• Accueil
  • > Recherche : settembre 43 in italia

29 août, 2014

In Ricordo ha pubblicato un pensiero sui Frati Servi di Maria sepolti nel Cimitero di Palma Campania (Na)

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 23:50

<a href= »http://www.paperblog.fr/ » rel= »paperblog virgodolorosa » title= »Paperblog : Les meilleurs actualités issues des blogs » >
<img src= »http://media.paperblog.fr/assets/images/logos/minilogo.png » border= »0″ alt= »Paperblog : Les meilleurs actualités issues des blogs » />
</a>

Pensieri, dediche e poesie a chi ti manca
fiori_misto.jpgBenvenuto nella sez  ione dei « Pensieri, Dediche e Poesie ».
SCRIVI QUI I TUOI PENSIERI, LE TUE DEDICHE e le tue poesie  A CHI TI MANCA
.Clicca sul link a destra « SCRIVI«  (solo per utenti registrati)** Avvisiamo che per ovvie ragioni, lo scritto sarà sempre verificato prima della pubblicazione e che questa avverrà entro poche ore.Grazie Giovanni
Cerca .
Inizia con Contiene Esatta
VEDI TUTTO
SCRIVI
Ci sono 1 voci in archivio.
Titolo Frase
Frati Servi di Maria alcuni sepolti nell
Autore: efrem
Frati Servi di Maria Santi Sconosciuti dell\’ Italia Meridionale Un Ricordo, Una Preghiera ?Un\’ Azione di Ringraziamento ! Non siamo in grado di riunire tutte le prove riguardanti la vita eroicamente vissuta ,l\’ esistenza e la consistenza di una vera fama di santit? di molti Frati dell\’ Ordine dei Servi di Maria che dal 1946 hanno vissuto il loro ministero sacerdotale in diversi conventi presenti nell\’ Italia meridionale. Ancora oggi il ricordo di questi Frati rimane inalterato nei cuori di alcuni membri dell\’ Istituto Ordine di Sant\’ Andrea di Caffa. Questi indimenticabili Frati e Santi sconosciuti possono sembrare degli alberi piantati nel mare . Avete mai visto degli alberi piantati in mezzo al mare ? L\’ albero non si sposta , non ? un nomade, ancora meno un essere marino. Questo stuolo di Frati erano come degli alberi piantati nei conventi di Palma Campania (Na) Saviano(Na) Napoli,Benevento,Prata Sannita (Ce) ,Alvignano (Ce), Manduria (Ta) ,Taranto,Siracusa ..ecc?. per dare ombra e frutti ai cristiani che facevano parte della comunit? parrocchiali annesse a questi conventi. Questi Frati di Santa Maria incarnavano l\’ insegnamento della Chiesa Una e Indivisa ,la loro vita era regolata dai Dettami Evangelici e dalle Costituzioni dell\’ Ordine. La loro vita un paradosso! Allo stesso modo, la loro fede non si ? misurata,non era n? grande e n? piccola ,n? grossa e n? magra! CREDERE E NON AVERE ! N? granello di senape,n? albero piantato nel mare ,la fede di questi frati ? andata sempre oltre le parole umane,i piani,progetti,schemi e calcoli meramente freddi. Essi non potevano misurare la fede come si misurava la convinzione . La loro fede era un inizio di cui solo Dio ne era l\’ artefice. Questa fede ha scombussolato cio\’ che sembrava immutabile , come per esempio l\’ ordine delle cose che vuole che gli alberi siano piantati nella terra e non nel mare . Se si potesse scrivere tutto quello che questi frati hanno dovuto sopportare e quantificare quante lacrime hanno dovuto versare per amore alla Santissima Vergine Maria dei Sette Dolori. Circa ai servi inutili,essi stessi ci hanno rivelato l\’ iniziativa di Dio. La Fede non ha fatto di questi Frati dei servitori riveriti,adulati,acclamati,dei servitori con contratto che attribuisce uno statuto di quadri dirigenti,colletti bianchi ecc? Questi Frati Servi di Maria nel servizio della fede non hanno fatto carriera! Nessuno di loro ha avuto delle pretese per la sua fede, come si avanzano delle pretese per gli studi compiuti o per i diplomi acquisiti. Per questi Frati di Santa Maria la fede ? stata gratuita. ?Servitori Inutili!?e Servi di Maria per l\’ eternit? ! L\’ Eterno riposo dona loro Signore! Requiem aeternam dona eis Domine ! Elenco Frati Servi di Maria Defunti . Fra Bonfiglio Maria Mautone morto il 7 gennaio 2003 a Maddaloni (CE) anni 81 e 63 anni di vita religiosa; Fra Eugenio Maria Pantano morto a Siracusa l 11 gennaio 1997 anni 72 e 53 anni di vita religiosa ; Fra Fedele Maria Ciarci? morto a Saviano (Na) il 14 gennaio 2009 anni 96 e 80 anni di vita religiosa; Fra Angelo Maria Di Giuseppe morto a Napoli il 16 gennaio 1990 anni 66 e 49 anni di vita religiosa; Fra Pio Maria D\’ Alessandro morto a Napoli il 22 gennaio 1994 anni 80 e 63 anni di vita religiosa; Fra Daniele Maria Santoro morto a Roma il 27 gennaio 1978 anni 26 e 4 mesi di vita religiosa ; Fra Andrea Maria D\’ Andrea morto a Napoli il 1 febbraio 2001 anni 79 e 59 anni di vita religiosa; Fra Giuseppe Maria Portesine morto a Saviano (Na) il 14 febbraio 1985 anni 81 e 49 anni di vita religiosa; Fra Gioacchino Maria Romano morto a Napoli il 16 febbraio 1970 anni 60 e 3? anni di vita religiosa; Fra Pio Maria Casciello morto a Nola il 12 marzo 2001 anni 66 e 45 anni di vita religiosa; Fra Giovanni Maria Colello morto il 12 marzo 2004 a Taurano (Av) anni 74 e 51 anni di vita religiosa; Fra Tommaso Maria Bartolomei morto a Napoli il 1 aprile 1967 anni 77 e 61 anni di vita religiosa; Fra Angelo Maria Pantano morto a Siracusa il 2 aprile 1993 anni 72 e 61 anni di vita religiosa; Fra Carmelo Maria Padalino morto a Manduria (Ta) il 20 aprile 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa; Fra Enrico Maria Gilibisco morto a Saviano il 30 maggio 2006 anni 87 e 70 anni di vita religiosa; Fra Gerardo Maria Caligiore morto a Siracus ail 24 giugno 1981 anni 68 e 50 anni di vita religiosa; Fra Salvatore Maria Mazzocca morto a Alvignano (Ce) il 10 giugno 1988 anni 55 e 37 anni di vita religiosa; Fra Paolo Maria Pasqua morto a Siracusa il 28 giugno 1999 anni 75 e 56 anni di vita religiosa; Fra Raffaele Maria Montanino morto a Saviano(Na) il 21 giugno 2005 anni 81 e 53 anni di vita religiosa ; Fra Carlo Maria Ramondetta morto a Siracusa il 28 giugno 2007 anni 77 e 55 anni di vita religiosa; Fra Amadio Maria Arcopinto morto a Prata Sannita (Ce) il 26 luglio 1990 anni 72 e 53 anni di vita religiosa; Fra Antonino Maria Mautone morto a Saviano (Na) il 4 agosto 1999 anni 67 e 49 anni di vita religiosa; Fra Antonio Maria Fedele morto a Napoli il 15 agosto 2000 anni 79 e 46 anni di vita religiosa; Fra Carmelo Maria Abbate morto a saviano (Na) il 21 agosto 1993 anni 80 e 61 anni di vita religiosa; Fra Agostino Maria Pappalardo morto il 29 agosto 1975 anni 63 e 47 anni di vita religiosa; Fra Tarcisio Maria Mascagni morto il 3 settembre 1995 anni 74 e 56 anni di vita religiosa ; Fra Fortunato Maria Frattin morto a Palma Campania (Na) l\’ 11 settembre 1979 anni 83 e 49 anni di vita religiosa ; Fra Tommaso Maria Chianese morto a Napoli il 15 settembre 2000 anni 79 e 61 anni di vita religiosa; Fra Carlo Maria Ruocco morto a Saviano l\’ 11 ottobre 1996 anni 70 e 53 anni di vita religiosa; Fra Filippo Maria Arianna morto a Saviano(Na) il 12 ottobre 2004 anni 81 e 62 anni di vita religiosa; Fra Luigi Maria Coluzzi morto a Napoli il 20 ottobre 1983 anni 73 e 56 anni di vita religiosa; Fra Mariano Maria Casoria morto a Napoli il 9 novembre 1988 anni 73 e 55 anni di vita religiosa; Fra Alessio Maria Crispo morto a Avellino il 18 novembre 1993 anni 79 e 63 anni di vita religiosa; Fra Girolamo Maria Russo Fondatore della Provincia dell\’ Italia Meridionale morto a Saviano (Na) il 30 novembre 1970 anni 85 e 67 anni di vita religiosa; Fra Cirillo Maria Perucatti morto a Napoli il 29 dicembre 1983 anni 66 e 42 anni di vita religiosa; fra Luigi Maria Mercolino morto a Piedimonte Matese (Ce)il 30 dicembre 2001 anni 79 e 60 anni di vita religiosa. Fra Agostino Maria Sommese morto a Napoli l\’ 8 giugno 2009 anni 95 e 77 anni di vita religiosa;
Glossary V2.0

In Ricordo ha pubblicato un pensiero sui Frati Servi di Maria sepolti nel Cimitero di Palma Campania (Na) led_green

Visitatori efrem
it it fr null it
null us null null de
de null us

 

 

 

Home

Associazione In Ricordo – NoProfit

Per scrivere un commento, registrarsi qui! .
Sito avente scopo didattico-culturale-storico
Per informazioni sul sito,  contattaci
« Riportiamoli a casa ». è la nuova sezione del sito del 2012
“QUESTO SITO è CONTRO LE MAFIE e CONTRO IL SISTEMA CAMORRA ».

  RINGRAZIAMENTI
Questo sito nasce perché il silenzionon chiuda per sempre la bocca dei nostri caried affinchè la memoriasia più forte della polvere…..
aa.png
E’ DEDICATO :A tutti quelli che hanno significato qualcosa per te…A quelli che hanno segnato la tua vita in un modo o nell’altro…A quelli che ti hanno fatto sorridere quando più ne avevi bisogno…A quelli che quando eri triste, ti fecero vedere il lato buono delle cose…

Ed A tutti quelli a cui desideri dire quanto hai apprezzato la loro amicizia o il loro amore.

per l’Associazione

                                    Giovanni De Pietro


 

<a href= »http://www.paperblog.fr/ » rel= »paperblog virgodolorosa » title= »Paperblog : Les meilleurs actualités issues des blogs » >
<img src= »http://media.paperblog.fr/assets/images/logos/minilogo.png » border= »0″ alt= »Paperblog : Les meilleurs actualités issues des blogs » />
</a>

27 juillet, 2014

Frati Servi di Maria Costruire un Mondo Nuovo scritto Conrad Borntrager OSM

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 13:35

Conrad M. Borntrager, OSM
Costruire un Mondo Nuovo

Commento alla Regola di Vita

dell’Ordine secolare dei Servi di Maria

Indice articoli della RdV

 

PARTE PRIMA

L’ORDINE DEI SERVI DI MARIA

Obiettivo di questa prima parte è offrire un’ idea generale dell’Ordine dei Servi di Maria e della sua spiritualità. I capitoli che seguiranno applicheranno questi principi alle situazioni proprie dei laici. I quattro articoli di questo capitolo sono presi direttamente dal primo capitolo delle Costituzioni dei frati. Essi sono stati scritti per i frati (sacerdoti e fratelli dell’Ordine); ma, col metterli all’inizio della Regola di Vita dell’Ordine Secolare si intende offrirli a chiunque desidera vivere la spiritualità servitana nello stile proprio dei laici, uomini e donne, e non come religiosi.

I quattro articoli sviluppano questo pensiero: identità dei Servi di Maria; per servire, i Servi si dedicano a Maria; questa dedicazione a Maria li porta a servire gli altri in una maniera particolare; la vita dei frati ha ispirato altri a vivere secondo gli stessi ideali.
ARTICOLO 1

Il primo articolo della Regola di Vita è anche il primo articolo nelle Costituzioni dei frati. Esso cerca di descrivere le caratteristiche più importanti dell’ Ordine dei Servi di Maria.

Art. 1. L’Ordine dei frati Servi di Maria, sorto come espressione di vita evangelico-apostolica, è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore Gesù. Mossi dallo Spirito, si impegnano, come i loro Primi Padri, a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna e ad essere al servizio di Dio e dell’uomo, ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore.

Anzitutto, l’articolo colloca l’Ordine nel contesto delle sue origini. Il termine “vita evangelico-apostolica” si riferisce allo stile di vita tipico del Movimento Mendicante del secolo XIII, di cui gli esempi più conosciuti sono quelli dei frati Francescani e Domenicani. “Evangelico” richiama l’intenzione dei Mendicanti di modellare la loro vita sul Vangelo. L’ideale era seguire Cristo così come il Vangelo lo presenta. In questo modo la spiritualità servitana si colloca nella cornice della spiritualità cristiana.

“Apostolico” contiene uno speciale riferimento alla forma di vita degli apostoli così come è narrata negli Atti degli Apostoli (2, 42-47; 4, 32-37). In questi versetti, i membri della prima comunità cristiana di Gerusalemme sono descritti come persone dedite agli insegnamenti degli apostoli, alla vita comune, alla frazione del pane e alla preghiera. Essi mettevano tutto in comune. La comunità dei credenti era – si diceva – “un cuore solo e un’anima sola”. Quest’ultima espressione fu presa alla fine del secolo IV dal santo vescovo africano Agostino d’Ippona, che la usò come introduzione alla sua Regola di Vita, adesso conosciuta come la Regola di Sant’Agostino. Fu tale Regola che i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi scelsero come norma fondamentale della vita che intendevano attuare.

Una parte essenziale di questa vita evangelica, vissuta dagli apostoli, è la sua impostazione comunitaria. L’articolo citato descrive l’Ordine come una “comunità di uomini” che erano stati accomunati da un proposito molto specifico: vivere “nel nome del Signore Gesù”. I Sette Santi Fondatori si impegnarono in una vita comune e nel servizio a Dio e agli altri. Questa scelta colloca la spiritualità Servitana nelle motivazioni del Movimento Mendicante del secolo XIII.

In secondo luogo, l’articolo trasferisce queste caratteristiche, proprie dei Sette Fondatori, a tutti i loro seguaci di oggi, i frati, sacerdoti e fratelli, che costituiscono l’Ordine nel tempo presente. Come i Fondatori, i Servi di oggi formano una comunità nel nome di Gesù, vivono la vita del Vangelo, e si ispirano all’esempio dei primi cristiani riuniti intorno agli apostoli. Anch’essi sono al servizio di Dio e di tutti.

Infine, la vita intera dei Fondatori e dei loro seguaci è oggi vissuta “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore”. I Servi condividono una spiritualità cristiana comune a tutti quelli che seguono Gesù, una spiritualità Mendicante ispiratrice dei gruppi sorti nel secolo XIII, e una spiritualità mariana che ha dato il nome all’Ordine: Servi di Maria.

Fra Ignazio M. Calabuig, OSM, ha commentato in modo esauriente e profondo queste ultime parole, “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e serva del Signore”, in un suo articolo “La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, che fa parte di un libretto intitolato La Vergine Maria, edito a cura della Commissione per lo Studio delle Costituzioni (Rovato, 1976). Non ci resta che citarlo interamente per capire il senso pieno di questa frase.

“Ispirandoci, che nel contesto ha funzione logica modale, indicando lo stile con cui i Servi debbono agire, designa l’atteggiamento dei Servi che volgono lo sguardo della mente e del cuore alla Vergine, per trarre dall’ esempio della sua vita impulsi e suggerimenti per la loro condotta, per le loro scelte evangeliche, per i loro atti di servizio. Lo “ispirarsi”, quale atteggiamento religioso, comporta sia la consapevolezza dell’altissima perfezione morale e santità del modello, sia la gioia di sentirsi da esso attratti. L’ispirazione non si risolve mai in riproduzione mimetica, ma consiste in una adesione che non mortifica, ma suscita l’impulso creatore.

Non è il caso che io mi attardi qui nel produrre gli argomenti teologici per cui la Vergine di Nazareth “rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti” (Lumen Gentium, 65) e viene ritenuta “la prima e la più perfetta discepola di Cristo” (Marialis Cultus, 35); rimando per questo alla sintesi conciliare e ad altri documenti del Magistero pontificio, che abbondano nella dottrina sull’esemplarità di Maria.

Costantemente. L’avverbio sta ad indicare come per i Servi rivolgere lo sguardo alla Vergine non sia atto episodico ma atteggiamento permanente, che caratterizza e qualifica il loro agire in ogni campo.

Madre e Serva del Signore. Sono i primi appellativi che il testo costituzionale attribuisce al nome della Vergine: appellativi senza dubbio attentamente scelti, (se pure, come dirò in seguito, nel loro abbinamento offrano il fianco a qualche rilievo). Ambedue contengono un riferimento essenziale della Vergine al Signore. Il primo, dicendo Maria Madre del Signore, ne esalta la dignità sublime e singolare, il secondo – Serva del Signore – mutuato direttamente dal vangelo di Luca (1, 38), ritrae con evidenza quasi plastica l’atteggiamento della Vergine di fronte al Signore. Madre e Serva: l’accostamento sorprendente di un titolo di gloria alla qualificazione di uno stato umile definisce bene il mistero della Vergine.

A noi interessa soprattutto il termine Serva del Signore, di cui l’esegesi biblica contemporanea ha messo in luce un ricchissimo contenuto religioso e cultuale, che suscita echi nella nostra condizione di Servi e consente di arricchire la nostra spiritualità.

Collocato nel contesto dell’ annuncio di Gabriele a Maria – pagina così importante per la storia della salvezza e così densa di suggerimenti cultuali – l’epiteto ci conduce a rievocare un momento iniziale della nostra storia, legato ai luoghi dove sorgerà il santuario fiorentino della Santissima Annunziata con la veneratissima immagine della Vergine, che al di là del suo valore artistico, esprime pittoricamente un atteggiamento cultuale particolarmente caro ai Servi. Sul valore esemplare della Vergine nell’atto di pronunziare il ‘fiat” dovrò ritornare in seguito. (Accennavo dinanzi a un piccolo rilievo a cui sembra prestarsi l’espressione Madre e Serva del Signore. Anzitutto sarebbe stato forse più opportuno invertire l’ordine dei termini e dire – rispecchiando la successione dei fatti – “Serva e Madre del Signore “. Poi, dato che l’epiteto Serva del Signore si richiama direttamente a Luca 1, 38, la parola Signore, nel testo costituzionale, “copre” due persone distinte: nell’ epiteto Serva del Signore, il Signore è evidentemente Yahveh (p. 2 7-29)”.

Fra Ignazio conclude le sue considerazioni su questa frase sottolineando che “essa esprime e ribadisce il legame vitale esistente tra i Servi e la loro Signora e l’impegno di vita che ne deriva “.

ARTICOLO 2

Il secondo articolo è formato dai primi due paragrafi dell’articolo 6 delle Costituzioni dei frati. Vi si presenta il rapporto fra la dedicazione a Maria e il servizio agli altri.

Art. 2. Per servire il Signore e i loro fratelli e sorelle, i Servi si sono dedicati fino dalle origini alla Madre di Dio, la benedetta dell’Altissimo. A Lei si sono rivolti nel loro cammino verso Cristo e nell’ impegno di comunicano agli uomini. Dal “fiat” dell’umile Ancella del Signore hanno appreso ad accogliere la Parola di Dio e ad essere attenti alle indicazioni dello Spirito; dalla partecipazione della Madre alla missione redentrice del Figlio, Servo sofferente di Yahveh, sono stati indotti a comprendere e sollevare le umane sofferenze.

L’articolo colloca la nostra dedicazione (o servizio o consacrazione, come può essere più comunemente chiamata oggi) verso Nostra Signora la Madonna dentro il più vasto contesto di un metodo per raggiungere un obiettivo più alto, il servizio a Dio e alle nostre sorelle e fratelli. I Servi si dedicano a Maria precisamente per servire il Signore e gli altri in maniera più efficace. E stato così fin dalla fondazione dell’ Ordine quando i Sette Santi Fondatori presero il nome di “Servi di Santa Maria” in una esperienza di penitenza o conversione e tradussero il servizio a Maria nel servizio ai poveri e malati dell’ospizio che aveva il nome di Santa Maria.

Fra Ignazio spiega più esaurientemente la frase introduttoria “Per servire il Signore e i loro fratelli e sorelle” nella forma seguente.

“La finalità e il senso della vita dei Servi sono qui energicamente posti. Ho detto prima che il carisma “sociale” dell’ Ordine è visto dalle costituzioni, in modo inequivocabile, nel servizio. Quanto le Costituzioni affermano, del resto, non è che un ‘eco di ciò che emerge dalla ricerca storica sulle origini e lo sviluppo della spiritualità dell’ Ordine.

