• Accueil
  • > Recherche : era una volta

20 février, 2018

Credo Mariano di un Frate Servo di Maria .

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 1:03
www.servidimaria.net
15
cosmo.osm@gmail.com
CREDO MARIANO
(Fray Neal Mª Flanagan, OSM
)
L’autore, Neal M. Flanagan, Servo di Maria degli Stati Uniti e noto esege-
ta, ha varcato la soglia dell’eternità il 22.XI. 1985. Durante il Capitolo ge-
nerale dell’Ordine, tenuto a Barcellona
nel 1977, compose il « Credo maria-
no ».
1.
Credo che il
fiat
di Maria fu l’inizio dell’era cri-stiana, fu l’esemplare originario di ogni cri-
stiano che crede, di ogni cristiano che si apre a Dio.
In un momento come il nostro, attraversato da momenti di liberazione, è bello e commo-
vente sco-prire che Dio ha dato principio all’era cristiana, sce-gliendo una donna, una don-
na ebrea. Nel Vangelo di Luca
-
ed anche nei suoi
Atti degli Apostoli
-
l’iniziatore è lo Spirito
santo; è lui la guida divina che traccia l’itinerario di Gesù nel mondo, sulla croce,
lì fiat
di
Maria traduce la sua apertura al volere di Dio ed al divino disegno. Il
fiat
di Maria è fede
che si esprime e, insieme, fede che concepisce. Credendo nello Spirito, ella si trovò Madre
del Verbo di Dio, vivendo con lui e di lui. Più nobile traguardo non poteva esserci offerto.
2.
Credo che il
fiat
di Maria la introdusse nel vivo dell’opera salvatrice di Cristo. Madre, del
servo sof-ferente di Jahvè, anche lei fu coinvolta nel dolore, nel patire e nella gloria, che
accompagnano l’amore che si dona.
« Ecco
-
disse Maria
-
sono la serva del Signore… ». L’ancella, la serva: l’ancella che generò
il figlio servo, il servo sofferente di Jahvè, chiamato al sacrificio della propria vita per i pec-
cati di molti. Simeone, il vecchio, parlò apertamente del figlio servo, che il profeta Isaia (42,
6) aveva chiamato luce di rivelazione per i gentili e gloria per il popolo Israele
(Lc
2, 32).
Simeone, però, continuando il suo dire, non parlò della passione del servo di Jahvè, ma di
Maria soffe-rente con lui. Associata alla missione del Figlio, ella fu trascinata sulla stessa
via della croce, come lui annientata in totale dedizione. La via della croce del servo soffe-
rente di Jahvè, fu anche la via percorsa dalla Madre. È la nostra stessa via, di noi, sorelle e
fratelli di lui.
3.
Credo che al disporsi di Maria a Dio si accompa-gnò la sua apertura alle necessità del
prossimo: quelle di Elisabetta, dei giovani sposi di Cana, di Cristo sulla croce, della Chiesa
nascente.
Il servo, figlio di Maria, « non era venuto
-
come egli disse
-
per essere servito, ma per servi-
re, per dare la sua vita in riscatto di molti »
(Mc
10, 45). Anche Maria è venuta per servire. Il
suo
fiat
a Dio trovò riscontro nel
fiat
al suo prossimo. Il suo fu ascol-to delle voci che ripete-
vano in lacrime la loro implora-zione di aiuto. Elisabetta aveva bisogno di lei? Eccola arriva-
re, sola, trepidante, veloce nei suoi passi. Avevano bisogno di lei i giovani sposi di Cana?
Fu la prima ad accorgersene, e intervenne. Suo figlio la cer-cava sul Calvario? Era là. Nella
paura, nella gioia, nello smarrimento che seguirono il venerdì santo e la domenica di Pa-
squa, lei era insieme agli altri: per con-dividere, per aiutare, per essere aiutata.
4.
Credo che il sì continuato di Maria al suo Dio ed al suo prossimo è l’espressione vivente
della radicale assenza di peccato in lei. Perciò la diciamo immaco-lata Concezione.
Se il peccato è infrangere la comunione, è separazio-ne dell’uomo da Dio suo padre, è divi-
sione dai propri simili
-
indisponibilità ad accettare Dio come padre, ad accettare il prossimo
come sorella o fratello
-
l’as-senza di peccato è l’opposto esatto. La totale assenza di pec-
Maggio
-
Giugno 2013
COSMO 5
-
6

www.servidimaria.net
16
cosmo.osm@gmail.com
COSMO 5
-
6
Maggio
-
Giugno 2013
cato in Maria non è un attributo negativo, né la distacca dalla condizione umana. È vero il
contrario. Assenza di peccato è apertura illimitata a Dio, al suo amore, ai suoi disegni, alle
sue sollecitazioni: ma è anche disponibilità ad avvertire le lacerazioni e le necessità di
quanti soffrono a chiedere aiuto. L’assenza totale di peccato, la Concezione immacola-ta
di Maria, non è un fossato aperto tra lei e il suo prossimo, ma un ponte gettato tra Maria e
quanti vivono nel bisogno.
5.
Credo che l’Assunzione di Maria, come la risurre-zione di Cristo, è per noi garanzia e
speranza che l’Amore è davvero più forte della morte.
« L’amore più forte della morte ». È forse un sogno dei poeti od è il senso evangelico della
realtà? L’amore dei genitori genera vita: l’amore modella la vita nel suo nascere e la fa
crescere e maturare. L’amore arri-va a spingere la vita oltre la resa dichiarata della scien-
za medica. Secondo l’evangelista Giovanni, l’a-more è vivere, non morire mai. Gesù morì
amando, perché aveva amato, per amare ancora. Per questo passò a vita più intensa.
Maria fu partecipe della vita del Figlio e dell’amore del Figlio. Anche per lei la morte fu
transito ad una vita più colma. Vivere, per lei, era amare: il suo morire era già un trovarsi
nella vita. La sua condizione sarà la nostra condizione.
6.
Credo che Maria, in quanto Madre di Cristo, pla-smò largamente la sua personalità e
l’ambiente in cui Cristo crebbe.
« Non è lui il carpentiere, il figlio di Maria? »
(Mc
6, 3). Non possiede, forse, la dolcezza di
sua Madre? La sua sensibilità, la sua sollecitudine per gli altri, la sua immaginazione poe-
tica, il suo intuito, sono doti diremmo femminili. La sua disponibilità a servire
-
ma non ave-
va forse un modello davanti agli occhi?
-
Che dire della spinta del suo amore, delle sue
premu-re? È forse soltanto un dono ricevuto dall’alto? E la semplicità con cui sapeva avvi-
cinarsi alla donna, ad ogni tipo di donna e con cui riusciva ad amarle? L’apprese forse
nella sinagoga? Non fu invece una donna la sua prima e migliore maestra, una madre,
sua madre?
7.
Credo che Maria non è soltanto un modello, un ideale lontano, ma una persona viva,
straordinaria- mente amabile.
« Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vive… »
(Gv 11, 25). Gesù vive; i suoi apostoli vivono; i suoi discepoli vivono. Maria vive, di vita umana, gloriosa,
nella pienezza della vita. Maria non è soltanto un modello, un semplice ideale, un traguar-
do lontano, una cosa, ma una donna che rifulge nella gloria di Dio suo Padre, nella gloria
del Figlio del Padre, di un Figlio sembra cosa impossibile a credersi che è anche suo Figlio.

Questo, o Signore, credo; soccorri Tu la mia incredulità

9 juillet, 2015

Arcidiocesi di Palermo Arcidiocesi News

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 1:53

Arcidiocesi di Palermo Arcidiocesi News  intestazione ArcidiocesiNews

IN QUESTO NUMERO
IN PRIMO PIANO
  • Messaggio Card. Paolo Romeo 391° Festino di Santa Rosalia
NOTIZIE DIOCESIPA
  • Don Salvo Priola nuovo rettore del Santuario diocesano di Altavilla Milicia e Padre Roberto Ciulla parroco della Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù
  • La Scuola teologica di base conclude le attività dell’anno scolastico e conferisce il titolo di docente emerito a Giovanni D’Anna, Ina Ferro ed Emanuela Mantarro
  • Padri separati accolti dalla Caritas
NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI
  • I diaconi per una Chiesa in uscita
  • Iniziative del Centro Diocesano Confraternite in onore di Santa Rosalia
AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI
  • A Termini Imerese i frati studenti a Messina
  • Alla scuola dell’Infanzia Maestre Pie Venerini il GREST 2015
  • Sul Tgweb si parla del Festino della Misericordia
___________________________________________________________________________
IN PRIMO PIANO
1. Messaggio Card. Paolo Romeo 391° Festino di Santa Rosalia
Festino%202015Anche quest’anno ci accingiamo a vivere la 391° edizione del Festino di Santa Rosalia, dal tema: “Rosalia: volto della Misericordia”, mutuato dall’Anno Giubilare della Misericordia, indetto da Papa Francesco, al quale si darà solennemente inizio a partire dall’8 dicembre prossimo.
Il Santo Padre, nella Bolla di indizione del Giubileo afferma che «Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita» (n. 2).
E’ sempre interessante riscoprire che facciamo esperienza della misericordia attraverso il gesto concreto di qualcuno, il volto preciso di una persona che, in un momento di difficoltà o di fatica ci viene incontro e ci porge la sua mano, il suo sguardo, il suo sorriso e, così facendo, ci aiuta a rialzarci e a riprendere il cammino.
Santa Rosalia è colei che ha avuto la prontezza di accorrere in aiuto della nostra città con solerzia e con efficacia. Palermo sarebbe diventata un enorme cimitero a cielo aperto senza il suo puntuale intervento che ha fermato lo stermino provocato dalla peste.
Il Signore ha fatto sì che Santa Rosalia fosse un prezioso strumento di salvezza, di aiuto, di protezione, di conforto, e perciò di misericordia per la nostra amata terra. Nelle vie dove le sue spoglie mortali sono passate, è cessata la morsa della morte. E ora, possiamo dire altrettanto? Possiamo affermare che Santa Rosalia è ancora il volto della misericordia del Signore per ciascuno di noi?
Sicuramente possiamo dire che oggi Palermo è altrettanto in stato di bisogno, sia esso umano, sociale o politico, pertanto è necessario, come ai tempi di Rosalia, chiedere la sua intercessione. Ciascuno di noi ha la necessità di fare chiarezza nella propria vita, di fermarsi un istante per vedere dove sta andando e qual è la meta che vuole raggiungere. Solo così, infatti, può prendere consapevolezza di sé stesso e della strada da compiere, comprendere così di avere ancora bisogno della mano che il Signore continua a porgere anche attraverso la nostra “Santuzza”.
Rosalia ci accompagna nel nostro cammino terreno, ma dobbiamo cercare di imitarla, dobbiamo anche noi essere la mano tesa per chi ci sta vicino, perché l’esempio di Santa Rosalia non rimanga un bel ricordo di un fatto del passato, ma sia sprone per un cambiamento di vita e di mentalità in ciascuno di noi, per una autentica conversione del cuore. Solo la gratitudine che nasce da questa esperienza di misericordia può permettere che ci interessiamo del vicino di casa, del collega di lavoro, delle famiglie in difficoltà, delle persone che incontriamo per strada, e solo così potrà rinascere una società più umana e vivibile, fondata su sani principi etici e morali.
Come è ormai tradizione, anche questa volta uomini e donne di ogni età mostreranno la loro devozione a Santa Rosalia soprattutto nei momenti religiosi celebrati in Cattedrale, in occasione dei Primi Vespri del 14 luglio, nella Santa Messa solenne il 15 mattina e, nello stesso pomeriggio, portando in Processione lungo il Cassaro la preziosa urna argentea contenente le Reliquie.

NOTIZIE DIOCESIPA
1. Don Salvo Priola nuovo rettore del Santuario diocesano di Altavilla Milicia e Padre Roberto Ciulla parroco della Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù
Romeo%20e%20PriolaDopo il saluto a Don Liborio Scordato, che dopo 34 anni ha lasciato la parrocchia di Altavilla Milicia, nominato il nuovo Parroco e Rettore del Santuario Mariano Diocesano della Madonna della Milicia, punto di riferimento diocesano per il culto mariano. Si tratta di don Salvo Priola, 46 anni, che conosce bene la comunità altavillese, in passato è stato viceparroco all’inizio del suo ministero presbiterale, negli anni Novanta.
Una nuova nomina anche della Parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Palermo. Il religioso Padre Roberto Ciulla, 32 anni dei fratelli missionari della Misericordia è stato infatti nominato nuovo parroco. Come vice parroco è stato nominato padre Angelo Giudice, 43 anni. Entrambi i sacerdoti sono palermitani, ordinati presbiteri l’11 febbraio del 2014 ed hanno maturato una notevole esperienza missionaria in Madagascar. Guideranno la comunità parrocchiale che per 23 anni è stata retta dai padri missionari del Sacro Cuore di Gesù.

2. La Scuola teologica di base conclude le attività dell’anno scolastico e conferisce il titolo di docente emerito a Giovanni D’Anna, Ina Ferro ed Emanuela Mantarro
Con la relazione finale del direttore don Salvo Priola che ha tracciato il bilancio delle attività, chiude i battenti per l’anno scolastico 2014/2015 la Scuola teologica di base. L’incontro come di consueto si è svolto presso l’oasi diocesana “Card. Salvatore Pappalardo” di Baida. Come anticipato dal direttore, dal prossimo anno saranno 80 i Centri che saranno attivati in diocesi, di cui 25 di primo anno e 12 di approfondimento. A svolgere le lezioni un piccolo esercito di docenti che supera le 150 unità con alcune giovani new entry.
Nel corso della giornata si è svolta una commovente cerimonia, nel corso della quale è stato conferito il titolo di Docente Emerito a tre colonne della scuola, ovvero Giovanni D’Anna, Ina Ferro ed Emanuela Mantarro che non hanno trattenuto l’emozione e sono stati salutati affettuosamente dai colleghi.
Quindi ha fatto seguito un confronto tra i docenti sulle attività svolte e al fine di ottimizzare le attività future. E’ pertanto seguita l’assegnazione degli insegnamenti la cui griglia degli incarichi è stata predisposta con la sua proverbiale precisione dal segretario generale Giampaolo Tulumello.

3. Padri separati accolti dalla Caritas
É arrivato a sei il numero dei padri separati accolti nell’appartamento condiviso realizzato dalla Caritas di Palermo. La “Casa dei papà”, che si trova all’interno dei locali del Centro Agàpe, a piazza Santa Chiara e che può ospitare fino a 10 posti, è stata realizzata per offrire una risposta diversa al problema abitativo, andando oltre i sistemi di accoglienza tradizionali basati su forme di sostegno e alloggio temporaneo.  L’iniziativa , la cui prima annualità si concluderà a ottobre, rientra nell’ambito  del progetto « Housing first » che coinvolge 15 Caritas siciliane  e si avvale dei fondi dell’8 per mille.
Sono quindi aumentati, i separati, tutti palermitani, che hanno chiesto aiuto alla Caritas per avere un tetto sotto il quale ripararsi. La maggior parte delle volte, quando l’abitazione c’è, questa è abitata dall’ex coniuge e dai figli che hanno diritto al mantenimento stabilito dal giudice.
La “Casa dei papà” è un appartamento con stanze singole, munite di qualche lettino dove potere accogliere periodicamente anche i figli. Accanto alle stanze, sono previsti anche alcuni spazi comuni e una cucina da condividere. A seguire in Caritas i padri separati c’è un gruppo di operatori esperti: la psicologa, l’assistente sociale, l’educatore e anche l’avvocato.
“Si tratta, senz’altro, di un’opportunità che stiamo offrendo per ridare dignità,  alla loro vita – dice il direttore della Caritas palermitana don Sergio Mattaliano – una piccola boccata di ossigeno che li accompagna nel loro percorso di autonomia e cerca in qualche misura di dare quel poco di serenità,  indispensabile per andare avanti. Queste persone non solo hanno vissuto una separazione dalla famiglia con tutta la sofferenza del caso ma spesso devono affrontare  anche situazioni sgradevoli, conflitti e interessi che appesantiscono ancora di più la situazione”.
“In questi mesi abbiamo conosciuto tantissimi papà -  racconta Claudia Casella, assistente sociale della Caritas. Si tratta, nella gran parte di casi, di persone molto sole e per loro sapere che c’è un punto di riferimento forte, che non è soltanto determinato dalla sede, ma da persone pronte ad aiutarle è molto importante perché, a poco a poco, dà loro maggiore sicurezza, spingendoli ad andare avanti nonostante tutto. La finalità del progetto è quella che possano raggiungere un equilibrio personale e un’autonomia organizzativa e lavorativa tale che gli consentano di proseguire il loro percorso di vita”.

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DALLE ASSOCIAZIONI
1.  I diaconi per una Chiesa in uscita
Il 21 giugno scorso, presso il Seminario Vescovile di Noto, si è tenuta la XIV Festa Regionale dei Diaconi insieme alle Famiglie (FIR), dal tema “Per una Chiesa in uscita”.
Hanno partecipato 250 diaconi con le loro rispettive famiglie, provenienti dalle Chiese di Sicilia. L’evento ha avuto inizio con un momento di preghiera nella Basilica del SS. Salvatore. Subito dopo don Luigi Vizzini, Vicario episcopale per il Clero e Delegato diocesano per i Diaconi permanenti, ha aperto i lavori porgendo i saluti del Vescovo di Noto, mons. Antonio Staglianò, impossibilitato a partecipare per motivi pastorali.
Don Calogero Cerami, Direttore del Centro “Madre del Buon Pastore”, ha portato il saluto di mons. Carmelo Cuttitta, Vescovo ausiliare di Palermo, delegato CESi per il Clero, impossibilitato a partecipare per impegni pastorali e ha salutato i presenti ringraziando per l’accoglienza. Ha ricordato il percorso formativo di quest’anno pastorale dal tema: “Diaconi discepoli missionari di Cristo servo (cf. EG 120)” con i tre incontri per i diaconi e le loro spose tenuti a Caltagirone (25.01.2015), Trapani (01.02.2015) e Piazza Armerina (08.03.2015) e con i due incontri per i delegati della formazione tenuti a Pergusa (20.12.2014) e Palermo (21.03.2015). Ha esortato a partecipare al XXV Convegno Nazionale della Comunità del Diaconato in Italia che si terrà a Campobasso dal 5 all’8 agosto 2015 e al Master in nuova evangelizzazione e identità diaconale che si terrà a Roma alla Pontificia Università Lateranense dal 30 giugno al 18 luglio 2015.
Il diacono prof. Franco Lentini, a nome dei diaconi di Noto, ha rivolto un saluto ai confratelli intervenuti con le loro famiglie, ricordando il ruolo delle consorti e il sostegno che quotidianamente esse offrono attraverso la condivisione della missione dei diaconi e del loro stile di vita essenziale.
Don Luigi Vizzini, nella sua relazione dal titolo «In Cristo il volto dell’amore che sa perdersi nella periferia dell’altro», ha citato Papa Giovanni Paolo II: “La missione deve urgere nel cuore dei ministri e spingerli fino al dono totale di sé. […] I diaconi hanno il ruolo di rendere visibile l’invisibile, con risposte da donare all’uomo”. La spiritualità missionaria è un cammino verso la santità, in quanto si tratta del sacrificio e dell’offerta del proprio “io” – ha proseguito don Vizzini -, ricordando che l’ultimo diventa un luogo teologico in cui si manifesta l’amore di Cristo. Attraverso “l’uscita”, avviene “l’incontro”, grazie al qualenutriamo la fede, in un circolo virtuoso d’amore. “Per lanciarsi fuori è necessario radicarsi dentro nella costituzione propria della Chiesa, per farsi liberi bisogna farsi servi di Cristo”.
​La relazione del Direttore della Caritas Diocesana prof. Maurilio Assenza, intitolata “Nella compagnia degli uomini con la misura alta del Vangelo”, ha toccato il tema di una Chiesa che “si lascia mettere in movimento dagli appelli del Signore, amando col cuore e operando con intelligenza”. Gli ultimi vanno accolti ogni giorno, dando loro un aiuto concreto attraverso l’evangelizzazione nella relazione. Il prof. Assenza ha ricordato che “nell’Eucaristia la Chiesa trova l’anticipo del banchetto celeste e dell’amore di Dio: insieme alla carità costituisce la solidità della vita che non tiene conto né del potere né del successo, in assoluta gratuità”.
​L’incontro si è concluso nel pomeriggio con la visita alla Cattedrale e la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vicario generale, mons. Angelo Giurdanella, il quale – a nome del Vescovo Antonio – a ricordo della giornata, ha donato a tutti i diaconi un acquerello della Cattedrale, realizzato dal diacono prof. Angelo Di Maria.

2. Iniziative del Centro Diocesano Confraternite in onore di Santa Rosalia
Giovedì 9 luglio 2015 dalle ore 18 presso la Cattedrale di Palermo, il Centro Diocesano che rappresenta le Confraternite della Diocesi ha promosso, insieme al Parroco mons. Filippo Sarullo, alcune iniziative per celebrare la ricorrenza dei 391 anni dalla prima processione in onore di Santa Rosalia.
Il programma prevede alle ore 18.30 una conferenza del paleografo Girolamo Mazzola su Santa Rosalia « scende » dal monte. La nostra « Santuzza » fra tradizione, mistero e verità storica. Alle ore 19.30 un concerto di musica sacra diretto dal compositore Bartolomeo Cosenza saranno eseguiti i seguenti brani dedicati a Santa Rosalia. Il canto del disperato – Il canto dill’ammuri Natasa Katài, Soprano – Serena Romano, Mezzosoprano – Gaia Romano, Mezzosoprano. Alle ore 20.30 l’inaugurazione Mostra di pittura contemporanea sul tema “Rosalia la Più bella”, in collaborazione con la Galleria d’arte “Studio 71” di Palermo. Opere di Antonella Affronti, Anna Balsamo, Alessandro Bronzini, Sebastiano Caracozzo, Aurelio Caruso, Tanina Cuccia, Enzo D’Alessandro, Angelo Denaro, Stella Febbraro, Naire Feo, Giovanni Gambino, Giuseppe Gargano, Kindia, Alessio Lo Prete, Pino Manzella, Daniela Marcianò, Laura Natangelo, Vanni Quadrio, Caterina Rao, Tiziana Viola Massa e Maria Stella Zangara.
L’idea di volere rendere omaggio alla nostra patrona è un pensiero abbastanza ricorrente in chi si occupa d’arte nella città di Palermo ma sopratutto sono gli artisti sempre i più disponibili ad affrontare questo tema. Nel passato, sia al santuario di Monte Pellegrino ma anche altrove le immagini più disparate della Santa si sono moltiplicate. Dalla splendida opera di Anton Van Dyck (Santa Rosalia in gloria incoronata da due angeli) del 1624 eseguito – tanto per cambiare – su committenza privata per il nobile palermitano Antonio Ruffo (oggi al Metropolitan Museum of Art di New York) agli ex voto “bellissimi e preziosi” conservati al Museo Giuseppe Pitrè di Palermo situato nello splendido parco della Favorita. Immagini certamente cariche di devozione ma sempre legate a schemi molto precisi che vedono la Santa costantemente con il saio ora marrone, ora nero, qualche volta di marmo, d’oro o argento.
Ma Rosalia era una ragazza che potremmo definire modernissima per quel tempo prova ne sia il rifiuto (una delle tante ipotesi leggendarie del suo eremitaggio) opposto al padre di andare in sposa per volontà genitoriale ad un uomo che non amava: verità storica? Mistero o tradizione popolare? Gli artisti hanno scelto per la sua rappresentazione immagini diverse, spesso frutto della loro immaginazione come è nella tradizione. Della Santa infatti non si conosce il vero volto.
La mostra è presentata in catalogo da Francesco M. Scorsone. Testi di Loreto Capizzi, Presidente del Centro Diocesano Confraternite; mons. Salvatore Lo Monte, Delegato regionale per le Confraternite; mons. Filippo Sarullo, Parroco della Cattedrale di Palermo; Rosalia Coniglio, segretaria del Centro Diocesano; di Vinny Scorsone, scrittrice e critico d’arte. Nel catalogo è inoltre riportato un estratto del testo di Claudio Alessandri (oggi scomparso) Rosalia tra mito, leggenda e tradizione popolare. la mostra è visitabile tutti i giorni negli orari di apertura della Cattedrale di Palermo fino al 31 luglio 2015.
Info: Vicolo San Matteo, 1 – 90124  Palermo – Tel. 091  320590

AGENDA DEGLI APPUNTAMENTI
1. A Termini Imerese i frati studenti a Messina
francescaniNei giorni 15-19 Luglio avremo la gioia di accogliere in mezzo a noi i nostri Frati studenti di Messina accompagnati dal loro maestro fra Giuseppe Di Fatta. Insieme, vivremo diversi momenti di condivisione fraterna, dalla preghiera a spazi di evangelizzazione aperto a tutti. Avremo la possibilità di ricevere un “annuncio” e di condividerlo alla maniera di San Francesco per gustare la bellezza del Vangelo che, come comunità tutta del primo, del secondo e del terz’Ordine, vogliamo vivere come una “grande famiglia”, col proposito di dare senso anche a questo periodo di riposo estivo. Pertanto, ecco alcuni appuntamenti importanti che ci daranno tempo e spazio per conoscere i nostri Frati studenti e poter condividere con loro momenti come:
16 Luglio 2015
Ore 18,00 Vespri e Celebrazione Eucaristica presso il Monastero delle nostre Sorelle Clarisse;
Ore 21,30 Momento di preghiera e testimonianza vocazionale per i giovani al Convento della Gancia.
17 Luglio 2015
Ore 18,00 Vespri e Celebrazione Eucaristica presso il Monastero delle nostre Sorelle Clarisse;
Ore 21,30 Serata di Evangelizzazione ed Animazione al Belvedere di Termini.
18 Luglio:
Ore 21,00 Catechesi per tutti con canti (fra’ Giuseppe Di Fatta e frati) e animazione presso il Monastero delle nostre Sorelle Clarisse.
19 Luglio:
Ore 19,00 Celebrazione Eucaristica presso il Convento della Gancia.

2. Alla scuola dell’Infanzia Maestre Pie Venerini il GREST 2015
Alla scuola dell’Infanzia Maestre Pie Venerini il GREST 2015. L’iniziativa organizzata dalla Comunità Francescana “Santa Maria di Gesù”, si svolgerà dal 20 al 31 luglio 2015 ed è rivolta a  bambini dai 6 ai 13 anni.
Per info: fra Stefano ofm 3282490156 – Angela 320/1575046 – Antonella 339/6036221.

3. Sul Tgweb si parla del Festino della Misericordia
All’insegna della Misericordia il Festino 2015, presentato il progetto del complesso parrocchiale « Beato Giuseppe Puglisi Martire » a Brancaccio e don Salvo Priola nuovo rettore del Santuario diocesano di Altavilla Milicia. Sono alcuni dei servizi proposti nel Tgweb settimanale dell’Arcidiocesi di Palermo, il magazine, ideato e realizzato dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali con la collaborazione dei Servizi informatici che viene postato il sabato sul sito dell’Arcidiocesi.
Guarda il Tgweb

ArcidiocesiNews – Agenzia Stampa dell’Ufficio Pastorale Comunicazioni Sociali
Via Matteo Bonello, 2 – 90134 Palermo
Direttore: diac. Pino Grasso tel. 339/2800330
Feed RSS DiocesiPa su Youtube
RSS
Segui DiocesiPa su Youtube
Youtube
Segui DiocesiPa su Twitter
Twitter

5 juillet, 2015

Amici di Padre Pio associazione Onlus un grazie sincero al Dr Gianni Mozzillo umile figlio di San Padre Pio da Pietrelcina

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 12:41

CHI SIAMO

“ Che siano i miei amici dell’Associazione degli angeli

capaci di servire Gesù nei poveri

e negli infermi di spirito e di corpo ”

Padre Pio da Pietrelcina


 


L’Associazione Nazionale “Amici di P. Pio – Volontari del Sollievo” – ONLUS
è nata per il compimento delle opere di carità e di apostolato
secondo lo spirito e l’esempio di P. Pio da Pietrelcina.

 

Le attività dell’Associazione son quindi di tre tipi: spirituale, caritativa e apostolica.

statuto con firma di padre pio

L’attività spirituale è promossa tra i membri effettivi e simpatizzanti dell’associazione con riunioni di preghiera, conferenze spirituali, letture formative, ecc., atte a promuovere e ad approfondire lo spirito cristiano francescano secondo gli insegnamenti e le direttive del Padre.

L’attività caritativa collabora alle opere di carità per i sofferenti, con visite agli ammalati, poveri e anziani, seguendo ciò che stava a cuore a P. Pio: “il sollievo della sofferenza”.

Per venire incontro alla sete di anime che caratterizza l’apostolato di P. Pio, gli associati svolgono, infine, l’attività apostolica attraverso convegni, ritiri, pellegrinaggi, ecc., in modo da predisporre gli animi alla fiducia nel Sacramento della Penitenza e al desiderio di continua perfezione nell’Amore di Dio.

L’ASSOCIAZIONE è costituita da tutte le persone o gruppi di persone che vogliono fare un cammino di vita cristiana e francescana ponendosi alla scuola spirituale di Padre Pio da Pietrelcina, in collaborazione e sotto le direttive di nostra Madre Chiesa. Non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà nel campo dell’assistenza sociale e sanitaria, della beneficenza, dell’istruzione, della formazione, della promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico, storico e religioso, della tutela e della valorizzazione della natura e dell’ambiente, della promozione della cultura e dell’arte, della tutela dei diritti civili.

OBIETTIVI


SENSIBILIZZARE il territorio ad una cultura dell’accoglienza e della solidarietà verso i sofferenti, i poveri e gli emarginati.
INFORMARE/FORMARE coloro che desiderano intraprendere questo cammino aiutandoli a comprendere le motivazioni, individuare le proprie risorse e i propri limiti, in un cammino comunitario cristiano di fede, di speranza e di carità;
SOSTENERE le persone che fanno esperienza di accoglienza e che si prodigano per dare sollievo alla sofferenza fornendo loro un adeguato sostegno morale, spirituale e un utile contributo fattivo.

Per ottenere ciò che si prefigge, l’Associazione ha già posto in essere molte iniziative e molte altre cerca, nonostante le mille difficoltà, con l’aiuto di uomini di buona volontà, di porre in essere.

L’associazione è proprietaria del Premio Internazionale Padre Pio da Pietrelcina, giunto alla XIVa edizione, che sta riscuotendo un notevole successo. L’intento di tale manifestazione è quello di omaggiare il Santo di Pietrelcina, diffondere il suo messaggio spirituale e incoraggiare le opere di uomini di buona volontà affinché possano far fruttificare quei talenti per il bene comune.

Nel campo dell’editoria ha concepito un opuscolo informativo, di lettura e di riflessione per poter spronare la cultura dell’accoglienza e della solidarietà: «Insieme a Padre Pio».

Promozione di accordi di collaborazione con altre associazioni, enti e servizi pubblici che perseguano le stesse finalità di accoglienza, solidarietà e carità rivolta agli ultimi;

Convegni, incontri di preghiera, ritiri, pellegrinaggi, dettati dagli assistenti spirituali per rafforzare il nostro cammino di fede; Manifestazioni varie per partecipare alla vita sociale del posto e far conoscere all’esterno il nostro progetto ambizioso e la nostra proposta di amore che si basa sulla sequela di Cristo seguendo l’esempio di Padre Pio.

Questo in estrema sintesi il progetto ambizioso della nostra associazione, in questa sede, ci sembrava poco opportuno essere prolissi.

Tale progetto potrà essere realizzato solo attraverso l’aiuto fattivo di uomini di buona volontà e l’aiuto di Dio attraverso l’intercessione del nostro amato Padre Pio, “altrimenti invano lavorano i costruttori”.

Direttore Gianni Mozzillo

15 septembre, 2014

La festa della Beata Vergine Addolorata

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 15:49

La festa della Beata Vergine Addolorata

a cura di Corrado MAGGIONI
dal 1976 fa parte dei Missionari Monfortani della Compagnia di Maria
 

santino della Beata Vergine Maria AddolorataSi tratta di una festa e di una spiritualità che a partire dal 1100 hanno avuto un grandissimo sviluppo. Sotto la croce Maria dice il si supremo alla volontà di Dio all’unisono con il sì del Figlio e viene associata in tal modo al mistero della salvezza da lui operato.

Riflessione

Il dolore di Maria davanti alla morte del Figlio è uno dei temi più cari alla religiosità popolare, basta pensare ai numerosi santuari in cui e venerata l’immagine della Pietà. Il grembo di Maria accoglie il corpo esanime di Gesù evocando così il momento del concepimento: le braccia della Vergine Madre hanno accompagnato il cammino terreno del Figlio dell’Altissimo dalla nascita alla morte partecipando in prima persona al mistero della redenzione del mondo.

La storia

La devozione alla sofferenza provata da Maria sotto la croce del Figlio prese avvio nel sec.XII, ad opera dei Cistercensi prima e quindi dei Francescani (sec.XIII).

Il quadro di riferimento è rappresentato dal movimento spirituale di quel periodo nel quale viene riservata una particolare venerazione alla umanità di Gesù, considerato soprattutto nei misteri del la sua nascita e della sua morte: in essi è ugualmente posta in rilievo la presenza della Madre del Figlio di Dio fatto uomo. La devozione all’Addolorata precisata progressivamente dai Servi di Maria come devozione ai Sette Dolori, conobbe poi una grande irradiazione nei secoli XIV e XV.

Da queste premesse si è maturata una celebrazione liturgica commemorativa del dolore di Maria.

Diciamo subito che tale commemorazione ha conosciuto due celebrazioni: una nel tempo quaresimale-pasquale e l’altra nel mese di settembre.

Fu il Concilio provinciale radunato a Colonia nel 1423 ad istituire la festa della Commemorazione dell’angoscia e dei dolori della beata Vergine Maria da celebrarsi il venerdì dopo la terza domenica di Pasqua. Dal decreto conciliare si può vedere bene l’impostazione biblica della festa introdotta in onore dell’angoscia e del dolore che ella Soffrì quando Gesù, le mani distese  in croce, immolato per la nostra salvezza, affidò la benedetta Madre sua al discepolo prediletto.

Nel 1842 il papa Sisto IV faceva preparare una messa, da introdurre nel Messale, intitolata a “Nostra Signora della Pietà”. Tale festività fu progressivamente adottata da numerose chiese, pur mantenendo delle differenze quanto alla denominazione (Trafittura o martirio del cuore della Beata Vergine Maria, Compassione della Beata Vergine Maria, Lamento di Maria, Pianto della  Beata Vergine Maria, Lo spasimo e i dolori della Vergine, i Sette Dolori della Beata Vergine Maria) e al tempo di celebrazione (dalla settimana di Passione al Tempo Pasquale).

Su richiesta del Priore generale dei Padri Servi di Maria, nel 1727, il papa Benedetto XIII iscriveva nel calendario rimano la festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, fissandone la data al venerdì dopo la domenica di Passione (l’ordine dei Servi la celebrava dal 1714).

Per la medesima commemorazione nel mese di settembre incontriamo ancora una volta i Servi di Maria, i quali nel 1668 ottennero di celebrare i Sette Dolori della Vergine nella domenica successiva all’Esaltazione della Croce (la terza domenica del mese).

Il formulano della messa è simile a quello approvato nel 1482. Fu, in seguito, Pio VII, reduce dalla prigionia imposta da Napoleone, a iscrivere nel 1814 anche questa celebrazione nel calendario della Chiesa latina. Quindi, nel 1913, per volere di S.Pio X, venne stabilita – in rispetto alla domenica – la data del 15 settembre (il rito ambrosiano celebrava già in questo giorno i Sette Dolori, come ottava della Natività di Maria). Il calendario rinnovato nel 1969 ha soppresso la commemorazione del venerdì di Passione (era stata ridotta la festa a commemorazione nella riforma rubricale del 1960) e similmente ha deciso che il 15 settembre sia celebrato come “memoria”, col titolo di “Beata Maria Vergine Addolorata”.

L’odierno formulario del Messale romano è stato profondamente modificato: la colletta proviene dal Messale ambrosiano; l’orazione sulle offerte si rifà ad orazioni del Messale di Parigi del 1738; l’orazione dopo la comunione è nuova.
Quanto alle letture bibliche, è stata scelta Eb 5, 7-9 come prima lettura e in alternativa al vangelo di Gv 19,25-27 (Maria sotto la croce), è possibile leggere il testo di Lc 2,33-35 (una spada ti trafiggerà l’anima).

Eb 5, 7-9
Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek.

Gv 19,25-27
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Lc 2,33-35
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

La madre ferita

Risparmiata dal peccato, a differenza di noi, ma segnata dal dolore, come noi. La considerazione dell’Addolorata ha fatto si che i fedeli sentissero la vicinanza della Privilegiata e Gloriosa. Ma che tipo di dolore fu quello di Maria?
Non basta trasferire i nostri sentimenti nella persona della Vergine, immaginando il suo dolore modellato sul nostro.

La tristezza che circonda realmente l’Addolorata (pensiamo alle immagini vestite di nero, con il cuore trafitto da sette spade) non deve farci smarrire, come talora capita, la beatitudine che l’avvolge:

“Beata lo Vergine Maria, perché senza morire meritò, sotto lo croce, la palmo del martirio”
acclamazione al Vangelo

Il suo non è solo il dolore che prova una madre per la morte del figlio; non è soltanto il dolore che paralizza di fronte all’ineluttabilità della morte; non è semplice rassegnazione al valore presunto o meno di Dio. La sofferenza di Maria oltrepassa la perdita fisica del Figlio per incontrarsi col dramma del fare la volontà di Dio.

L’antifona d’ingresso della messa, infaffi ricorda le misteriose parole dette da Simeone alla Vergine:

 “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”

La spada è la rivelazione del mistero di Cristo offerto all’amore fino alla morte di croce, mistero che trapassa totalmente l’esistenza della madre, ferendola con la stessa carità divina. Il dolore di Maria ha la stessa valenza del dolore di Cristo, il quale

“pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose”

Stava sotto la croce

La scena descritta da Giovanni ci porta all’ora suprema in cui viene consumato il sacrificio della nostra salvezza. Tutto parla di dono: dono offerto e dono ricevuto.

Donandosi al Padre nello Spirito Santo, Gesù dona sua madre a Giovanni:

“Ecco tua Madre”

Queste parole sono la grande rivelazione che Cristo è il primogenito di molti fratelli: Cristo e Giovanni (= la Chiesa) sono un solo essere vivente un corpo e, dunque, hanno una sola Madre. Abbiamo qui descritto la nascita della Chiesa, formata dall’indissolubile comunione tra Cristo e i suoi discepoli: all’interno di questa comunione troviamo la presenza materna di Maria. L’unità e la comunione tra Maria e i discepoli sono significate da “una sola casa“, la stessa casa per Maria e Giovanni (cfr Gv 19,27).

La sottolineatura che risalta nella celebrazione dell’Addolorata è quel suo stare presso la croce. La sobrietà dell’evangelista ci invita a penetrare nel mistero nascosto e svelato in quest’era. Lo stare di Maria col Crocifisso suppone l’ora dell’Annunciazione: l’ “eccomi” di Nazaret trova la sua massima estensione sotto a croce: lì è mostrato il Maestro da ascoltare, la Via da seguire, la Parola da incarnare nella propria vita.

