelfi e Ghibellini, che non perdevano occasione per scontrarsi anche in modo cruento. I sette giovani, desiderosi di portare un pò di pace, costituirono quindi la « Compagnia di Maria Addolorata », ritirandosi nella solitudine del Monte Senario, poco sopra Fiesole, per dedicarsi alla contemplazione, alla preghiera e alla penitenza.
«Come già amicizia li univa e avevano gioia l’uno dell’altro nelle cose di Dio e nelle cose umane, così furono ispirati ad abbandonare tutto per fare vita insieme … ed aver ancor più gioia nell’aiutarsi l’un l’altro con buoni gesti e parole».
Maria avrebbe detto loro: « Prendete quest’abito di duolo e portatelo in memoria dei miei dolori. Ricevete la regola di sant’Agostino. Continuate ad essermi fedeli servi coll’esercizio delle virtù; propagate ovunque la devozione ai miei dolori ed otterrete un giorno questa palma di vita sempiterna ». (Tratto dalla più antica storia dell’Ordine)
Monte-SenarioTra il Monte Senario e l’Annunziata
Un giorno, mentre scendevano in Città per un intervento pacificatore, un ragazzetto si rivolse alla mamma esclamando: « Ecco, arrivano i servi di Maria! » Il nome si addiceva talmente che rimase tale. Del resto, la scelta di venerare Maria era ormai definitiva e, abbandonate le ricche vesti e il corto pugnale, avevano fatto voto solenne di dedicare tutta la loro vita ad onorare la Beata Vergine.
Sovente, prima di varcare le porte cittadine, scendendo dal monte Senario, passavano dinanzi ad una Cappellina dedicata all’Annunciazione, in Contrada Cafaggio, poiché si era sparsa la voce che la scena dell’Annunciazione fosse stata dipinta da un Angelo, mentre l’ignaro pittore si era assopito. Eco di questa accresciuta devozione all’Annunziata fu la trasformazione della Cappellina in un più ampio Santuario, mèta di folle di Pellegrini, che divenne in seguito stabile dimora dei nobili Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria.
Da qui essi irraggiarono la loro devozione alla Madonna dell’Annunciazione, proclamata Patrona di Firenze, anche se la spiritualità mariana dell’Ordine dei Servi venera da sempre la Vergine Addolorata.
La data del 25 Marzo, festa dell’Annunziata, era stata scelta del resto a Firenze fin dal secolo X come inizio del Calendario civile e tale uso perdurò fino al 1749, quando gli anni si datavano con l’aggiunta della fede: « …ab Incarnatione Domini ».
Ricordati nominativamente dal « Martirologio Romano », i Santi Sette Fondatori hanno, il 17 Febbraio, una festa « collettiva » dal 1888, anno in cui furono canonizzati da Papa Leone XIII.
(Bianca Maria Veneziani)
Tratto da: www.stpauls.it »»»
Alcuni estratti dalla costituzione dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria
« L’Ordine dei Servi di Maria è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore, che si impegnano a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna e ad essere al servizio di Dio e dell’uomo, ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore. »
(Costituzioni OSM, art. 1)
« Nelle nostre comunità, richiamandoci alla Chiesa dei tempi apostolici e alla Regola di sant’Agostino, viviamo concordi e unanimi nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nello spezzare il Pane eucaristico e il pane guadagnato con il nostro lavoro, in vigile attesa del Signore che viene.
Uniti dalla carità e sostenuti dalla vicendevole stima, mettiamo in comune beni, aspirazioni, attività e prendiamo fraternamente le nostre decisioni, a norma del Diritto comune e proprio.
Secondo l’ispirazione mendicante del nostro Ordine, viviamo i calori evangelici della provvisorietà, della insicurezza e della disponibilità ad andare dove urge il nostro servizio. »
(Costituzioni OSM, art. 3)
Fratelli degli uomini, camminiamo insieme con loro per raggiungere una più intensa comunione d’amore.
(Costituzioni OSM, art. 7)
Preghiera
A voi veniamo, nostri Padri antichi, come figli, discepoli, amici, per apprendere da voi, immagini vive di Cristo, come si ami Dio sopra ogni cosa e per i fratelli si spenda la vita; come il perdono vinca l’offesa e con il bene si ricambi il male; come al bisognoso si tenda la mano, dell’afflitto si lenisca la pena, il cuore si apra all’amico; come insieme ricostruisca la casa, e nella dimora paterna si viva, un cuor solo e un’anima sola.
Ci accompagni, Padri nostri, il vostro esempio di comunione fraterna e di servizio a Santa Maria, e ci sostenga la vostra intercessione e la materna protezione di Nostra Signora, oggi e in ogni tempo della nostra vita. Amen.

31 décembre, 2014

Ökumenisches Heiligenlexikon Übersicht: • Gedenktage katholisch • Gedenktage evangelisch • Gedenktage anglikanisch • Gedenktage orthodox • Gedenktage armenisch • Gedenktage koptisch • Gedenktage äthiopisch-orthodox • Gedenktage syrisch-orthodox

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 1:44
Ökumenisches Heiligenlexikon

Übersicht:
Gedenktage katholisch
Gedenktage evangelisch
Gedenktage anglikanisch
Gedenktage orthodox
Gedenktage armenisch
Gedenktage koptisch
Gedenktage äthiopisch-orthodox
Gedenktage syrisch-orthodox

Gedenktage katholisch:

Die Angaben zu den Gedenktagen in den Biografien entsprechen dem maßgeblichen Verzeichnis, dem Martyrologium Romanum in der neuesten Ausgabe von 2001 (Martyrologium Romanum, ex decreto sacrosancti oecumenici Concilii Vaticani II instauratu auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, ed. typica, Città del Vaticano 2001) und 2004 (Martyrologium Romanum … Editio altera, Città del Vaticano 2004. Der Rang der Gedenktage wird nach dem römischen Generalkalender aus dem Missale Romanum von 2002 (Editio typica tertia, Città del Vaticano 2002) gegeben.

In den Tagesübersichten sind die Personen oft zusätzlich auch zu anderen Daten verzeichnet: das sind dann die früheren Gedenktage (viele wurden in der Kalenderreform nach dem 2. Vatikanischen Konzil verlegt) oder Daten aus anderen Kalendern von Orden, Diözesen u. a.
In den Tagesübersichten sind alle im neuen Martyrologium Romanum von 2001/2004 enthaltenen Heiligen und Seligen aufgeführt und mit dem Symbol Ökumenisches Heiligenlexikon Übersicht:  • Gedenktage katholisch  • Gedenktage evangelisch  • Gedenktage anglikanisch  • Gedenktage orthodox  • Gedenktage armenisch  • Gedenktage koptisch  • Gedenktage äthiopisch-orthodox  • Gedenktage syrisch-orthodox MR gekennzeichnet. Die nicht verlinkten Seligen sind dabei grau geschrieben, die nicht verlinkten Verehrten sind braun geschrieben. Die seit dem Erscheinen des letzten Martyrologium Romanum2004 neu kanonisierten Heiligen und Seligen sind mit dem Symbol MR2 gekennzeichnet.
Außerdem sind mit dem Symbol MR1956 auch die im vorkonziliaren Martyrologium Romanum von 1956 Verzeichneten enthalten, widergegeben nach dem Verzeichnis auf Introibo.net.
Zusätzlich sind die in den Acta Sanctorum der Bollandisten Verzeichneten gekennzeichnet mit dem Symbol AS. Die dort unter den Übergangenen Aufgeführten wollen wir in Zukunft ebenfalls kennzeichnen mit dem Symbol ASPraeter.
Fettgedruckt sind die Hochfeste, Feste und Gedenktage des römischen Generalkalenders nach der neuesten Ausgabe des Missale Romanum von 2002 und die Eigenfeiern des Regionalkalenders für den deutschen Sprachraum.

Die Gedenktage der Diözesen nach deren Direktorien verzeichnen wir in den Biografien – dabei bedeutet n.g. nicht gebotener und geb. gebotener Gedenktag – und in den Tagesübersichten. Werden Regionalkalender oder Diözesankalender genannt, sind die Gedenktage mit demselben Rang wie übergeordnet aufgeführt, aber dennoch extra verzeichnet. Als Quellen haben wir verwendet:
• für das Bistum Aachen: internetpfeil Direktorium des Bistums Aachen 2006 – 2008,
• für das Bisum Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti: internetpfeil Camminare Insieme (ab Seite 24)
• für das Bisum Asidonia-Jerez de la Frontera: internetpfeil Directorio pastoral
• für das Bistum Augsburg: internetpfeil Liturgischer Kalender 2007 – 2008; diese Seite ist jetzt geschlossen, aktuell gilt: internetpfeil Liturgischer Kalender Bistum Augsburg und internetpfeil Liturgisches Direktorium 2013,
• für das Erzbistum Bamberg: internetpfeil Direktorium 2006 – 2008
• für das Bistum Barbastro-Monzón: internetpfeil Santoral Propio de la Diócesis
• für das Erzbistum Barcelona: internetpfeil Calendari litúrgic propi actualitzat maig 2013
• für das Erzbistum Bari-Bitonto: internetpfeil Guida liturgica 2009-2010 und 2010-2011 und 2011-2012,
• für das Bistum Basel: internetpfeil Direktorium 2008,
• für das Erzbistum Berlin: internetpfeil Das Kirchenjahr 2008,
• für das Bistum Bilbao: internetpfeil Calendario Litúrgico proprio de la Diócesis de Bilbao
• für das Erzbistum Bologna: internetpfeil Calendario proprio della Chiesa di Bologna
• für das Bistum Bozen-Brixen: internetpfeil Eigenfeiern 2008,
• für das Bistum Brescia: internetpfeil Calendario della santa chiesa di Brescia
• für das Bistum Burgos: internetpfeil Los 21 santos del iconostasio burgalés
• für das Bistum Bistum Calahorra y La Calzada – Logroño: internetpfeil Santoral Diocesano
• für das Bistum Chur: internetpfeil Direktorium 2008,
• für das Bistum Ciudad Rodrigo: internetpfeil ??? – inzwischen nicht mehr erreichbar,
• für das Bistum Córdoba: internetpfeil Santoral,
• für das Bistum Eichstätt: internetpfeil Kalendarium 2006 – 2008,
• für das Bistum Eisenstadt: internetpfeil Direktorium 2013,
• für England: internetpfeil National Calendar for England 2000,
• für das Bistum Essen: internetpfeil Direktorium für das Bistum Essen,
• für das Bistum Feldkirch: internetpfeil Direktorium der Diözesen Innsbruck und Feldkirch 2008 ff,
• für das Erzbistum Freiburg i. Br: internetpfeil Direktorium der Erzdiözese Freiburg 2005 – 2008,
• für das Bistum Fulda: internetpfeil Direktorium der Diözese Fulda 2005 – 2008,
• für das Erzbistum Granada: internetpfeil Santos y Beatos,
• für das Bistum Graz-Seckau: internetpfeil Liturgisches Direktorium,
• für das Bistum Guadix: internetpfeil Santoral Propio de la Diócesis,
• für das Erzbistum Hamburg: internetpfeil Direktorium in der Kirchenprovinz Hamburg 2011 – 2012,
• für das Bistum Hildesheim: internetpfeil Direktorium in der Kirchenprovinz Hamburg 2011 – 2012,
• für das Bistum Huelva: internetpfeil Santoral Propios de la Diócesis,
• für das Bistum Huesca: internetpfeil Santoral Propio,
• für das Bistum Innsbruck: internetpfeil Direktorium der Diözesen Innsbruck und Feldkirch 2008 ff,
• für Irland: internetpfeil National Calendar for Ireland 1998,
• für das Erzbistum Köln: internetpfeil Directorium 2006 – 2008 und Diözesanproprien von 2003,
• für das Bistum Lausanne-Genf-Fribourg: internetpfeil Direktorium 2008,
• für das Bistum León: internetpfeil Santos y Beatos del Calendario Particular de la Diocesis de Leon,
• für das Bistum Limburg: internetpfeil Direktorium und internetpfeil Direktorium 2011 – 2012,
• für das Erzbistum Mailand: internetpfeil Calendario liturgico – Secondo il Lezionario Ambrosiano
• für das Bistum Mainz: internetpfeil Direktorium der Diözese Mainz 2009,
• für das Erzbistum Mallorca: internetpfeil Calendario Liturgico 2013 – 2014
• für das Bistum Mondoñedo-Ferrol: internetpfeil Calendario Litúrgico
• für das Erzbistum München-Freising: internetpfeil Direktorium 2006 ff,
• für das Bistum Münster: internetpfeil Direktorium 2007 – 2008,
• für das Bistum Orihuela – Alicante:internetpfeil Calendario Propio
• für das Bistum Osma – Soria: internetpfeil Textos litúrgicos propios de la Diócesis,
• für das Bistum Osnabrück: internetpfeil Direktorium in der Kirchenprovinz Hamburg 2011 – 2012,
• für das Erzbistum Paderborn: internetpfeil Direktorium für das Erzbistum Paderborn 2007 – 2008
• für das Bistum Pamplona y Tudela: internetpfeil Calendario litúrgico diocesano,
• für das Bistum Passau: internetpfeil Eigenfeiern 2009 und internetpfeil Liturgischer Kalender 2008/2009 und internetpfeil Liturgischer Kalender 2009/2010 und internetpfeil Liturgischer Kalender,
• für das Bistum Regensburg: internetpfeil Direktorium und internetpfeil Calendarium Tridentinum 2009 mit den Eigenfesten der Diözese Regensburg und internetpfeil Direktorium der Diözese Regensburg 2014,
• für das Bistum Rimini: internetpfeil Calendario particolare,
• für das Bistum Rottenburg: Eigenfeiern. In: Lektionar der Diözese Rottenburg,
• für das Bistum Salamanca: internetpfeil Calendario Litúrgico Propio,
• für das Erzbistum Salzburg: internetpfeil Liturgischer Kalender der Erzdiözese Salzburg 2006 ff,
• für das Bistum San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto: internetpfeil Proprio ,
• für das Bistum San Marino – Montefeltro: internetpfeil Calendario Santi und internetpfeil Beati della Diocesi,
• für das Bistum Sant Feliu de Llobregat: internetpfeil Calendari litúrgic propi,
• für das Bistum Santander: internetpfeil Martirologio Propio de la Iglesia de Santander,
• für das Bistum Sant Feliu de Llobregat: internetpfeil Calendari Litúrgic Propi,
• für das Erzbistum Sevilla: internetpfeil Santoral Sevillano,
• für das Bistum Sigüenza – Guadalajara: internetpfeil Calendario Litúrgico de los propios de la Diócesis de Sigüenza – Guadalajara,
• für das Bistum Sitten: internetpfeil Direktorium 2008,
• für das Bistum Speyer: internetpfeil Directorium Spirense 2007 – 2008,
• für das Bistum St. Pölten: internetpfeil Direktorium,
• für das Bistum Trier: internetpfeil Heilige im Bistum Trier,
• für das Erzbistum Valladolid: internetpfeil Calendario litúrgico propio de la Archidiócesis de Valladolid 2007 und Calendario litúrgico propio de la Archidiócesis de Valladolid 2008 und Calendario litúrgico propio de la Archidiócesis de Valladolid 2009
• für Wales: internetpfeil National Calendar for Wales 2000,
• für das Erzistum Wien: internetpfeil Liturgischer Kalender der Erzdiözese Wien 2008,
• für das Bistum Würzburg: internetpfeil Direktorium.

Die Regionalkalender verschiedener Länder verzeichnen wir in den Biografien. Als Quellen haben wir verwendet:
• für England: den internetpfeil National Calender of England,
• für Frankreich: den internetpfeil Calendrier liturgique francophone 2009 ff,
• für Irland: den internetpfeil National Calender of Ireland,
• für den mozarabischen Kalender: internetpfeil Calendarium Hispano-Mozarabicum Generale
• für Polen: internetpfeil Kalendarz diecezji polskich,
• für Schottland: den Nationalkalender der Bishop’s Conference of Scotland,
• für Spanien: internetpfeil Calendario Litúrgico – Pastoral 2010 – 2011,
• für Wales: den internetpfeil National Calender of Wales,
• für Kanada: den Regionalkalender der Canadian Conference of Catholic Bishops,
• für die USA: den Regionalkalender der United States Conference of Catholic Bishops.

Die Eigenfeiern der Orden verzeichnen wir in den Biografien und in den Tagesübersichten. Als Quellen haben wir verwendet:
• für die Arnsteiner Patres: internetpfeil deren Constitutiones,
• für die Augustiner-Chorherren/-frauen: internetpfeil Proprium der Augustiner-Chorherren von 1996,
• für die Augustiner-Eremiten: internetpfeil Ordensheilige nach dem liturgischen Kalender des Augustinerordens,
• für die Barmherzigen Brüder des heiligen Johannes von Gott: internetpfeil Eigenfeste des Ordens,
• für die Benediktiner: internetpfeil Proper Masses for the Use of the Benedictine Confederation, confirmed 1975,
• für die Combonimissionare: internetpfeil Glaubenszeugen und, internetpfeil Calendario Proprio 2013 – 2014
• für den Deutschen Orden: internetpfeil Eigenfeste und Gedenktage des Deutschen Ordens,
• für die Dominikaner: Proprium der Heiligen, Ausgabe in deutscher Sprache, Köln 1991, im Internet verfügbar unter internetpfeil The Dominican Year und Calendar of the Order of Preachers,
• für die Franziskaner: internetpfeil Calendarium Franciscanum und internetpfeil Calendarium Proprium und internetpfeil Calendarium Liturgicum Ordinis Fratrum Minorum und internetpfeil Calendarium proprium OFM Seite 31,
• für die Kapuziner: internetpfeil Liturgischer Kalender OFMCAP und internetpfeil Liturgische Feste und Gedenktage des Kapuzinerordensund internetpfeil Alphabetische Auflistung,
• für die Karmeliter: internetpfeil Heiligenkalender – Eigenfeste und internetpfeil Carmelite Saints & Blesseds,
• für das Kleine Werk von der göttlichen Vorsehung: internetpfeil Calendario Proprio,
• für die Kreuzherren: internetpfeil The Liturgy of the Crosiers,
• für die Malteser: internetpfeil Calendarium Proprium Ordinis S. Ioannis Hierosolymitani,
• für die Marianer: internetpfeil MIC Liturgical Calendar,
• für die Missionare vom kostbaren Blut: internetpfeil Liturgia Godzin,
• für den Passionistenorden: internetpfeil Calendarium Proprium und internetpfeil Calendarium Proprium 2014,
• für die Pavonianer: internetpfeil Calendario Liturgico Della Congregazione,
• für die Rogationisten: internetpfeil Calendario Proprio (Seite 7),
• für die Salesianer Don Boscos: internetpfeil Die liturgischen Hochfeste, Feste und Gedenktage der Don-Bosco-Familie,
• für die Schulbrüdern von La Salle: internetpfeil Santos Lasalianos und internetpfeil Santos, Beatos y Venerables Lasalianos,
• für die Serviten: internetpfeil Der liturgische Kalender OSM und internetpfeil Calendarium Liturgicum OSM
• für die Silvestriner: internetpfeil Liturgia della Settimana,
• für die Steyler Missionare/Societas Verbi Divini: internetpfeil Das Calendarium Proprium und internetpfeil Mass and Liturgy of the Hours,
• für die Trappisten: internetpfeil Ritual Cistersiense, 2004 und internetpfeil Calendar,
• für die Trinitarier: internetpfeil Calendarium Perpetuum Ordinis Sanctissimae Trinitatis, Roma 1978 und internetpfeil Liturgie delle ore proprio dell’Ordine,
• für die Vinzentiner: internetpfeil Eigenmessen der Kongregation der Mission und der Barmherzigen Schwestern ,
• für die Zisterzienser: internetpfeil Ordinis Cisterciensis Directorium Divini Officii pro anno liturgico.

Zusätzlich verzeichnen wir in den Tagesübersichten die Gedenktage nach dem internetpfeil On-line Calendar of Saints Days. Dort sind wichtige Quellen, v. a. für die Heiligen vor dem Jahr 1600, ausgewertet und in einer Liste zusammengestellt worden. Oft sind dabei die Gedenktage nach dem alten römischen Kalender aus der Zeit vor der Kalenderreform aufgeführt, dazu weitere Gedenktage wie die der Überführung der Gebeine u. ä. oder Gedenktage aus regionalen Kalendern angeführt.
Die im internetpfeil On-line Calendar of Saints Days ausgewerteten Quellen:
• F.G. Holweck: A Biographical Dictionary of the Saints. St. Louis: B. Herder, 1924. Reprint Detroit: Gale Research, 1969.
• Alban Butler: The Lives of the Fathers, Martyrs, and other Principal Saints. London: Virtue, 1936(?).
• Hermann Grotefend: Taschenbuch der Zeitrechnung des Deutschen Mittelalters und der Neuzeit, 10. Auflage. Hannover: Hahnsche Buchhandlung, 1960.
• Missale Romanum. Vatikanstadt: Libreria Editrice Vaticana, 1975.
• Paul Perdrizet: Le Calendrier Parisien … la fin du moyen Age, d’après le bréare et les livres d’heures. Paris: Les Belles Lettres, 1933.
• Roger Wieck: Time Sanctified – The Book of Hours in Medieval Art and Life. New York: George Braziller, in association with the Walters Art Gallery, Baltimore, 1988.
• The Hours of Catherine of Cleves, introduction and commentaries by John Plummer. New York: George Braziller, o. J.
• The Primer, or Office of the Blessed Virgin Mary, in Latin and English. Antwerpen: Arnold Conings, 1599.
• Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 6082; ein Manuskript der Benediktiner, im 12. Jahrhundert in Süditalien entstanden.

Viele Heilige aus dem französischen Sprachraum (Belgien, Frankreich, Luxemburg, Monaco und der West-Schweiz), dazu aus dem Aosta-Tal und aus Südengland verzeichnet internetpfeil Les Saints de notre Heritage ayant confessé l’Orthodoxie, Die Heiligen unseres Kulturerbes, die den orthodoxen Glauben bekannten, für die Zeit bis zur Kirchenspaltung 1054 (und teilweise bis 1199 oder 1215). Ausgewertet wurden dafür neben den Acta Sanctorum der Bollandisten auch:
• P. Andrew (Philipps): The Latin Saints of the Orthodox Patriarchate of Rome (in: Orthodox England)
• Jean-Claude Brenac: Dictionnaire des saints et bienheureux
• P. Urbain Villevieille: Nos Saints de Provence
• Mm. É. Baratier, G. Duby, E. Hildesheimer: Atlas Historique de Provence, Comtat, Orange, Nice et Monaco
• Pierre Larousse: Grand Dictionnaire Universel du XIXème siècle

Weitere Quellen:
• Das Martyrologium Sancrucense, das Heiligenverzeichnis des Zisterzienserklosters Heiligenkreuz, auch internetpfeil online verfügbar,
• Die internetpfeil Tagesheiligen der St. Patrick Catholic Church in Washington, D.C., USA,
• Das internetpfeil Verzeichnis der norwegischen katholischen Kirche,
• Remigius Bäumer, Leo Scheffczyk (Hg.): Marienlexikon, 6 Bände, Eos Verlag St. Ottilien, 1988 – 1994 (auch für Orthodoxe und andere Kirchen),
internetpfeil Saints.SQPN.com – notes about your extended family in heaven,
internetpfeil Beatificazioni del Santo Padre Giovanni Paolo.

Den aktuellen liturgischen Kalender der katholischen Kirche berechnet das Script von internetpfeil H. v. Hatzfeld und Norbert Ruttner; man enthält zugleich für jeden Tag den Link zu Schott’s Messbuch mit den Tagesgebeten, Lesungen und Psalmen.

Der Grotefend, das grundlegende und umfassende Werk zur Zeitrechnung des Deutschen Mittelalters und der Neuzeit, 1891 von Dr. H. Grotefend verfasst, bietet einen wichtigen Überblick über viele Heiligenkalender. Die internetpfeil HTML-Version gibt es online, ins Netz gestellt von Dr. Horst Ruth.

Gedenktage evangelisch:

Die Angaben für die EKD (Evang. Kirche in Deutschland) entsprechen dem Namenkalender, herausgegeben von der Evangelischen Michaelsbruderschaft des Berneuchener Hauses Kloster Kirchberg, 1969 vom Rat der EKD freigegeben, online verfügbar bei internetpfeil Joachim Januschek.
Die Angaben für die ELCA (Evangelical Lutheran Church in America) und die LCMS (Lutheran Church – Missouri Synod) stammen aus dem Lutheran Book of Worship von 1978 – ergänzt durch Änderungen des Evangelical Lutheran Worship von 2006 – für die ELCA und aus dem Lutheran Worship – ergänzt durch Änderungen des Lutheran Service Book von 2006 – für die LCMS.

Gedenktage anglikanisch:

Die anglikanischen internetpfeil Holy Days wurden vom Konzil der Erzbischöfe der anglikanischen Kirche zuletzt mit dem neuen Common Worship im Jahr 2000 festgelegt.

Gedenktage orthodox:

Die Angaben entsprechen dem in vielen orthodoxen Kirchen gebräuchlichen julianischen Kalender. Der julianische Kalender hinkt dem bei uns im Westen gebräuchlichen gregorianischen Kalender um 13 Tage hinterher.

In den Tagesübersichten verzeichnen wir alle Gedenktage nach dem internetpfeil Prolog von Ochrid, zusammengestellt vom serbischen Bischof Nikolai Velimirović in Ohrid in den Jahren 1920 bis 1938, gegeben nach der englischen Übersetzung durch die serbisch-orthodoxe Kirche, Diözese West-Amerika. Die Gedenktage der griechisch-orthodoxen Kirche sind kursiv gedruckt.
Dazu kommen die Heiligen und Seligen aus der der Übersicht internetpfeil Feasts and Saints of the Orthodox Church. Dort wurden die Bände 2 und 3 des Nachschlagewerks für Geistliche (Nastol’naya Kniga Svyaschennosluzhitelya) des Moskauer Patriarchats, erschienen 1978 & 1979 in Moskau, ins Amerikanische übersetzt von Stephen Janos, ausgewertet. Ferner haben wir die Daten aus Apostolos, hrg. von Vojtech Boháč, Michael Kunzler, Oleksandr Petrynko und Andreas A. Thiermeyer im Verlag Bonifatius 2005 ausgewertet.

Weitere Quellen für die Orthodoxen Heiligen und Seligen:
internetpfeil Fest- und Heiligenkalender der Orthodoxen Kirche in Deutschland,
• Orthodoxe Fraternitaet in Deutschland e.V.: internetpfeil Aktuelle Feste im Jahreskreis des Heils,
• Der internetpfeil Kalender der Russischen Orthodoxen Kirche
• Der internetpfeil Orthodox Calendar der Holy Trinity Russian Orthodox Church des Patriarchats von Moskau in Baltimore, Maryland, USA,
internetpfeil Kalender der Griechisch-Orthodoxen Erzdiözese von Amerika.
• Der internetpfeil Kirchenkalender der Serbisch-orthodoxen Kirchgemeinde Hl. Dreifaltigkeit in Zürich.
• Das internetpfeil Verzeichnis der Gottesdienste des Rumänisch-Orthodoxen Erzbistums von Deutschland, Österreich und Luxemburg,
internetpfeil Kalender der Georgischen Orthodoxen Apostelkirche,
• Vojtech Boha, Michael Kunzler, Oleksandr Petrynko: Apostolos (deutsche Ausgabe der liturgischen Texte des byzantinischen Ritus der römisch-katholischen Kirche auf der Grundlage des griechische Apostolos, ergänzt um die wichtigsten Feste der Slawen), Bonifatius Druckerei Paderborn, 2005,
internetpfeil St. Hilarion Calendar of Saints for year of our Lord 2004. Official Publication of the autonomous Orthodox Metropolia of Western Europe & the Amercas, St. Hilarion Press, Austin, Texas 2003,
internetpfeil Orthodox Women Saints der Antiochian Orthodox Christian Archodiocese of North America,
internetpfeil Calendrier Orthodox. Fêtes et Saints de l’Eglise Orthodoxe,
internetpfeil Feasts and Saints by date,
internetpfeil Commemoration List for the Departed Righteous Ones,
internetpfeil Calendrier des saints,
internetpfeil Kirchenkalender,
internetpfeil Calendar,
internetpfeil Vies des saints de ce jour und internetpfeil Les saints classés par nom und internetpfeil Les saints classés par date,
internetpfeil Orthodox Calendar,
internetpfeil Calendar,
internetpfeil Kalender der Russischen Orthodoxen Kirche.