L’ambito del servizio abbraccia Dio e gli uomini, visti come fratelli. L’ideale di vita dei Servi traduce dunque in chiave di umiltà e di servizio il precetto evangelico dell’amore: “Diliges Dominum Deum tuum … et proximum tuum sicut te ipsum” (Amerai il Signore Dio tuo … e il prossimo tuo come te stesso Lc 10, 27), e in questo esso trova la sua grandezza (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, p. 30)”.

Fra Ignazio ricorda che il termine “si sono dedicati” indica il vincolo vitale fra le Comunità servitane e Maria. Questo è a un tempo un’espressione medioevale e liturgica. Dedizione è un termine che indica un’ offerta caratterizzata dalla totalità e perpetuità del dono stesso. Sottolinea pure che quando questo articolo fu formulato nel Capitolo Generale di Madrid del 1968, il Capitolo Generale scelse l’espressione “si sono dedicati” invece di “si sono consacrati” perché, pur essendo l’ultima un’espressione certamente valida, sembrava che fosse “impoverita di significato e banalizzata dall’uso frequente”.

“Anche la “dedicazione” – aggiunge – concorre a dare al nostro servizio una caratteristica mariana. E stato già rilevato come essa sia atteggiamento spirituale risalente alle origini dell’ Ordine e fatto sentito anche dai Servi del nostro tempo. Ora, la dedicatio assume alla luce dell’interpretazione del termine in se stesso e della lettera del testo costituzionale, alcune caratteristiche: la relatività – essa è chiaramente finalizzata al servizio di Dio e degli uomini; la perpetuità; la totalità.

Probabilmente nel contenuto spirituale espresso dalla parola dedicatio va cercata l’origine e la giustificazione del genitivo di appartenenza: (Servi) di Maria; e della dedicatio, che è essa stessa atto cultuale, discende una serie di espressioni di culto, ossequi e riverenze, resi alla Domina, i quali originariamente recavano una impronta conforme al senso che si attribuiva al termine.
Quindi in virtù della dedicazione ogni nostro servizio ha una impronta mariana e, per converso, diviene esso stesso un ossequio reso alla Domina (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni”, p. 36).

Esplora poi le implicazioni dell’immagine della vita come pellegrinaggio verso Cristo. Rileva che l’immagine è antica e biblica, ma anche ricca di significato per il nostro tempo. Essa vede l’esistenza come un pellegrinaggio. Quando questa immagine viene applicata ai Servi, riflette l’atteggiamento di penitenza e il cammino di conversione verso Cristo, e “nel contempo, colloca tutta la proposizione sullo sfondo Paolino della corsa per il raggiungimento di Cristo, al quale è diretta la tensione spirituale del cristiano” (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni “, p.
32-33)”.

Per capire la frase “a lei si sono rivolti…” ci dà diversi esempi da scritti medioevali.

“Sullo sfondo dello sguardo che si “rivolge” possiamo vedere diverse immagini. Anzitutto quella bernardiana, così diffusa e sentita nel Medio Evo, di Maria, stella luminosa nella tenebra che avvolge il cammino dell’uomo. Poi, l’immagine, pure medioevale, fissata nel celebre inno Ave, Maris Stella della “Domina” protettrice dalle insidie del cammino: “iter para tutum” (dispone un cammino sicuro), invoca con fiducia l’uomo del Medio Evo che aveva presenti i pericoli materiali degli impervi sentieri ed invoca l’uomo di oggi angosciato da altre non meno gravi minacce al suo incedere. Ancora: l’immagine della Donna, cara ai poeti del ‘200 e ‘300, che con la sua bellezza e le sue virtù conduce a Cristo; o l’immagine della Regina di misericordia, dato che il servo si sente soprattutto peccatore in cammino di conversione verso Cristo. O, infine, l’immagine di colei che è “exemplar virtutum “, modello evangelico, maestra di vita spirituale, che insegna all’uomo il cammino, cioè il modo di riprodurre in sé l’immagine di Cristo.

La prospettiva storica chiaramente individuata nell’articolo quinto sfocia, per così dire, nella vita dei Servi del nostro tempo. L’espressione fino dalle origini i Servi si sono rivolti alla Vergine, implica necessariamente che ad essa si rivolgono tuttora. Il loro rivolgersi a lei si colora di atteggiamenti molteplici: sguardo di chi cerca ispirazione per l’agire cristiano; lode di chi è ammirato del santo splendore dell’altissima creatura; supplica e invocazione di chi sente bisogno della sua misericordiosa intercessione. Questi atteggiamenti i Servi assumono nel loro cammino verso Cristo, nel processo, cioè, di conversione, sempre attuale, mai definitivamente compiuta; e, nell’impegno – prosegue il testo – di comunicare Cristo agli uomini. (“La figura di Maria nelle nuove Costituzioni “, p. 33-34)”.

Il titolo di Maria, Benedetta dell’Altissimo, ci ricorda che tutte le generazioni la chiameranno beata perché Dio, suo Salvatore, ha guardato alla sua umiltà (Lc 1,48).

Le due frasi seguenti dell’articolo mostrano come la dedicazione a Maria sia stata e sia un aiuto nel nostro pellegrinaggio verso Cristo e nel nostro annunziarlo al mondo. I Servi hanno considerato la figura di Maria particolarmente in due momenti centrali della sua vita, la nascita di Gesù (l’Incarnazione) e la morte di Gesù (la Redenzione).

Dagli avvenimenti che circondano la nascita di Gesù, l’articolo sottolinea due insegnamenti che vanno appresi da Maria. Primo, dal fiat (parola latina per “si compia in me”), dalla risposta affermativa di Maria all’angelo, per cui ella accettava di accogliere la Parola di Dio nel suo grembo, noi impariamo a ricevere la Parola di Dio nel nostro vivere quotidiano e ad essere attenti, come Maria, ai segni dello Spirito.

Secondo, i Servi di Maria devono imparare dal ruolo redentivo di Maria durante la morte del Figlio, che è lui il “Servo sofferente del Signore”. Questo richiama i quattro “Canti del Servo” nel libro del profeta Isaia dove si afferma che il Servo del Signore soffrirà e porterà redenzione. Vediamo, ad esempio, Isaia 53, 11: “dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.” In particolare, l’articolo stabilisce che guardando a Maria, i suoi servi impareranno a capire e ad alleviare la sofferenza umana. Tutto ciò viene affermato anche nella terza lettura della Vigilia de Domina rivolta alla Vergine ai piedi della Croce: “insegnaci a sostare con te presso le infinite croci dove il tuo Figlio è ancora crocifisso; a vivere e testimoniare l’amore cristiano, accogliendo in ogni uomo un fratello e una sorella.” A sua volta, il testo è preso all’epilogo (articolo 319) delle Costituzioni dei frati. Perciò questi saranno i pensieri e gli atteggiamenti che impregneranno tutta la vita dei Servi. Il tema ritornerà nell’articolo 42 dove si applicherà specificamente ai membri dell’ Ordine Secolare.

ARTICOLO 3

L’ articolo 2 sottolinea l’atteggiamento interiore del Servo/a verso la sua Signora Santa Maria. Un’attitudine a imparare a ricevere la Parola di Dio per essere attenti allo Spirito Santo nella propria vita per capire la sofferenza umana.

L’articolo 3 ci porta più avanti, fuori di noi stessi, nel mondo, dove l’esempio di Maria diventa azione.

Art. 3. Sensibili alle istanze della Chiesa i Servi approfondiscono la conoscenza di Maria, Madre di Dio e nostra e della sua missione nel mistero della salvezza. Vedendo in Lei “il frutto più eccelso della redenzione “, assecondano con le loro energie le esigenze liberatrici dei singoli e della società.

Consapevoli della divisione tra j cristiani, si adoperano perché la Figlia di Sion divenga per tutti segno di unità. Agli uomini insicuri propongono quale esempio di fiducia dei figli di Dio, la donna umile che ha posto nel Signore la sua speranza.

Il terzo articolo è stato preso, con alcune modifiche di stile, dal terzo paragrafo dell’articolo settimo delle Costituzioni dei frati. Ci dà suggerimenti su come mettere in pratica il servizio a Maria nel nostro tempo. Il primo passo, ovviamente, è conoscere meglio Maria e il suo ruolo di unione a Gesù nella redenzione del mondo. Questo sarà presentato specificamente ai membri dell’ Ordine Secolare nell’articolo 13.

Vengono dati tre esempi. In ogni caso il titolo dato a Maria suggerisce il modo con cui dobbiamo guardarla e che cosa dobbiamo imparare da lei, per fare una azione significativa nel mondo attuale.

1. Il primo impegno consiste nel sostenere le persone e la società nel loro sforzo di essere liberi. Poiché Maria è chiamata qui “il frutto più eccelso della redenzione”, la prima libertà considerata in questo articolo è la libertà spirituale, dal peccato e da tutto ciò che il peccato comporta nella vita dell’individuo e della società. In secondo luogo non si sbaglierebbe nel comprendere in questa libertà tutte le umane liberazioni dalle oppressioni che oggi schiavizzano la gente. Giacché Maria è totalmente libera perché è completamente redenta, libera dal peccato, può guidarci a uscire dalle oppressioni e dalla schiavitù che sperimentiamo nella nostra vita e in quella di chi è intorno a noi.

2. Il secondo impegno consiste nel superare le divisioni che esistono nello stesso Cristianesimo. Qui Maria è chiamata la Figlia di Sion per ricordarci la sua origine ebraica. In tante circostanze, Maria è stata fonte di controversia e divisione, specialmente fra le tradizioni cattolica e protestante. Si tratta, perciò, di una sfida per scoprire le cose che abbiamo in comune e progettare la vita su di esse insieme ai nostri amici e parenti non cattolici.

3. Infine, l’agire dei Servi li proietta “nell’ insicuro”. L’insicurezza può essere dovuta alla mancanza di beni materiali come il cibo sufficiente, la casa, vestiti, o alla mancanza di beni spirituali come l’incertezza nel futuro, l’incertezza in Dio o sul nostro rapporto personale con Dio. Gesù osservò che la gente era come pecore senza pastore; senza una adeguata guida spirituale era disorientata. L’insicurezza può riguardare altre cose come il lavoro, la salute, ecc. L’immagine di Maria è quella della donna umile che ha posto tutta la sua speranza nel Signore. Il Signore è la Roccia sulla quale possiamo trovare la sicurezza di cui abbiamo bisogno per dirigere sulla via giusta la nostra vita. Maria ci offre un modello di donna comune che è stata capace di fare questo e di trovare così la direzione, il senso e la sicurezza nella sua vita in mezzo ad apparenti insicurezze.
ARTICOLO 4

I tre primi articoli, presi come sono dalle Costituzioni dei frati, presentano l’ideale che i frati si sforzano di realizzare. Il quarto articolo spiega come, storicamente, diversi Gruppi siano arrivati ad associarsi all’Ordine dei Servi.

Art. 4. Ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore, numerose Congregazioni religiose e Gruppi laici sono sorti intorno alle comunità dei Servi di Maria, costituendo espressioni particolari di vita consacrata o laicale. Altre Famiglie e Gruppi già esistenti, attratti dallo stesso ideale dei Servi, sono stati associati all’Ordine. Ognuno di loro, sia religiosi sia laici, esprime nel proprio modo l’unica vocazione comune a tutti noi.

L’articolo è introdotto da una frase presa dall’articolo 1 della Regola di Vita, che è pure il primo articolo delle Costituzioni dei frati: “ispirandosi costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore”. Come è stato detto nell’articolo 1, questa frase non costituisce l’ideale dei Servi di Maria, ma piuttosto la forma in cui l’ideale (vita evangelico-apostolica, comunione fraterna, servizio a Dio e a tutti) è vissuto. Storicamente, individui e gruppi sono stati ispirati dall’ideale dei Servi di Maria e hanno voluto condividere questo ideale secondo quanto era loro possibile, tenendo conto della loro situazione. L’articolo presenta allora le due modalità primarie nelle quali il tutto è stato vissuto in passato.

All’inizio, Gruppi sorgevano intorno alle Comunità dei frati e volevano condividere la loro spiritualità nella misura di quanto fosse compatibile con la loro forma di vita di laici, di suore o monache. Un esempio è quello delle suore di Ladysmith. Il Gruppo iniziale di giovane donne fu dapprima accolto nel Terz’Ordine Servitano; poi esse andarono ad insegnare in una parrocchia Servitana a Ladysmith, Wisconsin, USA; là diventarono una Comunità religiosa. L’istituto Secolare Servitano fece nascere un Gruppo dell’Ordine Secolare a Londra circa 50 anni fa. Le suore in Swaziland furono fondate da Servi missionari in quella nazione.

Ma c’è anche una seconda forma di aggregazione, quella di Gruppi, già formati, che erano attratti dall’ ideale di vita dell’ Ordine dei Servi e chiedevano di associarsi a loro. Un esempio di ciò è la Congregazione delle Suore Serve di Maria in India, fondate da un gesuita. Non c’erano Servi in India alla metà del secolo XIX, quando esse furono fondate. Ma a motivo della loro devozione verso la Vergine Addolorata, chiesero di essere associate all’ Ordine. Molti Gruppi del Terz’ Ordine furono fondati in Messico da Gesuiti e da Francescani alla fine del ‘700 e nell’ 800 per promuovere la devozione all’ Addolorata. Una volta fondati, chiesero anche loro l’affiliazione all’Ordine dei Servi in modo da ottenere le indulgenze concesse dall’ Ordine per le pratiche devote in onore della Vergine Addolorata.

[In Italia alcune Congregazioni di Suore Serve di Maria costituiscono lo sviluppo di un inizio nell’ Ordine Secolare o sono frutto di fondatori ‘Terziari’.

Erano ‘Terziarie’ Filomena Rossi e Giovanna Ferrari, coloro che iniziarono nel 1861 la Congregazione della Mantellate Serve di Maria di Pistoia, aggregate all’Ordine nel 1868 (Comunità primitiva di Treppio) e 1879.

Da un gruppo di ‘Terziarie’ sbocciarono le Serve di Maria SS. Addolorata di Firenze — prime di esse Giuditta Antonia Signorini che prese il nome di suor M. Giuliana di S. Anna — nel 1854, aggregate all’Ordine nel 1876.

Figlia e madre, Elisa Andreoli e Margherita erano ‘Terziarie’ quando ebbe inizio la Congregazione delle Serve di Maria Riparatrici, a Vidor (Treviso) nel 1900, aggregate all’Ordine dieci anni dopo.

‘Terziario’ era don Ferdinando M. Baccilieri, parroco a Galeazza Pepoli (Bologna), fondatore delle Serve di Maria di Galeazza: la sua beatificazione il 3 ottobre 1999, onora, tra l’altro, un sacerdote ‘Terziario’ e fondatore nel 1862 della Congregazione aggregata all’Ordine nel 1883 e ancora nel 1932.

Anche il canonico Ludovico Rossi di Lucca era ‘Terziario’ quando si prodigò per la regolare aggregazione all’ Ordine (1916) delle Prime Sette Fondatrici della Congregazione Suore dell’Addolorata Serve di Maria di Pisa, ‘Terziarie’ Serve di Maria dal 1896.

Pure Costanza Starace, poi suor M. Maddalena della Passione, era ‘Terziaria’ (insieme ad altre quattro coetanee che vivevano in Comunità), quando fondò nel 1869 a Scanzano (Napoli) la Congregazione Suore Compassioniste Serve di Maria, coadiuvata dal ‘Terziario’ Mons. Vincenzo M. Sarnelli, Arcivescovo di Napoli (allora Vescovo di Castellammare di Stabia); aggregata all’Ordine nel 1893.

Anche la Congregazione delle Suore Serve di Maria di Modugno (Bari) è stata fondata dalla ‘Terziaria’ Maria Gaetana Romita (poi suor Giuliana delle Cinque Piaghe); la Comunità fu riconosciuta dall’Ordine nel 1899 e nel 1920 ebbe la formale aggregazione; poi, nel 1970 la Congregazione venne fusa con le Compassioniste Serve di Maria.

La fecondità vocazionale dell’Ordine Secolare è testimoniata anche da tali ed altre fioriture, le quali hanno portato nella propria istituzione l’ispirazione mariana e una priorità di servizio verso poveri e bisognosi, soprattutto l’infanzia.

Ma è anche da segnalare la reciprocità: pure in Italia accanto e per opera di Comunità delle Serve di Maria sono germinate Fraternità dell’Ordine Secolare.

Occorre segnalare un altro paio di esempi della comunione di beni in Italia. L’Istituto Secolare Regnum Mariae maturò come prosecuzione della vocazione servitana da parte della componente giovanile dell’ Ordine Secolare di Ancona nel 1959. Nel 1976 l’Istituto è stato aggregato all’Ordine; nel 1983 eretto in Istituto Secolare di diritto diocesano dall’Arcivescovo di Ancona.

Dall’Ordine Secolare di Verona partì nel 1956 la Pia Unione “Terziarie Regolari Serve di Maria Pro Clero”, nel 1964 approvata dal vescovo diocesano, e nel 1968 dal Priore Provinciale OSM di Lombardia e Veneto.]

Infine, l’articolo rileva che ciascuno di questi Gruppi, siano essi Gruppi di suore, di monache, o di laici, sono espressioni particolari della vocazione servitana condivisa da tutti. Tutti condividiamo la stessa vocazione servitana, ma l’esprimiamo in modi diversi, in conformità allo stile di vita e allo stato matrimoniale. La questione della vocazione sarà maggiormente approfondita negli articoli 8 e 9.

PARTE II

L’ORDINE SECOLARE DEI SERVI DI MARIA

E LA VITA DI FRATERNITÀ

CAPITOLO PRIMO

L’ORDINE SECOLARE DEI SERVI DI MARIA

La prima parte della Regola ci ha dato una prospettiva generale della spiritualità dell’Ordine dei Servi. La seconda parte applica questa spiritualità specificamente all’ Ordine Secolare. Il primo capitolo offre i principi generali che regolano la vita secolare servitana e sviluppa gradualmente gli aspetti più specifici di questo tipo di vita. Quasi tutte le idee qui presentate, sono trattate in forma particolareggiata nei capitoli successivi.
Diamo qui di seguito lo schema dei dieci articoli (5-14) che formano il primo capitolo della Regola.

1. Seguaci dei Sette Santi Fondatori (art. 5) e testimoni dell’ origine laicale dell’Ordine (art. 7)
2. Caratteristiche della comune vocazione (art. 6)
3. La vocazione o chiamata nell’Ordine Secolare (art. 8-9)
4. Descrizione dell’Ordine Secolare; alcune delle caratteristiche più importanti (art. 10):
Fraternità (art. 11)
Preghiera (art. 12)
Rapporto con la Chiesa (art. 13)
La Beata Vergine Maria (art. 13)
5. La ragione e il ruolo della Promessa (art. 14)

Prima di approfondire in particolare ciascuno degli articoli, è necessario chiarire tre termini che si useranno in questo commento: Comunità; clericale/laicale e religioso/secolare; Ordine dei Servi.

1. La Regola di Vita del 1995 sostituisce il termine “Comunità”, utilizzato nell’ anteriore edizione, con quello di “Fraternità”. Il termine “Fraternità” ha il vantaggio di indicare che la relazione fra i membri dell’Ordine Secolare deve essere simile a quella che esiste tra fratelli e sorelle, deve costituire cioè un rapporto di famiglia. “Comunità” potrebbe non rendere bene tale connotazione. Perciò ogni volta che viene usato il termine “Comunità”, bisogna tener presente che esso ha un significato più profondo.

2. Un secondo gruppo di termini che hanno bisogno di essere approfonditi sono “clericale/laicale” e “religioso/secolare”. In una nota la Regola di Vita ci dice: “il termine ‘secolare’ è usato qui nel senso della radice originale latina ‘saeculum’, e distingue uno che vive nel secolo, cioè ‘nel mondo’, da quello che vive in una casa religiosa”. Nel documento sulla Chiesa (Lumen Gentium, 43), il Concilio Vaticano II ci aiuta a capire le differenze fra “chierico”, “laico”, “secolare” e “religioso”. Lo stato religioso, “se si tien conto della divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non è un intermediario tra la condizione dei chierici e quella dei laici, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la missione salvifica di essa”.

Potremmo tracciare il seguente diagramma:

Struttura Gerarchica In relazione alla vita religiosa

Clericale Religioso (vita consacrata)

Laicale Secolare (non religioso)

Ognuno ha il suo posto dentro ambedue queste categorie: in relazione alla struttura gerarchica della Chiesa, l’individuo può essere chierico o laico; in relazione alla vita religiosa, l’individuo

può essere religioso o secolare. Ne derivano implicazioni pratiche; per esempio, un laico può essere membro di una Congregazione religiosa (es. frate o una suora) o “secolare”, non un membro di un Ordine religioso. Un chierico (diacono, prete, vescovo) può essere membro di un Ordine religioso o membro del clero diocesano ‘secolare’.

In conclusione un Ordine religioso (come quello dei Servi) può avere sia membri clericali (sacerdoti) che membri laici (fratelli non ordinati); e l’Ordine Secolare dei Servi può ugualmente avere chierici e laici. In passato ci sono stati preti, vescovi e almeno un papa, il beato Innocenzo XI, che hanno fatto parte dell’Ordine Secolare.

Attualmente preti diocesani sono membri dell’Ordine Secolare. Da questo possiamo vedere che in senso tecnico “laico” e “secolare” non sono sinonimi: l’uno significa “non chierico” e l’altro “non religioso”.