Il Crocifisso, grondante amore è la Parola che turba, la spada che ferisce. La trafittura non riesce però a piegare in due Maria: ella sta in piedi, sostenuta dalla speranza e dalla fede:

“In te Signore, mi sono rifugiata, mai sarò delusa…
Dico: Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni. Quanto è grande la tua bontà Signore! La riservi per coloro che ti amano”

Salmo responsoriale

Proprio qui la Chiesa trova in Maria un modello da imitare.

Nella luce della risurrezione

Nei suoi testi, la celebrazione dell’Addolorata ci presenta Maria circondata non dal buio della morte ma, piuttosto, illuminata dalla luce della risurrezione dell’ “Uomo dei dolori”. Rivivendo nell’Eucarestia il sacrificio pasquale di Cristo, a cui la Vergine si è vitalmente associata con tutta se stessa (cfr LG 58), la Chiesa partecipa alle sofferenze del Crocifisso per partecipare della gioia della sua risurrezione. Sono questi temi dell’orazione colletta, in cui si trova espresso il mistero della celebrazione del 15 settembre: mistero di Cristo, di Maria e della Chiesa.

L”Addolorata manifesta l’apertura incondizionata all’amore di Dio che rapisce tutta la vita senza risparmiare nulla.

Per questo il dolore della Vergine riassume le diverse sfacettature della sofferenza del credente che si lascia stigmatizzare l’esistenza del Corpo donato e dal Sangue versato di Cristo Signore.

La Madre del dolore è la madre dell’amore (vedi la sequenza dello Stabat Mater, composta da Jacopone da Todi e pregata facoltativamente prima del Vangelo).

La sua “compassione” (= soffrire con) deve ispirare il nostro stare presso la croce di Cristo per imparare a stare presso le infinite croci degli uomini piagati nel corpo e nello spirito. E’ missione della Chiesa quella di evangelizzare il dolore ed educare al dolore, tra sformandolo in sacrificio che dà la vita.

24 août, 2014

Vita eremitica vissuta nel silenzio in comunione con il creato

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 18:06

ultimo numero in edicola

In edicola
n. 30 del 03/08/2014
abbonati subito

Domenica 24 Agosto 2014
pagina Facebook di ToscanaOggi pagina Twitter di ToscanaOggi

Home
Il settimanale
Edizioni locali
TV & Media
Rubriche
Documenti
Community
Eventi
Servizi
Territorio

Toscana
Italia
Mondo
Vita Chiesa
Cultura & Società
Arte & Mostre
Sport
Dossier
Opinioni & Commenti
Lettere

Home »
Dossier »
Eremi ed eremiti dei nostri giorni

Dossier
stampa
Eremi ed eremiti dei nostri giorni

In Toscana, accanto a luoghi ormai celebri come La Verna, Camaldoli o Vallombrosa, vi sono tanti altri luoghi dello Spirito, meno conosciti, ma dove comunque natura e spiritualità si fondono insieme. Ne abbiamo scelti alcuni come proposta di un itinerario estivo tra fede e natura: Mosciano (nella foto), vicino a Firenze, Le Stinche, nel Chianti, Casa San Sergio (Palaia), Calomini (Lucca) e Montepiano (Prato).
Parole chiave: eremi (4), monaci (10)
Eremi ed eremiti dei nostri giorni
25/07/2007 di Archivio Notizie

In Toscana, accanto a luoghi ormai celebri come La Verna, Camaldoli o Vallombrosa, vi sono tanti altri luoghi dello Spirito, meno conosciti, ma dove comunque natura e spiritualità si fondono insieme. Ne abbiamo scelti alcuni come proposta di un itinerario estivo tra fede e natura: Mosciano (nella foto), vicino a Firenze, Le Stinche, nel Chianti, Casa San Sergio (Palaia), Calomini (Lucca) e la Burraia di Montepiano (Prato).

L’opera dei monaci a favore del creato
La ricerca del locus amenus ha sempre, sin dall’inizio, caratterizzato l’espansione del monachesimo, che, in Europa, ad esempio, sulle orme austere di San Colombano (VI-VII sec.d.C.) ha individuato siti di particolare bellezza tali da poter riflettere la Bellezza attribuita a Dio, creando così una vera palestra celestis, dove l’esperienza ultraterrena potesse realizzarsi sulla Terra. Il coevo monachesimo benedettino (VI sec. d.C.) è stato portatore di un umanesimo attento alla realtà e per questo alla Natura ed alla natura dell’Uomo. Se il monachesimo medio-orientale trovava nell’aridità del deserto il rigore e l’isolamento necessari a poter entrare in rapporto con Dio, quello europeo trovava nelle foreste medievali un’analoga risposta ad una profonda esigenza di silenzio interiore. Col cristianesimo il mondo naturale, selvaggio, sconosciuto, misterioso, usciva fuori dalle dimaniche pagane della paura per poter essere portato alla luce. Attraverso l’utilizzazione forestale, l’organizzazione dei tagli e dei diradamenti, la creazione della viabilità nei luoghi meno accessibili, la regimazione dei corsi d’acqua, la messa a coltura degli incolti, la bonifica delle terre umide, una Natura non benigna venne addomestica e resa utile all’Uomo.

In Toscana esempi di questa cura del Creato gli abbiamo ereditati, emblematicamente, dall’opera dei benedettini Camaldolesi e Vallombrosani, che poi, in epoca moderna, vanteranno celebri figure di scienziati forestali, botanici, ecologi, agronomi, ingegneri idraulici. Il Cametti, il Ducci, il Falugi, il Fornaini, il Tozzi, il Vitman ecc., sono alcuni di quei monaci-tecnici del XVIII-XIX sec., a noi noti, di cui la selvicoltura, oggi, come scienza applicata, è debitrice. Fu merito del Fornaini (1755-1838), ad esempio, se furono abolite le pratiche tradizionali del debbio e della semina della segale nelle abetine a rinnovazione artificiale oppure la sostituzione delle fallanze nelle nuove piantagioni, così come l’idea del bosco in funzione anti-erosiva e di difesa delle colture agrarie come fascia frangivento.

La gestione del patrimonio forestale concepito come unità socio-economica delle popolazioni rurali residenti si deve alla lenta opera di conservazione, che oggi si definirebbe naturalistica, portata avanti da questi monaci, contro un approccio razionalistico ed economicistico, prima napoleonico e più tardi sabaudo, rispetto al quale, ancora oggi, l’amministrazione pubblica non è del tutto immune.

Questa cura per la Natura, che facilmente si coglie in ogni luogo monastico, parte innanzitutto da una particolare attenzione per l’Uomo, da una visione di Uomo, prima che da una visione di Natura. C’è una prospettiva inbubbiamente teologica guardando al binomio Uomo-Natura, che però non elimina nulla delle esigenze di vita del primo nè elude nulla delle leggi ecologiche che governano l’ambiente. Anzi, l’amore per l’Uomo suscita un interesse scientifico per la realtà naturale e l’opera dei monaci stanno a dimostracelo.

Lorenzo Orioli

MOSCIANO
SILENZIO E NATURA: le due strade
che portano a Dio e al cuore dell’uomo

di Sara Melchiori

Ad osservare la segnaletica c’è da pensare che sia un grosso centro abitato. Soprattutto per chi proviene da fuori regione e non è abituato al rilievo dato a piccoli, se non minuscoli, borghi toscani che racchiudono in sé una storia e molte sorprese. A Scandicci ritorna spesso infatti l’indicazione per Mosciano. Ma se si prosegue la provinciale che da Vingone porta a Montelupo si capisce presto che Mosciano non è propriamente un paese: è un ambiente, un’aria che si respira, ma soprattutto lo scrigno che custodisce un prezioso gioiello. Una lunga via chiusa quasi ad anello ne porta il nome; un gruppuscolo di case circonda un’antica chiesa affacciata su una piazzetta chiusa alla vista dal muro di sostegno di una strada; un ampio giro di colline ne è compreso nel territorio. Un borgo semplice senza servizi, evitato persino dagli sporadici passaggi del bus che da Scandicci sale verso le colline.

Ed è proprio in quella piazzetta fuori via che si trova il cuore nascosto di Mosciano: l’eremo di Santa Maria degli Angeli. L’antica chiesa infatti è la pieve di Sant’Andrea, fino a una decina d’anni fa titolare di parrocchia. Stupendo esempio di architettura romanica, la chiesa risale al X secolo e conserva ancora la struttura simbolica originaria: la cripta (luogo delle tenebre e della potenza della luce che squarcia il buio con la sua monofora rivolta al primo sole del solstizio d’inverno), l’aula a navata unica (luogo della vita terrena), il presbiterio rialzato (il cielo), le monofore studiate appositamente per far sempre prevalere la luce sulle tenebre a seconda dei periodi dell’anno. Essenziale l’arredo liturgico che ne esalta le caratteristiche e richiama al raccoglimento e al silenzio; pochi ma significativi gli affreschi rimasti che un tempo ne decoravano la parete sinistra. Pregiato il soffitto dipinto e ancor di più il crocifisso ligneo di fine trecento che troneggia sul presbiterio e la grande tavola della Madonna con il bambino della scuola di Cimabue.

Sul lato destro un’apertura si apre su un piccolo chiostro collegato a un vecchio monastero, ora luogo di vita, lavoro e studio per un eremita: don Paolo Giannoni, sacerdote diocesano fiorentino, noto teologo, e oblato camaldolese che da dieci anni vive in questo ambiente appartato seguendo la regola benedettina dell’ora et labora nel carisma eremitico di san Romualdo.

Che si entri nella chiesa o nel chiostro di Mosciano si percepisce subito un’atmosfera diversa: il silenzio abita questi luoghi e ne esalta le caratteristiche. I rumori e il correre quotidiano d’improvviso spariscono lasciando spazio al canto delle rondini in primavera e del pettirosso d’inverno, al ronfare del barbagianni che abita il campanile, al grido della civetta che ne sorvola i tetti. Silenzio e natura: due strade che portano a Dio e al cuore dell’uomo.

È questo il segreto di Mosciano: una pace che si percepisce e che pian piano invade chi vi entra. L’eremo infatti ha una regola non scritta: bussa e ti sarà aperto. Accoglienza, carità e povertà sono una priorità di vita per l’eremita. Alla sua porta si accostano poveri, stranieri, turisti, viandanti, amici, persone che cercano una parola, un confronto, il silenzio dell’ascolto. Poche presenze in una vita di solitudine scelta per la preghiera e il raccoglimento. Persone alla ricerca – non sempre e non solo in difficoltà – uomini e donne che sentono la necessità di quell’hesychia – la pace del cuore – che la preghiera dona. Il monaco – il solo davanti al Solo – vive questa condizione perenne nella liturgia delle ore, nello studio e nella strada della conversione continua, divenendone il tramite.

Lo stile eremitico, austero e semplice, può sconcertare, disorientare, interrogare e anche allontanare. Ma sicuramente non lascia indifferenti. Così è all’eremo di Santa Maria degli Angeli: tutto ruota attorno alla preghiera, in una regolarità quotidiana, che va dalle prime luci dell’alba con l’ufficio delle letture e la lectio personale, alle lodi, ora media, vespri fino a compieta sul far della sera, in un ritmo che si ripete costante tutti i giorni. E per chi lo desidera c’è la possibilità di partecipare al canto delle lodi e dei vespri e, il giovedì pomeriggio, all’adorazione eucaristica seguita dalla lectio comunitaria. Mentre il sabato sera, dopo i vespri, si può vivere la celebrazione vigiliare che introduce alla domenica: una modalità camaldolese per accentuare il significato della Pasqua settimanale.

Ogni domenica poi, la celebrazione eucaristica delle ore 11 vede giungere a Mosciano numerose persone da varie parti di Firenze e non solo. Una piccola grande famiglia che si ritrova settimanalmente per celebrare insieme l’eucaristia, mentre numerose altre persone in tutta Italia partecipano al cammino di formazione grazie all’invio settimanale della lectio sulle letture della domenica attraverso la posta elettronica.
Ogni terza domenica del mese inoltre si può partecipare a una mattinata di preghiera, riflessione e liturgia aperta a tutti. Mentre per i sacerdoti è proposto un momento di incontro, preghiera e confronto il primo giovedì del mese.

Momenti particolarmente significativi sono l’avvento e la quaresima: per tutte le settimane di avvicinamento al Natale e alla Pasqua l’eremo di Mosciano propone dei percorsi di preghiera e di meditazione da fare in famiglia, opere di carità, lectio comunitarie specifiche.

In alcuni casi l’eremo si apre all’ospitalità per gruppi di scout autogestiti, o per gruppi di amici di Mosciano che condividono alcuni tempi forti dell’anno, ma anche per singoli che desiderano vivere la pace della preghiera o approfondire e partecipare all’esperienza monastica.

Il tutto in un clima di semplicità e di provvidenza.

Per informazioni 055-768961 (ore 19.30-20), email: eremodimosciano@libero.it

LE STINCHE
Una piccola chiesa, il rustico e l’orto…

di Massimo Orlandi

«Dimmi quello che vuoi e io te lo darò» chiede il Signore a Re Salomone. «Signore dammi un cuore intelligente». Panzano, Chianti fiorentino. La geometria dei filari è più in basso. Qui la natura si ripara, cerca intimità. Anche la strada dimentica l’asfalto, si acciottola, si stringe. L’eremo delle Stinche le nasce quasi accanto, spontaneamente, come un fiore non colto. Una piccola chiesa, il rustico, l’orto, l’abbraccio del bosco, gli ulivi. Poche cose che se stringi le tieni in una mano. Ma è in questa essenzialità che si può provare a cercare il mistero profondo della vita. Questo almeno pensava un frate che alla domanda di Dio, avrebbe risposto come Salomone: padre Giovanni Vannucci.

«Una sosta di pace per ogni viandante»
«In questo piccolo spazio vorrei che ogni uomo si sentisse a casa sua e, libero da costrizioni, potesse raggiungere la conoscenza di se stesso e incamminarsi nella sua strada forte e fiducioso. Vorrei che fosse una sosta di pace, di riflessione per ogni viandante che vi giunge, un posto dove l’ideale diventa realtà e dove la gioia è il frutto spontaneo».

1967. Il sogno comunitario di Padre Giovanni è figlio di poche parole e di nessuna regola. Per realizzarlo basta un rustico diroccato: «Il seme – scrive ancora – è gettato, ora è tutto nelle nostre fragili mani e in quelle più sicure di Dio».

Padre Giovanni accompagnerà il cammino della sua Fraternità fino al 1984. Oggi quel sogno è nelle mani di altri tre frati dell’Ordine dei Servi di Maria, Lorenzo, Eliseo e Giancarlo. Ma Vannucci è sempre con loro, e non è difficile immaginarlo ancora, come lo descrive David Turoldo «con quella faccia mesta e serena insieme, con la voce sempre trattenuta, velata quasi avesse paura a parlare, paura di disturbare il silenzio, il mistero». Non è difficile vederlo, gli occhiali calati a leggere l’ennesimo libro (la biblioteca dell’eremo conta dodicimila volumi), o in cucina, tra le sue zuppe innaffiate di buon vino, o immerso in preghiera. «Per lui – ricorda padre Lorenzo Bonomi, che ha accompagnato il cammino delle Stinche sin dai suoi inizi – ogni momento della vita conteneva qualcosa di sacro, era un occasione di comunione con il visibile e l’Invisibile, e quindi ogni azione doveva essere fatta con amore e con rispetto, mai in maniera banale».

«Dio è avvolto nel silenzio»
Ascolto. È questa la parola chiave per entrare nel mondo semplice delle Stinche. Ascolto dell’uomo, «per cercare la Parola di Dio esistente in ogni essere», ascolto della natura, per percepire i ritmi dell’universo, ascolto del silenzio, perché «Dio è avvolto nel silenzio». Ascolto profondo e ininterrotto: «Quello che mi colpiva di Padre Giovanni – ricorda Lorenzo – era il bisogno costante di approfondire, di non fermarsi. Non accettava mai di adagiarsi, si ribellava di fronte a ciò che trovava apatico, senz’anima. «La realtà della vita del chicco di grano è il domani, è la spiga – diceva – così la nostra realtà di uomini non è l’oggi, è il domani. Se abbiamo fede siamo aperti verso la sconfinata realtà del domani».

Ascolto. Ma anche ricerca, costante e paziente dei segni lasciato dallo Spirito. Per padre Giovanni la ricerca spirituale consisteva nel tenere insieme unire il cuore e la conoscenza, la passione e la ragione, era nel creare quello che Dante chiama «l’intelletto d’amore». Una religiosità basata solo sull’emotività, sul sentimento, sosteneva, è povera e può portare a forme religiose entusiastiche e anche fanatiche. D’altra parte una spiritualità solo razionale può condurci a una idea di Dio troppo rigida, e quindi arida. Ecco perché, per lui, il più grande dono di Dio è quello che chiede Re Salomone: un cuore intelligente.

La preghiera universale
Pellegrino dell’assoluto, così si definiva, Vannucci aveva a fondamento di tutto il suo cammino la figura di Gesù, e la Bibbia, ma teneva sempre aperto il suo orizzonte all’incontro con tutte le tradizioni religiose (parlava di «mutua impollinazione» fra Occidente e Oriente). Non a caso dall’esperienza delle Stinche nascerà il Libro della preghiera universale, nel quale per la prima volta, l’intero mondo religioso si ritrova: alle parole della Bibbia corrispondono quelle del Corano, ai Veda la Cabbalah, e così i versi di Rumi incontrano quelli di San Francesco, Lutero abbraccia Sri Aurobindo, Gioacchino da Fiore Milarepa.

Quest’anno la Comunità delle Stinche festeggia i suoi 40 anni di vita. È un’occasione in più per decidere di partecipare al banchetto di semplicità offerto dall’eremo.

L’incontro con i frati, la visita alla casa, l’ascolto della natura sono un ottimo modo per uscire dal «diluvio della parole» che ci travolgono e imbarcarsi in quest’arca di silenzio e di pace dove è ancora possibile ascoltare la preghiera di un monaco: «Venga, o Signore la tua chiesa! Sia più bella di tutti i sogni, più bella di tutte le lacrime di chi visse e morì nella notte per costruirla. Sia il tuo corpo e tu la sua vita».

CALOMINI
Il santuario nella roccia
Un santuario nella roccia. Famoso da secoli, vi si venera un’antichissima immagine della Madonna. Questo è l’Eremo di Calomini, situato a ridosso di uno strapiombo roccioso nel territorio del Comune di Vergemoli. È uno dei più noti e frequentati luoghi di culto della Valle del Serchio. Secondo un’antichissima tradizione, nei luoghi dell’Eremo, dove tutt’oggi scaturisce dalle rocce uno zampillo d’acqua purissima, l’immagine della Madonna che si venera nel santuario si rivelò ad una pastorella del luogo. Dal prodigio alla venerazione il passo è breve e subito si costituì una comunità di eremiti, intorno a quell’immagine che veniva chiamata Madonna ad Martyres, poi Madonna dell’eremita, poi anche solo Eremita. Di una primitiva piccola chiesa nella roccia (che conservava l’immagine della Madonna) se ne parla in documenti dell’XI secolo. Oggi solo il presbiterio, le celle cenobiali e la sagrestia conservano la singolarità di essere nella roccia viva lasciata a vista. Dal secolo XVI in poi la fama di questo Eremo varcò i confini locali e crebbe talmente che vescovi e cardinali venivano a rendere onore all’immagine della Madonna, mentre il popolo, tra il 1631 e il 1690, faceva il possibile per ampliare e rendere più maestosa l’antica chiesa. Ai primi del Settecento, come risulta dall’archivio del santuario, venne compiuto il duplice colonnato, fu allargata la grotta per accogliervi degnamente la sagrestia, sistemato il pavimento della chiesa e portato a compimento ogni dettaglio che contribuisse a rendere degno di ammirazione quel luogo di preghiera. Gli eremiti ebbero cura del santuario fino al 1868, anno in cui i parroci dei paesi confinanti, quali tradizionali amministratori, decisero di assumere direttamente l’incarico di promuovere il culto di Maria Santissima in quell’Eremo.

Dopo esservi stati in continuità per oltre cinque secoli, così terminava la storia degli eremiti di Calomini. Con decreto del Vescovo di Massa-Carrara del 1914 (in quel tempo Vergemoli e tutta la Garfagnana erano sotto il vescovo di Massa) la custodia del santuario venne affidata ai P.P. Cappuccini di Lucca i quali hanno provveduto per quasi un secolo alle necessità del luogo e a quelle dei numerosi pellegrini che affollano il santuario soprattutto per le ricorrenze mariane.

Ma oggi sono in arrivo alcune novità nella ristrutturazione dell’antico edificio che sta per essere ultimata, proprio per favorire sempre di più tutta l’area dell’Eremo rispondente alla sua antica vocazione che è quella di un luogo di alta spiritualità dove una comunità di religiosi è a disposizione a tempo pieno per la preghiera, il consiglio, le confessioni, il conforto spirituale, e per una accoglienza che privilegi il tempo dello spirito e l’esercizio della vita interiore. Una riqualificazione quindi, che può essere letta anche come un ritorno alle origini, cioè all’esperienza spirituale degli eremiti che per cinque secoli vissero nell’Eremo di Calomini.

CASA SAN SERGIO
Palaia, l’eremo di Don Barsotti
Nella mente di don Divo Barsotti, fondatore della Comunità dei Figli di Dio, è sempre stata presente la possibilità di avere un luogo di assoluta solitudine, di ritiro, di deserto. I grandi monaci russi, a iniziare da San Sergio di Radonez (a cui tra l’altro è intitolata la Casa madre della Comunità a Settignano, sulla colline di Firenze), si inoltravano nelle foreste e costruivano rudimentali eremi in legno dove vivevano in assoluta povertà, in silenzio e in continua preghiera. Anche la Comunità dei Figli di Dio ha il suo eremo, che si trova nei pressi di Palaia (paese natale di don Barsotti), nascosto negli scabri e verdi colli toscani, nel triangolo compreso tra Pisa, Siena e Volterra, in diocesi di San Miniato.

Era un tempo una vecchia fornace dove si fabbricavano e cuocevano mattoni, già da diversi anni abbandonata a se stessa e in rovina. Fu data in donazione a don Divo Barsotti, con la precisa condizione però che quel posto dovesse divenire luogo di preghiera. E fu così che, verso il 1960, il Padre, con alcuni giovani discepoli che volevano condividere con lui l’ideale monastico nel suo primitivo rigore, salì sul colle toscano armato di piccone, pala e cemento, partecipando anche lui nella fase iniziale alla edificazione di una struttura semplice e sobria, dotata di cellette e di cappella: l’Eremo della Fornace, dedicato alla Santissima Trinità, proprio come il primo Eremo costruito da San Sergio nelle lontane foreste russe circa 600 anni prima. Per mantenere il clima di povertà e austerità, l’Eremo venne dotato solo di stufe a legna: niente luce elettrica, niente elettrodomestici, niente acqua corrente. Don Divo, anche dopo la fine dei lavori di ristrutturazione, venne all’Eremo per qualche tempo, dedicandosi come lavoro all’apicoltura, vivendo di niente, ma centralizzando ogni cosa nella vita liturgica che scandiva il ritmo della giornata. Successivamente, l’Eremo è stato utilizzato, è lo è tuttora, non più come residenza stabile, ma come luogo di ritiro e permanenza temporanea dei fratelli e delle sorelle della vita comune, nonché per incontri e ritiri per gli altri membri della Comunità. È il luogo del silenzio, perché i monaci sono i pellegrini del silenzio.

Adesso, il sogno dei monaci di don Barsotti sarebbe quello di poter tornare stabilmente a Palaia.

MONTEPIANO
Vita contemplativa aperta all’accoglienza
La vita contemplativa aperta ai fratelli, nell’accoglienza e nella condivisione, attraverso la preghiera, il lavoro e l’incontro fraterno: è questo il carisma della «Comunità di Maria Serva del Signore». Dopo un lungo cammino iniziato in Umbria, la Comunità è giunta a Montepiano (Prato), in località La Burraia, tredici anni or sono, il 14 novembre 1994, ed ha ottenuto l’approvazione giuridica da parte della Diocesi di Prato il 29 giugno 2002. «Il nostro stile – spiega suor Gioia Santella, responsabile della Comunità – è la semplicità, facendo riferimento a Maria che ha contemplato il Mistero senza estraniarsi dagli altri, ma vivendo la vita quotidiana insieme ai fratelli».

L’ispiratrice della Comunità fu una monaca di clausura che intuì la necessità di una vita contemplativa aperta all’incontro con tutti; per questo le dieci sorelle della Comunità di Montepiano, pur conducendo una vita di preghiera simile a quella dei monasteri, assicurano accoglienza a chiunque, qualunque sia il suo credo e la sua appartenenza religiosa. Il loro scopo è infatti quello di «aiutare l’uomo di oggi a riscoprire la propria interiorità ed il volto quotidiano di Dio, diventando protagonisti di un’esperienza vera e profonda». Le sorelle della Comunità, oltre ai frequenti momenti di preghiera, si dedicano a tutta una serie di attività artigianali che vanno dal laboratorio di ceramica, a quello della cera, a piccoli lavori di falegnameria.
La casa dispone, per gli ospiti, di una decina di posti che, precisa suor Gioia, «non vengono utilizzati per chi vuole fare una vacanza, ma sono destinati all’accoglienza di coloro che desiderano un periodo di riflessione, per cercare se stessi e Dio, attraverso la condivisione con la vita di Comunità». La struttura, che dispone anche di un ampio parco, è aperta ininterrottamente da dopo Pasqua a metà settembre; d’inverno l’accoglienza è limitata ai fine settimana, mentre nei mesi di gennaio e febbraio è prevista la chiusura completa. Per chi volesse ulteriori informazioni il recapito telefonico è 0574/959973.

Maria Cristina Caputi

27 juillet, 2014

Frati Servi di Maria Costruire un Mondo Nuovo scritto Conrad Borntrager OSM

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 13:35

Conrad M. Borntrager, OSM
Costruire un Mondo Nuovo

Commento alla Regola di Vita

dell’Ordine secolare dei Servi di Maria

Indice articoli della RdV

 

PARTE PRIMA

L’ORDINE DEI SERVI DI MARIA

Obiettivo di questa prima parte è offrire un’ idea generale dell’Ordine dei Servi di Maria e della sua spiritualità. I capitoli che seguiranno applicheranno questi principi alle situazioni proprie dei laici. I quattro articoli di questo capitolo sono presi direttamente dal primo capitolo delle Costituzioni dei frati. Essi sono stati scritti per i frati (sacerdoti e fratelli dell’Ordine); ma, col metterli all’inizio della Regola di Vita dell’Ordine Secolare si intende offrirli a chiunque desidera vivere la spiritualità servitana nello stile proprio dei laici, uomini e donne, e non come religiosi.

I quattro articoli sviluppano questo pensiero: identità dei Servi di Maria; per servire, i Servi si dedicano a Maria; questa dedicazione a Maria li porta a servire gli altri in una maniera particolare; la vita dei frati ha ispirato altri a vivere secondo gli stessi ideali.
ARTICOLO 1

Il primo articolo della Regola di Vita è anche il primo articolo nelle Costituzioni dei frati. Esso cerca di descrivere le caratteristiche più importanti dell’ Ordine dei Servi di Maria.

Art. 1. L’Ordine dei frati Servi di Maria, sorto come espressione di vita evangelico-apostolica, è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore Gesù. Mossi dallo Spirito, si impegnano, come i loro Primi Padri, a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna e ad essere al servizio di Dio e dell’uomo, ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore.

Anzitutto, l’articolo colloca l’Ordine nel contesto delle sue origini. Il termine “vita evangelico-apostolica” si riferisce allo stile di vita tipico del Movimento Mendicante del secolo XIII, di cui gli esempi più conosciuti sono quelli dei frati Francescani e Domenicani. “Evangelico” richiama l’intenzione dei Mendicanti di modellare la loro vita sul Vangelo. L’ideale era seguire Cristo così come il Vangelo lo presenta. In questo modo la spiritualità servitana si colloca nella cornice della spiritualità cristiana.

“Apostolico” contiene uno speciale riferimento alla forma di vita degli apostoli così come è narrata negli Atti degli Apostoli (2, 42-47; 4, 32-37). In questi versetti, i membri della prima comunità cristiana di Gerusalemme sono descritti come persone dedite agli insegnamenti degli apostoli, alla vita comune, alla frazione del pane e alla preghiera. Essi mettevano tutto in comune. La comunità dei credenti era – si diceva – “un cuore solo e un’anima sola”. Quest’ultima espressione fu presa alla fine del secolo IV dal santo vescovo africano Agostino d’Ippona, che la usò come introduzione alla sua Regola di Vita, adesso conosciuta come la Regola di Sant’Agostino. Fu tale Regola che i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi scelsero come norma fondamentale della vita che intendevano attuare.

Una parte essenziale di questa vita evangelica, vissuta dagli apostoli, è la sua impostazione comunitaria. L’articolo citato descrive l’Ordine come una “comunità di uomini” che erano stati accomunati da un proposito molto specifico: vivere “nel nome del Signore Gesù”. I Sette Santi Fondatori si impegnarono in una vita comune e nel servizio a Dio e agli altri. Questa scelta colloca la spiritualità Servitana nelle motivazioni del Movimento Mendicante del secolo XIII.

In secondo luogo, l’articolo trasferisce queste caratteristiche, proprie dei Sette Fondatori, a tutti i loro seguaci di oggi, i frati, sacerdoti e fratelli, che costituiscono l’Ordine nel tempo presente. Come i Fondatori, i Servi di oggi formano una comunità nel nome di Gesù, vivono la vita del Vangelo, e si ispirano all’esempio dei primi cristiani riuniti intorno agli apostoli. Anch’essi sono al servizio di Dio e di tutti.

Infine, la vita intera dei Fondatori e dei loro seguaci è oggi vissuta “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore”. I Servi condividono una spiritualità cristiana comune a tutti quelli che seguono Gesù, una spiritualità Mendicante ispiratrice dei gruppi sorti nel secolo XIII, e una spiritualità mariana che ha dato il nome all’Ordine: Servi di Maria.

Fra Ignazio M. Calabuig, OSM, ha commentato in modo esauriente e profondo queste ultime parole, “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e serva del Signore”, in un suo articolo “La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, che fa parte di un libretto intitolato La Vergine Maria, edito a cura della Commissione per lo Studio delle Costituzioni (Rovato, 1976). Non ci resta che citarlo interamente per capire il senso pieno di questa frase.

“Ispirandoci, che nel contesto ha funzione logica modale, indicando lo stile con cui i Servi debbono agire, designa l’atteggiamento dei Servi che volgono lo sguardo della mente e del cuore alla Vergine, per trarre dall’ esempio della sua vita impulsi e suggerimenti per la loro condotta, per le loro scelte evangeliche, per i loro atti di servizio. Lo “ispirarsi”, quale atteggiamento religioso, comporta sia la consapevolezza dell’altissima perfezione morale e santità del modello, sia la gioia di sentirsi da esso attratti. L’ispirazione non si risolve mai in riproduzione mimetica, ma consiste in una adesione che non mortifica, ma suscita l’impulso creatore.

Non è il caso che io mi attardi qui nel produrre gli argomenti teologici per cui la Vergine di Nazareth “rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium, 65) e viene ritenuta “la prima e la più perfetta discepola di Cristo” (Marialis Cultus, 35); rimando per questo alla sintesi conciliare e ad altri documenti del Magistero pontificio, che abbondano nella dottrina sull’esemplarità di Maria.

Costantemente. L’avverbio sta ad indicare come per i Servi rivolgere lo sguardo alla Vergine non sia atto episodico ma atteggiamento permanente, che caratterizza e qualifica il loro agire in ogni campo.

Madre e Serva del Signore. Sono i primi appellativi che il testo costituzionale attribuisce al nome della Vergine: appellativi senza dubbio attentamente scelti, (se pure, come dirò in seguito, nel loro abbinamento offrano il fianco a qualche rilievo). Ambedue contengono un riferimento essenziale della Vergine al Signore. Il primo, dicendo Maria Madre del Signore, ne esalta la dignità sublime e singolare, il secondo – Serva del Signore – mutuato direttamente dal vangelo di Luca (1, 38), ritrae con evidenza quasi plastica l’atteggiamento della Vergine di fronte al Signore. Madre e Serva: l’accostamento sorprendente di un titolo di gloria alla qualificazione di uno stato umile definisce bene il mistero della Vergine.

A noi interessa soprattutto il termine Serva del Signore, di cui l’esegesi biblica contemporanea ha messo in luce un ricchissimo contenuto religioso e cultuale, che suscita echi nella nostra condizione di Servi e consente di arricchire la nostra spiritualità.

Collocato nel contesto dell’ annuncio di Gabriele a Maria – pagina così importante per la storia della salvezza e così densa di suggerimenti cultuali – l’epiteto ci conduce a rievocare un momento iniziale della nostra storia, legato ai luoghi dove sorgerà il santuario fiorentino della Santissima Annunziata con la veneratissima immagine della Vergine, che al di là del suo valore artistico, esprime pittoricamente un atteggiamento cultuale particolarmente caro ai Servi. Sul valore esemplare della Vergine nell’atto di pronunziare il ‘fiat” dovrò ritornare in seguito. (Accennavo dinanzi a un piccolo rilievo a cui sembra prestarsi l’espressione Madre e Serva del Signore. Anzitutto sarebbe stato forse più opportuno invertire l’ordine dei termini e dire – rispecchiando la successione dei fatti – “Serva e Madre del Signore “. Poi, dato che l’epiteto Serva del Signore si richiama direttamente a Luca 1, 38, la parola Signore, nel testo costituzionale, “copre” due persone distinte: nell’ epiteto Serva del Signore, il Signore è evidentemente Yahveh (p. 2 7-29)”.

Fra Ignazio conclude le sue considerazioni su questa frase sottolineando che “essa esprime e ribadisce il legame vitale esistente tra i Servi e la loro Signora e l’impegno di vita che ne deriva “.

ARTICOLO 2

Il secondo articolo è formato dai primi due paragrafi dell’articolo 6 delle Costituzioni dei frati. Vi si presenta il rapporto fra la dedicazione a Maria e il servizio agli altri.

Art. 2. Per servire il Signore e i loro fratelli e sorelle, i Servi si sono dedicati fino dalle origini alla Madre di Dio, la benedetta dell’Altissimo. A Lei si sono rivolti nel loro cammino verso Cristo e nell’ impegno di comunicano agli uomini. Dal “fiat” dell’umile Ancella del Signore hanno appreso ad accogliere la Parola di Dio e ad essere attenti alle indicazioni dello Spirito; dalla partecipazione della Madre alla missione redentrice del Figlio, Servo sofferente di Yahveh, sono stati indotti a comprendere e sollevare le umane sofferenze.

L’articolo colloca la nostra dedicazione (o servizio o consacrazione, come può essere più comunemente chiamata oggi) verso Nostra Signora la Madonna dentro il più vasto contesto di un metodo per raggiungere un obiettivo più alto, il servizio a Dio e alle nostre sorelle e fratelli. I Servi si dedicano a Maria precisamente per servire il Signore e gli altri in maniera più efficace. E stato così fin dalla fondazione dell’ Ordine quando i Sette Santi Fondatori presero il nome di “Servi di Santa Maria” in una esperienza di penitenza o conversione e tradussero il servizio a Maria nel servizio ai poveri e malati dell’ospizio che aveva il nome di Santa Maria.

Fra Ignazio spiega più esaurientemente la frase introduttoria “Per servire il Signore e i loro fratelli e sorelle” nella forma seguente.

“La finalità e il senso della vita dei Servi sono qui energicamente posti. Ho detto prima che il carisma “sociale” dell’ Ordine è visto dalle costituzioni, in modo inequivocabile, nel servizio. Quanto le Costituzioni affermano, del resto, non è che un ‘eco di ciò che emerge dalla ricerca storica sulle origini e lo sviluppo della spiritualità dell’ Ordine.

L’ambito del servizio abbraccia Dio e gli uomini, visti come fratelli. L’ideale di vita dei Servi traduce dunque in chiave di umiltà e di servizio il precetto evangelico dell’amore: “Diliges Dominum Deum tuum … et proximum tuum sicut te ipsum” (Amerai il Signore Dio tuo … e il prossimo tuo come te stesso Lc 10, 27), e in questo esso trova la sua grandezza (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, p. 30)”.

Fra Ignazio ricorda che il termine “si sono dedicati” indica il vincolo vitale fra le Comunità servitane e Maria. Questo è a un tempo un’espressione medioevale e liturgica. Dedizione è un termine che indica un’ offerta caratterizzata dalla totalità e perpetuità del dono stesso. Sottolinea pure che quando questo articolo fu formulato nel Capitolo Generale di Madrid del 1968, il Capitolo Generale scelse l’espressione “si sono dedicati” invece di “si sono consacrati” perché, pur essendo l’ultima un’espressione certamente valida, sembrava che fosse “impoverita di significato e banalizzata dall’uso frequente”.

“Anche la “dedicazione” – aggiunge – concorre a dare al nostro servizio una caratteristica mariana. E stato già rilevato come essa sia atteggiamento spirituale risalente alle origini dell’ Ordine e fatto sentito anche dai Servi del nostro tempo. Ora, la dedicatio assume alla luce dell’interpretazione del termine in se stesso e della lettera del testo costituzionale, alcune caratteristiche: la relatività – essa è chiaramente finalizzata al servizio di Dio e degli uomini; la perpetuità; la totalità.

Probabilmente nel contenuto spirituale espresso dalla parola dedicatio va cercata l’origine e la giustificazione del genitivo di appartenenza: (Servi) di Maria; e della dedicatio, che è essa stessa atto cultuale, discende una serie di espressioni di culto, ossequi e riverenze, resi alla Domina, i quali originariamente recavano una impronta conforme al senso che si attribuiva al termine.
Quindi in virtù della dedicazione ogni nostro servizio ha una impronta mariana e, per converso, diviene esso stesso un ossequio reso alla Domina (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, p. 36).

Esplora poi le implicazioni dell’immagine della vita come pellegrinaggio verso Cristo. Rileva che l’immagine è antica e biblica, ma anche ricca di significato per il nostro tempo. Essa vede l’esistenza come un pellegrinaggio. Quando questa immagine viene applicata ai Servi, riflette l’atteggiamento di penitenza e il cammino di conversione verso Cristo, e “nel contempo, colloca tutta la proposizione sullo sfondo Paolino della corsa per il raggiungimento di Cristo, al quale è diretta la tensione spirituale del cristiano” (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni “, p.
32-33)”.

Per capire la frase “a lei si sono rivolti…” ci dà diversi esempi da scritti medioevali.