Gedenktage armenisch:

Die Armenische Kirche benutzt den altägyptischen Kalender; die armenische Zeitrechung beginnt am 11. Juli 552 n. Chr. mit der Trennung der Armenischen Apostolischen Kirche von der Römischen Reichskirche. Die Armenische Kirche reformierte ihre Gedenktage im Zuge der Neueinführung des gregorianischen Kalenders mit der Enzyklika 349 von Katholikos Kevork V. (1911 – 1930), gültig ab Beginn des Jahres 1924. Wir verzeichnen die Gedenktage nach dem Armenischen Synaxar von Ter Israel (Patrologia Orientalis, Bände 5, 6, 15, 16, 18, 19 und 21, Original mit französischer Übersetzung); die Urfassung der Handschrift stammt aus dem Jahr 765 der armenischen Ära (= 1316 n. Chr.) sowie nach der Bibliotheca sanctorum orientalium, Vol. I, Roma, Città Nuova, 1998 und Vol II., Roma, Città Nuova, 1999

Gedenktage koptisch:

Die Koptische Kirche benutzt den altägyptischen Kalender; seit der Märtyrer-Ära – auch als Diokletianische Ära bezeichnet – wird der Kalender Märtyrer-Kalender genannt. Nach der Märtyrer-Ära richtet sich auch die koptische Zeitrechnung: Sie beginnt mit dem 29. August 284 (nach dem julianischen Kalender), dem Regierungsantritt von Kaiser Diokletian. Jeder Monat dauert 30 Tage, hinzu kommt der sogenannte kleine Monat, der entweder 5 – oder in Schaltjahren 6 – Tage lang ist. Wir geben die Gedenktage umgerechnet auf den julianischen Kalender. Zu beachten ist, dass der koptische Schalttag ein halbes Jahr vor dem julianischen liegt, nämlich am Tag nach dem 29. August. In Schaltjahren ist deshalb von diesem Tag bis zum 28. Februar zum hier angegebenen Tag ein Tag hinzuzuzählen; eine automatische Umrechnung ist auf dem internetpfeil Kalender-Rechner von Holger Oertel möglich. Auch die Jahreszahlen geben wir umgerechnet auf die Jahre nach der Geburt Christi.
Die Angaben stammen aus fogenden Quellen:
Synaxarium, herausgegeben vom koptisch-orthodoxen Patriarchat, St. Antonius-Kloster, Waldsolms-Kröffelbach 1994,
Abū al-Barakāt Ibn Kabar: Le Calendrier d’Abou’l-Barakat (= Patrologia Orientalis Band 10), Brepols Publishers, Turnhout in Belgien 1989,
• Corpus scriptorum Christianorum Orientalium, Bände 78 und 90: Synaxarium Alexandrinum, Peeters Publishers, Leuven 1932 und 1926,
René Graffin/François Nau: Les Ménologes des évangéliaires Coptes-Arabes, Paris 1913,
• Aziz S. Atiya (Hg.): Coptic Encyclopedia, Macmillan Publishers, New York 2001; jetzt auch online verfügbar: internetpfeil Claremont Coptic Encyclopedia

Gedenktage Äthiopisch-orthodox:

Wir verzeichnen die Gedenktage
• nach dem internetpfeil Martirologio ecumenico di tutto l’anno des Klosters Bose,
• nach der Bibliotheca sanctorum orientalium. A – Gio: Vol. I, Roma, Città Nuova, 1998; Gir – Z: Vol II., Roma, Città Nuova, 1999,
• nach: François Nau: Martyrologes et ménologes orientaux: Un martyrologe et douze ménologes syriaques. I-XIII, Firmin-Didot, Paris 1915 = Patrologia Orientalis, Band 10, Teil 1

Gedenktage Syrisch-orthodox:

Wir verzeichnen die Gedenktage
• nach dem litugischen Kalender der syrisch-orthodoxen Kirche von Antiochien aus: Andreas Heinz: Feste und Feiern im Kirchenjahr nach dem Ritus der Syrisch-Orthodoxen Kirche von Antiochien (M’ad’dono), Pulinus-Verlag Trier 1998,
René Graffin/François Nau: Le Synaxaire Arabe Jacobite (Rédaction Copte) = Patrologia Orientalis, Bände 1, 3, 11, 16, 17 und 20, Paris 1904, 1909, 1915, 1922, 1923 und 1929,
Paul Peeters: Le martyrologe de Rabban Sliba = Analecta Bollandiana 27, Société des Bollandistes, Brüssel 1908
internetpfeil Calendrier des fêtes du Seigneur, des Saints et des Martyrs der Communauté Syriaque Orthodoxe de France,
internetpfeil Syriac Orthodox Church Calendar und internetpfeil Syriac Orthodox Church Calendar,
internetpfeil Liturgical Calendar of the Syriac Orthodox Church,
internetpfeil Die Feste nach dem Ritus der Syrisch-Orthodoxen Kirche von Antiochien und internetpfeil Die kanonischen Gebete von Mor Ignatius Aphrem I. Barsaum, ab Seite 116: Über die Festtage und die Fastenzeit

zuletzt aktualisiert am 00.00.2014

 

26 décembre, 2014

calendario liturgico 2013-2014 dell’Ordine dei Frati Servi di Maria

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 5:00

Note & appunti di storia dell’Ordine dei Servi di Maria

lunedì 2 dicembre 2013

Primo sguardo – Calendarium Liturgicum OSM 2013-2014

Ordo Celebrandi Officium Divinum et Missam Secundum Calendarium Romanum Generale et Proprium Ordinis Fratrum Servorum Beatae Mariae Virginis pro anno liturgico 2013-2014 fratris Gottfried M. Wolff prioris generalis iussu editus, Roma, Curia Generale O.S.M. 2013. 256 pp. 16,5 cm.
Perpetuando un impegno ormai consolidato negli anni, viene messo a disposizione per uso interno il Calendarium Liturgium proprio dell’Ordine dei Servi di Maria, curato dalla C.L.I.O.S. (Commissio Liturgica Internationalis Ordinis Servorum)
Questo piccolo volume di agile consultazione svolge una funzione di “bussola” liturgica, per quanti desiderano celebrare con attenzione durante il corso dell’anno, implementando all’interno del Calendario Romano il proprio dei Servi di Maria, oltre ad ulteriori utili indicazioni regionali. Da diversi anni inoltre si sottolineano alcune ricorrenze particolari riferite alla Famiglia dei Servi di Maria. Per l’anno liturgico 2013-2014 abbiamo le seguenti:
- Al 4 dicembre, viene ricordato il 50° anniversario della promulgazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II;
- Il 5 gennaio, si menziona il 50° anniversario dello storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Ortodosso Atenagora I a Gerusalemme;
-  Al 27 gennaio, si ricordano il centenario della presenza dei Servi di Maria in Swaziland;
- Il 19 aprile, viene ricordato il VII centenario della morte di fra Andrea Balducci, settimo priore generale dell’Ordine dei Servi. Nel corso del suo priorato, l’Ordine ricevette da papa Benedetto XI la bolla di approvazione definitiva Dum Levamus (1304);
- Il 7 maggio viene segnalato il primo centenario della morte Suor Maria Magherita Ferraretto (1839-1914) cofondatrice delle Suore Serve di Maria Riparatrici;
- Al 28 maggio, viene menzionato il 50° anniversario dell’aggregazione dell’Istituto Secolare Servitano (Servite Secular Institute) all’Ordine dei Servi di Maria;
- Il 18 giugno si ricorda il 150° anniversario dell’aggregazione delle Suore Serve di Maria di Cuves/Londra all’Ordine dei Servi di Maria;
- L’11 luglio, si menziona il 50° anniversario della morte di Suor Mary Boniface Hayes cofondatrice dell’Istituto delle Suore Serve di Maria di Ladysmith;
- L’11 ottobre l’Ordine dei Servi di Maria ricorda il 150° anniversario dell’inizio della sua presenza in Inghilterra;
- Infine il 21 novembre, si ricorda il 50° anniversario della proclamazione del titolo «Madre della Chiesa» dato alla Beata Vergine Maria da papa Paolo VI nel corso della celebrazione di chiusura della Terza Sessione del Concilio Vaticano II.
Occorre ancora segnalare come, rispetto all’edizione 2012-2013, questo Calendarium Liturgicum veda alcune aggiunte grafiche:
- le solennità del 25 marzo (Annunciazione del Signore) e del 15 agosto (Assunzione della B.V. Maria) e la solennità propria dell’Ordine per il 15 settembre (B. V. Addolorata) sono state maggiormente messe in risalto con l’aggiunta di una piccola foto riguardante la ricorrenza.
- le quattro domeniche del tempo d’Avvento e un piccolo spazio dopo il 24 dicembre, sono segnalati tramite un piccolo disegno raffigurante una tipica corona d’avvento.
L’importanza di questo si giudica nell’utilizzo di ogni giorno. Questo Calendiarium Liturgicum mantiene intatte due importanti qualità:
- dimensioni compatte (cm 11,6 x 16,5; 2 cm di spalla) a fronte di un leggero aumento di pagine (8 in più rispetto all’edizione precedente);
- facilità di utilizzo in ogni periodo dell’anno con ricorrenze liturgiche proprie dell’Ordine segnalate con efficacia da appositi segnali; segnali forse meno chiari nella distinzione tra feste mariane (un giglio per le ricorrenze mariane del Calendario romano; una piccola rosa per quelle regionali).
Su queste basi il giudizio non può essere che positivo per questa edizione del Calendarium Liturgicum. Avendo così a disposizione un buon strumento starà ora ad ogni membro dell’Ordine dei Servi di Maria come di tutta la Famiglia Servitana farne un buon utilizzo.
fra Emanuele M. Cattarossi
albatrosm2013@gmail.com

15 septembre, 2014

La festa della Beata Vergine Addolorata

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 15:49

La festa della Beata Vergine Addolorata

a cura di Corrado MAGGIONI
dal 1976 fa parte dei Missionari Monfortani della Compagnia di Maria
 

santino della Beata Vergine Maria AddolorataSi tratta di una festa e di una spiritualità che a partire dal 1100 hanno avuto un grandissimo sviluppo. Sotto la croce Maria dice il si supremo alla volontà di Dio all’unisono con il sì del Figlio e viene associata in tal modo al mistero della salvezza da lui operato.

Riflessione

Il dolore di Maria davanti alla morte del Figlio è uno dei temi più cari alla religiosità popolare, basta pensare ai numerosi santuari in cui e venerata l’immagine della Pietà. Il grembo di Maria accoglie il corpo esanime di Gesù evocando così il momento del concepimento: le braccia della Vergine Madre hanno accompagnato il cammino terreno del Figlio dell’Altissimo dalla nascita alla morte partecipando in prima persona al mistero della redenzione del mondo.

La storia

La devozione alla sofferenza provata da Maria sotto la croce del Figlio prese avvio nel sec.XII, ad opera dei Cistercensi prima e quindi dei Francescani (sec.XIII).

Il quadro di riferimento è rappresentato dal movimento spirituale di quel periodo nel quale viene riservata una particolare venerazione alla umanità di Gesù, considerato soprattutto nei misteri del la sua nascita e della sua morte: in essi è ugualmente posta in rilievo la presenza della Madre del Figlio di Dio fatto uomo. La devozione all’Addolorata precisata progressivamente dai Servi di Maria come devozione ai Sette Dolori, conobbe poi una grande irradiazione nei secoli XIV e XV.

Da queste premesse si è maturata una celebrazione liturgica commemorativa del dolore di Maria.

Diciamo subito che tale commemorazione ha conosciuto due celebrazioni: una nel tempo quaresimale-pasquale e l’altra nel mese di settembre.

Fu il Concilio provinciale radunato a Colonia nel 1423 ad istituire la festa della Commemorazione dell’angoscia e dei dolori della beata Vergine Maria da celebrarsi il venerdì dopo la terza domenica di Pasqua. Dal decreto conciliare si può vedere bene l’impostazione biblica della festa introdotta in onore dell’angoscia e del dolore che ella Soffrì quando Gesù, le mani distese  in croce, immolato per la nostra salvezza, affidò la benedetta Madre sua al discepolo prediletto.

Nel 1842 il papa Sisto IV faceva preparare una messa, da introdurre nel Messale, intitolata a “Nostra Signora della Pietà”. Tale festività fu progressivamente adottata da numerose chiese, pur mantenendo delle differenze quanto alla denominazione (Trafittura o martirio del cuore della Beata Vergine Maria, Compassione della Beata Vergine Maria, Lamento di Maria, Pianto della  Beata Vergine Maria, Lo spasimo e i dolori della Vergine, i Sette Dolori della Beata Vergine Maria) e al tempo di celebrazione (dalla settimana di Passione al Tempo Pasquale).

Su richiesta del Priore generale dei Padri Servi di Maria, nel 1727, il papa Benedetto XIII iscriveva nel calendario rimano la festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, fissandone la data al venerdì dopo la domenica di Passione (l’ordine dei Servi la celebrava dal 1714).

Per la medesima commemorazione nel mese di settembre incontriamo ancora una volta i Servi di Maria, i quali nel 1668 ottennero di celebrare i Sette Dolori della Vergine nella domenica successiva all’Esaltazione della Croce (la terza domenica del mese).

Il formulano della messa è simile a quello approvato nel 1482. Fu, in seguito, Pio VII, reduce dalla prigionia imposta da Napoleone, a iscrivere nel 1814 anche questa celebrazione nel calendario della Chiesa latina. Quindi, nel 1913, per volere di S.Pio X, venne stabilita – in rispetto alla domenica – la data del 15 settembre (il rito ambrosiano celebrava già in questo giorno i Sette Dolori, come ottava della Natività di Maria). Il calendario rinnovato nel 1969 ha soppresso la commemorazione del venerdì di Passione (era stata ridotta la festa a commemorazione nella riforma rubricale del 1960) e similmente ha deciso che il 15 settembre sia celebrato come “memoria”, col titolo di “Beata Maria Vergine Addolorata”.

L’odierno formulario del Messale romano è stato profondamente modificato: la colletta proviene dal Messale ambrosiano; l’orazione sulle offerte si rifà ad orazioni del Messale di Parigi del 1738; l’orazione dopo la comunione è nuova.
Quanto alle letture bibliche, è stata scelta Eb 5, 7-9 come prima lettura e in alternativa al vangelo di Gv 19,25-27 (Maria sotto la croce), è possibile leggere il testo di Lc 2,33-35 (una spada ti trafiggerà l’anima).

Eb 5, 7-9
Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek.

Gv 19,25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Lc 2,33-35
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

La madre ferita

Risparmiata dal peccato, a differenza di noi, ma segnata dal dolore, come noi. La considerazione dell’Addolorata ha fatto si che i fedeli sentissero la vicinanza della Privilegiata e Gloriosa. Ma che tipo di dolore fu quello di Maria?
Non basta trasferire i nostri sentimenti nella persona della Vergine, immaginando il suo dolore modellato sul nostro.

La tristezza che circonda realmente l’Addolorata (pensiamo alle immagini vestite di nero, con il cuore trafitto da sette spade) non deve farci smarrire, come talora capita, la beatitudine che l’avvolge:

“Beata lo Vergine Maria, perché senza morire meritò, sotto lo croce, la palmo del martirio”
acclamazione al Vangelo

Il suo non è solo il dolore che prova una madre per la morte del figlio; non è soltanto il dolore che paralizza di fronte all’ineluttabilità della morte; non è semplice rassegnazione al valore presunto o meno di Dio. La sofferenza di Maria oltrepassa la perdita fisica del Figlio per incontrarsi col dramma del fare la volontà di Dio.

L’antifona d’ingresso della messa, infaffi ricorda le misteriose parole dette da Simeone alla Vergine:

 “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”

La spada è la rivelazione del mistero di Cristo offerto all’amore fino alla morte di croce, mistero che trapassa totalmente l’esistenza della madre, ferendola con la stessa carità divina. Il dolore di Maria ha la stessa valenza del dolore di Cristo, il quale

“pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose”

Stava sotto la croce

La scena descritta da Giovanni ci porta all’ora suprema in cui viene consumato il sacrificio della nostra salvezza. Tutto parla di dono: dono offerto e dono ricevuto.

Donandosi al Padre nello Spirito Santo, Gesù dona sua madre a Giovanni:

“Ecco tua Madre”

Queste parole sono la grande rivelazione che Cristo è il primogenito di molti fratelli: Cristo e Giovanni (= la Chiesa) sono un solo essere vivente un corpo e, dunque, hanno una sola Madre. Abbiamo qui descritto la nascita della Chiesa, formata dall’indissolubile comunione tra Cristo e i suoi discepoli: all’interno di questa comunione troviamo la presenza materna di Maria. L’unità e la comunione tra Maria e i discepoli sono significate da “una sola casa“, la stessa casa per Maria e Giovanni (cfr Gv 19,27).

La sottolineatura che risalta nella celebrazione dell’Addolorata è quel suo stare presso la croce. La sobrietà dell’evangelista ci invita a penetrare nel mistero nascosto e svelato in quest’era. Lo stare di Maria col Crocifisso suppone l’ora dell’Annunciazione: l’ “eccomi” di Nazaret trova la sua massima estensione sotto a croce: lì è mostrato il Maestro da ascoltare, la Via da seguire, la Parola da incarnare nella propria vita.

Il Crocifisso, grondante amore è la Parola che turba, la spada che ferisce. La trafittura non riesce però a piegare in due Maria: ella sta in piedi, sostenuta dalla speranza e dalla fede:

“In te Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa…
Dico: Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni. Quanto è grande la tua bontà Signore! La riservi per coloro che ti amano”

Salmo responsoriale

Proprio qui la Chiesa trova in Maria un modello da imitare.

Nella luce della risurrezione

Nei suoi testi, la celebrazione dell’Addolorata ci presenta Maria circondata non dal buio della morte ma, piuttosto, illuminata dalla luce della risurrezione dell’ “Uomo dei dolori”. Rivivendo nell’Eucarestia il sacrificio pasquale di Cristo, a cui la Vergine si è vitalmente associata con tutta se stessa (cfr LG 58), la Chiesa partecipa alle sofferenze del Crocifisso per partecipare della gioia della sua risurrezione. Sono questi temi dell’orazione colletta, in cui si trova espresso il mistero della celebrazione del 15 settembre: mistero di Cristo, di Maria e della Chiesa.

L”Addolorata manifesta l’apertura incondizionata all’amore di Dio che rapisce tutta la vita senza risparmiare nulla.

Per questo il dolore della Vergine riassume le diverse sfacettature della sofferenza del credente che si lascia stigmatizzare l’esistenza del Corpo donato e dal Sangue versato di Cristo Signore.

La Madre del dolore è la madre dell’amore (vedi la sequenza dello Stabat Mater, composta da Jacopone da Todi e pregata facoltativamente prima del Vangelo).

La sua “compassione” (= soffrire con) deve ispirare il nostro stare presso la croce di Cristo per imparare a stare presso le infinite croci degli uomini piagati nel corpo e nello spirito. E’ missione della Chiesa quella di evangelizzare il dolore ed educare al dolore, tra sformandolo in sacrificio che dà la vita.

28 juillet, 2013

Cardinale Dionisio Laurerio Frate Ordine Servi di Maria che aveva le stesse idee e sentimenti di vita evangelica di Papa Francesco.

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 15:58

 

 

                             

FIORENZO LAURELLI

 

LA PORPORA E L’ARMILLA.

VITA ED OPERE DEL CARDINALE DIONISIO LAURERIO, FRATE SERVITA.

 

 

 

1. Origini familiari e nascita

 

 

        Nel 1497 nasceva a Benevento Dionisio Laurerio, illustre figura di prelato del Rinascimento, nel transito verso la Controriforma.

Egli è personaggio ignoto ai più nel XX secolo, mentre invece è stato autentico protagonista di alcuni degli avvenimenti più importanti del suo tempo; per questo è interessante, anche alla luce di documenti d’archivio da poco accessibili, riesaminare alcuni periodi della sua vita che furono alla base di molti rilevanti accadimenti del primo Cinquecento.

Molti studi biografici esplicitano i dubbi dell’autore soprattutto sul luogo e sulla data della nascita, fatta eccezione per quanto si ricava dalla lettura della lapide tombale, un tempo visibile nella chiesa di S. Marcello al Corso in Roma. E’ questa una delle poche fonti valide, perché atto formale e perché contemporanea, per stabilire con sufficiente certezza entrambe le notizie: Dionisio Laurerio beneventano, morto a Roma il 17 settembre 1542 di anni 45. Si è potuta acquisire ulteriore sicurezza sul luogo natale anche dall’esame della raccolta di atti pubblici relativi all’Ordine dei Serviti denominata Archivum ecclesiae et conventus Sancti Marcelli de Urbe O.S.B.M.V. , conservata, per l’appunto, presso la Casa generalizia dell’Ordine, sita in Roma presso quel convento. In quasi tutti i documenti in cui Dionisio compaia a vario titolo egli è denominato oppure si firma «fra  Dionisio beneventano», a parte le poche occasioni in cui venga utilizzato il cognome.

Volendo attribuire piena ufficialità anche al computo dell’età, quale risulta dalla predetta lastra tombale, ne scaturisce un sicuro anno di nascita di 45 anni precedente la data di morte: fissata questa al 1542, ne ricaviamo l’anno 1497. Lo stesso Gian Vincenzo Ciarlanti nelle sue Memorie storiche [i] annota fedelmente l’epigrafe, così come riportata dal Ms. Chigiano I [ii]  e dagli scritti di tutti i principali biografi.

Il solo Eubel[iii] assegna al Laurerio anche un secondo nome, che non risulta in alcun altra biografia o documento del tempo: Dionysius (Neagrus) de Laurerio, nome al quale non è facile attribuire neppure un preciso significato[iv]. Assolutamente sconosciuta è, inspiegabilmente, la famiglia di origine, quando soprattutto le elevatissime dignità ecclesiastiche rivestite da Dionisio avrebbero lasciato supporre ben altra messe di notizie sugli ignoti familiari del Nostro.

Basti dire che, secondo Giovanni De Nicastro[v] si disquisiva, già nel sec. XVIII, se Laurerio fosse nato in Benevento «non di oscuri natali, siccome scrisse il già citato Giovanni Palazio[vi] ed altresì l’Abate Ughelli[vii] [e come A. Ciaconius[viii]], ma di nobili genitori, siccome vuole il soprallodato Arcidiacono Mario della Vipera (…) nel M.S. Discorso delle Famiglie nobili di Benevento» [ix]. Anche a costo di rendere ancora più complessa l’identificazione della famiglia di origine, citeremo il passo tratto dall’Archivio del Convento della SS. Annunziata di Firenze[x] sotto il giorno 20 dicembre 1539:

 

Ricordo come questo dì venne nuova da Roma come el Rev[erendissi]mo P[riore] Generale M[aestr]o Dionisio da Benevento, per padre et per madre fiorentino, fu assumpto alla dignità del Cardinalato [].

 

            Questa informazione, tratta dalle Ricordanze del convento fiorentino, non è, almeno per quanto concerne la madre, del tutto priva di fondamento. Sul finire del Quattrocento Benevento accoglieva una nutrita colonia di «forastieri», composta da mercanti, finanzieri, funzionari della Curia pontificia[xi]. Ed è proprio in questro gruppo di “naturalizzati” – specie quelli originari dell’Umbria – che va ricercato il ceppo familiare di Dionisio Laurerio. Al pari dei Roscio – ternani d’origine ed attestati a Benevento almeno dal primo Cinquecento[xii]  - anche i Laureri (o meglio Laureli, nella denominazione originaria) provenivano dall’Umbria, precisamente da Amelia nel cui patriziato erano incardinati[xiii].

            Gli amerini costituivano un gruppo sociale forte ed attivo nella diplomazia e nell’ amministrazione dei governi pontifici e laici, come attestano la fortuna di alcune grandi casate amerine[xiv] e, in primis, quella dei Geraldini, che nel XV secolo ritroviamo in posti di assoluto rilievo sia nella corte dei sovrani pontifici che in quelle aragonesi di Spagna e di Napoli[xv]. Assai intensi e documentati i rapporti tra i Geraldini ed i loro conterranei Laureli[xvi]. 

Insomma, nella prima metà del Cinquecento, i Laureri erano sicuramente inseriti nel gruppo di potere benventano. Come peraltro i Roscio, che tracce consistenti indicano loro imparentati[xvii]. Tuttavia, almeno per i primi, il trasferimento da Amelia a Benevento può riferirsi ad una circostanza ben precisa: la preconizzazione di Alessandro Geraldini, nel 1496, a vescovo di Volturara[xviii]. I ripetuti impegni diplomatici del prelato, già cappellano maggiore di Ferdinando il Cattolico presso la corte spagnola, e le ripetute missioni a Londra, a Bruxelles, in Scozia, naturalmente gli impedirono di metter piede nella piccola diocesi, allora suffraganea di Benevento. Alessandro, uniformandosi alla «prassi ormai consolidata di dissociare le rendite ecclesiastiche dalle funzioni religiose cui in origine erano collegate»[xix], necessariamente dovette nominare suo vicario generale un congiunto prossimo, certamente esperto di diritto ecclesiastico: tutti i legami esposti, parentali ed economici, fra il casato dei Geraldini e quello dei Laureli autorizzano a presumere che l’incarico dovette essere affidato proprio ad uno di questi ultimi, evidentemente il padre ovvero lo zio di Dionisio, che a Benevento, o quantomeno nel territorio dell’arcidiocesi, sarebbe nato nel successivo anno 1497[xx].

Le funzioni del vicario vescovile erano imprescindibilmente legate all’esercizio di poteri giuridici: i Laureli d’Amelia erano cultori degli studi e delle professioni legali, come comprovato persino dal ceppo di notai che, in aggiunta a quello amerino, si sarebbe formato nella Calabria Citeriore a partire dal XVI secolo fino al XVIII; in una regione ove i Geraldini avrebbero conservato quasi continuativamente la cattedra episcopale di Catanzaro dal 1467 al 1570[xxi].

Prove ultime della diretta discendenza di Dionisio Laurerio dai Laureli d’Amelia, sono i documenti conservati nell’archivio generalizio dei frati Servi di Maria. Un codice manoscritto settecentesco, pieno di appunti e notizie sulla vita del Nostro, intitolato MSS. SPECTANTIA AD EMIN. CARDINAL. DIONYSYUM LAURERIO ORD. B.M.V.  è illustrato nel saggio di Antonio M. Vicentini Il Card. Dionisio Laurerio di Benevento nelle memorie raccolte dal suo concittadino e correligioso P. Giuseppe Romano servita [xxii]. Fra i molti appunti sulla vita del Nostro, notevole quello costituito da quattro righe, annotate esattamente secondo questo schema:

     

          Pro Card.li Dionisio Laurerio.

Is mihi videtur amplissimus qui sua virtute in

          altiorem locum pervenit.

              Cicero pro Roscio Amerino.

 

E’ una citazione tratta dal passo XXX dell’orazione di Cicerone in difesa di Sesto Roscio, originario di Amelia, ed è legittimo pensare che si ponesse l’analogia con l’antica patria di Dionisio, l’oriundo amerino del XVI secolo al quale la dedica era traslabile in toto.

Quindi, non è affatto inverosimile che la genitrice potesse essere stata una fiorentina; anzi, la stessa scelta operata dalla famiglia sull’ordine religioso in cui inserire il figlio «giovanissimo», ordine decisamente lontano dalle tradizioni più diffuse nell’Italia meridionale, fa riflettere sulle ascendenze familiari: dai secoli passati ad ora furono solo 6 i beneventani professi tra i serviti, e tuttora resta dominante la presenza di religiosi provenienti dalle provincie dell’Italia centrale [xxiii].