Ma in un senso meno tecnico, usiamo spesso “laico” e “secolare” come se volessero dire la stessa cosa. Lo stesso Vaticano Il confonde le acque usando “laicità” per indicare quelli che non sono né chierici né religiosi (Lumen Gentium, 31). Anche la Regola di Vita usa a volte i due termini come sinonimi.

3. Un altro termine da considerare è “Ordine dei Servi di Maria” o “Ordine Servitano”. A volte sembra che questo termine indichi soltanto l’Ordine dei Frati Servi di Maria (cioè i sacerdoti e i fratelli), mentre a volte sembra indicare la grande realtà di tutti i Gruppi che condividono la stessa spiritualità e sono chiamati “Famiglia Servitana”. Il contesto ci dirà a quale significato ci si riferisce.
ARTICOLO 5

L’articolo 5 riporta materiale di articoli anteriori e presenta alcuni concetti che saranno considerati più avanti in questo stesso capitolo.

Art. 5. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria è formato da laici, uomini e donne che, uniti dal battesimo cristiano e guidati dallo Spirito Santo nella via della santità, desiderano allinearsi e unirsi nel servizio di Cristo, delle loro sorelle e dei loro fratelli nel mondo, ispirandosi a Maria Madre e Serva del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Nell’ Ordine Secolare si impegnano come laici a seguire nella loro vita familiare e sociale le orme dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria.

[L’edizione italiana della Regola ha precisato la nota n. 11 “Membri del clero diocesano possono essere accolti come membri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria”, aggiungendo in appendice il comma seguente: “L’Ordine Secolare dei Servi di Maria accoglie diaconi, sacerdoti, vescovi diocesani. Nella spiritualità dell’Ordine Secolare essi trovano un sostegno per la propria vocazione ministeriale. Le indicazioni della Regola li impegnano in quanto sono in sintonia con lo stato clericale”.]

La prima frase di questo articolo è quasi identica alle prime righe dell’articolo seguente. Identifica i membri dell’Ordine Secolare come uomini e donne laici. L’articolo seguente è più inclusivo in quanto parla di “uomini e donne”: come abbiamo visto, infatti, anche i chierici possono far parte dell’Ordine Secolare. Essi sono riuniti in forza del battesimo e a loro volta vogliono orientarsi al servizio di Cristo e dei fratelli.

L’articolo prende in prestito la frase già utilizzata nell’articolo 1 e poi ripetuta nell’articolo 4, cioè che il tutto avviene ispirandosi a Maria. C’è tuttavia una novità. In questo articolo Maria è chiamata Madre e Serva del nostro Salvatore Gesù Cristo. Nel primo articolo i titoli dati a Maria sono stati quelli di Madre e Serva del Signore. Come è già stato notato, “Signore” indica Gesù in relazione al titolo di “Madre”, ma “YHWH” in relazione a “Serva”. In questo articolo Maria riceve il titolo biblico di Madre di Cristo, benché Maria non sia mai stata chiamata Serva di Cristo nella Bibbia. Veramente Paolo si definisce servo o schiavo di Gesù Cristo, come nei versetti di apertura della lettera ai Filippesi e ai Romani. Maria è chiamata tuttavia serva di Gesù, solo a cominciare

dal secolo VII negli scritti di Sant’ Ildefonso da Toledo. Così dalla sobrietà del titolo scritturistico “Madre e Serva del Signore”, arriviamo ad un titolo più esteso che riflette lo sviluppo del pensiero teologico di epoche posteriori.
L’articolo, infine, stabilisce che i membri dell’Ordine Secolare si impegnano come “laici” ovvero “secolari”.
Il pensiero centrale di questo articolo è quello di mettere in chiaro che i membri dell’Ordine Secolare sono seguaci dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria. I membri dell’Ordine Secolare perciò devono impegnarsi in una maggiore conoscenza dei Sette Santi Fondatori. Un libro potrebbe servire per un approfondimento di tale argomento: “Fratelli e Servi: i Sette Santi Fondatori dell’Ordine dei Servi” di Franco Andrea Dal Pino.
ARTICOLO 6

L’articolo 6 parla del rapporto tra l’Ordine Secolare e le altre Componenti della Famiglia dei Servi: frati, monache, suore, membri degli Istituti Secolari, Diaconie laiche, membri degli altri Gruppi Laici. Spiega in forma particolareggiata l’affermazione dell’articolo 4 secondo cui tutti questi Gruppi hanno una vocazione comune.

Art. 6. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria, formato da uomini e donne che vivono la loro consacrazione battesimale nel mondo, è una delle espressioni dell’unica vocazione dei Servi di Maria, ne condivide lo stesso ideale, gli impegni di vita evangelico-apostolica, la pietà verso la Madre di Dio e costituisce con essi una sola Famiglia.

L’articolo presenta almeno tre aspetti significativi.

1. L’articolo quarto ha dichiarato in forma generica che molte Congregazioni religiose e Gruppi Laici condividono l’unica vocazione, che è comune a tutti. Adesso, questo articolo applica tale affermazione all’Ordine Secolare e spiega che l’Ordine Secolare è appunto una delle espressioni della comune vocazione dell’ Ordine dei Servi.

2. Un secondo punto di questo articolo è l’elencazione di tre caratteristiche della comune vocazione condivise da tutti i vari Gruppi di Servi di Maria. Questo elenco è preso direttamente dalle Costituzioni dei frati, art. 305. Tutti i vari Gruppi di Servi di Maria condividono lo stesso ideale, lo stesso impegno di vita evangelico-apostolica e la stessa pietà o devozione verso la Madre di Dio. Vediamo ora, separatamente ciascuna di queste caratteristiche.

* Stesso ideale. L’articolo non spiega la natura di tale ideale. Le Costituzioni dei frati, da cui questa affermazione è presa, spiegano che l’ideale dei frati “è il giungere alla perfetta statura di Cristo” (art. 105 e 319), un concetto preso dalla lettera di Paolo agli Efesini 4, 13. Così, l’ideale dei Servi di Maria — frati, monache, suore, membri Secolari dell’Ordine… — è lo stesso ideale che si trova in ogni autentica spiritualità cristiana: una perfetta sequela di Cristo, la quale comporta che dalla vita di Cristo, che abita in noi, otteniamo la pienezza di vita in Cristo.

* Stesso impegno di vita evangelico-apostolica. Mentre la prima caratteristica mette i Servi di Maria all’interno della più ampia tradizione spirituale cristiana, questa seconda caratteristica specifica come “evangelico” e “apostolico” il tipo di vita seguito dai Servi di Maria. Come abbiamo già accennato, quando questi termini sono stati usati nel primo articolo, essi collocano i Servi di Maria dentro la tradizione degli Ordini Mendicanti sorti nella Chiesa del XIII secolo.

* Stessa pietà verso la Madre di Dio. Andrebbe sottolineato che, pur dovendo essere la devozione a Maria una caratteristica dei Servi di Maria, non viene specificato quale aspetto della vita di Maria dovrebbe essere il riferimento primario della devozione, o quali particolari preghiere o azioni dovrebbero essere le espressioni privilegiate di questa pietà. Per esempio, non sarebbe corretto limitare la devozione dei Servi di Maria solo ai dolori di Maria (benché questa sia dominante nella vita dell’Ordine dei Servi almeno dal ‘500 inoltrato) o dire che i Servi di Maria devono recitare il rosario ogni giorno (anche se questa è una pratica esemplare). All’interno della tradizione dei Servi, un Servo di Maria può preferire onorare l’obbedienza di Maria nell’Annunciazione e recitare ogni giorno la Vigilia della Nostra Signora invece del rosario. Deve esserci la pietà mariana; ma può esprimersi in una quantità di forme diverse.

3. La terza affermazione significativa dell’articolo 6 è questa: “con l’Ordine dei Servi (l’Ordine Secolare) una sola Famiglia”. Penso che l’enunciazione della frase sia goffa e forse persino ambigua; però il significato è chiaro. I membri dell’Ordine Secolare, insieme ai membri delle altre espressioni di vita dei Servi, costituiscono una famiglia. Mentre questo può essere stato sempre vero in passato, soltanto recentemente [4 maggio 1987] tale concetto è stato messo in pratica con la creazione dell’UNIFAS (Unione Internazionale della Famiglia Servitana):
un gruppo formato dai rappresentanti generali di tutte le Componenti della Famiglia dei Servi e delle Serve di Maria esistenti nel mondo: frati, monache, suore, Ordine Secolare, Diaconie laiche, Istituti Secolari, Gruppi Laici, e Unifas nazionali. Finalità dell’Unione è studiare, esprimere, animare e promuovere attività di interesse comune. La natura del rapporto tra le diverse Componenti della Famiglia Servitana sta altresì evolvendosi da un modello nel quale i frati erano la fonte e il centro di tutti i rapporti, a un modello più egualitario, dove i frati sono a un livello di parità con gli altri Gruppi (monache, suore, Ordine Secolare, Istituti Secolari, Diaconie laiche e altri Gruppi Laici).

ARTICOLO 7

L’articolo 7 richiama in particolare le origini laicali dell’ Ordine dei Servi, in quanto iniziato dai Sette Santi Fondatori che furono membri di una Confraternita laicale a Firenze prima di lasciare la città per andare sul Monte Senario dove intrapresero una vita rigorosamente religiosa, pur mantenendo uno stretto contatto con i loro antichi fratelli.

Art. 7. Come membri laici dell’Ordine dei Servi, i fratelli e le sorelle sono autentici testimoni dell’origine laicale dell’ Ordine. Laici furono, infatti, i Sette Santi che hanno iniziato il loro itinerario come laici uniti in preghiera e servizio in onore della beata Vergine Maria.

Secondo la visione storica corrente, i Sette Santi Fondatori furono membri di una Confraternita laicale sulla quale ebbero influssi sia i movimenti penitenziali del tempo (alcuni pensano che abbiano fatto parte dei Fratelli della Penitenza) sia la devozione mariana. Sembra che la Confraternita fosse incaricata di un ospedale o ospizio per i poveri chiamato di Santa Maria. I membri della Confraternita si chiamavano “Servi di Santa Maria”. Più tardi, i Sette uscirono della Confraternita per formare una Comunità religiosa a Monte Senario. Questa è stata l’origine dell’Ordine dei Frati Servi di Maria.

L’articolo enfatizza le origini laicali dell’Ordine. Risulta così che i gruppi laici facenti parte della Famiglia dei Servi non vanno considerati di secondaria importanza, ma un’espressione della vita che i Sette Santi Fondatori hanno condotto nel mondo prima di recarsi sul Monte Senario.
ARTICOLI 8-9

L’articolo 6 ha parlato di una vocazione condivisa, una sola vocazione che è comune ai vari Gruppi che compongono la Famiglia Servitana, e ha elencato alcune caratteristiche di questa vocazione, caratteristiche che dovrebbero trovarsi in tutte le Componenti. Queste sono espresse in termini molto generici, ed allora compito di ogni Gruppo determinare con maggiore precisione come devono essere vissute secondo il proprio stile di vita.

Gli articolo 8 e 9 riguardano più specificamente la vocazione o chiamata.

Art. 8. Nella Chiesa, popolo santo di Dio, la vocazione del Servo di Maria Secolare è una speciale chiamata che comporta un invito gratuito di Dio e una risposta cosciente e libera. In questo modo il Servo di Maria Secolare riconosce la presenza materna ed operante di Maria.
Art. 9. Con l’accettazione volontaria del dono della vocazione radicata nella consacrazione battesimale, il Servo di Maria Secolare si impegna a seguire Cristo e a portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore.

La maggior parte della gente considera una “vocazione” o chiamata soprattutto in termini di vita religiosa o sacerdotale. Qui la parola “vocazione” è usata in un senso più ampio. Anche il Vaticano II usa “vocazione” in senso ampio giacché stabilisce, per esempio, che tutta la Chiesa è chiamata alla santità (Lumen Gentium, titolo del capitolo V): “per loro vocazione è proprio dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (Lumen Gentium, 31). Dice anche che gli educatori hanno una vocazione bella e davvero importante (Gravissimum educationis, sull’Educazione Cristiana, 5). Così vediamo che Dio può chiamarci in vari modi, non soltanto come religiosi/e o sacerdoti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1877) non esita a dire “che la vocazione di tutta l’umanità è di rendere manifesta l’immagine di Dio e di essere trasformata ad immagine del Figlio Unigenito del Padre”. Questa vocazione è personale poiché ognuno è chiamato ad entrare nella beatitudine divina. Si potrebbero citare molti altri esempi per mostrare come la chiamata che Dio ci rivolge non è soltanto per la vita religiosa o per quella sacerdotale.

I due articoli ci aiutano a capire più chiaramente in che cosa consista questa speciale chiamata all’Ordine Secolare dei Servi di Maria.

1. Primo, è un invito gratuito da parte di Dio. Non siamo noi a scegliere Dio, ma è Dio che sceglie noi per primo. Dio non ha limiti; egli rivolge il suo invito liberamente. Poiché è un invito dato liberamente da Dio, l’articolo 9 lo chiama anche un “dono”, qualcosa che non viene guadagnato o qualcosa che nessuna somma di denaro o sforzo da parte nostra può comprare.

2. Secondo, da parte nostra è richiesto un “sì” libero e cosciente. Non possiamo acquistare questo dono da Dio, ma possiamo rifiutarlo. È liberamente dato e noi dobbiamo liberamente accoglierlo. Essendo il nostro rapporto con Dio essenzialmente un rapporto di amore, non può svolgersi in nessun altro modo, perché una relazione di amore esige libertà da ambedue le parti. Non possiamo forzare Dio, né Dio può costringere noi ad amarlo.

3. Ogni chiamata speciale che riceviamo da Dio deve essere vista come derivante dal nostro battesimo. Il battesimo rimane la base del nostro rapporto di amore con Dio. Considerare la chiamata all’Ordine Secolare, o alla vita religiosa o al sacerdozio, come qualcosa di separato dalla nostra risposta originale all’invito di Dio, di rinunciare cioè al nostro stato di peccato e di entrare in un rapporto d’amore con lui, significherebbe misconoscere il posto fondamentale del battesimo nella nostra relazione con Dio.

4. Il frutto di una risposta affermativa all’invito di Dio è che l’individuo, in maniera consapevole e determinata, si sforzi di portare a compimento il comandamento dell’amore così come si trova nel Vangelo (cfr. Gv 13,34). Tali caratteristiche collocano la spiritualità dell’ Ordine Secolare sul solido fondamento di un’ autentica spiritualità cristiana.

5. Ma c’è ancora un altro elemento espresso nell’articolo 8. In questo dono, il Servo riconoscerà la presenza di Maria. Più volte la Legenda de Origine, il più antico racconto che abbiamo sulle origini dell’Ordine dei Servi, afferma che i Sette Fondatori furono scelti per dare inizio all’Ordine da Dio e dalla Beata Vergine, perché doveva essere un Ordine dedicato specialmente a lei. Pertanto la chiamata dei membri dell’ Ordine continua oggi ad essere una chiamata da parte di Dio e della beata Vergine.

Mentre i cinque elementi sopra citati degli articoli 8 e 9 ci aiutano a spiegare la vocazione del Servo Secolare, c’è pure una conclusione importante a cui dobbiamo arrivare. Giacché l’Ordine Secolare è formato da uomini e donne che sono stati chiamati in forma speciale da Dio e dalla Beata Vergine, ne consegue che l’Ordine Secolare differisce totalmente da gruppi o organizzazioni parrocchiali. Non si parla, per esempio, di vocazione a essere ministro straordinario dell’Eucaristia, membro del Consiglio Pastorale, lettore nella Messa. Queste sono funzioni che devono essere svolte, non una vocazione che va vissuta. Si può passare da una funzione ad altra, smettere di essere lettore o ministro dell’Eucaristia o membro di una organizzazione parrocchiale, ma la Promessa che si fa nell’Ordine Secolare è per la vita.

Il Servo Secolare rimane un Servo Secolare 24 ore su 24. Tutto è fatto alla luce di questa chiamata; tutte le attività sgorgano da essa. L’accento è posto più su chi noi siamo che su ciò che facciamo.

ARTICOLO 10

Gli articoli 4 e 6 della Regola di Vita collocano l’Ordine Secolare all’interno della più grande Famiglia Servitana, formata da Gruppi che condividono una stessa vocazione espressa in diverse forme. Gli articoli 8 e 9 spiegano più diffusamente il significato di vocazione in relazione all’Ordine Secolare. L’articolo 10 descrive tale particolare vocazione nel suo rapporto diretto con l’Ordine Secolare. L’articolo 10 perciò è molto vicino a una “definizione” o “descrizione” dell’Ordine Secolare. Se qualcuno vi chiedesse che cosa è l’Ordine Secolare, potreste semplicemente citare l’articolo 10 per far capire, a chi vi rivolge la domanda, l’essenza dell’Ordine Secolare.

Art. 10. I membri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria sono uomini e donne che si sostengono nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo e tendono alla santità secondo la spiritualità dell’Ordine dei Servi di Maria, seguendone le direttive e la Regola propria.

Si dicono due cose significative sulla vita dei membri dell’Ordine Secolare: essi tendono alla santità; si sostengono vicendevolmente gli uni gli altri. Anche se queste due affermazioni sembrano indipendenti, in realtà sono strettamente correlate.

Vediamo prima la questione della “santità”. Molta gente ha un’idea di santità come di qualcosa di distante o forse riservato a un certo tipo di persone, non ai comuni cattolici. Eppure il Capitolo V del documento sulla Chiesa del Vaticano II (Lumen Gentium) si intitola “universale vocazione alla santità nella Chiesa.” Il Concilio mette in chiaro che tutti i cristiani sono chiamati alla santità, e vede nel discorso della montagna una parola che Gesù rivolge a tutti i credenti: “siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). Siamo chiamati da Dio, continua il Concilio, non secondo i nostri meriti ma secondo la volontà e la grazia di Dio. Siamo giustificati nel Signore Gesù e, attraverso il battesimo, diventiamo davvero figli di Dio e condividiamo la natura divina.

In questo modo siamo realmente resi santi.

Nella citazione seguente, il Concilio ci aiuta a capire meglio la natura di questa santità: “è chiaro dunque a tutti che ogni fedele di qualsiasi stato o grado è chiamato alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità: da questa santità è promosso, anche nella società terrena, un tenore di vita più umano” (Lumen Gentium, 40)

Il Concilio dunque identifica la santità con la pienezza della vita cristiana e la perfezione nella carità. Se adesso diamo uno sguardo all’articolo 9 della Regola di Vita, vediamo che tale articolo parla di questa chiamata alla santità, ma con parole diverse. Dice che la vocazione di un Servo Secolare trova le sue radici nel battesimo: accettando questa vocazione egli “si impegna a portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. La “pienezza della vita cristiana”, espressione utilizzata dal Concilio per descrivere la santità, equivale a “portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. In questo modo vediamo che la nostra Regola di Vita è chiaramente basata sull’insegnamento del Vaticano II e sulla tradizione cattolica in generale.

Potremmo rilevare, tuttavia, questa differenza. Il Concilio dice che siamo chiamati alla santità, ma l’articolo 10 dichiara che i membri dell’Ordine Secolare tendono alla santità. È guardare la stessa realtà da due diverse angolature. Siamo prima chiamati alla santità, e poiché siamo chiamati da Dio, rispondiamo tendendo verso quella meta che Dio ci ha posto davanti. È importante rendersi conto che il nostro tendere non è che la nostra risposta libera e cosciente all’invito di Dio (come affermato dall’articolo 8 della Regola di Vita).

Il Concilio poi continua dicendo che “nei vari generi di vita e nei vari uffici un’unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio” (Lumen Gentium, 41). Il Servo Secolare, avendo accettato l’invito o la chiamata di Dio alla santità, deve chiedersi in che modo questa può essere raggiunta.

Quanto affermato ci porta alla seconda parte dell’articolo 10: i membri si sostengono vicendevolmente gli uni gli altri. Questo è il modo in cui i Servi Secolari tendono alla santità: non come individui isolati ma nel darsi mutuo appoggio e ispirazione nel loro camminare insieme verso Dio. La Regola specifica i settori di vita in cui tale mutuo appoggio deve realizzarsi: nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo. Il Servo Secolare tende verso la meta della santità o della pienezza della vita cristiana, alla quale Dio lo ha chiamato, non da solo ma insieme agli altri, ed insieme essi fanno della loro vita matrimoniale, familiare e sociale e dell’impegno attivo nel mondo un mezzo per raggiungere quella meta.

Tutto questo è sintetizzato dal Concilio Vaticano così: i fedeli devono aiutarsi a vicenda a vivere una vita più santa anche con opere propriamente secolari (Lumen Gentium, 36).

Quattro sono gli aspetti della vita ricordati. Matrimonio, famiglia, vita sociale, impegno attivo nel mondo sono gli ambiti sui quali ogni Fraternità dell’ Ordine Secolare deve esaminarsi. I quattro ambiti saranno nuovamente ricordati nel capitolo 6, a proposito dell’apostolato, ma sono presupposti negli altri capitoli come la realtà fondamentale sulla quale il resto della Regola è costruito.