“Sullo sfondo dello sguardo che si “rivolge” possiamo vedere diverse immagini. Anzitutto quella bernardiana, così diffusa e sentita nel Medio Evo, di Maria, stella luminosa nella tenebra che avvolge il cammino dell’uomo. Poi, l’immagine, pure medioevale, fissata nel celebre inno Ave, Maris Stella della “Domina” protettrice dalle insidie del cammino: “iter para tutum” (dispone un cammino sicuro), invoca con fiducia l’uomo del Medio Evo che aveva presenti i pericoli materiali degli impervi sentieri ed invoca l’uomo di oggi angosciato da altre non meno gravi minacce al suo incedere. Ancora: l’immagine della Donna, cara ai poeti del ‘200 e ‘300, che con la sua bellezza e le sue virtù conduce a Cristo; o l’immagine della Regina di misericordia, dato che il servo si sente soprattutto peccatore in cammino di conversione verso Cristo. O, infine, l’immagine di colei che è “exemplar virtutum “, modello evangelico, maestra di vita spirituale, che insegna all’uomo il cammino, cioè il modo di riprodurre in sé l’immagine di Cristo.

La prospettiva storica chiaramente individuata nell’articolo quinto sfocia, per così dire, nella vita dei Servi del nostro tempo. L’espressione fino dalle origini i Servi si sono rivolti alla Vergine, implica necessariamente che ad essa si rivolgono tuttora. Il loro rivolgersi a lei si colora di atteggiamenti molteplici: sguardo di chi cerca ispirazione per l’agire cristiano; lode di chi è ammirato del santo splendore dell’altissima creatura; supplica e invocazione di chi sente bisogno della sua misericordiosa intercessione. Questi atteggiamenti i Servi assumono nel loro cammino verso Cristo, nel processo, cioè, di conversione, sempre attuale, mai definitivamente compiuta; e, nell’impegno – prosegue il testo – di comunicare Cristo agli uomini. (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni “, p. 33-34)”.

Il titolo di Maria, Benedetta dell’Altissimo, ci ricorda che tutte le generazioni la chiameranno beata perché Dio, suo Salvatore, ha guardato alla sua umiltà (Lc 1,48).

Le due frasi seguenti dell’articolo mostrano come la dedicazione a Maria sia stata e sia un aiuto nel nostro pellegrinaggio verso Cristo e nel nostro annunziarlo al mondo. I Servi hanno considerato la figura di Maria particolarmente in due momenti centrali della sua vita, la nascita di Gesù (l’Incarnazione) e la morte di Gesù (la Redenzione).

Dagli avvenimenti che circondano la nascita di Gesù, l’articolo sottolinea due insegnamenti che vanno appresi da Maria. Primo, dal fiat (parola latina per “si compia in me”), dalla risposta affermativa di Maria all’angelo, per cui ella accettava di accogliere la Parola di Dio nel suo grembo, noi impariamo a ricevere la Parola di Dio nel nostro vivere quotidiano e ad essere attenti, come Maria, ai segni dello Spirito.

Secondo, i Servi di Maria devono imparare dal ruolo redentivo di Maria durante la morte del Figlio, che è lui il “Servo sofferente del Signore”. Questo richiama i quattro “Canti del Servo” nel libro del profeta Isaia dove si afferma che il Servo del Signore soffrirà e porterà redenzione. Vediamo, ad esempio, Isaia 53, 11: “dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.” In particolare, l’articolo stabilisce che guardando a Maria, i suoi servi impareranno a capire e ad alleviare la sofferenza umana. Tutto ciò viene affermato anche nella terza lettura della Vigilia de Domina rivolta alla Vergine ai piedi della Croce: “insegnaci a sostare con te presso le infinite croci dove il tuo Figlio è ancora crocifisso; a vivere e testimoniare l’amore cristiano, accogliendo in ogni uomo un fratello e una sorella.” A sua volta, il testo è preso all’epilogo (articolo 319) delle Costituzioni dei frati. Perciò questi saranno i pensieri e gli atteggiamenti che impregneranno tutta la vita dei Servi. Il tema ritornerà nell’articolo 42 dove si applicherà specificamente ai membri dell’ Ordine Secolare.

ARTICOLO 3

L’ articolo 2 sottolinea l’atteggiamento interiore del Servo/a verso la sua Signora Santa Maria. Un’attitudine a imparare a ricevere la Parola di Dio per essere attenti allo Spirito Santo nella propria vita per capire la sofferenza umana.

L’articolo 3 ci porta più avanti, fuori di noi stessi, nel mondo, dove l’esempio di Maria diventa azione.

Art. 3. Sensibili alle istanze della Chiesa i Servi approfondiscono la conoscenza di Maria, Madre di Dio e nostra e della sua missione nel mistero della salvezza. Vedendo in Lei “il frutto più eccelso della redenzione “, assecondano con le loro energie le esigenze liberatrici dei singoli e della società.

Consapevoli della divisione tra j cristiani, si adoperano perché la Figlia di Sion divenga per tutti segno di unità. Agli uomini insicuri propongono quale esempio di fiducia dei figli di Dio, la donna umile che ha posto nel Signore la sua speranza.

Il terzo articolo è stato preso, con alcune modifiche di stile, dal terzo paragrafo dell’articolo settimo delle Costituzioni dei frati. Ci dà suggerimenti su come mettere in pratica il servizio a Maria nel nostro tempo. Il primo passo, ovviamente, è conoscere meglio Maria e il suo ruolo di unione a Gesù nella redenzione del mondo. Questo sarà presentato specificamente ai membri dell’ Ordine Secolare nell’articolo 13.

Vengono dati tre esempi. In ogni caso il titolo dato a Maria suggerisce il modo con cui dobbiamo guardarla e che cosa dobbiamo imparare da lei, per fare una azione significativa nel mondo attuale.

1. Il primo impegno consiste nel sostenere le persone e la società nel loro sforzo di essere liberi. Poiché Maria è chiamata qui “il frutto più eccelso della redenzione”, la prima libertà considerata in questo articolo è la libertà spirituale, dal peccato e da tutto ciò che il peccato comporta nella vita dell’individuo e della società. In secondo luogo non si sbaglierebbe nel comprendere in questa libertà tutte le umane liberazioni dalle oppressioni che oggi schiavizzano la gente. Giacché Maria è totalmente libera perché è completamente redenta, libera dal peccato, può guidarci a uscire dalle oppressioni e dalla schiavitù che sperimentiamo nella nostra vita e in quella di chi è intorno a noi.

2. Il secondo impegno consiste nel superare le divisioni che esistono nello stesso Cristianesimo. Qui Maria è chiamata la Figlia di Sion per ricordarci la sua origine ebraica. In tante circostanze, Maria è stata fonte di controversia e divisione, specialmente fra le tradizioni cattolica e protestante. Si tratta, perciò, di una sfida per scoprire le cose che abbiamo in comune e progettare la vita su di esse insieme ai nostri amici e parenti non cattolici.

3. Infine, l’agire dei Servi li proietta “nell’ insicuro”. L’insicurezza può essere dovuta alla mancanza di beni materiali come il cibo sufficiente, la casa, vestiti, o alla mancanza di beni spirituali come l’incertezza nel futuro, l’incertezza in Dio o sul nostro rapporto personale con Dio. Gesù osservò che la gente era come pecore senza pastore; senza una adeguata guida spirituale era disorientata. L’insicurezza può riguardare altre cose come il lavoro, la salute, ecc. L’immagine di Maria è quella della donna umile che ha posto tutta la sua speranza nel Signore. Il Signore è la Roccia sulla quale possiamo trovare la sicurezza di cui abbiamo bisogno per dirigere sulla via giusta la nostra vita. Maria ci offre un modello di donna comune che è stata capace di fare questo e di trovare così la direzione, il senso e la sicurezza nella sua vita in mezzo ad apparenti insicurezze.
ARTICOLO 4

I tre primi articoli, presi come sono dalle Costituzioni dei frati, presentano l’ideale che i frati si sforzano di realizzare. Il quarto articolo spiega come, storicamente, diversi Gruppi siano arrivati ad associarsi all’Ordine dei Servi.

Art. 4. Ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore, numerose Congregazioni religiose e Gruppi laici sono sorti intorno alle comunità dei Servi di Maria, costituendo espressioni particolari di vita consacrata o laicale. Altre Famiglie e Gruppi già esistenti, attratti dallo stesso ideale dei Servi, sono stati associati all’Ordine. Ognuno di loro, sia religiosi sia laici, esprime nel proprio modo l’unica vocazione comune a tutti noi.

L’articolo è introdotto da una frase presa dall’articolo 1 della Regola di Vita, che è pure il primo articolo delle Costituzioni dei frati: “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore”. Come è stato detto nell’articolo 1, questa frase non costituisce l’ideale dei Servi di Maria, ma piuttosto la forma in cui l’ideale (vita evangelico-apostolica, comunione fraterna, servizio a Dio e a tutti) è vissuto. Storicamente, individui e gruppi sono stati ispirati dall’ideale dei Servi di Maria e hanno voluto condividere questo ideale secondo quanto era loro possibile, tenendo conto della loro situazione. L’articolo presenta allora le due modalità primarie nelle quali il tutto è stato vissuto in passato.

All’inizio, Gruppi sorgevano intorno alle Comunità dei frati e volevano condividere la loro spiritualità nella misura di quanto fosse compatibile con la loro forma di vita di laici, di suore o monache. Un esempio è quello delle suore di Ladysmith. Il Gruppo iniziale di giovane donne fu dapprima accolto nel Terz’Ordine Servitano; poi esse andarono ad insegnare in una parrocchia Servitana a Ladysmith, Wisconsin, USA; là diventarono una Comunità religiosa. L’istituto Secolare Servitano fece nascere un Gruppo dell’Ordine Secolare a Londra circa 50 anni fa. Le suore in Swaziland furono fondate da Servi missionari in quella nazione.

Ma c’è anche una seconda forma di aggregazione, quella di Gruppi, già formati, che erano attratti dall’ ideale di vita dell’ Ordine dei Servi e chiedevano di associarsi a loro. Un esempio di ciò è la Congregazione delle Suore Serve di Maria in India, fondate da un gesuita. Non c’erano Servi in India alla metà del secolo XIX, quando esse furono fondate. Ma a motivo della loro devozione verso la Vergine Addolorata, chiesero di essere associate all’ Ordine. Molti Gruppi del Terz’ Ordine furono fondati in Messico da Gesuiti e da Francescani alla fine del ‘700 e nell’ 800 per promuovere la devozione all’ Addolorata. Una volta fondati, chiesero anche loro l’affiliazione all’Ordine dei Servi in modo da ottenere le indulgenze concesse dall’ Ordine per le pratiche devote in onore della Vergine Addolorata.

[In Italia alcune Congregazioni di Suore Serve di Maria costituiscono lo sviluppo di un inizio nell’ Ordine Secolare o sono frutto di fondatori ‘Terziari’.

Erano ‘Terziarie’ Filomena Rossi e Giovanna Ferrari, coloro che iniziarono nel 1861 la Congregazione della Mantellate Serve di Maria di Pistoia, aggregate all’Ordine nel 1868 (Comunità primitiva di Treppio) e 1879.

Da un gruppo di ‘Terziarie’ sbocciarono le Serve di Maria SS. Addolorata di Firenze — prime di esse Giuditta Antonia Signorini che prese il nome di suor M. Giuliana di S. Anna — nel 1854, aggregate all’Ordine nel 1876.

Figlia e madre, Elisa Andreoli e Margherita erano ‘Terziarie’ quando ebbe inizio la Congregazione delle Serve di Maria Riparatrici, a Vidor (Treviso) nel 1900, aggregate all’Ordine dieci anni dopo.

‘Terziario’ era don Ferdinando M. Baccilieri, parroco a Galeazza Pepoli (Bologna), fondatore delle Serve di Maria di Galeazza: la sua beatificazione il 3 ottobre 1999, onora, tra l’altro, un sacerdote ‘Terziario’ e fondatore nel 1862 della Congregazione aggregata all’Ordine nel 1883 e ancora nel 1932.

Anche il canonico Ludovico Rossi di Lucca era ‘Terziario’ quando si prodigò per la regolare aggregazione all’ Ordine (1916) delle Prime Sette Fondatrici della Congregazione Suore dell’Addolorata Serve di Maria di Pisa, ‘Terziarie’ Serve di Maria dal 1896.

Pure Costanza Starace, poi suor M. Maddalena della Passione, era ‘Terziaria’ (insieme ad altre quattro coetanee che vivevano in Comunità), quando fondò nel 1869 a Scanzano (Napoli) la Congregazione Suore Compassioniste Serve di Maria, coadiuvata dal ‘Terziario’ Mons. Vincenzo M. Sarnelli, Arcivescovo di Napoli (allora Vescovo di Castellammare di Stabia); aggregata all’Ordine nel 1893.

Anche la Congregazione delle Suore Serve di Maria di Modugno (Bari) è stata fondata dalla ‘Terziaria’ Maria Gaetana Romita (poi suor Giuliana delle Cinque Piaghe); la Comunità fu riconosciuta dall’Ordine nel 1899 e nel 1920 ebbe la formale aggregazione; poi, nel 1970 la Congregazione venne fusa con le Compassioniste Serve di Maria.

La fecondità vocazionale dell’Ordine Secolare è testimoniata anche da tali ed altre fioriture, le quali hanno portato nella propria istituzione l’ispirazione mariana e una priorità di servizio verso poveri e bisognosi, soprattutto l’infanzia.

Ma è anche da segnalare la reciprocità: pure in Italia accanto e per opera di Comunità delle Serve di Maria sono germinate Fraternità dell’Ordine Secolare.

Occorre segnalare un altro paio di esempi della comunione di beni in Italia. L’Istituto Secolare Regnum Mariae maturò come prosecuzione della vocazione servitana da parte della componente giovanile dell’ Ordine Secolare di Ancona nel 1959. Nel 1976 l’Istituto è stato aggregato all’Ordine; nel 1983 eretto in Istituto Secolare di diritto diocesano dall’Arcivescovo di Ancona.

Dall’Ordine Secolare di Verona partì nel 1956 la Pia Unione “Terziarie Regolari Serve di Maria Pro Clero”, nel 1964 approvata dal vescovo diocesano, e nel 1968 dal Priore Provinciale OSM di Lombardia e Veneto.]

Infine, l’articolo rileva che ciascuno di questi Gruppi, siano essi Gruppi di suore, di monache, o di laici, sono espressioni particolari della vocazione servitana condivisa da tutti. Tutti condividiamo la stessa vocazione servitana, ma l’esprimiamo in modi diversi, in conformità allo stile di vita e allo stato matrimoniale. La questione della vocazione sarà maggiormente approfondita negli articoli 8 e 9.

PARTE II

L’ORDINE SECOLARE DEI SERVI DI MARIA

E LA VITA DI FRATERNITÀ

CAPITOLO PRIMO

L’ORDINE SECOLARE DEI SERVI DI MARIA

La prima parte della Regola ci ha dato una prospettiva generale della spiritualità dell’Ordine dei Servi. La seconda parte applica questa spiritualità specificamente all’ Ordine Secolare. Il primo capitolo offre i principi generali che regolano la vita secolare servitana e sviluppa gradualmente gli aspetti più specifici di questo tipo di vita. Quasi tutte le idee qui presentate, sono trattate in forma particolareggiata nei capitoli successivi.
Diamo qui di seguito lo schema dei dieci articoli (5-14) che formano il primo capitolo della Regola.

1. Seguaci dei Sette Santi Fondatori (art. 5) e testimoni dell’ origine laicale dell’Ordine (art. 7)
2. Caratteristiche della comune vocazione (art. 6)
3. La vocazione o chiamata nell’Ordine Secolare (art. 8-9)
4. Descrizione dell’Ordine Secolare; alcune delle caratteristiche più importanti (art. 10):
Fraternità (art. 11)
Preghiera (art. 12)
Rapporto con la Chiesa (art. 13)
La Beata Vergine Maria (art. 13)
5. La ragione e il ruolo della Promessa (art. 14)

Prima di approfondire in particolare ciascuno degli articoli, è necessario chiarire tre termini che si useranno in questo commento: Comunità; clericale/laicale e religioso/secolare; Ordine dei Servi.

1. La Regola di Vita del 1995 sostituisce il termine “Comunità”, utilizzato nell’ anteriore edizione, con quello di “Fraternità”. Il termine “Fraternità” ha il vantaggio di indicare che la relazione fra i membri dell’Ordine Secolare deve essere simile a quella che esiste tra fratelli e sorelle, deve costituire cioè un rapporto di famiglia. “Comunità” potrebbe non rendere bene tale connotazione. Perciò ogni volta che viene usato il termine “Comunità”, bisogna tener presente che esso ha un significato più profondo.

2. Un secondo gruppo di termini che hanno bisogno di essere approfonditi sono “clericale/laicale” e “religioso/secolare”. In una nota la Regola di Vita ci dice: “il termine ‘secolare’ è usato qui nel senso della radice originale latina ‘saeculum’, e distingue uno che vive nel secolo, cioè ‘nel mondo’, da quello che vive in una casa religiosa”. Nel documento sulla Chiesa (Lumen Gentium, 43), il Concilio Vaticano II ci aiuta a capire le differenze fra “chierico”, “laico”, “secolare” e “religioso”. Lo stato religioso, “se si tien conto della divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non è un intermediario tra la condizione dei chierici e quella dei laici, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la missione salvifica di essa”.

Potremmo tracciare il seguente diagramma:

Struttura Gerarchica In relazione alla vita religiosa

Clericale Religioso (vita consacrata)

Laicale Secolare (non religioso)

Ognuno ha il suo posto dentro ambedue queste categorie: in relazione alla struttura gerarchica della Chiesa, l’individuo può essere chierico o laico; in relazione alla vita religiosa, l’individuo

può essere religioso o secolare. Ne derivano implicazioni pratiche; per esempio, un laico può essere membro di una Congregazione religiosa (es. frate o una suora) o “secolare”, non un membro di un Ordine religioso. Un chierico (diacono, prete, vescovo) può essere membro di un Ordine religioso o membro del clero diocesano ‘secolare’.

In conclusione un Ordine religioso (come quello dei Servi) può avere sia membri clericali (sacerdoti) che membri laici (fratelli non ordinati); e l’Ordine Secolare dei Servi può ugualmente avere chierici e laici. In passato ci sono stati preti, vescovi e almeno un papa, il beato Innocenzo XI, che hanno fatto parte dell’Ordine Secolare.

Attualmente preti diocesani sono membri dell’Ordine Secolare. Da questo possiamo vedere che in senso tecnico “laico” e “secolare” non sono sinonimi: l’uno significa “non chierico” e l’altro “non religioso”.

Ma in un senso meno tecnico, usiamo spesso “laico” e “secolare” come se volessero dire la stessa cosa. Lo stesso Vaticano Il confonde le acque usando “laicità” per indicare quelli che non sono né chierici né religiosi (Lumen Gentium, 31). Anche la Regola di Vita usa a volte i due termini come sinonimi.

3. Un altro termine da considerare è “Ordine dei Servi di Maria” o “Ordine Servitano”. A volte sembra che questo termine indichi soltanto l’Ordine dei Frati Servi di Maria (cioè i sacerdoti e i fratelli), mentre a volte sembra indicare la grande realtà di tutti i Gruppi che condividono la stessa spiritualità e sono chiamati “Famiglia Servitana”. Il contesto ci dirà a quale significato ci si riferisce.
ARTICOLO 5

L’articolo 5 riporta materiale di articoli anteriori e presenta alcuni concetti che saranno considerati più avanti in questo stesso capitolo.

Art. 5. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria è formato da laici, uomini e donne che, uniti dal battesimo cristiano e guidati dallo Spirito Santo nella via della santità, desiderano allinearsi e unirsi nel servizio di Cristo, delle loro sorelle e dei loro fratelli nel mondo, ispirandosi a Maria Madre e Serva del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Nell’ Ordine Secolare si impegnano come laici a seguire nella loro vita familiare e sociale le orme dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria.

[L’edizione italiana della Regola ha precisato la nota n. 11 “Membri del clero diocesano possono essere accolti come membri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria”, aggiungendo in appendice il comma seguente: “L’Ordine Secolare dei Servi di Maria accoglie diaconi, sacerdoti, vescovi diocesani. Nella spiritualità dell’Ordine Secolare essi trovano un sostegno per la propria vocazione ministeriale. Le indicazioni della Regola li impegnano in quanto sono in sintonia con lo stato clericale”.]

La prima frase di questo articolo è quasi identica alle prime righe dell’articolo seguente. Identifica i membri dell’Ordine Secolare come uomini e donne laici. L’articolo seguente è più inclusivo in quanto parla di “uomini e donne”: come abbiamo visto, infatti, anche i chierici possono far parte dell’Ordine Secolare. Essi sono riuniti in forza del battesimo e a loro volta vogliono orientarsi al servizio di Cristo e dei fratelli.

L’articolo prende in prestito la frase già utilizzata nell’articolo 1 e poi ripetuta nell’articolo 4, cioè che il tutto avviene ispirandosi a Maria. C’è tuttavia una novità. In questo articolo Maria è chiamata Madre e Serva del nostro Salvatore Gesù Cristo. Nel primo articolo i titoli dati a Maria sono stati quelli di Madre e Serva del Signore. Come è già stato notato, “Signore” indica Gesù in relazione al titolo di “Madre”, ma “YHWH” in relazione a “Serva”. In questo articolo Maria riceve il titolo biblico di Madre di Cristo, benché Maria non sia mai stata chiamata Serva di Cristo nella Bibbia. Veramente Paolo si definisce servo o schiavo di Gesù Cristo, come nei versetti di apertura della lettera ai Filippesi e ai Romani. Maria è chiamata tuttavia serva di Gesù, solo a cominciare

dal secolo VII negli scritti di Sant’ Ildefonso da Toledo. Così dalla sobrietà del titolo scritturistico “Madre e Serva del Signore”, arriviamo ad un titolo più esteso che riflette lo sviluppo del pensiero teologico di epoche posteriori.
L’articolo, infine, stabilisce che i membri dell’Ordine Secolare si impegnano come “laici” ovvero “secolari”.
Il pensiero centrale di questo articolo è quello di mettere in chiaro che i membri dell’Ordine Secolare sono seguaci dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria. I membri dell’Ordine Secolare perciò devono impegnarsi in una maggiore conoscenza dei Sette Santi Fondatori. Un libro potrebbe servire per un approfondimento di tale argomento: “Fratelli e Servi: i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi” di Franco Andrea Dal Pino.
ARTICOLO 6

L’articolo 6 parla del rapporto tra l’Ordine Secolare e le altre Componenti della Famiglia dei Servi: frati, monache, suore, membri degli Istituti Secolari, Diaconie laiche, membri degli altri Gruppi Laici. Spiega in forma particolareggiata l’affermazione dell’articolo 4 secondo cui tutti questi Gruppi hanno una vocazione comune.

Art. 6. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria, formato da uomini e donne che vivono la loro consacrazione battesimale nel mondo, è una delle espressioni dell’unica vocazione dei Servi di Maria, ne condivide lo stesso ideale, gli impegni di vita evangelico-apostolica, la pietà verso la Madre di Dio e costituisce con essi una sola Famiglia.

L’articolo presenta almeno tre aspetti significativi.

1. L’articolo quarto ha dichiarato in forma generica che molte Congregazioni religiose e Gruppi Laici condividono l’unica vocazione, che è comune a tutti. Adesso, questo articolo applica tale affermazione all’Ordine Secolare e spiega che l’Ordine Secolare è appunto una delle espressioni della comune vocazione dell’ Ordine dei Servi.

2. Un secondo punto di questo articolo è l’elencazione di tre caratteristiche della comune vocazione condivise da tutti i vari Gruppi di Servi di Maria. Questo elenco è preso direttamente dalle Costituzioni dei frati, art. 305. Tutti i vari Gruppi di Servi di Maria condividono lo stesso ideale, lo stesso impegno di vita evangelico-apostolica e la stessa pietà o devozione verso la Madre di Dio. Vediamo ora, separatamente ciascuna di queste caratteristiche.

* Stesso ideale. L’articolo non spiega la natura di tale ideale. Le Costituzioni dei frati, da cui questa affermazione è presa, spiegano che l’ideale dei frati “è il giungere alla perfetta statura di Cristo” (art. 105 e 319), un concetto preso dalla lettera di Paolo agli Efesini 4, 13. Così, l’ideale dei Servi di Maria — frati, monache, suore, membri Secolari dell’Ordine… — è lo stesso ideale che si trova in ogni autentica spiritualità cristiana: una perfetta sequela di Cristo, la quale comporta che dalla vita di Cristo, che abita in noi, otteniamo la pienezza di vita in Cristo.

* Stesso impegno di vita evangelico-apostolica. Mentre la prima caratteristica mette i Servi di Maria all’interno della più ampia tradizione spirituale cristiana, questa seconda caratteristica specifica come “evangelico” e “apostolico” il tipo di vita seguito dai Servi di Maria. Come abbiamo già accennato, quando questi termini sono stati usati nel primo articolo, essi collocano i Servi di Maria dentro la tradizione degli Ordini Mendicanti sorti nella Chiesa del XIII secolo.

* Stessa pietà verso la Madre di Dio. Andrebbe sottolineato che, pur dovendo essere la devozione a Maria una caratteristica dei Servi di Maria, non viene specificato quale aspetto della vita di Maria dovrebbe essere il riferimento primario della devozione, o quali particolari preghiere o azioni dovrebbero essere le espressioni privilegiate di questa pietà. Per esempio, non sarebbe corretto limitare la devozione dei Servi di Maria solo ai dolori di Maria (benché questa sia dominante nella vita dell’Ordine dei Servi almeno dal ‘500 inoltrato) o dire che i Servi di Maria devono recitare il rosario ogni giorno (anche se questa è una pratica esemplare). All’interno della tradizione dei Servi, un Servo di Maria può preferire onorare l’obbedienza di Maria nell’Annunciazione e recitare ogni giorno la Vigilia della Nostra Signora invece del rosario. Deve esserci la pietà mariana; ma può esprimersi in una quantità di forme diverse.

3. La terza affermazione significativa dell’articolo 6 è questa: “con l’Ordine dei Servi (l’Ordine Secolare) una sola Famiglia”. Penso che l’enunciazione della frase sia goffa e forse persino ambigua; però il significato è chiaro. I membri dell’Ordine Secolare, insieme ai membri delle altre espressioni di vita dei Servi, costituiscono una famiglia. Mentre questo può essere stato sempre vero in passato, soltanto recentemente [4 maggio 1987] tale concetto è stato messo in pratica con la creazione dell’UNIFAS (Unione Internazionale della Famiglia Servitana):
un gruppo formato dai rappresentanti generali di tutte le Componenti della Famiglia dei Servi e delle Serve di Maria esistenti nel mondo: frati, monache, suore, Ordine Secolare, Diaconie laiche, Istituti Secolari, Gruppi Laici, e Unifas nazionali. Finalità dell’Unione è studiare, esprimere, animare e promuovere attività di interesse comune. La natura del rapporto tra le diverse Componenti della Famiglia Servitana sta altresì evolvendosi da un modello nel quale i frati erano la fonte e il centro di tutti i rapporti, a un modello più egualitario, dove i frati sono a un livello di parità con gli altri Gruppi (monache, suore, Ordine Secolare, Istituti Secolari, Diaconie laiche e altri Gruppi Laici).

ARTICOLO 7

L’articolo 7 richiama in particolare le origini laicali dell’ Ordine dei Servi, in quanto iniziato dai Sette Santi Fondatori che furono membri di una Confraternita laicale a Firenze prima di lasciare la città per andare sul Monte Senario dove intrapresero una vita rigorosamente religiosa, pur mantenendo uno stretto contatto con i loro antichi fratelli.

Art. 7. Come membri laici dell’Ordine dei Servi, i fratelli e le sorelle sono autentici testimoni dell’origine laicale dell’ Ordine. Laici furono, infatti, i Sette Santi che hanno iniziato il loro itinerario come laici uniti in preghiera e servizio in onore della beata Vergine Maria.

Secondo la visione storica corrente, i Sette Santi Fondatori furono membri di una Confraternita laicale sulla quale ebbero influssi sia i movimenti penitenziali del tempo (alcuni pensano che abbiano fatto parte dei Fratelli della Penitenza) sia la devozione mariana. Sembra che la Confraternita fosse incaricata di un ospedale o ospizio per i poveri chiamato di Santa Maria. I membri della Confraternita si chiamavano “Servi di Santa Maria”. Più tardi, i Sette uscirono della Confraternita per formare una Comunità religiosa a Monte Senario. Questa è stata l’origine dell’Ordine dei Frati Servi di Maria.

L’articolo enfatizza le origini laicali dell’Ordine. Risulta così che i gruppi laici facenti parte della Famiglia dei Servi non vanno considerati di secondaria importanza, ma un’espressione della vita che i Sette Santi Fondatori hanno condotto nel mondo prima di recarsi sul Monte Senario.
ARTICOLI 8-9

L’articolo 6 ha parlato di una vocazione condivisa, una sola vocazione che è comune ai vari Gruppi che compongono la Famiglia Servitana, e ha elencato alcune caratteristiche di questa vocazione, caratteristiche che dovrebbero trovarsi in tutte le Componenti. Queste sono espresse in termini molto generici, ed allora compito di ogni Gruppo determinare con maggiore precisione come devono essere vissute secondo il proprio stile di vita.

Gli articolo 8 e 9 riguardano più specificamente la vocazione o chiamata.

Art. 8. Nella Chiesa, popolo santo di Dio, la vocazione del Servo di Maria Secolare è una speciale chiamata che comporta un invito gratuito di Dio e una risposta cosciente e libera. In questo modo il Servo di Maria Secolare riconosce la presenza materna ed operante di Maria.
Art. 9. Con l’accettazione volontaria del dono della vocazione radicata nella consacrazione battesimale, il Servo di Maria Secolare si impegna a seguire Cristo e a portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore.

La maggior parte della gente considera una “vocazione” o chiamata soprattutto in termini di vita religiosa o sacerdotale. Qui la parola “vocazione” è usata in un senso più ampio. Anche il Vaticano II usa “vocazione” in senso ampio giacché stabilisce, per esempio, che tutta la Chiesa è chiamata alla santità (Lumen Gentium, titolo del capitolo V): “per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (Lumen Gentium, 31). Dice anche che gli educatori hanno una vocazione bella e davvero importante (Gravissimum educationis, sull’Educazione Cristiana, 5). Così vediamo che Dio può chiamarci in vari modi, non soltanto come religiosi/e o sacerdoti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1877) non esita a dire “che la vocazione di tutta l’umanità è di rendere manifesta l’immagine di Dio e di essere trasformata ad immagine del Figlio Unigenito del Padre”. Questa vocazione è personale poiché ognuno è chiamato ad entrare nella beatitudine divina. Si potrebbero citare molti altri esempi per mostrare come la chiamata che Dio ci rivolge non è soltanto per la vita religiosa o per quella sacerdotale.

I due articoli ci aiutano a capire più chiaramente in che cosa consista questa speciale chiamata all’Ordine Secolare dei Servi di Maria.

1. Primo, è un invito gratuito da parte di Dio. Non siamo noi a scegliere Dio, ma è Dio che sceglie noi per primo. Dio non ha limiti; egli rivolge il suo invito liberamente. Poiché è un invito dato liberamente da Dio, l’articolo 9 lo chiama anche un “dono”, qualcosa che non viene guadagnato o qualcosa che nessuna somma di denaro o sforzo da parte nostra può comprare.

2. Secondo, da parte nostra è richiesto un “sì” libero e cosciente. Non possiamo acquistare questo dono da Dio, ma possiamo rifiutarlo. È liberamente dato e noi dobbiamo liberamente accoglierlo. Essendo il nostro rapporto con Dio essenzialmente un rapporto di amore, non può svolgersi in nessun altro modo, perché una relazione di amore esige libertà da ambedue le parti. Non possiamo forzare Dio, né Dio può costringere noi ad amarlo.

3. Ogni chiamata speciale che riceviamo da Dio deve essere vista come derivante dal nostro battesimo. Il battesimo rimane la base del nostro rapporto di amore con Dio. Considerare la chiamata all’Ordine Secolare, o alla vita religiosa o al sacerdozio, come qualcosa di separato dalla nostra risposta originale all’invito di Dio, di rinunciare cioè al nostro stato di peccato e di entrare in un rapporto d’amore con lui, significherebbe misconoscere il posto fondamentale del battesimo nella nostra relazione con Dio.

4. Il frutto di una risposta affermativa all’invito di Dio è che l’individuo, in maniera consapevole e determinata, si sforzi di portare a compimento il comandamento dell’amore così come si trova nel Vangelo (cfr. Gv 13,34). Tali caratteristiche collocano la spiritualità dell’ Ordine Secolare sul solido fondamento di un’ autentica spiritualità cristiana.

5. Ma c’è ancora un altro elemento espresso nell’articolo 8. In questo dono, il Servo riconoscerà la presenza di Maria. Più volte la Legenda de Origine, il più antico racconto che abbiamo sulle origini dell’Ordine dei Servi, afferma che i Sette Fondatori furono scelti per dare inizio all’Ordine da Dio e dalla Beata Vergine, perché doveva essere un Ordine dedicato specialmente a lei. Pertanto la chiamata dei membri dell’ Ordine continua oggi ad essere una chiamata da parte di Dio e della beata Vergine.

Mentre i cinque elementi sopra citati degli articoli 8 e 9 ci aiutano a spiegare la vocazione del Servo Secolare, c’è pure una conclusione importante a cui dobbiamo arrivare. Giacché l’Ordine Secolare è formato da uomini e donne che sono stati chiamati in forma speciale da Dio e dalla Beata Vergine, ne consegue che l’Ordine Secolare differisce totalmente da gruppi o organizzazioni parrocchiali. Non si parla, per esempio, di vocazione a essere ministro straordinario dell’Eucaristia, membro del Consiglio Pastorale, lettore nella Messa. Queste sono funzioni che devono essere svolte, non una vocazione che va vissuta. Si può passare da una funzione ad altra, smettere di essere lettore o ministro dell’Eucaristia o membro di una organizzazione parrocchiale, ma la Promessa che si fa nell’Ordine Secolare è per la vita.

Il Servo Secolare rimane un Servo Secolare 24 ore su 24. Tutto è fatto alla luce di questa chiamata; tutte le attività sgorgano da essa. L’accento è posto più su chi noi siamo che su ciò che facciamo.

ARTICOLO 10

Gli articoli 4 e 6 della Regola di Vita collocano l’Ordine Secolare all’interno della più grande Famiglia Servitana, formata da Gruppi che condividono una stessa vocazione espressa in diverse forme. Gli articoli 8 e 9 spiegano più diffusamente il significato di vocazione in relazione all’Ordine Secolare. L’articolo 10 descrive tale particolare vocazione nel suo rapporto diretto con l’Ordine Secolare. L’articolo 10 perciò è molto vicino a una “definizione” o “descrizione” dell’Ordine Secolare. Se qualcuno vi chiedesse che cosa è l’Ordine Secolare, potreste semplicemente citare l’articolo 10 per far capire, a chi vi rivolge la domanda, l’essenza dell’Ordine Secolare.

Art. 10. I membri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria sono uomini e donne che si sostengono nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo e tendono alla santità secondo la spiritualità dell’Ordine dei Servi di Maria, seguendone le direttive e la Regola propria.

Si dicono due cose significative sulla vita dei membri dell’Ordine Secolare: essi tendono alla santità; si sostengono vicendevolmente gli uni gli altri. Anche se queste due affermazioni sembrano indipendenti, in realtà sono strettamente correlate.

Vediamo prima la questione della “santità”. Molta gente ha un’idea di santità come di qualcosa di distante o forse riservato a un certo tipo di persone, non ai comuni cattolici. Eppure il Capitolo V del documento sulla Chiesa del Vaticano II (Lumen Gentium) si intitola “universale vocazione alla santità nella Chiesa.” Il Concilio mette in chiaro che tutti i cristiani sono chiamati alla santità, e vede nel discorso della montagna una parola che Gesù rivolge a tutti i credenti: “siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). Siamo chiamati da Dio, continua il Concilio, non secondo i nostri meriti ma secondo la volontà e la grazia di Dio. Siamo giustificati nel Signore Gesù e, attraverso il battesimo, diventiamo davvero figli di Dio e condividiamo la natura divina.

In questo modo siamo realmente resi santi.

Nella citazione seguente, il Concilio ci aiuta a capire meglio la natura di questa santità: “è chiaro dunque a tutti che ogni fedele di qualsiasi stato o grado è chiamato alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano” (Lumen Gentium, 40)

Il Concilio dunque identifica la santità con la pienezza della vita cristiana e la perfezione nella carità. Se adesso diamo uno sguardo all’articolo 9 della Regola di Vita, vediamo che tale articolo parla di questa chiamata alla santità, ma con parole diverse. Dice che la vocazione di un Servo Secolare trova le sue radici nel battesimo: accettando questa vocazione egli “si impegna a portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. La “pienezza della vita cristiana”, espressione utilizzata dal Concilio per descrivere la santità, equivale a “portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. In questo modo vediamo che la nostra Regola di Vita è chiaramente basata sull’insegnamento del Vaticano II e sulla tradizione cattolica in generale.

Potremmo rilevare, tuttavia, questa differenza. Il Concilio dice che siamo chiamati alla santità, ma l’articolo 10 dichiara che i membri dell’Ordine Secolare tendono alla santità. È guardare la stessa realtà da due diverse angolature. Siamo prima chiamati alla santità, e poiché siamo chiamati da Dio, rispondiamo tendendo verso quella meta che Dio ci ha posto davanti. È importante rendersi conto che il nostro tendere non è che la nostra risposta libera e cosciente all’invito di Dio (come affermato dall’articolo 8 della Regola di Vita).

Il Concilio poi continua dicendo che “nei vari generi di vita e nei vari uffici un’unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio” (Lumen Gentium, 41). Il Servo Secolare, avendo accettato l’invito o la chiamata di Dio alla santità, deve chiedersi in che modo questa può essere raggiunta.

Quanto affermato ci porta alla seconda parte dell’articolo 10: i membri si sostengono vicendevolmente gli uni gli altri. Questo è il modo in cui i Servi Secolari tendono alla santità: non come individui isolati ma nel darsi mutuo appoggio e ispirazione nel loro camminare insieme verso Dio. La Regola specifica i settori di vita in cui tale mutuo appoggio deve realizzarsi: nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo. Il Servo Secolare tende verso la meta della santità o della pienezza della vita cristiana, alla quale Dio lo ha chiamato, non da solo ma insieme agli altri, ed insieme essi fanno della loro vita matrimoniale, familiare e sociale e dell’impegno attivo nel mondo un mezzo per raggiungere quella meta.

Tutto questo è sintetizzato dal Concilio Vaticano così: i fedeli devono aiutarsi a vicenda a vivere una vita più santa anche con opere propriamente secolari (Lumen Gentium, 36).

Quattro sono gli aspetti della vita ricordati. Matrimonio, famiglia, vita sociale, impegno attivo nel mondo sono gli ambiti sui quali ogni Fraternità dell’ Ordine Secolare deve esaminarsi. I quattro ambiti saranno nuovamente ricordati nel capitolo 6, a proposito dell’apostolato, ma sono presupposti negli altri capitoli come la realtà fondamentale sulla quale il resto della Regola è costruito.

È compito perciò di ogni Fraternità Secolare Servitana verificare che tale aiuto reciproco nei quattro settori sia attivamente promosso: sia questo uno dei temi principali da sviluppare nelle riunioni.