Molto illuminanti sono, infine, le pergamene A13 ed A14  conservate presso l’archivio generale servita[xxiv]. Questi documenti, datati rispettivamente 27 marzo e 1° aprile 1533, non hanno mai trovato alcuna spiegazione logica su quale fosse la ragione ultima per la quale fossero depositati tra le carte di quell’archivio, relative soprattutto alla storia dell’Ordine: le pergamene riferiscono, infatti, di conferimenti di benefici sulle chiese di S. Giovanni de Cathello a Pietracatella (nel primo documento), e sulle chiese di S. Urbano a Pietracatella, S. Giusta a Monacilioni, e sulla cappella di S. Antonio di Padova, nella chiesa di S. Salvatore, a Toro (nel secondo documento). Dunque, trattavasi di piccole località del Molise, che però appartenevano ai possedimenti di S. Sofia di Benevento e, quindi, all’enclave costituita da quell’abitato sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa (insieme con S. Giovanni in Galdo e Fragneto l’Abate)[xxv]. Il motivo primo per il quale i documenti furono riposti nell’archivio servita è costituito dal fatto che destinatario dei suddetti benefici era Salvatore de Lauderio, rappresentato nell’atto dal figlio Antonio; e proprio quel cognome costituisce una delle varie forme in cui era denominato lo stesso Dionisio. Infatti, quando non compariva con la formula «fra Dionisio di Benevento», ovvero col cognome Laurerio o, successivamente, da cardinale, col titolo di «San Marcello», egli era chiamato, per l’appunto, «Lauderio» o «de Lauderio»: così nel regesto dei documenti dell’Archivio del Convento di S. Marcello[xxvi], tra i Rotuli dei lettori legisti ecc.[xxvii], nel Repertorio di tutti i professori antichi e moderni della famosa università ecc. di S. Mazzetti, nella procura del 25 novembre 1529 relativa alla dona[FL1] zione del convento di S. Maria del Parto a Mergellina e nel relativo atto pubblico redatto da Domenico de Rocca il 17 giugno 1530 [xxviii]. E troviamo quel cognome tra i documenti del Fondo di S. Sofia che riguardano suoi familiari[xxix]: un beneficio a favore del Magnifico Domino Vincentio de Lauderio v. i. p., sotto la data del 6 aprile 1555, e, nel 1557[xxx], uno strumento a beneficio del medesimo D[omi]no Vincentio de Lauderiis (fra i testimoni Giacomo Roscio).

Al contrario, nell’originale delle istruzioni pontificie con cui si ordinava a fra Dionisio la nunziatura presso il re di Scozia (23 ottobre 1536) il cognome del Nostro appariva scritto come «Laurelio»[xxxi]. Anche il citato vol. 34 del Convento della SS. Annunziata di Firenze[xxxii], questa volta sotto la data del 24 gennaio 1539, evidenzia tra le pagine manoscritte il cognome Laurerii presto corretto, con la stessa mano, in Laurelii (nella «ricordanza» intitolata Ordinationes R[everendissi]mi Prioris Generalis fratris Dionisii ecc.), a testimonianza di quanto gli stessi frati dell’Ordine lo scrivessero ora con l’una ed ora con l’altra denominazione [xxxiii].

Se, poi, consideriamo che i decreti A13 ed A14 vedono nel ruolo di concedente il cardinale Alessandro Farnese, un anno prima che diventi pontefice col nome di Paolo III, alla luce di quella straordinaria familiarità che legava Dionisio all’arcivescovo, e di cui si vedrà diffusamente in tutto lo studio, potremo dedurre che il Salvatore de Lauderio di quelle pergamene è certamente consanguineo del Servita, probabilmente il fratello[xxxiv].

 

 

2. I primi passi nell’Ordine dei Serviti

 

Non possediamo alcuna notizia sui primissimi anni di vita, né sappiamo quanto abbia direttamente inciso sulla sua formazione l’insegnamento certamente impartitogli dai familiari, in particolare da parte del vicario di Volturara; tuttavia, gli studi storici effettuati sulle scuole del tempo ci inducono a ritenere che Dionisio, fino ai nove o dieci anni, dovette essere istruito soprattutto da precettori molto vicini alla famiglia. Sicuramente i primi studi dovettero essere molto efficaci se, secondo A. M. Rossi, «il Laurerio entrò giovanissimo tra i Servi di Maria»[xxxv], ma l’ingegno assolutamente portentoso ed una particolare inclinazione per le scienze fisiche e matematiche presto lo misero in luce, per cui fu tempestivamente inviato negli studi principali dell’Ordine.

L’archivio generale servita evidenzia, negli elenchi del 14 dicembre 1514, 21 febbraio 1515 e 23 marzo del 1515 [xxxvi], che tra i frati impegnati nello studio di Bologna era presente il giovane «fra Dionisio da Benevento» (all’epoca sedicenne). E’ d’uopo ricordare che la città era rinomata per l’importanza della sua Università, già vecchia di cinque secoli, nota soprattutto per le materie giuridiche, ma è notevole rammentare che una scuola, negli anni nei quali il Nostro vi risiedeva da studente, riuscì a risolvere un problema che aveva affascinato i logici dell’antichità: risolvere l’equazione algebrica di terzo grado. Scipione Dal Ferro, «matematico eccellentissimo» di quello Studio, riuscì nel 1515, secondo quanto Girolamo Cardano scrisse nell’Artis magnae [xxxvii] a trovarne la risoluzione. E grande fama a quella scuola bolognese venne anche dalla presenza del più antico osservatorio astronomico d’Europa, meta degli studiosi del continente fra cui Nicola Copernico, padre fondatore del sistema eliocentrico; è noto che egli vi si trattenne dal 1500 al 1512 per familiarizzare «con le dottrine pitagoriche e con altre dottrine greche, comprese le teorie astronomiche»[xxxviii] .

Una tale effervescenza di studi non poteva lasciare indifferente Dionisio: ma quando accadde che la sua mente venisse catturata dallo studio dell’algebra e dell’astronomia, discipline che contribuirono ulteriormente alla celebrità del Servita? Sembrerebbe che egli abbia composto l’opera Plurima ad artem mathematicam pertinentia [xxxix] ed è raffigurato mentre «posa la mano su di un’armilla ed accenna a calcoli»[xl] nel ritratto da generale dell’Ordine conservato nella chiesa dell’Annunziata dei frati serviti di Firenze; tuttavia non è noto se le sue conoscenze scientifiche cominciarono a svilupparsi già negli anni giovanili o, poco dopo, quando sarebbe tornato a Bologna dallo Studio di Perugia per sedere alla cattedra di Metafisica dell’Università. E’ un fatto, comunque, che i Rotuli dei lettori legisti [xli] testimoniano nel vol. II la presenza di «fr. Dionisio Lauderio» nell’anno accademico 1526-27, proprio nel periodo in cui Del Ferro era ancora docente, e nel successivo anno ‘27-28.

Continuando l’esame dei biografi del Nostro sappiamo che egli

 

conseguì la laurea magistrale, e dopo di essa fu applicato alla Santa predicazione della Divina parola, in cui divenne cotanto eccellente, che riuscì di stupore al Papa istesso, e a tutti i Cardinali, massime quando predicò in Roma nella Chiesa di S. Lorenzo in Damaso [xlii].

 

Fu professore di teologia sacra almeno dal 1522, perché tanto ci è confermato nell’Approvatio pro filiatione F. Dionisi Laurerii in conventu S. Marcelli datata al 10 settembre[xliii]. Transitò, dunque, in quell’anno alla cattedra di Perugia e poi a Bologna, ove si trattenne fino al 1529; lì non dovette soltanto approfondire le tematiche delle scienze fisiche bensì vi allacciò rapporti che avrebbero contribuito a proiettarlo verso le più alte vette del governo temporale della Chiesa.

Di quel tempo è anche la grande amicizia che legò Dionisio con Jacopo Sannazaro.

 

E [] questi fu sì caro al detto poeta, ch’egli donò alla Religione de’ Servi la chiesa ed il convento di Mergoglino a di lui contemplazione e col patto ch’egli [il Laurerio] ne fosse protettore e rettor perpetuo, come costa dalla lettera di Girolamo Amadei Generale dell’Ordine negli Annali T. II ad annum 1531 [xliv].

 

3. Le premesse verso il generalato dell’Ordine: penitenziere di Enrico VIII

 

La grande statura di studioso aveva consentito in pochi anni al Servita di fare sfoggio delle sue qualità all’interno ed all’esterno del suo ordine religioso; infatti, fin dal 18 maggio 1527, ancora trentenne, era stato nominato nel Capitolo Generale procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria[xlv]. Tuttavia quegli anni passarono alla storia perché in Inghilterra si stava preparando il più grave scisma della Chiesa cattolica dell’età moderna, insieme con la Riforma tedesca. Enrico VIII Tudor, già dalla primavera del 1527, muoveva i primi passi per dare attuazione al proposito di divorziare da Caterina d’Aragona[xlvi]; anche questo periodo della storia doveva vedere Dionisio Laurerio fra i protagonisti attivi.

Del tutto infruttuosi si erano dimostrati i primi tentativi del re inglese posti in essere nei confronti del cardinal Wolsey, in quanto legato apostolico, di ottenere il divorzio senza che apparissero le sue mire al matrimonio con Anna Bolena, in considerazione dei pareri negativi espressi da vescovi e giureconsulti. Neppure la prigionia di papa Clemente VII in Castel S. Angelo durante il Sacco ed il conseguente potere di vicario generale pontificio attribuito a Wolsey contribuirono a cambiare le cose secondo il volere di Enrico. Questi riportò completo insuccesso, altresì, dal primo incontro di Orvieto del novembre 1527 tra il pontefice e l’inviato del Tudor, Knight, così come dal successivo del marzo 1528 tra Clemente e Stephen Gardiner, massimo canonista d’Inghilterra, insieme con Edward Fox[xlvii].

Enrico, nella primavera del 1530, decise di inviare a Bologna il padre di Anna Bolena, il conte di Wiltshire. In città si stava svolgendo l’incontro tra Clemente e Carlo V, i quali avrebbero dovuto discutere in primis dell’assetto dell’Italia e della guerra contro i Turchi, ma, di certo, non potevano trascurare i legittimi interessi di Caterina d’Aragona, cugina di Carlo, minacciati dalle pretese del sovrano inglese. Wiltshire, accompagnato dal penitenziere del re, Tommaso Cranmer, non ebbe successo né con l’imperatore né col pontefice, il quale, il 7 marzo, rimandò la causa del matrimonio ad un uditore di Rota, Paolo Capizuchi.

A sorpresa,  il giorno 14, Enrico VIII Tudor scrisse al papa dalla reggia di Londra chiedendogli di voler accettare fra Dionisio Laurerio quale suo penitenziere presso la S. Sede, proprio in sostituzione di Cranmer. La pergamena originale, firmata dal « fidei defensor [] Henricus», conservata dai serviti nell’archivio romano, lo descrive come «vir [] multa probitate ac virtutibus ornatus, et esimius sacrae Theologiae professor, in primisque de nobis bene merendi cupidus []».

La vasta materia relativa all’incarico di penitenziere è così definibile: «tutto ciò che poteva rappresentare un caso di coscienza, un impedimento a conseguire o celebrare un sacramento, un dubbio teologico o giuridico, sempre in materia di fede, e così pure una violazione di canoni o un’offesa di assiomi teologici»[xlviii]. Dunque, il Laurerio veniva direttamente introdotto in un’attività pienamente funzionale al primo problema di Enrico. La sua dottrina teologica e la conseguente considerazione di cui godeva nelle università erano, evidentemente, considerate doti di prim’ordine per giustificare una scelta in un ruolo così tanto impegnativo. Con quello che sarebbe seguito possiamo dire che, nonostante l’insuccesso riportato dal Nostro nel cruento divorzio di Enrico, le battaglie che avrebbe ingaggiato in concistoro, per la vittoria delle sue posizioni dottrinali, insieme con gli incarichi attribuitigli da Paolo III, sono le prove più significative delle elevate conoscenze teologiche e canonistiche possedute. Probabilmente l’incarico per la Corona inglese fu diretto effetto della strategia prescelta dal Cranmer, il quale aveva fatto richiedere dal re, già dall’anno precedente, che le grandi università d’Europa formulassero il proprio parere sulla legittimità del matrimonio: ed un famoso teologo universitario, rappresentante del suo ordine religioso nella Curia romana nelle vesti di procuratore generale, era un valido caposaldo da cui muovere [xlix].

Nel 1531, nonostante i pareri delle università, nulla cambiò: la causa matrimoniale di Enrico continuò a giacere presso la S. Sede, «senza progressi sostanziali»[l], mentre il re forzava il clero inglese a riconoscerlo capo supremo della Chiesa nazionale (gennaio) cacciando Caterina ed assegnando i suoi appartamenti ad Anna Bolena (agosto)[li]. Dionisio Laurerio, nel frattempo docente alla Sapienza di Roma, continuava l’esame dei documenti e dei conflitti canonici sottostanti alla questione matrimoniale: l’ambasciatore a Roma, Benet, stendendo il dispaccio del 30 gennaio, assicurava a Gardiner, l’abile canonista diventato nel frattempo primo segretario del re, di aver ricevuto «3 libri a stampa sulla causa del re, e di averne mostrato uno a fra Dionisio»[lii]. Ma il solco tra corona inglese e Sede Apostolica andava aumentando a dismisura: il 5 gennaio Clemente aveva inviato un monitorio in cui rinnovava al re il divieto di contrarre nuovo matrimonio[liii]. Il breve, comunque, giunse tardi al nunzio in Inghilterra, visto che il 16 gennaio i legali della corona avevano accusato il clero nazionale di praemunire per aver riconosciuta l’autorità legatizia di Wolsey[liv].

Neppure le pressioni su Paolo Capizuchi, l’uditore di Rota che formalmente trattava la causa matrimoniale potevano, ovviamente, arrivare al successo[lv]. Ma se «alla Rota le promesse e i favori di Carlo V avevano impedito ogni affermarsi dell’influenza inglese»[lvi], in concistoro ancora permaneva qualche possibilità: i cardinali Valle e Trani sembravano inclinare a vantaggio del Tudor, come anche Alessandro Farnese (futuro Paolo III) e Giulio Del Monte (futuro Giulio III).  «E’ intieramente dalla parte del re», come scriveva, riferendosi al Farnese, il vescovo di Auxerre[lvii]. Del Monte offrì apertamente ad Enrico VIII il suo appoggio nella corrispondenza del 5 giugno 1532[lviii]. Non è probabilmente una coincidenza se fra Dionisio, il successivo giorno 6, inviò ad Enrico una lettera simile, nella quale ricordava al sovrano tutto il suo continuo lavorio in favore della sua causa, chiedendogli se egli ne fosse a conoscenza tramite l’ambasciatore Benet. «Precipue apud Reverendissimum Dominum De Monte et Reverendum Dominum  …minensem»: egli aveva lavorato in stretto accordo con Del Monte, e con il monsignore di cui appare mutilo il nome nel dispaccio[lix], e supplicava il re affinché facesse uso di lui come meglio poteva, firmandosi «Humilis servus frater Dionisius ordinis servorum beate virginis procurator generalis».

 

4. Tra scienza e magia

 

Se, dunque, il Nostro era solidale compagno di battaglia dei cardinali Del Monte e Farnese, apertamente schierati anche questi, sappiamo a quale periodo è probabilmente da ascriversi la nascita della grande amicizia fra Dionisio ed il Farnese, certamente conseguente alla grande considerazione da questi nutrita per il Servita: vero è che il cardinale era stato arcivescovo di Benevento tra il 1514 ed il 1521, nonché tra 1528 e 1530[lx], tuttavia era improbabile che il giovane Laurerio lo avesse incontrato nella sua città poiché aveva trascorso quegli anni sempre lontano dalla patria; così come Alessandro era vissuto soprattutto a Roma [lxi].

Anche il celebre episodio, narrato da tutti i biografi, che vede i due dialogare sulle matematiche con autentico ardore, è forse di quegli anni. Scrive, infatti, il Ciaconius[lxii] che  essi discorrevano spesso familiarmente di matematica ed astronomia perché queste cose appassionavano il Farnese e fra Dionisio «rerum Mathematicarum stodiosissimi necessitudine et conversatione per subsecivas horas delectatum». Un giorno nel quale i due erano impegnati in queste conversazioni, come narra anche il Ciarlanti,

 

il Laurerio li disse con animo risoluto, ch’egli haveva ad essere sicuramente Papa, s’alzò all’hora il Cardinale ciò udendo, e caramente l’abbracciò, e levandosi da testa la berretta rossa, la pose sopra il capo di quello, con darli speranza di haverlo ad ornare di tale eminente dignità [lxiii].

 

Non sappiamo se la vicenda sia storicamente avvenuta, tuttavia essa è stata ripresa da tutti i primi biografi di Laurerio, e, soprattutto, può essere considerata verosimile dato il curriculum del servita: gli studi bolognesi e la successiva produzione scientifica di Dionisio, di cui si è prima fatto cenno, la docenza nelle università da quasi dieci anni, nonché, fin dall’età di 30 anni, l’investitura della carica di procuratore generale dell’ordine e di penitenziere di Enrico VIII. D’altra parte, il Farnese, prelato capacissimo, in quel tempo sessantenne, rivestito di preminenti incarichi nella Chiesa fin dal 1492 quale tesoriere generale, cardinale dal 1493, colui che presto doveva rivelarsi come uno dei più grandi tra i pontefici del Rinascimento, sicuramente aveva ogni esperienza di introspezione: e, da quelli che saranno i suoi comportamenti verso il Laurerio, di poco successivi, veramente lo avrebbe benvoluto, anche al di là di quanto l’episodio, leggenda o storia, facesse prevedere.

Il comune interesse per le scienze matematiche ed astronomiche può interessarci, invece, per un lato della personalità delle due figure che, per motivi comprensibili, è stato molto trascurato dai biografi: è nota la prossimità di quelle discipline ad uno studio allora vietato, quello della magia. E’ bene chiarire che nel Cinquecento molti oggetti d’indagine della magia naturale sono entrati a far parte delle moderne scienze sperimentali fin dal secolo successivo: dallo studio degli astri ai fenomeni elettrici, dal magnetismo all’alchimia, all’ottica ecc.

 

i programmi universitari non accontentavano neppure le menti più sobrie, quindi nessuna meraviglia se gli spiriti più arditi si convertivano a una forma di conoscenza più promettente, anche se di dubbia liceità. Per gli uomini del Cinquecento la magia naturale sapeva di misticismo e di eterodossia ma appariva utile e degna di essere coltivata e nella stessa personalità potevano convivere e conciliarsi senza troppa difficoltà l’interesse per la magia e quello per la scienza[lxiv].

 

Se «l’uomo universale del Rinascimento è soprattutto colui che ha smarrito i confini dei vari campi del sapere e del fare»[lxv] molti furono gli umanisti che, percorrendo le strade più diverse, pervennero ugualmente a studi pervasi dagli attributi di “magia naturale”. Marsilio Ficino, medico, sostenne la compenetrazione fra filosofo e mago perché «si occupa di scienze della natura e opera sul piano naturale»[lxvi], e così Giovanni Pico della Mirandola, conoscitore e studioso della cabala ebraica, combatté contro l’«astrologia divinatrice» difendendo l’«astrologia matematica», tesa a studiare le leggi sul movimento dei corpi celesti. Leonardo (in Madrid II [lxvii]) scriveva che «tutte le matematiche sieno speculation filosofiche», sicuramente accomunando a quelle tutte le indagini scientifiche sperimentali; eppure, alcuni decenni dopo, Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim, medico e mago, ancora doveva combattere contro «teologastri e sofisti pronti a condannare, solo a sentirne il nome, magia e cabala» [lxviii]. Pressoché coetaneo del Laurerio, Girolamo Cardano spaziava dalla matematica alla medicina, dall’astrologia alla magia, dalla geometria alla musica al gioco d’azzardo, ovunque rivoluzionando il sapere del suo tempo; e Paracelso di Hohenheim, medico ed alchimista, filosofo e mago, estimatore di Ficino (da lui definito Italorum medicorum optimus), incarnò la figura che Ficino stesso aveva definito mago perché «filosofo esperto nelle cose naturali e celesti»[lxix].

Valeva, insomma, una corretta distinzione nell’ambito della magia, ossia quella prescritta da Della Porta, che discriminò fra due tipologie ben differenti:

 

In due specie si usa dividere la magia: infame l’una, e resa nefasta dal commercio con gli spiriti maligni, sfigurata da incantamenti e curiosità malvage, e questa si chiama stregoneria []. L’altra è la magia naturale, che tutti i più saggi con grandi lodi accolgono, coltivano e venerano, talché non vi è scienza più eccellente né più apprezzata di questa dagli uomini dediti alle buone lettere  [lxx].

 

Tuttavia non era semplice per gl’illetterati, o per quelli in mala fede, operare una tale divisione, cosicché allo studioso era agevole, al contrario, incappare in accuse di stregoneria e simili. Sia Alessandro Farnese, persino da pontefice, sia Dionisio Laurerio non furono immuni da addebiti di tal fatta: nel codicetto del P. Romano vi è un appunto di questi ove trovava annotato a mano che

 

il cardinale Angelo Maria Quirini difese Paolo III dalla taccia dello studio della magia nella Diatriba III § 1 contro lo Schelornio ecc.[lxxi] .Vedi questa Diatriba ed anco la lettera di Paolo III pag. 10, dove ho preso questa notizia, e così si parlerà della voce sparsa intorno alla magia del Laurerio.

 

In realtà, la matematica di quel tempo aveva un vasto campo di ricerca: spaziava, infatti, su «aritmetica, geometria, musica, astrologia, goniometria, meteorologia, diottrica, geografia, idrografia, meccanica, architettura, architettura militare, pittura e scultura. I primi quattro argomenti rappresentavano la matematica pura, i rimanenti la matematica applicata»[lxxii]. I comuni discorsi intrattenuti tra il Farnese ed il Servita erano divenuti di pubblico dominio se anche Pasquino e Marforio motteggiavano sugli argomenti di quelle conversazioni[lxxiii] :

 

Marf.  [] Et noster Paulus Frenesius, ho! Farnesius dicere volebam, Pontifex in astrologia et divinatione primas hac tempestate obtinere dicitur.

Pasq.  Neque id falsum est; nam ut suae artis socium haberet, Dionysium Servitam, sui Ordinis principem, Cardinalem fecerat; et ipsemet Pavulus sibi hanc laudem assumit…

 

A causa dei pochi dati certi disponibili non è possibile esprimersi sulla reale portata degli argomenti esoterici trattati dai due prelati; tuttavia, la loro saggezza non sembra lasciare spazio alcuno ad un loro impegno nell’astrologia divinatrice, quella già condannata da Pico nelle pretese di divinazione del futuro. Respinta la magia negromantica, Pico esaltava solo la magia naturale che «marita il mondo», sfruttando le forze della natura; e solo quel modo di razionalizzare può apparire prossimo a due menti impegnate nel quotidiano governo della Chiesa universale.

 

5. Lo scisma d’Inghilterra ed il generalato dell’Ordine dei Serviti

 

Giunti all’agosto del 1532, morto Warham, Thomas Cranmer fu richiamato da Enrico dalla Germania e sostituito al defunto nella carica di arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra, ottenendo poi la conferma papale nel concistoro del 21 febbraio seguente[lxxiv]. Il 23 maggio 1533 Cranmer pronunziò la piena nullità del matrimonio di Enrico e Caterina, ed il giorno 28 dichiarava valido il matrimonio con Anna Bolena[lxxv], segretamente celebrato il 25 gennaio[lxxvi]. Clemente VII, in risposta, l’11 luglio decise di annullarlo; pronunciava, altresì, la scomunica maggiore contro il re, assegnandogli, tuttavia, un termine fino al 30 di settembre: una bolla dell’8 agosto notificava sentenza e sanzioni[lxxvii]. In pari data il concistoro arrivava alle stesse decisioni, con le medesime conseguenze.

A Dionisio non rimase che scrivere una lettera di resa, datata 20 agosto: il re «serenissimo» avrebbe saputo cosa egli aveva fatto per la corona dall’ambasciatore Benedict Benet, da Edoardo Karne e dal signor Bonner, agenti di Enrico con i quali aveva lavorato fianco a fianco. «Profundis etenim intimis cordis mei penetralibus defixus inheret quam a me aut ab aliis verbotenus exprimi possit». Solo l’altrui perfidia aveva potuto generare un tale risultato: «nam qum ego infelices labor nostrorum seccussus cogito mox non mee aut tuorum desidie vel ignavie sed hominum huius temporis perfidie procul dubio adscribi debere conspicio». Dispiaciuto grandemente di tutto quello che si è ottenuto, Laurerio si congedava firmandosi «Humilis perpetuusque servulus»[lxxviii]. In realtà quell’appellativo di «perpetuo» non si sarebbe rivelato certo tale, visto che la Storia avrebbe presto visto Dionisio dall’altra parte degli schieramenti: esattamente come per il cardinal Pole e per lo stesso Farnese.

Le note dedicate al Laurerio da G. Moroni riportano di un suo viaggio a Londra per conferire personalmente con Enrico VIII: «Cranmer [] giunto in Londra mise in ottima vista Dionisio al re, alla cui corte d’ordine di Clemente VII dovette poi trasferirsi per urgentissime cause, e per affari di religione»[lxxix]. De Nicastro già aveva esposto quella notizia associata all’incarico di penitenziere, scrivendo che

 

servì in tale carica Dionigi con somma laude, ed al Pontefice, ed al Re Britannico. Ma essendo poscia questi traviato dal dritto sentiere, stimò saggiamente Clemente di trasmetter Dionigi nell’Inghilterra, credendo ch’egli con la sua maravigliosa dottrina, e molto più con la servitù, e corrispondenza passata col medesimo, fosse per ridurlo ad bonam frugem. Ad ogni modo Dionigi per la protervia, e durezza del Rè, non poté riportar veruna cosa di profitto a’ prò della vera Religione.

 

E’ appena il caso di notare come gli autori non abbiano espresso la fonte della notizia, evitando anche di indicare l’anno della missione inglese, che, pertanto, resta nel campo delle notizie non direttamente riscontrabili[lxxx].

Nell’estate del 1534, tutto il clero inglese dovette giurare fedeltà ad Enrico come capo supremo della Chiesa[lxxxi]; Clemente VII morì il 25 settembre di quell’anno, ed il 12 ottobre il conclave elesse a succedergli Alessandro Farnese, con il nome di Paolo III [lxxxii]. E’ ovvio che il primo dei problemi che il nuovo pontefice dovette affrontare fu lo scisma d’Inghilterra, tuttavia la nazione era ormai definitivamente persa per il cattolicesimo: alla morte di Fisher ci fu grande sdegno a Roma, e «dal vecchio arsenale pontificio venne cavata fuori l’arma ormai rugginosa della dipendenza feudale dell’ Inghilterra dalla Santa Sede», ossia la possibilità che il re potesse essere privato del regno per lesa maestà[lxxxiii]. Ai fini del presente studio, ci preme invece sottolineare che uno dei primi atti di Paolo III fu quello di scegliersi i collaboratori più fidati: Dionisio, teologo ormai celeberrimo, a solo tre mesi dall’elezione del Farnese, da questi venne elevato il 22 gennaio 1535 a Vicario Generale Apostolico dell’ordine dei Servi di Maria[lxxxiv], in attesa del conferimento del generalato. Il Nostro, tuttavia, «non volle in alcun modo fare uso del Decreto Pontificio», in attesa del Capitolo Generale da riunirsi a Budrio[lxxxv]. Una volta convenutivi, la formalizzazione dell’elezione vide un Laurerio apparentemente schivo dinanzi a qualunque onore ed onere.

 

Per ben due volte, anche dopo la ripetuta unanime elezione canonica, tornò a rinunziare, finché una terza volta fu dagli elettori preso di peso e portato sulla sedia generalizia. La ripugnanza del Laurerio si spiega anche per il fatto che egli già prevedeva come ben poca della sua attività avrebbe potuto impiegare per l’Ordine, dato che il Papa si serviva continuamente di lui []. Infatti dovette quasi sempre governare [] mediante Vicarii generali [lxxxvi].

 

Suggestiva la narrazione del de Nicastro[lxxxvii]:

 

[] quantunque egli havesse il Breve Pontificio, col quale veniva creato Maestro Generale dell’Ordine, ad ogni modo due fiate rinunciò il Generalato, dicendo le parole del Vangelo Qui non intrat per ostium in ovile ovium, ille fur est, & latro; e due fiate à viva voce di tutti i vocali fù acclamato Generale XXVIII dell’Ordine. Poscia, cantando i Frati il giolivo Inno Te Deum laudamus, fu portato nella Chiesa. Ivi avanti di essi, e del numeroso Popolo concorso, piangendo rinunciò la terza fiata al diploma Pontificio. Mà acclamando concordemente tutti i Padri Vivat Dionysius Generalis, Vivat Dionysius Generalis, gli fù data de essi l’obbedienza, sicome costa dallo strumento della sudetta elezione.