È compito perciò di ogni Fraternità Secolare Servitana verificare che tale aiuto reciproco nei quattro settori sia attivamente promosso: sia questo uno dei temi principali da sviluppare nelle riunioni.

Infine, l’articolo ne richiama la modalità di attuazione: secondo la spiritualità dell’ Ordine dei Servi, seguendo le sue direttive e la Regola di Vita. Infatti, il resto della Regola è un adattamento pratico della spiritualità servitana per tutti quelli che vivono nel mondo. La Regola ne dà una codificazione che serva da guida ai membri. Perciò, l’articolo 10 deve essere tenuto presente nel corso dello studio della Regola.

ARTICOLO 11

L’ articolo 10 presenta una descrizione essenziale dell’ Ordine Secolare dei Servi. Gli altri articoli del primo capitolo introducono aspetti o temi rilevanti che rendono questa descrizione della vita secolare servitana una realtà vivente. Sono soltanto una “introduzione” perché in effetti i tre articoli immediatamente seguenti (11-12-13) annunziano vari argomenti che verranno approfonditi in capitoli successivi. La vita dei membri dell’Ordine Secolare deve essere quella di una Fraternità (articolo 11, già sviluppato nel capitolo 2); essi devono anche essere impegnati tanto nella preghiera quanto nell’ azione (articolo 12, sviluppato nei capitoli 3 e 6); si sono dedicati a Maria (articolo 13, sviluppato in molti articoli come il 24, 29, 35, 37, 42, 47, 48 e il 53). Tutto questo è contenuto nella Promessa che il Servo Secolare emette alla fine del tempo di Noviziato (articolo 14, sviluppato nel capitolo 10).

Art. 11. Impegnati ad attualizzare l’esperienza religiosa dei Primi Sette Padri che vissero in comunione fraterna per un migliore servizio a Dio, alla Vergine, ai fratelli e alle sorelle, anche i Servi di Maria Secolari, riuniti nel nome del Signore, trovano nella Fraternità Secolare la Sua presenza e il sostegno per realizzare la speciale chiamata alla santità.

Il pensiero centrale di questo articolo è che i Servi Secolari vogliono vivere una vita di Fraternità, proprio come hanno fatto i Sette Fondatori. Tale vita comunitaria poi avrà tre conseguenze: li renderà coscienti della presenza del Signore in mezzo a loro; sarà un sostegno nel loro cammino verso Dio; li aiuterà ad essere sempre più servi degli altri: di Dio, di Nostra Signora, dei loro fratelli e sorelle.

L’articolo 10 ha dichiarato che i Servi Secolari tendono alla santità in sintonia con la spiritualità dell’Ordine. L’articolo 11 è una applicazione di questo principio perché dice che i Servi Secolari vogliono vivere in comunione scambievole come lo hanno fatto i Sette Santi Fondatori dell’Ordine. La Legenda de Origine rileva tale dimensione a proposito dei Sette, mentre essi erano laici viventi nel mondo.

“L’amicizia di carità li portava con dolcezza e amore non solo a un perfetto accordo nel valutare alla luce del volere di Dio le cose divine e umane, ma anche a non poter tollerare di stare lontani gli uni dagli altri: la separazione perfino di un’ora sola era da loro sofferta con grande disagio. L’amicizia… li ispirò anche ad abbandonare le cose terrene e a dimenticarle del tutto. Essa li aiutò a restare saldi in questo proposito fino a far sorgere in loro l’idea di vivere insieme in una unità non solo di anima ma anche di vita, in modo da sostenersi reciprocamente con i buoni esempi, le parole e le opere” (n. 29).

Questa concreta unione di anima e cuore da parte dei Sette Fondatori è l’immagine che i Servi, inclusi i Servi Secolari, desiderano fare propria. E un alto ideale, espresso (come abbiamo detto a proposito dell’articolo 1) negli Atti degli Apostoli (4, 32), e ripreso poi alla fine del secolo IV nella Regola di Sant’Agostino. I Sette Fondatori si impegnarono infine a seguire la Regola di Sant’Agostino che sembrava esprimere bene il loro desiderio di una Comunità fondata sull’unità del pensiero e del volere. Quali sono i risultati pratici derivanti da tale comunione d’amore? L’articolo 11 ne elenca tre.

1. Primo, questa comunione li rende coscienti della presenza del Signore in mezzo a loro. Qui si concretizzano le parole di Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Ogni volta che i credenti sono uniti nella mente e nel cuore, rendono la presenza di Gesù una realtà in mezzo a loro.

2. La comunione di cuori e anime come si trova nella vera Comunità che è l’Ordine Secolare, è la base del mutuo sostegno che l’articolo 10 aveva considerato come un elemento essenziale della vocazione nell’Ordine Secolare. Questo risalta anche nel brano della Legenda de Origine sopra citato: la “comunione” o “Comunità” tra i Sette li rese capaci di abitare insieme per “sostenersi reciprocamente con buoni esempi, con parole e con opere”.

Questo tipo di mutuo sostegno è ora ulteriormente precisato: non si tratta soltanto del loro comportamento; esso invece include tutto il loro agire e il modo di comportarsi tra di loro. Pertanto la Fraternità Secolare ha un grande ideale: non solo non parlare male o spettegolare degli altri, ma, in maniera più positiva, essere sostegno degli altri attraverso la parola che viene detta. San Paolo esprime questa stessa realtà nella lettera agli Efesini: “nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano.” Paolo era ben conscio che le parole che rivolgiamo ad altri o diciamo degli altri possono distruggere una persona (la maldicenza) o possono costruire la persona: le nostre parole possono essere un vero sostegno per la persona.

3. Infine la Fraternità creata dall’unità di anima e cuore nel Signore, ci mette nella possibilità di rendere un miglior servizio a Dio, a Nostra Signora e agli altri. Non solo ci aiuta a camminare più speditamente verso Dio, ma anche “esplode” fuori di noi. Un vero amore scambievole che realizza la presenza di Dio in mezzo a noi, non può restare rivolto solo all’interno. Questo amore deve trovare una via di uscita nel servizio a Dio, a Nostra Signora, e agli altri uomini e donne, nostri fratelli e sorelle.

ARTICOLO 12

L’articolo 12 continua ad enunciare in forma sommaria alcuni aspetti della vita Secolare Servitana che sarà considerata con maggiori particolari più avanti. In questo articolo si trovano due insegnamenti significativi.

Art. 12. Nell’ascolto della Parola di Dio e nella preghiera i Servi di Maria Secolari approfondiscono la propria vocazione cristiana e la propria missione nella comunità ecclesiale e nel mondo. Come parte viva nella Chiesa, si impegnano a conoscerne e viverne gli insegnamenti nella vita e nell’apostolato.

Il primo punto è l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera. Sebbene la Regola non sviluppi qui il senso della “Parola di Dio”, certamente ne afferma il ricco e profondo significato. Cristo è la parola di Dio e così il Servo e la Serva Secolare devono ascoltare con attenzione il Cristo che parla nella loro vita. Per di più la Parola di Dio indica la Scrittura, e pertanto il Servo Secolare deve anche ascoltare la Scrittura, non solo come è proclamata, ma in tutta la sua interezza. Però la Parola di Dio si è fatta conoscere a noi non nella Scrittura, ma tramite l’ascolto come si legge nella prima lettura della Vigilia de Domina: “alla Vergine del Fiat”.

Vivere nell’ ascolto della Parola,
attenti ai suoi richiami
nel segreto del cuore,
vigili alle sue manifestazioni
nella vita dei fratelli,
negli avvenimenti della storia,
nel gemito e nel giubilo del creato.

Il tema della preghiera sarà approfondito in seguito (art. 24) quale incontro con Dio nella fede. Inteso in questo modo, l’ascolto alla Parola di Dio può essere considerato anche una preghiera.

Come nell’ articolo precedente sulla Fraternità, così troviamo che la preghiera e l’ascolto alla Parola di Dio, pur essendo azioni interiori e personali, devono attualizzarsi nel mondo. Non soltanto dobbiamo sentire la Parola di Dio pronunciata intorno a noi e nelle difficoltà dei nostri tempi, ma dobbiamo fare sì che la Parola di Dio dentro di noi, l’intenso incontro con Dio nella fede, accrescano la comprensione della nostra vocazione e missione nella Chiesa (Comunità ecclesiale) e nel mondo. Dio non solo chiama il Servo Secolare (vocazione = chiamata) ma lo invia o lo invia nel mondo per portare la presenza di Dio agli altri (missione = invio).

La seconda parte di questo articolo è il risultato della prima parte: giacché il Servo Secolare, con la preghiera, approfondisce il senso della missione nella Chiesa, come membro di essa deve essere interessato a conoscere e a vivere gli insegnamenti della Chiesa. La preghiera ci guida a Dio, verso la Parola che è Cristo, e poi al Corpo di Cristo. Di necessità il Servo Secolare deve perciò essere coinvolto nella Chiesa, ma – come vedremo – questo coinvolgimento deve avvenire precisamente nella dimensione “secolare”. Questo rapporto con la Chiesa sarà ulteriormente approfondito negli articoli 18, 26, 39 e 41.

ARTICOLO 13

L’articolo 13 enuncia una tematica centrale che sarà ripresa almeno da una mezza dozzina di articoli: il rapporto fra i Servi di Maria e la loro “Signora”. Questo articolo è immensamente ricco nel suo contenuto e quindi nel suo significato. E ricco nel suo significato perché dice esplicitamente di essere conforme allo spirito o alla spiritualità dell’Ordine. Anche se l’intera Regola è certamente un’espressione della spiritualità servitana, la Regola vuole attribuire una speciale attenzione a questo particolare articolo in quanto è conforme allo spirito servitano. E ricco nel suo contenuto perché pone le fondamenta dei maggiori temi riguardanti la relazione fra i “Servi” e la “Signora”.

Art. 13. Il Servo di Maria Secolare, secondo lo spirito dell’Ordine, si ispira costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore, come ad immagine conduttrice che lo spinge a una vita semplice e di servizio, tutta orientata verso Dio. Nella Vergine vede il modello perfetto del discepolo di Gesù; a Lei si dedica totalmente, la celebra particolarmente come la Vergine Addolorata e, attraverso lo studio e la preghiera personale, si impegna ad approfondirne la conoscenza e il ruolo nel mistero della salvezza.

Un commento completo di questo articolo avrebbe bisogno di un lungo trattato, ma qui cercheremo di dare uno schema del nostro rapporto con Maria come è indicato dall’articolo stesso. Organizzeremmo il materiale in due parti: primo, i titoli che sono attribuiti a Maria, perché richiamano quegli aspetti della vita di Maria che sono più familiari alla mente e alla penna dei Servi di Maria; secondo, le tematiche più significative che ci aiutano a spiegare il nostro rapporto di Servi con Maria.

1. Attributi che qualificano Maria. In questo articolo tre sono gli attributi applicati a Maria: Madre del Signore, Serva del Signore e Vergine Addolorata. I primi due, riguardanti Maria in quanto è la nostra costante ispiratrice, sono stati presi direttamente dal primo articolo delle Costituzioni dei frati, e sono stati considerati nel commento del primo articolo di questa Regola. Sono titoli biblici: Elisabetta infatti disse a Maria, “a che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1, 43). Qui è indicato il ruolo unico di Maria nella storia della salvezza e vi si trova la motivazione fondamentale per cui noi possiamo chiamarci suoi servi. All’ Annunciazione, Maria ha proclamato se stessa serva del Signore (Lc 1, 38) e poi si è attribuita ancora questo titolo nel canto del Magnificat: “ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1, 48). Maria è così un esempio di servizio per noi.

Il titolo di Vergine dei dolori riconosce la verginità di Maria e i suoi dolori, realtà entrambe bibliche. Si potrebbe rilevare che tradizionalmente, dal XVI-XVII secolo, i Servi hanno contemplato Maria soprattutto nei suoi dolori.

Nell’articolo 3 abbiamo già rilevati altri due titoli di Maria: Madre di Dio e nostra, Figlia di Sion.

Altri due titoli ricorrono nel Rito di Ammissione: discepola di Cristo (n. 40) e Nostra Signora (n. 44).

Si vede subito la predilezione per i titoli scritturistici. Però non si vuole dire che la validità e l’uso di altri titoli siano negati: infatti sono usati dagli scrittori Servitani in altri contesti. Ma indicano che un “servo” tende a guardare Maria in un modo particolare. Questo è vero anche nelle Costituzioni dei frati, come lo indica uno studio fatto da Fra Lawrence Choate, Drawing Inspiration from Their Lady: Mary in the Constitutions of the Friar Servants after Vatican Council II (Ispirandosi alla loro Signora: Maria nelle Costituzioni dei Frati Servi dopo il Concilio Vaticano II), in Marianum 45 (1983), p. 629-677.

2. In secondo luogo guarderemo ai temi più importanti che l’articolo ha espresso a riguardo della nostra relazione con Maria. Ci sono almeno 5 temi: 1. Ispirazione, 2. Esempio, 3. Dedizione, 4. Onore, 5. Studio.

a. I Servi Secolari, seguendo l’ideale dei frati così come è descritto nelle loro Costituzioni (art. 1), si ispirano costantemente a Maria. Ispirazione vuoi dire che prendiamo i nostri ideali, le motivazioni del nostro agire, la nostra concezione spirituale, da Maria. E questa ispirazione è detta “costante”: non è qualcosa che viene e va, ma è permanente nella nostra vita. Come abbiamo detto prima, l’Ordine Secolare è una forma di vita non una serie di azioni sconnesse. Poiché ci siamo dedicati all’Ordine Secolare in quanto comporta uno stile di vita, questo deve avere un influsso su tutto ciò che siamo e facciamo. Tale tipo di vita trova le sue radici nella consacrazione battesimale (art. 9) lo Spirito Santo rimane la nostra prima e radicale fonte d’ispirazione.

b. Maria è l’esempio per i Servi Secolari da seguire in vari modi. In questo articolo Maria è descritta come l’immagine-guida di una vita di semplicità e di servizio. La sua vita non è stata esteriormente diversa da quella delle altre donne di Nazaret del suo tempo. L’articolo 47 esplicita maggiormente tale idea, dicendo che Maria è il modello per ogni Servo dal momento che ha condiviso sulla terra la vita che è comune a tutti. Ella non solo si è proclamata una Serva del Signore davanti all’Angelo Gabriele (Lc 1, 38), ma anche ha dimostrato il suo servizio agli altri recandosi a visitare Elisabetta nella sua nécessità (Lc 1, 39-56) e notando con delicatezza che la coppia nuziale di Cana non aveva vino sufficiente (Gv 2, 1-11): fatti rivelatori della preoccupazione che anche noi dovremmo avere verso Dio e verso i nostri fratelli e sorelle. Infatti, nell’articolo 37, Maria è detta nostro esempio nell’irradiare l’amore di Cristo nel mondo e nella dedizione di noi stessi agli altri.

Come discepola del suo Figlio, diventa per noi modello del nostro discepolato (art. 13), e la sua vita interiore di preghiera diventa guida per noi nel nostro itinerario di preghiera verso Dio (art. 24).

c. L’articolo afferma inoltre che i Servi Secolari sono dedicati totalmente a Dio e si dedicano completamente a Maria. La nostra dedicazione a Maria è espressa bene nella Legenda de Origine, n. 18:

“Temendo la loro imperfezione, pensarono giustamente di mettere umilmente se stessi e i loro cuori, con ogni devozione, ai piedi della Regina del cielo, la gloriosissima Vergine Maria perché Ella, come mediatrice e avvocata, li riconciliasse e li raccomandasse al Figlio suo e, supplendo con la sua pienissima carità alle loro imperfezione, ottenesse loro misericordiosamente fecondità di meriti. Per questo mettendosi a onore di Dio al servizio della Vergine Madre sua, volevano fin da allora essere chiamati ‘Servi di Santa Maria’, assumendosi un regolamento di vita secondo il consiglio di persone sagge “.

Questa dedicazione a Maria è espressa in termini che riflettono il mondo medioevale: il servo è conscio della propria debolezza e mancanza di protezione, perciò cerca qualcuno che gli offra protezione ed aiuto. Egli si mette al servizio di uno che diventa il suo “signore” (o la sua “signora”) e in cambio riceve la protezione e l’aiuto che il signore (o la signora) può dare. Per questa ragione il titolo mariano di “Nostra Signora” (che in italiano equivale a Madonna) è stato uno dei titoli preferiti dai membri dell’Ordine dei Servi. Tale dedicazione o consacrazione, come è chiamata a volte, si esprime in diverse forme secondo il tempo e la cultura. La forma più conosciuta è quella promossa da San Luigi di Montfort che usa terminologia ed esempi familiari alla spiritualità francese dei secoli XVII e inizio del XVIII.

d. Come conseguenza della nostra totale dedicazione a Maria, noi la onoriamo. L’articolo 29 darà esempi di come tradizionalmente i Servi hanno espresso questo onore a Maria e suggerisce che tali esempi siano seguiti anche dalle Fraternità dell’Ordine Secolare. Conviene rilevare che queste pratiche devozionali in onore di Maria sono sempre state considerate come espressioni derivanti dalla nostra dedicazione a Maria: esse non costituiscono la nostra dedicazione. Cioè, il nostro “servizio a Maria” coinvolge tutto il nostro modo di vivere e non può essere sostituito dalla recita di certo tipo o numero di preghiere o dall’esecuzione di determinate azioni.

e. Infine, questo articolo indica che i Servi Secolari devono preoccuparsi di approfondire la loro conoscenza di Maria. L’articolo offre due riferimenti, due modi in cui fare questo: con lo studio e con la preghiera personale. Altri modi possono essere costituiti da conferenze o lezioni negli incontri regolari delle Fraternità dell’Ordine Secolare o in altre occasioni, ecc. Il nostro studio deve considerare Maria in se stessa, e anche nel suo ruolo nella storia della Salvezza.

Ci sono altri due aspetti meritevoli di commento che non si trovano nella Regola di Vita, ma sono ricordati nel Rito della Promessa. Il primo è il “servizio” a Maria. Poiché siamo Servi di Maria, una più ampia menzione del servizio a Maria ci sembrerebbe opportuna. Ma lo troviamo ricordato solo nell’articolo 11, insieme al servizio a Dio e agli altri. Al numero 80 del Rito della Promessa il celebrante prega per quelli che Dio ha chiamato al “servizio della Vergine Maria”. Non viene data alcuna definizione o descrizione di ciò che “servizio” alla Vergine significhi. Questo si deve al fatto che, come abbiamo detto sopra riguardo alla dedicazione, il nostro servizio o dedicazione a Maria è l’intero nostro modo di vivere, non questa o quella pratica devozionale, preghiera o anche servizio ad altri. Se qualcuno vi chiede che significhi “servire Maria”, la migliore risposta è dire semplicemente “l’intera forma di vita descritta nella nostra Regola”.

Un altro elemento che sembra omesso è il ruolo di Maria verso i suoi servi. Tuttavia esso viene espresso in forma generica quando il celebrante accetta i nuovi membri nella Famiglia dei Servi (n. 83 del Rito della Promessa). Dobbiamo vivere in unità di spirito, e “seguire lo stesso ideale di vita, sotto la protezione della Beata Vergine”. Come detto prima, nel Medioevo il servo si poneva al servizio del signore o della signora per avere in cambio la protezione che un più potente padrone poteva offrire. La nostra dedicazione è vissuta sotto la protezione e con l’aiuto della Vergine Maria.

ARTICOLO 14

L’articolo 14 conclude il primo capitolo della Regola.

Art. 14. Il Servo di Maria Secolare esprime liberamente l’impegno di fedeltà alla propria vocazione secolare e il legame vitale con l’Ordine per mezzo della Promessa.

L’obiettivo della Promessa che i Servi di Maria Secolari emettono dopo il periodo di Noviziato è quello di esprimere pubblicamente il proprio impegno di fedeltà alla vocazione e alla forma di vita indicata nella Regola. Nello stesso tempo essi dichiarano che desiderano stabilire e mantenere un legame vitale con il resto dell’Ordine Servitano. E detto “legame vitale”, perché deve essere costantemente nutrito per crescere e mantenersi forte. Se questo legame viene abbandonato o non sufficientemente curato, presto deperirà e morirà.

CAPITOLO SECONDO

LA VITA DELLA FRATERNITÀ SECOLARE

Il secondo capitolo della Regola di Vita è una ulteriore spiegazione della Fraternità dell’Ordine Secolare che è già stata descritta nell’articolo 11. L’articolo 11 stabiliva che la Fraternità dell’Ordine Secolare è modellata sull’esempio dei Sette Santi Fondatori, e perciò si presenta come parte della spiritualità dell’ Ordine. L’ importanza della Fraternità può cogliersi dal fatto che la santità, che è l’obiettivo di tutta la vita cristiana, deve raggiungersi “secondo la spiritualità dell’Ordine” (art. 10). Poiché la vita dell’Ordine Secolare è modellata sulla vita dei Sette Santi Fondatori, la vita fraterna si presenta come il primo elemento della spiritualità dell’Ordine. Il modo con cui i Servi Secolari tendono alla santità si attua non nell’isolamento dagli altri, ma nella comunione con gli altri Servi Secolari e con l’intera Famiglia Servitana.

Ci sono sette articoli nel secondo capitolo. I tre primi articoli (art. 15-16-17) trattano delle finalità e del lavoro interno alla Fraternità; i tre seguenti (art. 18-19-20) trattano del rapporto della Fraternità dell’Ordine Secolare con gli altri Gruppi; e infine l’articolo 21 si occupa di questioni finanziarie.