Infine, l’articolo ne richiama la modalità di attuazione: secondo la spiritualità dell’ Ordine dei Servi, seguendo le sue direttive e la Regola di Vita. Infatti, il resto della Regola è un adattamento pratico della spiritualità servitana per tutti quelli che vivono nel mondo. La Regola ne dà una codificazione che serva da guida ai membri. Perciò, l’articolo 10 deve essere tenuto presente nel corso dello studio della Regola.

ARTICOLO 11

L’ articolo 10 presenta una descrizione essenziale dell’ Ordine Secolare dei Servi. Gli altri articoli del primo capitolo introducono aspetti o temi rilevanti che rendono questa descrizione della vita secolare servitana una realtà vivente. Sono soltanto una “introduzione” perché in effetti i tre articoli immediatamente seguenti (11-12-13) annunziano vari argomenti che verranno approfonditi in capitoli successivi. La vita dei membri dell’Ordine Secolare deve essere quella di una Fraternità (articolo 11, già sviluppato nel capitolo 2); essi devono anche essere impegnati tanto nella preghiera quanto nell’ azione (articolo 12, sviluppato nei capitoli 3 e 6); si sono dedicati a Maria (articolo 13, sviluppato in molti articoli come il 24, 29, 35, 37, 42, 47, 48 e il 53). Tutto questo è contenuto nella Promessa che il Servo Secolare emette alla fine del tempo di Noviziato (articolo 14, sviluppato nel capitolo 10).

Art. 11. Impegnati ad attualizzare l’esperienza religiosa dei Primi Sette Padri che vissero in comunione fraterna per un migliore servizio a Dio, alla Vergine, ai fratelli e alle sorelle, anche i Servi di Maria Secolari, riuniti nel nome del Signore, trovano nella Fraternità Secolare la Sua presenza e il sostegno per realizzare la speciale chiamata alla santità.

Il pensiero centrale di questo articolo è che i Servi Secolari vogliono vivere una vita di Fraternità, proprio come hanno fatto i Sette Fondatori. Tale vita comunitaria poi avrà tre conseguenze: li renderà coscienti della presenza del Signore in mezzo a loro; sarà un sostegno nel loro cammino verso Dio; li aiuterà ad essere sempre più servi degli altri: di Dio, di Nostra Signora, dei loro fratelli e sorelle.

L’articolo 10 ha dichiarato che i Servi Secolari tendono alla santità in sintonia con la spiritualità dell’Ordine. L’articolo 11 è una applicazione di questo principio perché dice che i Servi Secolari vogliono vivere in comunione scambievole come lo hanno fatto i Sette Santi Fondatori dell’Ordine. La Legenda de Origine rileva tale dimensione a proposito dei Sette, mentre essi erano laici viventi nel mondo.

“L’amicizia di carità li portava con dolcezza e amore non solo a un perfetto accordo nel valutare alla luce del volere di Dio le cose divine e umane, ma anche a non poter tollerare di stare lontani gli uni dagli altri: la separazione perfino di un’ora sola era da loro sofferta con grande disagio. L’amicizia… li ispirò anche ad abbandonare le cose terrene e a dimenticarle del tutto. Essa li aiutò a restare saldi in questo proposito fino a far sorgere in loro l’idea di vivere insieme in una unità non solo di anima ma anche di vita, in modo da sostenersi reciprocamente con i buoni esempi, le parole e le opere” (n. 29).

Questa concreta unione di anima e cuore da parte dei Sette Fondatori è l’immagine che i Servi, inclusi i Servi Secolari, desiderano fare propria. E un alto ideale, espresso (come abbiamo detto a proposito dell’articolo 1) negli Atti degli Apostoli (4, 32), e ripreso poi alla fine del secolo IV nella Regola di Sant’Agostino. I Sette Fondatori si impegnarono infine a seguire la Regola di Sant’Agostino che sembrava esprimere bene il loro desiderio di una Comunità fondata sull’unità del pensiero e del volere. Quali sono i risultati pratici derivanti da tale comunione d’amore? L’articolo 11 ne elenca tre.

1. Primo, questa comunione li rende coscienti della presenza del Signore in mezzo a loro. Qui si concretizzano le parole di Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Ogni volta che i credenti sono uniti nella mente e nel cuore, rendono la presenza di Gesù una realtà in mezzo a loro.

2. La comunione di cuori e anime come si trova nella vera Comunità che è l’Ordine Secolare, è la base del mutuo sostegno che l’articolo 10 aveva considerato come un elemento essenziale della vocazione nell’Ordine Secolare. Questo risalta anche nel brano della Legenda de Origine sopra citato: la “comunione” o “Comunità” tra i Sette li rese capaci di abitare insieme per “sostenersi reciprocamente con buoni esempi, con parole e con opere”.

Questo tipo di mutuo sostegno è ora ulteriormente precisato: non si tratta soltanto del loro comportamento; esso invece include tutto il loro agire e il modo di comportarsi tra di loro. Pertanto la Fraternità Secolare ha un grande ideale: non solo non parlare male o spettegolare degli altri, ma, in maniera più positiva, essere sostegno degli altri attraverso la parola che viene detta. San Paolo esprime questa stessa realtà nella lettera agli Efesini: “nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano.” Paolo era ben conscio che le parole che rivolgiamo ad altri o diciamo degli altri possono distruggere una persona (la maldicenza) o possono costruire la persona: le nostre parole possono essere un vero sostegno per la persona.

3. Infine la Fraternità creata dall’unità di anima e cuore nel Signore, ci mette nella possibilità di rendere un miglior servizio a Dio, a Nostra Signora e agli altri. Non solo ci aiuta a camminare più speditamente verso Dio, ma anche “esplode” fuori di noi. Un vero amore scambievole che realizza la presenza di Dio in mezzo a noi, non può restare rivolto solo all’interno. Questo amore deve trovare una via di uscita nel servizio a Dio, a Nostra Signora, e agli altri uomini e donne, nostri fratelli e sorelle.

ARTICOLO 12

L’articolo 12 continua ad enunciare in forma sommaria alcuni aspetti della vita Secolare Servitana che sarà considerata con maggiori particolari più avanti. In questo articolo si trovano due insegnamenti significativi.

Art. 12. Nell’ascolto della Parola di Dio e nella preghiera i Servi di Maria Secolari approfondiscono la propria vocazione cristiana e la propria missione nella comunità ecclesiale e nel mondo. Come parte viva nella Chiesa, si impegnano a conoscerne e viverne gli insegnamenti nella vita e nell’apostolato.

Il primo punto è l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera. Sebbene la Regola non sviluppi qui il senso della “Parola di Dio”, certamente ne afferma il ricco e profondo significato. Cristo è la parola di Dio e così il Servo e la Serva Secolare devono ascoltare con attenzione il Cristo che parla nella loro vita. Per di più la Parola di Dio indica la Scrittura, e pertanto il Servo Secolare deve anche ascoltare la Scrittura, non solo come è proclamata, ma in tutta la sua interezza. Però la Parola di Dio si è fatta conoscere a noi non nella Scrittura, ma tramite l’ascolto come si legge nella prima lettura della Vigilia de Domina: “alla Vergine del Fiat”.

Vivere nell’ ascolto della Parola,
attenti ai suoi richiami
nel segreto del cuore,
vigili alle sue manifestazioni
nella vita dei fratelli,
negli avvenimenti della storia,
nel gemito e nel giubilo del creato.

Il tema della preghiera sarà approfondito in seguito (art. 24) quale incontro con Dio nella fede. Inteso in questo modo, l’ascolto alla Parola di Dio può essere considerato anche una preghiera.

Come nell’ articolo precedente sulla Fraternità, così troviamo che la preghiera e l’ascolto alla Parola di Dio, pur essendo azioni interiori e personali, devono attualizzarsi nel mondo. Non soltanto dobbiamo sentire la Parola di Dio pronunciata intorno a noi e nelle difficoltà dei nostri tempi, ma dobbiamo fare sì che la Parola di Dio dentro di noi, l’intenso incontro con Dio nella fede, accrescano la comprensione della nostra vocazione e missione nella Chiesa (Comunità ecclesiale) e nel mondo. Dio non solo chiama il Servo Secolare (vocazione = chiamata) ma lo invia o lo invia nel mondo per portare la presenza di Dio agli altri (missione = invio).

La seconda parte di questo articolo è il risultato della prima parte: giacché il Servo Secolare, con la preghiera, approfondisce il senso della missione nella Chiesa, come membro di essa deve essere interessato a conoscere e a vivere gli insegnamenti della Chiesa. La preghiera ci guida a Dio, verso la Parola che è Cristo, e poi al Corpo di Cristo. Di necessità il Servo Secolare deve perciò essere coinvolto nella Chiesa, ma – come vedremo – questo coinvolgimento deve avvenire precisamente nella dimensione “secolare”. Questo rapporto con la Chiesa sarà ulteriormente approfondito negli articoli 18, 26, 39 e 41.

ARTICOLO 13

L’articolo 13 enuncia una tematica centrale che sarà ripresa almeno da una mezza dozzina di articoli: il rapporto fra i Servi di Maria e la loro “Signora”. Questo articolo è immensamente ricco nel suo contenuto e quindi nel suo significato. E ricco nel suo significato perché dice esplicitamente di essere conforme allo spirito o alla spiritualità dell’Ordine. Anche se l’intera Regola è certamente un’espressione della spiritualità servitana, la Regola vuole attribuire una speciale attenzione a questo particolare articolo in quanto è conforme allo spirito servitano. E ricco nel suo contenuto perché pone le fondamenta dei maggiori temi riguardanti la relazione fra i “Servi” e la “Signora”.

Art. 13. Il Servo di Maria Secolare, secondo lo spirito dell’Ordine, si ispira costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore, come ad immagine conduttrice che lo spinge a una vita semplice e di servizio, tutta orientata verso Dio. Nella Vergine vede il modello perfetto del discepolo di Gesù; a Lei si dedica totalmente, la celebra particolarmente come la Vergine Addolorata e, attraverso lo studio e la preghiera personale, si impegna ad approfondirne la conoscenza e il ruolo nel mistero della salvezza.

Un commento completo di questo articolo avrebbe bisogno di un lungo trattato, ma qui cercheremo di dare uno schema del nostro rapporto con Maria come è indicato dall’articolo stesso. Organizzeremmo il materiale in due parti: primo, i titoli che sono attribuiti a Maria, perché richiamano quegli aspetti della vita di Maria che sono più familiari alla mente e alla penna dei Servi di Maria; secondo, le tematiche più significative che ci aiutano a spiegare il nostro rapporto di Servi con Maria.

1. Attributi che qualificano Maria. In questo articolo tre sono gli attributi applicati a Maria: Madre del Signore, Serva del Signore e Vergine Addolorata. I primi due, riguardanti Maria in quanto è la nostra costante ispiratrice, sono stati presi direttamente dal primo articolo delle Costituzioni dei frati, e sono stati considerati nel commento del primo articolo di questa Regola. Sono titoli biblici: Elisabetta infatti disse a Maria, “a che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 43). Qui è indicato il ruolo unico di Maria nella storia della salvezza e vi si trova la motivazione fondamentale per cui noi possiamo chiamarci suoi servi. All’ Annunciazione, Maria ha proclamato se stessa serva del Signore (Lc 1, 38) e poi si è attribuita ancora questo titolo nel canto del Magnificat: “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 48). Maria è così un esempio di servizio per noi.

Il titolo di Vergine dei dolori riconosce la verginità di Maria e i suoi dolori, realtà entrambe bibliche. Si potrebbe rilevare che tradizionalmente, dal XVI-XVII secolo, i Servi hanno contemplato Maria soprattutto nei suoi dolori.

Nell’articolo 3 abbiamo già rilevati altri due titoli di Maria: Madre di Dio e nostra, Figlia di Sion.

Altri due titoli ricorrono nel Rito di Ammissione: discepola di Cristo (n. 40) e Nostra Signora (n. 44).

Si vede subito la predilezione per i titoli scritturistici. Però non si vuole dire che la validità e l’uso di altri titoli siano negati: infatti sono usati dagli scrittori Servitani in altri contesti. Ma indicano che un “servo” tende a guardare Maria in un modo particolare. Questo è vero anche nelle Costituzioni dei frati, come lo indica uno studio fatto da Fra Lawrence Choate, Drawing Inspiration from Their Lady: Mary in the Constitutions of the Friar Servants after Vatican Council II (Ispirandosi alla loro Signora: Maria nelle Costituzioni dei Frati Servi dopo il Concilio Vaticano II), in Marianum 45 (1983), p. 629-677.

2. In secondo luogo guarderemo ai temi più importanti che l’articolo ha espresso a riguardo della nostra relazione con Maria. Ci sono almeno 5 temi: 1. Ispirazione, 2. Esempio, 3. Dedizione, 4. Onore, 5. Studio.

a. I Servi Secolari, seguendo l’ideale dei frati così come è descritto nelle loro Costituzioni (art. 1), si ispirano costantemente a Maria. Ispirazione vuoi dire che prendiamo i nostri ideali, le motivazioni del nostro agire, la nostra concezione spirituale, da Maria. E questa ispirazione è detta “costante”: non è qualcosa che viene e va, ma è permanente nella nostra vita. Come abbiamo detto prima, l’Ordine Secolare è una forma di vita non una serie di azioni sconnesse. Poiché ci siamo dedicati all’Ordine Secolare in quanto comporta uno stile di vita, questo deve avere un influsso su tutto ciò che siamo e facciamo. Tale tipo di vita trova le sue radici nella consacrazione battesimale (art. 9) lo Spirito Santo rimane la nostra prima e radicale fonte d’ispirazione.

b. Maria è l’esempio per i Servi Secolari da seguire in vari modi. In questo articolo Maria è descritta come l’immagine-guida di una vita di semplicità e di servizio. La sua vita non è stata esteriormente diversa da quella delle altre donne di Nazaret del suo tempo. L’articolo 47 esplicita maggiormente tale idea, dicendo che Maria è il modello per ogni Servo dal momento che ha condiviso sulla terra la vita che è comune a tutti. Ella non solo si è proclamata una Serva del Signore davanti all’Angelo Gabriele (Lc 1, 38), ma anche ha dimostrato il suo servizio agli altri recandosi a visitare Elisabetta nella sua nécessità (Lc 1, 39-56) e notando con delicatezza che la coppia nuziale di Cana non aveva vino sufficiente (Gv 2, 1-11): fatti rivelatori della preoccupazione che anche noi dovremmo avere verso Dio e verso i nostri fratelli e sorelle. Infatti, nell’articolo 37, Maria è detta nostro esempio nell’irradiare l’amore di Cristo nel mondo e nella dedizione di noi stessi agli altri.

Come discepola del suo Figlio, diventa per noi modello del nostro discepolato (art. 13), e la sua vita interiore di preghiera diventa guida per noi nel nostro itinerario di preghiera verso Dio (art. 24).

c. L’articolo afferma inoltre che i Servi Secolari sono dedicati totalmente a Dio e si dedicano completamente a Maria. La nostra dedicazione a Maria è espressa bene nella Legenda de Origine, n. 18:

“Temendo la loro imperfezione, pensarono giustamente di mettere umilmente se stessi e i loro cuori, con ogni devozione, ai piedi della Regina del cielo, la gloriosissima Vergine Maria perché Ella, come mediatrice e avvocata, li riconciliasse e li raccomandasse al Figlio suo e, supplendo con la sua pienissima carità alle loro imperfezione, ottenesse loro misericordiosamente fecondità di meriti. Per questo mettendosi a onore di Dio al servizio della Vergine Madre sua, volevano fin da allora essere chiamati ‘Servi di Santa Maria’, assumendosi un regolamento di vita secondo il consiglio di persone sagge “.

Questa dedicazione a Maria è espressa in termini che riflettono il mondo medioevale: il servo è conscio della propria debolezza e mancanza di protezione, perciò cerca qualcuno che gli offra protezione ed aiuto. Egli si mette al servizio di uno che diventa il suo “signore” (o la sua “signora”) e in cambio riceve la protezione e l’aiuto che il signore (o la signora) può dare. Per questa ragione il titolo mariano di “Nostra Signora” (che in italiano equivale a Madonna) è stato uno dei titoli preferiti dai membri dell’Ordine dei Servi. Tale dedicazione o consacrazione, come è chiamata a volte, si esprime in diverse forme secondo il tempo e la cultura. La forma più conosciuta è quella promossa da San Luigi di Montfort che usa terminologia ed esempi familiari alla spiritualità francese dei secoli XVII e inizio del XVIII.

d. Come conseguenza della nostra totale dedicazione a Maria, noi la onoriamo. L’articolo 29 darà esempi di come tradizionalmente i Servi hanno espresso questo onore a Maria e suggerisce che tali esempi siano seguiti anche dalle Fraternità dell’Ordine Secolare. Conviene rilevare che queste pratiche devozionali in onore di Maria sono sempre state considerate come espressioni derivanti dalla nostra dedicazione a Maria: esse non costituiscono la nostra dedicazione. Cioè, il nostro “servizio a Maria” coinvolge tutto il nostro modo di vivere e non può essere sostituito dalla recita di certo tipo o numero di preghiere o dall’esecuzione di determinate azioni.

e. Infine, questo articolo indica che i Servi Secolari devono preoccuparsi di approfondire la loro conoscenza di Maria. L’articolo offre due riferimenti, due modi in cui fare questo: con lo studio e con la preghiera personale. Altri modi possono essere costituiti da conferenze o lezioni negli incontri regolari delle Fraternità dell’Ordine Secolare o in altre occasioni, ecc. Il nostro studio deve considerare Maria in se stessa, e anche nel suo ruolo nella storia della Salvezza.

Ci sono altri due aspetti meritevoli di commento che non si trovano nella Regola di Vita, ma sono ricordati nel Rito della Promessa. Il primo è il “servizio” a Maria. Poiché siamo Servi di Maria, una più ampia menzione del servizio a Maria ci sembrerebbe opportuna. Ma lo troviamo ricordato solo nell’articolo 11, insieme al servizio a Dio e agli altri. Al numero 80 del Rito della Promessa il celebrante prega per quelli che Dio ha chiamato al “servizio della Vergine Maria”. Non viene data alcuna definizione o descrizione di ciò che “servizio” alla Vergine significhi. Questo si deve al fatto che, come abbiamo detto sopra riguardo alla dedicazione, il nostro servizio o dedicazione a Maria è l’intero nostro modo di vivere, non questa o quella pratica devozionale, preghiera o anche servizio ad altri. Se qualcuno vi chiede che significhi “servire Maria”, la migliore risposta è dire semplicemente “l’intera forma di vita descritta nella nostra Regola”.

Un altro elemento che sembra omesso è il ruolo di Maria verso i suoi servi. Tuttavia esso viene espresso in forma generica quando il celebrante accetta i nuovi membri nella Famiglia dei Servi (n. 83 del Rito della Promessa). Dobbiamo vivere in unità di spirito, e “seguire lo stesso ideale di vita, sotto la protezione della Beata Vergine”. Come detto prima, nel Medioevo il servo si poneva al servizio del signore o della signora per avere in cambio la protezione che un più potente padrone poteva offrire. La nostra dedicazione è vissuta sotto la protezione e con l’aiuto della Vergine Maria.

ARTICOLO 14

L’articolo 14 conclude il primo capitolo della Regola.

Art. 14. Il Servo di Maria Secolare esprime liberamente l’impegno di fedeltà alla propria vocazione secolare e il legame vitale con l’Ordine per mezzo della Promessa.

L’obiettivo della Promessa che i Servi di Maria Secolari emettono dopo il periodo di Noviziato è quello di esprimere pubblicamente il proprio impegno di fedeltà alla vocazione e alla forma di vita indicata nella Regola. Nello stesso tempo essi dichiarano che desiderano stabilire e mantenere un legame vitale con il resto dell’Ordine Servitano. E detto “legame vitale”, perché deve essere costantemente nutrito per crescere e mantenersi forte. Se questo legame viene abbandonato o non sufficientemente curato, presto deperirà e morirà.

CAPITOLO SECONDO

LA VITA DELLA FRATERNITÀ SECOLARE

Il secondo capitolo della Regola di Vita è una ulteriore spiegazione della Fraternità dell’Ordine Secolare che è già stata descritta nell’articolo 11. L’articolo 11 stabiliva che la Fraternità dell’Ordine Secolare è modellata sull’esempio dei Sette Santi Fondatori, e perciò si presenta come parte della spiritualità dell’ Ordine. L’ importanza della Fraternità può cogliersi dal fatto che la santità, che è l’obiettivo di tutta la vita cristiana, deve raggiungersi “secondo la spiritualità dell’Ordine” (art. 10). Poiché la vita dell’Ordine Secolare è modellata sulla vita dei Sette Santi Fondatori, la vita fraterna si presenta come il primo elemento della spiritualità dell’Ordine. Il modo con cui i Servi Secolari tendono alla santità si attua non nell’isolamento dagli altri, ma nella comunione con gli altri Servi Secolari e con l’intera Famiglia Servitana.

Ci sono sette articoli nel secondo capitolo. I tre primi articoli (art. 15-16-17) trattano delle finalità e del lavoro interno alla Fraternità; i tre seguenti (art. 18-19-20) trattano del rapporto della Fraternità dell’Ordine Secolare con gli altri Gruppi; e infine l’articolo 21 si occupa di questioni finanziarie.

ARTICOLI 15-17

Gli articoli 15 e 17 continuano la discussione cominciata nell’articolo 11 sulle ragioni per cui la Fraternità dell’Ordine Secolare si raduna insieme. Adesso si aggiungono almeno quattro ragioni alle tre dell’articolo 11.

Art. 15. Ad imitazione dei primi cristiani che “erano un cuor solo e un’anima sola”, i fratelli e le sorelle dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria si riuniscono nel segno della comunione fraterna per approfondire la conoscenza reciproca, per sostenersi nel comune cammino di perfezione cristiana, nel servizio di amore verso tutti gli uomini.

Art. 17. La Fraternità Secolare si riunisce per la proclamazione e la riflessione sulla Parola di Dio e per l’esame e l’approfondimento della Regola, di temi umani, sociali, religiosi e argomenti propri della vita dei Servi.

Il capitolo comincia con l’esempio dell’unità di cuore e anima dei primi cristiani. E un richiamo agli Atti degli Apostoli (4, 32), che ha avuto un grande influsso nella vita della Chiesa e specialmente negli Ordini religiosi.

L’articolo 11 ha già elencato due ragioni per essere Fraternità: essa rende capaci di prestare un più grande servizio a Dio, alla Beata Vergine, ai fratelli e alle sorelle; in essa i Servi dell’Ordine Secolare trovano il sostegno di cui hanno bisogno per rispondere alla loro speciale chiamata alla santità. Dopo aver osservato che l’incontrarsi insieme è un segno della loro mutua comunione, gli articoli 15 e 17 aggiungono quattro punti.

1. L’approfondimento della conoscenza reciproca. Il motivo di questa conoscenza è non vana curiosità o desiderio di notizie per spettegolare. La conoscenza personale acquisita negli incontri dell’Ordine Secolare dovrebbe normalmente essere mantenuta nei limiti di una confidenza che rispetta ciascuna persona e per questa ragione permette una discussione aperta e libera. Il grado di scambio di conoscenza varierà da persona a persona, semplicemente perché ogni individuo si sente di parlare più liberamente di argomenti personali con certe persone e non con altre. Tuttavia, l’articolo indica che ogni membro deve essere interessato a tutti gli altri membri. Perciò, le riunioni devono essere strutturate in maniera che questo diventi possibile.

2. Il fortificarsi reciproco nel cammino comune verso la perfezione cristiana e nell’amoroso servizio a tutti. E una riaffermazione della descrizione generale dell’Ordine Secolare fatta nell’articolo 10. I membri dell’Ordine Secolare Servitano si sostengono vicendevolmente nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo.

3. Proclamare la Parola di Dio e riflettere insieme su di essa. Ogni volta che un gruppo si riunisce nel nome del Signore (art. 11), deve ascoltare ciò che il Signore gli dice in quel momento particolare della propria vita. Ordinariamente il Signore parla attraverso la parola che si trova nella Sacra Scrittura; ma, come abbiamo visto, la Parola di Dio può arrivarci anche in forme differenti. Una volta che l’abbiamo ascoltata, dobbiamo riflettere su di essa, per farla diventare parte di noi stessi. Tradurla in azione è il necessario passo ulteriore.

4. Esaminare e studiare la Regola, argomenti di interesse umano, sociale e religioso, e questioni relative alla vita dei Servi. È conclusione naturale dell’articolo 10. Se i membri dell’Ordine Secolare devono sostenersi gli uni agli altri nella vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo, ne consegue che questi devono essere gli argomenti di discussione e di studio durante le riunioni. Poiché i Servi Secolari tendono alla santità secondo la spiritualità dell’ Ordine, dovrebbero anche essere studiate questioni relative alla vita dei Servi. Alcuni esempi possono mostrare la grande varietà e ricchezza di argomenti accessibili ai Servi Secolari da utilizzare nei loro incontri. Nel decreto sull’Apostolato dei Laici (n. 29) il Concilio Vaticano II dice che si devono coltivare le buone relazioni umane. I veri valori umani devono essere incoraggiati, specialmente l’arte di vivere fraternamente con gli altri, il cooperare e intraprendere un dialogo con loro. Sono esempi di argomenti di interesse umano che le Fraternità dell’Ordine Secolare potrebbero esaminare e studiare. Si potrebbero anche studiare le dottrine sociali della Chiesa, o forse in una forma più concreta, analizzare le necessità sociali dell’area in cui la Fraternità si trova, per esempio, problemi di criminalità, fame, razzismo, casa, educazione, ecc. Argomenti di interesse religioso che possono diventare opportunamente temi di discussione sono la Scrittura, la liturgia, la spiritualità, scritti spirituali.

È compito del Consiglio locale o forse anche di tutti i membri della Fraternità decidere quali argomenti siano da trattare nelle riunioni e il metodo con cui devono essere trattati. È bene che il Consiglio prepari un programma per alcuni mesi, così che i temi possano essere fruttuosamente studiati.

[Gli Statuti particolari per l’Italia forniscono ulteriori linee di riferimento. Perciò la prassi per questo quarto punto dell’articolo va completata con l’attuazione del relativo numero dello Statuto]

ARTICOLO 16

Gli articoli 15 e 17 ci hanno fornito le ragioni generali per cui l’Ordine Secolare è organizzato in Fraternità e hanno anche dato alcuni suggerimenti per il contenuto delle riunioni. L’articolo 16 adesso parla molto generalmente del modo con cui gli incontri devono essere condotti.

Art. 16. Ogni membro dell’Ordine Secolare partecipa attivamente agli incontri periodici che celebrano la vita della Fraternità, offrendo con semplicità il proprio contributo di esperienze e di idee.

Anche se i principi affermati da questo articolo sembrano ovvii, è sempre bene ricordarli. Nessun membro deve essere un osservatore meramente passivo durante l’incontro di Fraternità. Non tutti certo sono capaci di parlare con cognizione scientifica su un particolare argomento, ma tutti possono dare un contributo partendo dalla propria esperienza personale. Per questa ragione, ogni membro deve mettere in comune i suoi personali pensieri e le esperienze, semplicemente e senza ostentazione o pretese. E compito di chi presiede la riunione vigilare che nessuno domini l’incontro a danno di un libero scambio fra tutti i membri della Fraternità, perché solo in questo modo la vita fraterna può essere celebrata in verità.

ARTICOLI 18-19

Dopo l’analisi del lavoro interno della Fraternità Secolare, la Regola considera adesso i rapporti tra questa e gli altri Gruppi al di fuori di essa. Ogni Fraternità Secolare deve essere dunque consapevole di questi molteplici rapporti così che nei suoi incontri e nel suo sguardo d’insieme non trascuri il mondo che le sta attorno.

Art. 18. La Fraternità Secolare è vitalmente collegata con la Chiesa locale e con la comunità religiosa della Famiglia dei Servi, della quale condivide la spiritualità e con la quale collabora nell’impegno apostolico.

Art. 19. 1 fratelli e le sorelle della Fraternità Secolare, secondo le possibilità, partecipano ai momenti di preghiera della comunità religiosa e, quando siano invitati, a incontri di rinnovamento spirituale, al capitolo, alla mensa.

I due primi rapporti esterni menzionati sono quelli con la Chiesa locale e con la locale Comunità religiosa Servitana. L’articolo 8 ha già ricordato ai membri dell’Ordine Secolare che la loro è una vocazione dentro la Chiesa ed è per questo che l’articolo 12 insiste affinché venga approfondito il senso di vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. L’articolo 39 sull’apostolato sottolineerà il loro ruolo attivo dentro la Chiesa.

Gli articoli succitati guardano di più al singolo Servo Secolare, mentre l’articolo 18 parla della Fraternità Secolare. Pertanto, la Fraternità Secolare come tale deve essere cosciente, attraverso le sue attività, gli incontri, gli argomenti discussi nelle riunioni e attraverso la preghiera, di essere parte integrante della più vasta Chiesa che la circonda. Questa può essere la parrocchia locale, la diocesi dove si trova, o la Chiesa universale diffusa in tutto il mondo. La Fraternità Secolare locale deve riconoscersi parte di questa più ampia realtà e dimostrarlo con le sue azioni.

La Fraternità Secolare locale ha inoltre dei legami con la Comunità religiosa servitana locale. Questo presuppone che la Fraternità Secolare si trovi in prossimità della Comunità religiosa, che è una Comunità di frati o di religiose. Quando non è così, il legame vitale con l’Ordine dei Servi è mantenuto attraverso l’Assistente con lettere, notiziari, ecc.

L’articolo 19 specifica alcuni modi in cui questo legame vitale può esprimersi: per prima cosa partecipando alla vita di preghiera della Comunità religiosa. Molte Fraternità Servitane celebrano ogni giorno la preghiera della Chiesa, la mattina e la sera, con i membri della Comunità parrocchiale. Questa è una forma in cui i Servi Secolari possono mostrare il loro rapporto con la Comunità di frati o di religiose. Viene suggerito anche la partecipazione agli incontri di rinnovamento, ai Capitoli della Comunità, ai pasti.

L’inciso “quando siano invitati” non è da intendersi come una concessione, ma vuole solo precisare che a volte gli incontri o Capitoli sono diretti più specificamente alle necessità dei frati e delle suore. È anche una sollecitazione rivolta alla Comunità religiosa perché programmi riunioni di rinnovamento o Capitoli con argomenti di interesse comune e inviti l’Ordine Secolare a parteciparvi. La programmazione normalmente dovrebbe essere fatta insieme alla Fraternità Secolare.

ARTICOLO 20

L’ articolo 19 si occupa del rapporto della Fraternità Secolare con la Comunità religiosa vicina. L’articolo 20 considera la relazione con gli altri Gruppi di Servi.

Art. 20. La Fraternità Secolare mantiene costanti rapporti con i fratelli e le sorelle che, per motivi particolari, non possono partecipare agli incontri del gruppo. Li incoraggi e li sostenga nella comunione fraterna e nella crescita religiosa.

Ugualmente mantiene legami di comunione, di fraternità e di collegamento con le altre numerose Famiglie e Gruppi che partecipano all’unica vocazione dei Servi e costituiscono una sola Famiglia.

Particolare attenzione sarà prestata alla comunicazione e alla collaborazione con gli altri Gruppi Laici dei Servi.

La Fraternità Secolare deve mantenere uno stretto rapporto con quei membri che non possono partecipare regolarmente agli incontri. Ci sono circostanze in cui un membro dell’Ordine Secolare non è in grado di partecipare agli incontri per un lungo periodo, o può trovarsi in una situazione che gli impedisca di parteciparvi del tutto. Ciò può essere causato da malattia, o forse da un personale trasferimento in una zona lontana dal luogo dove si svolge la riunione della Fraternità a cui appartiene e mentre, dov’è ora, non esiste alcuna Fraternità dell’Ordine Secolare. Con la corrispondenza, bollettini, ecc., deve essere continuato il rapporto di sostegno e di aiuto per la crescita spirituale.

Ci sono anche casi di Servi Secolari “isolati”, cioè di quelli che non appartengono più a una Fraternità Secolare regolare e vivono lontano a quelle esistenti. Questi casi devono stimolare le Fraternità locali a intraprendere contatti con tali persone e ad analizzare insieme con creatività i modi con cui questi Servi “isolati” possono prendere parte alla Comunità locale.

I legami di comunione devono essere mantenuti con gli altri Gruppi che formano la Famiglia Servitana: frati, monache, suore, membri degli Istituti Secolari, le Diaconie laiche, membri di altre Fraternità dell’Ordine Secolare, altri svariati Gruppi Laici che esistono in diversi paesi. La maniera con la quale questi legami si possono stabilire e mantenere deve essere studiata dalla Fraternità locale. Un modo concreto di mantenere legami di comunione oggi è l’UNIFAS, Unione Internazionale della Famiglia dei Servi, e le sue unità nazionali, o provinciali corrispondenti.

La conoscenza di altri Gruppi è un primo passo. Tale conoscenza può essere ottenuta con la lettura delle Missioni dei Servi che contengono articoli dei Servi di tutto il mondo.

Cosmo è un notiziario bimestrale pubblicato dalla Curia Generale dei frati a Roma. Contiene notizie non soltanto sui frati ma anche sulle religiose, sugli Istituti Secolari e sui Gruppi Laici. Una volta acquisita la conoscenza di tali Gruppi, la Fraternità Secolare può discutere come raggiungerli, o visitandoli o invitandoli a partecipare agli incontri della Fraternità locale. Se il problema è la distanza, si può ricorrere allo scambio di lettere, fotografie o a qualche altro modo similare.

Anche se non è detto in forma esplicita, la Fraternità Secolare locale dovrebbe cercare e stabilire legami di comunione con altre Fraternità Secolari Servitane nella stessa regione, nella nazione o in altri paesi.

ARTICOLO 21

L’articolo 21 è l’unico che menzioni finanze e denaro, e soltanto in forma indiretta.

Art. 21. Nello spirito delle Beatitudini, ogni Fraternità Secolare vive la comunione dei beni. I membri contribuiscono, secondo le possibilità, alle spese delle Fraternità locale, zonale [o provinciale], nazionale e internazionale; aiutano i fratelli e le sorelle che si trovano in particolari difficoltà economiche.

Il riferimento dello spirito delle Beatitudini in questo contesto è vago: nell’ articolo 35 invece la prima beatitudine citata riguarda la povertà. Il significato dell’articolo, tuttavia, è chiaro, anche se è espresso in termini generici. Per esempio, ricorda che la Fraternità Secolare deve condividere i suoi beni. Ma non dice che cosa siano questi “beni”. Ovviamente, è implicito che la Fraternità Secolare debba avere qualche entrata, e certo da parte dei suoi membri, e che da queste entrate tutte le spese comuni debbano essere pagate. Qualsiasi membro che si trovi in difficoltà finanziarie può essere aiutato dal fondo comune. Per esempio un modo semplice può essere quello di non esigere un contributo per un ritiro dell’Ordine Secolare o altre attività da chi in quel momento non può permetterselo.

In pratica, l’articolo conferma il fatto che la Fraternità Secolare non è un’organizzazione per la raccolta di fondi. Ma ogni gruppo deve stabilire, di comune accordo, quali “tasse” o contributi i membri devono pagare, e con quale frequenza. Naturalmente nessuno può essere escluso dalla Fraternità Secolare se non può pagare questi “contributi”. Una soluzione semplice potrebbe essere quella di avere una cassa dove mettere un contributo libero e anonimo ad ogni regolare riunione.

L’articolo suggerisce anche che la Fraternità Secolare abbia un tesoriere [amministratore] tra gli incaricati ufficiali. Poiché il tesoriere non è menzionato fra gli Ufficiali che ogni Fraternità deve avere, ogni Fraternità determinerà da sé, nei suoi Statuti particolari, i limiti di tempo, il metodo di elezione e i compiti specifici dell’ Ufficio.

Il denaro delle offerte deve coprire le spese della Fraternità; le eccedenze possono essere utilizzate per sostenere iniziative materiali dell’ Ordine o per altre necessità urgenti. Tutte le decisione a questo riguardo devono essere prese dalla Fraternità stessa.

CAPITOLO TERZO

LA PREGHIERA

Il secondo grande argomento nella vita dell’Ordine Secolare, dopo la comunione fraterna, è la preghiera. I dieci articoli sulla preghiera fanno di questo capitolo il più lungo della Regola. Tuttavia, non dobbiamo aspettarci di trovarvi un trattato sulla preghiera. Piuttosto, ci sono alcune suggestioni generali e utili linee di orientamento, che il Servo Secolare deve utilizzare come stimolo per una maggiore comprensione del ruolo della preghiera nella sua vita.

Il seguente schema ci aiuterà a capire meglio il materiale presente in questo capitolo, anche se poi nel commento procederemo secondo l’ordine degli articoli.

1. Necessità della preghiera (art. 22, ripresa anche nell’articolo 23)
2. Definizione di preghiera (art. 24)
3. Gesù e Maria come esempi di preghiera (art. 23, 24)
4. Forme e tipi di preghiera:

• Preghiera personale (art. 23)

• Preghiera comunitaria (art. 25)

• Preghiera liturgica (art. 26)

a. Eucaristia (art. 27-28)

b. b. Lodi e Vespri (art. 28)

• Preghiere in onore della Beata Vergine Maria (art. 29)
• Preghiere per i defunti della Famiglia dei Servi (art. 30)

5. Giorni di ritiro (art. 31)
(6) Due aspetti della preghiera che qui non sono menzionati:

• altre forme di preghiera

• obbligo della recita di alcune preghiere

ARTICOLO 22

L’articolo 22 si incentra sulla necessità della preghiera, ma come si può vedere dallo schema precedente, anche l’articolo 23 sottolinea la necessità della preghiera personale.

Art. 22. La preghiera, se è un dovere essenziale per ogni cristiano, per il Servo di Maria Secolare che ha scelto di seguire Cristo, il suo esempio e il suo insegnamento costituiscono un impegno particolare per crescere nella fede e nella speranza e per portare a perfezione il comand mento dell’amore.

Esistono molte “definizioni” di preghiera, una delle quali è suggerita nell’articolo 24. Ma nessuna definizione può ignorare il fatto che la preghiera include sempre un’espressione di relazione viva e vitale con Dio. Perciò, essa è una presenza essenziale in ogni vita cristiana. Senza preghiera non esiste alcun rapporto personale e consapevole con Dio, un rapporto che si muove secondo due direzioni: da Dio all’individuo e dall’individuo a Dio. Certamente, abbiamo altri rapporti con Dio, per esempio il rapporto di creatura a Creatore. Ma solo nella preghiera riconosciamo consapevolmente questi rapporti.

E molto significativo per noi che, nel nostro caso, la preghiera sia vista come mezzo per portare alla perfezione il comandamento dell’amore. Nell’articolo 9 abbiamo visto che accettando il dono della vocazione, il Servo Secolare s’impegna a “portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. Adesso la Regola afferma esplicitamente che la preghiera è un mezzo per raggiungere tale obiettivo. La preghiera contribuisce non soltanto alla crescita dell’amore ma anche alla crescita della fede e della speranza.

