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6 décembre, 2010

Cavalierati e Onorificenze Un articolo di perenne attualità

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 21:29

Cavalieri d’ Italia

La medaglia? Non si nega a nessuno

 

—————————————————————– Cavalieri d’ Italia La medaglia? Non si nega a nessuno Il Cav. Com. Gr. Uff. Vincenzo Ruggero Manca, deputato forzista, che dopo essersi vantato d’ aver collezionato 3.500 ore di volo su « 16 diversi tipi di velivoli tra cui il Tornado, l’ F104, l’ Amx e l’ Mb 339″ (poffarbacco!) precisa sulla Navicella di avere una bacheca traboccante di « Croce d’ oro per anzianita’ di servizio, Medaglia militare aeronautica di lunga navigazione aerea, Medaglia « Cheonsu » dell’ Ordine al merito della Corea del Sud, Medaglia Mauriziana, Croce di Commendatore dell’ Ordine al meri – to Melitense con Spade, Cavaliere Commendatore dell’ Ordine equestre di San Gregorio Magno », si metta l’ anima in pace: il virus dell’ « importanzite acuta » non ha colpito solo lui. Spiega infatti l’ Ufficio Onorificenze della Presidenza del Consiglio che, con quelli che saranno insigniti quest’ anno dell’ agognato riconoscimento da Oscar Luigi Scalfaro e dal successore, gli italiani che in questi decenni hanno ottenuto un titolo sono saliti a oltre 728 mila. Come se fossero « titolati », tanto per capirci, tutti gli abitanti del Molise piu’ quelli dell’ Alto Adige. Scenari da Toto’ : « Salve, Cavaliere, quanto prosciutto? ». « Me ne dia due etti e mezzo, Commendatore, grazie ». « Suo figlio Grand’ Ufficiale come sta? ». « Bene: fa l’ apprendista dal meccanico di Gran Croce ». Un delirio. Conti alla mano, visto che per ottenere le onorificenze bisogna avere 35 anni (Sandro Pertini dovette fare un’ eccezione per far « cumenda » per meriti velocisti Pietro Mennea), e che gli italiani di questa fascia sono poco piu’ di 32 milioni, c’ e’ un portatore sano di titolo onorifico ogni 44 abitanti e mezzo. Ammesso che un po’ di « graduati » siano nel frattempo defunti, spiegano gli esperti, ne resterebbero almeno tre quarti: uno per ogni sessanta connazionali. CONTINUA A PAGINA 17 di GIAN ANTONIO STELLA —————————————————————– Da Cavaliere a Grand’ Ufficiale, un’ onorificenza ogni 60 abitanti. E in prima fila nelle richieste, a sorpresa, i contestatori della Lega Un milione in fila per un « titolo »: cosi’ da’ i numeri il Paese delle medaglie E meno male che 10 anni fa, per porre un argine alla marea montante, marea che aveva superato le ventimila nomine l’ anno e si rovesciava a valle con lo scroscio impetuoso dell’ Iguassu’ , il governo Goria decise di introdurre il « numero chiuso »: 10 mila cavalieri, 2.500 cavalieri ufficiali, 1.000 commendatori, 200 grandi ufficiali e 30 cavalieri di Gran Croce, per un totale di 13.730 questuanti accontentati all’ anno. Meno male perche’ , in questa Italia dove il passar degli anni si misura in faldoni che si accumulano, le domande di chi invoca una spilla da appiccarsi sul petto, una targa da mettere sulla scrivania o una pergamena da appendere al muro sono salite (udite udite!) a un milione e passa. Una ogni trentadue persone dotate dell’ eta’ minima richiesta. Farmacisti calabresi con la cipolla nel panciotto? Ufficiali siciliani dai baffi impomatati? Avvocati partenopei affetti da sindromi di trombonismo? Macche’ . Spiegano alle « Onorificence », con un pizzico di divertita malizia, che tra quanti tempestano e invocano e asfissiano l’ ufficio ci sono italiani corrispondenti a ogni stereotipo e ogni pregiudizio. Ma soprattutto lombardi, veneti, emiliani, piemontesi… « I leghisti contestano l’ Italia, no? Vogliono andarsene, no? Bene: non ha idea di quante raccomandazioni arrivino da parte di deputati della Lega ». Firmate anche da Umberto Bossi? « Mai. Lui neanche una. Ma gli altri… ». Dicono le cronache che, su segnalazione dei ministri che hanno questo privilegio, cioe’ tutti (quello degli Esteri, per dire, puo’ chiedere