ARTICOLI 15-17

Gli articoli 15 e 17 continuano la discussione cominciata nell’articolo 11 sulle ragioni per cui la Fraternità dell’Ordine Secolare si raduna insieme. Adesso si aggiungono almeno quattro ragioni alle tre dell’articolo 11.

Art. 15. Ad imitazione dei primi cristiani che “erano un cuor solo e un’anima sola”, i fratelli e le sorelle dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria si riuniscono nel segno della comunione fraterna per approfondire la conoscenza reciproca, per sostenersi nel comune cammino di perfezione cristiana, nel servizio di amore verso tutti gli uomini.

Art. 17. La Fraternità Secolare si riunisce per la proclamazione e la riflessione sulla Parola di Dio e per l’esame e l’approfondimento della Regola, di temi umani, sociali, religiosi e argomenti propri della vita dei Servi.

Il capitolo comincia con l’esempio dell’unità di cuore e anima dei primi cristiani. E un richiamo agli Atti degli Apostoli (4, 32), che ha avuto un grande influsso nella vita della Chiesa e specialmente negli Ordini religiosi.

L’articolo 11 ha già elencato due ragioni per essere Fraternità: essa rende capaci di prestare un più grande servizio a Dio, alla Beata Vergine, ai fratelli e alle sorelle; in essa i Servi dell’Ordine Secolare trovano il sostegno di cui hanno bisogno per rispondere alla loro speciale chiamata alla santità. Dopo aver osservato che l’incontrarsi insieme è un segno della loro mutua comunione, gli articoli 15 e 17 aggiungono quattro punti.

1. L’approfondimento della conoscenza reciproca. Il motivo di questa conoscenza è non vana curiosità o desiderio di notizie per spettegolare. La conoscenza personale acquisita negli incontri dell’Ordine Secolare dovrebbe normalmente essere mantenuta nei limiti di una confidenza che rispetta ciascuna persona e per questa ragione permette una discussione aperta e libera. Il grado di scambio di conoscenza varierà da persona a persona, semplicemente perché ogni individuo si sente di parlare più liberamente di argomenti personali con certe persone e non con altre. Tuttavia, l’articolo indica che ogni membro deve essere interessato a tutti gli altri membri. Perciò, le riunioni devono essere strutturate in maniera che questo diventi possibile.

2. Il fortificarsi reciproco nel cammino comune verso la perfezione cristiana e nell’amoroso servizio a tutti. E una riaffermazione della descrizione generale dell’Ordine Secolare fatta nell’articolo 10. I membri dell’Ordine Secolare Servitano si sostengono vicendevolmente nella loro vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo.

3. Proclamare la Parola di Dio e riflettere insieme su di essa. Ogni volta che un gruppo si riunisce nel nome del Signore (art. 11), deve ascoltare ciò che il Signore gli dice in quel momento particolare della propria vita. Ordinariamente il Signore parla attraverso la parola che si trova nella Sacra Scrittura; ma, come abbiamo visto, la Parola di Dio può arrivarci anche in forme differenti. Una volta che l’abbiamo ascoltata, dobbiamo riflettere su di essa, per farla diventare parte di noi stessi. Tradurla in azione è il necessario passo ulteriore.

4. Esaminare e studiare la Regola, argomenti di interesse umano, sociale e religioso, e questioni relative alla vita dei Servi. È conclusione naturale dell’articolo 10. Se i membri dell’Ordine Secolare devono sostenersi gli uni agli altri nella vita matrimoniale, familiare e sociale e nell’impegno attivo nel mondo, ne consegue che questi devono essere gli argomenti di discussione e di studio durante le riunioni. Poiché i Servi Secolari tendono alla santità secondo la spiritualità dell’ Ordine, dovrebbero anche essere studiate questioni relative alla vita dei Servi. Alcuni esempi possono mostrare la grande varietà e ricchezza di argomenti accessibili ai Servi Secolari da utilizzare nei loro incontri. Nel decreto sull’Apostolato dei Laici (n. 29) il Concilio Vaticano II dice che si devono coltivare le buone relazioni umane. I veri valori umani devono essere incoraggiati, specialmente l’arte di vivere fraternamente con gli altri, il cooperare e intraprendere un dialogo con loro. Sono esempi di argomenti di interesse umano che le Fraternità dell’Ordine Secolare potrebbero esaminare e studiare. Si potrebbero anche studiare le dottrine sociali della Chiesa, o forse in una forma più concreta, analizzare le necessità sociali dell’area in cui la Fraternità si trova, per esempio, problemi di criminalità, fame, razzismo, casa, educazione, ecc. Argomenti di interesse religioso che possono diventare opportunamente temi di discussione sono la Scrittura, la liturgia, la spiritualità, scritti spirituali.

È compito del Consiglio locale o forse anche di tutti i membri della Fraternità decidere quali argomenti siano da trattare nelle riunioni e il metodo con cui devono essere trattati. È bene che il Consiglio prepari un programma per alcuni mesi, così che i temi possano essere fruttuosamente studiati.

[Gli Statuti particolari per l’Italia forniscono ulteriori linee di riferimento. Perciò la prassi per questo quarto punto dell’articolo va completata con l’attuazione del relativo numero dello Statuto]

ARTICOLO 16

Gli articoli 15 e 17 ci hanno fornito le ragioni generali per cui l’Ordine Secolare è organizzato in Fraternità e hanno anche dato alcuni suggerimenti per il contenuto delle riunioni. L’articolo 16 adesso parla molto generalmente del modo con cui gli incontri devono essere condotti.

Art. 16. Ogni membro dell’Ordine Secolare partecipa attivamente agli incontri periodici che celebrano la vita della Fraternità, offrendo con semplicità il proprio contributo di esperienze e di idee.

Anche se i principi affermati da questo articolo sembrano ovvii, è sempre bene ricordarli. Nessun membro deve essere un osservatore meramente passivo durante l’incontro di Fraternità. Non tutti certo sono capaci di parlare con cognizione scientifica su un particolare argomento, ma tutti possono dare un contributo partendo dalla propria esperienza personale. Per questa ragione, ogni membro deve mettere in comune i suoi personali pensieri e le esperienze, semplicemente e senza ostentazione o pretese. E compito di chi presiede la riunione vigilare che nessuno domini l’incontro a danno di un libero scambio fra tutti i membri della Fraternità, perché solo in questo modo la vita fraterna può essere celebrata in verità.

ARTICOLI 18-19

Dopo l’analisi del lavoro interno della Fraternità Secolare, la Regola considera adesso i rapporti tra questa e gli altri Gruppi al di fuori di essa. Ogni Fraternità Secolare deve essere dunque consapevole di questi molteplici rapporti così che nei suoi incontri e nel suo sguardo d’insieme non trascuri il mondo che le sta attorno.

Art. 18. La Fraternità Secolare è vitalmente collegata con la Chiesa locale e con la comunità religiosa della Famiglia dei Servi, della quale condivide la spiritualità e con la quale collabora nell’impegno apostolico.

Art. 19. 1 fratelli e le sorelle della Fraternità Secolare, secondo le possibilità, partecipano ai momenti di preghiera della comunità religiosa e, quando siano invitati, a incontri di rinnovamento spirituale, al capitolo, alla mensa.

I due primi rapporti esterni menzionati sono quelli con la Chiesa locale e con la locale Comunità religiosa Servitana. L’articolo 8 ha già ricordato ai membri dell’Ordine Secolare che la loro è una vocazione dentro la Chiesa ed è per questo che l’articolo 12 insiste affinché venga approfondito il senso di vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo. L’articolo 39 sull’apostolato sottolineerà il loro ruolo attivo dentro la Chiesa.

Gli articoli succitati guardano di più al singolo Servo Secolare, mentre l’articolo 18 parla della Fraternità Secolare. Pertanto, la Fraternità Secolare come tale deve essere cosciente, attraverso le sue attività, gli incontri, gli argomenti discussi nelle riunioni e attraverso la preghiera, di essere parte integrante della più vasta Chiesa che la circonda. Questa può essere la parrocchia locale, la diocesi dove si trova, o la Chiesa universale diffusa in tutto il mondo. La Fraternità Secolare locale deve riconoscersi parte di questa più ampia realtà e dimostrarlo con le sue azioni.

La Fraternità Secolare locale ha inoltre dei legami con la Comunità religiosa servitana locale. Questo presuppone che la Fraternità Secolare si trovi in prossimità della Comunità religiosa, che è una Comunità di frati o di religiose. Quando non è così, il legame vitale con l’Ordine dei Servi è mantenuto attraverso l’Assistente con lettere, notiziari, ecc.

L’articolo 19 specifica alcuni modi in cui questo legame vitale può esprimersi: per prima cosa partecipando alla vita di preghiera della Comunità religiosa. Molte Fraternità Servitane celebrano ogni giorno la preghiera della Chiesa, la mattina e la sera, con i membri della Comunità parrocchiale. Questa è una forma in cui i Servi Secolari possono mostrare il loro rapporto con la Comunità di frati o di religiose. Viene suggerito anche la partecipazione agli incontri di rinnovamento, ai Capitoli della Comunità, ai pasti.

L’inciso “quando siano invitati” non è da intendersi come una concessione, ma vuole solo precisare che a volte gli incontri o Capitoli sono diretti più specificamente alle necessità dei frati e delle suore. È anche una sollecitazione rivolta alla Comunità religiosa perché programmi riunioni di rinnovamento o Capitoli con argomenti di interesse comune e inviti l’Ordine Secolare a parteciparvi. La programmazione normalmente dovrebbe essere fatta insieme alla Fraternità Secolare.

ARTICOLO 20

L’ articolo 19 si occupa del rapporto della Fraternità Secolare con la Comunità religiosa vicina. L’articolo 20 considera la relazione con gli altri Gruppi di Servi.

Art. 20. La Fraternità Secolare mantiene costanti rapporti con i fratelli e le sorelle che, per motivi particolari, non possono partecipare agli incontri del gruppo. Li incoraggi e li sostenga nella comunione fraterna e nella crescita religiosa.

Ugualmente mantiene legami di comunione, di fraternità e di collegamento con le altre numerose Famiglie e Gruppi che partecipano all’unica vocazione dei Servi e costituiscono una sola Famiglia.

Particolare attenzione sarà prestata alla comunicazione e alla collaborazione con gli altri Gruppi Laici dei Servi.

La Fraternità Secolare deve mantenere uno stretto rapporto con quei membri che non possono partecipare regolarmente agli incontri. Ci sono circostanze in cui un membro dell’Ordine Secolare non è in grado di partecipare agli incontri per un lungo periodo, o può trovarsi in una situazione che gli impedisca di parteciparvi del tutto. Ciò può essere causato da malattia, o forse da un personale trasferimento in una zona lontana dal luogo dove si svolge la riunione della Fraternità a cui appartiene e mentre, dov’è ora, non esiste alcuna Fraternità dell’Ordine Secolare. Con la corrispondenza, bollettini, ecc., deve essere continuato il rapporto di sostegno e di aiuto per la crescita spirituale.

Ci sono anche casi di Servi Secolari “isolati”, cioè di quelli che non appartengono più a una Fraternità Secolare regolare e vivono lontano a quelle esistenti. Questi casi devono stimolare le Fraternità locali a intraprendere contatti con tali persone e ad analizzare insieme con creatività i modi con cui questi Servi “isolati” possono prendere parte alla Comunità locale.

I legami di comunione devono essere mantenuti con gli altri Gruppi che formano la Famiglia Servitana: frati, monache, suore, membri degli Istituti Secolari, le Diaconie laiche, membri di altre Fraternità dell’Ordine Secolare, altri svariati Gruppi Laici che esistono in diversi paesi. La maniera con la quale questi legami si possono stabilire e mantenere deve essere studiata dalla Fraternità locale. Un modo concreto di mantenere legami di comunione oggi è l’UNIFAS, Unione Internazionale della Famiglia dei Servi, e le sue unità nazionali, o provinciali corrispondenti.

La conoscenza di altri Gruppi è un primo passo. Tale conoscenza può essere ottenuta con la lettura delle Missioni dei Servi che contengono articoli dei Servi di tutto il mondo.

Cosmo è un notiziario bimestrale pubblicato dalla Curia Generale dei frati a Roma. Contiene notizie non soltanto sui frati ma anche sulle religiose, sugli Istituti Secolari e sui Gruppi Laici. Una volta acquisita la conoscenza di tali Gruppi, la Fraternità Secolare può discutere come raggiungerli, o visitandoli o invitandoli a partecipare agli incontri della Fraternità locale. Se il problema è la distanza, si può ricorrere allo scambio di lettere, fotografie o a qualche altro modo similare.

Anche se non è detto in forma esplicita, la Fraternità Secolare locale dovrebbe cercare e stabilire legami di comunione con altre Fraternità Secolari Servitane nella stessa regione, nella nazione o in altri paesi.

ARTICOLO 21

L’articolo 21 è l’unico che menzioni finanze e denaro, e soltanto in forma indiretta.

Art. 21. Nello spirito delle Beatitudini, ogni Fraternità Secolare vive la comunione dei beni. I membri contribuiscono, secondo le possibilità, alle spese delle Fraternità locale, zonale [o provinciale], nazionale e internazionale; aiutano i fratelli e le sorelle che si trovano in particolari difficoltà economiche.

Il riferimento dello spirito delle Beatitudini in questo contesto è vago: nell’ articolo 35 invece la prima beatitudine citata riguarda la povertà. Il significato dell’articolo, tuttavia, è chiaro, anche se è espresso in termini generici. Per esempio, ricorda che la Fraternità Secolare deve condividere i suoi beni. Ma non dice che cosa siano questi “beni”. Ovviamente, è implicito che la Fraternità Secolare debba avere qualche entrata, e certo da parte dei suoi membri, e che da queste entrate tutte le spese comuni debbano essere pagate. Qualsiasi membro che si trovi in difficoltà finanziarie può essere aiutato dal fondo comune. Per esempio un modo semplice può essere quello di non esigere un contributo per un ritiro dell’Ordine Secolare o altre attività da chi in quel momento non può permetterselo.

In pratica, l’articolo conferma il fatto che la Fraternità Secolare non è un’organizzazione per la raccolta di fondi. Ma ogni gruppo deve stabilire, di comune accordo, quali “tasse” o contributi i membri devono pagare, e con quale frequenza. Naturalmente nessuno può essere escluso dalla Fraternità Secolare se non può pagare questi “contributi”. Una soluzione semplice potrebbe essere quella di avere una cassa dove mettere un contributo libero e anonimo ad ogni regolare riunione.

L’articolo suggerisce anche che la Fraternità Secolare abbia un tesoriere [amministratore] tra gli incaricati ufficiali. Poiché il tesoriere non è menzionato fra gli Ufficiali che ogni Fraternità deve avere, ogni Fraternità determinerà da sé, nei suoi Statuti particolari, i limiti di tempo, il metodo di elezione e i compiti specifici dell’ Ufficio.

Il denaro delle offerte deve coprire le spese della Fraternità; le eccedenze possono essere utilizzate per sostenere iniziative materiali dell’ Ordine o per altre necessità urgenti. Tutte le decisione a questo riguardo devono essere prese dalla Fraternità stessa.

CAPITOLO TERZO

LA PREGHIERA

Il secondo grande argomento nella vita dell’Ordine Secolare, dopo la comunione fraterna, è la preghiera. I dieci articoli sulla preghiera fanno di questo capitolo il più lungo della Regola. Tuttavia, non dobbiamo aspettarci di trovarvi un trattato sulla preghiera. Piuttosto, ci sono alcune suggestioni generali e utili linee di orientamento, che il Servo Secolare deve utilizzare come stimolo per una maggiore comprensione del ruolo della preghiera nella sua vita.

Il seguente schema ci aiuterà a capire meglio il materiale presente in questo capitolo, anche se poi nel commento procederemo secondo l’ordine degli articoli.

1. Necessità della preghiera (art. 22, ripresa anche nell’articolo 23)
2. Definizione di preghiera (art. 24)
3. Gesù e Maria come esempi di preghiera (art. 23, 24)
4. Forme e tipi di preghiera:

• Preghiera personale (art. 23)

• Preghiera comunitaria (art. 25)

• Preghiera liturgica (art. 26)

a. Eucaristia (art. 27-28)

b. b. Lodi e Vespri (art. 28)

• Preghiere in onore della Beata Vergine Maria (art. 29)
• Preghiere per i defunti della Famiglia dei Servi (art. 30)

5. Giorni di ritiro (art. 31)
(6) Due aspetti della preghiera che qui non sono menzionati:

• altre forme di preghiera

• obbligo della recita di alcune preghiere

ARTICOLO 22

L’articolo 22 si incentra sulla necessità della preghiera, ma come si può vedere dallo schema precedente, anche l’articolo 23 sottolinea la necessità della preghiera personale.

Art. 22. La preghiera, se è un dovere essenziale per ogni cristiano, per il Servo di Maria Secolare che ha scelto di seguire Cristo, il suo esempio e il suo insegnamento costituiscono un impegno particolare per crescere nella fede e nella speranza e per portare a perfezione il comand mento dell’amore.

Esistono molte “definizioni” di preghiera, una delle quali è suggerita nell’articolo 24. Ma nessuna definizione può ignorare il fatto che la preghiera include sempre un’espressione di relazione viva e vitale con Dio. Perciò, essa è una presenza essenziale in ogni vita cristiana. Senza preghiera non esiste alcun rapporto personale e consapevole con Dio, un rapporto che si muove secondo due direzioni: da Dio all’individuo e dall’individuo a Dio. Certamente, abbiamo altri rapporti con Dio, per esempio il rapporto di creatura a Creatore. Ma solo nella preghiera riconosciamo consapevolmente questi rapporti.

E molto significativo per noi che, nel nostro caso, la preghiera sia vista come mezzo per portare alla perfezione il comandamento dell’amore. Nell’articolo 9 abbiamo visto che accettando il dono della vocazione, il Servo Secolare s’impegna a “portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore”. Adesso la Regola afferma esplicitamente che la preghiera è un mezzo per raggiungere tale obiettivo. La preghiera contribuisce non soltanto alla crescita dell’amore ma anche alla crescita della fede e della speranza.

La descrizione che qui viene data del Servo Secolare merita un commento. Il Servo Secolare è uno che ha scelto di seguire Cristo, il suo esempio e i suoi insegnamenti. Nella sua enciclica Lo Splendore della Verità Giovanni Paolo Il offre una riflessione particolareggiata sull’incontro del giovane con Cristo e sull’invito che Cristo gli rivolge: “vieni, e seguimi”. Dapprima il papa chiarisce che ogni credente è chiamato a seguire Cristo, non soltanto i Dodici ai quali tale invito fu per la prima volta rivolto nel Vangelo (n. 18). Giovanni Paolo spiega in cosa consista il seguire Cristo. “Non si tratta soltanto di mettersi in ascolto di un insegnamento e di accogliere nell’obbedienza un comandamento. Si tratta, più radicalmente, di aderire alla persona stessa di Gesù, di condividere la sua vita e il suo destino, di partecipare alla sua obbedienza libera e amorosa alla volontà del Padre” (n. 19).

“Seguire Cristo non è un’imitazione esteriore, perché tocca l’uomo nella sua profonda interiorità. Essere discepoli di Gesù significa essere resi conformi a lui, che si è fatto servo fino al dono di sé sulla Croce (cfr. Fil 2, 5-8). Mediante la fede, Cristo abita nel cuore del credente (cfr. Ef 3, 17), e così il discepolo è assimilato al suo Signore” (n. 21).

Questo articolo stabilisce perciò la necessità della preghiera nella vita del Servo Secolare e aggiunge che essa contribuisce al compimento dell’impegno fondamentale della vita del Servo, il comandamento dell’amore datoci dal Signore.

ARTICOLO 23

Dopo aver considerato la preghiera in termini generali nell’articolo precedente, la Regola di Vita diventa più specifica.

Art. 23. Il Servo di Maria Secolare sa che per vivere costantemente alla presenza di Dio è necessaria la preghiera personale, silenziosa, nascosta, quella di cui Gesù stesso diede mirabile esempio.

Nell’articolo si affermano tre cose: in primo luogo, che il vivere costantemente alla presenza di Dio è un ideale riguardante la preghiera; secondo, che la preghiera personale, silenziosa e nascosta è un mezzo necessario per ottenere di vivere alla presenza di Dio; terzo, che Gesù ci dà un esempio a questo riguardo.

Uno dei temi ricorrenti negli scritti dei santi è l’esercizio della presenza di Dio.

Dio, certo, è presente dovunque, come ci ricorda il salmo 139:

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando seggo e quando mi alzo.

Penetri da lontano i miei pensieri,

mi scruti quando cammino e quando riposo.

Dove andare lontano dal tuo spirito,

dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei,

se scendo negli inferi, eccoti.

Paolo disse agli Ateniesi: “in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28). Questo è vero sia dal punto di vista naturale che soprannaturale. Come Creatore, Dio dà vita a tutte le sue creature e le mantiene nell’esistenza Ma anche condivide la sua vita divina con noi, attraverso Cristo e lo Spirito Santo.