La descrizione che qui viene data del Servo Secolare merita un commento. Il Servo Secolare è uno che ha scelto di seguire Cristo, il suo esempio e i suoi insegnamenti. Nella sua enciclica Lo Splendore della Verità Giovanni Paolo Il offre una riflessione particolareggiata sull’incontro del giovane con Cristo e sull’invito che Cristo gli rivolge: “vieni, e seguimi”. Dapprima il papa chiarisce che ogni credente è chiamato a seguire Cristo, non soltanto i Dodici ai quali tale invito fu per la prima volta rivolto nel Vangelo (n. 18). Giovanni Paolo spiega in cosa consista il seguire Cristo. “Non si tratta soltanto di mettersi in ascolto di un insegnamento e di accogliere nell’obbedienza un comandamento. Si tratta, più radicalmente, di aderire alla persona stessa di Gesù, di condividere la sua vita e il suo destino, di partecipare alla sua obbedienza libera e amorosa alla volontà del Padre” (n. 19).

“Seguire Cristo non è un’imitazione esteriore, perché tocca l’uomo nella sua profonda interiorità. Essere discepoli di Gesù significa essere resi conformi a lui, che si è fatto servo fino al dono di sé sulla Croce (cfr. Fil 2, 5-8). Mediante la fede, Cristo abita nel cuore del credente (cfr. Ef 3, 17), e così il discepolo è assimilato al suo Signore” (n. 21).

Questo articolo stabilisce perciò la necessità della preghiera nella vita del Servo Secolare e aggiunge che essa contribuisce al compimento dell’impegno fondamentale della vita del Servo, il comandamento dell’amore datoci dal Signore.

ARTICOLO 23

Dopo aver considerato la preghiera in termini generali nell’articolo precedente, la Regola di Vita diventa più specifica.

Art. 23. Il Servo di Maria Secolare sa che per vivere costantemente alla presenza di Dio è necessaria la preghiera personale, silenziosa, nascosta, quella di cui Gesù stesso diede mirabile esempio.

Nell’articolo si affermano tre cose: in primo luogo, che il vivere costantemente alla presenza di Dio è un ideale riguardante la preghiera; secondo, che la preghiera personale, silenziosa e nascosta è un mezzo necessario per ottenere di vivere alla presenza di Dio; terzo, che Gesù ci dà un esempio a questo riguardo.

Uno dei temi ricorrenti negli scritti dei santi è l’esercizio della presenza di Dio.

Dio, certo, è presente dovunque, come ci ricorda il salmo 139:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.

Paolo disse agli Ateniesi: “in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28). Questo è vero sia dal punto di vista naturale che soprannaturale. Come Creatore, Dio dà vita a tutte le sue creature e le mantiene nell’esistenza Ma anche condivide la sua vita divina con noi, attraverso Cristo e lo Spirito Santo.

Vivere costantemente alla presenza di Dio, perciò, vuol dire riconoscerlo e portare a consapevolezza una realtà che esiste indipendentemente dalla nostra attenzione. Troviamo la presenza di Dio non soltanto in tutta la creazione attorno a noi, ma particolarmente in noi stessi. Quanto più diventiamo coscienti della presenza di Dio intorno a noi e dentro di noi, tanto più siamo attenti ad evitare il peccato e solleciti nel servire Dio.

Come possiamo realizzare questo ideale dei santi? La Regola afferma che un mezzo essenziale per vivere sempre nella presenza di Dio è la preghiera personale, silenziosa e nascosta. Negli articoli che seguono, la Regola afferma pure la necessità di una preghiera comune e vocale. Ma se desideriamo avere una costante consapevolezza della presenza di Dio, dobbiamo necessariamente riflettere dentro di noi, con le parole del nostro cuore e della nostra anima. Anche il Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia riconosce la grande importanza della preghiera personale e silenziosa.

“La vita spirituale, tuttavia, non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Il cristiano, infatti, benché chiamato alla preghiera comune, è sempre tenuto a entrare nella sua stanza per pregare il Padre in segreto (cfr. Mt 6, 6)” (n. 12).

Infine, i Vangeli ci danno parecchi esempi di Gesù che cercava luoghi solitari per pregare nel silenzio del suo cuore.

“Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1, 35).

“Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare” (Mc 6, 46).

“Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” (Lc 5, 16).

ARTICOLO 24

L’articolo 24 prosegue la trattazione sulla preghiera, dandone una breve descrizione e citando poi l’esempio di Maria.

Art. 24. La preghiera è l’incontro con Dio nella fede. In questo cammino la Vergine, altissimo esempio di creatura orante, è per il Servo di Maria Secolare guida sicura e sostegno.

Ci sono molte definizioni e descrizioni di preghiera. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne cita due.

La prima è di Santa Teresa di Lisieux. “Per me, la preghiera è un impulso del cuore; è un semplice sguardo rivolto verso il cielo; è un grido di riconoscenza e d’amore, che abbraccia pena
e gioia”.

La seconda è di San Giovanni Damasceno. “La preghiera è innalzare la mente e il cuore a Dio o chiedere cose buone a Dio” (nn. 2558-2559).

La Regola dell’Ordine Secolare presenta una descrizione più semplice: la preghiera è un incontro con Dio nella fede. Le descrizioni di Santa Teresa e di San Giovanni Damasceno sembrano implicare una fuoruscita da noi stessi, uno sguardo verso il cielo, un elevare il cuore verso Dio. La descrizione nella Regola non cerca di “localizzare” il luogo d’incontro con Dio, che può avvenire “su” in cielo, o dentro l’individuo. Il concetto di luogo, che certamente è metaforico e non va preso alla lettera nelle altre descrizioni, è carente perché manca di quell’elemento essenziale che è l’incontro tra la persona e Dio. Ma questo incontro può avvenire soltanto nella fede. Se Dio è conosciuto con la fede, questa è l’unica maniera che rende possibile un incontro. Senza fede, non può esserci preghiera.

L’esempio della preghiera della Vergine Maria è spiegato più diffusamente nel Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2617- 2619) che ricava il suo materiale esclusivamente dalla Sacra Scrittura.

… la sua preghiera coopera in maniera unica al Disegno benevolo del Padre: al momento dell’Annunciazione per il concepimento di Cristo, e in attesa della Pentecoste per la formazione della Chiesa, Corpo di Cristo. Nella fede della sua umile Serva il Dono di Dio trova l’accoglienza che fin dall’inizio dei tempi aspettava. Colei che l’Onnipotente ha fatto “piena di grazia”, risponde con l’offerta di tutto il proprio essere: “Eccomi, sono la Serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Il Vangelo ci rivela come Maria preghi e interceda nella fede: a Cana la Madre di Gesù prega il Figlio suo per le necessità di un banchetto di nozze.,.. Ed è nell’ora della Nuova Alleanza, ai piedi della croce, che Maria viene esaudita come la Donna, la nuova Eva, la vera “Madre dei viventi”.

È per questo che il cantico di Maria (il “Magnificat” latino, il “Megalynei” bizantino) rappresenta a un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell’Economia della salvezza, cantico dei “poveri” la cui speranza si realizza mediante il compimento delle Promesse fatte “ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre”.

ARTICOLO 25

Dalla preghiera personale, nascosta, la Regola passa ora alla preghiera comunitaria.

Art. 25. Fedeli alla propria vocazione, i Servi di Maria Secolari danno grande importanza alla preghiera comunitaria. Insieme con i fratelli e le sorelle approfondiscono la Parola di Dio e offrono la loro preghiera per gli uomini e per il mondo.

Ci si rende subito conto della differenza di motivazione dalla preghiera personale: la preghiera personale è necessaria per vivere alla presenza di Dio; ma la preghiera comunitaria appartiene direttamente alla vocazione del Servo Secolare. La vocazione del Servo Secolare infatti è una chiamata alla comunione fraterna (cfr. Regola, art. 11). Perciò, per portare a compimento questo aspetto della vocazione Secolare servitana, un’importante forma di preghiera è la preghiera comune, cioè la preghiera fatta insieme a tutti gli altri membri dell’Ordine Secolare. Pregare con gli altri e per gli altri è uno dei modi con cui i membri si danno scambievole aiuto (cfr. art. 10).

In quale forma si deve celebrare la preghiera comunitaria? La preghiera liturgica, un tipo speciale di preghiera comunitaria, viene trattata nei tre articoli seguenti. La Regola, nell’ articolo 25, richiama l’attenzione su due altre possibili forme. Primo, la Fraternità può usare la Parola di Dio, la Bibbia, come base di preghiera all’interno degli incontri o fra i suoi membri. Un modo per capire meglio non solo il significato della Scrittura ma anche l’importanza di una sua attuazione pratica è il pregare con la Scrittura. Si comprende che tale modalità non è soltanto “proclamare” o “riflettere” sulla Parola di Dio, come dice l’articolo 17. L’articolo 17 sottolinea l’ attività intellettuale dello studio e della riflessione, piuttosto che l’uso del testo come luogo di incontro con Dio, per ascoltare più attentamente Dio che ci parla e formulare la nostra risposta alla sua Parola. Un concetto, questo, più vicino a quello suggerito dall’articolo 12, secondo cui l’Ordine Secolare approfondisce il senso di vocazione e missione attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera.

La seconda forma di preghiera comunitaria suggerita nell’ articolo è la preghiera di intercessione per l’umanità e per il mondo. Questo ovviamente non esaurisce i possibili tipi di preghiera comunitaria (come si dirà più diffusamente alla fine di questo capitolo). Le due forme di preghiera (la preghiera con la Scrittura e la preghiera d’intercessione) sono da considerarsi come forme tipiche e diffuse di preghiera comune, senza però con questo escludere altre forme.

ARTICOLO 26

La Regola dice che la preghiera personale è una “necessità” e la preghiera comunitaria è “di grande importanza”; nell’articolo 26 dà alla preghiera liturgica un posto prioritario.

Art. 26. Tra le varie forme di preghiera, quella liturgica ha la priorità. Il Servo di Maria Secolare parteciperà alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa.

La preghiera liturgica include la Messa, i Sacramenti, la Liturgia delle Ore, la Benedetta. Il primato della preghiera liturgica nella vita spirituale e apostolica dei membri dell’Ordine Secolare richiama un insegnamento fondamentale della Costituzione sulla Liturgia Sacra del Vaticano II e ne dà la ragione.

La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti il lavoro apostolico è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede del battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al Sacrificio e alla Mensa del Signore (n. 10).

Poiché la liturgia include sia la Messa che i sacramenti, l’affermazione che il Servo Secolare deve partecipare alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa deve essere considerata non mera ridondanza, ma un modo più esplicito per dire che la Messa e i sacramenti sono elementi importanti nella vita spirituale del Servo Secolare. Per quel che riguarda i sacramenti, un riferimento specifico è fatto all’Eucaristia nell’articolo 27 e 28, e al sacramento della Riconciliazione nell’articolo 34.

I due articoli seguenti precisano più dettagliatamente questa partecipazione.

ARTICOLO 27

Fra le molte forme di preghiera liturgica la Messa assume l’importanza più rilevante.

Art. 27. Nell’Eucaristia, l’espressione più alta della preghiera ed il segno sacramentale della Fraternità Secolare locale, i fratelli e le sorelle attualizzano la Pasqua del Signore e realizzano il legame d’amore tra loro e con tutti gli uomini.

Anche quest’articolo è basato sull’insegnamento del Vaticano II. Nella Costituzione Dogmatica della Chiesa (Lumen Gentium) l’Eucaristia è chiamata fonte e culmine della vita cristiana (n. 11) e partecipando al corpo del Signore siamo in comunione con lui e tra di noi (n. 7). Nel Decreto sul Ministero e la Vita dei presbiteri viene sottolineato che l’Eucaristia contiene l’intera salvezza della vita spirituale della Chiesa, cioè Cristo stesso, nostra Pasqua e cibo di vita (n. 5).

La Regola di Vita presenta all’approfondimento dei membri dell’Ordine Secolare vari aspetti della Messa. Essa è la più alta forma di preghiera che i membri possono attuare per incontrare Dio nella fede e, poiché nella condivisione dell’Eucaristia i membri di Cristo diventano un solo corpo, l’Eucaristia è il segno dell’unità della Fraternità Secolare locale. Tra gli effetti dell’Eucaristia la Regola ne rileva due: in primo luogo, i membri rendono presente la morte e la risurrezione del Signore e poi stabiliscono un vincolo d’amore che li unisce non solo tra di loro ma anche con il mondo intero.

ARTICOLO 28

L’ articolo riprende il tema della preghiera liturgica.

Art. 28. I fratelli e le sorelle prenderanno parte attiva alla celebrazione eucaristica e preferiranno, ove possibile, quella della comunità locale dei Servi. Cercheranno anche di partecipare spesso alla celebrazione liturgica delle Lodi e dei Vespri.

Dalla lettura di questo articolo emergono almeno tre pensieri distinti e indipendenti, presentati qui come guida per il Servo Secolare. I primi due sono in rapporto con la Messa e il terzo con la Liturgia delle Ore.

1. Sebbene possa sembrare non necessario affermare un principio valido per tutti i fedeli, forse la prima frase di questo articolo è stata aggiunta in particolare per ricordare ai membri dell’ Ordine Secolare, che non possono partecipare alla Messa come osservatori passivi. La Costituzione sulla Liturgia Sacra stabilisce che è un dovere dei pastori di anime “vigilare che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente” (n. 11). Qui sono inclusi i vari tipi di ministero in relazione alla Messa, come per esempio il ministero della musica, i lettori, il ministro della comunione, l’antifonario. I Servi Secolari però non solo assumeranno un servizio conforme ai loro talenti, ma dovranno essere attenti allo svolgimento dell’azione sacra, ed entrarvi pienamente per ricavarne frutti abbondantissimi.

2. La seconda parte dell’articolo — i Servi Secolari partecipano alla Messa locale della Comunità religiosa — presume che la Fraternità Secolare si trovi in prossimità di una Comunità di frati o di religiose Servi/e di Maria. Questo sarebbe l’ideale, ma ci sono varie ragioni che rendono difficile per la maggior parte mettere in atto tale punto. Prima di tutto ci sono Fraternità Secolari che non si trovano vicino alle Comunità religiose, e perciò partecipare alla preghiera della Comunità è impossibile. Inoltre l’articolo sembra considerare la Messa conventuale dove tutti i religiosi della Comunità convengono per la celebrazione, ed è la Messa alla quale i Secolari dovrebbero partecipare. Però i sacerdoti della maggior parte delle Comunità che hanno incarichi pastorali dovranno rendersi liberi per le Messe della parrocchia. Inoltre a causa della scarsità di sacerdoti, molti conventi di suore non hanno Messa nella loro cappella (ammesso che abbiano una cappella abbastanza grande per accogliere la gente). È meglio allora vedere il valore che questa parte dell’articolo intende promuovere, e cioè: i Servi di Maria Secolari e religiosi/e devono pregare insieme ogni volta che sia possibile, e talora anche mettersi d’accordo per una celebrazione comune della Messa.

3. Infine, l’articolo suggerisce che i Servi Secolari partecipino alla preghiera di Lodi e Vespri della Comunità. La Regola sembra attribuirvi una minore importanza rispetto alla partecipazione alla Messa della locale Comunità religiosa (Cercheranno anche di partecipare spesso…). La pratica di celebrare Lodi e Vespri nelle chiese parrocchiali sta diventando più comune e, come si vede in articoli di riviste cattoliche, laici, uomini e donne, pregano quotidianamente in numero sempre maggiore la Liturgia delle Ore. Perciò, questo articolo andrebbe interpretato nei due sensi: che i Servi Secolari partecipino alla Liturgia delle Ore quando viene fatta pubblicamente nella loro parrocchia o in una Comunità religiosa; ma essi devono anche essere incoraggiati a pregare la Liturgia delle Ore in forma privata ogni giorno e così unirsi più strettamente ai Religiosi/e Servi/e di Maria e a tutta la Chiesa.

ARTICOLO 29

La Regola passa ora a trattare delle preghiere alla Madonna e
delle preghiere proprie dei Servi.

Art. 29. Seguendo la tradizione dell’ Ordine, la Fraternità Secolare onorerà la Vergine con particolari atti di venerazione: il saluto angelico, la Vigilia della Beata Vergine e la Corona dell’ Addolorata. Celebrerà come feste di famiglia le principali feste mariane dell’Ordine e della Chiesa locale, la memoria della Vergine Addolorata e le memorie e solennità dei nostri fratelli e sorelle santi e beati.

La devozione mariana della Fraternità Secolare è considerata come appartenente alla tradizione dell’ Ordine. Vengono elencate dapprima tre devozioni mariane; poi c’è una lista di cinque tipi di feste che devono essere celebrate. Considereremo i due gruppi separatamente e vedremo come si legano alla tradizione dell’ Ordine.

1. In primo luogo va rilevato che l’Ave Maria, la Vigilia della Beata Vergine e la Corona dell’Addolorata sono qui menzionate semplicemente come esempi di devozioni mariane praticate nell’ Ordine. Vengono nominate perché sono le devozioni mariane servitane più comuni, ma personalmente si potrebbero preferire altre preghiere che qui non sono elencate. Altre forme di devozioni mariane sono la dedicazione del sabato a Nostra Signora, la Desolata del Venerdì Santo, la Novena dell’Addolorata, la Via Matris, la preghiera dell’Angelus, la Salve Regina.

a. Riguardo all’Ave Maria, le più antiche Costituzioni dei Servi che ci sono pervenute, della fine del 1200, prescrivevano che il saluto angelico doveva essere recitato prima di ciascuna “ora” della Liturgia delle Ore e prima di qualsiasi lettura. All’epoca della fondazione dell’Ordine, cioè nel XIII secolo, il “Saluto Angelico” era composto principalmente dalle parole dell’angelo Gabriele: “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te”. A questa frase si aggiungeva a volte il saluto di
Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno”. Solo nel 1400 fu aggiunto il nome di “Gesù” per identificare il “frutto del tuo seno”. Si aggiungeva, a volte, una preghiera d’intercessione, ma soltanto verso la fine del 1400 e l’inizio del 1500 la formula “Santa Maria, Madre di Dio…” diventò comune.

Pertanto, prima della recitazione delle Lodi e dei Vespri, o di qualsiasi altra preghiera della Liturgia delle Ore, viene usata la forma più antica e chi presiede inizia: “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te”; e l’assemblea risponde: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù”. L’Ave Maria è sempre stata una preghiera amata tra i Servi. Le “legende” del beato Gioacchino da Siena e del beato Francesco da Siena raccontano che nella loro giovinezza recitavano con frequenza il Saluto Angelico. La prima Regola dell’Ordine Secolare (1424) prescriveva che, nell’impossibilità di recitare le Ore dell’Ufficio Divino, queste dovevano essere sostituite da un certo numero di Ave Maria e Padre Nostro.

L’Ave Maria deve essere dunque una preghiera comune e amata anche dai Servi Secolari di oggi.

b. Vigilia della Beata Vergine. Questa preghiera segue lo schema dell’Ora dell’Ufficio Divino che si recitava a mezzanotte: ci sono tre salmi seguiti da tre letture e due responsori, e dopo la terza lettura si canta o si recita la Salve Regina. Le più antiche Costituzioni stabilivano che doveva essere celebrata ogni sera.

La forma originale della Vigilia, insieme ad una versione contemporanea che ha la stessa forma (tre salmi, tre letture, due responsori e la Salve Regina) è stata recentemente pubblicata dalla Commissione Liturgica Internazionale a Roma.
L’introduzione a questa recente pubblicazione ci offre una utile informazione di base su questa preghiera mariana. La Vigilia della Beata Vergine non è stata composta dai Servi di Maria né è una preghiera che si trova solo nel nostro Ordine. E stata usata in una forma sostanzialmente uguale da altri Ordini religiosi sorti prima del nostro. Le sue origini possono collocarsi nel contesto della pietà mariana sviluppatasi all’interno degli Ordini religiosi tra l’XI e il XIII secolo, dapprima in Comunità monastiche e poi in quelle dei Mendicanti.

Secondo questa stessa introduzione, la Vigilia è diventata un omaggio a Maria, caratteristico dei Servi.

“Con il volgere dei secoli, la Vigilia de Domina è diventata espressione di preghiera propria dei Servi di Maria, nostro caratteristico ossequio alla Vergine: tale infatti riteniamo la Vigilia per l’epoca remota in cui fu adottata; per l’amore con cui è stata conservata e trasmessa; per i significati che le sono stati attribuiti – preghiera di ringraziamento per l’approvazione dell’Ordine, tessera distintiva della nostra pietà mariana -; per l’alta stima che le hanno professato scrittori nostri, asceti, frati di ogni tempo; perché il nostro è l’unico degli Ordini Mendicanti che costantemente la ricordi e la proponga alla pietà dei frati nei successivi testi costituzionali, fino all’attuale”.

Il Servo di Maria Secolare, pertanto, può ricavare un grande profitto dalla recitazione quotidiana, o almeno settimanale, della Vigilia di Nostra Signora.

c. La Corona dell’Addolorata. La Commissione Liturgica Internazionale ha pubblicato recentemente un libretto sulla Corona dell’Addolorata, dove rileva: “Le origini della Corona dell’Addolorata non si conoscono bene. Sembra che coincidono con lo sviluppo della devozione alla Madre Addolorata all’inizio del secolo XVII”.
In questa pubblicazione la Commissione Liturgica conserva la forma tradizionale della Corona: un Padre Nostro e sette Ave Maria per ciascuno dei sette dolori di Maria. Ma propone anche altri tre schemi celebrativi. Pur mantenendo la struttura base del rosario, essi introducono piccole modifiche che danno varietà alla preghiera della Corona e, quindi, permettono di riflettere su altri aspetti dei dolori di Maria. E un’esperienza arricchente pregare la Corona usando varie forme.

Nel 1997 la stessa Commissione ha pubblicato il libretto della Via Matris Dolorosa.

2. Alcune feste devono essere celebrate come feste di famiglia. Questo significa che devono essere celebrate “sia nella Liturgia che in altri modi fraterni” (cfr. Cost. art. 27). La celebrazione, cioè, deve includere ma non restringersi alla Messa e alla Liturgia delle Ore. Gli “altri modi fraterni” possono comprendere un pasto in comune, un rinfresco, un momento di allegria.

L’articolo 29 elenca le seguenti tipi di feste.

a. Le principali feste dell’Ordine. Poiché le feste della Madonna e quelle dei Servi santi sono elencate separatamente, considereremo qui soltanto quelle feste che non si trovano in nessuna di queste categorie. Ci sono, per esempio, la festa di Sant’Agostino, legislatore dell’Ordine (28 agosto), la dedicazione della Basilica di Monte Senario (22 settembre), festa di tutti i santi e le sante dell’Ordine (16 novembre), e la memoria di tutti i defunti frati, suore, genitori, parenti e amici dell’Ordine (17 novembre).

b. Feste della Madonna: le principali feste di 5. Maria includono l’Immacolata Concezione, la Natività della Vergine, l’Annunciazione, la Purificazione, l’Addolorata e l’Assunzione.

c. Feste mariane locali sarebbero la festa patronale della parrocchia locale, della diocesi o della nazione, per esempio la festa della Beata Vergine della Ghiara a Reggio Emilia o la festa di Nostra Signora di Guadalupe in Messico.

d. Uno speciale ricordo ricevono le celebrazioni in onore dell’ Addolorata: la solennità dell’Addolorata (15 settembre) e la festa di Nostra Signora S. Maria presso la Croce (il quinto venerdì di Quaresima).

e. Infine, le feste dei santi e beati dell’Ordine. Per una breve riflessione su ciascuna di queste feste si possono leggere le note introduttive nella Liturgia propria dell’Ordine.

ARTICOLO 30

L’ articolo 30 è una esortazione per pregare per i membri defunti dell’ Ordine Secolare.

Art. 30. Il Servo di Maria Secolare ricorderà frequentemente i fratelli e le sorelle defunti e per essi implorerà la misericordia del Signore. Nel giorno della morte e della sepoltura di un fratello o di una sorella parteciperà al cordoglio dei familiari ed offrirà la propria preghiera di suffragio.

La prima parte di questo articolo si esprime soltanto in termini generali. Non specifica la frequenza con cui la preghiera deve essere fatta, quali siano le preghiere da recitare, se è diretta all’individuo o alla Fraternità, o se l’oggetto della preghiera siano prima di tutto i membri della propria Fraternità o dello stesso Paese, o per i defunti dell’ Ordine Secolare nel mondo.

E un articolo che i membri dell’Ordine Secolare dovranno specificare più dettagliatamente nei loro Statuti particolari.

Come impegno minimo si può tuttavia dire fin d’ora che i membri defunti della Fraternità locale e quelli delle Fraternità sparse nel mondo devono essere ricordati nella preghiera ad ogni incontro della Fraternità. Quelli che partecipano ogni giorno alla Messa, li ricorderanno o nella preghiera universale o nel “memento” dei defunti nel corso della preghiera eucaristica. Quelli che celebrano la Liturgia delle Ore devono ricordarli nell’invocazione per i defunti alla fine delle intercessioni vespertine.

La seconda parte di questo articolo considera una circostanza non ordinaria: la morte di un membro della locale Fraternità Secolare. In questo caso tutti i membri saranno vicini al dolore dei familiari del defunto e offriranno preghiere appropriate in conformità agli usi locali.

ARTICOLO 31

L’ultimo articolo di questo capitolo sulla preghiera richiama la necessità di periodi più prolungati di preghiera.

Art. 31. Sarà cura della Fraternità Secolare programmare giorni e periodi di raccoglimento, ai quali ogni membro si impegnerà a partecipare.

La crescita della vita spirituale richiede non solo un ritmo quotidiano di preghiera che scandisca il nostro usuale lavoro, la scuola o la routine familiare. C’è anche bisogno di periodi che rompano la routine del tempo e dello spazio, così che per brevi e più intensi periodi possiamo riflettere con calma e tranquillità sul nostro cammino verso Dio. La Regola, perciò, stabilisce saggiamente che è un dovere (non semplicemente un’esortazione) della Fraternità Secolare organizzare giorni di raccoglimento, ritiri di fine settimana e altre opportunità spirituali per diventare più coscienti non solo di Dio nella nostra vita ma anche degli altri. Ordinariamente questi momenti avvengano fuori dall’usuale luogo di incontro della Fraternità. Il Consiglio o una commissione speciale potranno designare il giorno o i giorni meglio rispondenti alle necessità della Fraternità. L’articolo lascia ampio spazio a riguardo del tempo, del luogo, della frequenza e del contenuto.

Come la Fraternità nel suo insieme ha il dovere di organizzare questi ritiri, così ogni membro, deve “impegnarsi a partecipare”. La partecipazione deve considerarsi non come un obbligo da adempiere, bensì come una opportunità per trovare quel mutuo sostegno, di cui si parla all’articolo 10, nella tensione di ciascuno verso la santità.

Due aspetti della preghiera non menzionati in questo capitolo

Per completare questa esposizione sulla preghiera, è necessario considerare due aspetti che non sono contenuti in questi articoli.

1. In primo luogo, ci sono forme di preghiera che non vengono ricordate. Si incoraggiano alcuni tipi di preghiera: la preghiera personale, comunitaria e liturgica, le preghiere devozionali alla Madonna, e le preghiere per i membri defunti OSSM. Questo capitolo non intende dire che solo queste forme di preghiera vadano usate. Tra le forme non menzionate ci sono la preghiera carismatica, la meditazione, la preghiera profonda, per citarne alcune. Le forme di preghiera menzionate sono le più comuni e senza dubbio le più importanti, come la preghiera Liturgica. Ognuno deve cercare quella forma o quelle forme di preghiera di cui ha bisogno nel momento presente, ed esaminare o tentare altre forme, non indicate esplicitamente. Occorre ricordare l’affermazione iniziale di questo capitolo: la preghiera è un dovere essenziale per ogni cristiano. Il nostro modo di pregare, tuttavia, deve essere adattato alle esigenze di ciascuna persona.

2. In secondo luogo, questo capitolo non obbliga i membri a pregare in una forma particolare. C’è qui una differenza rispetto alle precedenti edizioni della Regola. Nella prima edizione (1424), ogni membro era obbligato a recitare tutto l’Ufficio Divino, o, se non erano in grado di leggere, un certo numero di Ave Maria e Padre Nostro per ogni ora dell’Ufficio. La Regola approvata nel 1966 ha prescritto come obbligo una delle seguenti preghiere: l’Ufficio della B. Vergine Maria, l’Ufficio Divino abbreviato, la Vigilia, la Corona dell’Addolorata, dodici Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, o l’Ave Maria prima e dopo il lavoro e prima e dopo i pasti.

Poiché nessuna forma particolare di preghiera è obbligatoria per tutti, ciò significa che ogni membro dell’OSSM deve cercare un ritmo di preghiera che corrisponda alle sue attuali necessità e possibilità. Sarebbe bene anche trascriversi questo ritmo di preghiera in modo da servirsene come verifica. Dico “ritmo” perché nella nostra vita di preghiera dobbiamo avere uno schema quotidiano, settimanale, mensile e annuale; oppure possiamo seguire il ritmo dell’anno liturgico: un ritmo per l’Avvento e la Quaresima, per Natale e Pasqua, e per il tempo ordinario. Abbiamo ora l’opportunità di scegliere quelle forme che ci sono più utili. Gli incontri mensili possono anche servire come verifica per vedere se viviamo in conformità ai programmi che noi stessi ci siamo dati. Ci sono molte possibilità ed ogni Fraternità dell’Ordine Secolare deve cercare quella che è migliore per se stessa.

CAPITOLO QUARTO

PENITENZA E CONVERSIONE

Dopo aver trattato l’aspetto comunitario della vita dei membri della Fraternità Secolare (capitolo 2) e la preghiera (capitolo 3), la Regola passa ora a considerare brevemente la dimensione penitenziale nella vita del Servo Secolare. Nell’edizione preconciliare della Regola questo capitolo era intitolato “Digiuno, Penitenza e Mortificazione”. Nella Regola attuale la penitenza è vista in rapporto alla conversione. Sotto questo punto il capitolo si basa sul capitolo 10 delle Costituzioni dei frati, anch’esso intitolato “Penitenza e Conversione”.

ARTICOLO 32

L’articolo 32 pone in rapporto reciproco i tre concetti di penitenza, conversione e comandamento della carità.

Art. 32. Per il Servo di Maria Secolare, impegnato a portare alla perfezione il comandamento della carità, la penitenza costituisce un valore evangelico e un mezzo sicuro di conversione.

Secondo questo articolo, la meta finale del Servo Secolare è portare alla perfezione il comandamento della carità. Questo era già stato affermato nell’ articolo 9: accettando la loro vocazione i Servi di Maria si impegnano nel portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore. Nell’ articolo 22 la preghiera è presentata come fonte di uno speciale impegno nel portare alla perfezione il comandamento dell’amore.

Ora nell’articolo 32 altre due dimensioni della nostra vita intervengono, insieme alla preghiera, per aiutare il Servo Secolare a raggiungere questo obiettivo: la penitenza e la conversione. La penitenza (forse nel senso di pentimento) è vista come guida alla conversione. Il rapporto tra queste due azioni è talora ambiguo. Conversione, nel suo significato più comune come si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1432), è opera della grazia di Dio che fa ritornare i nostri cuori a lui. La penitenza è una azione volontaria e normalmente difficile, che assumiamo come espiazione per il peccato o per dirigere i nostri passi a Dio e per allontanarci da tutto ciò che potrebbe distrarci da lui.

Quale viene prima, la penitenza o la conversione? Il Servo Secolare, come si dice nell’articolo 32, ha già esperimentato la prima conversione che culmina nel battesimo. Pertanto questo articolo focalizza soltanto la conversione permanente: ogni giorno siamo chiamati alla conversione. Si potrebbe vedere qui l’esperienza di tanti cristiani durante la Quaresima e la Pasqua: nel periodo quaresimale compiamo atti di penitenza con cui ci rendiamo più coscienti dell’assenza di Dio nella nostra vita, e quindi torniamo a Dio con maggiore fervore nel cammino verso la Pasqua. Il rinnovamento delle nostre promesse battesimali nella veglia pasquale significa una conversione più profonda a Dio. Le azioni penitenziali, perciò, portano verso la conversione della Pasqua.

Ma c’è ancora un altro modo di vedere il rapporto tra penitenza e conversione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1434), vede negli atti di penitenza un’espressione di conversione. Il Catechismo enuncia le tre forme più comuni di penitenza come si trovano nella Scrittura e nei Padri: digiuno, preghiera e carità. Queste tre forme esprimono la nostra conversione in rapporto a noi, a Dio e agli altri.

Possiamo comunque essere senz’altro d’accordo con l’articolo 32: sia gli atti di penitenza che guidano e derivano dal nostro continuo ritorno a Dio, sia la stessa conversione ci aiuteranno a portare il comandamento dell’amore a perfezione nella nostra vita.

ARTICOLO 33

Mentre l’articolo 32 enuncia l’importanza della penitenza e della conversione nella vita del Servo Secolare, l’articolo 33 identifica il tipo di penitenza che il Servo Secolare deve assumere.

Art. 33. Secondo l’esempio dei nostri Primi Padri e la tradizione dell’ Ordine, la penitenza, per il Servo di Maria Secolare, consiste principalmente nella carità intesa come accettazione reciproca e servizio vicendevole.

La prima penitenza, che il Servo Secolare deve praticare, è l’accettazione reciproca e il servizio vicendevole. Sebbene questo articolo sembri indicare che l’accettazione e il servizio sono rivolti ad altri membri della Famiglia dei Servi, certamente esso intende estendere tale atteggiamento a tutti.

Questa penitenza è particolarmente difficile perché la sua messa in pratica non cade sotto il nostro controllo. Non abbiamo possibilità di controllo sulla personalità della gente con cui veniamo a contatto; non possiamo dire quando situazioni difficili nella loro vita creeranno o accentueranno tensioni che dobbiamo “accettare”; non possiamo accogliere gli altri secondo la nostra convenienza e non secondo il loro bisogno. Non abbiamo un controllo. Se penitenza significa servire le necessità degli altri, non possiamo controllare quali saranno queste necessità o quando ci verrà chiesto di servirli.

Per questa ragione la penitenza così intesa è una caratteristica peculiare del cristiano in genere e del Servo Secolare in particolare.

Sebbene si affermi che essa si basa sull’esempio dei Sette Santi Fondatori e sulla tradizione dell’ Ordine, non conosco studi che dimostrino tale interpretazione della penitenza come facente parte dell’autentica tradizione dell’ Ordine.

ARTICOLO 34

Il principio generale, in forza del quale la penitenza consiste principalmente nell’ accettazione e nel servizio reciproco, viene ulteriormente specificato nell’ articolo 34.

Art. 34. Convinto che la sequela di Cristo richiede orientamento costante alla volontà di Dio, il Servo di Maria Secolare sarà attento ad accogliere, quale segno di grazia e richiamo alla conversione, le molteplici occasioni di vivere la penitenza che la vita presenta ogni giorno. Celebrerà con frequenza il sacramento della riconciliazione. Praticherà le opere di misericordia, la temperanza particolarmente durante i tempi liturgici di Avvento e di Quaresima.

La prima parte di questo articolo applica la pratica della penitenza, presentata dall’articolo 33, al principio enunciato dall’articolo 32: le sfide e le difficoltà che troviamo nella vita quotidiana sono, infatti, opportunità per veri atti di penitenza. Questi atti di penitenza sono grazie (cioè, doni provenienti da Dio, perché a lui ci conducono) e appelli alla conversione (cioè, una chiamata a lasciare da parte quelle cose che ci distraggono da Dio e dal tornare a lui).

Si potrebbe aggiungere che volgendoci più decisamente a Dio, possiamo accettare maggiormente gli altri ed essere pronti ad aiutarli nelle loro necessità. La conversione allora ci riporta anche alla penitenza. In un certo modo, perciò, la penitenza è un mezzo di conversione (come afferma la Regola), ma la conversione può anche essere vissuta come guida alla penitenza.

Questo articolo elenca poi tre applicazioni più specifiche riguardo alla penitenza.

1. I Servi Secolari devono celebrare con frequenza il sacramento della riconciliazione. Può essere particolarmente utile sottolinearlo oggi, quando il sacramento della riconciliazione non è praticato così frequentemente come in passato. Ma dobbiamo anche subito aggiungere che non viene stabilita alcuna scadenza settimanale, mensile, ecc.

2. Essi faranno anche frequentemente opere di misericordia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto utile a questo punto perché ci offre una migliore comprensione del termine. “Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire il nudo, visitare il malato e il carcerato e nel seppellire i morti. Tra questi il soccorrere i poveri e una delle testimonianze di carità fraterna: e anche un’opera di giustizia per piacere a Dio” (n. 2447).

3. I Servi dell’Ordine Secolare sono esortati a praticare la virtù della temperanza. La parola “virtù” è usata qui in modo generico, come una ferma disposizione a fare il bene, anche se non parliamo spesso della “virtù” della temperanza. Nel nostro caso sembra significare che le pratiche penitenziali (forse qui intese nel senso tradizionale di digiuno e astinenza) vanno attuate entro limiti ragionevoli e che desideri eccessivi o estremi di pratiche penitenziali devono essere moderati.

Infine può essere ricordato che non è del tutto nuova l’idea di considerare penitenza le prove e i problemi che ogni giorno dobbiamo affrontare. E un elemento già presente nell’edizione, della
Regola anteriore al Vaticano II, dove si afferma che i membri dell’ Ordine Secolare “devono essere attenti al fatto che non esiste penitenza più meritevole e gradita a Dio che l’accettare con pazienza le prove della vita quotidiana”. La novità nell’ attuale Regola di Vita è che il digiuno e l’astinenza non vengono prescritte.

L’articolo termina sottolineando che la penitenza, compresa in questo senso, deve praticarsi soprattutto durante l’Avvento e la Quaresima.

CAPITOLO QUINTO

TESTIMONIANZA DI POVERTA

Questo capitolo è composto da due articoli.

Come negli altri capitoli, il primo articolo presenta un principio generale dal quale il secondo articolo ricava norme più specifiche e pratiche. Si può inoltre rilevare come solo la penitenza (capitolo 4) e, nel nostro caso, la povertà siano state stimate così importanti e significative nella spiritualità dell’ Ordine Secolare da meritare una trattazione speciale. Altre virtù ed esercizi di una vita devota sono presupposti, ma non sono l’argomento di un intero capitolo.

ARTICOLO 35

Art. 35. Il Servo di Maria Secolare vuole vivere la beatitudine evangelica: “beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli “, seguendo l’esempio di Maria, serva umile e povera del Signore.

L’affermazione sottolinea che la chiamata del Servo di Maria Secolare, come di qualsiasi altro Servo di Maria, obbedisce a una norma comune a tutti i seguaci di Cristo. E stata annunciata da Gesù nel Discorso della Montagna (Mt 5, 3). Il significato di “poveri in spirito” è stato interpretato in vari modi da quelli che hanno studiato la Scrittura e anche da quelli che hanno meditato le parole di Gesù. Ma i Servi Secolari, nell’applicazione della prima beatitudine alla loro vita, dispongono di un aiuto particolare in quanto tale beatitudine è interpretata alla luce del modo con cui l’ha vissuta santa Maria, una povera e umile serva del Signore. L’ articolo 47 permette un ulteriore approfondimento nella conoscenza della prospettiva in cui la Regola vede la vita di Maria:
ella ha condiviso una vita che è comune a tutti, piena di preoccupazioni familiari e di duro lavoro. In riferimento alla povertà, il rapporto che il Servo Secolare ha con i beni materiali, sarà caratterizzato, prima di tutto, da un modo di vivere che non si distingue – in riferimento ai beni materiali – da quello della gente tra la quale vive, e poi da un duro lavoro. Tale concezione della povertà, seguendo l’esempio di Maria, non è vissuta come fine a se stessa, ma come un mezzo per servire il Signore.