 

Secondo la cronaca riferita da un confratello contemporaneo, fra Sebastiano Vongeschi da Pistoia, il pontefice «con le sue proprie mani li mise in capo la baretta, e dette le S. Costituzioni e sigillo dell’Ordine, e più lo titolo A Domino factum est istud»[lxxxviii]. Da allora in poi il motto, evidentemente tratto dal Salmo CXVII, fu la sottoscrizione solitamente utilizzata dal Laurerio al posto della sua stessa firma. Paolo III lo volle Visitatore della Congregazione dei Servi di Maria[lxxxix], conferendogli i più ampi poteri di visitare e riformare i monasteri dell’ordine, eventualmente facendo uso di censure e dello stesso braccio secolare contro «gli inobbedienti ed i ribelli» ed il Laurerio stesso, da generale dell’Ordine, convocò un Capitolo proprio allo scopo di «studiare e rendere più efficaci i suoi provvedimenti relativi alla riforma, come fu poi disposta dal Concilio di Trento»[xc].

Non abbiamo rintracciato ulteriori documenti d’archivio relativi al 1535, ad eccezione di un atto d’acquisto firmato «fra Dionisio Priore Generale», contenuto nel nominato Archivum S. Marcelli, relativo ad una casa sita in piazza Colonna, comprata dai serviti il 22 dicembre. Certamente l’anno trascorse nell’onorare i nuovi gravosi impegni, collaborando da vicino con il pontefice, stretto fra lo scisma d’Inghilterra e la dilagante eresia luterana, e pressato dalla necessità di un Concilio ecumenico.

 

6. Il Concilio e la nunziatura di Scozia

 

Nel 1536 Paolo inviò i suoi legati apostolici ad annunciare il prossimo Concilio a tutta la Cristianità: «in Polonia, il friulano Panfilo Strassoldo, nell’Impero nei Paesi Bassi e negli Stati scandinavi Peter Van der Vorst»[xci]. A luglio si era deciso che per Giacomo V Stuart, re di Scozia, nunzio straordinario sarebbe stato il lucchese Silvestro Dario, ma per qualche impedimento fu sostituito da Dionisio[xcii]. Sforza Pallavicino scrisse di Laurerio, a proposito della suddetta nunziatura, specificando che il servita fosse di Benevento ed aggiungendo che era stato «impiegato prima da Clemente in gravi affari in Ungheria» [xciii].

La lettera di designazione è del giorno 12 ottobre 1536[xciv], mentre le istruzioni per il Laurerio citate da Ehses[xcv] sono tratte dalla copia coeva contenuta nel cod. Vaticano  lat. 3915 [xcvi], e sono datate 24 ottobre; si dà il caso che esaminando la lettera originale posta nell’Archivio Vaticano[xcvii] si faccia la scoperta, già preannunciata, che Dionisio compaia con il suo cognome originale «Laurelio». Invece Ehses giammai avrebbe potuto leggere «Laurerio» nel Vat. lat. 3915  perché il destinatario delle istruzioni è denominato unicamente «Magister Dionysius Generalis Ord[inis] Servorum»[xcviii].

Esse dispongono che il cardinal Agostino Trivulzio debba ottenere un salvacondotto per Maestro Dionisio per il viaggio verso la Scozia:

 

quarum munimine per Angliam in Scotiam suum iter eundo et redeundo tuto facere possit. Per Angliam iter faciens omni prudentia et modestia utatur, ne iustam alicui de eo conquerendi praebeat occasionem[xcix].

 

Ottimistica speranza del pontefice, secondo la quale sarebbe bastato usare «prudenza e discrezione», senza «offrire pretesti per lamentarsi», affinché il Servita potesse transitare in sicurezza nell’isola britannica: lo stesso Paolo III presto avrebbe preferito evitargli ogni rischio astenendosi dall’inviarlo di lì. Gli ulteriori ordini impongono di presentare copie del breve e della bolla a re Giacomo e di aggiungere, nel caso, quanto il pontefice sia riconoscente che la Scozia continui a preoccuparsi per la Chiesa di Roma; comandano, infine, di consultarsi con l’arcivescovo di St. Andrews (il primate di Scozia James Beaton) e con l’arcivescovo di Glasgow (Gavinus Dunbar).

Illuminante, nell’esame della nunziatura straordinaria di Scozia curata dal Laurerio, è lo studio delle citate Letters and Papers relative al regno di Enrico VIII, nonché le corrispondenze diplomatiche della Sede Apostolica visionate dalla Facoltà di Storia Ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana di Roma e dall’Ecole Française di Roma. La raccolta [c] utilizza le copie dei dispacci diplomatici del Cinquecento e Seicento conservate in Vaticano, le Lettere di Principi, registri nn.10-12-14-14a[ci], nonché i regesti Letters and Papers della British Library[cii]. Infatti, poiché gran parte dei riferimenti storicamente certi, relativi alla cosiddetta nunziatura di Scozia del Laurerio, è conservata proprio negli atti della nunziatura in Francia da quest’ultima trarremo le notizie che ci interessano.

Nunzio apostolico dell’epoca è Rodolfo Pio di Carpi, vescovo di Faenza (così come si firma), il quale aveva già svolto una missione in Francia nel 1530 e poi nel 1533, mentre la nunziatura era in mano a Cesare Trivulzio, vescovo di Como. L’incarico era passato al Carpi nel 1535, con l’inizio della politica del Concilio di Paolo III: Vergerio inviato in Germania, Guidiccione in Spagna; Carpi era giunto a Saint-Germain, allora sede della Corte, il 17 febbraio, e ne sarebbe ripartito nel luglio del 1537[ciii]. La corrispondenza esaminata è sempre indirizzata ad Ambrogio Ricalcato, segretario di Paolo III fino al dicembre 1537 (quando sarà rimosso ed incarcerato in Castel S. Angelo con l’accusa di simonia).

Il Laurerio è da poco partito che, il 18 novembre, un dispaccio di Thomas Cranmer informa Enrico VIII che «father Denis who wrote on the King’s side being now General of the religion goes as Ambassador from the Pope towards the King of Scotts»[civ] : non è stata dimenticato quanto il Laurerio aveva fatto a Roma per l’annullamento del matrimonio di Enrico, ma ora da generale del suo ordine va in Scozia come ambasciatore (presso una nazione acerrima nemica del Tudor). Fonte della notizia relativa a fra Dionisio, che Cranmer dice di ricevere da Roma, è John Bianket, già proprio familiare ed ora al servizio del cardinal Ghinucci, vescovo di Worcester. Le tempestive note di Cranmer informano Enrico che il Farnese sta convocando molti prelati per un prossimo concilio e fra di loro un nuovo avversario della Corona, Reginald Pole: questi era andato a Roma nonostante il divieto di Enrico, ma Cranmer tiene a precisare al re che Paolo III ospita il Pole nel suo palazzo con grandissima considerazione, tanto che voci informate parlano di una prossima porpora cardinalizia; cosa che puntualmente sarebbe seguita a distanza di un solo mese. Dalla curia romana, Dandino scrive al Carpi il giorno 25 informandolo che Sua Santità vuole anche che fra Dionisio parli con Sua Maestà (Francesco I) relativamente al problema costituito dalla disobbedienza dei frati Servi in Francia[cv].

Il Servita giunge il 10 dicembre alla corte francese, come testimonia la lettera del giorno 13 indirizzata a Roma dal nunzio, Rodolfo di Carpi, il ”Vescovo di Faenza” [cvi]. Questi osserva che per ora sarebbe bene ospitare presso di lui il nunzio in Scozia perché, anche se fosse possibile ottenere dai francesi un salvacondotto per l’Inghilterra (cosa di per sé già improbabile per quello che si sente di quella nazione), a motivo della grande volubilità di Enrico e dell’infinita empietà e malvagità dei suoi ministri, egli stesso non si sente di ardire a consigliare la partenza del Laurerio. Ed esplicita:

 

Tutto questo nonostante io reputi Sua Signoria il più disponibile ad incontrare qualunque pericolo ad un cenno di Sua Santità.

 

E’ forse il primo dei giudizi formulati sul Nostro, dai contemporanei, senza che si debba dubitare dell’imparzialità dell’autore: ci stiamo riferendo, infatti, a pareri estratti da corrispondenza diplomatica, quindi privi della necessità di compiacere un qualsivoglia ospite od ascoltatore. Il generale dei serviti ha preso contatto con la corte francese: re Francesco I, il potente Gran Maestro e luogotenente generale Anne de Montmorency, il cardinale du Bellay[cvii], mentre re Giacomo V di Scozia è a Parigi per mettere a punto i festeggiamenti per le sue nozze con  Maddalena, figlia di Francesco I. A corte lo Stuart ha detto che avrebbe gradito la nomina a cardinale per il suo cancelliere, l’abate di Arbroath David Beaton, nipote di James, arcivescovo di St. Andrews e primate di Scozia. Il giovane sovrano, allora di soli 24 anni, orfano del padre quasi dalla nascita, era passato dalla reggenza della madre a quella dei due Beaton, veri artefici di molte importanti decisioni di quel re, comprese le sue nozze (nonché le successive).

Mentre anche l’inviato di Reginald Pole ha problemi per raggiungere l’Inghilterra dalla Piccardia, il Faenza da Parigi scrive preoccupato a Roma che «sia bene che il Rev[erendissi]mo Generale se ne ritorni compito che abbia quanto ha da fare con il Re di Scozia, il che credo non sarà finite le feste che si apparecchiano, le quali non sono perdurare per pochi dì»[cviii]. Nel dispaccio del giorno 28 il vescovo di Faenza informa Roma che «il Rev[erendissi]mo Nunzio al Re di Scozia hoggi è stato lungamente con il cancelliere di Sua Maestà, e l’uno e l’altro è restato ben satisfatto, e domani mattina sarà con la Maestà Sua»[cix].

Il 6 gennaio 1537 Faenza comunica di aver colloquiato con l’ambasciatore inglese in Francia, Wallop, sulla situazione politica del suo paese e su Enrico da poco tornato a Londra in corteo, dopo i disordini, deciso a concedere al popolo un parlamento «per giudicare per giustizia sopra le querele che facevano». Il nunzio in Francia spera, così come il papa, che Enrico torni da solo sulla retta via di obbedienza al pontefice, perciò ancora si astiene dal rendere pubbliche le censure ecclesiastiche contro il Tudor, e decide di «ritardare quì il R[everendissi]mo Nunzio al Re di Scozia», in attesa di andare nell’Isola «accompagnato con il favore del Re»[cx]. Wallop, incontrato dal Faenza alle nozze di Giacomo e Maddalena, non crede che il Laurerio sia andato fino in Francia solo per i problemi del suo Ordine per cui «ha mostrato meco credere che il detto Nunzio vadi più per fare contro Inghilterra, che per altro», visto che considerano il re di Scozia «loro inimicissimo».

 

Il dispaccio del giorno 14[cxi] ci riferisce di un re Giacomo

 

 d’ottima volontà, e tanto osservante di Sua San[ti]tà quanto si possa desiderare [anche per] le continue carezze, e ferme parole che Sua M[aes]tà, e mons[ignor] d’Abbrotto suo cancelliere usano con meco [sic], e con il R[everendissi]mo Nunzio, quale per verità ha guadagnato molta grazia, non solo con quello, ma con Sua M[aes]ta Christianissima Mons[ignor] Gramm[ae]stro, e Regina di Navarra, quale volentieri parla seco, e tutti insieme per quel che me ne dicono lo tengono chiaramente in molta reputazione, et estimazione di dotto, et huomo molto desto al negoziare, e fossi che con questi mezzi, e favori potria dare buon fine alle cose della sua religione quì, con tutto ch’ei habbia difficultà grandissima, alle quali attende aspettando io risolverlo di quello habbia a fare circa il ritorno, o progresso suo, il che sarà, come per l’altra ho scritto, secondo quelche si ritrarrà d’Inghilterra [] [cxii].

 

Anche le corti di Francia ed i reali di Scozia hanno quindi espresso grande stima per il Laurerio; sanno quanto sarebbe importante la sua figura per l’appoggio di cui necessita il giovane re ad Edimburgo, circondato dai molti nemici che Enrico gli mette contro, in patria e fuori. Ma troppo grandi i rischi per il nunzio in Scozia in un eventuale transito lungo l’isola britannica, minacciata dai sicari inglesi: lo stesso re Giacomo manifesta «desiderio grande ch’ il R[everendissi]mo Generale [] ritorni presto a Roma»[cxiii]. Paolo III medesimo avrebbe approvato, secondo quanto scrive l’11 gennaio il cardinale Alessandro Farnese al cardinal Faenza:

 

Che V[ostra] S[ignoria] R[everendissi]ma habbia dissuaso l’andata del R[everen]do nuntio in Scozia, per li pericoli etc., Sua Santità ne ha avuto piacere per non lassarlo andar in sì manifesto pericolo, et non li par più necessaria l’andata sua in quella isola, havendo satisfatto (coma ha) con quel re [] [cxiv].

 

Il dispaccio del giorno 30 [cxv] ci fa sapere che «il R[everendissi]mo Nunzio al Re di Scozia sarà chiamato da Mons[ignor] il Gramm[aest]ro per parlare secondo l’ordine di V[ostra] S[ignoria][di Ricalcato medesimo, e quindi per disposizione del papa, n.d.A.] a Sua M[aes]tà Chr[istianissi]ma toccando la pace»; indubbiamente, secondo Faenza, molto può fare al proposito il Laurerio, visto quello che già in precedenza si era detto,

 

per esser quello in buonissima reputazione appresso tutti, da quali è laudato, dico molto di letteratura, bontà, lingua, e destrezza d’ingegno, il che mi è parso debito mio di far intendere a Sua S[anti]tà, trovando io di bocca di tutti loro essere così [cxvi].

 

Il cardinale non potrebbe essere più esplicito nella sua prosa, asciutta ed efficace: fra Dionisio sta ben spendendo il suo tempo presso la corte di Francia, in quel momento a St. Germain[cxvii]; l’alta considerazione degli importanti personaggi, posti al centro del cuore politico d’Europa, non può che giovare alla riuscita delle molteplici missioni diplomatiche che il Nostro è chiamato ad affrontare: il breve d’intimazione del Concilio, già consegnato nelle mani di Giacomo V, e la visita con l’eventuale riforma dei conventi dell’Ordine in Francia, per cui Francesco I avrebbe potuto interporre anche l’autorità regia (così come Giacomo avrebbe potuto per la visita di riforma in Scozia).

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che, associata a tali incarichi, era spesso unita la corresponsione di pingui doni in denaro e preziosi che gli alti diplomatici portavano seco, per gli usi più consoni al successo della legazione: riferendosi alla nunziatura scozzese condotta da mons. Pietro Lippomano, J. Law scrive espressamente che egli «carried funds for political purposes, to use at his own discretion, to placate or encourage influential Scots»[cxviii]. Lo storico scozzese [cxix] studia nel saggio due missioni di poco posteriori a quella del Laurerio, tra cui quella di Marco Grimani del 1543, delle quali si conosce molto di più, e dove l’autore può meglio soffermarsi sugli episodi. Per Lippomano

 

the money brought by the bishop of Verona was put to wrong uses. Ecclesiastical  patronage and, in particular, the provision to benefices was another area where Paul III could influence Scottish affairs [cxx].

 

E’ molto probabile che Dionisio Laurerio abbia personalmente portato per Giacomo V doni importanti per aiutare lui a tenere il suo Paese unito contro l’Inghilterra e lo scisma, ed a far sì che i nobili del regno lo seguissero:  così sembra pensare anche P. Rebora scrivendo[cxxi] che «Paolo III  inviò doni a Giacomo nel 1537». Del resto, nella corrispondenza del 13 marzo[cxxii], il card. Faenza riferisce che, prima di ritornare, i reali di Scozia hanno parlato di un «certo affare di quello [in riferimento a mons. Arbroath, n.d.A.], di che dovea parlare il P[rio]re Generale de i Servi a Sua San[ti]tà». Dalle considerazioni di Faenza sull’abate «che sia come padre al re di Scozia» e dal successivo suggerimento di compiacere quel prelato, si intuisce che «l’affare» consisteva nel cappello cardinalizio per mons. Beaton, quale giusta ricompensa per i suoi servigi alla Chiesa di Roma, affinché la Scozia le resti fedele: Giacomo lo aveva richiesto, insomma, sia al nunzio in Francia che al nunzio in Scozia, a chiare lettere.

Faenza continua ad essere il tramite tra le aspirazioni di Beaton che «mostra infinita sete di far servitio a Sua San.tà» e le necessità del pontefice di avere sia un nunzio in Scozia che un abile ed ascoltato portavoce presso la corte di Edimburgo, per avvalersi della grande disponibilità di quel re verso la Santa Sede: nel dispaccio che scrive da Amiens il 12 aprile[cxxiii] il nunzio, con la franchezza solita, riferendosi alla nunziatura permamanenet in Scozia, esprime una chiara valutazione sulla necessità, ed opportunità, di utilizzare Dionisio. Perché 

 

quando Sua S[anti]tà mandasse il Generale de i Servi, io per me crederei fosse molto a proposito per conoscere già l’humore, et essere in opinione di quelli  [la coppia reale, n.d.A.], e di buon cuore, e volere nel servitio di Sua San[ti]tà, e potria intrattenere di sorte questo Abbate, quale si può dire il Re medesimo [].

 

Ed aggiunge che non sarebbe fuori luogo creare Arbroath «Cardinale, e Legato in quel Regno»[cxxiv]. Conclude scrivendo che ha soltanto offerto un suo umilissimo parere a Sua Beatitudine, affinché prenda tempo a decidere chi mandare per il difficile incarico in Scozia: certamente sarà «huomo di qualch’ esperienza, e soprattutto ben prudente».

Il successivo giorno 13, alla vigilia della partenza di Arbroath, Faenza spiega all’abate, ancor più apertamente, che l’appoggio di re Giacomo alla causa del papa gli avrebbe certamente fruttato il cappello cardinalizio. Beaton di Arbroath si dichiara pronto a qualunque ordine, anzi chiede al Faenza un codice cifrato per corrispondere con Roma e lo invita ad inviare un nunzio ad Edimburgo.

 

E parlandogli del Generale de i Servi, mi mostra che lo desideraria più ch’ogni altro, onde mi pare veramente che Dio ci apra una gran strada per apportar grand’honore e contento a Sua San[ti]tà, alla quale non dovria esser grave in tal caso far questo Card[ina]le, che sarà sempre membro honorato, e laudato per più conti [cxxv].

 

Con questi schietti e motivati giudizi su Dionisio Laurerio espressi dal cardinale Rodolfo Pio di Carpi, vescovo di Faenza, nunzio in Francia, e da James Beaton, primo cardinale della storia scozzese (1538), arcivescovo di St. Andrews e primate di Scozia, si conclude la presenza del generale dei serviti nei dispacci diplomatici di quella nunziatura.

Una volta di più si dimostra la fondatezza dell’asserire che soltanto le prove documentali, tanto più se di elevata affidabilità, costituiscono buone garanzie alla corretta ricostruzione degli accadimenti storici. Infatti, biografi di Dionisio pur illustri, quale il Ciacconio, scrissero dell’arrivo del Nostro nella reggia di Edimburgo, alla presenza di re Giacomo e dei nobili del regno[cxxvi], perché al Servita sarebbero giunte successivamente le disposizioni del 23 novembre 1536 che ordinavano di riformare i monasteri dell’ordine. Tuttavia nessuna concreta notizia abbiamo del soggiorno scozzese, al fine di poter comprovare l’asserto del Ciacconio; al contrario della successiva legazione di Grimani, del quale abbiamo la corrispondenza ripresa da R. K. Hannay in «Letters of the Papal Legate in Scotland, 1543»[cxxvii]: da questa è ricavabile finanche la residenza occupata dal Grimani nel corso del soggiorno. Certo è che lo stesso Ehses[cxxviii] deve riconoscere che «de rebus per Laurerium coram Iacobo V rege in aula Edinburgensi et postea per Scotiam et Galliam in rebus sui ordinis gestis nonnulla habet» contraddicendo quello che aveva scritto Arcangelo Gianio, curatore degli Annalium dell’ordine servita [cxxix]. Questi, a sua volta, riferiva solo le generiche notizie del Ciacconio sopra riportate, senza che nessuno dei due avesse mai chiarito la fonte originale delle medesime.

Altrettanto avversa all’opinione che il Laurerio abbia visitato la Scozia è la storiografia contemporanea, primo fra tutti proprio Jedin, il quale scrive come il Servita abbia notificato a Giacomo V, allora in Francia, l’annuncio papale, «e lasciò l’incarico di citare i prelati scozzesi al futuro cardinale Beaton favorito del re»[cxxx]; la nota 7 [cxxxi] riferisce, infine, che «la conferma di ricevuta non stampata, che trovasi in Vat. lat. 3915 f.154r, 28 gennaio 1537, non contiene nulla di importante». Secondo il Gianio il Generale, di ritorno dalla nunziatura straordinaria, effettuata «plena facultate Legati de latere»[cxxxii], sarebbe sbarcato a Calais nel 1538 per dare esecuzione alla bolla pontificia sull’obbedienza dei frati servi. Poi, per l’ostinata protervia dei confratelli francesi, sarebbe dovuto ripartire lasciando l’incarico al suo vicario in Francia. Giunto a Roma, nel riferire a Paolo III sulla nunziatura di Scozia, non avrebbe mancato di descrivere l’agitata situazione dell’Ordine in Francia, scatenando l’ira del Farnese. Questi, una volta a Nizza per il convegno con Carlo V, emise il successivo 4 giugno una bolla che, rinnovando quella di Leone X del 1516 In Fratres Apostatas, riconosceva al priore generale dei serviti la facoltà di emettere giudizi e censure verso i confratelli che non osservassero lo regole, soprattutto quelle che proibivano di dimorare al di fuori del convento[cxxxiii].

Quello che personalmente abbiamo costatato, comunque, è il fatto che il Nostro figura presente a Roma, nel citato Archivum Sancti Marcelli, sotto la data dell’11 maggio 1537 per l’atto di locazione del Casale di Marcigliano, posto sulla via Salaria, a Cristoforo de Taxis[cxxxiv] e sotto il 18 luglio per l’affitto al cardinale Alessandro Cesarini del Casale di S. Nicola (oggi Casal Boccone)[cxxxv]; la prossimità di queste date a quelle nelle quali Dionisio era in Francia fa ritenere che non dovrebbe esserci stato alcun viaggio in Scozia.

Al momento null’altro si conosce sulla nunziatura effettuata dal Nostro. Soltanto si può concludere che, qualunque fosse stato il risultato immediato di una eventuale missione del Laurerio, facendo nostre le osservazioni di J. Law sulla politica pontificia un Scozia, Paolo III

 

dimostrò la sua completa dipendenza dalla Francia [cxxxvi]. Alla metà del Cinquecento il papato non possedeva le risorse per esercitare un ruolo decisivo ed indipendente negli affari scozzesi. Dove Paolo III era stato in grado di fornire un contributo, mediante l’invio di un nunzio fornito di denaro ed attraverso l’esercizio del diritto di designazione dei benefici scozzesi, egli determinò il consolidamento della politica francese.

 

             L’uso improprio del denaro portato da Roma ed il fatto che fosse lasciata irrisolta la situazione ecclesiastica, «enfatizzano il ruolo secondario giocato dal papato e dai suoi rappresentati»[cxxxvii], mentre l’Inghilterra continuava a sostenere il protestantesimo scozzese e l’opposizione politica alla Francia ed al partito di Maria di Guisa (sposata da Giacomo V in seconde nozze, vedovo di Maddalena).

 

 

7. Il bisogno di riforme e l’elezione al cardinalato

 

Il ritorno del Laurerio a Roma vede l’inizio di un altro gravoso impegno, fortemente voluto dal Farnese fin dall’elevazione al soglio: una sincera riforma della Chiesa, che, per il precipitare degli eventi, poteva sfociare solo nell’urgente convocazione di un concilio ecumenico.

Probabilmente il Servita, in visita alle nazioni del Nord Europa, doveva essere rimasto profondamente scosso nel costatare quanto grave e colpevole fosse sentita la condotta della S. Sede. Un febbrile lavoro fece sì che nell’autunno del 1537 il Generale desse al pontefice ed al Consilium quator delectorum super reformatione Romanae Ecclesiae (composta dagli illustri cardinali Contarini, Carafa, Simonetta e Ghinucci) una Compositionum defensio: un «coraggioso documento nel quale il Laurerio [] suggerisce quello che era necessario riformare in riguardo al compenso che si richiedeva per ottenere documenti pontificii, cosa che sembrava sapesse di simonia»[cxxxviii].

Le parole del Nostro risuonarono durissime per la Curia romana; indirizzandosi a Paolo III, così si pronunciava: 

 

Ma se anche tu deciderai di ritenere quello che è giusto ed equo, a proposito delle composizioni e perciò giudicherai di non toglierle (del tutto), non tentennare, te ne prego, nell’abolire quei funestissimi abusi che nascono dall’insaziabile avarizia umana e che hanno resa ingrata, anzi odiosa, a tutto il mondo cotesta S. Sede [cxxxix].

 

Parole terribili, per le mentalità e gli usi dell’epoca, che l’autore accompagnava con dotte citazioni di S. Tommaso e numerosi altri antichi maestri. Ehses[cxl] colloca, all’incirca, nel mese di ottobre il periodo in cui la Compositionum vide la luce, mediante l’esame delle numerose copie manoscritte divise tra Roma, Milano, Venezia e Napoli; fra tutte citeremo il cod. Barberini lat. 5362[cxli] che attribuisce al Laurerio la paternità dello scritto [cxlii]. E’ indubitabile che pochi atti più di una vera requisitoria sugli abusi perpetrati nell’amministrazione della Dataria nella Curia Romana possono meglio testimoniare la severa concezione del governo ecclesiastico da parte del Laurerio e la necessità assoluta di procedere ad energiche riforme: tutta la sua attività, dall’incarico di priore generale in poi, sembrano perfettamente finalizzate al raggiungimento di quella meta, sia nell’ambito dell’ordine servita che in quello dell’intera Chiesa.     

Il 1538 vide, invece, l’imposizione delle decime ecclesiastiche imposte dal pontefice, tornato dal convegno di Nizza, il quale «per apparecchiare un’armata navale contra il Turco, a’ suppliche del Generale Laurerio, che gli rappresentò la necessità, e povertà del suo ordine, concedette che dimidia tantum pars decimarum solveretur» , come scrive il de Nicastro[cxliii]: la bolla di papa Paolo è del 16 luglio di quell’anno[cxliv].

Nel 1539 la Commissione per la riforma fu elevata da quattro ad otto membri, in quanto era stato deciso di riformare, oltre la Dataria, anche Rota, Cancelleria, Penitenzeria e Tribunali[cxlv]; in realtà non sembrava agevole eliminare gli abusi in quanto che «equivaleva togliere al papa il suo sostentamento»[cxlvi]. Il cardinale Contarini continuava a sollecitare il Farnese a nominare in Curia persone distinte, «come mezzo migliore per promuovere la riforma»[cxlvii]. E già ad ottobre cominciò a vociferarsi delle future nomine cardinalizie per il prossimo Natale[cxlviii].

Effettivamente gli storici riconoscono che il concistoro del 19 dicembre premiò quasi esclusivamente «persone distinte e tali, da cui il mondo cattolico poteva attendersi il meglio: ciò vale specialmente per il dotto Dionisio Laurerio», «importante teologo», e poi per Guidiccioni, Cervini e Fregoso[cxlix]. Grande festa nell’ordine dei frati serviti, perché per la prima volta dalla fondazione un confratello era creato cardinale, e sommo onore usò il pontefice col loro generale in quanto inviò a lui

 

 a quattro hore di notte la barretta di Cardinale per mano del suo Pier Luigi Farnese Duca di Parma, e di Piacenza, nel che anche ad intender diede quanto affettuosamente l’amasse, e lo creò Cardinal Prete col titolo di S. Marcello[cl].