Vivere costantemente alla presenza di Dio, perciò, vuol dire riconoscerlo e portare a consapevolezza una realtà che esiste indipendentemente dalla nostra attenzione. Troviamo la presenza di Dio non soltanto in tutta la creazione attorno a noi, ma particolarmente in noi stessi. Quanto più diventiamo coscienti della presenza di Dio intorno a noi e dentro di noi, tanto più siamo attenti ad evitare il peccato e solleciti nel servire Dio.

Come possiamo realizzare questo ideale dei santi? La Regola afferma che un mezzo essenziale per vivere sempre nella presenza di Dio è la preghiera personale, silenziosa e nascosta. Negli articoli che seguono, la Regola afferma pure la necessità di una preghiera comune e vocale. Ma se desideriamo avere una costante consapevolezza della presenza di Dio, dobbiamo necessariamente riflettere dentro di noi, con le parole del nostro cuore e della nostra anima. Anche il Vaticano II nella Costituzione sulla Sacra Liturgia riconosce la grande importanza della preghiera personale e silenziosa.

“La vita spirituale, tuttavia, non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Il cristiano, infatti, benché chiamato alla preghiera comune, è sempre tenuto a entrare nella sua stanza per pregare il Padre in segreto (cfr. Mt 6, 6)” (n. 12).

Infine, i Vangeli ci danno parecchi esempi di Gesù che cercava luoghi solitari per pregare nel silenzio del suo cuore.

“Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1, 35).

“Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare” (Mc 6, 46).

“Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” (Lc 5, 16).

ARTICOLO 24

L’articolo 24 prosegue la trattazione sulla preghiera, dandone una breve descrizione e citando poi l’esempio di Maria.

Art. 24. La preghiera è l’incontro con Dio nella fede. In questo cammino la Vergine, altissimo esempio di creatura orante, è per il Servo di Maria Secolare guida sicura e sostegno.

Ci sono molte definizioni e descrizioni di preghiera. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne cita due.

La prima è di Santa Teresa di Lisieux. “Per me, la preghiera è un impulso del cuore; è un semplice sguardo rivolto verso il cielo; è un grido di riconoscenza e d’amore, che abbraccia pena
e gioia”.

La seconda è di San Giovanni Damasceno. “La preghiera è innalzare la mente e il cuore a Dio o chiedere cose buone a Dio” (nn. 2558-2559).

La Regola dell’Ordine Secolare presenta una descrizione più semplice: la preghiera è un incontro con Dio nella fede. Le descrizioni di Santa Teresa e di San Giovanni Damasceno sembrano implicare una fuoruscita da noi stessi, uno sguardo verso il cielo, un elevare il cuore verso Dio. La descrizione nella Regola non cerca di “localizzare” il luogo d’incontro con Dio, che può avvenire “su” in cielo, o dentro l’individuo. Il concetto di luogo, che certamente è metaforico e non va preso alla lettera nelle altre descrizioni, è carente perché manca di quell’elemento essenziale che è l’incontro tra la persona e Dio. Ma questo incontro può avvenire soltanto nella fede. Se Dio è conosciuto con la fede, questa è l’unica maniera che rende possibile un incontro. Senza fede, non può esserci preghiera.

L’esempio della preghiera della Vergine Maria è spiegato più diffusamente nel Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2617- 2619) che ricava il suo materiale esclusivamente dalla Sacra Scrittura.

… la sua preghiera coopera in maniera unica al Disegno benevolo del Padre: al momento dell’Annunciazione per il concepimento di Cristo, e in attesa della Pentecoste per la formazione della Chiesa, Corpo di Cristo. Nella fede della sua umile Serva il Dono di Dio trova l’accoglienza che fin dall’inizio dei tempi aspettava. Colei che l’Onnipotente ha fatto “piena di grazia”, risponde con l’offerta di tutto il proprio essere: “Eccomi, sono la Serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Il Vangelo ci rivela come Maria preghi e interceda nella fede: a Cana la Madre di Gesù prega il Figlio suo per le necessità di un banchetto di nozze.,.. Ed è nell’ora della Nuova Alleanza, ai piedi della croce, che Maria viene esaudita come la Donna, la nuova Eva, la vera “Madre dei viventi”.

È per questo che il cantico di Maria (il “Magnificat” latino, il “Megalynei” bizantino) rappresenta a un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell’Economia della salvezza, cantico dei “poveri” la cui speranza si realizza mediante il compimento delle Promesse fatte “ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre”.

ARTICOLO 25

Dalla preghiera personale, nascosta, la Regola passa ora alla preghiera comunitaria.

Art. 25. Fedeli alla propria vocazione, i Servi di Maria Secolari danno grande importanza alla preghiera comunitaria. Insieme con i fratelli e le sorelle approfondiscono la Parola di Dio e offrono la loro preghiera per gli uomini e per il mondo.

Ci si rende subito conto della differenza di motivazione dalla preghiera personale: la preghiera personale è necessaria per vivere alla presenza di Dio; ma la preghiera comunitaria appartiene direttamente alla vocazione del Servo Secolare. La vocazione del Servo Secolare infatti è una chiamata alla comunione fraterna (cfr. Regola, art. 11). Perciò, per portare a compimento questo aspetto della vocazione Secolare servitana, un’importante forma di preghiera è la preghiera comune, cioè la preghiera fatta insieme a tutti gli altri membri dell’Ordine Secolare. Pregare con gli altri e per gli altri è uno dei modi con cui i membri si danno scambievole aiuto (cfr. art. 10).

In quale forma si deve celebrare la preghiera comunitaria? La preghiera liturgica, un tipo speciale di preghiera comunitaria, viene trattata nei tre articoli seguenti. La Regola, nell’ articolo 25, richiama l’attenzione su due altre possibili forme. Primo, la Fraternità può usare la Parola di Dio, la Bibbia, come base di preghiera all’interno degli incontri o fra i suoi membri. Un modo per capire meglio non solo il significato della Scrittura ma anche l’importanza di una sua attuazione pratica è il pregare con la Scrittura. Si comprende che tale modalità non è soltanto “proclamare” o “riflettere” sulla Parola di Dio, come dice l’articolo 17. L’articolo 17 sottolinea l’ attività intellettuale dello studio e della riflessione, piuttosto che l’uso del testo come luogo di incontro con Dio, per ascoltare più attentamente Dio che ci parla e formulare la nostra risposta alla sua Parola. Un concetto, questo, più vicino a quello suggerito dall’articolo 12, secondo cui l’Ordine Secolare approfondisce il senso di vocazione e missione attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera.

La seconda forma di preghiera comunitaria suggerita nell’ articolo è la preghiera di intercessione per l’umanità e per il mondo. Questo ovviamente non esaurisce i possibili tipi di preghiera comunitaria (come si dirà più diffusamente alla fine di questo capitolo). Le due forme di preghiera (la preghiera con la Scrittura e la preghiera d’intercessione) sono da considerarsi come forme tipiche e diffuse di preghiera comune, senza però con questo escludere altre forme.

ARTICOLO 26

La Regola dice che la preghiera personale è una “necessità” e la preghiera comunitaria è “di grande importanza”; nell’articolo 26 dà alla preghiera liturgica un posto prioritario.

Art. 26. Tra le varie forme di preghiera, quella liturgica ha la priorità. Il Servo di Maria Secolare parteciperà alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa.

La preghiera liturgica include la Messa, i Sacramenti, la Liturgia delle Ore, la Benedetta. Il primato della preghiera liturgica nella vita spirituale e apostolica dei membri dell’Ordine Secolare richiama un insegnamento fondamentale della Costituzione sulla Liturgia Sacra del Vaticano II e ne dà la ragione.

La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. Infatti il lavoro apostolico è ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede del battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al Sacrificio e alla Mensa del Signore (n. 10).

Poiché la liturgia include sia la Messa che i sacramenti, l’affermazione che il Servo Secolare deve partecipare alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa deve essere considerata non mera ridondanza, ma un modo più esplicito per dire che la Messa e i sacramenti sono elementi importanti nella vita spirituale del Servo Secolare. Per quel che riguarda i sacramenti, un riferimento specifico è fatto all’Eucaristia nell’articolo 27 e 28, e al sacramento della Riconciliazione nell’articolo 34.

I due articoli seguenti precisano più dettagliatamente questa partecipazione.

ARTICOLO 27

Fra le molte forme di preghiera liturgica la Messa assume l’importanza più rilevante.

Art. 27. Nell’Eucaristia, l’espressione più alta della preghiera ed il segno sacramentale della Fraternità Secolare locale, i fratelli e le sorelle attualizzano la Pasqua del Signore e realizzano il legame d’amore tra loro e con tutti gli uomini.

Anche quest’articolo è basato sull’insegnamento del Vaticano II. Nella Costituzione Dogmatica della Chiesa (Lumen Gentium) l’Eucaristia è chiamata fonte e culmine della vita cristiana (n. 11) e partecipando al corpo del Signore siamo in comunione con lui e tra di noi (n. 7). Nel Decreto sul Ministero e la Vita dei presbiteri viene sottolineato che l’Eucaristia contiene l’intera salvezza della vita spirituale della Chiesa, cioè Cristo stesso, nostra Pasqua e cibo di vita (n. 5).

La Regola di Vita presenta all’approfondimento dei membri dell’Ordine Secolare vari aspetti della Messa. Essa è la più alta forma di preghiera che i membri possono attuare per incontrare Dio nella fede e, poiché nella condivisione dell’Eucaristia i membri di Cristo diventano un solo corpo, l’Eucaristia è il segno dell’unità della Fraternità Secolare locale. Tra gli effetti dell’Eucaristia la Regola ne rileva due: in primo luogo, i membri rendono presente la morte e la risurrezione del Signore e poi stabiliscono un vincolo d’amore che li unisce non solo tra di loro ma anche con il mondo intero.

ARTICOLO 28

L’ articolo riprende il tema della preghiera liturgica.

Art. 28. I fratelli e le sorelle prenderanno parte attiva alla celebrazione eucaristica e preferiranno, ove possibile, quella della comunità locale dei Servi. Cercheranno anche di partecipare spesso alla celebrazione liturgica delle Lodi e dei Vespri.

Dalla lettura di questo articolo emergono almeno tre pensieri distinti e indipendenti, presentati qui come guida per il Servo Secolare. I primi due sono in rapporto con la Messa e il terzo con la Liturgia delle Ore.

1. Sebbene possa sembrare non necessario affermare un principio valido per tutti i fedeli, forse la prima frase di questo articolo è stata aggiunta in particolare per ricordare ai membri dell’ Ordine Secolare, che non possono partecipare alla Messa come osservatori passivi. La Costituzione sulla Liturgia Sacra stabilisce che è un dovere dei pastori di anime “vigilare che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente” (n. 11). Qui sono inclusi i vari tipi di ministero in relazione alla Messa, come per esempio il ministero della musica, i lettori, il ministro della comunione, l’antifonario. I Servi Secolari però non solo assumeranno un servizio conforme ai loro talenti, ma dovranno essere attenti allo svolgimento dell’azione sacra, ed entrarvi pienamente per ricavarne frutti abbondantissimi.

2. La seconda parte dell’articolo — i Servi Secolari partecipano alla Messa locale della Comunità religiosa — presume che la Fraternità Secolare si trovi in prossimità di una Comunità di frati o di religiose Servi/e di Maria. Questo sarebbe l’ideale, ma ci sono varie ragioni che rendono difficile per la maggior parte mettere in atto tale punto. Prima di tutto ci sono Fraternità Secolari che non si trovano vicino alle Comunità religiose, e perciò partecipare alla preghiera della Comunità è impossibile. Inoltre l’articolo sembra considerare la Messa conventuale dove tutti i religiosi della Comunità convengono per la celebrazione, ed è la Messa alla quale i Secolari dovrebbero partecipare. Però i sacerdoti della maggior parte delle Comunità che hanno incarichi pastorali dovranno rendersi liberi per le Messe della parrocchia. Inoltre a causa della scarsità di sacerdoti, molti conventi di suore non hanno Messa nella loro cappella (ammesso che abbiano una cappella abbastanza grande per accogliere la gente). È meglio allora vedere il valore che questa parte dell’articolo intende promuovere, e cioè: i Servi di Maria Secolari e religiosi/e devono pregare insieme ogni volta che sia possibile, e talora anche mettersi d’accordo per una celebrazione comune della Messa.

3. Infine, l’articolo suggerisce che i Servi Secolari partecipino alla preghiera di Lodi e Vespri della Comunità. La Regola sembra attribuirvi una minore importanza rispetto alla partecipazione alla Messa della locale Comunità religiosa (Cercheranno anche di partecipare spesso…). La pratica di celebrare Lodi e Vespri nelle chiese parrocchiali sta diventando più comune e, come si vede in articoli di riviste cattoliche, laici, uomini e donne, pregano quotidianamente in numero sempre maggiore la Liturgia delle Ore. Perciò, questo articolo andrebbe interpretato nei due sensi: che i Servi Secolari partecipino alla Liturgia delle Ore quando viene fatta pubblicamente nella loro parrocchia o in una Comunità religiosa; ma essi devono anche essere incoraggiati a pregare la Liturgia delle Ore in forma privata ogni giorno e così unirsi più strettamente ai Religiosi/e Servi/e di Maria e a tutta la Chiesa.

ARTICOLO 29

La Regola passa ora a trattare delle preghiere alla Madonna e
delle preghiere proprie dei Servi.

Art. 29. Seguendo la tradizione dell’ Ordine, la Fraternità Secolare onorerà la Vergine con particolari atti di venerazione: il saluto angelico, la Vigilia della Beata Vergine e la Corona dell’ Addolorata. Celebrerà come feste di famiglia le principali feste mariane dell’Ordine e della Chiesa locale, la memoria della Vergine Addolorata e le memorie e solennità dei nostri fratelli e sorelle santi e beati.

La devozione mariana della Fraternità Secolare è considerata come appartenente alla tradizione dell’ Ordine. Vengono elencate dapprima tre devozioni mariane; poi c’è una lista di cinque tipi di feste che devono essere celebrate. Considereremo i due gruppi separatamente e vedremo come si legano alla tradizione dell’ Ordine.

1. In primo luogo va rilevato che l’Ave Maria, la Vigilia della Beata Vergine e la Corona dell’Addolorata sono qui menzionate semplicemente come esempi di devozioni mariane praticate nell’ Ordine. Vengono nominate perché sono le devozioni mariane servitane più comuni, ma personalmente si potrebbero preferire altre preghiere che qui non sono elencate. Altre forme di devozioni mariane sono la dedicazione del sabato a Nostra Signora, la Desolata del Venerdì Santo, la Novena dell’Addolorata, la Via Matris, la preghiera dell’Angelus, la Salve Regina.

a. Riguardo all’Ave Maria, le più antiche Costituzioni dei Servi che ci sono pervenute, della fine del 1200, prescrivevano che il saluto angelico doveva essere recitato prima di ciascuna “ora” della Liturgia delle Ore e prima di qualsiasi lettura. All’epoca della fondazione dell’Ordine, cioè nel XIII secolo, il “Saluto Angelico” era composto principalmente dalle parole dell’angelo Gabriele: “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te”. A questa frase si aggiungeva a volte il saluto di
Elisabetta: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno”. Solo nel 1400 fu aggiunto il nome di “Gesù” per identificare il “frutto del tuo seno”. Si aggiungeva, a volte, una preghiera d’intercessione, ma soltanto verso la fine del 1400 e l’inizio del 1500 la formula “Santa Maria, Madre di Dio…” diventò comune.

Pertanto, prima della recitazione delle Lodi e dei Vespri, o di qualsiasi altra preghiera della Liturgia delle Ore, viene usata la forma più antica e chi presiede inizia: “Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te”; e l’assemblea risponde: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù”. L’Ave Maria è sempre stata una preghiera amata tra i Servi. Le “legende” del beato Gioacchino da Siena e del beato Francesco da Siena raccontano che nella loro giovinezza recitavano con frequenza il Saluto Angelico. La prima Regola dell’Ordine Secolare (1424) prescriveva che, nell’impossibilità di recitare le Ore dell’Ufficio Divino, queste dovevano essere sostituite da un certo numero di Ave Maria e Padre Nostro.

L’Ave Maria deve essere dunque una preghiera comune e amata anche dai Servi Secolari di oggi.

b. Vigilia della Beata Vergine. Questa preghiera segue lo schema dell’Ora dell’Ufficio Divino che si recitava a mezzanotte: ci sono tre salmi seguiti da tre letture e due responsori, e dopo la terza lettura si canta o si recita la Salve Regina. Le più antiche Costituzioni stabilivano che doveva essere celebrata ogni sera.

La forma originale della Vigilia, insieme ad una versione contemporanea che ha la stessa forma (tre salmi, tre letture, due responsori e la Salve Regina) è stata recentemente pubblicata dalla Commissione Liturgica Internazionale a Roma.
L’introduzione a questa recente pubblicazione ci offre una utile informazione di base su questa preghiera mariana. La Vigilia della Beata Vergine non è stata composta dai Servi di Maria né è una preghiera che si trova solo nel nostro Ordine. E stata usata in una forma sostanzialmente uguale da altri Ordini religiosi sorti prima del nostro. Le sue origini possono collocarsi nel contesto della pietà mariana sviluppatasi all’interno degli Ordini religiosi tra l’XI e il XIII secolo, dapprima in Comunità monastiche e poi in quelle dei Mendicanti.

Secondo questa stessa introduzione, la Vigilia è diventata un omaggio a Maria, caratteristico dei Servi.

“Con il volgere dei secoli, la Vigilia de Domina è diventata espressione di preghiera propria dei Servi di Maria, nostro caratteristico ossequio alla Vergine: tale infatti riteniamo la Vigilia per l’epoca remota in cui fu adottata; per l’amore con cui è stata conservata e trasmessa; per i significati che le sono stati attribuiti – preghiera di ringraziamento per l’approvazione dell’Ordine, tessera distintiva della nostra pietà mariana -; per l’alta stima che le hanno professato scrittori nostri, asceti, frati di ogni tempo; perché il nostro è l’unico degli Ordini Mendicanti che costantemente la ricordi e la proponga alla pietà dei frati nei successivi testi costituzionali, fino all’attuale”.

Il Servo di Maria Secolare, pertanto, può ricavare un grande profitto dalla recitazione quotidiana, o almeno settimanale, della Vigilia di Nostra Signora.

c. La Corona dell’Addolorata. La Commissione Liturgica Internazionale ha pubblicato recentemente un libretto sulla Corona dell’Addolorata, dove rileva: “Le origini della Corona dell’Addolorata non si conoscono bene. Sembra che coincidono con lo sviluppo della devozione alla Madre Addolorata all’inizio del secolo XVII”.
In questa pubblicazione la Commissione Liturgica conserva la forma tradizionale della Corona: un Padre Nostro e sette Ave Maria per ciascuno dei sette dolori di Maria. Ma propone anche altri tre schemi celebrativi. Pur mantenendo la struttura base del rosario, essi introducono piccole modifiche che danno varietà alla preghiera della Corona e, quindi, permettono di riflettere su altri aspetti dei dolori di Maria. E un’esperienza arricchente pregare la Corona usando varie forme.

Nel 1997 la stessa Commissione ha pubblicato il libretto della Via Matris Dolorosa.

2. Alcune feste devono essere celebrate come feste di famiglia. Questo significa che devono essere celebrate “sia nella Liturgia che in altri modi fraterni” (cfr. Cost. art. 27). La celebrazione, cioè, deve includere ma non restringersi alla Messa e alla Liturgia delle Ore. Gli “altri modi fraterni” possono comprendere un pasto in comune, un rinfresco, un momento di allegria.

L’articolo 29 elenca le seguenti tipi di feste.

a. Le principali feste dell’Ordine. Poiché le feste della Madonna e quelle dei Servi santi sono elencate separatamente, considereremo qui soltanto quelle feste che non si trovano in nessuna di queste categorie. Ci sono, per esempio, la festa di Sant’Agostino, legislatore dell’Ordine (28 agosto), la dedicazione della Basilica di Monte Senario (22 settembre), festa di tutti i santi e le sante dell’Ordine (16 novembre), e la memoria di tutti i defunti frati, suore, genitori, parenti e amici dell’Ordine (17 novembre).

b. Feste della Madonna: le principali feste di 5. Maria includono l’Immacolata Concezione, la Natività della Vergine, l’Annunciazione, la Purificazione, l’Addolorata e l’Assunzione.

c. Feste mariane locali sarebbero la festa patronale della parrocchia locale, della diocesi o della nazione, per esempio la festa della Beata Vergine della Ghiara a Reggio Emilia o la festa di Nostra Signora di Guadalupe in Messico.

d. Uno speciale ricordo ricevono le celebrazioni in onore dell’ Addolorata: la solennità dell’Addolorata (15 settembre) e la festa di Nostra Signora S. Maria presso la Croce (il quinto venerdì di Quaresima).

e. Infine, le feste dei santi e beati dell’Ordine. Per una breve riflessione su ciascuna di queste feste si possono leggere le note introduttive nella Liturgia propria dell’Ordine.

ARTICOLO 30

L’ articolo 30 è una esortazione per pregare per i membri defunti dell’ Ordine Secolare.

Art. 30. Il Servo di Maria Secolare ricorderà frequentemente i fratelli e le sorelle defunti e per essi implorerà la misericordia del Signore. Nel giorno della morte e della sepoltura di un fratello o di una sorella parteciperà al cordoglio dei familiari ed offrirà la propria preghiera di suffragio.