ARTICOLO 36

Il secondo e ultimo articolo di questo capitolo ci dà indicazioni più specifiche sia sulle attuazioni pratiche della povertà nella vita del Servo Secolare, sia sul modo in cui egli ne dà “testimonianza”.

Art. 36. Con l’impegno e la serietà nel lavoro, la semplicità e l’austerità della vita, la sensibilità alle necessità degli altri, il servizio ai più bisognosi, i Servi di Maria Secolari intendono testimoniare il loro amore a Cristo povero sia come singoli sia come Fraternità, ed annunciare all’uomo di oggi, tentato dalla bramosia del denaro, del potere, del piacere, che Dio è l’unico bene necessario, l’Unico che può saziare il cuore dell’uomo.

L’articolo elenca quattro modi di esercitare la povertà: lavoro, semplicità, austerità, e sensibilità alle necessità degli altri. Queste modalità non vanno prese come una lista completa di tutto ciò che un Servo di Maria Secolare deve operare per dare “testimonianza di povertà”. Viene inoltre evidenziato il tipo d’azioni pratiche che produrranno una “testimonianza di povertà”. Il lavoro coscienzioso, che noi svolgiamo, ci mette in mezzo alla gente comune che lavora per vivere. Esso crea un legame con la gente. Semplicità e austerità mostrano agli altri che non abbiamo bisogno di tante cose materiali per godere appieno della vita, e vanno considerate in relazione all’ultimo esempio dato: la sensibilità alle necessità degli altri. La semplicità di vita non deve essere cercata per se stessa; essa invece ci rende coscienti dei bisogni degli altri e suscita il desiderio di condividere i nostri beni materiali. Quelli che si preoccupano troppo del loro stile di vita non hanno né la disponibilità né il tempo di essere disturbati dagli altri e meno ancora di condividere con loro i beni che hanno accumulato.

La “testimonianza di povertà” viene spiegata allora come un mezzo per dimostrare a chi è tentato dalla ricchezza, dal potere e dal piacere, che solo Dio è necessario. I Servi dell’Ordine Secolare, perciò, devono, per un duplice motivo, vigilare attentamente sulla loro vita: prima, per vedere come respingere la tentazione della ricchezza, del potere e del piacere nella loro vita, e poi per chiedersi se la loro vita mostra chiaramente agli altri che Dio costituisce il centro dei loro desideri.

CAPITOLO SESTO

APOSTOLATO

I capitoli precedenti guidano i Servi Secolari nella loro vita personale e nei loro rapporti reciproci. Ma nessuna vocazione autenticamente cristiana si ferma o si esaurisce all’interno di se stessa; è necessario spingere lo sguardo anche verso gli altri. Prima di esaminare gli articoli di questo capitolo, sono utili alcune considerazioni per vedere come i consigli riguardanti i Servi Secolari derivano dall’insegnamento comune della Chiesa. Le raccomandazioni più specifiche per i Servi Secolari provengono dagli insegnamenti della Chiesa contenuti nel Concilio Vaticano II e in alcuni documenti pontifici posteriori a questa data.

Prima di tutto è bene chiarire due termini che possono essere intercambiabili: apostolato e missione. Entrambi significano “mandare fuori”. “Apostolato” deriva dal greco e “missione” dal latino. La stessa cosa avviene per i termini indicanti la persona inviata: apostolo (dal greco) e missionario (dal latino) hanno lo stesso significato. Tuttavia, nella pratica, noi tendiamo a preferire il termine “apostolato” per indicare l’essere inviato negli immediati dintorni, e “missione” per indicare l’invio in luoghi distanti, specialmente in un paese estero.

Il Concilio Vaticano II offre il contesto nel quale situare gli articoli di questo sesto capitolo. Nel documento sulla Chiesa (Lumen Gentium, 31 e 33) il Concilio dice così.

“L’ indole secolare è propria e peculiare dei laici… Per loro vocazione è proprio dei laici , cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli i doveri e affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo, a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita, e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e crescano e siano di lode al Creatore e Redentore (n. 31).

L’apostolato dei laici è quindi partecipazione alla stessa missione salvifica della Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione… Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo…. Oltre a questa forma di apostolato, che spetta a tutti i fedeli indistintamente, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia (n. 33)”.

Nel periodo anteriore al Vaticano II, l’Azione Cattolica, come era normalmente chiamato l’apostolato dei laici, veniva definita quale partecipazione dei laici all’apostolato della Gerarchia. Cioè, il vero apostolato era quello della struttura gerarchica della Chiesa (vescovi e sacerdoti) e il laicato era soltanto collaboratore del loro apostolato. Ma il Vaticano II ha messo in chiaro che tutti i membri battezzati della Chiesa sono chiamati a “contribuire con tutte le loro forze all’incremento della chiesa e alla sua ininterrotta santificazione” (n. 33). Il ruolo specifico del laico, tuttavia, consiste nel rendere la Chiesa presente in tutti i posti dove solo loro hanno accesso. Secondariamente i laici possono anche essere chiamati a collaborare con l’apostolato della Gerarchia. Così i chierici (vescovi, sacerdoti, diaconi) e i laici hanno il loro apostolato specifico conformemente alla natura propria dello stato clericale o laicale. Ma questo non esclude l’aiuto scambievole che ciascuno può e deve dare all’altro.

In pratica questo significa che il ruolo proprio dell’Ordine Secolare, precisamente in quanto secolare, è nel mondo: nella famiglia, nel mondo degli affari, nei campi della tecnica, in problemi di ecologia, scienza, educazione e via di seguito. Solo secondariamente l’Ordine Secolare in quanto tale può essere coinvolto direttamente nel promuovere le dimensioni più “religiose” della parrocchia, della diocesi o della Famiglia religiosa.

Gruppi dell’Ordine Secolare potrebbero studiare insieme con profitto il capitolo IV sui Laici nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa (Lumen Gentium); il Decreto sull’Apostolato dei Laici (Apostolicam Actuositatem). La Regola di Vita suggerisce altre fonti che possono essere utilmente lette e discusse: il Catechismo della Chiesa Cattolica, 1994, specialmente i numeri 863-864, e 898-903; l’Esortazione Apostolica sulla Famiglia (Familiaris Consortio) di Giovanni Paolo II, 1981; Lettera alle famiglie di Giovanni Paolo II, 1994; Lettera del Papa ai Bambini nell’anno della Famiglia, 1994; e la Carta dei Diritti della Famiglia, 1983; l’Esortazione Apostolica Christifideles Laici, 1989; l’enciclica Dives in misericordia, 1980.

ARTICOLO 37

Nel corso dell’analisi dei sette articoli del capitolo 6, vedremo che molto è stato preso direttamente dai documenti recenti del Vaticano II e dagli scritti di Giovanni Paolo II.

Art. 37. Fedeli alla loro vocazione di servizio i Servi di Maria Secolari desiderano irradiare nel mondo l’amore di Cristo e offrire agli uomini una testimonianza di vita e di dedizione ai fratelli, sull’esempio di Maria.

Il fondamento di questo articolo è la “vocazione di servizio”. Questo è l’unico esempio, nella Regola di Vita, in cui il termine “vocazione” e usato in questo senso. Negli articoli 8 e 9 la vocazione del Servo Secolare è una più generica chiamata al tipo di vita proprio dell’ Ordine Secolare. Ma abbiamo visto, mentre parlavamo di questi articoli, che la parola “vocazione” viene usata anche in sensi più specifici, come ad esempio la vocazione di un insegnante. La vocazione di servizio sgorga non solo dalla generale vocazione battesimale, ma per un Servo, dedicato al servizio di Maria, nasce anche dal “servizio” che acquista un’importanza particolare. Che il nostro “servizio” sia parte della vocazione come Servo significa che, come qualsiasi altra vocazione, è parte di quello che noi siamo, non qualcosa che può essere accettato o rifiutato a nostro piacimento. Nell’articolo 33 abbiamo visto che la penitenza è intesa come accettazione e servizio reciproco. Questo servizio è parte della nostra vocazione e pertanto non può essere negata agli altri senza smentire parte di quello che diciamo di essere.

La vocazione di servizio si attua diffondendo l’amore di Cristo nel mondo intorno a noi. Non c’è bisogno di cercare terre lontane e circostanze uniche per irradiare l’amore di Cristo. Il vicino della porta accanto che si trova in necessità, il malato in strada, le persone sole della Fraternità, sono tutte opportunità quotidiane per diffondere l’amore di Cristo. Esistono anche momenti di crisi nella vita delle persone, in cui hanno c’è bisogno che l’amore di Cristo sia reale e presente attraverso l’amore di uno dei suoi seguaci. L’amore di Cristo in noi, se è reale, è sempre attivo, mai passivo. In secondo luogo, la vocazione di servizio stimolerà il Servo Secolare ad essere testimone del dono di sé agli altri. È più facile predicare il dono di sé che attuarlo. Ma è soltanto dimostrandolo nella nostra vita quotidiana che portiamo a compimento la nostra vocazione di servizio. Questo articolo ricorda specificatamente l’esempio di Maria. Maria ha chiamato se stessa “serva del Signore”, e ha dimostrato che cosa questo significasse nella sua vita, quando ha accettato la missione singolare offertale dall’ angelo; come serva degli altri, piuttosto che parlarne di questo, lo ha dimostrato nell’ affrettarsi a visitare la sua parente Elisabetta in attesa di un figlio e nell’interessarsi della coppia di sposi di Cana che non avevano vino.

ARTICOLO 38

Questo articolo si concentra su una forma particolare di apostolato: la famiglia.

Art. 38. Coscienti che la famiglia è il fondamento della società civile, i Servi di Maria Secolari privilegeranno l’apostolato e la testimonianza della famiglia cristiana. All’interno della comunità familiare, “chiesa domestica”, il mutuo amore e il rispetto dei genitori assieme alla cura e all’educazione dei figli riceveranno particolare cura da parte della Fraternità nella preghiera e nell’impegno.

Il primo tipo specifico di apostolato menzionato nella Regola è quello della famiglia. La ragione di questa scelta è affermata con parole semplici: la famiglia è la cellula fondamentale della società, o come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, la famiglia è la cellula originaria della vita sociale (n. 2207). L’esatta differenza tra società civile e laica, come si esprime l’articolo, non è tanto chiara, ma il senso generale è sicuramente quello di sottolineare la qualità “laica” della vita familiare. Si ricorda anche che la famiglia costituisce la chiesa domestica, la più piccola unità della Chiesa. A motivo della fondamentale importanza della famiglia come unità basilare della società civile e religiosa insieme, possiamo capire perché tanto rilievo sia stato dato alla famiglia negli ultimi anni, e perché anche la Regola di Vita la menzioni come il primo apostolato.

Nei documenti recenti della Chiesa che trattano di famiglia o di matrimonio, ci sono sempre due aspetti strettamente collegati: il mutuo amore tra marito e moglie, e la procreazione e l’educazione dei figli. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: la famiglia “è la società naturale dove marito e moglie sono chiamati a donarsi mutuamente nell’ amore e nel dono della vita” (n. 2207). L’articolo 38 richiama questi due aspetti complementari della famiglia: scambievole amore e rispetto dei genitori, e la cura e l’educazione cristiana dei figli.

L’articolo non offre specifiche indicazioni circa il tipo di apostolato familiare che i membri dell’Ordine Secolare dovrebbero promuovere. Il decreto conciliare sull’ apostolato dei laici, tuttavia, offre alcuni suggerimenti concreti sul tipo di azione che può essere incluso sotto il titolo generico di apostolato familiare.

“Fra le svariate opere dell’apostolato familiare, ci sia concesso enumerare le seguenti: adottare come figli i bambini abbandonati, accogliere con benevolenza i forestieri, dare il proprio contributo nella direzione delle scuole, assistere gli adolescenti con il consiglio e con mezzi economici, aiutare i fidanzati affinché si preparino meglio al matrimonio, collaborare alla catechesi, sostenere i coniugi e le famiglie materialmente e moralmente in pericolo, provvedere ai vecchi non solo il necessario ma anche renderli partecipi equamente dei frutti del progresso economico” (n. 11).

In questo modo il Vaticano II chiarifica i tipi di interventi più urgentemente necessari al momento presente. Dà un ampio raggio di possibilità e queste ne possono ispirare altre basate su attuali necessità locali. Noterete anche che questi sono perlopiù lavori “laici”, non “religiosi”, legati a una chiesa locale o a una parrocchia locale. Alcuni di essi, però, possono essere sostenuti anche dalla parrocchia o dalla diocesi, come per esempio la preparazione di coppie di fidanzati al matrimonio.

La frase conclusiva del numero 11 dello stesso decreto dovrebbe suscitare in tutti i Servi dell’Ordine Secolare una riflessione attenta: “affinché possano raggiungere più facilmente la finalità del loro apostolato, può essere opportuno che le famiglie si uniscano in qualche associazione”. Per raggiungere dunque alcuni di questi obiettivi, l’identità di gruppo e l’appoggio trovato all’interno dell’ Ordine Secolare dovrebbero essere un aiuto più grande di quello che i membri potrebbero trovare se lavorassero da soli.

Di fronte alle urgenti necessità elencate dal Vaticano II, questo articolo si chiude, mi sembra, in forma piuttosto riduttiva, non andando oltre l’affermazione che l’apostolato familiare dovrebbe limitarsi alla preghiera e all’incoraggiamento. La speranza è, al contrario, che la preghiera e l’incoraggiamento abbiano come risultato positivi programmi e attività.

ARTICOLO 39

Se l’articolo 38 ha spinto i Servi dell’Ordine Secolare a considerare attentamente un particolare tipo di apostolato, l’articolo 39 colloca questo e tutti gli altri tipi di apostolato in un contesto più ampio.

Art. 39. Inseriti nella Chiesa e nel mondo, i Servi di Maria Secolari ne condividono le ansie e le aspirazioni e, spinti dall’amore di Dio, si impegnano a collaborare alla costruzione di un mondo nuovo alla luce dei valori evangelici.

Notiamo per prima cosa che non si tratta di una questione relativa ai Servi dell’Ordine Secolare come tali, ma come membri della Chiesa e del mondo. Vale a dire, questo articolo non è specifico dei Servi Secolari ma è ugualmente applicabile a tutti i “membri della Chiesa e del mondo”. “Mondo” è frequentemente usato nella Scrittura per indicare quella parte della creazione che è in contrasto con Dio, in opposizione a Dio. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni (17, 14) Gesù dice: “io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo”. Ma “mondo” è anche usato per indicare l’intera creazione, l’universo, e tutta la creazione di Dio è buona. In questo articolo “mondo” tende a questo secondo significato.

Il motivo che spinge ad agire non è un ideale altruistico o la pietà verso la sofferenza di tanta parte dell’umanità: la motivazione più profonda, che sta alla base dell’azione apostolica del Servo di Maria, è l’amore di Dio che agisce dentro di lui o di lei.

Il lavoro di costruzione di un mondo nuovo non è responsabilità dei soli Servi Secolari, ma essi cooperano con altri in questo grande compito. Il tipo di mondo nuovo viene dunque specificato:
è un mondo costruito alla luce dei valori evangelici. Questo comporta che i Servi Secolari non solo abbiano studiato il Vangelo in modo da essere capaci di ricavare dalla parola scritta i valori che la rendono viva, ma che essi abbiano reso questi valori parte della propria vita. Il lavoro di edificazione di un mondo nuovo non è un esercizio intellettuale ma si sviluppa dall’esperienza quotidianamente vissuta da ciascun Servo.

Il “mondo nuovo” che vogliamo costruire attorno a noi si riflette nelle parole di San Paolo: con il battesimo noi siamo una nuova creazione e perciò è già emerso il mondo nuovo. “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove”. Lo stesso pensiero è espresso nel motto di papa san Pio X: “rinnovare tutte le cose in Cristo”. E’ anche parte della visione del libro dell’Apocalisse, nel quale l’autore ha visto “un nuovo cielo e una nuova terra. Il cielo di prima e la terra di prima sono passati … E colui che sedeva sul trono disse: ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,1.5). Il nostro lavoro nella costruzione di un mondo nuovo è perciò quello che comincia dentro di noi ma che avrà la sua pienezza soltanto alla fine dei tempi. Noi siamo parte di questo grande lavoro.

ARTICOLO 40

I Servi dell’Ordine Secolare devono vedere la loro attività davvero come parte di questo grande progetto di cui parla l’articolo 39. Ma è la vita quotidiana, caratterizzata per lo più da routine e da azioni ordinarie, quella che in realtà trasforma il mondo in una nuova creazione in Cristo. L’articolo 40 considera queste azioni quotidiane.

Art. 40. Costantemente i Servi di Maria Secolari vogliono vivere secondo lo Spirito: nella preghiera, nelle iniziative apostoliche, nella vita coniugale e familiare, nel lavoro quotidiano, nel tempo libero. Tutti questi momenti siano trasformati in sacrificio spirituale gradito a Dio per Cristo Gesù.

Questo articolo è praticamente una citazione tratta dal Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, n. 34), citazione ripresa da papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Christifideles Laici (n. 14). A loro volta questi testi si sono ispirati alla Prima Lettera di Pietro (2, 5): “anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo”.

Sia il documento conciliare che l’enciclica collocano questa riflessione nel contesto della partecipazione dei laici “alla missione sacerdotale per la quale Gesù ha offerto se stesso sulla croce e continua ad essere offerto nella celebrazione dell’Eucaristia a gloria di Dio e per la salvezza dell’umanità”. Tutte le attività della giornata, perciò, sono viste in unione con l’offerta di Gesù sulla croce e nell’Eucaristia. Tre aspetti chiave della vita sono inclusi particolarmente in questa offerta: quello spirituale, costituito dalla preghiera e dal lavoro apostolico; quello familiare, costituito dalla vita matrimoniale per le coppie sposate e dalla vita familiare per esse e per tutti gli altri; e infine il lavoro di ogni giorno insieme ai necessari momenti di distensione. Anche se ogni azione quotidiana non si adatta esattamente all’una o all’altra di queste categorie, certamente il senso è che, in forza della nostra partecipazione alla missione sacerdotale di Gesù, la nostra intera vita quotidiana, anche le parti che appaiono meno significative, acquista nuovo significato ed importanza perché è offerta come un sacrificio spirituale a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Nessuna azione, per quanto insignificante, è senza valore se offerta a Dio.

ARTICOLO 41

L’ articolo precedente ha considerato le attività personali quotidiane dei Servi dell’Ordine Secolare. L’articolo 41 ci introduce nella relazione tra queste attività personali e la Chiesa locale.

Art. 41. 1 Servi di Maria Secolari, parte viva di una Fraternità, collaboreranno agli impegni apostolici assunti assieme come risposta alle necessità dell’ambiente e della Chiesa locale. Secondo le proprie possibilità e capacità, si sforzeranno di prendere parte attiva a particolari impegni di servizio pastorale della comunità religiosa o della parrocchia.

Come l’articolo precedente, l’articolo 41 è ricavato da dichiarazioni ufficiali della Chiesa: l’insegnamento del Concilio Vaticano II (Decreto sull’apostolato dei Laici, Apostolicam Actuositatem, n. 10) che a sua volta è stato citato da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Christifideles Laici (n. 33). Sono state aggiunte però tre speciali sfumature che meritano attenzione.

In primo luogo, il tipo di lavoro apostolico qui menzionato è quello assunto dal Gruppo, non riguarda invece le iniziative individuali di ciascun membro. Questa è l’unica menzione di attività di gruppo, e la Regola di Vita né la raccomanda né la presenta come un grado più alto dell’azione apostolica individuale. Viene soltanto abilmente suggerito che la Fraternità dell’ Ordine Secolare può discutere se vuole o no impegnarsi in un’azione apostolica come Fraternità. In tal caso ogni membro darà il suo contributo nel realizzare questa decisione con lealtà e prontezza.

Una seconda sfumatura è stata aggiunta alle citazioni del Concilio e dell’Enciclica. La Regola di Vita parla della risposta del Gruppo alle necessità dell’ambiente e della Chiesa locale. Il contesto della citazione conciliare fa riferimento qui soltanto alla Chiesa locale (quantunque i nn. 9 e 13 dell’Apostolicam Actuositatem parlino di un interesse più ampio dei laici). Così, la Regola di Vita allarga l’orizzonte di attività per includere non soltanto la chiesa in relazione alle attività, ma anche quelle necessità sociali, economiche e culturali di tutta la gente della zona e le istituzioni, centri cittadini e di altro tipo che sono stati costituiti per promuovere queste attività.

La terza sfumatura, infine, è questa: mentre il Concilio fa riferimento ad una collaborazione con impegni apostolici e missionari sostenuti dalla parrocchia locale, la Regola di Vita aggiunge quelle attività sostenute dalla Comunità religiosa locale. In questo modo rende “servitano” il documento conciliare, ricordando ai Servi dell’ Ordine Secolare che la loro collaborazione deve essere rivolta anche alla Comunità servitana locale, se c’è. Il Concilio illustra il tipo di collaborazione che ha in mente, dando alcuni esempi.

“[I laici possono] condurre alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l’insegnamento del catechismo; mettendo a disposizione la loro competenza rendono più efficace la cura delle anime ed anche l’amministrazione dei beni della Chiesa” (Apostolicam Actuositatem, 10).

Il Concilio identifica, così, nell’instaurazione dell’ordine temporale il compito principale dell’apostolato dei laici, affermando: “ai laici tocca assumere l’instaurazione dell’ordine temporale come compito proprio” (Apostolicam Actuositatem, 7). Tuttavia, non limita questo compito all’ ordine temporale, ma invita anche alla collaborazione nelle attività della parrocchia. I Servi Secolari trovano spazio nei compiti religiosi di una parrocchia o della locale Comunità servitana, ma devono sempre tenere presente che il loro impegno primario è quello di rinnovare l’ordine temporale.

ARTICOLO 42

Gli articoli precedenti sull’ apostolato dei laici nella Chiesa, basati come sono sull’insegnamento del Concilio Vaticano II, possono facilmente applicarsi a qualsiasi laico, donna o uomo. L’articolo 42 ora unisce l’apostolato a un interesse e una prospettiva più specificatamente servitana.

Art. 42. Attraverso la devozione alla Vergine Addolorata il Servo di Maria Secolare acquista un singolare interesse per il servizio agli infermi, agli anziani, ai fratelli bisognosi sia dal punto di vista fisico che spirituale e morale. In questo impegno di servizio la figura di Maria ai piedi della Croce sarà la loro immagine conduttrice. Poiché il Figlio dell’uomo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, il Servo di Maria Secolare sarà presente con Maria ai piedi delle infinite croci.

L’articolo 13 aveva già presentato Maria come immagine conduttrice nella vita dei Servi Secolari, rilevando che essi la onorano specialmente come la Vergine dei Dolori. La seconda parte di questo articolo, basata sull’epilogo delle Costituzioni dei frati (art. 319), trasforma l’onore dato a Maria come Addolorata da una semplice memoria delle sofferenze passate del suo Figlio alla sofferenza presente e assai concreta di Gesù nei suoi fratelli e sorelle. Non è sufficiente richiamare il dolore di Maria sul Calvario, se non si vuole essere con lei ai piedi delle infinite croci su cui Gesù è ancora oggi crocifisso. La memoria del dolore di Maria ci porta alla realtà attuale della sofferenza che oggi è sopportata da tanti innocenti. Possiamo pretendere di essere devoti di Maria e trascurare i suoi figli che sono nel dolore?

Per questo l’articolo sottolinea che i Servi dell’Ordine Secolare devono avere un interesse speciale per quelli che si trovano in particolare necessità, sia fisica, che spirituale o morale. Ci sono molti tipi di sofferenza oggi, e questo articolo non vuole limitare l’attenzione e l’azione del Servo Secolare ad un tipo particolare, giacché tutti sono figli di Dio e Gesù soffre in ognuno di loro.

I singoli Servi o forse le Fraternità possono applicare l’articolo alle necessità più pressanti della gente della propria area.

Tocca ancora alla responsabilità dell’individuo o della Fraternità considerare le necessità sociali, economiche e culturali della gente più vicina, e valutare concretamente ciò che è nelle capacità degli individui e della Fraternità di operare. Deve infine essere intrapresa un’azione.
Questo articolo ci ricorda che, fino a quando non concretizziamo un’azione a favore del povero, del malato e di quelli che si trovano in gravi necessità, non possiamo parlare di vera devozione a Maria ai piedi della Croce.

ARTICOLO 43

L’articolo conclusivo sulle attività apostoliche è preso anch’esso direttamente dal decreto del Vaticano II, come citato da Giovanni Paolo II.

Art. 43. L’impegno vocazionale e apostolico e in particolare quello missionario dell’ Ordine troveranno nella Fraternità Secolare appoggio e compartecipazione.

Questo articolo bilancia i pensieri precedenti sull’azione apostolica. Pur insistendo sul fatto che “ai laici tocca assumere l’instaurazione dell’ordine temporale come compito proprio” (Apostolicam Actuositatem, 7), il Concilio non esclude che i laici partecipino anche attivamente alla vita della propria parrocchia o, come in questo caso, alla vita della propria Famiglia religiosa.

I tipi di collaborazione suggeriti sono probabilmente quelli più comuni e dove l’aiuto dei laici può essere significativo: le vocazioni e le missioni. Si riconosce genericamente che una delle motivazioni più determinanti, se non la più determinante per una risposta individuale alla chiamata di Dio, sia l’educazione e la vita in famiglia. Se la vita familiare è promossa come indicato dall’articolo 38, si crea un ambiente nel quale una chiamata di Dio può essere ascoltata e l’individuo avrà la fede e la forza per rispondere in forma affermativa. Si devono incoraggiare anche altri tipi di collaborazione nei programmi vocazionali.

Tutta la Chiesa è missionaria, e così i Servi dell’Ordine Secolare, come individui e come Fraternità, devono sentirsi pienamente coinvolti nella proclamazione del Vangelo in quelle aree (vicine e lontane) dove il messaggio di Gesù non è stato ancora ascoltato o non è stato ascoltato in forma efficace. Questo deve essere anche un incentivo per i membri dell’Ordine Secolare nel venire a maggiore conoscenza delle attività missionarie dei frati e delle varie Congregazioni di suore; sulla vita delle monache in Messico e Mozambico, e sui membri dell’Istituto Secolare.

La rivista Le Missioni dei Servi di Maria può essere un ottimo mezzo per informarsi sulle attività missionarie.
CAPITOLO SETTIMO

FORMAZIONE

La formazione è un processo guidato che favorisce l’apprendimento, l’accettazione, l’assimilazione e l’integrazione nella vita di quei principi, valori, abitudini e azioni che caratterizzano il Servo di Maria Secolare.

Essa “trasforma” l’individuo in un Servo di Maria.

Il capitolo 7 tratta di questo processo solo in termini molto generali. Norme più specifiche si trovano nell’articolo 53 sul periodo di Prova o Noviziato.

ARTICOLO 44

Il primo articolo di questo capitolo dà il contesto generale in cui si colloca il processo di formazione.

Art. 44. La vocazione del Servo di Maria Secolare si alimenta in seno alla Fraternità e nella comunione con la Famiglia dei Servi. Pertanto lo studio dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’Ordine costituirà uno strumento per la loro formazione permanente.

La persona non subisce nel vuoto i cambiamenti dei valori e dello stile di vita richiesti per diventare un Servo di Maria Secolare. Questo processo avviene dentro la Fraternità Secolare, dove l’individuo vede in concreto che cosa sono i Servi Secolari, come è il loro reciproco rapporto, come hanno reso operativi nella propria esistenza i principi generali della Regola di Vita, quali difficoltà ci siano. Detto semplicemente, l’individuo vede un modello verso il quale è attratto e secondo il quale gli piacerebbe cambiare.

Ma l’integrazione della persona nella Fraternità dell’Ordine Secolare avviene anche in comunione con l’intera Famiglia Servitana. L’Ordine Secolare, come un qualsiasi altro componente della Famiglia Servitana, non è fine a sé stesso. Piuttosto, i suoi valori e la sua vita sono nutriti e rafforzati tramite l’interazione con le altre parti della Famiglia Servitana. Pertanto, l’individuo che vuole diventare un Servo di Maria Secolare non può ignorare le altre espressioni della vocazione servitana, ma al contrario deve imparare da esse.

La seconda frase di questo articolo ricorda che il processo di formazione, pur avvenendo soprattutto durante il periodo di Prova o Noviziato, è di fatto un processo che continua per tutta la vita. Questo è vero in qualsiasi settore della vita. Un medico, un avvocato, un tecnico, un meccanico, un insegnante, ecc., non possono restare al livello delle conoscenze e delle tecniche apprese nel primo stadio della loro formazione professionale. Devono aggiornarsi con gli ultimi metodi e tecniche.

Anche i Servi dell’Ordine Secolare devono essere desiderosi di continuare la loro formazione per la vita intera.

Questo articolo presuppone che i Servi Secolari siano interessati a continuare la formazione, e suggerisce che questa possa essere promossa con l’approfondimento della conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’ Ordine. L’intendimento non è quello di offrire una lista esaustiva; la conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’Ordine è piuttosto un punto di partenza. La formazione permanente può e deve includere diverse metodologie e tematiche; ad esempio, corsi, conferenze, lettura privata e studio di argomenti della Regola di Vita ritenuti importanti per la vita del Servo Secolare. Si potrebbe rileggere l’articolo 17 che ci dà una lista utile ditali argomenti; la Regola di Vita stessa, temi di argomento umano, sociale, religioso, e questioni relative alla vita dei Servi.

ARTICOLO 45

L’articolo precedente aveva rilevato che il processo di formazione avviene dentro la Fraternità Secolare e in comunione con la Famiglia Servitana. L’articolo 45 specifica adesso in forma più chiara quale sia il loro ruolo.

Art. 45. La Fraternità Secolare offre ad ogni fratello e ad ogni sorella l’esperienza della comunione di vita e l’aiuto costante. La comunità intera della Famiglia dei Servi offre le ricchezze della Chiesa e dell’Ordine.

Queste sono affermazioni molto generali e sono chiare in se stesse. La Fraternità Secolare offre l’esperienza vissuta e l’aiuto personale di ciascuno a ciascuno, di tutti a tutti. Si riafferma in un contesto diverso la sostanza dell’articolo 10: i membri dell’Ordine Secolare si sostengono a vicenda nella vita matrimoniale, familiare, sociale e nell’impegno attivo nel mondo.

La più grande Famiglia dei Servi dà ai membri dell’Ordine Secolare la ricca tradizione della Chiesa e dell’ Ordine. Le Costituzioni dei frati sono a questo riguardo più esplicite, affermando che il Priore Generale, i Priori Provinciali e i Priori Locali devono incoraggiare frati qualificati e volenterosi a promuovere tra i Gruppi religiosi e laici della Famiglia Servitana “un’adeguata conoscenza della storia e della spiritualità Servitana, e soprattutto, della dottrina sulla Vergine nel mistero di Cristo e della Chiesa” (art. 311).

ARTICOLO 46

L’articolo 45 ha parlato delle responsabilità della Fraternità Secolare e di tutta la Famiglia dei Servi nella formazione permanente di ogni membro dell’Ordine Secolare. L’articolo 46 considera adesso le responsabilità dei membri a questo riguardo.

Art. 46. Il Servo di Maria Secolare è cosciente che lo sviluppo e la maturazione della vocazione richiedono l’impegno personale e la valorizzazione delle proprie ricchezze in rapporto a Dio e agli uomini.

L’esperienza di comunione di vita e di sostegno offerto dalla Fraternità Secolare, e le ricchezze della tradizione della Chiesa e dell’ Ordine offerte dall’ intera Famiglia Servitana ad ogni membro dell’ Ordine Secolare, restano inefficaci fino a che non vengono assunte e utilizzate dal Servo di Maria Secolare. Questo impegno personale da parte del Servo Secolare è indispensabile se si vuole stabilire una relazione vitale.

Per crescere nella fede e giungere alla piena maturità, l’aspetto meramente intellettuale non è sufficiente; è necessaria invece l’applicazione pratica di doni e talenti a onore di Dio e per il miglioramento dell’umanità.

In questi due ultimi articoli vediamo la convergenza dei vari fili che sono stati gli argomenti di tutti gli articoli precedenti: la vocazione offerta da Dio deve essere accettata liberamente dagli individui, che allora a Lui si affidano e dimostrano la serietà e la realtà di questo impegno con la messa a frutto dei doni da Lui ricevuti. Da parte sua, la Famiglia Servitana, in tutti i suoi componenti, circonda l’individuo con la conoscenza, l’esperienza, l’amore e l’aiuto durante il suo cammino.

ARTICOLO 47

L’articolo 47, conclusivo di questa sezione sull’Ordine Secolare e la vita della Fraternità, fa riferimento non soltanto al capitolo sulla formazione ma all’intera sezione. Ancora una volta, Maria è presentata come il modello così che possiamo riconoscere chiaramente la vita di un membro dell’Ordine Secolare.

Art. 47. La Vergine Maria, che mentre viveva sulla terra una vita comune ad ogni uomo, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperava in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore, è il modello di vita di ogni Servo di Maria Secolare.

Sono qui messi in rilievo due aspetti della vita di Maria che il Servo Secolare deve imitare. Il primo è la vita ordinaria che Maria ha vissuto sulla terra, come madre e sposa, con tutte le ansie e le gioie, la fatica e il riposo che essa ha implicato. In questo modo possiamo sentirci vicini a Maria perché anche la nostra vita è fatta di esperienze quotidiane di ordinaria routine. Ma il secondo aspetto è ciò che ha dato vera vita, significato ed ispirazione a questi compiti quotidiani: la stretta unione con suo Figlio. Questo è il modo in cui dobbiamo trovare senso e ispirazione nei nostri compiti di ogni giorno: unione con Gesù, condivisione del suo lavoro per portare a tutti il regno e la pace di Dio. Così chiudiamo questa sezione ripetendo l’affermazione trovata al suo inizio: I Servi Secolari tendono alla santità (unione con Dio per mezzo di Cristo) secondo la spiritualità dell’Ordine (art. 10).

PARTE III

INSERIMENTO NELLA FRATERNITÀ SECOLARE

L’inserimento ufficiale nella Fraternità dell’ Ordine Secolare avviene in tre tappe: l’Ammissione (capitolo 8), la Prova o Noviziato (capitolo 9), e l’impegno definitivo o Promessa (capitolo 10). Anche se queste sono le tappe ufficiali, sarebbe bene conoscere la fruttuosa esperienza di molte Fraternità Secolari che incoraggiano le persone, interessate ad unirsi all’Ordine Secolare, a partecipare ad incontri e ad altre attività della Fraternità, così da formarsi un’idea migliore sulla natura della Fraternità Secolare e la vita dei suoi membri. Dopo un periodo d’osservazione della Fraternità Secolare da parte del candidato e del candidato da parte della Fraternità, può essere presa da ambedue una decisione più matura per quanto riguarda l’Ammissione al periodo di Prova.

Molti degli articoli in questa sezione sono brevi e richiedono appena un piccolo commento.

CAPITOLO OTTAVO

AMMISSIONE

I quattro articoli di questo capitolo si occupano delle caratteristiche del candidato, per la verifica della vocazione all’Ordine Secolare dei Servi di Maria (art. 48), della richiesta formale (art. 49), della maniera con cui l’Ammissione accade (art. 50), del successivo periodo di Prova o Noviziato (art. 51 e anche tutti gli articoli del capitolo 9).

ARTICOLI 48-49-50-51

Art. 48. All’Ordine Secolare possono essere ammessi coloro che manifestano sincera volontà di condividere l’ideale dei Servi di Maria e che s’impegnano a vivere ed esprimere nella loro situazione familiare e sociale i valori umani ed evangelici di vita cristiana, ad onorare e imitare con particolare pietà, secondo lo spirito dell’ Ordine, la Vergine Maria.

Questo paragrafo riassume i concetti espressi altrove (cfr. artt. 5 e 6). Le caratteristiche di un possibile candidato sono costituite dal desiderio di condividere gli ideali dell’Ordine, dal fatto di vivere la vita cristiana, e dalla volontà di onorare ed imitare la Beata Vergine Maria.

Art. 49. Per venire ammessi all’Ordine Secolare dovrà essere presentata domanda scritta al Consiglio della Fraternità Secolare cui spetta l’accettazione.

Questa richiesta scritta deve poi conservarsi nell’ archivio della Fraternità Secolare. Pur essendo preferibile che la domanda scritta sia redatta con le parole proprie del candidato, l’esperienza ha mostrato che è utile avere una formula prestabilita che serva da modello o anche, se necessario, venga semplicemente firmata.

Il Consiglio, poi, agisce secondo questa richiesta (cfr. articolo 72, n. 2). È sufficiente la maggioranza dei voti dei membri presenti del Consiglio. Sarebbe opportuno, tuttavia, in un argomento così importante, chiedere privatamente il parere di coloro che non hanno potuto essere presenti.

Art. 50. L’ingresso nella Fraternità Secolare seguirà le indicazioni del Rituale proprio dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria.

Si deve osservare il Rituale proprio d’ Ammissione alla Fraternità Secolare, perché esso dà un chiaro segno al candidato e ai presenti che il passo da lui intrapreso comporta un impegno serio. Questo rituale si trova alla fine della Regola di Vita. L’introduzione al Rituale deve essere letta con attenzione, specialmente la parte riguardante l’invito rivolto a frati, suore e altre Fraternità dell’ Ordine Secolare dei Servi di Maria di partecipare a questo evento almeno con la preghiera.

Art. 51. Con l’Ammissione il candidato/a inizia l’esperienza di vita nella Fraternità Secolare per verificare l’autenticità della propria vocazione, nello studio e nella
pratica della Regola.

Il tempo di Prova o Noviziato, successivo all’Ammissione, è spiegato con maggiore ampiezza nel capitolo 9.

CAPITOLO NONO

PROVA O NOVIZIATO

Questo capitolo tratta della durata del tempo di Prova (art. 52 e art. 54) e del tipo di esperienza e studio che il candidato deve fare durante il Noviziato (art. 53).
ARTICOLI 52-53-54

Art. 52. La Prova o Noviziato è il periodo di tempo che va dall’Ammissione alla Promessa.
Normalmente la sua durata è di almeno un anno.

Art. 54. Per giusti motivi e tenendo conto della preparazione e maturità dell’interessato/a, il periodo di Prova può essere abbreviato o prolungato secondo la prudenza del Consiglio della Fraternità.

Da questi due articoli appare chiaro che il Consiglio ha una considerevole discrezione a riguardo della durata del periodo di Prova. Il principio generale stabilisce la sua durata annuale, ma il Consiglio può abbreviano o prolungano. Nel prendere una decisione, il Consiglio considererà la preparazione e la maturità del candidato. Per esempio, può guardare al numero di incontri che sono stati saltati (e perciò può decidere di allungare il periodo), oppure per altre buone ragioni, dopo essersi assicurato che il candidato è di fatto pronto a emettere la Promessa, può abbreviarne il periodo.