 

La bolla di nomina indirizzata al Laurerio, sottoscritta dal pontefice e dai cardinali, è conservata in originale presso l’archivio dei serviti. Il decreto reca le firme autografe di alcune tra le più grandi figure della storia della Chiesa di quel tempo, in primis Paolo III Farnese, insieme con insigni membri del Sacro Collegio, Bembo, Sadoleto, Contarini, Giovanni del Monte (futuro pontefice nel 1550 col nome di Giulio III), Marcello Cervini (al Sacro Soglio nel 1555 col nome di Marcello II), Gian Pietro Carafa (papa fino al 1559 come Paolo IV). E quelle firme sono il miglior sigillo ai giudizi che la bolla riporta, ripercorrendo lo straordinario cursus honorum di Dionisio Laurerio e, soprattutto, le particolari qualità di fede, di dottrina e di animo che lo distinguevano: l’impegno a restituire dignità alla vita conventuale corrotta dai costumi dell’epoca, la splendida mente, la sua celebre dottrina, la singolare onestà e saggezza, la generosità in mezzo alle difficoltà, la fermezza nelle decisioni, l’esattezza nel pronunciarsi, ed infine la massima prudenza in tutte le cose,

 

per cui non hai temuto di portare a termine i molti incarichi sopportando affanni e pericoli occorsi da troppo tempo, anche nella stessa Chiesa Romana; sappiamo che sono state riconosciute le difficili imprese, specialmente al tempo delle persecuzioni della giusta fede, funzioni svolte per Noi e per il Pontefice del tempo.

 

Può ben applicarsi a quelle bolla quanto dedica G. Palazio al nostro Dionisio in Fasti Cardinalium ecc.[cli] : «Excelsus est, humilia respicit e alta a longe cognoscit» (Salmo 137); ovverossia: Egli è l’Eccelso, ma gli umili esalta, e i superbi conosce di lontano. L’onesto Sadoleto scrive personalmente al Laurerio da Carpentras il 13 febbraio del 1540 congratulandosi per la sua investitura: la lettera è la prima conosciuta tra le molte che i due si scambieranno, e compare nella raccolta  Jacobi Sadoleti S.R.E. Cardinalis Epistolae ecc.[clii], citata più avanti.

Il 12 febbraio il “San Marcello” aveva ricevuto la preconizzazione per la cattedra episcopale di Urbino, del quale incarico abbiamo, però, pochissime notizie poiché egli governò esclusivamente a mezzo del vicario generale[cliii]. Fa fede della delusione per la mancata investitura di Benevento una avvilita lettera del Laurerio datata 26 giugno, diretta al cardinal di Carpi, «legato dela Marca»; proprio il nuncio Rodolfo Pio, testimone e cronista dell’attività diplomatica svolta dal Nostro presso la corte di Francia. La corrispondenza, indirizzata ad un cardinale della sua stessa corrente filoimperiale[cliv], comincia con un’accorata dichiarazione di impotenza:

 

Ill[ustrissi]mo et Re[verendissi]mo S[igno]r mio

Io mi trovo in gra[n] travaglio sendo privo dela gratia delo Ill[ustrissi]mo et

R[everendissi]mo Farnese []

 

Il cardinal Alessandro Farnese, nipote del pontefice, già da qualche anno protettore di Giovanni Della Casa, è schierato dalla parte di questi, ponendo il veto alla nomina arcivescovile del Laurerio per la prestigiosa sede di Benevento (cosa che invece sembrava scontata per il successivo concistoro)[clv]:

 

[] et questo ha fatto etiam S[ua] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] ha pegliato per inpresa. Di far’ dar’ larcivescovado di Benevento al Mons. Gio[vanni] dela Casa; del etiam non mi curerei po[n]to, se non sene fusse tanto parlato etiam la cosa, e publica, et publico il scorno ne segue, [] heri si dovea proporr’ in co[n]cistorio, se la pieta et bonta di S. Bea[titudi]ne no[n] pigliava delationi, pero credo senza fallo seguiva leffetto []

 

Lo stesso Paolo III si era poi pentito dello scavalcamento operato a danno del fedele amico:

 

[] et li spiaceva al fine che false relationi di huomini senza spirto havermi postposto ad altri []

 

Talmente cocente, tuttavia, la delusione del Servita da fargli dubitare che i meriti acquisiti presso la famiglia Farnese sarebbero un giorno stati equamente ricompensati:

 

 [...] et certo li meriti di S[ua] Bea[titudi]ne, co[n] il cumulo deli ben[e]fitii mi obligano tanto et di tal sorte. Etiam spender’ ogni di la vita p[er] servitio di S[ua] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] et di ciascuno di casa sua, no[n] paghera mai il debito, et co[n] questa fo fine [] etiam mio S[igno]re Idio la conservi et prosperi  Di Roma il dì XXVI di giugno del XXXX.

Di V[ostra] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] Humil[issim]o et devotiss[im]o serv[itore] Il car[dina]le di Sa[n] Marcello [clvi]

 

In effetti, era ben noto che il Della Casa, allora chierico della Camera Apostolica, mirasse alla cattedra beneventana, poiché aveva ottenuto in quell’anno soltanto l’incarico di commissario per le decime (in Romagna, poi ad Ancona, quindi a Firenze)[clvii]. Egli fece di tutto per brigare ai danni del Laurerio il quale, infatti, non ebbe neppure il tempo di riuscirvi. Per il prelato fiorentino, invece, la desiderata nomina a metropolita beneventano si sarebbe avverata nell’aprile 1544, grazie ai cardinali Bembo, Cervini, Del Monte e, soprattutto, al suo protettore il cardinal Farnese; assegnazione a cui, prestissimo, sarebbe seguita anche quella di nunzio apostolico a Venezia. Viceversa, la porpora gli sarebbe stata definitivamente preclusa a causa dei trascorsi di letterato, autore di sconce opere profane, e poco sensibile al voti di castità anche da tonsurato. Proprio la mediocre statura morale del prelato fiorentino costituiva il legittimo motivo dello scoramento di Dionisio verso «huomini senza spirto» che lo hanno danneggiato mediante menzogne e con «publico scorno»; non è stato possibile capire esattamente a cosa si riferissero quelle falsità, considerando che le uniche accuse mosse al Laurerio, di cui si abbia memoria, sono quelle relative alle cosiddette pratiche magiche.

Tuttavia, la stima di Paolo III per il Nostro appare, immutata, anche da quanto scrive A. F. Piermei[clviii]: il papa, dopo aver sempre raccomandato ai suoi cardinali scelti per la riforma della Chiesa di consultarsi col priore generale dei serviti, una volta elevato questi alla porpora, lo nomina nella medesime commissione, ed il 17 agosto del 1540 gli conferisce l’alta dignità di Penitenziere Maggiore. L’autore scrive che tanto è dimostrato dagli Atti Concistoriali di quel giorno; secondo Ehses il giorno 27, venerdì, nel concistoro adunato in S. Marco[clix], Laurerio sarebbe stato nominato nella commissione di riforma «pro poenitentiaria», insieme con Contarini e Carafa, senza però riferire di ulteriori nomine che riguardassero il Servita.

L’ottenimento dell’incarico di penitenziere maggiore sarebbe comprovato anche da una lettera che il card. Pole scrive al Laurerio, cardinale di San Marcello, per ringraziarlo delle parole consolatorie rivoltegli per la morte di sua madre: «[] quam dignam statim persona majoris Poenitentiarii iudicavi, quam R[everendissi]ma Dominatio vestri gerit» [clx]. Allo stesso ufficio alluderebbe anche il cardinale Sadoleto scrivendo al Laurerio nella citata corrispondenza del 13 febbraio 1540: «Ad eam voluptatem, quam acceperam ex amplificatione tua dignitatis accessit litterarum tuarum suavitas»[clxi].

L’epistolario di quel porporato è anche fonte di conoscenza sulla solidità della reciproca stima intercorsa con il cardinale di S. Marcello: così la lettera del 9 maggio[clxii], in risposta a precedente corrispondenza, e quella del 18 aprile dell’anno successivo. Quest’ultima ritrae Sadoleto che scrive all’amico sulla propria composizione  De Aedificatione Catholicae Ecclesiae, supplicando «Dionisy doctissime» affinché esamini lo scritto da cima a fondo, anche correggendo gli errori. «Quid enim est repraehendi, nisi alieno labore fieri meliorem?»[clxiii]. Un’altra lettera testimonia la grande gioia del Sadoleto nel sapere ancora in vita l’amato amico quando, invece, si erano diffuse false voci sulla sua morte durante la legazione in Lucca, nel medesimo anno 1541[clxiv]. Del resto, anche gli epistolari dei cardinali Polo e Contarini manifestano in tutta evidenza quanto il parere e l’amicizia di fra Dionisio fossero ricercati dai più eminenti membri del Collegio.

Il comune impegno, insieme al Sadoleto, alla ricerca di un’intesa coi luterani, fino a giungere alla convocazione della dieta di Ratisbona, sono comprovati anche dagli scritti indirizzati al Laurerio, al Carafa ed al Fregoso, «ut trium sapientissimorum Cardinalium [] judicio subiiceret»[clxv]. Alvise Priuli, incaricato di trasmettere i pareri dei tre porporati, una volta riferiti quelli del card. Carafa e del card. Fregoso, riportava anche il pensiero del San Marcello. Questi avrebbe direttamente corrisposto con il legato, tuttavia al Servita sembrava che, nell’accordo coi protestanti, il Contarini avesse, sì,

 

fatto guadagno: ma che era ben d’avvertire, che guadagnando con quei di lì non si perdesse con questi di qui[clxvi].

 

I notevoli ostacoli frapposti alla riforma dei dicasteri della Curia trovavano ulteriore intralcio proprio nell’abbandono di Contarini, partito nel gennaio 1541 per Ratisbona, e nella morte di Ghinucci e Fregoso a luglio. Anche la questione relativa alla limitazione delle commende sui monasteri e sui meriti dei candidati nella collazione dei vescovadi videro un rigido Laurerio, così come nell’attacco al legato per le sue opinioni accomodatizie[clxvii]. Purtroppo, l’estrema lentezza nella ricerca della soluzione di tutte le gravi questioni inerenti il governo della Chiesa, con l’ulteriore rapido ingigantirsi del problema luterano, si assommavano alla prima tra le preoccupazioni: la cristianità, già divisa dallo scisma inglese, era tuttora minacciata dal perenne contrasto, bellico e politico, tra le grandi potenze del tempo, Francia e Spagna.

Laurerio, filoimperiale, fu tra i convitati del convegno di Lucca tra Paolo III e Carlo V, il quale vi giunse il 12 agosto secondo la cronaca trascritta nel codicetto del padre Romano[clxviii]. In verità l’estensore dell’appunto erra nell’indicare l’anno, riportando il 1540 anziché il corretto 1541, comunque annota scrupolosamente l’arrivo del priore generale nel convento servita di Pistoia «con 25 cavalcature la Domenica e stette la Domenica e Lunedì» (il calendario ci può dire solo che poteva trattarsi del 14 ovvero il 21 oppure il 28 agosto). Il manoscritto di N. Tucci[clxix] data il convegno all’8 settembre; secondo Jedin[clxx] Carlo V  «si incontrò a Lucca col Papa dal 12 al 18 settembre per discutere con lui la situazione politica generale, e i progetti ad essa strettamente collegati del Concilio e della riforma della Chiesa in Germania». A noi preme sottolineare che il Laurerio vi giunse «amalato in lettica», come scrive il predetto cronista, aggiungendo che  «il convento li fece grande onore», come ci si poteva aspettare, e «poi [fra Dionisio] andò a Prato e Firenze»[clxxi]. L’aperto schieramento di Dionisio nelle file dei partigiani dell’imperatore gli meritò, come sempre, la dovuta attenzione di Carlo V, così come riportato dal de Nicastro; del resto, la sua figura di porporato, tra i consiglieri più ascoltati dal Farnese, necessariamente richiedeva la sua presenza nel vertice in un posto di rilievo e, quindi, nella scelta delle conseguenti decisioni politiche.

Il de Nicastro annota che il cardinale, da Lucca, era stato inviato a Firenze in nome del pontefice

 

e di Cesare []. Il motivo di questa trasmessione fù per esortare il Duca Cosimo al Concilio. Giunto il Cardinale in Firenze fù ricevuto onorevolissimamente, siccome era dovuto, dal Duca. Ciò però non ostante volle egli dimorar nel suo Convento dell’Annunziata[clxxii].

 

Forse per l’aggravarsi delle condizioni di salute, ovvero a causa dei tempi necessari a terminare l’ambasciata, il generale fu tuttavia costretto a trattenersi ininterrottamente a Firenze per tre mesi, come scrive il Ciaconius[clxxiii]. Nell’estate del ’42 , certamente non ristabilito, si recò al convento servita di Monte Senario, sulle colline di Firenze, e poi sul Monte Amiata, ai Bagni di San Filippo, per i quali si era adoperato con il granduca affinché sollecitasse un pronto restauro.

 

Onde il pio, e generoso Principe, in poco tempo fece adempier tutto quel che saggiamente gli haveva insinuato il Cardinale; e successivamente gl’infermi cominciarono a frequentare i suddetti bagni [clxxiv].

 

Doveva essere ben avanzata la malattia del Laurerio se, morto il cardinale Aleandro il 1° febbraio, il Serristori, ambasciatore fiorentino, già relazionava in patria il giorno successivo con queste parole: gli imperiali «resteranno con pochi cardinali se di nuovo non ne sono provisti perché credo che ci sarà per pocho tempo del rev. Cesarino et S. Marcello»[clxxv].

Il Nostro, con lettera del 24 marzo 1542, aveva convocato il Capitolo Generale in Faenza per il successivo 27 maggio, dichiarandosi indisposto alla proroga del mandato di priore generale dell’Ordine[clxxvi]; dimissioni accettate da Paolo III con breve del 3 maggio[clxxvii]. Nel Capitolo

 

fu eletto Maestro Generale il Padre Agostino Bonuccio di Arezzo, degno allievo dello stesso Cardinale. Giusta le Costituzioni dell’Ordine, e gli ordini di detto Cardinale, furono rigittati tutti i voti degli assenti trasmessi per iscritto; e solamente furono ammessi i voti secreti de’presenti [clxxviii].

 

Non sapremmo dire per quale motivo la nomina di Laurerio, tanto debilitato nel fisico, a Legato in Campania (o Campagna) e Benevento, registrata l’11 agosto[clxxix]; forse solo il tardo benestare papale per esaudire il desiderio del fedele prelato: poter tornare nella sua terra da massimo rappresentante dell’autorità pontificia. L’affetto verso i suoi concittadini, invece, mai era venuto meno: né aveva rinunciato alla carica di arcidiacono della cattedrale, né smesso di accogliere le richieste che gli giungevano dalla città; per tutte vedasi, a tal proposito, presso l’Archivio Capitolare di Benevento, la supplica rivoltagli dal Capitolo per essere difeso da alcune pretese dell’abate di S. Modesto[clxxx].

Gli ultimi mesi di vita vedono il Laurerio impegnato allo spasimo nella battaglia delle diplomazie tra Francesco I e Carlo V: il Nostro, dopo le minacce del re francese di apostatare, intollerabile per il pontefice e per l’imperatore, ebbe un terribile intervento in concistoro, chiedendo con veemenza che fosse tolto a Francesco l’appellativo di “Re Cristianissimo”. Solo la reprimenda del cardinal De Cupis, decano del Sacro Collegio, lo riportò alla disciplina, e comunque non mancarono le voci di chi «quare ab illis verus Servita dictus est, cum plusquam servili adulatione erga Carolum laboraverit». Così il Ciaconius [clxxxi].

A sentire il de Nicastro[clxxxii], il Laurerio «fu sommamente stimato dal già detto Carlo V, ed egli fu sempre verso di Cesare affezzionatissimo [sic]»; prosegue narrando l’episodio sopra riportato, e conclude affermando che le definizioni di «vero servo» attribuitegli dal Giovio «sono le insulse, e fredde parole già dette in quel tempo da alcuni ciarloni, e momi».

 

 

11. Creazione della Santa Romana Inquisizione e morte del Laurerio

 

Il mese di luglio del 1542 vide anche uno dei passi decisivi che metteranno fine al Rinascimento ed avvieranno l’Europa verso la Controriforma: l’estendersi dell’eresia a molte città, fra le quali Modena e Lucca, determinò il pontefice, dietro pressione del Carafa, Juan de Toledo ed Ignazio di Loyola, a nominare sei cardinali in qualità di inquisitori generali. Sernini informa il duca di Mantova, il giorno 8, di aver saputo dal cardinale Accolti il numero dei cardinali designati; Serristori, il successivo 10 luglio, comunica i primi nomi:

 

S[ua] S[anti]ta [] ha fatto 4 [sic] inquisitori sopra questa heresia scopertasi nuovamente in Lucca, i quali sono questi rev[erendissi]mi cioè il Guidiccione, S. Marcello, S. Croce et un altro per levare via tale infectione di quella città, essendo cosa di malissima digestione [clxxxiii].

 

La costituzione Licet ab initio del 21 luglio «dava nuova forma a tutta l’Inquisizione e creava in Roma un’autorità centrale per tutti i paesi, la cui prima attività era diretta a soffocare l’eresia in Lucca» [clxxxiv]. La commissione decisa dal Farnese comprendeva «cardinali di fede, dottrina e virtù provate»[clxxxv]: Carafa, Morone, Parisio, Guidiccioni, Laurerio e Badia; «nella geografia curiale, la composizione è leggibile come un compromesso tra la tendenza conciliatrice e aperta capeggiata da Gaspare Contarini (Morone, Badia) e quella tradizionalista e curiale (Guidiccioni)»[clxxxvi]. La sfera d’azione «doveva estendersi a tutta la cristianità tanto al di qua quanto al di là dei monti, a tutta l’Italia ed eziandio alla Curia romana».  Il Pastor, che non ha mai potuto accedere agli atti conservati nell’Archivio dell’Inquisizione Romana, osserva tuttavia che «da principio questo tribunale fu temperato e mite, in corrispondenza della natura di Paolo III; (…) ma in seguito all’inumano rigore del Carafa, esso guadagnò tale importanza, che ritenevasi non darsi in tutto il mondo giudizi più spaventosi e da temersi»[clxxxvii]. Così anche M. Niccoli, che osserva come poco si conosca dei documenti direttamente prodotti dal Tribunale, perché tuttora conservati in gran segreto; però «tutto lascia credere che sotto Paolo III si procedesse con grande mitezza»[clxxxviii].

Lo stesso cardinal Contarini, tornato a Roma da Ratisbona, fu sospettato di vicinanza ai luterani, ed i suoi scritti furono esaminati dall’Inquisizione, poco prima della morte avvenuta nell’agosto del 1542. Del resto, secondo Jedin, egli era stato «il capo riconosciuto di circoli religiosi vicini all’Evangelismo raggruppati intorno a Pole, Gonzaga e Giberti. In Germania era considerato, con Pole, Sadoleto e Fregoso come sincero amico di intesa con i protestanti»[clxxxix].

E’ probabilmente poco significativo il diretto contributo del Laurerio alla nascente Inquisizione Romana, visto che la creazione di questa avveniva in una fase avanzatissima della sua malattia; né possiamo stabilire quanto egli abbia potuto incidere sulla rapida metamorfosi del nuovo organismo verso la inarrestabile macchina guidata dal Carafa, né quanto avrebbe potuto indirizzare, da celebrato teologo, il nascente Concilio di Trento. Certo, gli stessi prestigiosi incarichi attribuitigli da Paolo III, alla vigilia conciliare, dimostrano quanto confidasse il pontefice sulla diretta collaborazione del Servita[cxc]. Il 18 settembre il papa aveva nominato Gian Matteo Giberti, vescovo di Verona, e Giantomaso Sanfelice, vescovo di Cava, a commissari per la direzione organizzativa conciliare, ed il 16 ottobre aveva deciso per la nomina dei cardinali Parisio, Morone e Pole quali legati conciliari; tuttavia il 17 settembre aveva già visto la dipartita di Dionisio Laurerio, impegnato nella sua legazione in Campania.

 Rossi scrive che la morte lo colse a Frosinone, ma certamente non a Roma[cxci]; qualcun altro aveva scritto a Frosolone[cxcii], citando a sua volta lo Specimen eorum, quae in texenda Synopsi Priorum Generalium O. S. M. ecc. del Padre G. M. Bergantini. La missione pare comprovata dal Liber mandatorum di Benevento che registra per il giorno 10 settembre[cxciii] la presenza in città del «locotenente del reverendissimo cardinale di S. Marcello» al quale i consoli donarono robbe per otto ducati e disposero che cento ducati fossero spesi per «un bacile e altro»[cxciv] da offrire al cardinale in occasione della sua venuta.

La salma era poi stata portata a Roma e tumulata in San Marcello. Secondo il de Nicastro[cxcv]

 

nelle solenni esequie celebrate al medesimo nella Chiesa di S. Marcello, il Padre Baccelliere Frà Domenico di Verona recitò una nobilissima Orazione funebre, in cui intessé le laudi del defunto Cardinale. Ad ogni modo ognun credette, che facondo Panegirista delle di lui glorie fossero le sue eroiche virtù, e le copiose lacrime che tutto il Cristianesimo addolorato per la immatura sua morte []. Ed in vero non altro che Roma potea dare pari sepolcro ad un tanto Campione; ne in altra Chiesa, che in quella di S. Marcello del suo Ordine, e titolo un Religioso Cardinale, così osservante, poteva dopo morte havere il suo Campidoglio.

 

Certamente fu pianto da molti fedeli amici, tra i primi i confratelli del suo ordine: l’Annunziata di Firenze annota al giorno 5 ottobre «Ricordo come questo dì venne diretta da Roma […] come el R[everendissi]mo di S. Marcello nostro cardinale era morto in legazione di Campagnia [sic] […] Così Iddio per sua pietà e misericordia gli dia il paradiso»[cxcvi]. Dispiacque grandemente al Sadoleto, che, dopo aver saputo della morte del Contarini, avvenuta il 24 agosto, scriveva il 22 ottobre a Carlo Gualterucci: «Non so qual mia disgrazia sia di perdere così a coppie gli amici miei cari»[cxcvii].

 

12. Laurerio nella memoria storica

 

La morte di Dionisio Laurerio, come spesso capita per personaggi che abbiano avuto rilevanza sulla ribalta della Storia, anziché porre termine alle incognite che hanno accompagnato in vita quelle figure, determina la nascita di nuovi enigmi che non trovano immediata soluzione. Infatti, gli studiosi hanno attribuito solo pochissime opere a stampa al Nostro, addirittura nessuna secondo de Nicastro:

 

Questo gran letterato non dette alla luce veruno parto del suo ingegno, e specialmente di Prediche, e Panegirici, o’ perché la molte lo tolse immaturo, o’ perché le legazioni sostenute, e le occupazioni di Cardinale, e di Vescovo non glielo permisero, o’ pure perché la sua eroica modestia sui nominis celebritatem invidit. Ad ogno modo sarà egli sempre applaudito dalla fama coll’encomio, che fuit Vir adhuc suo nomine maior; & in quo docendi, ac dicendi facultas cum heroica virtute decertavit[cxcviii].

 

Tutto ciò rende problematica la ricerca di ulteriori rilevanti notizie. Al contrario, egli dovrebbe aver scritto almeno le opere seguenti:

a)   Plurima ad artem mathematicam pertinentia, già ricordata a proposito degli studi scientifici del Servita; ma il Bergantini sospettava dubbia la cosa;

b)  Selectae quaestiones theologicae;

c)   Orationes ad Carolum V, Henricum VIII Angliae regem, Cosmum Ducem Hetruriae;

d)  De reformatione Curiae Romanae;

e)   Epistolae multae[cxcix].

Tuttavia, a causa degli incarichi ricoperti dal Laurerio, per essere stato il primo porporato del suo ordine, per la celebrità di cui aveva goduto nel suo tempo, nonché per il sicuro prestigio acquisito dai frati serviti per suo personale merito, tutto ciò avrebbe dovuto determinare un sicuro proliferare di studi sulle sue opere. La sua stessa vita, che, come meteora, in soli 12 anni di presenza sulla scena di tanti grandi accadimenti dell’epoca, lo aveva visto godere del favore dei potenti, faceva dire al citato padre Bergantini:

 

Io lo stimo quanto ogn’altro ( se non forse più) de’ più cospicui Cardinali di Paolo III, e ne sono di tal maniera innamorato, che se fosse in Roma, moverei come si suol dire ogni pietra per trovare qualcosa di suo, o nella Vaticana, o in Castel S. Angelo, o negli altri più secreti archivj [cc].

 

Ebbene, sembra che tutta la grandezza delle sue attività abbia solo determinato, per quattrocento anni, un gran desiderio di studiarle, salvo arrestarsi subito dopo; la lapide riportante l’iscrizione funebre, citata in apertura del saggio[cci], fu apposta su un sepolcro che non è più rintracciabile da secoli. Vero è che San Marcello fu una chiesa impegnata fin dal secolo XVI in ripetuti restauri, ma è forse agevole immaginare che vi sia scomparso finanche il ricordo della dislocazione[ccii] ? E la stessa Benevento, ove pure un Vincenzo Laurerio, Magnifico Domino [cciii], continuava a vivere quindici anni dopo la morte del cardinale, ha serbato solo le lettere presso la famiglia Roscio ed il ritratto presso la Pedicini[cciv]? E’ possibile che nulla resti a Toro? Nulla al di fuori della tradizione orale, che tuttora riferisce di cospicue eredità con le quali i Laureli stipularono vantaggiosi contratti matrimoniali? 

Un discorso a parte merita l’oblio totale in cui caddero i rapporti, se ve ne furono, tra le parentele di Amelia ed il celebre prelato: non si può accettare di ritenere che una piccola comunità, così vicina agli ambienti curiali vaticani, potesse considerare con indifferenza il legame di sangue che univa la famiglia di origine con il cardinale. Viene, dunque, da ripensare a quanto scritto sul padre di Dionisio nell’ambito della famiglia Laurerio: se é vero che i suoi vennero a Benevento perché anello più debole della stirpe, è probabile che i grandi inevitabili disagi che accompagnano da sempre l’errare di un “espatriato”, seppure colto e socialmente inserito, avranno pesato non poco negli anni di ambientamento nella nuova terra; ove tutte le amicizie e frequentazioni dovettero essere daccapo ricreate. Cosicché, una volta diventato celebre «sua virtute», favori e benefici dovettero essere stretto appannaggio dei soli familiari prossimi del Nostro.

L’intera ricerca svolta per esaminare tutto quanto fosse ricostruibile sulla vita del Laurerio ha trovato un solo punto che possa giustificare quella che, nei fatti, è l’incomprensibile perdita della memoria storica, al di là delle scarne note che i vari biografi ebbero a tracciare (per lo più, citando ogni storico gli immediati predecessori).

I  giorni che videro la morte del Servita assistettero al dilagare del luteranesimo in molte parti d’Italia; addirittura nella stessa Urbe, se, nonostante l’Inquisizione, finanche nel 1545 e nel 1547 alcune relazioni citate dal Pastor descrivono Roma  frequentata da numerosi luterani[ccv]. Conservato nel Record Office di Londra [ccvi], un dispaccio del 10 ottobre 1542 indirizzato da Paget ad Enrico VIII spicca per la notizia della morte del cardinal Dionisio Laurerio, ma soprattutto riferisce della fuga in Germania di suo fratello, fra Bernardino,

 

a cordelier, esteemed above all in Rome for learning, virtue and preaching, is fled to Germany and professes himself  ‘one of theirs’ .

 

Dunque, «un frate, stimato sopra tutti in Roma per la cultura, la virtù e la preghiera», ma che ora «si professa uno di loro»[ccvii]. Infatti, molti prelati sinceramente desiderosi di una reale, efficace riforma dei vertici della Chiesa universale (Sadoleto, Contarini, Fregoso, Morone, ecc.) erano stati indistintamente confusi con gli esponenti più radicali della Riforma protestante. Da tutto questo la fuga di Bernardino, fratello carnale di uno dei sei Inquisitori Generali, evidentemente nei giorni immediatamente successivi alla morte di fra Dionisio; così come quelle di Bernardino Ochino, celebre predicatore generale dei cappuccini, amato da Pietro Bembo, dal Pole e da Vittoria Colonna, e del canonico lateranense Pietro Martire Vermigli, con il minorita Camillo Renato.