La prima parte di questo articolo si esprime soltanto in termini generali. Non specifica la frequenza con cui la preghiera deve essere fatta, quali siano le preghiere da recitare, se è diretta all’individuo o alla Fraternità, o se l’oggetto della preghiera siano prima di tutto i membri della propria Fraternità o dello stesso Paese, o per i defunti dell’ Ordine Secolare nel mondo.

E un articolo che i membri dell’Ordine Secolare dovranno specificare più dettagliatamente nei loro Statuti particolari.

Come impegno minimo si può tuttavia dire fin d’ora che i membri defunti della Fraternità locale e quelli delle Fraternità sparse nel mondo devono essere ricordati nella preghiera ad ogni incontro della Fraternità. Quelli che partecipano ogni giorno alla Messa, li ricorderanno o nella preghiera universale o nel “memento” dei defunti nel corso della preghiera eucaristica. Quelli che celebrano la Liturgia delle Ore devono ricordarli nell’invocazione per i defunti alla fine delle intercessioni vespertine.

La seconda parte di questo articolo considera una circostanza non ordinaria: la morte di un membro della locale Fraternità Secolare. In questo caso tutti i membri saranno vicini al dolore dei familiari del defunto e offriranno preghiere appropriate in conformità agli usi locali.

ARTICOLO 31

L’ultimo articolo di questo capitolo sulla preghiera richiama la necessità di periodi più prolungati di preghiera.

Art. 31. Sarà cura della Fraternità Secolare programmare giorni e periodi di raccoglimento, ai quali ogni membro si impegnerà a partecipare.

La crescita della vita spirituale richiede non solo un ritmo quotidiano di preghiera che scandisca il nostro usuale lavoro, la scuola o la routine familiare. C’è anche bisogno di periodi che rompano la routine del tempo e dello spazio, così che per brevi e più intensi periodi possiamo riflettere con calma e tranquillità sul nostro cammino verso Dio. La Regola, perciò, stabilisce saggiamente che è un dovere (non semplicemente un’esortazione) della Fraternità Secolare organizzare giorni di raccoglimento, ritiri di fine settimana e altre opportunità spirituali per diventare più coscienti non solo di Dio nella nostra vita ma anche degli altri. Ordinariamente questi momenti avvengano fuori dall’usuale luogo di incontro della Fraternità. Il Consiglio o una commissione speciale potranno designare il giorno o i giorni meglio rispondenti alle necessità della Fraternità. L’articolo lascia ampio spazio a riguardo del tempo, del luogo, della frequenza e del contenuto.

Come la Fraternità nel suo insieme ha il dovere di organizzare questi ritiri, così ogni membro, deve “impegnarsi a partecipare”. La partecipazione deve considerarsi non come un obbligo da adempiere, bensì come una opportunità per trovare quel mutuo sostegno, di cui si parla all’articolo 10, nella tensione di ciascuno verso la santità.

Due aspetti della preghiera non menzionati in questo capitolo

Per completare questa esposizione sulla preghiera, è necessario considerare due aspetti che non sono contenuti in questi articoli.

1. In primo luogo, ci sono forme di preghiera che non vengono ricordate. Si incoraggiano alcuni tipi di preghiera: la preghiera personale, comunitaria e liturgica, le preghiere devozionali alla Madonna, e le preghiere per i membri defunti OSSM. Questo capitolo non intende dire che solo queste forme di preghiera vadano usate. Tra le forme non menzionate ci sono la preghiera carismatica, la meditazione, la preghiera profonda, per citarne alcune. Le forme di preghiera menzionate sono le più comuni e senza dubbio le più importanti, come la preghiera Liturgica. Ognuno deve cercare quella forma o quelle forme di preghiera di cui ha bisogno nel momento presente, ed esaminare o tentare altre forme, non indicate esplicitamente. Occorre ricordare l’affermazione iniziale di questo capitolo: la preghiera è un dovere essenziale per ogni cristiano. Il nostro modo di pregare, tuttavia, deve essere adattato alle esigenze di ciascuna persona.

2. In secondo luogo, questo capitolo non obbliga i membri a pregare in una forma particolare. C’è qui una differenza rispetto alle precedenti edizioni della Regola. Nella prima edizione (1424), ogni membro era obbligato a recitare tutto l’Ufficio Divino, o, se non erano in grado di leggere, un certo numero di Ave Maria e Padre Nostro per ogni ora dell’Ufficio. La Regola approvata nel 1966 ha prescritto come obbligo una delle seguenti preghiere: l’Ufficio della B. Vergine Maria, l’Ufficio Divino abbreviato, la Vigilia, la Corona dell’Addolorata, dodici Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, o l’Ave Maria prima e dopo il lavoro e prima e dopo i pasti.

Poiché nessuna forma particolare di preghiera è obbligatoria per tutti, ciò significa che ogni membro dell’OSSM deve cercare un ritmo di preghiera che corrisponda alle sue attuali necessità e possibilità. Sarebbe bene anche trascriversi questo ritmo di preghiera in modo da servirsene come verifica. Dico “ritmo” perché nella nostra vita di preghiera dobbiamo avere uno schema quotidiano, settimanale, mensile e annuale; oppure possiamo seguire il ritmo dell’anno liturgico: un ritmo per l’Avvento e la Quaresima, per Natale e Pasqua, e per il tempo ordinario. Abbiamo ora l’opportunità di scegliere quelle forme che ci sono più utili. Gli incontri mensili possono anche servire come verifica per vedere se viviamo in conformità ai programmi che noi stessi ci siamo dati. Ci sono molte possibilità ed ogni Fraternità dell’Ordine Secolare deve cercare quella che è migliore per se stessa.

CAPITOLO QUARTO

PENITENZA E CONVERSIONE

Dopo aver trattato l’aspetto comunitario della vita dei membri della Fraternità Secolare (capitolo 2) e la preghiera (capitolo 3), la Regola passa ora a considerare brevemente la dimensione penitenziale nella vita del Servo Secolare. Nell’edizione preconciliare della Regola questo capitolo era intitolato “Digiuno, Penitenza e Mortificazione”. Nella Regola attuale la penitenza è vista in rapporto alla conversione. Sotto questo punto il capitolo si basa sul capitolo 10 delle Costituzioni dei frati, anch’esso intitolato “Penitenza e Conversione”.

ARTICOLO 32

L’articolo 32 pone in rapporto reciproco i tre concetti di penitenza, conversione e comandamento della carità.

Art. 32. Per il Servo di Maria Secolare, impegnato a portare alla perfezione il comandamento della carità, la penitenza costituisce un valore evangelico e un mezzo sicuro di conversione.

Secondo questo articolo, la meta finale del Servo Secolare è portare alla perfezione il comandamento della carità. Questo era già stato affermato nell’ articolo 9: accettando la loro vocazione i Servi di Maria si impegnano nel portare a pienezza il comandamento evangelico dell’amore. Nell’ articolo 22 la preghiera è presentata come fonte di uno speciale impegno nel portare alla perfezione il comandamento dell’amore.

Ora nell’articolo 32 altre due dimensioni della nostra vita intervengono, insieme alla preghiera, per aiutare il Servo Secolare a raggiungere questo obiettivo: la penitenza e la conversione. La penitenza (forse nel senso di pentimento) è vista come guida alla conversione. Il rapporto tra queste due azioni è talora ambiguo. Conversione, nel suo significato più comune come si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1432), è opera della grazia di Dio che fa ritornare i nostri cuori a lui. La penitenza è una azione volontaria e normalmente difficile, che assumiamo come espiazione per il peccato o per dirigere i nostri passi a Dio e per allontanarci da tutto ciò che potrebbe distrarci da lui.

Quale viene prima, la penitenza o la conversione? Il Servo Secolare, come si dice nell’articolo 32, ha già esperimentato la prima conversione che culmina nel battesimo. Pertanto questo articolo focalizza soltanto la conversione permanente: ogni giorno siamo chiamati alla conversione. Si potrebbe vedere qui l’esperienza di tanti cristiani durante la Quaresima e la Pasqua: nel periodo quaresimale compiamo atti di penitenza con cui ci rendiamo più coscienti dell’assenza di Dio nella nostra vita, e quindi torniamo a Dio con maggiore fervore nel cammino verso la Pasqua. Il rinnovamento delle nostre promesse battesimali nella veglia pasquale significa una conversione più profonda a Dio. Le azioni penitenziali, perciò, portano verso la conversione della Pasqua.

Ma c’è ancora un altro modo di vedere il rapporto tra penitenza e conversione. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1434), vede negli atti di penitenza un’espressione di conversione. Il Catechismo enuncia le tre forme più comuni di penitenza come si trovano nella Scrittura e nei Padri: digiuno, preghiera e carità. Queste tre forme esprimono la nostra conversione in rapporto a noi, a Dio e agli altri.

Possiamo comunque essere senz’altro d’accordo con l’articolo 32: sia gli atti di penitenza che guidano e derivano dal nostro continuo ritorno a Dio, sia la stessa conversione ci aiuteranno a portare il comandamento dell’amore a perfezione nella nostra vita.

ARTICOLO 33

Mentre l’articolo 32 enuncia l’importanza della penitenza e della conversione nella vita del Servo Secolare, l’articolo 33 identifica il tipo di penitenza che il Servo Secolare deve assumere.

Art. 33. Secondo l’esempio dei nostri Primi Padri e la tradizione dell’ Ordine, la penitenza, per il Servo di Maria Secolare, consiste principalmente nella carità intesa come accettazione reciproca e servizio vicendevole.

La prima penitenza, che il Servo Secolare deve praticare, è l’accettazione reciproca e il servizio vicendevole. Sebbene questo articolo sembri indicare che l’accettazione e il servizio sono rivolti ad altri membri della Famiglia dei Servi, certamente esso intende estendere tale atteggiamento a tutti.

Questa penitenza è particolarmente difficile perché la sua messa in pratica non cade sotto il nostro controllo. Non abbiamo possibilità di controllo sulla personalità della gente con cui veniamo a contatto; non possiamo dire quando situazioni difficili nella loro vita creeranno o accentueranno tensioni che dobbiamo “accettare”; non possiamo accogliere gli altri secondo la nostra convenienza e non secondo il loro bisogno. Non abbiamo un controllo. Se penitenza significa servire le necessità degli altri, non possiamo controllare quali saranno queste necessità o quando ci verrà chiesto di servirli.

Per questa ragione la penitenza così intesa è una caratteristica peculiare del cristiano in genere e del Servo Secolare in particolare.

Sebbene si affermi che essa si basa sull’esempio dei Sette Santi Fondatori e sulla tradizione dell’ Ordine, non conosco studi che dimostrino tale interpretazione della penitenza come facente parte dell’autentica tradizione dell’ Ordine.

ARTICOLO 34

Il principio generale, in forza del quale la penitenza consiste principalmente nell’ accettazione e nel servizio reciproco, viene ulteriormente specificato nell’ articolo 34.

Art. 34. Convinto che la sequela di Cristo richiede orientamento costante alla volontà di Dio, il Servo di Maria Secolare sarà attento ad accogliere, quale segno di grazia e richiamo alla conversione, le molteplici occasioni di vivere la penitenza che la vita presenta ogni giorno. Celebrerà con frequenza il sacramento della riconciliazione. Praticherà le opere di misericordia, la temperanza particolarmente durante i tempi liturgici di Avvento e di Quaresima.

La prima parte di questo articolo applica la pratica della penitenza, presentata dall’articolo 33, al principio enunciato dall’articolo 32: le sfide e le difficoltà che troviamo nella vita quotidiana sono, infatti, opportunità per veri atti di penitenza. Questi atti di penitenza sono grazie (cioè, doni provenienti da Dio, perché a lui ci conducono) e appelli alla conversione (cioè, una chiamata a lasciare da parte quelle cose che ci distraggono da Dio e dal tornare a lui).

Si potrebbe aggiungere che volgendoci più decisamente a Dio, possiamo accettare maggiormente gli altri ed essere pronti ad aiutarli nelle loro necessità. La conversione allora ci riporta anche alla penitenza. In un certo modo, perciò, la penitenza è un mezzo di conversione (come afferma la Regola), ma la conversione può anche essere vissuta come guida alla penitenza.

Questo articolo elenca poi tre applicazioni più specifiche riguardo alla penitenza.

1. I Servi Secolari devono celebrare con frequenza il sacramento della riconciliazione. Può essere particolarmente utile sottolinearlo oggi, quando il sacramento della riconciliazione non è praticato così frequentemente come in passato. Ma dobbiamo anche subito aggiungere che non viene stabilita alcuna scadenza settimanale, mensile, ecc.

2. Essi faranno anche frequentemente opere di misericordia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto utile a questo punto perché ci offre una migliore comprensione del termine. “Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell’ospitare i senza tetto, nel vestire il nudo, visitare il malato e il carcerato e nel seppellire i morti. Tra questi il soccorrere i poveri e una delle testimonianze di carità fraterna: e anche un’opera di giustizia per piacere a Dio” (n. 2447).

3. I Servi dell’Ordine Secolare sono esortati a praticare la virtù della temperanza. La parola “virtù” è usata qui in modo generico, come una ferma disposizione a fare il bene, anche se non parliamo spesso della “virtù” della temperanza. Nel nostro caso sembra significare che le pratiche penitenziali (forse qui intese nel senso tradizionale di digiuno e astinenza) vanno attuate entro limiti ragionevoli e che desideri eccessivi o estremi di pratiche penitenziali devono essere moderati.

Infine può essere ricordato che non è del tutto nuova l’idea di considerare penitenza le prove e i problemi che ogni giorno dobbiamo affrontare. E un elemento già presente nell’edizione, della
Regola anteriore al Vaticano II, dove si afferma che i membri dell’ Ordine Secolare “devono essere attenti al fatto che non esiste penitenza più meritevole e gradita a Dio che l’accettare con pazienza le prove della vita quotidiana”. La novità nell’ attuale Regola di Vita è che il digiuno e l’astinenza non vengono prescritte.

L’articolo termina sottolineando che la penitenza, compresa in questo senso, deve praticarsi soprattutto durante l’Avvento e la Quaresima.

CAPITOLO QUINTO

TESTIMONIANZA DI POVERTA

Questo capitolo è composto da due articoli.

Come negli altri capitoli, il primo articolo presenta un principio generale dal quale il secondo articolo ricava norme più specifiche e pratiche. Si può inoltre rilevare come solo la penitenza (capitolo 4) e, nel nostro caso, la povertà siano state stimate così importanti e significative nella spiritualità dell’ Ordine Secolare da meritare una trattazione speciale. Altre virtù ed esercizi di una vita devota sono presupposti, ma non sono l’argomento di un intero capitolo.

ARTICOLO 35

Art. 35. Il Servo di Maria Secolare vuole vivere la beatitudine evangelica: “beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli “, seguendo l’esempio di Maria, serva umile e povera del Signore.

L’affermazione sottolinea che la chiamata del Servo di Maria Secolare, come di qualsiasi altro Servo di Maria, obbedisce a una norma comune a tutti i seguaci di Cristo. E stata annunciata da Gesù nel Discorso della Montagna (Mt 5, 3). Il significato di “poveri in spirito” è stato interpretato in vari modi da quelli che hanno studiato la Scrittura e anche da quelli che hanno meditato le parole di Gesù. Ma i Servi Secolari, nell’applicazione della prima beatitudine alla loro vita, dispongono di un aiuto particolare in quanto tale beatitudine è interpretata alla luce del modo con cui l’ha vissuta santa Maria, una povera e umile serva del Signore. L’ articolo 47 permette un ulteriore approfondimento nella conoscenza della prospettiva in cui la Regola vede la vita di Maria:
ella ha condiviso una vita che è comune a tutti, piena di preoccupazioni familiari e di duro lavoro. In riferimento alla povertà, il rapporto che il Servo Secolare ha con i beni materiali, sarà caratterizzato, prima di tutto, da un modo di vivere che non si distingue – in riferimento ai beni materiali – da quello della gente tra la quale vive, e poi da un duro lavoro. Tale concezione della povertà, seguendo l’esempio di Maria, non è vissuta come fine a se stessa, ma come un mezzo per servire il Signore.

ARTICOLO 36

Il secondo e ultimo articolo di questo capitolo ci dà indicazioni più specifiche sia sulle attuazioni pratiche della povertà nella vita del Servo Secolare, sia sul modo in cui egli ne dà “testimonianza”.

Art. 36. Con l’impegno e la serietà nel lavoro, la semplicità e l’austerità della vita, la sensibilità alle necessità degli altri, il servizio ai più bisognosi, i Servi di Maria Secolari intendono testimoniare il loro amore a Cristo povero sia come singoli sia come Fraternità, ed annunciare all’uomo di oggi, tentato dalla bramosia del denaro, del potere, del piacere, che Dio è l’unico bene necessario, l’Unico che può saziare il cuore dell’uomo.

L’articolo elenca quattro modi di esercitare la povertà: lavoro, semplicità, austerità, e sensibilità alle necessità degli altri. Queste modalità non vanno prese come una lista completa di tutto ciò che un Servo di Maria Secolare deve operare per dare “testimonianza di povertà”. Viene inoltre evidenziato il tipo d’azioni pratiche che produrranno una “testimonianza di povertà”. Il lavoro coscienzioso, che noi svolgiamo, ci mette in mezzo alla gente comune che lavora per vivere. Esso crea un legame con la gente. Semplicità e austerità mostrano agli altri che non abbiamo bisogno di tante cose materiali per godere appieno della vita, e vanno considerate in relazione all’ultimo esempio dato: la sensibilità alle necessità degli altri. La semplicità di vita non deve essere cercata per se stessa; essa invece ci rende coscienti dei bisogni degli altri e suscita il desiderio di condividere i nostri beni materiali. Quelli che si preoccupano troppo del loro stile di vita non hanno né la disponibilità né il tempo di essere disturbati dagli altri e meno ancora di condividere con loro i beni che hanno accumulato.

La “testimonianza di povertà” viene spiegata allora come un mezzo per dimostrare a chi è tentato dalla ricchezza, dal potere e dal piacere, che solo Dio è necessario. I Servi dell’Ordine Secolare, perciò, devono, per un duplice motivo, vigilare attentamente sulla loro vita: prima, per vedere come respingere la tentazione della ricchezza, del potere e del piacere nella loro vita, e poi per chiedersi se la loro vita mostra chiaramente agli altri che Dio costituisce il centro dei loro desideri.

CAPITOLO SESTO

APOSTOLATO

I capitoli precedenti guidano i Servi Secolari nella loro vita personale e nei loro rapporti reciproci. Ma nessuna vocazione autenticamente cristiana si ferma o si esaurisce all’interno di se stessa; è necessario spingere lo sguardo anche verso gli altri. Prima di esaminare gli articoli di questo capitolo, sono utili alcune considerazioni per vedere come i consigli riguardanti i Servi Secolari derivano dall’insegnamento comune della Chiesa. Le raccomandazioni più specifiche per i Servi Secolari provengono dagli insegnamenti della Chiesa contenuti nel Concilio Vaticano II e in alcuni documenti pontifici posteriori a questa data.

Prima di tutto è bene chiarire due termini che possono essere intercambiabili: apostolato e missione. Entrambi significano “mandare fuori”. “Apostolato” deriva dal greco e “missione” dal latino. La stessa cosa avviene per i termini indicanti la persona inviata: apostolo (dal greco) e missionario (dal latino) hanno lo stesso significato. Tuttavia, nella pratica, noi tendiamo a preferire il termine “apostolato” per indicare l’essere inviato negli immediati dintorni, e “missione” per indicare l’invio in luoghi distanti, specialmente in un paese estero.

Il Concilio Vaticano II offre il contesto nel quale situare gli articoli di questo sesto capitolo. Nel documento sulla Chiesa (Lumen Gentium, 31 e 33) il Concilio dice così.

“L’ indole secolare è propria e peculiare dei laici… Per loro vocazione è proprio dei laici , cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioè implicati in tutti e singoli i doveri e affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza è come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo, a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita, e col fulgore della loro fede, della loro speranza e carità. A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che sempre siano fatte secondo Cristo, e crescano e siano di lode al Creatore e Redentore (n. 31).

L’apostolato dei laici è quindi partecipazione alla stessa missione salvifica della Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione… Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo…. Oltre a questa forma di apostolato, che spetta a tutti i fedeli indistintamente, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare più immediatamente con l’apostolato della Gerarchia (n. 33)”.

Nel periodo anteriore al Vaticano II, l’Azione Cattolica, come era normalmente chiamato l’apostolato dei laici, veniva definita quale partecipazione dei laici all’apostolato della Gerarchia. Cioè, il vero apostolato era quello della struttura gerarchica della Chiesa (vescovi e sacerdoti) e il laicato era soltanto collaboratore del loro apostolato. Ma il Vaticano II ha messo in chiaro che tutti i membri battezzati della Chiesa sono chiamati a “contribuire con tutte le loro forze all’incremento della chiesa e alla sua ininterrotta santificazione” (n. 33). Il ruolo specifico del laico, tuttavia, consiste nel rendere la Chiesa presente in tutti i posti dove solo loro hanno accesso. Secondariamente i laici possono anche essere chiamati a collaborare con l’apostolato della Gerarchia. Così i chierici (vescovi, sacerdoti, diaconi) e i laici hanno il loro apostolato specifico conformemente alla natura propria dello stato clericale o laicale. Ma questo non esclude l’aiuto scambievole che ciascuno può e deve dare all’altro.