Art. 53. Nel periodo di Prova o Noviziato il candidato/a, sotto la guida del Responsabile della formazione e dell’Assistente, si impegna a:

• scoprire gradualmente ed assimilare la vocazione specifica del laico nella Chiesa e gli aspetti propri della Fraternità dei Servi di Maria Secolari;

• studiare la Regola e gli Statuti propri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria;

• approfondire la conoscenza della dottrina sulla Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa;

• conoscere nelle linee essenziali la storia e la spiritualità dell’Ordine.

Il programma per il periodo di Prova è espresso anche nella formula d’Ammissione:

A te fra N. Maria (sorella Maria N.),
noi N.N. chiediamo umilmente di essere ammessi
a compiere un’esperienza di comunione e di vita
nella Fraternità Secolare dei Servi di Maria.
Vogliamo vivere più intensamente
gli impegni della consacrazione battesimale,

condividendo l’ideale di vita dei Servi,
e dare più viva testimonianza
della nostra pietà verso la Madre di Dio.
Desideriamo pertanto conoscere
la storia, la vita, la spiritualità dell’Ordine e collaborare al compimento
della sua missione nella Chiesa.

È bene infine ricordare che questi stessi elementi si trovano anche nella Regola di Vita. L’identità dei Secolari Servitani è delineata principalmente negli articoli 5 e 7. Il loro impegno nella Chiesa si esprime nell’articolo 12. Lo studio della Regola è raccomandato a tutti nell’ articolo 17. L’articolo 13 chiede ai membri di impegnarsi nell’approfondire la conoscenza di Maria e il suo posto nel mistero della salvezza, attraverso lo studio e la preghiera personale. Secondo l’articolo 17 l’esame di questioni relative alla vita Servitana è una delle ragioni degli incontri della Fraternità Secolare.

Da queste varie fonti è possibile perciò realizzare un programma completo per l’istruzione dei candidati durante il periodo di Prova o Noviziato.

CAPITOLO DECIMO

PROMESSA

I cinque articoli di questo capitolo trattano della natura della Promessa (art. 55), dei suoi effetti (art. 56), dell’età minima richiesta per la domanda scritta (art. 57), del Rito (art. 58) e della dispensa (art. 59).

ARTICOLI 55-56

Art. 55. La Promessa è l’atto con cui il candidato/a rinnova la sua consacrazione battesimale, impegnandosi a viverla secondo la spiritualità servitana, in comunione fraterna con tutte le comunità della Famiglia dei Servi, secondo la Regola e gli Statuti dell’Ordine Secolare dei Servi.

Questo articolo è un sommario di quanto è stato detto nei primi capitoli della Regola: la vocazione all’Ordine Secolare ha le sue radici nella consacrazione battesimale (art. 9); i membri tendono alla santità secondo la spiritualità dell’ Ordine dei Servi di Maria e seguendo la loro propria Regola (art. 10); per mezzo della Promessa i Servi dell’ Ordine Secolare esprimono un volontario impegno ad essere fedeli alla propria vocazione e mantenere un vincolo vivo con l’Ordine (art. 14).

Art. 56. La Promessa inserisce per sempre il candidato/a nell’Ordine Secolare dei Servi di Maria e lo fa partecipe della vita di tutta la Famiglia dei Servi.

L’effetto della Promessa è rendere il candidato/a un membro a tempo pieno dell’Ordine Secolare e in grado di contribuire alla vita di tutta la Famiglia dei Servi. La chiamata di Dio è per un servizio che comprende la vita intera, anche se, come vedremo nell’articolo 59, è possibile ricevere una dispensa dalla Promessa.

ARTICOLO 57

Art. 57. La domanda per venire ammessi alla Promessa deve essere presentata per iscritto dall’interessato/a al Consiglio della Fraternità Secolare e deve essere accompagnata da una relazione scritta del Responsabile della formazione.

L’età minima richiesta è di 18 anni.

Simile alla domanda per l’Ammissione al periodo di Prova, la richiesta per emettere la Promessa deve farsi per iscritto, ed essere rivolta al Consiglio per l’accettazione. Come per la richiesta all’Ammissione all’anno di Prova, la domanda può essere stesa con parole proprie del candidato oppure può essere già formulata per aiutare il candidato, se è necessario.

Il candidato deve avere compiuto almeno 18 anni al momento di fare la Promessa, equivalente alla maggiore età.

Questo articolo e anche l’articolo 53 menzionano una persona Responsabile della formazione, che, secondo l’articolo 53, si presume diversa da quella dell’Assistente. Tale persona non è menzionata tra gli Ufficiali della Fraternità; perciò sarebbe materia degli Statuti particolari della Fraternità Secolare determinarne il modo di elezione, la durata dell’incarico e le specifiche responsabilità (vedere articolo 76). La Regola indica in questo modo che anche la formazione di nuovi membri è responsabilità propria della Fraternità, e non di un membro esterno, anche se fosse l’Assistente. La Fraternità deve avere al suo interno tutte le risorse necessarie per assicurare la formazione appropriata dei suoi membri.

ARTICOLO 58

Art. 58. Il Rito della Promessa seguirà le indicazioni e la formula del Rituale proprio dei Servi di Maria Secolari e sarà presieduto, a seconda dei casi, dal Priore della comunità religiosa o da un Delegato dell’Ordine.

Il Rito della Promessa si trova nel Rituale dell’Ordine Secolare subito dopo il Rito dell’Ammissione all’anno di Prova. La maggiore solennità nel Rito della Promessa appare da due differenze stabilite dal Rituale:

1. Il Rito per l’Ammissione all’anno di Prova si svolge durante una Liturgia della Parola, durante la Liturgia delle Ore o durante la Vigilia di Nostra Signora (n. 5 del Rituale).

Ma il Rito della Promessa ha luogo durante la Messa o durante la Liturgia delle Ore (n. 71 del Rituale).

2. Esiste anche una differenza nella persona che presiede. La Regola non dice chi sia a presiedere il Rito d’Ammissione al periodo di Prova, ma l’edizione italiana del Rituale, al
n. 3, dice testualmente questo: “spetta al Priore conventuale o all’ Assistente della Fraternità presiedere il Rito di Ammissione. Nelle Fraternità erette presso Comunità femminili, il Rito può essere presieduto dalla Priora locale o dalla Sorella Assistente della Fraternità”.

Per il Rito della Promessa, il presente articolo (art. 58) riafferma semplicemente ciò che si trova nel Rituale (n. 69): “spetta al Priore della Fraternità religiosa o a un Delegato dell’Ordine, debitamente nominato, presiedere il Rito”.

Per il Rito della Promessa, il Presidente deve essere il Priore della Comunità locale servitana dei frati o un Delegato designato dall’Ordine, intendendo qui presumibilmente un frate, dal momento che questo è il contesto dell’articolo. Probabilmente questo è stato fatto per mostrare non soltanto la maggiore solennità del Rito ma anche il vincolo vitale che la Promessa crea con l’Ordine intero, rappresentato dal Priore Generale e dal Priore della Locale Comunità di frati.

Poiché non viene specificato chi ha l’autorità per delegare a presiedere il Rito della Promessa, possiamo presumere che 1’ autorità competente sia il Priore Generale, il Priore Provinciale, il Vicario Provinciale e il Priore locale, ciascuno dentro la propria giurisdizione.

Poiché non è posta alcuna restrizione relativamente alla persona che può essere delegata, ogni persona nominata a presiedere il Rito di Ammissione al periodo di Prova / Noviziato, può anche essere delegata a presiedere il Rito della Promessa.

ARTICOLO 59

Art. 59. Per giusti e validi motivi il Consiglio della Fraternità potrà dispensare, temporaneamente o definitivamente, dalla Promessa ed anche dimettere il fratello o la sorella che hanno fatto la Promessa dopo averne esposto le ragioni e sentite quelle dell’interessato/a.

L’articolo 56 afferma che la Promessa coinvolge il candidato, per sempre, nell’Ordine Secolare. Il presente articolo, perciò, determina il metodo con cui questo vincolo vitale può essere sciolto. Il Consiglio della Fraternità Secolare ha l’autorità per dispensare dalla Promessa o dimettere un membro. Nel caso della dispensa, l’iniziativa viene dall’individuo; nel caso della dimissione, l’iniziativa viene dal Consiglio stesso.

La persona che chiede la dispensa, deve presentare domanda scritta che sarà debitamente registrata nel verbale dell’incontro del Consiglio, insieme al voto del Consiglio. La dispensa può essere concessa o per un preciso periodo, se l’individuo intende riprendere gli obblighi in una data posteriore, o in forma definitiva. Per esempio, un membro dell’Ordine Secolare si trasferisce in una zona dove non esiste una Fraternità dell’Ordine Secolare e desidera aggregarsi a quella Locale dei francescani. Dal momento che una persona non può appartenere a due Ordini Secolari nello stesso tempo, è necessario ottenere prima la dispensa dalla Promessa nell’Ordine Secolare dei Servi.

Il Consiglio può anche dimettere un membro dall’Ordine Secolare. Tuttavia, per rispettare un comportamento giusto, il Consiglio deve prima dichiarare le sue ragioni alla persona e invitare la persona a presentare le sue al Consiglio. Dopo aver ascoltato la persona (o se la persona non si presenta), il Consiglio può allora procedere alla votazione. La dimissione deve essere usata soltanto come un’ultima risorsa. Per esempio, un membro lascia la Chiesa Cattolica e si aggrega a un’altra Chiesa e non vede alcuna necessità di chiedere la dispensa.

PARTE IV

ORGANIZZAZIONE DELLA FRATERNITÀ SECOLARE

I tre capitoli di questa sezione spiegano dapprima l’organizzazione generale della Fraternità Secolare (Capitolo 11), poi il modo in cui un nuovo Gruppo riceve l’Ammissione ufficiale (Capitolo 12), e infine una descrizione più dettagliata degli Ufficiali della Fraternità Secolare, i loro doveri e le loro responsabilità (Capitolo 13). Molti di questi articoli sono chiari in se stessi e basta una breve spiegazione.

CAPITOL UNDICESIMO

ORGANIZZAZIONE

ARTICOLI 60-61-62-63

Art. 60. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria è formato da Fraternità locali che, unite dallo stesso ideale di vita, costituiscono la Fraternità internazionale.

Art. 61. Più Fraternità possono raggrupparsi in Fraternità cittadine, zonali [o provinciali], nazionali.

Art. 62. La vita all’interno d’ogni Fraternità o gruppo di Fraternità è organizzata dalla Fraternità stessa sotto la guida dei rispettivi Priori/e e Consigli.

Art. 63. Ogni Fraternità è collegata all’Ordine tramite l’Assistente designato.

L’unione di tutte le Fraternità Secolari locali formano la Fraternità Internazionale. Inoltre, secondo la necessità o il desiderio, le Fraternità locali possono formare anche gruppi zonali [o provinciali], o nazionali, per trarre vantaggio da un numero più ampio e da una più vasta serie di esperienze e di doni. Ma l’articolo 62 fa notare rapidamente che, a prescindere dalle più grandi unità, la Fraternità Secolare locale mantiene la propria autonomia per quanto riguarda la sua vita interna regolata dai rispettivi Responsabili.

L’Assistente fa da legame con il resto dell’Ordine. Il vincolo appare più chiaramente quando l’Assistente è un Servo di Maria frate, monaca, suora, o membro di un Istituto Secolare. Nel caso di un sacerdote diocesano, il vincolo è presente attraverso la nomina fatta dalla competente autorità servitana, anche se la persona è confermata dall’Ordinario locale (vescovo).

Il ruolo dell’Assistente viene in forma particolareggiata considerato nell’articolo 73.

CAPITOL, O DODICESIMO

RICONOSCIMENTO UFFICIALE ECCLESIALE

ARTICOLI 64-65-66.67

Art’. 64

a. Spetta al Capitolo conventuale riconoscere l’autenticità servitana di un gruppo che sorge presso la comunità dei frati e appoggiare la domanda per l’approvazione ufficiale.
b. Anche le altre componenti della Famiglia dei Servi (monache, suore, istituti secolari) possono riconoscere l‘autenticità di un gruppo che sorge presso di loro e, allo stesso modo, appoggiare la domanda per l’approvazione ufficiale.

c. Per le Fraternità costituite al di fuori delle comunità della Famiglia dei Servi, competenti a riconoscere l’autenticità sono, a seconda dei casi, i Consigli Vicariale, Provinciale, Generalizio

Art. 65. Una Fraternità dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria viene approvata ufficialmente con decreto del Priore Generale.

Art. 66. Per l’approvazione ufficiale di una Fraternità è necessaria la richiesta scritta. Nei caso di una Fraternità sorta ai di fuori di una comunità della Famiglia dei Servi, oltre alla richiesta scritta, si richiede l’autorizzazione dell’Ordinario del luogo.

Art. 67. Di ogni approvazione ufficiale venga informato il Segretario Generale dei Servi di Maria per i ‘Ordine Secolare e i Gruppi Laici.

Perché un gruppo sia riconosciuto come parte ufficiale dell’Ordine Secolare dei Servi vanno compiuti i seguenti passi: 1. deve essere riconosciuto a livello locale come autenticamente servitano; 2. si deve fare domanda al Priore Generale che allora 3. fa un decreto e 4. infine viene informato il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici.

1. Se la Fraternità Secolare sorge accanto ai Servi/e, (frati, monache, suore, Istituti Secolari), questa Componente può riconoscerne l’autenticità servitana. Tuttavia, nel caso dei frati, la Regola specifica che è il Capitolo conventuale a prenderne l’iniziativa. Poiché la Regola è stata redatta nell’ ambito dei frati, è possibile determinare chi è il responsabile a livello locale per riconoscere l’autenticità servitana di un gruppo. Si presume che entità corrispondenti saranno designate da altri membri della Famiglia dei Servi come autorità dotate di competenza per un’azione del genere. Deve essere anche rilevato che a. e b. di questo articolo ripetono semplicemente l’articolo 308 b. delle Costituzioni dei frati.

Quando una Fraternità Secolare sorge al di fuori delle Comunità Servitane, responsabile della concessione del riconoscimento è a seconda dei casi, i Consigli Vicariale, Provinciale, Generalizio della zona in cui si trova la Fraternità.

Per l’approvazione ufficiale di una Fraternità è necessaria la richiesta scritta.

2. Il Capitolo conventuale (o Consiglio Provinciale o un’entità similare di un’altra istituzione della Famiglia dei Servi) presenta allora la dichiarazione dell’autenticità servitana del gruppo, insieme alla richiesta al Priore Generale di erigere una Fraternità Secolare dell’Ordine di Servi di Maria. Se il nuovo gruppo nasce al di fuori di una Comunità dei Servi, è necessaria anche l’autorizzazione dell’ Ordinario del luogo (vescovo).

2 bis. [Gli Statuti particolari per l’Italia prevedono modalità anche differenti. Perciò questo articolo va completato con l’attuazione del relativo numero dello Statuto.]

3. Il Priore Generale emette il decreto di riconoscimento della nuova Fraternità come parte ufficiale dell’ Ordine Secolare dei Servi di Maria.

4. Infine, una persona che la Regola non individua, informa il Segretario Generale dei Servi di Maria per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici dell’atto avvenuto.

CAPITOLO TREDICESIMO

GOVERNO

Il Capitolo sul governo descrive il ruolo e i compiti degli Ufficiali dell’Ordine Secolare: il Priore Generale (art. 68), il Segretario Generale (art. 69), il Priore/a/Presidente della Fraternità: art. 70-71), il Consiglio (art. 72), l’Assistente (art. 73), il Segretario/a (art. 74).

Questi articoli sono generalmente chiari nel loro significato e richiedono un breve commento.

ARTICOLO 68. PRIORE GENERALE

Art. 68. Il Priore Generale dell’Ordine, segno di unità dell’intera Famiglia dei Servi, esercita la sua autorità, in spirito di servizio, su tutto l’Ordine Secolare dei Servi di Maria, nel rispetto della sua autonomia.

Il ruolo del Priore Generale, che è segno di unità dell’intera Famiglia dei Servi, è visto come un servizio all’Ordine Secolare, la cui autonomia va rispettata. Questo riflette l’articolo 266 delle Costituzioni dei frati dove anche si afferma che il Priore Generale “esercita la sua autorità in spirito di servizio”. Eccetto in circostanze straordinarie, egli eserciterà questo servizio attraverso i vari livelli di autorità.

ARTICOLO 69. SEGRETARIO GENERALE

Art. 69.

1. Il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici è nominato dal Consiglio Generalizio dell’Ordine. Suo compito principale è l’animazione ed il coordinamento a livello generale.
2. In collaborazione con i membri del Segretariato Generale e gli Assistenti ai vari livelli, porterà a conoscenza delle varie Fraternità le direttive spirituali e pastorali della Chiesa universale e dell’ Ordine, nonché le attività e le esperienze più significative delle singole Fraternità.

Il Segretariato Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici è uno dei Segretariati e Ufficiali generali riconosciuti dalle Costituzioni dei frati (art. 285 a). Il Consiglio Generale dei frati elegge il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici e specifica le responsabilità e le modalità operative del Segretariato (art. 285 b). La descrizione del suo compito principale – animazione e coordinamento a livello dell’intero Ordine – è una logica derivazione dalla natura del Segretariato, ma non si trova nelle Costituzioni.

Nel secondo paragrafo di questo articolo si specifica l’unico modo con il quale questa “animazione” si attua: attraverso la comunicazione di varie direttive della Chiesa e dell’Ordine che possono essere d’interesse o di aiuto alle Fraternità, e informazioni provenienti dalle diverse Fraternità Secolari sparse nel mondo. Secondo la Regola, perciò, il Segretariato Generale opera come un centro internazionale di comunicazioni per l’Ordine Secolare. Altre responsabilità, comunque, possono essere attribuite al Segretario Generale e al Segretariato da parte del Consiglio Generale dei frati.

ARTICOLI 70-71. PRIORE/PRIORA

Art. 70.

1. Il Priore/a, primo tra i fratelli e le sorelle, presiede la Fraternità in spirito di carità. Insieme con il suo Consiglio e ogni membro della Fraternità, ha la responsabilità dell’intera Fraternità.
Nell’esercizio del suo servizio, il Priore/a si ricordi di testimoniare Cristo, venuto non per essere servito, ma per servire e far crescere la vita nei suoi.

2. E compito del Priore/a:

• convocare e presiedere le riunioni della Fraternità e del Consiglio;

• promuovere a animare gli impegni spirituali ed apostolici della Fraternità;

• vigilare sull’osservanza della Regola e degli Statuti;

• collaborare con l’Assistente e gli Ufficiali della Fraternità.

Art. 71. Il Priore/a viene eletto a norma degli Statuti particolari.

La Regola di Vita dà il titolo di Priore/Priora alla persona scelta a presiedere la Fraternità Secolare.

In una nota a piè di pagina la Regola afferma che il titolo di “Presidente” può essere utilizzato al posto di Priore o Priora.

La Regola in questo modo lascia alla Fraternità la decisione di scegliere il titolo che preferisce. Il titolo tradizionale di Priore o Priora sottolinea il carattere religioso del gruppo, che dipende da un Ordine medioevale; il più recente titolo di Presidente esprime meglio il carattere laicale del gruppo. Per esempio, nell’Istituto Secolare Servitano chi occupa il primo posto è chiamato Presidente, non Priore o Priora, esattamente per richiamare 1’ attenzione sul carattere Secolare non-religioso dell’organizzazione.

Anche se presiede la Fraternità, il Priore/Priora/Presidente condivide la sua responsabilità con i membri del Consiglio e tutti gli altri membri della Fraternità. Perciò ciascun membro deve sentirsi responsabile del bene e della crescita dell’intera Fraternità.

ARTICOLO 72. CONSIGLIO

Art. 72.

1. Ogni Fraternità Secolare ha un Consiglio composto dal Priore/a e da almeno tre Consiglieri eletti dalla Fraternità stessa, nonché dall’Assistente.

2. È compito del Consiglio:
• collaborare con il Priore/a nella guida e nell’animazione della Fraternità;
• accettare i candidati all’Ammissione e alla Promessa;
• dispensare dalla Promessa;
• dimettere, ove fosse necessario, un membro della Fraternità, sentite le ragioni presentate dall’interessato/a.

Ogni Fraternità Secolare deve avere un Consiglio formato da almeno tre Consiglieri che lavorano insieme al Priore/Priora/Presidente nel programmare, promuovere e attuare gli obiettivi della Fraternità. I Consiglieri devono essere eletti dalla stessa Fraternità, cioè non sono nominati dall’Assistente o dal Priore/Priora/Presidente. Abbiamo già visto che il voto del Consiglio è necessario per ammettere un candidato al periodo di Prova (art. 49) e alla Promessa (art. 57) e anche per dispensare dalla Promessa (art. 59) o dimettere un membro (art. 59).

L’esperienza ha mostrato che il buon funzionamento del Consiglio è essenziale per la crescita e il successo della Fraternità. Non ci sono regole per la frequenza degli incontri o per gli argomenti da trattare. Un ruolo essenziale è quello di programmare le riunioni, e il Consiglio deve riunirsi con quella frequenza necessaria ad assicurare che il tema e le dinamiche dell’incontro promuovano attivamente gli scopi dell’ Ordine Secolare.

ARTICOLO 73. ASSISTENTE

Art. 73.

1. Ogni Fraternità Secolare o gruppo di Fraternità ha un Assistente nominato dalle rispettive autorità competenti della Famiglia dei Servi.

Qualora l’Assistente non sia un membro della Famiglia dei Servi, verrà nominato dalle competenti Autorità dell’Ordine su indicazione della Fraternità Secolare locale e confermato dall’Ordinario del luogo.

2. L’Assistente può essere: un fratello o una sorella della Famiglia dei Servi (frati, monache, suore, istituti secolari); un Sacerdote appartenente all’Ordine Secolare dei Servi di Maria; un altro Sacerdote.

3. L’Assistente sia preparato e disponibile, impegnato ad approfondire con i fratelli e le sorelle con i quali condivide il comune cammino di fede, la specifica vocazione del Servo di Maria Secolare.

4. L’Assistente promuove, tra i membri della Fraternità, lo spirito della Famiglia dei Servi e offre un servizio spirituale di animazione.

L’articolo 63 descrive l’Assistente come la persona attraverso la quale la Fraternità Secolare è in rapporto con l’Ordine: il vincolo tra la Fraternità e il resto della Famiglia Servitana. E ovvio, perciò, che ogni Fraternità debba avere un [o una] Assistente.

L’Assistente è nominato dalle competenti Autorità dell’Ordine, che non vengono meglio specificate. Forse sarebbe bene identificare la competente Autorità: in questo caso chi ha il diritto di riconoscere l’autenticità servitana di un Gruppo alla sua origine (art. 64 a, b, c). Se l’Assistente non è un membro della Famiglia Servitana, l’Autorità competente ascolta dapprima la Fraternità Secolare locale, quindi presenta la nomina all’Ordinario locale (vescovo), che ha il diritto di confermare la persona nominata.

L’Assistente può essere una sorella o un fratello di un gruppo all’interno della Famiglia dei Servi, un sacerdote membro dell’Ordine Secolare o un altro sacerdote. E poiché l’Assistente è il legame tra l’Ordine Secolare e il resto della Famiglia Servitana, ne consegue che l’Assistente debba essere disposto a studiare la vocazione del Servo Secolare, inclusa la spiritualità servitana, così che possa guidare i membri nel loro cammino di fede alla luce della spiritualità dell’Ordine dei Servi, le sue direttive e la Regola di Vita dell’Ordine Secolare (cfr. art. 10).

[Gli Statuti particolari per l’ Italia prevedono modalità anche differenti. Perciò questo articolo va completato con l’attuazione dei relativo numero dello Statuto.]

ARTICOLO 74. SEGRETARIO/A

Art. 74.

1. Ogni Fraternità abbia un Segretario/a.

2. Spetta al Segretario/a:

• redigere i verbali degli incontri della Fraternità e del Consiglio;

• tenere aggiornato il registro delle Ammissioni e delle Promesse;

• custodire e tenere aggiornato lo schedario;

• mantenere i contatti con i fratelli e le sorelle impossibilitati/e ad intervenire agli incontri.

Oltre l’Assistente, il Priore/Priora/Presidente, e i Consiglieri, la Regola di Vita stabilisce anche la figura del Segretario/Segretaria. I compiti del Segretario sono: redigere i verbali degli incontri sia della Fraternità sia del Consiglio, tenere aggiornati i registri e lo schedario della Fraternità. Spetta anche al segretario mantenere i contatti con i fratelli e le sorelle che non possono partecipare agli incontri.

PARTE V

STATUTI PARTICOLARI

ARTICOLI 75-76

Gli Statuti propri di ogni Fraternità Secolare applicano le regole generali alle circostanze e alle necessità particolari.

Art. 75. Ogni Fraternità Secolare o gruppo di Fraternità dovrà avere un proprio Statuto per l’applicazione pratica di quanto stabilito dalla presente Regola.
Gli Statuti particolari saranno approvati dalle Fraternità stesse.

Art. 76. Gli Statuti particolari dovranno stabilire:
• le modalità di elezione del Priore/a e sua durata nell’ufficio;
• le modalità di elezione dei membri del Consiglio e la loro durata nell’ufficio;
• l’eventuale aumento del numero dei Consiglieri/e;
• il numero, le competenze, le modalità di elezione, durata in ufficio di eventuali Ufficiali della Fraternità;
• eventuali altri compiti del Segretario/a.

Questo è uno dei più importanti articoli della Regola di Vita. Nello studio della Regola abbiamo visto che frequentemente le linee guide per il tipo di vita dei membri dell’Ordine Secolare sono un po’ generiche, perché le regole sono state scritte per situazioni e culture. L’articolo permette ad ogni Fraternità di adeguare le regole generali alla situazione locale.

Gli Statuti particolari devono essere approvati dalla Fraternità Secolare Locale, o Zonale,Provinciale, o Nazionale, o Internazionale (cfr. art. 60), ossia ognuna approva gli Statuti del proprio livello.

Ci sono alcuni argomenti che devono essere posti negli Statuti particolari. Essi comprendono il metodo di elezione, la durata dell’incarico di Priore/Priora/Presidente e dei Consiglieri; il numero dei Consiglieri, se è necessario averne più di tre; altri Ufficiali eventualmente necessari e le loro responsabilità, durata dell’incarico, metodo di elezione; altri compiti del Segretario/a.

I gruppi tendono a preferire l’elezione con voto scritto, perché un voto segreto permette una maggior libertà di espressione. In questo modo, inoltre, non si sa chi vota per un certo candidato piuttosto che per un altro. Tuttavia, non sono esclusi altri metodi. Gli Statuti particolari possono anche stabilire una procedura di nomina o una commissione di nomina.

Alcuni gruppi preferiscono la durata di un anno, sulla base che chi fa bene può essere rieletto; altri preferiscono una maggiore durata per esigenze di continuità. Per l’elezione dei Consiglieri, alcuni gruppi hanno scelto un metodo che permette un avvicendamento graduale così che nel Consiglio ci sono sempre Consiglieri già sperimentati e altri di nuova nomina. Anche la durata dell’incarico deve essere considerata: trascorso un certo numero di anni, non si dovrebbe continuare a rieleggere uno stesso Ufficiale.

Va ricordato che altri due “Ufficiali” sono menzionati nella Regola, ma non si danno indicazioni per la loro elezione e i loro compiti. L’articolo 21 presume che vi sia un tesoriere [amministratore] e gli articoli 53 e 57 menzionano una persona Responsabile della formazione. La Fraternità può lasciare la scelta di questi incarichi al Consiglio, o può essere la Fraternità ad eleggerli.

La Fraternità deve specificare inoltre se un incarico sia compatibile con un altro. Per esempio, un membro del Consiglio può essere eletto tesoriere e Responsabile della formazione? E consigliabile, specialmente nei gruppi più piccoli, che il Segretario abbia anche il compito di tesoriere? In generale, non è opportuno che il Priore/Priora/Presidente abbia l’incarico di tesoriere, perché in una materia così delicata come l’uso del danaro, è bene che il tesoriere si rapporti con un Ufficiale più alto. Questo non è possibile, se il Priore / Priora / Presidente e il tesoriere sono la stessa persona.

Ma non può essere impossibile per il Priore / Priora / Presidente assumere anche l’incarico di Responsabile della formazione della Fraternità.

[In Italia sussiste una prassi che all’interno delle Fraternità OSSM distribuisce o accoglie altri uffici, ad esempio: Vice-Priore/a; Vice-Assistente; Responsabili per le vocazioni; Responsabili per le missioni; Responsabili con gli impossibilitati ad intervenire agli incontri della Fraternità (ex ‘infermiere’); ecc.]

Molta libertà e autonomia vengono date ad ogni Fraternità per organizzare la propria vita secondo le circostanze del tempo e del luogo.

Lo spirito creativo di ogni Fraternità assicurerà che queste decisioni promuovano davvero il bene comune di ciascuno dei membri e dell’intera Fraternità Secolare Servitana.

22 juin, 2014

Fra Giovanni Vannucci dell’ Ordine dei Frati Servi di Maria

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 11:19

Vannucci Giovanni

Giovanni Maria Vannucci, membro dell’Ordine dei Servi di Dio, è nato il 26 dicembre 1913 a Pistoia Fece il suo ingresso nel convento fiorentino dei Sette Santi Fondatori per compiervi gli studi medio-ginnasiali. Iniziò il noviziato a Monte Senario il 22 Luglio 1929 e fece la Professione semplice il 29 Luglio 1930. A Firenze, alla ss.ma Annunziata, frequentò il biennio filosofico; a Roma, al Collegio Internazionale S. Alessio falconieri, compì il quadriennio teologico. Il 13 Ottobre 1936 pronunciò i Voti solenni e il 22 Maggio 1937 fu ordinato sacerdote.Rientrato l’8 Luglio del 1937 in Provincia, nel 1938 ricoprì per un anno l’ufficio di Maestro dei Professi teologi alla ss.ma Annunziata. Nel 1940, tornato a Roma in attesa di partire per la nostra Missione del Swaziland, invitato dal Priore generale p. Alfonso M. Benetti e dedicarsi allinsegnamento dell’esegesi biblica e della lingua ebraica nel nostro Collegio internazionale, vi rimase per dieci anni. Significativa la seguente testimonianza sul suo insegnamento: … ha insegnato la materia spiritualmente, voglio dire, come un apostolo che insegna in primo luogo la virtù e specialmente la carità… . Nel frattempo frequentò il Pontificio Istituto Biblico, conseguendovi, nel 1943, la Licenza in S. Scrittura. Il 31 Luglio 1944 ottenne il grado di Baccelliere nell’ordine e, nel 1948, la Licenza in teologia presso l’Ateneo pontificio Angelicum.

Da tempo desideroso di avviare nell’Ordine una esperienza comunitaria che privilegiasse i valori monastici della vita dei Servi, non gliene fu consentita l’attuazione. Nei primi mesi del 1951, con alcuni confratelli, si associò alla nascente e contestata comunità cristiana creata a Nomadelfia (Grosseto) da Don Zeno Saltini. Fu soltanto una parentesi, e il 6 Settembre 1951 ritornò in Provincia.

Per un anno fu di comunità a san Sepolcro, dove si interessò vivamente ai problemi dei più poveri ed emarginati. Questo periodo fu da lui stesso definito molto importante per la sua vita.

Nel 1952 ritornò al convento della ss.ma Annunziata di Firenze, dove fu incaricato dell’insegnamento del greco ai nostri studenti. Dal 1954, insieme con il p. David M. Turoldo, fu l’animatore di iniziative culturali e caritative che suscitarono un forte risveglio religioso nella città di Firenze: la Messa della carità giunse ad assistere oltre seicento famiglie bisognose.

Nel 1962 lasciò Firenze e passò al nostro convento di Pistoia, dove poté riprendere il suo sogno, sino allora inattuato, di avviare una nuova forma di vita comunitaria che, nel mutato clima ecclesiale postconciliare, con il sostegno dei Superiori, iniziò il 27 Giugno 1967 all’Eremo di San Pietro a Le Stinche, nel Chianti, regione già testimone dell’esperienza degli Eremiti di Monte Senario. Una nuova comunità dedita alla preghiera, al lavoro e all’accoglienza.

Durante questa tappa della sua esistenza, iniziata da solo per l’abbandono di alcuni frati che lasciarono di proposito di vivere con lui, lavorò alla preparazione della sezione Vita comune del nuovo testo delle Costituzioni dei Servi. Con lui venne ad abitare il p. Raffaello M. Taucci, ormai molto anziano, ma vivacemente aperto ad ogni iniziativa di rinnovamento spirituale. Nel 1968, il p. Giovanni partecipò quale esperto al Capitolo generale di Majadahonda (Madrid), dando un contributo determinante alla stesura del nuovo testo costituzionale e scrivendone di proprio pugno il toccante Epilogo, approvato per acclamazione dall’Assemblea capitolare.

Lasciava l’Eremo di Le Stinche soltanto per tenere, dietro pressanti inviti, conferenze, corsi di esercizi spirituali, conversazioni e meditazioni ai capitoli provinciali, oltre che per corsi di insegnamento di Storia delle Religioni alla Pontificia facoltà teologica Marianum. Amava, però, il silenzio e la pace intensa e laboriosa dell’eremo, sebbene continuamente cercato per colloqui con persone provenienti dalle esperienze religiose ed umane più svariate. Era lattrattiva del suo stile di vita. I miei proponimenti scriveva in una lettera al Priore provinciale p. Alfonso M. Bottai -, scusa se te lo ripeto, sono quelli di offrire un luogo di silenzio fattivo ha chiunque ne ha nostalgia. Vorrei riprendere il lavoro manuale, ridar vita a certe forme di artigianato che devono fiorire attorno ai monasteri come continuazione di una realtà di preghiera Il mio programma sarebbe questo: trovare la comunione lavorando allattuazione di una vita di lavoro, studio, ospitalità, povertà, solitudine, letizia. Comunità dove a ciascuno sia concesso di portare a maturazione i propri doni e servire luomo con essi.

Negli ultimi anni, i confratelli lo chiamavano amabilmente il patriarca, per la sua figura austera e distaccata, per la sua sobria saggezza, per la suggestione del suo linguaggio misurato, puntuale, penetrante e fascinoso. La sensibilità anticipatrice del p. Giovanni, la sua lucida analisi dei problemi ecclesiali ed ecumenici, il rigore morale e l’avversione innata per ogni forma di compromesso, furono forse allorigine di molte incomprensioni, che accettò con silenzioso riserbo, sovente interpretato da alcuni come orgoglioso isolamento. E edificante, invece, e significativo rileggere oggi, sul bollettino Cosmo n. 3/1984, la toccante pagina in cui spiegava il senso della sua appartenenza all’Ordine, tracciando con straordinaria efficacia e concisione un testamento di fedeltà e di amore all’ispirazione e alla spiritualità originarie dei Servi.

P. Giovanni ha lasciato alcune apprezzate pubblicazioni alle quali affidò anche la sua profonda conoscenza del pensiero cristiano orientale e dei valori essenziali delle grandi religioni asiatiche. Nella primavera di quest’anno (1984) aveva dato alle stampe il volume Risveglio della coscienza.

Colpito da infarto miocardio, sulle prime parve riprendersi, ma lindomani la morte lo troncava. Subito la stampa quotidiana e periodica dava risalto alla scomparsa del p. Giovanni e ne ricordava la figura di monaco, fratello, amico, servo… .

Da ogni parte d’Italia ed anche dall’estero sono accorsi confratelli da varie Province, amici ed ammiratori per le liturgie esequiali, prima all’Eremo di San Pietro a Le Stinche, alle ore 7 del mattino, presieduta dall’Arcivescovo di Firenze mons. Piovanelli, e poi per quella alla ss.ma Annunziata di Firenze, presieduta dal p. David M. Turoldo con la partecipazione del Vescovo di Fiesole mons. Giovanetti. I testi per la liturgia erano quelli preparati qualche mese avanti dallo stesso p. Giovanni: un inno alla vita, allamore per la terra nostra madre, un canto riconoscente per un traguardo di luce raggiunto da un servo fedele.

La salma del p. Giovanni riposa ora nel cimitero di San Martino a Monte Senario.

Continua
I più venduti

Tutti i libri del reparto «Vannucci Giovanni»

        Data di pubblicazione       Più venduti       Titolo       Prezzo (crescente)       Prezzo (decrescente)
Giovanni Vannucci
Libro
Fraternità di Romena Onlus (gennaio 2010)

 11,00 € → 9,90 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
 19 cm
 19 cm
Uomo di poche parole, come quelle raccolte in questo libro, distillato genuino della sua sapienza, accompagnate da immagini che evocano il…

  • Aggiungi ai preferiti
Cristo e la libertà - Giovanni Vannucci
Libro
di Giovanni Vannucci - Fraternità di Romena Onlus (luglio 2009)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un testo inedito di padre Giovanni Vannucci pubblicato a 25 anni dalla sua scomparsa. Un ciclo di incontri su “Cristo e la…

  • Aggiungi ai preferiti
Preghiere alle Stinche - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2007)

 10,00 € → 9,50 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Sono istanti « contemplativi » più che preghiere e riflessioni quelli che vengono qui proposti. Vannucci le chiamerebbe « calma delle soste »,…

  • Aggiungi ai preferiti
Il canto dell'allodola. Lettere scelte (1947-1961) - Maria di Campello, Vannucci Giovanni M.
Libro
di Maria di Campello, Vannucci Giovanni M. - Qiqajon Edizioni (settembre 2006)

 16,00 € → 15,20 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
 20,5 cm
 14,5 cm
E’ qui raccolta la corrispondenza, finora inedita, tra dei due testimoni più luminosi della stagione ecclesiale che ha preceduto e preparato…

  • Aggiungi ai preferiti
Gandhi. Lo sperimentatore della verità - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2006)

 6,00 € → 5,40 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
« Dovete essere il cambiamento che volete vedere nel mondo » Le parole di Gandhi non sono scritte per un popolo lontano. Riguardano noi, il…

  • Aggiungi ai preferiti
Il richiamo dell'infinito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2006)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Doveva essere un corso sulla storia delle religioni. E invece fu un viaggio straordinario alla ricerca del senso più profondo dell’esistere. A…

  • Aggiungi ai preferiti
Il passo di Dio. Meditazioni per l'Avvento - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Paoline Edizioni (ottobre 2005)

 13,50 € → 12,82 €

In promozione
Disponibile in 24/48 h
Confezione regalo disponibile
 20,5 cm
 12,5 cm
Si tratta di quattordici meditazioni tenute da padre G. Vannucci alle monache benedettine del monastero di Pontasserchio (Pisa) durante…

  • Aggiungi ai preferiti
Pellegrino dell'assoluto - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2005)

 13,00 € → 12,35 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un libro per chi crede? Per chi non crede? Ma esiste qualcuno che è sicuro di credere? Perchè altro è credere, altro credere di credere;…

  • Aggiungi ai preferiti
Esercizi spirituali - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2005)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Immaginate uno dei ‘corsi’ di Romena. Immaginate che un monaco ‘speciale’ vi accompagni lungo il cammino più difficile ed entusiasmante: la…

  • Aggiungi ai preferiti
Il tempio dello spirito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2003)

 7,00 € → 6,65 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
L’autore, « seguendo la traccia liturgica dell’antico ordinamento delle domeniche dopo la pentecoste, mette a disposizione di ogni uomo di buon…

  • Aggiungi ai preferiti
Verso la luce. Meditazioni sui vangeli. Anno B - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2001)

 13,94 € → 13,24 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
  • Aggiungi ai preferiti
Ogni uomo è una zolla di terra - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Borla Edizioni (1999)

 14,00 € → 12,60 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
  • Aggiungi ai preferiti
L'era dello spirito. Archetipi, metafore, simboli per un tempo nuovo - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1999)

 7,75 € → 7,36 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
Con l’orizzonte vasto della mente, che gli è tipico, e con la mano profetica di un seminatore, Vannucci dona radici profonde, in queste brevi…

  • Aggiungi ai preferiti
Dentro il mistero - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Appunti di Viaggio (1999)

 13,00 €

In ristampa breve
  • Aggiungi ai preferiti
Mistero del tempo - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1996)

 6,20 € → 5,89 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
« Nella mentalità orientale la vita evolve ritmicamente in un movimento di continua trasformazione. I grandi geni religiosi rivelano le tappe…

  • Aggiungi ai preferiti
La ricerca della parola perduta - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1996)

 18,07 € → 17,17 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Con la presente raccolta vorrei trovare il filo sottile che collega tante manifestazioni religiose, spirituali non ufficiali, che non…

  • Aggiungi ai preferiti
Libertà dello spirito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1993)

 18,07 € → 17,17 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
La via luminosa, la via della bellezza, la via della perfezione, la via dell’incontro, la via dell’orante, sono specificazioni di un’antica…

  • Aggiungi ai preferiti
Invito alla preghiera - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Libreria Editrice Fiorentina (1990)

 5,00 € → 4,75 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un’interrogazione rivolta ad ogni serio cristiano per conoscere se ha raggiunto la vera preghiera e le vie che vi conducono.
  • Aggiungi ai preferiti

6 octobre, 2013

Eletto il nuovo Priore Generale dell’ Ordine dei Servi di Maria FRA GOTTFRIED M. WOLFF

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 11:16

21.09.2013

Sabato 21 settembre 2013

La liturgia mattutina, con le lodi integrate nella messa delle 7,30, ha permesso di sentir risuonare l’antico gaelico nel santuario di Pietralba, espressione loquente della multiculturalità del nostro Ordine. Ha presieduto fra Bernard M. Thorne, Priore provinciale della Province of the Isles, giurisdizione incaricata di animare la liturgia in questa giornata in cui si celebra la festa di san Matteo, apostolo ed evangelista. Fra Bernard, che proprio in questo giorno festeggia i suoi 55 anni di professione religiosa, nell’omelia ci ha ricordato che ciascuno di noi ha due facce, una che dice il volto bello della nostra persona, l’altra che dice la parte meno bella. Quindi, nella giornata in cui i capitolari cominciano a scegliere coloro che devono assumere il servizio di guida, ha invitato ciascuno di noi a guardare all’aspetto positivo del fratello, acquistando la capacità di saper cogliere il volto bello di chi ci sta accanto.