 

Richiesti o costretti a dare spiegazioni circa le loro dottrine, essi fuggirono all’estero; dando così inizio a un esodo di dissidenti religiosi, o almeno di parecchie decine di loro, che spostò la sede delle controversie teologiche italiane intellettualmente più impegnate dall’Italia a Ginevra, Basilea, Zurigo, Cracovia, Alba Iulia e soprattutto nei Grigioni, prima tappa della maggior parte di essi e tappa finale per molti [ccviii].

 

I tentativi di riforma di Paolo III erano consistiti soprattutto nella elevazione alla porpora di alcune delle più elevate figure dell’epoca, e nel rimaneggiamento del personale della Dataria, l’ufficio che amministrava l’assegnazione dei benefici; la precoce morte di Marcello Cervini, vero antinepotista, pontefice per soli 20 giorni, aveva impedito una volta di più il compimento di quel bisogno di autentico rinnovamento chiesto a gran voce dai tanti che, assieme al cardinal Seripando, volevano «togliere dall’avvilimento in cui erano cadute le belle parole; Chiesa, Concilio, Riforma». Gli anni a metà del secolo, testimoni del trionfo della Controriforma e del disfacimento di ogni tentativo di fermare Paolo IV Carafa dall’ «innalzare l’Ufficio dell’Inquisizione al vertice della gerarchia curiale»[ccix], calarono una spessa cortina sulla vita di Dionisio Laurerio, quando probabilmente si osservò con nuovo sospetto la reale portata della Compositionum defensio, evidentemente trasformata in un ingiustificabile attacco alle prerogative del pontefice e della curia. Neppure la morte del Carafa (1559), con le conseguenti distruzioni del palazzo dell’Inquisizione e della statua del pontefice in Campidoglio, e con la riabilitazione dei prelati perseguitati, servirono a liberare la figura del Laurerio da connotazioni negative: il successore di Paolo IV, Pio IV, chiuse il Concilio di Trento il 4 dicembre 1563 con il riconoscimento della superiorità papale all’assemblea conciliare, senza altre possibilità d’apertura ai protestanti, con tutto quello che ne sarebbe seguito nei secoli a venire.

Se, dunque, venti anni dopo la morte del Laurerio neppure il suo ordine religioso tentò di “riabilitarne” la memoria mediante lo studio del pensiero, così come non fu fatto a Benevento, lacerata da una continua lotta intestina che da tempo insanguinava la vita cittadina, inevitabile fu la perdita di qualsivoglia interesse ad esaminarne la figura con un’approfondita indagine storica: soprattutto allorquando la riforma della Chiesa era sfociata nella radicale, inconciliabile contrapposizione tra Riforma Protestante e Controriforma. E la più importante produzione storiografica italiana stava nascendo soltanto in quel XVI secolo, grazie alla forza di grandi studiosi del pensiero politico.

La memoria di Dioniso Laurerio, nonostante l’importanza e l’originalità delle idee e delle opere, rivolte alla rivalutazione di un’autentica spiritualità ed esplicata in pochissimi anni di azione, rimase dunque così confinata piuttosto alle rare carte d’archivio che alle rapide cronache di cui fu oggetto. Solo la fruttuosa ricerca di ulteriori testimonianze contemporanee, in primis sui rapporti con le istanze di riforma, potrà aggiungere informazioni significative, valide per l’approfondimento della storia personale del Servita e della travagliata Chiesa del suo tempo.

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ã F. LAURELLI 1997

©  RIVISTA STORICA DEL SANNIO 1997

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGENDA

 

ACAm     ARCHIVIO COMUNALE DI AMELIA

ASFI       ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

ASNA     ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI

ASRM    ARCHIVIO DI STATO DI ROMA

ASS        ARCHIVIO STORICO DEL SANNIO , BENEVENTO

ASV       ARCHIVIO SEGRETO VATICANO

ASBN    ARCHIVIO DI STATO DI BENEVENTO

ASCB    ARCHIVIO DI STATO DI CAMPOBASSO

ASCS    ARCHIVIO DI STATO DI COSENZA

ASLU    ARCHIVIO DI STATO DI LUCCA

ASMN   ARCHIVIO DI STATO DI MANTOVA

ASTR    ARCHIVIO DI STATO DI TERNI

BAV     BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

BNN     BIBLIOTECA NAZIONALE DI NAPOLI

BNF      BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE  

RSS      RIVISTA STORICA DEL SANNIO

 

 

 

 

  

NOTE   


[i]G. V. CIARLANTI, Memorie Storiche del Sannio, Isernia 1644, p. 475.

[ii] Biblioteca Apostolica Vaticana [d’ora in poi BAV], v. 167, f. 326.

[iii] C. EUBEL, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, Münster 1913, vol. III, p. 27.

[iv] Nel Totius Latinitatis Onomasticon opera et studio doct. Vincentii De-Vit (Prati 1859-1867, t. VII, p. 179) è offerto solo l’esempio del nome Agrius, definito «nomen virile, græcum; Agriwz , quod silvestrem ac ferum significat». La possibile corruzione dal greco Nearchus  (Nearcwz , che significa «comandante delle navi»), rappresenta una seconda alternativa per la spiegazione al Neagrus di Laurerio, che portava già nel primo nome una denominazione altrettanto ispirata ai miti della Grecia antica.

[v] G. DE NICASTRO, Memorie intorno alla patria, ed alla vita del Cardinale Dionisio Laurerio Servita; una copia manoscritta del 1719 è conservata nella Biblioteca Arcivescovile di Benevento ed un’altra nell’Archivio Generale dell’Ordine dei Servi di Maria (Annalistica, filza  Q3QQqq.III.16). Anche nella Beneventana Pinacotheca (Benevento 1720, p. 93) il de Nicastro scriveva di «nobilibus ortus parentibus».

[vi] G. PALAZIO, Fasti Cardinalium omnium S.R.E. ecc., Venezia 1703.

[vii] F. UGHELLI, Italia Sacra, Venezia 1717, t. III, col. 798.

[viii] A. CIACONIUS, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium ecc., Roma 1677, col. 672.

[ix] «Ms. edito da M. CHIVASSA, col titolo La Nobiltà in Benevento ecc. » (A. ZAZO, Dizionario Bio-Bibliografico del Sannio, Napoli 1973, p. 140).

[x] ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE [d’ora in poi ASFI], Congregazioni soppresse dal governo francese, 119, vol. 34, f. 21v.

[xi] Un quadro rappresentato da A. Musi nella Storia del Mezzogiorno diretta da G. Galasso e R. Romeo (Napoli 1986, vol. VI, pp. 281-302); cfr. G. INTORCIA, La comunità beneventana nei secoli XII-XVIII. Aspetti istituzionali Controversie giurisdizionali, Napoli 1996. Cfr. anche A. ZAZO, Professioni, arti e mestieri in Benevento nei secc. XII-XIV, in «Samnium», lug.- dic. 1959, nn.3-4, pp. 121-177.  

[xii] V. SPRETI nell’ Enciclopedia storico – nobiliare italiana, p. 795, scriveva che fosse famiglia beneventana da tempi antichi. Tuttavia UGHELLI (cit., vol. VIII, col. 210) riferisce certamente nativo di Terni mons. Angelo Roscio, che fu vescovo di Alife; così anche EUBEL (cit., III, 117). Angelo è chiamato Rossi da D. B. MARROCCO ne Il Vescovato Alifano nel Medio Volturno (Piedimonte Matese, 1979, p. 35); comunque l’autore stesso lo definisce «prete di Terni e utriusque iuris doctor, nominato il 31.1.1567», aggiungendo la descrizione di una lapide apposta a Prata Sannita, ove il prelato morì, nella quale è scritto «ANGELO ROSCIO INT/ERAMNATI NAHAR/TI MARIANGELI FRATI GALEACII (?) EPISCOPI ASISINO ecc.». UGHELLI (ibid., col. 484) scriveva, poi, di Galeazzo Roscio, ugualmente ternano, vescovo di Assisi nel 1554, nonché di Gerardo Roscio, ovvero Rubeus, di Amelia vescovo della sua città nel 1363 (ibid., col. 300). A Terni tuttora esiste il palazzo Roscio ed almeno due sono le lapidi che nel duomo riguardano quella famiglia (proprio nelle persone dei monsignori Angelo e Galeazzo).

[xiii] La grande mole di documenti che l’ARCHIVIO DI STATO DI TERNI [d’ora in poi ASTR] custodisce sulle più importanti famiglie di Amelia è riepilogata innanzitutto dal fondo Cansacchi, recentemente acquisito, formato da accurati studi eseguiti nei secc. XVIII e XIX sui documenti comunali e notarili. Per i Laureli (o Mattiacci, nella denominazione più antica del casato), si aggiungono gli estesi protocolli rogati da Lisia Laurelio, notaio ad Amelia nel primo Cinquecento, nonché gli strumenti che riguardano la famiglia, conservati fra i protocolli di Fazio Piccioli, Paolo di Vico, Luca Petruccioli, Arcangelo de’ Carlenis, Ugolino di Nicolò. Le Riformanze del Comune di Amelia (conservate nell’Archivio Comunale, d’ora in poi ACAm) contribuiscono a tracciare l’evoluzione della famiglia Laurelio, fra Trecento e Cinquecento, nei numerosissimi atti pubblici firmati dai componenti investiti da cariche riservate al patriziato cittadino. Numeroso altro materiale è reperibile nei codici della BAV e dell’ARCHIVIO SEGRETO VATICANO [ASV] relativo a due notai apostolici (Anselmo e Laurelio), nonché a quei familiari che scrissero celebri versi ed epigrammi nella Roma di Leone X (Pier Francesco, Girolamo, Silvio); molto è anche disponibile tra le carte dell’ARCHIVIO DI STATO DI ROMA [ASRM], dell’ ARCHIVIO DEL VICARIATO DI ROMA e dell’ARCHIVIO DEL SACRO CONVENTO DI ASSISI. Anselmo è altresì riportato in F. CARBONI (Incipitario della lirica italiana, secc. XV-XX , Città del Vaticano 1982, vol. I) per un suo componimento, mentre in un’altra famosa collezione di epigrammi, Coryciana (stampata a Roma nel 1524 a cura di B. PALLADIO), numerose liriche sono firmate da Silvio e Girolamo Laurelio.

[xiv] Sulla pletora di amerini che ricoprirono cariche nelle amministrazioni ecclesiastiche e laiche (cardinali, vescovi, governatori, podestà, giuristi, avvocati rotali, vicari vescovili, ecc.), cfr. i vari personaggi delle famiglie Cansacchi, Delfini, Farrattini, Geraldini, Mandosi, Moriconi, Petrignani, Racani, Venturelli, Zuccanti ecc., citati nei seguenti studi: C. ORLANDI, Delle Città d’Italia ecc. (Perugia 1772, pp. 8-18); B. KATTERBACH, Referendarii Utriusque Signaturae ecc. (BAV 1931); A. DI TOMMASO, Guida di Amelia (Terni 1931, pp. 59 ss.); L. BOLLI, La Famiglia Petrignani di Amelia (Amelia 1920). Limitandoci a citare i soli Farrattini, diremo che essi si trasmisero l’incarico di prefetti della Fabbrica di S. Pietro per l’intero Cinquecento, e pertanto furono i diretti interlocutori degli architetti sovrintendenti all’erezione della nuova basilica, tra 1506 e 1614: da Bramante a Raffaello, da Baldassarre Peruzzi ad Antonio da Sangallo, da Michelangelo al Vignola, Pirro Ligorio, Giacomo Della Porta, Domenico Fontana, fino a Carlo Maderno. Il grande palazzo romano che Bartolomeo III Farrattini (reggente della Cancelleria, prefetto della Segnatura di Giustizia, poi governatore di Roma e cardinale nel 1605) edificò nel 1586 attribuì il nome alla dirimpettaia via Frattina, fu donato nel 1626 alla Congregazione di Propaganda Fidae e dal 1633 ne divenne la sede.

[xv]Volendo riassumere in una sola nota alcune notizie storiche sulla famiglia Geraldini, che fornì prelati alla S. Sede dal Quattrocento allo scorso secolo, e sulla quale molti libri sono stati scritti in Italia ed all’estero, potremo solo riferire di quattro grandi personaggi nati nel suo seno: mons. Angelo, mons. Antonio, mons. Agapito e mons. Alessandro, il quale soprattutto interessa al nostro saggio. Angelo, figlio di Matteo, giurista e podestà d’Ancona, e fratello di Bernardino, presidente della Camera della Vicaria alla corte degli Aragona di Napoli, fu per papa Nicolò V archivista e catalogatore della futura Biblioteca Vaticana, e per l’imperatore Federico III d’Asburgo ambasciatore presso la Sede Apostolica e conte palatino. Fu segretario del successivo pontefice, Callisto III Borgia, nonché ambasciatore presso Jacopo Piccinino e Francesco Sforza; nel 1463 fu preconizzato da Pio II Piccolomini a vescovo di Sessa Aurunca e Datario, nel 1469 inviato da Ferdinando il Cattolico in Spagna presso il padre Giovanni II d’Aragona. Vi divenne consigliere e ministro, e subito inviato in Italia per sollecitare l’invio della flotta napoletana, oltre che per ottenere la dispensa papale alle nozze di Isabella di Castiglia con Ferdinando; altre missioni lo videro in Firenze, Milano, Venezia, in Belgio e Francia. Angelo morì a Vejo nel 1486, ormai prossimo al cardinalato. Per le notizie sulla vita di Angelo, cfr.: E. GAMURRINI, Istoria genealogica delle famiglie nobili di Toscana et Umbria (Firenze 1673, t. III, p. 170); F. UGHELLI, cit.(tomo VI, col. 541); A. GERALDINI, Vita di mons. Angelo Geraldini (Perugia 1895, in «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria», 2 ,1896); J. PETERSOHN, Ein Diplomat des Quattrocento Angelo Geraldini (1422-1486), Tubingen 1985. Cfr. KATTERBACH, cit. (p. 52, n. 59). Sulle genealogie della famiglia, cfr. anche il cod. Barberini lat. 2312 intitolato De Geraldina Familia Episcopi aliique viri illustres (in BAV). Al seguito dello zio, il nipote Antonio Geraldini fu nunzio apostolico in Spagna, e soprattutto grande amico e protettore di Cristoforo Colombo, quando questi cercava finanziatori per l’impresa americana. Scomparso Antonio nel 1489, il fratello Alessandro fu presso quella corte cappellano maggiore, educatore delle principesse reali e nuovo sostenitore di Colombo; fu, infine, vescovo di Santo Domingo, ove tuttora riposa nella cattedrale che fece erigere, accanto al sepolcro del Navigatore (cfr. A. GERALDINI, Itinerarivm ad Regiones sub Aeqvinoctiali Plaga Constitvtas ecc., a cura di O. Geraldini, Roma 1631, nell’edizione Nuova Eri curata da A. Geraldini, Roma 1991). Agapito Geraldini fu primo segretario di Cesare Borgia, il duca Valentino: sul grande potere esercitato alla corte del celebre condottiero, si rimanda alle pagine dedicate ad Agapito da Niccolò Machiavelli nelle corrispondenze diplomatiche (cfr. N. MACHIAVELLI, Legazioni e Commissarie, a cura di S. Bertelli, Milano 1964; C. CANSACCHI, Agapito Geraldini primo segretario di Cesare Borgia 1450-1515, in «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria», vol. LVIII, 1961; sull’ENCICLOPEDIA TRECCANI, alla voce Leonardo, è riprodotta la firma Agapitus sul salvacondotto rilasciato a Leonardo da Vinci incaricato per le fortificazioni del duca).

[xvi] Sono parentele documentate almeno dal 1416, allorché ser Arcangelo di Lello (Geraldini) concedeva in sposa la figlia Agnese a Pietro di Paolo Mattiacci («Macthiaccii» era l’alias dei Laureli). Arcangelo di Lello Geraldini era doppiamente legato coi Laureli perché contemporaneamente cognato di Giovanni Mattiacci, così come Arcangelo di Cello Geraldini (cfr. numerosi rogiti tra i protocolli notarili di Paulus Vici e di Luca Petruccioli, in ASTR). Alla fine del Quattrocento, poi, Angelo Antonio Geraldini, zio di primo grado di mons. Alessandro,  sposava Medea Laurelio (cfr. sponsalia in ASTR, Cansacchi, volume di G. Venturelli in attesa di inventariazione). Ancora, i protocolli notarili riferiscono, alla fine del secolo, del deposito di 100 ducati che Laurelio Laureli, fratello di Medea, effettua in favore di Angelo Antonio, in relazione ad alcuni rapporti di affari con la città di Orte (ASTR, Notai, Arcangelo de’ Carlenis, prot. 46, 14 ottobre 1490, cc. 158v). Inoltre, il 6 aprile 1491 è sempre Angelo Antonio di Bartolomeo Geraldini a dare quietanza di 100 ducati d’oro in favore di Battista di Andrea di Pietro Mattiacci, al fine di costituire una società dedita all’esercizio dell’arte della lana (ASTR, Notai, Ugolino di Nicolò, prot. 82, c. 81r); lo stesso giorno, poi, Pier Francesco ed Anselmo Laureli (Ibid., c. 81v: ove il primo è priore del duomo di Amelia ed il secondo notaio apostolico) dichiarano di avere un debito di 200 ducati papali larghi nei confronti di Angelo Antonio. Per chiarezza, si osservi che Pier Francesco ed Anselmo sono fratelli di Medea, quindi cognati del suddetto Geraldini, mentre Battista Laureli è cugino in primo grado della medesima. Le Riformanze del comune di Amelia riportano, in aggiunta, il 20 novembre 1493, di Eliseo Laurelio che fa ritorno in patria da una legazione svolta presso il Legato pontificio, in nome e per conto del governo comunale (Amelia, ACAm, Riformanze, aa.1491-1493, c. 88r). Ad accoglierlo nel Consiglio dei Dieci trova proprio il potente amico Bernardino dei Geraldini, l’illustre giurista, già famoso a Napoli presso la corte d’Aragona; il Geraldini prende la parola in pubblica adunanza e saluta Eliseo lodandone l’operato.

[xvii]Per ammissione dei più antichi esponenti dei Roscio, in Benevento, si è sempre insistito sulla parentela con il nostro: DE NICASTRO (cit.) riferisce a tal proposito che quella famiglia «serba ella lettere [di  Dionisio, n.d.A.] scritte a Tommaso Roscio, in cui si soscrive parente. Io 40 anni addietro n’hebbi sotto l’occhio una, mostratami dal fù D. Francesco Roscio».

[xviii] Per la nomina di Alessandro a vescovo di Volturara (Appula) e Montecorvino cfr. UGHELLI (cit., col. 392).

[xix] M. FIRPO, Il cardinale, in AA. VV., L’uomo del Rinascimento, a cura di E. GARIN, Bari 1995, p. 89.

[xx] Ad ulteriore sigillo degli intimi legami intercorsi tra Laureli e Geraldini esistono gli epigrammi di Pier Francesco e Publio Laurelio riportati da P. O. KRISTELLER (Iter italicum: a list of uncatalogued or incompletely catalogued humanistic manuscripts of the Renaissance in italian and other Libraries, vol. II, London-Leiden 1967, pp. 382 ss.). Sul «Bollettino della Società Umbra di Storia Patria» (anno 1896, vol. II, in Vita di Angelo Geraldini Vescovo di Sessa) viene infine attribuito a Pier Francesco Laurelio, già compagno di studi di Alessandro Geraldini, un epitaffio per la tomba di mons. Angelo. Quanto allo stabilire con attendibilità il ramo dei Laureli d’Amelia da cui si originò Dionisio, si può solo ipotizzare che possa essere stato quello disceso dai figli di Giovanni, quindi da Francesco oppure Cristofano (i cugini della sunnominata Medea Laurelio). Tutto questo perché, dalle Riformanze del 1452 (in ACAm) e dai protocolli di Nicola di Narduccio del 1465 (in ASTR), sappiamo che già da tempo essi erano in difficoltà economiche, tanto da essere costretti a vendere la rocca di Totano che detenevano in Amelia (prima da vicari dei castelli e poi da proprietari). L’aumentare delle traversie in epoca successiva e la morte in giovane età di Cristofano costrinsero forse gli elementi meno favoriti del clan a muovere da un piccolo centro umbro, che all’epoca contava oltre venti notai, alla volta di un vescovado del regno meridionale, al seguito del vicario designato per Volturara. In aggiunta, si è ritenuto di riferirsi al ramo dei figli di Francesco Laureli perché delle generazioni successive non troviamo più traccia nei protocolli dei notai amerini e neppure nelle Riformanze cittadine; al contrario dei discendenti del notaio apostolico Anselmo Laureli, del ramo del quale compaiono in Amelia i diretti pronipoti fino alla fine del secolo XVII, sempre presenti nel nobile Consiglio dei Dieci. L’agiatezza del casato è attestata dagli sponsali di Claudia, figlia del notaio Gerolamo, quando i familiari si permettono di stanziare per la sua dote una somma talmente elevata, 500 ducati, che essa supera il consentito dagli statuti di Amelia; il nonno, Laurelio, è allora costretto a produrre la dispensa del pontefice: Paolo III Farnese il 29 ottobre del 1539 firma la concessione (riportata in AST, prot. F. Fariselli, cc. 323ss., sotto la data del 7 novembre 1540).

[xxi] Per i Lorellus e Laurellus notai ad Aiello Calabro, cfr. l’Inventario dell’Archivio Tocco redatto da A. ALLOCATI (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Roma 1978, pp. 187-188) in riferimento alla busta 55, nn. 29-2 e 29-3. Il casato dei notai compare a volte come « Laurello» (cfr. notar Francesco, n. 29-2, f. 106, 8 dicembre 1603), a volte come «Lorello». Per i Geraldini arcivescovi, cfr. M. SENSI, La famiglia Geraldini di Amelia, in AA. VV., Alessandro Geraldini e il suo tempo (a cura di E. Menestò, Amelia, novembre 1992, edito dal Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 1993, p. 66 con appendici D, E, F).

[xxii] Pubblicato in «Atti della Società Storica del Sannio», anno III, fasc. I, gennaio-aprile 1925.

[xxiii] VICENTINI, cit., nella n. 1 a pg. 6, enumera i soli beneventani che furono nell’Ordine, oltre al Laurerio: uno soltanto prima di lui, nel 1402, e 6 confratelli dall’anno di fondazione (1233) fino al 1807.

[xxiv] ARCHIVIO GENERALE DEI SERVI DI MARIA, Schedario Albarelli.

[xxv] Cfr. per tutti, G. A. GRECO – C. CITO, Difesa di S. Giovanni in Galdo, Toro, e Fragneto, Feudi della Badia di S. Sofia, stamp. Napoli 22 novembre 1722.

[xxvi] Si fa riferimento all’Archivum ecclesiae citato nel par. 1.

[xxvii] Rotuli del lettori legisti e artisti dello Studio Bolognese, a cura di U. Dallari, Bologna 1889.

[xxviii] BNN, Conventi Soppressi, S. Maria del Parto.

[xxix] ASS, S. Sofia, indice delle Concessiones Hortorum, vol. XXIII, n. 13.

[xxx] Ibid., indice delle Concessiones Vinearum, vol. XXVII.

[xxxi] ASV, Arm. XLI, vol. 4, f. 156r.

[xxxii] ASFI, Corp. Rel. Soppr., 119, f. 22v.

[xxxiii] Dionisio compare, invece, più solitamente con il cognome «Laureri(o)», come è poi passato alla Storia, mentre è di tutta evidenza l’approssimazione con cui i cognomi venivano riportati in quell’epoca, finanche negli atti pubblici, l’incredibile denominazione di «Maestro Dionisio Laudano» che balza agli occhi nello strumento redatto a Napoli da notar Domenico De Rocca, il giorno 24 dicembre 1529 (BNN, Conv. Soppr.), ancora in riferimento alla donazione di S. Maria del Parto che Jacopo Sannazzaro fece ai serviti. Addirittura, in una compravendita redatta dal notaio Francesco Prunauro, di Toro, il 7 febbraio 1573 (ff. 158 ss., nell’ASCB) abbiamo che, nello stesso rogito, la medesima persona è chiamata prima «Salvatore de Laurello» e successivamente «de Laudiello».

[xxxiv]Del resto, è certo che nella metà del Cinquecento a Toro la famiglia Laureli fosse presente fra le maggiorenti nella persona di don Paolo: vedasi, ad esempio, D. CIACCIA, Toro, in «Molise Oggi» (anno 9°, n.25, p. 20), che trae la fonte dai catasti comunali dell’anno 1600.

[xxxv] Serie cronologica, cit., p. 42.

[xxxvi] Schedario Albarelli.

[xxxvii] G. CARDANO, Artis magnae sive de reguli algebraicis (Norimberga 1545, p. 29v). Dal Ferro non pubblicò la scoperta, confidata ai soli familiari, perciò essa fu reclamata nel 1535 da N. Tartaglia. Cfr. M. KLINE, Storia del pensiero matematico (Torino 1962, p. 307); S. MARACCHIA, Da Cardano a Galois (Feltrinelli 1979, p. 22).

[xxxviii] KLINE, cit., p. 283.

[xxxix] Cfr. VICENTINI, cit., p. 9.

[xl] ROSSI, Manuale di storia dell’Ordine dei Servi di Maria, Roma 1956, p. 556.

[xli] Rotuli dei lettori legisti, cit.

[xlii] P. M. BONFRIZIERI, Diario sagro dell’Ordine dei Servi di Maria Vergine ecc., Venezia 1723, p. 439. Cfr. G. MORONI, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia 1848, vol. LV, p. 71, il quale nella voce Predicatore pone Dionisio fra nove cardinali che furono grandi oratori sacri nella storia della Chiesa: «tra’ cardinali predicatori si distinsero, Ruffini, Canisio, Laurerio, Bertrano, Petow, Baronio, Toledo, Bellarmino, Micara».

[xliii] VICENTINI, cit., p. 26, descrivendo il codice manoscritto sul Laurerio, incontra frequentemenete un Tomo Bullarum distinto con lettere e numeri progressivi; la predetta approvatio è codificata A40.

[xliv] Ivi, p.12. Gli estremi delle scritture notarili relative alla donazione sono state riportate nel paragrafo precedente.

[xlv] ROSSI, Serie cronologica ecc., p. 42.

[xlvi] L. VON PASTOR, Storia dei Papi, a cura di A. Mercati, Roma 1914, vol. IV, p. 456.

[xlvii]Era perfettamente inutile, infatti, la bolla del 13 aprile  che conferiva ai cardinali Wolsey e Campeggio il potere di dirimere la questione del divorzio con Caterina; il decreto si sarebbe rivelato un mero espediente per rimandare sine die la decisione del pontefice, magari riconciliando re e regina (PASTOR, cit., p. 468). Terminato il lentissimo infruttuoso negoziato fra i due cardinali, presto si arrivò all’autunno del 1529 con la caduta politica del Wolsey, incapace di offrire la vittoria al re.

[xlviii]P. PECCHIAI, Roma nel Cinquecento (Istituto di Studi Romani, Bologna 1948, p. 178).

[xlix]Padova, Pavia, Ferrara e Tolosa votarono favorevolmente alle tesi di Enrico, ma di molto più importanti i responsi, ugualmente positivi, delle università di Parigi e Bologna (C. FATTA, Il Regno di Enrico VIII d’Inghilterra secondo i documenti dei contemporanei, Firenze 1938, pp.600 ss.). Nonostante le grandi pressioni esercitate dal vice-legato papale per la Romagna, Bologna si espresse secondo i desideri della diplomazia inglese, così come quest’ultima, allora sotto la guida di Reginald Pole, riuscì anche con l’università della Sorbona «considerata come la più illustre della cristianità » (ivi, p. 591). Trattative e promesse di ogni tipo cercavano di ottenere, dalle rispettive parti in causa, il parere voluto, naturalmente con grande dispendio di energie e profusione di denaro, cose alle quali il papa cercò di opporsi con i brevi del 21 maggio e del 4 agosto 1530, che comminavano gravi pene alle persone coinvolte nel giudizio che fossero influenzate «da lucro, timore e passione» (ivi, p. 599).

[l] Ivi, p. 478.

[li] Ivi, p. 479.

[lii] BRITISH LIBRARY- RECORD OFFICE, State Papers of the Reign of Henry VIII, Londra 1862-1921, vol. VII, n.279 [la raccolta è citata in seguito con la sigla  S.P.]