a Palazzo Chigi di proporre al Quirinale ogni anno 16 grandi ufficiali, 50 « commenda » e 210 cavalieri mentre quello dell’ Ambiente deve accontentarsi, poveraccio, di 2 grand’ ufficiali, 4 commendatori, 10 cavalieri) sono diventati in questi anni cavalieri di gran croce con Gran Cordone Fahad bin Abdul Aziz al Saud dell’ Arabia Saudita e il tedesco Roman Herzog, il libanese Haraoui, l’ erede al trono del Marocco Sidi Mohamed e l’ allora ministro della Difesa saudito, Sultan bin Abdul Aziz. Piu’ il cardinale Francesco Colasuonno, il presidente della federcalcio Luciano Nizzola, il cantante Placido Domingo… Tra i Grandi Ufficiali spiccano Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Anna Proclemer, Nunzio Filogamo e Ornella Vanoni. Tra i commendatori il sindaco di Firenze Mario Primicerio, l’ onorevole Ombretta Fumagalli Carulli e il calciatore polacco (amico del Papa o del romanista Andreotti?) Zbigniew Boniek. Tra gli « ufficiali » la presentatrice tivu’ Livia Azzariti. Tra i cavalieri, per diretta decisione del presidente che forse voleva dare un’ ultima botta a certi riti, l’ intera compagnia dei cronisti che avevano seguito Francesco Cossiga nei mesi delle esternazioni: cavalieri, come scrisse Luca Goldoni, « al merito picconatorio ». L’ unico ad avere rispedito l’ onorificenza, per quanto Alfredo Biondi dica sia « uno con una visione cosi’ elitaria e castale della magistratura che quando incontra un pari grado si danno l’ un l’ altro dell’ Eccellenza », sarebbe stato Filippo Mancuso. Il quale, schiumando furore per l’ affronto di essere stato costretto a dimettersi da ministro della Giustizia per colpa, dice lui, di Oscar Luigi Scalfaro, mando’ 4 anni fa al capo dello Stato un’ algida letterina di poche righe: « Pur avendo un grande rispetto per l’ alta onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, avendomela consegnata Lei ho deciso di restituirla. La prego di fare pubblicare questa mia rinunzia sulla Gazzetta Ufficiale ». La quale, ci crediate o no, la pubblico’ : « Il Presidente della Repubblica decreta… ». « Non son tanti negli orti pomi e peri, quanti a Vicenza conti e cavalieri », diceva un antico adagio rinascimentale. Da allora e’ cambiato poco. E l’ adagio vale per l’ Italia tutta. Martino Zanetti, il titolare della « Hausbrandt Caffe », fratello del titolare della Segafredo, che fu perfino denunciato dalle autorita’ di San Marino per usurpazione di titolo con l’ accusa di aver preso la cittadinanza del Titano facendo carte false per potersi chiamare « Principe Orsini di Campo de’ Fiori » era solo uno dei tanti con la « fissa ». Come solo uno dei tanti incantatori di merli era Vittorio Maria Francescone, messo in galera per aver venduto per anni, spacciandosi per un Pope, titoli onorifici dai nomi come « gran bali’ dell’ ordine di San Gereone ». Uno dice: possibile che ci cascassero? Ci cascavano. Quanto l’ « importanzite » possa essere galeotta, del resto, e’ provato dal caso di colui che forse piu’ di tutti irrise alle pompose caricature del piccolo potere. Ricordate la scena del treno? « Lampisti, fuochisti, macchinisti, scambisti, conduttori, frenatori, facchini, impiegati delle Ferrovie dello Stato! ». Eppure proprio lui, Toto’ , arrivo’ fino in tribunale per difendere, alberi genealogici alla mano, la sua convinzione di discendere da « Niceforo II della stirpe dei Focas, usurpatore del trono di Bisanzio ucciso nel 969 in seguito a una congiura di palazzo ». E dunque di poter portare il seguente titolo: « Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas Angelo Flavio ducas Commeno di Bisanzio, principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Peloponneso, Duca di Cipro e di Epiro, Conte e Duca di Drivasto e di Durazzo ». Signori si nasce. E lui lo nacque, modestamente. SEGUE DALLA PRIMA Gian Antonio Stella

Stella Gian Antonio

Pagina 001.017
(23 aprile 1999) – Corriere della Sera

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