Dopo la colazione, i capitolari hanno potuto usufruire di un congruo tempo di silenzio personale. Quindi, in un clima di raccoglimento e preghiera, alle 10,00 sono iniziate le procedure per l’elezione del Priore generale. All’inizio dei lavori fra Ángel M. Ruiz Garnica, Priore generale uscente, informa il Capitolo che Papa Francesco sta per nominare fra Silvano M. Maggiani Consultore dell’Ufficio delle celebrazioni pontificie, notizia che è stata salutata con un caloroso applauso. Ha quindi aggiunto che è sua intenzione consegnare al capitolare più anziano una reliquia di san Filippo, da lui ricevuta dodici anni fa dall’allora Priore generale uscente fra Hubert M. Moons, affinché venga consegnata al nuovo Priore generale.

I lavori sono entrati nel vivo secondo le procedure previste dal significativo Rito per l’elezione del Priore generale.[1] Fra Ángel M. Ruiz Garnica, Priore generale uscente compie i riti inziali con il saluto e l’atto penitenziale alla luce della Parola di Dio. Quindi rimette il suo mandato, ringraziando non solo i frati per l’aiuto ricevuto, ma anche la sua famiglia che gli è stata vicina, in primis i suoi genitori, i fratelli e le sorelle. Detto questo consegna le Costituzioni, il Sigillo e una reliquia di san Filippo a fra Lorenzo M. Tanganelli, capitolare vocale più anziano di professione, lasciando la presidenza e prendendo posto insieme agli altri frati capitolari. È allora che fra Lorenzo M. ha rivolto al Capitolo queste parole:

Ad ogni Capitolo generale il protagonista è lo Spirito Santo. Penso alla casa di Nazareth e al Cenacolo, quando gli Apostoli sono riuniti nel cenacolo, pieni di Spirito Santo. Sia Maria come gli Apostoli comprendono il sogno di Dio sulla loro vita, quello che era oscuro fino allora diventa un’apertura d’avvenire che rispecchia proprio il disegno di Dio sulla loro vita. È molto importante per ciascuno di noi ogni giorno domandarci qual è il sogno di Dio sulla mia vita, qual è il sogno di Dio sulla mia comunità, sulla mia Provincia, e oggi sull’Ordine. E non soltanto lo Spirito ci fa capire questo sogno che è stupendo, che è apertura d’Infinito, ma ci rende capaci di una simbiosi profonda con Cristo: essere una sola cosa con Lui, fare il nostro cammino esistenziale in Lui e per Lui, sempre guidati dall’affetto materno di Maria. È in questa simbiosi con il Signore che la nostra vita di religiosi, di presbiteri, diventa una vite feconda. Anche il Papa, parlando ai Gesuiti e agli Agostiniani, ha detto che se la vita religiosa, la vita comunitaria, non è feconda è segno di un’aridità spirituale. È lo Spirito allora che noi invochiamo perché Egli sappia aprire tutti noi a un futuro di speranza e di gioia. Abbiamo parlato di vocazioni: io ho sempre pensato che a volte il nostro messaggio non è fecondo perché sì, diciamo tante belle cose, ma il nostro volto è triste, non è gioioso. Che lo Spirito ci permetta di guardare al futuro, che ci riempia il cuore di gioia, quella gioia che deve trasparire nel nostro sguardo, nel nostro sorriso, in tutto il nostro essere. Ed è questo certamente il segno di quello che Dio può operare nella Chiesa e in ciascuno di noi.

Dopo queste parole i capitolari hanno chiesto la luce dello Spirito Santo con il canto del Veni creátor Spíritus. Dal successivo appello dei vocali è risulta che erano presenti 49 vocali, essendo assente fra Giuseppe M. Xotta, ricoverato in ospedale. La procedura viene interrotta da un lungo scrosciante applauso al termine del secondo scrutinio, quando fra Gottfried M. Wolff viene eletto Priore generale dell’Ordine dei Servi di Maria. Interpellato da vocale più anziano, fra Gottfried si rende disponibile a questo servizio con queste parole: Accetto, confidando nella misericordia di Dio e nella protezione della Vergine, nostra Signora. Sono le ore 10,55.

Quindi cantando le Litanie dei Servi di santa Maria i capitolari, preceduti dall’Evangeliario, si recano processionalmente alla chiesa del Santuario di Pietralba, passando per il piazzale esterno. Giunti nella chiesa trovano diversi pellegrini raccolti in preghiera, mentre le campane del santuario suonano a distesa in segno di festa per l’avvenuta elezione. Fra Gottfried M. Wolff, neo eletto Priore generale, una volta raggiunto l’altare, pronuncia la Professione di fede e il Giuramento sul libro dei Vangeli, riposto sull’altare. Al termine bacia l’Evangeliario, mentre fra Lorenzo M. Tanganelli pronuncia la preghiera per il nuovo Priore generale, consegnandogli le Costituzioni, il Sigillo e la reliquia di san Filippo. Il Priore generale rivolge ai presenti queste parole:

In questa occasione, di fronte alle grandi parole e alle cose fatte, voglio solamente dirvi una piccola cosa, che non è tutto quello che vorrei dire. Io prometto di mettermi, con tutte le possibilità della mia persona, ma anche con tutte le mie debolezze e i miei peccati, a servizio di voi. E vi prego che anche voi mi siate vicino in questi sei anni che insieme come frati Servi di Maria abbiamo davanti. Per il nostro Ordine, per santa Maria che in un certo senso è la fondatrice del nostro Ordine: che possiamo lavorare insieme per santa Maria, per il nostro Ordine e per la Chiesa.

A queste parole è seguito il saluto fraterno tra i frati presenti e il Priore generale, in segno di obbedienza e comunione, mentre è stato cantato il Salmo 23 e il Magnificat. Quindi fra Gottfried M., prima della benedizione finale e il canto del Salve Regina, ha aggiunto:

Prima della benedizione, come Papa Francesco, vi invito a raccoglierci insieme in silenzio. Preghiamo in questo momento per tutti i nostri frati che sono vissuti in questo luogo, il santuario di Pietralba, e in tutti i conventi del mondo del nostro Ordine, quelli esistenti e quelli non più esistenti. Preghiamo anche per i nostri genitori. Preghiamo Dio in ringraziamento per tutti gli sforzi, per tutti i regali che dona ogni giorno al nostro Ordine, ma anche per tutte le sfide che siamo chiamati ad affrontare e anche per i nostri problemi.

Dopo le foto di rito, frati capitolari, invitati e collaboratori, si sono recati all’Albergo Pietralba per il pranzo, allietato da ottimi vini offerti dalle Provincie di Piemonte e Romagna, e di Lombardia e Veneto, che si è concluso con il dolce preparato per l’occasione.

Nel pomeriggio i lavori capitolari sono ripresi alle 15,30, introdotti dalla preghiera dell’Ave Maria guidata dal liturgista del Capitolo. Intanto la parete di fondo della sala capitolare si stava affollando di messaggi di auguri indirizzati al nuovo Priore generale. I capitolari sono stati impegnati nel discernimento per l’elezione dei Consiglieri generali, che avverrà lunedì prossimo, Il Capitolo ha anche integrato la Presidenza con la nomina a suo membro di fra Ángel M. Ruiz Garnica, dopo che si era ridotta per l’elezione a Priore generale di fra Gottfried M. Wolff. I lavori in aula sono proseguiti fino alle 16,55 dopodiché è stato dato del tempo libero per i lavori della Commissione incaricata di fare la sintesi dei lavori dei Gruppi.

La giornata di lavoro e di festa si è conclusa con i Vespri, presieduti da fra Bernard M. Thorne, e la cena che è stata consumata in un clima di fraternità e allegria: dopo questa, i capitolari si sono ritirati presto per riposare in vista del pellegrinaggio organizzato per la successiva giornata.

[1] Cfr. Rituale dell’Ordine dei Servi di Maria per la celebrazione del Capitolo, XX, pp. 115-136.

fra Stefano M. Viliani (verbalista)

© Copyright 2013 Capitolo Generale dell’Ordine dei Servi di Maria
Eletto il nuovo Priore Generale dell' Ordine dei Servi di Maria  FRA GOTTFRIED M. WOLFF gottfried_wolff-116x300

28 août, 2013

Ordine Frati Servi di Maria Comunità St-Ortaire France

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 10:08

La Chiesa dei Servi di Maria 

 

Fin dal suo arrivo, il visitatore si trova ai piedi della Chiesa dei Servi di Maria. Di stile néo-romanico, si eleva nell’area dove Sant’Ortaire fondò il suo eremitaggio. Costruita all’inizio del XIX secolo da padre Chappey, la chiesa sembra proteggere il convento, che ospita dal 1945 i fratelli Servi di Maria e i loro novizi. Essa offre ai curiosi un spettacolo insolito: invece del gallo tradizionale, il suo campanile è sormontato da una croce intersecata da una falce, ricordando la falce dorata dei Druidi. Questo emblema ricorda che la religione dei Druidi era ancora dominante in Gallia all’epoca di Sant’Ortaire, prima che il cristianesimo venisse a prenderle il posto.  

Tuttavia, la presenza della falce mostra che tutti i valori di questa religione, come ogni religione, possono trovare il loro vero posto ai piedi della croce. 

Entrando nella chiesa, si è colpiti dalla rappresentazione di Cristo che risorge: è come se rompesse il guscio di un uovo, che dopotutto rievoca la Pasqua. Questa figura sormonta l’altar maggiore,  che è illuminato in modo naturale dalle vetrate che lo circondano. Prima di procedere verso nella navata, sulla destra, ci sono due statue: una, in pietra, quella di Sant’Ortaire e l’altra, in legno, quella di San Pellegrino Laziosi. Una targa che fa memoria di Pierre Chappey, costruttore della chiesa, emerge tra questi due opere. A sinistra dell’entrata, una statua in pietra rappresenta il Cristo in croce confortato dalla Vergine in piedi e in preghiera; è un’ opera di Pierre Marcel. Una fotografia di santa Teresa del Bambino Gesù e del Santo Volto ricorda la vicinanza di Sant’Ortaire ad Alençon luogo di nascita della santa. Avanzando verso il coro, a sinistra, una successione di otto immagini in rame sbalzato, opera di Jean Douai, amico della comunità, rappresenta la Via di Maria, che indicano i sette dolori prima di sbocciare nella gloria della Risurrezione. 

Nella navata ci sono sei vetrate: tre, a destra, rievocano alcuni momenti della storia dei Servi di Maria; tre, a sinistra, descrivono scene bibliche. Ogni vetrata di destra propone un’idea che corrisponde ad una vetrata di sinistra; sono opera del sacerdote Bernard Chardon. 

Sulla prima vetrata di sinistra: il Buon Pastore e le sue pecore; su quella di fronte: sant’Antonio M. Pucci, Servo di Maria, canonizzato da Giovanni XXIII nel 1962, e che fu parroco nel XVII sec., ha benedetto i suoi fedeli, curato i malati e ha ricoperto dei suoi abiti poveri mal vestiti. 

La seconda vetrata di sinistra rievoca l’Eucarestia: si può vedere, in alto, il Cristo e i suoi apostoli durante l’ultima Cena, mentre la parte inferiore della vetrata, anticipando già l’Eucarestia, rappresenta il dono della manna agli ebrei nel deserto durante l’esodo. La vetrata di destra illustra la Comunione sperimentata dai Sette santi Fondatori dei Servi di Maria, a cui si ispirano; è anche raffigurato sant’Agostino del quale i Servi hanno adottato la regola. La terza vetrata di sinistra mostra l’Ascensione di Cristo che porta con sé l’umanità nella gloria. La vetrata di destra ci presenta santa Giuliana Falconieri e san Pellegrino Laziosi. 

A destra e a sinistra del coro, due cappelle laterali rievocano la Vergine Maria con altre quattro vetrate. Nella cappella di destra, la prima vetrata rappresenta la fuga  in Egitto di Gesù, Maria e Giuseppe per sfuggire al massacro degli Innocenti. La seconda mette in scena Maria ai piedi della Croce. 

Nella cappella di sinistra, la prima vetrata rappresenta la Visitazione, l’incontro tra Maria con sua cugina Elisabetta, madre di san Giovanni Battista, durante il quale Maria canta il Magnificat. La seconda vetrata propone una Natività. In questa stessa cappella laterale si trova il tabernacolo a forma di tenda che ricorda che Dio, in Gesù, ha piantato la sua tenda tra noi. Vicino all’altare, una statua della Vergine, indicante Gesù e vestita da un manto in corteccia, fa allusione all’albero della vita. Dietro l’altare, e attorno al Cristo che « risorge », ancora due vetrate attirano la nostra attenzione: una, a destra, rappresenta la chiamata del Cristo rivolta ai pescatori che « lasciando le loro reti, lo seguirono » (Marco 1/15); l’altra, a sinistra, riproduce san Filippo Benizi, che per molti anni fu al servizio dei suoi fratelli come Priore generale e che, preferendo la vita comunitaria agli onori, secondo un’antica tradizione, rifiutò di essere papa. 

L’altare, così come le vetrate, è il frutto della meditazione del sacerdote Bernard Chardon e, dunque, ricco di parecchi simboli. Innanzitutto, questo altare colpisce per la sua trasparenza: difatti, qualunque sia l’angolatura da cui lo si guarda, la luce l’attraversa. Il Cristo non ha forse detto: « Io sono la luce del Mondo. Chi mi segue non resterà nelle tenebre » (Gv. 8/12)? È da notare che il piede che sostiene il peso dell’altare è stretto, fragile alla sua base, man mano che si avvicina al piano orizzontale, questa tavola che rappresenta il Cristo, si allarga, diventa più larga, più forte, come quando avvicinandoci a Cristo, diventiamo forti, molto vigorosi. Altro simbolo: questo piede è in qualche modo deforme, « invalido », richiama il Cristo che ha preso su sé tutte le nostre infermità » (Matteo 8/17). 

Il piede che sostiene la parte posteriore dell’altare assomiglia ad un piede di tavolo ordinario; è qui per ricordarci che la cena eucaristica anticipa il banchetto celeste in seno alla Trinità ma da  anche senso ai nostri pasti quotidiani: non ha il Cristo detto « sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi » (Matteo 28/20)? Alla destra dell’altare, si nota un Ovale, immagine della perfezione. Così come il Cristo si è seduto alla destra del Padre – posto di onore che gli spetta per il fatto che ha compiuto perfettamente nell’amore la sua missione di salvezza – essere vicino all’altare è essere vicino al Cristo, è ricercare la perfezione, è accettare di ricevere da lui la grazia di realizzare la parola inesauribile che vi dà: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro  » (Matteo 5/48). 

 

Un luogo di vita 

Uscendo dalla chiesa, a destra troviamo l’edificio principale, il convento propriamente detto. Questa casa, sul muro laterale della quale si trova una bella immagine della Vergine col Bambino, è il luogo in cui si svolge la vita dei frati. È anche il luogo del lavoro: alcuni hanno il compito di incontrare le persone; altri l’incarico di preparare il cibo ai fratelli, curando l’orto o la cucina; altri ancora si preparano per i corsi o le conferenze che daranno nelle scuole, seminari o università. Tutti i frati, poi, si ritrovano insieme per i diversi servizi, per gli incontri fraterni e, certamente, quattro volte al giorno, per la preghiera nella cappella o in chiesa, preghiera sempre aperta agli ospiti e ai fedeli. 

La cappella colpisce per la bellezza dei suoi muri di pietra di cui alcune sono come le sculture  che ciascuno potrà interpretare al modo suo. La luce è data da due vetrate del sacerdote Bernard Chardon: su quella di sinistra, la Vergine che indica il bambino Gesù a sette persone che, per i Servi, rievocano i loro fondatori. Quello di destra, più astratta, è costituita da una mescolanza di esseri e di animali, alcuni dei quali molto deformi, attorno al volto di Cristo che viene ad illuminare il nostro sguardo e a chiamarci, con tutta la Creazione, a diventare Regno di Dio.  

Il piccolo altare, in ceramica, è a doppia faccia. Da un lato, la Croce, offerta, si inserisce nelle linee che disegnano una coppa, e dei cerchi che ricordano l’ostia; dall’altro lato, raffigura l’illustrazione del Salmo 41: « Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così la mia anima, ha sete di te. » 

Il tabernacolo è stato scavato in un tronco di albero proveniente della foresta da fra Gaëtan M. Proulx. Il Cristo in legno proviene da Orvieto e ricorda le origini italiane dell’ordine. In una nicchia del muro di pietra c’è una statuetta della Vergine che proviene dal Canada[1]. Un’altra nicchia contiene un piccolo reliquiario opera di Jean Douai. Dietro, una piccola statuetta di Sant’Agostino rievoca l’origine della Regola adottata dai Servi. 

Uscendo dalla cappella, vediamo, a sinistra della chiesa, una casetta che i frati chiamano eremitaggio. Coloro che desiderano vivere un certo tempo nel più grande silenzio possono chiedere di risiedervi per alcuni giorni. 

È anche possibile, in momenti idonei a questo scopo, venire a condividere la preghiera e la vita della comunità alloggiando nella casa di ospitalità di fronte al Convento. Tutti possono chiedere di essere accolti per un ritiro spirituale. Questi tempi di preghiera e di scambio coi fratelli sono raccomandati particolarmente ai giovani, perché la naturale cornice della folta foresta favorisce il raccoglimento.

Un piccolo ufficio offre alcuni ricordi: oggetti di pietà e pubblicazioni religiose diverse. Si possono prenotare S. Messe e chiedere di incontrare uno dei fratelli. La sala San Filippo serve come luogo di preghiera e d’incontro per i giovani in particolare; qui si può ammirare una pittura di Bernadette Dupin che rappresenta la Vergine Maria e i Servi. A destra della sala, infine, è stato recentemente costruita una dimora detta Cafaggio, dal nome della prima abitazione dei Fondatori dell’ordine alle porte di Firenze. Un bassorilievo in rame sbalzato fatto da Jean Douai, che rappresenta i Fondatori dell’Ordine, troneggia di fronte ad un bellissimo camino.

Questo è quanto ci offre la borgata del Bas-Bésier, radura pacifica dentro la foresta di Bagnoles, oasi di fervore e di meditazione, di accoglienza e di gioia, dove da secoli,  nella storia,  si sono succeduti uomini e donne che, come i Servi d’oggi, hanno sempre cercato di vivere il vangelo, in un modo semplice e fraterno, ispirandosi a Maria.  

 

18 août, 2013

La Parrocchia del Sacro Cuore di Trapani ancora oggi ricorda la missione dei Frati Servi di Maria .

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 18:01
Top – Siti web

siti cattolici (IT)
Zona Elimi (IT)
Stella Polare (IT)
Diocesi di Trapani (IT)

space
La parrocchia
Pagina precedente
Di questi cambiamenti fu artefice P. Amadio M. Arcopinto, il quale prese il posto di P. Angelo Pantano, diventando assistente spirituale del Terz’Ordine. In quel periodo venne anche P. Fedele M. Ciarcià con la mansione di Priore del Convento, P. Gabriele M. Pannuzzo e P. Agostino M. Pappalardo. Altri Padri si alternarono solo per poco tempo tutti provenienti dalla prolifica Siracusa. Nel ’53 arrivò dal Veneto P. Camillo M. Fioretti; così si venne a delineare quello che poi rimase per tanti anni il gruppo dei Padri: P. Enrico, P. Gabriele e P. Camillo. In Parrocchia continuavano a prosperare le varie associazioni: l’Azione Cattolica, l’Apostolato della Preghiera (ai tempi di P. Santoro chiamate anche Figlie del Sacro Cuore); le Dame di Carità di San Vincenzo de’ Paoli (Vincenziane) e per un breve periodo le « Apette di S. Rita »; queste ultime fermamente volute da una fedele devota di S. Rita la quale curò anche l’acquisto della statua della Santa. Così la disposizione finale della chiesa del Sacro Cuore viene a definirsi in questo modo:schedaGrazie all’interessamento di P. Camillo M. Fioretti, si formò in Parrocchia un laboratorio (curato dal Terz’Ordine dei Servi di Maria) in cui si confezionavano parati sacri e tutto quanto occorreva per l’arredo dell’altare tutt’ora funzionante. Nel Maggio del ’54 per il centenario del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria (promulgato dal Papa Pio IX) si tenne in Parrocchia una Missione Mariana curata dai PP. Cappuccini e la processione con la statua dell’Immacolata (collocata in uno degli altari laterali). Ogni giorno la processione si fermava nei vari rioni della Parrocchia per la preghiera. Nell’Agosto dello stesso anno Mariano, venne organizzato un pellegrinaggio per i Santuari Mariani d’Italia: Pompei, Loreto, Monte Berico, Padova, Venezia, Annunziata di Firenze, Roma, Siracusa. Il 23 Dicembre 1958 si festeggiarono i 25 anni di sacerdozio di P. Camillo M. Fioretti. Ogni anno per Natale si organizzava una pesca di beneficenza per le Missioni dei Servi di Maria, che si apriva la Vigilia di Natale e durava fino alla Domenica dopo l’Epifania. In questo stesso periodo si sorteggiava una statuetta in gesso del Bambino Gesù, usanza che è durata fino a qualche anno fa. P. Camillo portava i fanciulli che il giorno prima avevano ricevuto la prima Comunione al Santuario della Madonna di Trapani. Giunti lì ponevano ai piedi dell’effige della Madre di Dio il loro giglio bianco. La catechesi ai ragazzi veniva fatta da alcune terziarie dell’Ordine dei Servi. In quegli anni per le insistenze del titolare del cinema Diana, venne spostato a sue spese il campanile della chiesa. Ricordiamo che il vecchio campanile era situato dietro il garage in via dei Mille. Nel 1955, grazie alla donazione del fabbricato dove successivamente per un certo periodo ha avuto sede il consultorio Familiare « Crescere Insieme », i PP. Poterono utilizzarlo come seminario per i giovani che volevano studiare per diventare Servi di Maria. Il direttore dell’Istituto era P. Gabriele M. Pannuzzo. In seguito quei locali vennero adibiti ad asilo ed infine affittati al Consultorio familiare « Crescere Insieme ». Intanto, poiché la chiesa era soggetta a continui allagamenti (era infatti al di sotto del livello stradale); si cominciò a parlare di erigere una nuova chiesa che potesse evitare tale rischio. La decisione definitiva venne presa dopo l’alluvione del Settembre 1963 a causa della quale i banchi arrivarono a galleggiare fuori della chiesa. Per questo motivo il Vescovo Mons. Francesco Ricceri diede il via alla gara d’appalto per i progetti.

Nel Gennaio 1964, per la Festa della Sacra Famiglia fu indetta dagli uomini dell’Azione Cattolica una serie di conferenze su temi e problematiche riguardanti la famiglia, i cui relatori erano Mons. Manuguerra Michele e il Dottor Mario Inglese. Nello stesso anno torna in Parrocchia P. Camillo M. Fioretti (il quale era stato inviato dall’Ordine a Palermo come Parroco della nuova chiesa del Rione « Albergheria » dove i Servi di Maria avevano aperto un Convento) che riprese così la sua opera di apostolato con il catechismo ai fanciulli e, grazie alla donazione di una apparecchiatura cinematografica (comprendente un proiettore tipo professionale corredato da altoparlanti) da parte dell’ing. Calvino, proiettava dei film alla fine del catechismo, che allora si teneva di Domenica. Questa iniziativa riscosse un notevole successo sia da parte dei fanciulli del catechismo che delle loro famiglie, perché senza alcuna spesa ma solo con la frequenza del catechismo e della S. Messa faceva in modo che i loro figli la Domenica restavano in chiesa fino alle ore 12.00 circa e quindi li teneva lontani dalle insidie della strada. Oltre a P. Camillo ad occuparsi dei fanciulli c’era P. Agostino M. Pappalardo il quale fondò la « Servitus Mariana Maschile »; P. Enrico e P. Gabriele si prendevano cura dei più grandi, i quali organizzavano spettacoli musicali e recite a cui i parrocchiani partecipavano numerosi. Intanto però ad ogni inverno si ripeteva il calvario della chiesa che si allagava. P. Camillo, ricordiamo che era l’assistente spirituale del Terz’Ordine femminile. In Parrocchia si erano formati due cori: uno maschile e uno femminile i quali, quasi ogni sera, partecipavano alla S. Messa serale, cantando da dietro l’altare maggiore. Arriviamo così alla fatidica data del ’72, in cui in primavera si assiste allo scempio della demolizione della vecchia chiesa. A causa di ciò alcune attività in Parrocchia cominciarono a rallentare e a cessare di esistere. Infatti il locale in cui prima si proiettavano i film, vale a dire la sala grande del pianoterra di via dei mille, per capirci meglio, la prima stanza a destra dell’entrata, fu adibita a cappella per tutte le funzioni religiose; la stanza di fronte a questa fu adibita a ufficio parrocchiale; la sagrestia era nella stanza a fianco della cappella, mentre il coro era posto lateralmente alla cappella. Il Giovedì Santo si preparava l’Altare della Reposizione di fronte all’entrata di via dei Mille. Tutta la chiesa si riduce a tre stanze molto esigue, in cui a mala pena ci si stava in un centinaio di persone. La posa della prima pietra della nuova chiesa avvenne nell’Ottobre del 1974 con una celebrazione presieduta da S. E. Mons. Ricceri (il quale compiuti i 75 anni fu nominato Vescovo emerito e, ritornato a Biancavilla CT dove era nato, vi morì nel 1980) a cui successe Mons. Emanuele Romano. La costruzione dura fino al 1980, anno in cui per la Vigilia del Santo Natale si celebra la prima Messa nella nuova chiesa, anche se ancora è quasi un cantiere. Per il completamento della chiesa P. Enrico ideò, poiché i soldi erano terminati, un sistema per cui i parrocchiani potevano partecipare sia al completamento del pavimento che all’acquisto dei banchi, suddividendo il pavimento della chiesa in mq., e ognuno contribuiva con quello che poteva, il motto di questa iniziativa era: « Aiuta di più il poco dato dai molti che il molto dato dai pochi ». La messa in opera dell’impianto elettrico fu affidata a P. Camillo, il quale con la collaborazione dei Padri, la ultimò in tempo record; i lampadari furono costruiti da P. Enrico; il prezioso tabernacolo fu restaurato e in alcuni parti ricostruito da P. Enrico, il quale impiegò molto tempo e fatica. Per la Festa del Sacro Cuore del Giugno 1981, viene consacrata la chiesa con una solenne concelebrazione presieduta da S. E. Rev.ma Emanuele Romano. Il 23 Agosto del 1985 P. Camillo raggiunge la Patria Celeste dopo 32 anni di fervente apostolato svolto con amore e dedizione nella nostra Parrocchia (ricordiamo che era arrivato a Trapani il 23 Agosto del ’53); riposa nella cappella dei Sacerdoti del Cimitero di Trapani. Nel 1987 chiude il Convento dell’ « Albergheria » a Palermo, e P. Fedele M. Ciarcià, ormai anziano e sofferente, viene a Trapani. Nello stesso periodo arriva anche P. Giovanni M. Lupatin, già missionario in Argentina, e per un breve periodo dalla Campania P. Gabriele M. Meccariello. Nel 1990 viene P. Paolo M. Pasqua con l’incarico di Priore (P. Pasqua è ritornato al Padre il 28 Giugno del 1999) e P. Carlo M. Ramondetta, proveniente dalla missione della Thailandia, come parroco al posto di P. Enrico, il quale andrà via da Trapani nel 1989. intanto si incomincia a parlare della prossima partenza dei PP. da Trapani. P. Giovanni viene mandato in Sardegna; in Parrocchia rimangono P. Gabriele, P. Paolo, P. Carlo e P. Fedele. Il nome del nostro giornale parrocchia per la prima volta venne usato da P. Carlo, che lo usava come foglietto della Domenica. Nel Giugno del 19995 l’Ordine dei Servi di Maria decide di trasferire i PP. di Trapani a Siracusa, per cui dopo quasi 50 anni, l’Ordine dei Servi di Maria lascia la città con grande nostro rammarico. Al loro posto Mons. Domenico Amoroso, succeduto nel governo della Diocesi a Mons. Romano nel 1988, nomina Parroco della nostra Parrocchia Don Francesco Finazzo, già Parroco di Ballata (insediatosi il 9 Luglio 1995), il quale si conquista subito la fiducia e la collaborazione di tutti i parrocchiani e che tuttora guida la nostra comunità in modo esemplare e con abnegazione apostolica. Questa è per grandi linee la storia della nostra Parrocchia, che grazie alla memoria storica di una nostra comune amica e alla collaborazione prestata da chi vi scrive ha potuto essere portata alla conoscenza di tutti noi.

 

===================================================================

 

Un Ricordo, Una Preghiera …Un’ Azione di Ringraziamento ! Non siamo in grado di riunire tutte le prove riguardanti la vita eroicamente vissuta ,l’ esistenza e la consistenza di una vera fama di santità di molti Frati dell’ Ordine dei Servi di Maria che dal 1946 hanno vissuto il loro ministero sacerdotale in diversi conventi presenti nell’ Italia meridionale. Ancora oggi il ricordo di questi Frati rimane inalterato nei cuori di alcuni membri dell’ Istituto Ordine di Sant’ Andrea di Caffa.

Questi indimenticabili Frati e Santi sconosciuti possono sembrare  degli alberi piantati nel mare .

Avete mai visto degli alberi piantati in mezzo al mare ?

L’ albero non si sposta , non è un nomade, ancora meno un essere marino.

Questo stuolo di Frati erano come degli alberi piantati nei conventi di Palma Campania (Na) Saviano(Na) Napoli,Benevento,Prata Sannita (Ce) ,Alvignano (Ce), Manduria (Ta) ,Taranto,Siracusa ..ecc…. per dare ombra e frutti ai cristiani che facevano parte della comunità parrocchiali annesse a questi conventi.

Questi Frati di Santa Maria incarnavano l’ insegnamento della Chiesa Una e Indivisa ,la loro vita era regolata dai Dettami Evangelici e dalle Costituzioni dell’ Ordine.

La loro vita un paradosso!

Allo stesso modo, la loro fede non si è misurata,non era nè grande e nè piccola ,nè grossa e nè magra!

CREDERE E NON AVERE !

Nè granello di senape,nè albero piantato nel mare ,la fede di questi frati è andata sempre oltre le parole umane,i piani,progetti,schemi e calcoli meramente freddi.

Essi non potevano misurare la fede come si misurava la convinzione .

La loro fede era un inizio di cui solo Dio ne era l’ artefice.

Questa fede ha scombussolato cio’ che sembrava immutabile , come per esempio l’ ordine delle cose che vuole che gli alberi siano piantati nella terra e non nel mare .

Se si potesse scrivere tutto quello che questi frati hanno dovuto sopportare e quantificare quante lacrime hanno dovuto versare per amore alla Santissima Vergine Maria dei Sette Dolori.

Circa ai servi inutili,essi stessi ci hanno rivelato l’ iniziativa di Dio.

La Fede non ha fatto di questi Frati dei servitori riveriti,adulati,acclamati,dei servitori con contratto che attribuisce uno statuto di quadri dirigenti,colletti bianchi ecc…

Questi Frati Servi di Maria nel servizio della fede non hanno fatto carriera!

Nessuno di loro ha avuto delle pretese per la sua fede, come si avanzano delle pretese per gli studi compiuti o per i diplomi acquisiti.

Per questi Frati di Santa Maria la fede è stata gratuita.

« Servitori Inutili! »e Servi di Maria per l’ eternità !

L’ Eterno riposo dona loro Signore! Requiem aeternam dona eis Domine !

Elenco Frati Servi di Maria Defunti .

Fra Bonfiglio Maria Mautone morto il 7 gennaio 2003 a Maddaloni (CE) anni 81 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Eugenio Maria Pantano morto a Siracusa l 11 gennaio 1997 anni 72 e 53 anni di vita religiosa ;

Fra Fedele Maria Ciarcià morto a Saviano (Na) il 14 gennaio 2009 anni 96 e 80 anni di vita religiosa;

Fra Angelo Maria Di Giuseppe morto a Napoli il 16 gennaio 1990 anni 66 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Pio Maria D’ Alessandro morto a Napoli il 22 gennaio 1994 anni 80 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Daniele Maria Santoro morto a Roma il 27 gennaio 1978 anni 26 e 4 mesi di vita religiosa ;

Fra Andrea Maria D’ Andrea morto a Napoli il 1 febbraio 2001 anni 79 e 59 anni di vita religiosa;

Fra Giuseppe Maria Portesine morto a Saviano (Na) il 14 febbraio 1985 anni 81 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Gioacchino Maria Romano morto a Napoli il 16 febbraio 1970 anni 60 e 3à anni di vita religiosa;

Fra Pio Maria Casciello morto a Nola il 12 marzo 2001 anni 66 e 45 anni di vita religiosa;

Fra Giovanni Maria Colello morto il 12 marzo 2004 a Taurano (Av) anni 74 e 51 anni di vita religiosa;

Fra Tommaso Maria Bartolomei morto a Napoli il 1 aprile 1967 anni 77 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Angelo Maria Pantano morto a Siracusa il 2 aprile 1993 anni 72 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Carmelo Maria Padalino morto a Manduria (Ta) il 20 aprile 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Enrico Maria Gilibisco morto a Saviano il 30 maggio 2006 anni 87 e 70 anni di vita religiosa;

Fra Gerardo Maria Caligiore morto a Siracus ail 24 giugno 1981 anni 68 e 50 anni di vita religiosa;

Fra Salvatore Maria Mazzocca morto a Alvignano (Ce) il 10 giugno 1988 anni 55 e 37 anni di vita religiosa;

Fra Paolo Maria Pasqua morto a Siracusa il 28 giugno 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Raffaele Maria Montanino morto a Saviano(Na) il 21 giugno 2005 anni 81 e 53 anni di vita religiosa ;

Fra Carlo Maria Ramondetta morto a Siracusa il 28 giugno 2007 anni 77 e 55 anni di vita religiosa;

Fra Amadio Maria Arcopinto morto a Prata Sannita (Ce) il 26 luglio 1990 anni 72 e 53 anni di vita religiosa;

Fra Antonino Maria Mautone morto a Saviano (Na) il 4 agosto 1999 anni 67 e 49 anni di vita religiosa;

Fra Antonio Maria Fedele morto a Napoli il 15 agosto 2000 anni 79 e 46 anni di vita religiosa;

Fra Carmelo Maria Abbate morto a saviano (Na) il 21 agosto 1993 anni 80 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Agostino Maria Pappalardo morto il 29 agosto 1975 anni 63 e 47 anni di vita religiosa;

Fra Tarcisio Maria Mascagni morto il 3 settembre 1995 anni 74 e 56 anni di vita religiosa ;

Fra Fortunato Maria Frattin morto a Palma Campania (Na) l’ 11 settembre 1979 anni 83 e 49 anni di vita religiosa ;

Fra Tommaso Maria Chianese morto a Napoli il 15 settembre 2000 anni 79 e 61 anni di vita religiosa;

Fra Carlo Maria Ruocco morto a Saviano l’ 11 ottobre 1996 anni 70 e 53 anni di vita religiosa;

Fra Filippo Maria Arianna morto a Saviano(Na) il 12 ottobre 2004 anni 81 e 62 anni di vita religiosa;

Fra Luigi Maria Coluzzi morto a Napoli il 20 ottobre 1983 anni 73 e 56 anni di vita religiosa;

Fra Mariano Maria Casoria morto a Napoli il 9 novembre 1988 anni 73 e 55 anni di vita religiosa;

Fra Alessio Maria Crispo morto a Avellino il 18 novembre 1993 anni 79 e 63 anni di vita religiosa;

Fra Girolamo Maria Russo Fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale morto a Saviano (Na) il 30 novembre 1970 anni 85 e 67 anni di vita religiosa;

Fra Cirillo Maria Perucatti morto a Napoli il 29 dicembre 1983 anni 66 e 42 anni di vita religiosa;

fra Luigi Maria Mercolino morto a Piedimonte Matese (Ce)il 30 dicembre 2001 anni 79 e 60 anni di vita religiosa.

Fra Agostino Maria Sommese morto a Napoli l’ 8 giugno 2009 anni 95 e 77 anni di vita religiosa;

123

riogrande |
aidoCopro |
zokafric |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | l'actue des starlette
| Pont Tracy-Lanoraie
| texia1904