[liii] Cfr. N. POCOCK, Records of the Reformation, the Divorce, Oxford 1870, vol. II, 236; S. EHSES, Römische Dokumente zur Geschichte de Ehescheidung Heinrich VIII von England, 1893, n. 98.

[liv] H. HALL, Enrico VIII, Londra 1904, II, p.183.

[lv] FATTA, cit., II, pp. 24 ss.

[lvi] Ivi, p. 35.

[lvii] Letters and Papers, foreign and domestic, of the Reign of Henry VIII, ecc., a c. di J. GAIRDNER, London 1880, vol. V, 782 [raccolta d’ora in poi citata con la sigla L.P.].

[lviii] S.P., vol. VII, 324; POCOCK, cit., II, 258.

[lix] BRITISH LIBRARY, ms. Cotton Vitellius B XIII, f. 190, citato in L.P., vol.VI, n.1005.

[lx] Cfr. UGHELLI, cit., col. 167.

[lxi] Tra i biografi che inducono a riferire l’episodio agli anni più giovanili il CIARLANTI (cit., pp. 474-75), che riporta come il Farnese «Arcivescovo della sua Patria [] vedendo, e di giorno in giorno isperimentando le sue eminenti virtù, e meriti, se li affettionò in maniera, ch’assai alla domestica se la fè poscia con lui».

[lxii] CIACONIUS, cit., col. 672.

[lxiii] CIARLANTI, cit., p. 475; cfr. anche Annalium Sacri Ordinis Fratrum Servorum B. Mariae Virginis ecc., Lucca 1721, p. 111.

[lxiv] M. B. HALL, La scienza, in Storia del Mondo Moderno, Milano 1968, vol. III, p. 613  (ed. originale The New Cambridge Modern History, Cambridge University Press, 1962, vol. III).

[lxv] E. GARIN in Il filosofo e il mago, in AA. VV., L’uomo del Rinascimento, cit., p. 182.

[lxvi] Ivi, p. 186.

[lxvii] E’ la sigla con cui è convenzionalmente conosciuto il cod. Madrid 8936, presso la BIBLIOTECA NACIONAL di Madrid. Il riferimento della citazione è al  f. 107r.

[lxviii] GARIN, cit., p. 195. E quelli «quando c’è qualcosa che non gli piace, o che non capiscono [andavano sparlando] di eresie, di scandali, di intoppi, di superstizioni, di malefici, condannando come perfidia pagana tutta la filosofia classica, fatta eccezione per il loro pestilenziale Aristotele» (ibid.).

[lxix] Ivi, p. 196. L’autore prosegue citando Paracelso per il quale la medicina è fondata sulla filosofia perché essa è basata sulla natura.

[lxx] G. DELLA PORTA, Magiae naturalis libri viginti, Francofurti 1591, p. 2. Gli stessi confini tra le più acute discipline erano, poi, molto permeabili: il Rinascimento vide la ripresa degli studi di matematica e geometria, fermi ad Euclide, e quelli di algebra, coltivata nel Medioevo dai soli Arabi. Si approfondì molto lo studio della sezione aurea che, appunto, implicava, fin da Pitagora, significati esoterici prossimi alla magia ed all’alchimia (cfr. gli studi sul segmento e sulla sezione aurea di L. Pacioli e di G. Keplero).

[lxxi] Forse J. G. SCHELHORN in De Consilio de Emendanda Ecclesia jussu Pauli III ecc., Heidegger 1748.

[lxxii] KLINE, cit., p. 261.

[lxxiii] Riportato da VICENTINI, cit., p. 25.

[lxxiv] S. EHSES, Acta Consistoralia, p. 214.

[lxxv] PASTOR, cit., p. 480.

[lxxvi] L.P., vol. VI, n. 661.

[lxxvii] Ivi, 953.

[lxxviii]BRITISH LIBRARY, Ms. Harley 6989,  f. 20, riportato in L.P., vol. VI, n.1005.

[lxxix] MORONI, cit., vol. XXVII, p. 182.

[lxxx]L’anno 1533 coincise con l’affermarsi di Thomas Cromwell e, con questi cancelliere dello Scacchiere, il trionfo del partito ostile ad un accordo con la Sede Apostolica (FATTA, II, pp. 88 ss.). Infatti ad agosto gli ambasciatori inglesi furono richiamati dalla curia pontificia, ed a gennaio del 1534 Enrico fece abolire i pagamenti delle annualità destinate a Roma, mentre Clemente dichiarava valido il matrimonio con Caterina e dava obbligo al re di riprenderla con sé (concistoro segreto del 24 marzo, cfr. EHSES, Acta Cons., cit., pp. 215 ss.; POCOCK, cit., II, pp. 532 ss.).

[lxxxi] PASTOR, cit., pp. 482 ss.

[lxxxii]Troppo tardi un «filo-inglese» era asceso al papato: aver promosso a cardinale il vescovo John Fisher, nel concistoro del 20 maggio 1535, suonò addirittura come una sfida ad Enrico, che già lo aveva fatto rinchiudere nella Torre con l’accusa di tradimento alla Corona. Il 22 giugno il Fisher venne decapitato e con la successiva esecuzione di Tommaso Moro, il 6 luglio, «si chiudeva addirittura un’era, ossia il medioevo inglese» (secondo FATTA, cit., II, p. 130).

[lxxxiii] FATTA, cit., II, p. 154.

[lxxxiv] Cfr. Annalium OSM, cit., t. II, pp. 113 ss.

[lxxxv] ROSSI, I Servi di Maria, in AA. VV., Il contributo degli ordini religiosi al Concilio di Trento, a c. di P. Cherubelli, Firenze, p. 68.

[lxxxvi] Ivi, p. 68, n. 2; cfr. CIACONIUS, cit., vol. III, col. 672, che descrive Laurerio finanche «reluctans et plorans».

[lxxxvii] DE NICASTRO, cit.

[lxxxviii] In VICENTINI, cit., p. 13.

[lxxxix] Lettera apostolica del 17 agosto 1535.

[xc] ROSSI, I Servi di Maria ecc., cit., p. 69, n. 3; cfr. Annalium OSM, cit., t. II, pp. 120 ss.

[xci] H. JEDIN, Storia del Concilio di Trento, Brescia 1949, vol. I, p. 266.

[xcii] S. EHSES, Concilii Tridentini Actorum, Friburgo 1904, p. 43, n. 3.

[xciii] S. PALLAVICINO, Istoria del Concilio di Trento scritta dal Padre Sforza Pallavicino della Compagnia di Gesù ecc., Roma 1664, libro IV, capo I, p. 363; ed  apporta come fonti «il Gianio, nell’Istoria de’ Servi, il Gariberto, e l’Ughelli».

[xciv] Cfr. Annalium OSM, cit., p. 117.

[xcv] Conc. Trid., cit., p. 43.

[xcvi] Cod. Vat. lat. 3915, ff. 77 e 78.

[xcvii] Arm. 41, vol. 4, f. 156r, n.147.

[xcviii] Comunque, abbiamo già chiarito che in quei secoli i cognomi erano scritti con continue modifiche, e che anche per la famiglia del Nostro, a Benevento e Toro, come ad Amelia e poi ad Isernia, si avrà il ritramutamento definitivo verso la forma più vecchia «Laurello/i», superando il “rotacismo intervocalico” intervenuto tra le consonanti “l” ed “r” del cognome. In questo senso abbiamo parlato di cognome “originale”, in quanto relativo alla famiglia d’origine: i «Laureli(o)» di Amelia.

[xcix] V. nota 95.

[c] E’ denominata Acta Nuntiaturae Gallicae; il volume che ci riguarda ha per titolo Correspondance des nonces en France Carpi et Ferrerio 1535-1540, a cura di J. LESTOCQUOY, Roma-Parigi 1961.

[ci] Lettere di Principi, Venezia 1570-77.

[cii] BRITISH LIBRARY, Add. Ms. 8715.

[ciii] Correspondance, cit., pp. XXXIII ss.

[civ]In L. P., vol. XI, n. 1100, p. 442 è scritto”goes as nuncio to Scotland”, ma si è preferito citare il ms. Harley 787, f. 18 (BRITISH LIBRARY) nella versione autentica del tempo.

[cv] Correspondance, cit., pp. 204-5.

[cvi] L. P., n. 1297, pp. 525 ss.

[cvii] Cfr. Correspondance, cit., p. 220, Carpi a Ricalcato, da Melun il 15 dicembre.

[cviii] L. P., n. 1379, p. 549, 27 dicembre, citando Add. Ms. 8715, f. 318v.

[cix] Ivi, f. 319.  Il Faenza approfitta del corriere per scrivere a mons. Ricalcato che «a Vs. Signoria mi raccomando quanto più posso, pregando Dio le doni quanto desidera, et a me quanto V.S. mi augura, et afferma» (ibid.). Il nunzio ha fretta di ricevere notizie da Roma che gli confermino quanto era prevedibile e vociferato: la sua elevazione al cardinalato, in quanto impegnato in una nunziatura presso una corte di primo piano. In realtà, sappiamo che la nomina era già avvenuta nel concistoro del giorno 12, quando la porpora era stata attribuita, fra gli altri, a Pole, Carafa, Sadoleto, Del Monte ed all’Aleandro. La conferma non dovette tardare ad arrivare al Faenza se il 4 gennaio avrebbe scritto al pontefice per ringraziarlo profondamente e dichiararsi «senza eccezione alcuna prontissimo a’ entrare nel fuoco con lei, e per lei» (ivi, f. 319v).

[cx] Ivi, da Parigi, ff. 320v-321.

[cxi] Add. Ms. 8715, f. 324, da Parigi.

[cxii] Ivi, f. 326.

[cxiii] Ivi, f. 322, da Parigi, 19 gennaio.

[cxiv] ASNA, Carteggio Farnese, fasc. 694, litt. F.

[cxv] Add. Ms. 8715, f. 335; da Faenza a mons. Ambrogio, da Parigi.

[cxvi] Ibid.

[cxvii] Ivi, f. 333.

[cxviii] JOHN E. LAW, The nunciature to Scoltland in 1548 of Pietro Lippomano, bishop of Verona, estr. da «Atti e Memorie dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona» (a. acc. 1970-71, serie VI, vol. XXII, p. 426).

[cxix] Cfr. L’Italia del Rinascimento, Bari 1989  (ed. originale Italy in the Age of the Renaissance,1380-1530, 1989 Longman Group UK Limited).

[cxx] LAW, The nunciature, cit., pp. 426-7.

[cxxi] Enciclopedia Italiana, voce Giacomo V Stuart.

[cxxii] Add. Ms. 8715, f. 340 ss.

[cxxiii] Ivi, ff. 357v ss.

[cxxiv] Ibid.

[cxxv] Ivi, ff. 359v. ss.

[cxxvi] CIACONIUS, cit., t. III, col. 672.

[cxxvii] In «Scottish Historical Review», vol. IX (1914).

[cxxviii] Conc. Trid., cit., indice, p. 604.

[cxxix] Annalium OSM, t. II, p. 120.

[cxxx] JEDIN, cit., p. 266.

[cxxxi] Ivi, p. 290.

[cxxxii] Annalium OSM, II, pp. 120 ss.

[cxxxiii] Archivio di San Marcello, Tomo Bullarium, Litt. A n. 18.

[cxxxiv] Litt. 5-1, f. 25v., a firma «Dionisius Beneventanus».

[cxxxv] Litt. A, f. 104, a firma Dionisio Priore Generale.

[cxxxvi] Traducendo fedelmente dall’inglese quanto scritto dallo storico nella citata The nunciature to Scotland, pg. 447.

[cxxxvii] Ibid.

[cxxxviii] ROSSI, I Servi di Maria, cit., pp. 69 ss.

[cxxxix] Trad. di A. M. ROSSI, ivi, p. 70.

[cxl] Conc. Trid., XII, p. 215, n. 3.

[cxli] BAV, Barb. lat. 5362, ff. 188 ss.

[cxlii] Cfr. PASTOR, cit., V, p.117, n. 1.

[cxliii] DE NICASTRO, cit.

[cxliv] Cfr. Annalium OSM, pp. 123 ss.

[cxlv] PASTOR, cit., V, p. 123.

[cxlvi] Ivi, p. 124.

[cxlvii] Ivi, pp. 125 ss.

[cxlviii] Cfr. dispaccio di Vincenzo da Gattico al duca di Mantova del 24 ottobre, ove si parla di «fra Dionisio generale de servi» fra i candidati (ASMN, Archivio Gonzaga).

[cxlix] PASTOR, cit., pp. 127 ss.; sulla cooptazione fra i cardinali di teologi, umanisti, letterati, cfr. M. FIRPO, Il cardinale, cit., p. 121.

[cl] CIARLANTI, cit., p. 475; cfr. anche Annalium OSM, cit., p. 125. L’assegnazione di quel titolo è del 28 gennaio 1540 secondo Ehses (Conc. Trid., XII, p. 604) sarebbe invece datata 6 febbraio secondo il Tomo Bull. (Litt. C n. 38).

[cli] PALAZIO, cit., col. 144-5.

[clii] G. SADOLETO, Epistolae, Roma 1764, Generosus Salomonius, pars tertia, pp. 199-201.

[cliii] Cfr. Tomo Bull., cit., alla data del 14 febbraio, litt. A n. 47; B. LIGI, I vescovi ed arcivescovi di Urbino, Urbino 1953, II, pp. 140 ss.; UGHELLI, cit., T. II, col. 798.

[cliv] Cfr. R. PIO, Discorso a Carlo V Cesare del modo di dominare il mondo, redatto nel 1543.

[clv] Il Laurerio deteneva da tempo la carica di arcidiacono della cattedrale beneventana. E’ questa una delle tante notizie fornite da tutti i suoi biografi, ma per la quale non esiste alcuna fonte assolutamente attendibile, e neppure la data nella quale la nomina fu pronunciata. Se, come essi scrivevano, «la qual dignità ritenne in tutto il corso di sua vita» (cfr. CIARLANTI, cit., p. 474; CIACONIUS, cit.), considerando la breve vita del Nostro, e, allo stesso tempo, l’importanza rivestita da quella prelatura, solitamente non conferita a religiosi troppo giovani, è possibile ipotizzare che Dionisio ne fosse investito nel periodo che intercorre tra l’incarico di procuratore generale dei frati serviti (1527) e quello di priore generale (1535). Possiamo qui ricordare che fino al 1504 lo aveva preceduto Giustiniano Moriconi, di Amelia, e gli sarebbe succeduto Tomaso Conturbinio il 29 ottobre 1542 (cfr. Archivio Capitolare di Benevento, Lettere Onorifiche di Personaggi al R.mo Capitolo, coll. 88, lettera del card. Farnese).   

[clvi] ARCHIVIO GENERALE DEI SERVI DI MARIA, Cartella Laurerio.

[clvii] Cfr. DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI, voce G. Della Casa (Roma 1988, vol. 36, p. 703).

[clviii] A. F. PIERMEI, Memorabilium Sacri Ordinis Servorum B. M. V. Breviarium ecc., Roma 1934, vol. IV, pp. 7 ss., in n. 1.

[clix] Cfr. Conc. Trid., cit., p. 454.

[clx] PIERMEI, cit, p. 10; cfr. Epistolae Reginaldi Poli et aliorum ad ipsum ecc., a cura di G. Quirini, Brescia 1744-57, vol. III, pp. 73-76.

[clxi] Ivi, citando le Epistolae del cardinale.

[clxii] SADOLETO, cit., pp. 201-202.

[clxiii] Ivi, pp. 254-257.

[clxiv] Ivi, pp. 202-203.

[clxv] PIERMEI, cit., p. 9, nota.

[clxvi] Ibid.

[clxvii] Cfr. EHSES, Acta Consistoralia del 27 maggio; cfr. «Studi Storici», XVI, 250.

[clxviii] Cfr. VICENTINI, cit., p. 13 n. 10.

[clxix]ASLU, Storia di Lucca, vol. II, 309.

[clxx] JEDIN, cit., p. 368.

[clxxi] VICENTINI, cit., p.14.

[clxxii] DE NICASTRO, cit.

[clxxiii] CIACONIUS, cit., col. 673.

[clxxiv] DE NICASTRO, cit.

[clxxv] ASFI, f. 3264, citato da PASTOR.

[clxxvi] Annalium OSM, II, pp. 129-131.

[clxxvii] Testo in Annalium, cit.

[clxxviii] DE NICASTRO, cit.

[clxxix] ASV, Archivio Concistoriale, 4 f. 153, Acta Cameraria 3.

[clxxx] Datata 31 ottobre 1539, in Lettere onorifiche (cit., n. 91, f. 8). Il n. 89, f. 8, reca la data dell’11 gennaio 1542, contiene una sua lettera di raccomandazione per la concessione di indulgenze per la festa del Corpus Domini ed il sigillo del cardinale di San Marcello.

[clxxxi] CIACONIUS, cit., a sua volta citando P. GIOVIO; cfr. PASTOR, cit., V, p. 450.

[clxxxii] DE NICASTRO, cit.

[clxxxiii] ASFI, citato da PASTOR, che data la nomina dei cardinali al giorno 4 (cit., p. 673).

[clxxxiv] PASTOR, cit., p. 673.

[clxxxv] Ivi, p. 674.

[clxxxvi] A. PROSPERI, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari,Torino 1996, p. 45.

[clxxxvii] Ivi, p. 676; cfr. Concilium Tridentinum, 2: Diariorum pars altera, a cura di S. MERKLE, Freiburg im Bresigau 1991, p. 405.

[clxxxviii] Enciclopedia  Italiana, voce Inquisizione.

[clxxxix] JEDIN, cit., pp. 311-312.

[cxc] ROSSI, Il Contributo ecc., cit., p. 72, n. 2.

[cxci] Ivi, p. 71.

[cxcii] VICENTINI, cit., p. 8, n. 2, riportando quando scritto da PIERMEI, cit., p. 7, n.1, citando egli a sua volta: «De Dionysio haec habet Synopsis nostra: [] morbo incurabili consumptus Frusoloni [non Romae] obiit, et Romae sepelitur».

[cxciii] ASBN, Liber Mandatorum, cc. 116v, 177, 179.

[cxciv] Cfr. A. ZAZO, in «Samnium», anno XL, gennaio-giugno 1967, n.1-2, p. 28.

[cxcv] DE NICASTRO, cit.

[cxcvi] ASFI, Congregazioni soppresse, cit., f. 83.

[cxcvii] SADOLETO, cit., p. 321.

[cxcviii] Con queste parole ha termine il manoscritto, tuttora inedito, che Giovanni de Nicastro ebbe a dedicare alla figura di Dionisio Laurerio. Aveva cominciato il componimento confutando la possibilità che il borgo di Sieti, vicino Salerno, avesse potuto dare i natali al celebrato cardinale, poiché l’autore si sarebbe sforzato «di provar, che la patria del suddetto Cardinale sia Benevento»; affinché a questa, che già era stata la patria di «tre Sommi pontefici, otto altri Cardinali, d’innumerevoli Arcivescovi, e Vescovi, e d’infiniti celebri Letterati non mancasse ad un così glorioso Eroe, e celebre Letterato, quale si fù il Laurerio».

[cxcix] VICENTINI, cit., p. 9.

[cc] Ivi, p. 33; lettera del 28 dicembre 1764.

[cci] L’iscrizione fu riportata da molti, in versioni simili: Ciacconio, Cabrera, Della Vipera, Ciarlanti, Gianio; si può considerare come più vicina all’originale quella tratta da V. FORCELLA (Iscrizioni delle Chiese di Roma ecc., Roma 1874, vol. II, p. 305, n. 942), in quanto fedele trascrizione del citato ms. Chigiano I (v. 167, f. 326):

DYONYSIO LAVRERIO BENEVENTANO

TT.LI S.TI MARCELLI S.R.E. PRESBITERO CARDINALI

VRBINATENSI EPISCOPO RELIGIONIS SERVORVM

GENERALI GRAVISSIMO AC LEGATO CAMPANIE

A P. III ORDINATO VIRO OMNI FERE

OMNI SCIENTIARVM GENERE ORNATO

R.P.M. AUGVSTINVS ARETINVS EIVS

ALVMNVS GENERALIS POSVIT VIXIT ANNOS

XLV OBIIT XVII DIE SEPTEMBRIS MDXLII

[ccii] «Per tutto il ‘500 e fino al ‘700 proseguirono infine i lavori di abbellimento, che riguardano soprattutto le cappelle laterali ed arricchiscono la chiesa di nuovi capolavori» (L. GIGLI, San Marcello al Corso, Istituto di Studi Romani, Roma 1977, p. 27). Della dispersa tomba del Generale, naturalmente, non troviamo accenni.

[cciii] Cfr. la citata concessione dell’11 novembre 1557 in ASS.

[cciv] Cfr. Annalium OSM, cit., p.138; anche in VICENTINI, cit., p. 17.

[ccv] PASTOR, cit., p. 676, n. 4.

[ccvi] BRITISH LIBRARY, State Papers, IX, 192, citato in L. P., vol. XVII, p. 533, n. 935.

[ccvii] Cfr. copia a Cambridge, Caius College, ms. 597, p. 189.

[ccviii] COCHRANE, cit., p. 155. Solo per un attimo, privi come siamo di qualsivoglia riscontro in proposito, il pensiero ritorna a Volturara Appula: se esso fu paese sede di “eretici” valdesi, fin dal 1502 (cfr. G. SACCO, Gli eretici «Oltremontani» dell’ Alto Fortore, in RSS, I/1995, III serie, pp. 153 ss.), è possibile che i Laureri, e quindi un giovane Bernardino, vi abbiano avuto contatti con i movimenti «oltremontani»?

[ccix] Ivi, p. 160.


 [FL1]

14 octobre, 2012

mots-clefs recherchés jusqu’au 13 octobre 2012

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 2:28

mois 10/2012 Tous les référants

Rang Hits % Référant
1 31 24.80 Google
2 23 18.40 Google Images
3 11 8.80 Yahoo
4 3 2.40
5 2 1.60
6 2 1.60
7 2 1.60
8 2 1.60
9 2 1.60
10 2 1.60
11 2 1.60
12 2 1.60
13 2 1.60
14 1 0.80
15 1 0.80
16 1 0.80
17 1 0.80
18 1 0.80
19 1 0.80
20 1 0.80

 

Page suivante »

mois 10/2012 tous les mots-clefs recherchés

Rang Hits % Mots-clefs Moteur de recherche
1 4 6.15 Google
2 3 4.62 Google Images
3 3 4.62 Google Images
4 3 4.62 Google
5 3 4.62 Google Images
6 2 3.08 Google
7 2 3.08 Google
8 2 3.08 Google
9 2 3.08 Google Images
10 2 3.08 Google Images
11 2 3.08 Google
12 2 3.08 Google
13 2 3.08 Google Images
14 2 3.08 Yahoo
15 2 3.08 Google Images
16 2 3.08 Google Images
17 1 1.54 Google
18 1 1.54 Google
19 1 1.54 Yahoo
20 1 1.54 Yahoo

 

Page suivante »

mois 10/2012 Tous les référants

Rang Hits % Référant
1 31 24.80 Google
2 23 18.40 Google Images
3 11 8.80 Yahoo
4 3 2.40
5 2 1.60
6 2 1.60
7 2 1.60
8 2 1.60
9 2 1.60
10 2 1.60
11 2 1.60
12 2 1.60
13 2 1.60
14 1 0.80
15 1 0.80
16 1 0.80
17 1 0.80
18 1 0.80
19 1 0.80
20 1 0.80

Page suivante »

mois 10/2012 tous les mots-clefs recherchés

Rang Hits % Mots-clefs Moteur de recherche
21 1 1.54 Google
22 1 1.54 Google Images
23 1 1.54 Google Images
24 1 1.54 Google
25 1 1.54 Google
26 1 1.54 Google
27 1 1.54 Google
28 1 1.54 Google
29 1 1.54 Google
30 1 1.54 Google
31 1 1.54 Google
32 1 1.54 Google
33 1 1.54 Google Images
34 1 1.54 Yahoo
35 1 1.54 Google
36 1 1.54 Yahoo
37 1 1.54 Yahoo
38 1 1.54 Yahoo
39 1 1.54 Yahoo
40 1 1.54 Google Images

 

mois 10/2012 Tous les référants

Rang Hits % Référant
1 31 24.80 Google
2 23 18.40 Google Images
3 11 8.80 Yahoo
4 3 2.40
5 2 1.60
6 2 1.60
7 2 1.60
8 2 1.60
9 2 1.60
10 2 1.60
11 2 1.60
12 2 1.60
13 2 1.60
14 1 0.80
15 1 0.80
16 1 0.80
17 1 0.80
18 1 0.80
19 1 0.80
20 1 0.80

Page suivante »

mois 10/2012 tous les mots-clefs recherchés

Rang Hits % Mots-clefs Moteur de recherche
41 1 1.54 Google
42 1 1.54 Yahoo
43 1 1.54 Yahoo

« Page précédente

 

 

 

12 septembre, 2012

Non possiamo dimenticare questi Frati dell’ Ordine dei Servi di Maria Ordini Religiosi > Servi di Maria – Siti Cattolici Italiani Piccola nota sul La Chiesa di San Michele Arcangelo di Manduria Un modello di …Calendario Liturgico OSM – Paperblog Sentiero delle Nocciole, Salernoturismo, portale turistico di Salerno …Sieti Borgo Antico CONVENTO SERVI DI MARIA – Sieti. L’edificio è stato il più antico convento dell’Italia meridionale. Storia millenaria: Una storia millenaria

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 23:02

Si vous utilisez un lecteur d’écran, cliquez ici pour désactiver la recherche instantanée Google.

Recherche
Environ 40 300 résultats(0,39 secondes)
Conseil : Recherchez des résultats uniquement en français. Vous pouvez indiquer votre langue de recherche sur la page Préférences.

Résultats de recherche

  1. Non possiamo dimenticare questi Frati dell’ Ordine dei Servi di

    andreadicaffa02.unblog.fr/…/non-possiamo-dime… - Traduire cette page

    30 lug 2011 – Foto di Padre Girolamo Russo Servo di Maria e Fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale. Un Ricordo, Una Preghiera …Un’ Azione di

  2. tous les mots-clefs recherchés · Ordre de Saint Andre de Caffa

    andreadicaffa02.unblog.fr/…/tous-les-mots-clefs-r… - Traduire cette page

    15 set 2011 – servi di maria italia meridionale. Google 11 3 1.22. Monastero di Santa Maria del Mare Monache Ben Google 12 3 1.22 oasis de priere. Google

  3. Ordini Religiosi > Servi di Maria – Siti Cattolici Italiani (Francesco

    www.siticattolici.it/Ordini_e…/Servi_di_Maria/ - Traduire cette page

    Annunziata dell’Ordine dei Servi di Maria. Include informazioni ed approfondimenti di vario genere sui Servi di Maria di Toscana, Roma e Italia Meridionale.

  4. Piccola nota sul Calendario Liturgico OSM – Paperblog

    www.paperblog.fr › CULTURE

    4 janv. 2012 – Padre Girolamo Maria Russo Fondatore della Provincia dell’ Italia meridionale. dei Frati Servi di Maria presenti oggi a Manduria,Napoli,Prata

  5. La Chiesa di San Michele Arcangelo di Manduria Un modello di

    www.paperblog.fr › CULTURE

    19 août 2011 – Mariggiò, M. G. (1995), I servi di Maria a Manduria dal secolo XVI al secolo XIX, Napoli, Casa editrice Servi di Maria Italia Meridionale.

  6. Sentiero delle Nocciole, Salernoturismo, portale turistico di Salerno

    www.salernoturismo.it/vis_dettaglio.php?id… - Traduire cette page

    Convento di San Francesco e dei Servi di Maria, Chiese di Santa Maria a Vico, …. che fondò, nel borgo di Sieti, il suo primo convento dell’Italia meridionale.

  7. Sieti Borgo Antico

    www.sietiborgoantico.it/Eventi/…/Foto_07.HTML - Traduire cette page

    Il convento di Santa Maria del Paradiso di Sieti – Giffoni Sei Casali e considerato il piu antico insediamento dei Servi di Maria nell’Italia Meridionale, promosso

  8. Convento Servi di Maria

    www.scuolegiffoniseicasali.it/…/servimaria.html - Traduire cette page

    CONVENTO SERVI DI MARIA – Sieti. L’edificio è stato il più antico convento dell’Italia meridionale. Fondato tra il 1422 e il 1431da fra’ Michele Pucci che

  9. Storia millenaria: Una storia millenaria

    www.sietipaesealbergo.it/index.php?id=6 - Traduire cette page

    Nel 1173 si ha invece notizia dell’esistenza di una Chiesa di S. Maria di Caposieti, di mercanti di lana, un frate appartenente all’Ordine dei Servi di Maria, a nome il quaresimale e vi fondò un convento, il più antico dell’Italia Meridionale.

  10. BENETTI ALFONSO Gabriele Roschini

    www.servidimaria.org/it/storia/uomini…/index.ht… - Traduire cette page

    Adolescente, venne accolto fra i Servi di Maria di Monte Berico. quella dell’Italia Meridionale, quella dell’Ungheria, quella del Canada e quella di S. Giuseppe

7 août, 2012

quelques articles publiés dans le blog de l’ordre de saint andré de caffa

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 0:20

1 juillet, 2012

Mots clefs mois de juin 2012 Mots-clefs Moteur de recherche 1 11 2.58 (non fournis) Google 2 6 1.41 roland garros plus belle la vie unblog Google 3 5 1.17 saint andré caffa Google 4 5 1.17 padre pinkus Google 5 5 1.17 www.escrocs.net Google 6 4 0.94 Google 7 4 0.94 Google 8 3 0.70 patriarcat de kerneguez Google 9 3 0.70 caneche du espagne Google Images 10 3 0.70 Google 11 3 0.70 logo federation compagnonnique de france Google 12 3 0.70 Google 13 3 0.70 calendrier liturgique Google Images 14 3 0.70 manoir de kerneguez Google 15 3 0.70 lucio andrade mandula Google Images 16 3 0.70 Google 17 3 0.70 tenente carabinieri Google Images 18 3 0.70 dimanche des rameaux Google Images 19 3 0.70 francis brignon Google 20 3 0.70 ginette buon le mans Google Images Mots-clefs Moteur de recherche 21 3 0.70 Google 22 3 0.70 plus belle la vie déprogrammé Google 23 3 0.70 les eglises catholiques apostoliques et galic Google 24 2 0.47 i servi di maria in italia Google Images 25 2 0.47 Google 26 2 0.47 festa di maria ss della consolatrice palermo Google Images 27 2 0.47 déprogrammations roland garros Google 28 2 0.47 formaposte pour sénior Google 29 2 0.47 + elizbeth @live.co.uk @hotmail.co.uk @aol.co Yahoo 30 2 0.47 association manoir de kerneguez lannion Google 31 2 0.47 pere auzenet Yahoo 32 2 0.47 notre dame de kerneguez activites 2012 Google 33 2 0.47 véjus sainte rita Google 34 2 0.47 browne@yahoo.com@aol.com@hotmail.co.uk »txt »20 Google 35 2 0.47 VITE TSVEI Google Images 36 2 0.47 a25alibo@yahoo.com Yahoo 37 2 0.47 mr andre di italy@hotmail.com.it contatto ema Google 38 2 0.47 cadavres d enfants en syrie Google 39 2 0.47 escrocs.net Google 40 2 0.47 Google Mots-clefs Moteur de recherche 41 2 0.47 eglise orthodoxe autocephale d’europe Yahoo 42 2 0.47 sant’andrea di caffa Google 43 2 0.47 pascual vilaplana associats monkey biz Google Images 44 2 0.47 pere ephrem manoir de’ kerneguez Google 45 2 0.47 marc helfer Google Images 46 2 0.47 manoir de kerneguez Google 47 2 0.47 www.google.it/imgres?um=1 Google Images 48 2 0.47 ANNICK EINHORN Google 49 2 0.47 l eglise orthodoxe seule veritable eglise Google 50 2 0.47 Google 51 2 0.47 plus belle la vie deprogrammee roland garros Google 52 2 0.47 monseigneur carmelo lima Google 53 2 0.47 bertrand marconnet Google 54 2 0.47 ufap strasbourg Google 55 2 0.47 eglise orthodoxe autocephale d’europe Google 56 2 0.47 Association Maison de la Citoyenneté Mondial Google Images 57 2 0.47 une vieille ne court que si une chevre lui vo Google 58 2 0.47 message du père nieuviarts Google 59 2 0.47 come richiedere onoreficenza cavaliere Google 60 2 0.47 eglise orthodoxe autocephale d’europe Mots-clefs Moteur de recherche 61 2 0.47 anita soro@yahoo.com Yahoo 62 2 0.47 Google 63 2 0.47 noel chrétien Google Images 64 2 0.47 Google 65 2 0.47 andy millns mondial motorsport Google Images 66 2 0.47 père d. auzenet Google 67 2 0.47 carmelitane scalzie di vitorchiano Google 68 2 0.47 père dominique auzenet Google 69 2 0.47 vin de messe de l’ardèche Google 70 2 0.47 escrocs.net Google 71 2 0.47 manoir de kerneguez lannion 22 Google 72 1 0.23 bintangjaya@yahoo.com@gmail.com@hotmail.com@y Yahoo 73 1 0.23 vitto e alloggio in conventi a napoli Google 74 1 0.23 saint andré de caffa Google 75 1 0.23 shappero shoes miami florida Yahoo 76 1 0.23 priere de saint andre de crete Google 77 1 0.23 monastei e chiese ss trinita ortodoxe abbando Google 78 1 0.23 Google 79 1 0.23 patriacat de kerneguez Google 80 1 0.23 marc helferMots-clefs Moteur de recherche 81 1 0.23 come richiedere il cavalierato Google 82 1 0.23 i priori maggiori monastero di pontida Yahoo 83 1 0.23 manoir de kerneguez Google 84 1 0.23 ordine sant’andrea Google 85 1 0.23 comment emmerder la sncf Google 86 1 0.23 éparchie apostolique des rites orientaux Google 87 1 0.23 Raffaele G@yahoo.co.uk Google 88 1 0.23 www.google.ca/imgres?hl=fr Google Images 89 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 90 1 0.23 KERNEGUEZ Google Images 91 1 0.23 « maurice auberger » évêque Google 92 1 0.23 0296431648 Google 93 1 0.23 cognomi ebrei in calabria palermo gaeta Google 94 1 0.23 validite de l episcopat de monseigneur andre Google 95 1 0.23 Sermon, @YAHOO.nl,@HOTMAILnl,@MAIL.nl Yahoo 96 1 0.23 rosa esquenasi jazz grec Google 97 1 0.23 qui va piano va solo proverbe traduction Google 98 1 0.23 proverbe impara l arte e metti lo da parte Google 99 1 0.23 brenda.gasu@yahoo.com Yahoo 100 1 0.23 Ellen Simenoff General Manager Google Images Mots-clefs Moteur de recherche 101 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 102 1 0.23 ssusanminister85@gmail.com Yahoo 103 1 0.23 Mgr Michel STAFFIERO Google 104 1 0.23 rameau Google Images 105 1 0.23 padre russo + servi di maria Google 106 1 0.23 pere ephrem carmello Google 107 1 0.23 articles alimentaires publicité mensongaire Google 108 1 0.23 www.google.be/imgres?hl=fr Google Images 109 1 0.23 aelfla vie de saint Martin destous Google 110 1 0.23 madonna di fatima itinerante morimondo Google 111 1 0.23 @YAHOO.CN @yahoo.de @yahoo.FR LEE « 2011″ -SCA Yahoo 112 1 0.23 heiligen andreas kaffa Google 113 1 0.23 (president ) contact @mail.ru, @yahoo.co.in,@ Google 114 1 0.23 Olga.hl@atlas.cz @mail.cz @gmail.cz @web.cz Yahoo 115 1 0.23 Mrg senegal @yahoo.fr @ymail.com Google 116 1 0.23 2012@yahoo.com, @indiatime.com, @ymail.com, @ Google 117 1 0.23 eglise orthodoxe kerneguez mère jeanne Google 118 1 0.23 come richiedere onorificenze cavalierato Google 119 1 0.23 telkomsa.net,yahoo.co.za,rockmail.com Yahoo 120 1 0.23 madre suor maria michela clarissa san giovann Goo Mots-clefs Moteur de recherche 121 1 0.23 Google 122 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 123 1 0.23 la où il y a un vieillard aucune pirogue Google 124 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 125 1 0.23 Google 126 1 0.23 pere auzenet Google 127 1 0.23 lucio pinkus Google 128 1 0.23 jacques nieuviarts blog Google 129 1 0.23 tradure fatti in là che tu mi tingi Google 130 1 0.23 kerneguez Google 131 1 0.23 la classe non è acqua proverbe italien Google 132 1 0.23 proverbes italien deuil Google 133 1 0.23 www.google.co.in/imgres?um=1 Google Images 134 1 0.23 efrem carmelo lima Google 135 1 0.23 chapelle hopital hautepierre Google 136 1 0.23 kerneguez lannion Google 137 1 0.23 une vieille ne court que si une chèvre mange Google 138 1 0.23 convento gaeta ospitalita Google 139 1 0.23 •monastero di san paolobenedettinevia deser Google 140 1 0.23 père jacques nieuvarts assomptioniste Google Google Mots-clefs Moteur de recherche 141 1 0.23 • convento dell’immacolata monache benedett Google 142 1 0.23 apparizione consolatrice degli afflitti goriz Google 143 1 0.23 henry @yahoo.ur@aol.com@msn.com@net.com@hotma Google 144 1 0.23 eglise orthodoxe autocéphale d’europe Google 145 1 0.23 jacques nieuviarts 2012 Google 146 1 0.23 annaba ippona Google 147 1 0.23 monastero di nostra signore di valserena mona Google 148 1 0.23 maison d’arret animaux Google 149 1 0.23 affaire CAFFA Patricia Yahoo 150 1 0.23 come ottenere una onorificenza Google 151 1 0.23 charles@hotmail,live,gmail,yahoo.fr,com 2011 Google 152 1 0.23 Google 153 1 0.23 cavaliere sant andrea di caffa Google 154 1 0.23 don matteo ferrari amandoli contatti x ospita Google 155 1 0.23 sono sono le undici e mezzo e pepeta non si v Google 156 1 0.23 armée du salut chastagner Google 157 1 0.23 gomez-permias@gmx.com @hotmail.com Yahoo 158 1 0.23 un âne affamé avance mieux qu’un lion repus Google 159 1 0.23 iyalla plc ovi com Google Images 160 1 0.23 marc helfer strasbourg Google Mots-clefs Moteur de recherche 161 1 0.23 da chi mi fido, mi guardi dio, da chi non mi Google 162 1 0.23 @yahoo.se @hotmail.com @gmail.com Yahoo 163 1 0.23 escrocs.net Google 164 1 0.23 joe manuel penteado e silva carreira, supreme Google 165 1 0.23 john @yahoo.fr Yahoo 166 1 0.23 nannie bottigheimer + baden, germany Google 167 1 0.23 kerneguez manoir Google 168 1 0.23 proverbes italiens traduits Google 169 1 0.23 Monastero di Santa Grata Monache Bendettine V Google 170 1 0.23 marc helfer Google Images 171 1 0.23 andré de caffa Google 172 1 0.23 primat kerneguez Google 173 1 0.23 succession apostolique mgr de la thibauderie Google 174 1 0.23 dimanches des rameaux Google Images 175 1 0.23 www.google.fr/imgres?um=1 Google Images 176 1 0.23 steve dell @hotmail.fr @live.fr @msn.com @liv Google 177 1 0.23 quel sort plus triste pour un chien que de n’ Google 178 1 0.23 manoir de kerneguez lannion Google 179 1 0.23 santissima trinità padri passionisti napoli Google 180 1 0.23 e-mail contacte directeur @ymail.com @gmail.c Yahoo Google Mots-clefs Moteur de recherche 181 1 0.23 boleman hungarian artist chambery Google 182 1 0.23 Kalpita@rediffmail.com,@bol.net.in Yahoo 183 1 0.23 avec jacques nieuviarts Google 184 1 0.23 femmes prison 2012 Google 185 1 0.23 francis brignon Google 186 1 0.23 vin de messe nicolas Google 187 1 0.23 la padella disse al paiolo : fatti in là che Google 188 1 0.23 Google 189 1 0.23 come ottenere onorificenze Google 190 1 0.23 www escros net Google 191 1 0.23 basilio bertoglio Google 192 1 0.23 wisdom dell @hotmail.fr @live.fr @msn.com @li Google 193 1 0.23 eglise orthodoxe autocéphale d’europe Google 194 1 0.23 sammel in u k @yahoo.co.uk txt 2011 Google 195 1 0.23 jin@yahoo.com@hotmail.com@rediffmail.com@gmai Google 196 1 0.23 une inscription inédite de teano de campanie Google 197 1 0.23 boleman hungarian artist rue basse du chateau Google 198 1 0.23 @ @ @ @ hotmail.com @ yahoo.co.uk @ yahoo.co Google 199 1 0.23 saint andré de caffa Google 200 1 0.23 recherche feuilleton de plus belle la vie du Google Mots-clefs Moteur de recherche 201 1 0.23 padre lucio pinkus Google 202 1 0.23 taillefine mensongere Google Images 203 1 0.23 servi di maria italia meridionale Google 204 1 0.23 raymond kohler diacre Google 205 1 0.23 union chretienne de saint chaumond Google Images 206 1 0.23 eparchie orthodoxe apostolique Google 207 1 0.23 mgr bernard violeau Google 208 1 0.23 patriarche boris 1er Google 209 1 0.23 ordine militare internazionale s.maria di caf Google 210 1 0.23 traduction de Cuor forte Vince cattiva sorte Google 211 1 0.23 giovanni maria taddei Google 212 1 0.23 vraie eglise orthodoxe Google 213 1 0.23 ospitalità monastero suore lecce Google 214 1 0.23 escrocs.net Google 215 1 0.23 publicité taillefine Google Images 216 1 0.23 Michel Abeniacar equity and debt Google Images 217 1 0.23 Jeff @yahoo.com.au « @yahoo.ca » -scam -scammar Yahoo 218 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 219 1 0.23 yves mannheimer lycee ampere classe Google 220 1 0.23 come ottenere onorificenze Google Mots-clefs Moteur de recherche 221 1 0.23 mambo basset griffon Google Images 222 1 0.23 dimanche des rameaux Google Images 223 1 0.23 frati servi di maria Google Images 224 1 0.23 negociant vin de messe Google 225 1 0.23 contact @hotmail.fr @yahoo.fr 2012 e-mail no Google 226 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 227 1 0.23 l’oiseau apporte le rameau Google Images 228 1 0.23 priorato di san benedetto belbo Google 229 1 0.23 « giovanni maria taddei » Google 230 1 0.23 sussin henri Google Images 231 1 0.23 chiesa siro antiochena basilio bertoglio Google 232 1 0.23 signification du proverbe africain alors que Google 233 1 0.23 on-line gratuiti uomini in cerca di amore e i Google 234 1 0.23 restitution thermes vieil evreux Google Images 235 1 0.23 père d. auzenet Google 236 1 0.23 nancyyedima4@live.com Google 237 1 0.23 « jacques sommet » Google 238 1 0.23 manoir de kerneguez Google 239 1 0.23 mgr théophile cherruault Google 240 1 0.23 convento santa scolastica buggiano castello Google Mots-clefs Moteur de recherche 241 1 0.23 www.google.fr/imgres?num=10 Google Images 242 1 0.23 bonfiglioli pipe bologna Google Images 243 1 0.23 kerneguez manoir Google Images 244 1 0.23 l’eglise orthodoxe autocephale d’europe Google 245 1 0.23 ordine sant’andrea de caffa Google 246 1 0.23 pèlerinage sain augustin algérie Google 247 1 0.23 cazals avocate Google Images 248 1 0.23 manoir de kerneguez lannion Google 249 1 0.23 pere ephrem manoir de’ kerneguez Google 250 1 0.23 buon viso a cattiva sorte traduit Google 251 1 0.23 www zenit org french subscribe html Google 252 1 0.23 Conséquence de l’occultisme Google 253 1 0.23 a testa bianca spesso cervella manca explicat Google 254 1 0.23 Google 255 1 0.23 ordine di sant’andrea di caffa Google 256 1 0.23 ordre malte osj Google 257 1 0.23 calendrier liturgique Google Images 258 1 0.23 étiquette vin de messe Google 259 1 0.23 padre pinkus Google 260 1 0.23 +Calendarier Yahoo Mots-clefs Moteur de recherche 261 1 0.23 Google 262 1 0.23 www.google.com/imgres?start=117 Google Images 263 1 0.23 proverbes italiens traduits Google 264 1 0.23 benedettine vie sant appollinare assisi Yahoo 265 1 0.23 kerneguez manoir Google 266 1 0.23 Monastero di San Domenico Monache Domenicane Google 267 1 0.23 adorazione perpetua del ss. sacramento saler Google 268 1 0.23 les connectés du jour@yahoo.fr @gmail.com @y Google 269 1 0.23 convento di san francesco frati francescani c Google 270 1 0.23 has matheus echene been arrested in hong kong Google 271 1 0.23 ordre malte pontifical osj Google 272 1 0.23 andreadicaffa02.unblog.fr Google 273 1 0.23 proverbe italien sole Google 274 1 0.23 soiree francaise stuttgart 22.06.2012 Google 275 1 0.23 convento della madonna della pace padri devon Google 276 1 0.23 deir rafat Google Images 277 1 0.23 fw 2012@hotmail.fr hotmail.com live.fr@yahoo. Google 278 1 0.23 Google 279 1 0.23 frati serviti di maria napoli Google 280 1 0.23 ordre régulier saint jean terre sainte Google Mots-clefs Moteur de recherche 281 1 0.23 Google 282 1 0.23 pitbull magri Google Images 283 1 0.23 notre dame de follina Google 284 1 0.23 escrocs.net Google 285 1 0.23 y @yahoo.co.th @hotmail.com @aol.com Yahoo 286 1 0.23 www.decennie.org Google 287 1 0.23 « maile@yahoo.hc » @aol.com »@gmail.com » @msn.co Yahoo 288 1 0.23 tap touche st andre apotre Google 289 1 0.23 oliviawillamsd@yahoo.in Google Images 290 1 0.23 col tempo e con la paglia maturano le nespole Google 291 1 0.23 proverbes italien traduits Google 292 1 0.23 la padella disse al paiolo : fatti in là che Google 293 1 0.23 marc helfer strasbourg Google 294 1 0.23 assomptionnistes jacques Google 295 1 0.23 addolorata al molo Google Images 296 1 0.23 néofrancaise Google 297 1 0.23 francis sylvain sikel 17 rue de la colonie pa Google 298 1 0.23 basilio bertoglio Google 299 1 0.23 monaci cistecensi a milano Google 300 1 0.23 frère wright Google

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 20:26

 

 

google-site-verification: googledce923eff1f8acfc.html

 

 

<a href= »http://info.flagcounter.com/M4WA »><img src= »http://s09.flagcounter.com/map/M4WA/size_s/txt_000000/border_CCCCCC/pageviews_0/viewers_0/flags_0/ » alt= »Flag Counter » border= »0″></a>

Mots-clefs Moteur de recherche
1 11 2.58 Google
2 6 1.41 Google
3 5 1.17 Google
4 5 1.17 Google
5 5 1.17 Google
6 4 0.94  Frères Servites de Marie Google
7 4 0.94  Ordre des Pères Servites de Marie Google
8 3 0.70 Google
9 3 0.70 Google Images
10 3 0.70 Google
11 3 0.70 Google
12 3 0.70  Sette Santi Fondatori Google
13 3 0.70 Google Images
14 3 0.70 Google
15 3 0.70 Google Images
16 3 0.70  Servi di Maria Comune di Saviano Napoli Google
17 3 0.70 Google Images
18 3 0.70 Google Images
19 3 0.70 Google
20 3 0.70 Google ImagesMots-clefs Moteur de recherche 21 3 0.70Google 22 3 0.70

Google 23 3 0.70

Google 24 2 0.47

Google Images 25 2 0.47

Google 26 2 0.47

Google Images 27 2 0.47

Google 28 2 0.47

Google 29 2 0.47

Yahoo 30 2 0.47

Google 31 2 0.47

Yahoo 32 2 0.47

Google 33 2 0.47

Google 34 2 0.47

Google 35 2 0.47

Google Images 36 2 0.47

Yahoo 37 2 0.47

Google 38 2 0.47

Google 39 2 0.47

Google 40 2 0.47

Google                                                  Mots-clefs Moteur de recherche 41 2 0.47

Yahoo 42 2 0.47

Google 43 2 0.47

Google Images 44 2 0.47

Google 45 2 0.47

Google Images 46 2 0.47

Google 47 2 0.47

Google Images 48 2 0.47

Google 49 2 0.47

Google 50 2 0.47

Google 51 2 0.47

Google 52 2 0.47

Google 53 2 0.47

Google 54 2 0.47

Google 55 2 0.47

Google 56 2 0.47

Google Images 57 2 0.47

Google 58 2 0.47

Google 59 2 0.47

Google 60 2 0.47

Mots-clefs Moteur de recherche 61 2 0.47

Yahoo 62 2 0.47

Google 63 2 0.47

Google Images 64 2 0.47

Google 65 2 0.47

Google Images 66 2 0.47

Google 67 2 0.47

Google 68 2 0.47

Google 69 2 0.47

Google 70 2 0.47

Google 71 2 0.47

Google 72 1 0.23

Yahoo 73 1 0.23

Google 74 1 0.23

Google 75 1 0.23

Yahoo 76 1 0.23

Google 77 1 0.23

Google 78 1 0.23

Google 79 1 0.23

Google 80 1 0.23

marc helferMots-clefs Moteur de recherche 81 1 0.23

Google 82 1 0.23

Yahoo 83 1 0.23

Google 84 1 0.23

Google 85 1 0.23

Google 86 1 0.23

Google 87 1 0.23

Google 88 1 0.23

Google Images 89 1 0.23

Google Images 90 1 0.23

Google Images 91 1 0.23

Google 92 1 0.23

Google 93 1 0.23

Google 94 1 0.23

Google 95 1 0.23

Yahoo 96 1 0.23

Google 97 1 0.23

Google 98 1 0.23

Google 99 1 0.23

Yahoo 100 1 0.23

Mots-clefs Moteur de recherche 101 1 0.23

Google Images 102 1 0.23

Yahoo 103 1 0.23

Google 104 1 0.23

Google Images 105 1 0.23

Google 106 1 0.23

Google 107 1 0.23

Google 108 1 0.23

Google Images 109 1 0.23

Google 110 1 0.23

Google 111 1 0.23

Yahoo 112 1 0.23

Google 113 1 0.23

Google 114 1 0.23

Yahoo 115 1 0.23

Google 116 1 0.23

Google 117 1 0.23

Google 118 1 0.23

Google 119 1 0.23

Yahoo 120 1 0.23

Goo

 

Mots-clefs Moteur de recherche 121 1 0.23

Google 122 1 0.23

Google Images 123 1 0.23

Google 124 1 0.23

Google Images 125 1 0.23

Google 126 1 0.23

Google 127 1 0.23

Google 128 1 0.23

Google 129 1 0.23

Google 130 1 0.23

Google 131 1 0.23

Google 132 1 0.23

Google 133 1 0.23

Google Images 134 1 0.23

Google 135 1 0.23

Google 136 1 0.23

Google 137 1 0.23

Google 138 1 0.23

Google 139 1 0.23

Google 140 1 0.23

Google

Google

 

Mots-clefs Moteur de recherche
141 1 0.23 Google
142 1 0.23 Google
143 1 0.23 Google
144 1 0.23 Google
145 1 0.23 Google
146 1 0.23 Google
147 1 0.23 Google
148 1 0.23 Google
149 1 0.23 Yahoo
150 1 0.23 Google
151 1 0.23 Google
152 1 0.23 Google
153 1 0.23 Google
154 1 0.23 Google
155 1 0.23 Google
156 1 0.23 Google
157 1 0.23 Yahoo
158 1 0.23 Google
159 1 0.23 Google Images
160 1 0.23 Google                                                  Mots-clefs Moteur de recherche 161 1 0.23

Google 162 1 0.23

Yahoo 163 1 0.23

Google 164 1 0.23

Google 165 1 0.23

Yahoo 166 1 0.23

Google 167 1 0.23

Google 168 1 0.23

Google 169 1 0.23

Google 170 1 0.23

Google Images 171 1 0.23

Google 172 1 0.23

Google 173 1 0.23

Google 174 1 0.23

Google Images 175 1 0.23

Google Images 176 1 0.23

Google 177 1 0.23

Google 178 1 0.23

Google 179 1 0.23

Google 180 1 0.23

Yahoo

Google                                                  Mots-clefs Moteur de recherche 181 1 0.23

Google 182 1 0.23

Yahoo 183 1 0.23

Google 184 1 0.23

Google 185 1 0.23

Google 186 1 0.23

Google 187 1 0.23

Google 188 1 0.23

Google 189 1 0.23

Google 190 1 0.23

Google 191 1 0.23

Google 192 1 0.23

Google 193 1 0.23

Google 194 1 0.23

Google 195 1 0.23

Google 196 1 0.23

Google 197 1 0.23

Google 198 1 0.23

Google 199 1 0.23

Google 200 1 0.23

Google

Mots-clefs Moteur de recherche 201 1 0.23

Google 202 1 0.23

Google Images 203 1 0.23

Google 204 1 0.23

Google 205 1 0.23

Google Images 206 1 0.23

Google 207 1 0.23

Google 208 1 0.23

Google 209 1 0.23

Google 210 1 0.23

Google 211 1 0.23

Google 212 1 0.23

Google 213 1 0.23

Google 214 1 0.23

Google 215 1 0.23

Google Images 216 1 0.23

Google Images 217 1 0.23

Yahoo 218 1 0.23

Google Images 219 1 0.23

Google 220 1 0.23

Google

Mots-clefs Moteur de recherche
221 1 0.23 Google Images
222 1 0.23 Google Images
223 1 0.23 Google Images
224 1 0.23 Google
225 1 0.23 Google
226 1 0.23 Google Images
227 1 0.23 Google Images
228 1 0.23 Google
229 1 0.23 Google
230 1 0.23 Google Images
231 1 0.23 Google
232 1 0.23 Google
233 1 0.23 Google
234 1 0.23 Google Images
235 1 0.23 Google
236 1 0.23 Google
237 1 0.23 Google
238 1 0.23 Google
239 1 0.23 Google
240 1 0.23 Google

Mots-clefs Moteur de recherche
241 1 0.23 Google Images
242 1 0.23 Google Images
243 1 0.23 Google Images
244 1 0.23 Google
245 1 0.23 Google
246 1 0.23 Google
247 1 0.23 Google Images
248 1 0.23 Google
249 1 0.23 Google
250 1 0.23 Google
251 1 0.23 Google
252 1 0.23 Google
253 1 0.23 Google
254 1 0.23 Google
255 1 0.23 Google
256 1 0.23 Google
257 1 0.23 Google Images
258 1 0.23 Google
259 1 0.23 Google
260 1 0.23 YahooMots-clefs Moteur de recherche 261 1 0.23Google 262 1 0.23

Google Images 263 1 0.23

Google 264 1 0.23

Yahoo 265 1 0.23

Google 266 1 0.23

Google 267 1 0.23

Google 268 1 0.23

Google 269 1 0.23

Google 270 1 0.23

Google 271 1 0.23

Google 272 1 0.23

Google 273 1 0.23

Google 274 1 0.23

Google 275 1 0.23

Google 276 1 0.23

Google Images 277 1 0.23

Google 278 1 0.23

Google 279 1 0.23

Google 280 1 0.23

Google                                                  Mots-clefs Moteur de recherche 281 1 0.23

Google 282 1 0.23

Google Images 283 1 0.23

Google 284 1 0.23

Google 285 1 0.23

Yahoo 286 1 0.23

Google 287 1 0.23

Yahoo 288 1 0.23

Google 289 1 0.23

Google Images 290 1 0.23

Google 291 1 0.23

Google 292 1 0.23

Google 293 1 0.23

Google 294 1 0.23

Google 295 1 0.23

Google Images 296 1 0.23

Google 297 1 0.23

Google 298 1 0.23

Google 299 1 0.23

Google 300 1 0.23

Google

12

riogrande |
aidoCopro |
zokafric |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | l'actue des starlette
| Pont Tracy-Lanoraie
| texia1904