In pratica questo significa che il ruolo proprio dell’Ordine Secolare, precisamente in quanto secolare, è nel mondo: nella famiglia, nel mondo degli affari, nei campi della tecnica, in problemi di ecologia, scienza, educazione e via di seguito. Solo secondariamente l’Ordine Secolare in quanto tale può essere coinvolto direttamente nel promuovere le dimensioni più “religiose” della parrocchia, della diocesi o della Famiglia religiosa.

Gruppi dell’Ordine Secolare potrebbero studiare insieme con profitto il capitolo IV sui Laici nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa (Lumen Gentium); il Decreto sull’Apostolato dei Laici (Apostolicam Actuositatem). La Regola di Vita suggerisce altre fonti che possono essere utilmente lette e discusse: il Catechismo della Chiesa Cattolica, 1994, specialmente i numeri 863-864, e 898-903; l’Esortazione Apostolica sulla Famiglia (Familiaris Consortio) di Giovanni Paolo II, 1981; Lettera alle famiglie di Giovanni Paolo II, 1994; Lettera del Papa ai Bambini nell’anno della Famiglia, 1994; e la Carta dei Diritti della Famiglia, 1983; l’Esortazione Apostolica Christifideles Laici, 1989; l’enciclica Dives in misericordia, 1980.

ARTICOLO 37

Nel corso dell’analisi dei sette articoli del capitolo 6, vedremo che molto è stato preso direttamente dai documenti recenti del Vaticano II e dagli scritti di Giovanni Paolo II.

Art. 37. Fedeli alla loro vocazione di servizio i Servi di Maria Secolari desiderano irradiare nel mondo l’amore di Cristo e offrire agli uomini una testimonianza di vita e di dedizione ai fratelli, sull’esempio di Maria.

Il fondamento di questo articolo è la “vocazione di servizio”. Questo è l’unico esempio, nella Regola di Vita, in cui il termine “vocazione” e usato in questo senso. Negli articoli 8 e 9 la vocazione del Servo Secolare è una più generica chiamata al tipo di vita proprio dell’ Ordine Secolare. Ma abbiamo visto, mentre parlavamo di questi articoli, che la parola “vocazione” viene usata anche in sensi più specifici, come ad esempio la vocazione di un insegnante. La vocazione di servizio sgorga non solo dalla generale vocazione battesimale, ma per un Servo, dedicato al servizio di Maria, nasce anche dal “servizio” che acquista un’importanza particolare. Che il nostro “servizio” sia parte della vocazione come Servo significa che, come qualsiasi altra vocazione, è parte di quello che noi siamo, non qualcosa che può essere accettato o rifiutato a nostro piacimento. Nell’articolo 33 abbiamo visto che la penitenza è intesa come accettazione e servizio reciproco. Questo servizio è parte della nostra vocazione e pertanto non può essere negata agli altri senza smentire parte di quello che diciamo di essere.

La vocazione di servizio si attua diffondendo l’amore di Cristo nel mondo intorno a noi. Non c’è bisogno di cercare terre lontane e circostanze uniche per irradiare l’amore di Cristo. Il vicino della porta accanto che si trova in necessità, il malato in strada, le persone sole della Fraternità, sono tutte opportunità quotidiane per diffondere l’amore di Cristo. Esistono anche momenti di crisi nella vita delle persone, in cui hanno c’è bisogno che l’amore di Cristo sia reale e presente attraverso l’amore di uno dei suoi seguaci. L’amore di Cristo in noi, se è reale, è sempre attivo, mai passivo. In secondo luogo, la vocazione di servizio stimolerà il Servo Secolare ad essere testimone del dono di sé agli altri. È più facile predicare il dono di sé che attuarlo. Ma è soltanto dimostrandolo nella nostra vita quotidiana che portiamo a compimento la nostra vocazione di servizio. Questo articolo ricorda specificatamente l’esempio di Maria. Maria ha chiamato se stessa “serva del Signore”, e ha dimostrato che cosa questo significasse nella sua vita, quando ha accettato la missione singolare offertale dall’ angelo; come serva degli altri, piuttosto che parlarne di questo, lo ha dimostrato nell’ affrettarsi a visitare la sua parente Elisabetta in attesa di un figlio e nell’interessarsi della coppia di sposi di Cana che non avevano vino.

ARTICOLO 38

Questo articolo si concentra su una forma particolare di apostolato: la famiglia.

Art. 38. Coscienti che la famiglia è il fondamento della società civile, i Servi di Maria Secolari privilegeranno l’apostolato e la testimonianza della famiglia cristiana. All’interno della comunità familiare, “chiesa domestica”, il mutuo amore e il rispetto dei genitori assieme alla cura e all’educazione dei figli riceveranno particolare cura da parte della Fraternità nella preghiera e nell’impegno.

Il primo tipo specifico di apostolato menzionato nella Regola è quello della famiglia. La ragione di questa scelta è affermata con parole semplici: la famiglia è la cellula fondamentale della società, o come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, la famiglia è la cellula originaria della vita sociale (n. 2207). L’esatta differenza tra società civile e laica, come si esprime l’articolo, non è tanto chiara, ma il senso generale è sicuramente quello di sottolineare la qualità “laica” della vita familiare. Si ricorda anche che la famiglia costituisce la chiesa domestica, la più piccola unità della Chiesa. A motivo della fondamentale importanza della famiglia come unità basilare della società civile e religiosa insieme, possiamo capire perché tanto rilievo sia stato dato alla famiglia negli ultimi anni, e perché anche la Regola di Vita la menzioni come il primo apostolato.

Nei documenti recenti della Chiesa che trattano di famiglia o di matrimonio, ci sono sempre due aspetti strettamente collegati: il mutuo amore tra marito e moglie, e la procreazione e l’educazione dei figli. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: la famiglia “è la società naturale dove marito e moglie sono chiamati a donarsi mutuamente nell’ amore e nel dono della vita” (n. 2207). L’articolo 38 richiama questi due aspetti complementari della famiglia: scambievole amore e rispetto dei genitori, e la cura e l’educazione cristiana dei figli.

L’articolo non offre specifiche indicazioni circa il tipo di apostolato familiare che i membri dell’Ordine Secolare dovrebbero promuovere. Il decreto conciliare sull’ apostolato dei laici, tuttavia, offre alcuni suggerimenti concreti sul tipo di azione che può essere incluso sotto il titolo generico di apostolato familiare.

“Fra le svariate opere dell’apostolato familiare, ci sia concesso enumerare le seguenti: adottare come figli i bambini abbandonati, accogliere con benevolenza i forestieri, dare il proprio contributo nella direzione delle scuole, assistere gli adolescenti con il consiglio e con mezzi economici, aiutare i fidanzati affinché si preparino meglio al matrimonio, collaborare alla catechesi, sostenere i coniugi e le famiglie materialmente e moralmente in pericolo, provvedere ai vecchi non solo il necessario ma anche renderli partecipi equamente dei frutti del progresso economico” (n. 11).

In questo modo il Vaticano II chiarifica i tipi di interventi più urgentemente necessari al momento presente. Dà un ampio raggio di possibilità e queste ne possono ispirare altre basate su attuali necessità locali. Noterete anche che questi sono perlopiù lavori “laici”, non “religiosi”, legati a una chiesa locale o a una parrocchia locale. Alcuni di essi, però, possono essere sostenuti anche dalla parrocchia o dalla diocesi, come per esempio la preparazione di coppie di fidanzati al matrimonio.

La frase conclusiva del numero 11 dello stesso decreto dovrebbe suscitare in tutti i Servi dell’Ordine Secolare una riflessione attenta: “affinché possano raggiungere più facilmente la finalità del loro apostolato, può essere opportuno che le famiglie si uniscano in qualche associazione”. Per raggiungere dunque alcuni di questi obiettivi, l’identità di gruppo e l’appoggio trovato all’interno dell’ Ordine Secolare dovrebbero essere un aiuto più grande di quello che i membri potrebbero trovare se lavorassero da soli.

Di fronte alle urgenti necessità elencate dal Vaticano II, questo articolo si chiude, mi sembra, in forma piuttosto riduttiva, non andando oltre l’affermazione che l’apostolato familiare dovrebbe limitarsi alla preghiera e all’incoraggiamento. La speranza è, al contrario, che la preghiera e l’incoraggiamento abbiano come risultato positivi programmi e attività.

ARTICOLO 39

Se l’articolo 38 ha spinto i Servi dell’Ordine Secolare a considerare attentamente un particolare tipo di apostolato, l’articolo 39 colloca questo e tutti gli altri tipi di apostolato in un contesto più ampio.

Art. 39. Inseriti nella Chiesa e nel mondo, i Servi di Maria Secolari ne condividono le ansie e le aspirazioni e, spinti dall’amore di Dio, si impegnano a collaborare alla costruzione di un mondo nuovo alla luce dei valori evangelici.

Notiamo per prima cosa che non si tratta di una questione relativa ai Servi dell’Ordine Secolare come tali, ma come membri della Chiesa e del mondo. Vale a dire, questo articolo non è specifico dei Servi Secolari ma è ugualmente applicabile a tutti i “membri della Chiesa e del mondo”. “Mondo” è frequentemente usato nella Scrittura per indicare quella parte della creazione che è in contrasto con Dio, in opposizione a Dio. Per esempio, nel Vangelo di Giovanni (17, 14) Gesù dice: “io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo”. Ma “mondo” è anche usato per indicare l’intera creazione, l’universo, e tutta la creazione di Dio è buona. In questo articolo “mondo” tende a questo secondo significato.

Il motivo che spinge ad agire non è un ideale altruistico o la pietà verso la sofferenza di tanta parte dell’umanità: la motivazione più profonda, che sta alla base dell’azione apostolica del Servo di Maria, è l’amore di Dio che agisce dentro di lui o di lei.

Il lavoro di costruzione di un mondo nuovo non è responsabilità dei soli Servi Secolari, ma essi cooperano con altri in questo grande compito. Il tipo di mondo nuovo viene dunque specificato:
è un mondo costruito alla luce dei valori evangelici. Questo comporta che i Servi Secolari non solo abbiano studiato il Vangelo in modo da essere capaci di ricavare dalla parola scritta i valori che la rendono viva, ma che essi abbiano reso questi valori parte della propria vita. Il lavoro di edificazione di un mondo nuovo non è un esercizio intellettuale ma si sviluppa dall’esperienza quotidianamente vissuta da ciascun Servo.

Il “mondo nuovo” che vogliamo costruire attorno a noi si riflette nelle parole di San Paolo: con il battesimo noi siamo una nuova creazione e perciò è già emerso il mondo nuovo. “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove”. Lo stesso pensiero è espresso nel motto di papa san Pio X: “rinnovare tutte le cose in Cristo”. E’ anche parte della visione del libro dell’Apocalisse, nel quale l’autore ha visto “un nuovo cielo e una nuova terra. Il cielo di prima e la terra di prima sono passati … E colui che sedeva sul trono disse: ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,1.5). Il nostro lavoro nella costruzione di un mondo nuovo è perciò quello che comincia dentro di noi ma che avrà la sua pienezza soltanto alla fine dei tempi. Noi siamo parte di questo grande lavoro.

ARTICOLO 40

I Servi dell’Ordine Secolare devono vedere la loro attività davvero come parte di questo grande progetto di cui parla l’articolo 39. Ma è la vita quotidiana, caratterizzata per lo più da routine e da azioni ordinarie, quella che in realtà trasforma il mondo in una nuova creazione in Cristo. L’articolo 40 considera queste azioni quotidiane.

Art. 40. Costantemente i Servi di Maria Secolari vogliono vivere secondo lo Spirito: nella preghiera, nelle iniziative apostoliche, nella vita coniugale e familiare, nel lavoro quotidiano, nel tempo libero. Tutti questi momenti siano trasformati in sacrificio spirituale gradito a Dio per Cristo Gesù.

Questo articolo è praticamente una citazione tratta dal Concilio Vaticano II (Lumen Gentium, n. 34), citazione ripresa da papa Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Christifideles Laici (n. 14). A loro volta questi testi si sono ispirati alla Prima Lettera di Pietro (2, 5): “anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo”.

Sia il documento conciliare che l’enciclica collocano questa riflessione nel contesto della partecipazione dei laici “alla missione sacerdotale per la quale Gesù ha offerto se stesso sulla croce e continua ad essere offerto nella celebrazione dell’Eucaristia a gloria di Dio e per la salvezza dell’umanità”. Tutte le attività della giornata, perciò, sono viste in unione con l’offerta di Gesù sulla croce e nell’Eucaristia. Tre aspetti chiave della vita sono inclusi particolarmente in questa offerta: quello spirituale, costituito dalla preghiera e dal lavoro apostolico; quello familiare, costituito dalla vita matrimoniale per le coppie sposate e dalla vita familiare per esse e per tutti gli altri; e infine il lavoro di ogni giorno insieme ai necessari momenti di distensione. Anche se ogni azione quotidiana non si adatta esattamente all’una o all’altra di queste categorie, certamente il senso è che, in forza della nostra partecipazione alla missione sacerdotale di Gesù, la nostra intera vita quotidiana, anche le parti che appaiono meno significative, acquista nuovo significato ed importanza perché è offerta come un sacrificio spirituale a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Nessuna azione, per quanto insignificante, è senza valore se offerta a Dio.

ARTICOLO 41

L’ articolo precedente ha considerato le attività personali quotidiane dei Servi dell’Ordine Secolare. L’articolo 41 ci introduce nella relazione tra queste attività personali e la Chiesa locale.

Art. 41. 1 Servi di Maria Secolari, parte viva di una Fraternità, collaboreranno agli impegni apostolici assunti assieme come risposta alle necessità dell’ambiente e della Chiesa locale. Secondo le proprie possibilità e capacità, si sforzeranno di prendere parte attiva a particolari impegni di servizio pastorale della comunità religiosa o della parrocchia.

Come l’articolo precedente, l’articolo 41 è ricavato da dichiarazioni ufficiali della Chiesa: l’insegnamento del Concilio Vaticano II (Decreto sull’apostolato dei Laici, Apostolicam Actuositatem, n. 10) che a sua volta è stato citato da Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Christifideles Laici (n. 33). Sono state aggiunte però tre speciali sfumature che meritano attenzione.

In primo luogo, il tipo di lavoro apostolico qui menzionato è quello assunto dal Gruppo, non riguarda invece le iniziative individuali di ciascun membro. Questa è l’unica menzione di attività di gruppo, e la Regola di Vita né la raccomanda né la presenta come un grado più alto dell’azione apostolica individuale. Viene soltanto abilmente suggerito che la Fraternità dell’ Ordine Secolare può discutere se vuole o no impegnarsi in un’azione apostolica come Fraternità. In tal caso ogni membro darà il suo contributo nel realizzare questa decisione con lealtà e prontezza.

Una seconda sfumatura è stata aggiunta alle citazioni del Concilio e dell’Enciclica. La Regola di Vita parla della risposta del Gruppo alle necessità dell’ambiente e della Chiesa locale. Il contesto della citazione conciliare fa riferimento qui soltanto alla Chiesa locale (quantunque i nn. 9 e 13 dell’Apostolicam Actuositatem parlino di un interesse più ampio dei laici). Così, la Regola di Vita allarga l’orizzonte di attività per includere non soltanto la chiesa in relazione alle attività, ma anche quelle necessità sociali, economiche e culturali di tutta la gente della zona e le istituzioni, centri cittadini e di altro tipo che sono stati costituiti per promuovere queste attività.

La terza sfumatura, infine, è questa: mentre il Concilio fa riferimento ad una collaborazione con impegni apostolici e missionari sostenuti dalla parrocchia locale, la Regola di Vita aggiunge quelle attività sostenute dalla Comunità religiosa locale. In questo modo rende “servitano” il documento conciliare, ricordando ai Servi dell’ Ordine Secolare che la loro collaborazione deve essere rivolta anche alla Comunità servitana locale, se c’è. Il Concilio illustra il tipo di collaborazione che ha in mente, dando alcuni esempi.

“[I laici possono] condurre alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l’insegnamento del catechismo; mettendo a disposizione la loro competenza rendono più efficace la cura delle anime ed anche l’amministrazione dei beni della Chiesa” (Apostolicam Actuositatem, 10).

Il Concilio identifica, così, nell’instaurazione dell’ordine temporale il compito principale dell’apostolato dei laici, affermando: “ai laici tocca assumere l’instaurazione dell’ordine temporale come compito proprio” (Apostolicam Actuositatem, 7). Tuttavia, non limita questo compito all’ ordine temporale, ma invita anche alla collaborazione nelle attività della parrocchia. I Servi Secolari trovano spazio nei compiti religiosi di una parrocchia o della locale Comunità servitana, ma devono sempre tenere presente che il loro impegno primario è quello di rinnovare l’ordine temporale.

ARTICOLO 42

Gli articoli precedenti sull’ apostolato dei laici nella Chiesa, basati come sono sull’insegnamento del Concilio Vaticano II, possono facilmente applicarsi a qualsiasi laico, donna o uomo. L’articolo 42 ora unisce l’apostolato a un interesse e una prospettiva più specificatamente servitana.

Art. 42. Attraverso la devozione alla Vergine Addolorata il Servo di Maria Secolare acquista un singolare interesse per il servizio agli infermi, agli anziani, ai fratelli bisognosi sia dal punto di vista fisico che spirituale e morale. In questo impegno di servizio la figura di Maria ai piedi della Croce sarà la loro immagine conduttrice. Poiché il Figlio dell’uomo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, il Servo di Maria Secolare sarà presente con Maria ai piedi delle infinite croci.

L’articolo 13 aveva già presentato Maria come immagine conduttrice nella vita dei Servi Secolari, rilevando che essi la onorano specialmente come la Vergine dei Dolori. La seconda parte di questo articolo, basata sull’epilogo delle Costituzioni dei frati (art. 319), trasforma l’onore dato a Maria come Addolorata da una semplice memoria delle sofferenze passate del suo Figlio alla sofferenza presente e assai concreta di Gesù nei suoi fratelli e sorelle. Non è sufficiente richiamare il dolore di Maria sul Calvario, se non si vuole essere con lei ai piedi delle infinite croci su cui Gesù è ancora oggi crocifisso. La memoria del dolore di Maria ci porta alla realtà attuale della sofferenza che oggi è sopportata da tanti innocenti. Possiamo pretendere di essere devoti di Maria e trascurare i suoi figli che sono nel dolore?

Per questo l’articolo sottolinea che i Servi dell’Ordine Secolare devono avere un interesse speciale per quelli che si trovano in particolare necessità, sia fisica, che spirituale o morale. Ci sono molti tipi di sofferenza oggi, e questo articolo non vuole limitare l’attenzione e l’azione del Servo Secolare ad un tipo particolare, giacché tutti sono figli di Dio e Gesù soffre in ognuno di loro.

I singoli Servi o forse le Fraternità possono applicare l’articolo alle necessità più pressanti della gente della propria area.

Tocca ancora alla responsabilità dell’individuo o della Fraternità considerare le necessità sociali, economiche e culturali della gente più vicina, e valutare concretamente ciò che è nelle capacità degli individui e della Fraternità di operare. Deve infine essere intrapresa un’azione.
Questo articolo ci ricorda che, fino a quando non concretizziamo un’azione a favore del povero, del malato e di quelli che si trovano in gravi necessità, non possiamo parlare di vera devozione a Maria ai piedi della Croce.

ARTICOLO 43

L’articolo conclusivo sulle attività apostoliche è preso anch’esso direttamente dal decreto del Vaticano II, come citato da Giovanni Paolo II.

Art. 43. L’impegno vocazionale e apostolico e in particolare quello missionario dell’ Ordine troveranno nella Fraternità Secolare appoggio e compartecipazione.

Questo articolo bilancia i pensieri precedenti sull’azione apostolica. Pur insistendo sul fatto che “ai laici tocca assumere l’instaurazione dell’ordine temporale come compito proprio” (Apostolicam Actuositatem, 7), il Concilio non esclude che i laici partecipino anche attivamente alla vita della propria parrocchia o, come in questo caso, alla vita della propria Famiglia religiosa.

I tipi di collaborazione suggeriti sono probabilmente quelli più comuni e dove l’aiuto dei laici può essere significativo: le vocazioni e le missioni. Si riconosce genericamente che una delle motivazioni più determinanti, se non la più determinante per una risposta individuale alla chiamata di Dio, sia l’educazione e la vita in famiglia. Se la vita familiare è promossa come indicato dall’articolo 38, si crea un ambiente nel quale una chiamata di Dio può essere ascoltata e l’individuo avrà la fede e la forza per rispondere in forma affermativa. Si devono incoraggiare anche altri tipi di collaborazione nei programmi vocazionali.

Tutta la Chiesa è missionaria, e così i Servi dell’Ordine Secolare, come individui e come Fraternità, devono sentirsi pienamente coinvolti nella proclamazione del Vangelo in quelle aree (vicine e lontane) dove il messaggio di Gesù non è stato ancora ascoltato o non è stato ascoltato in forma efficace. Questo deve essere anche un incentivo per i membri dell’Ordine Secolare nel venire a maggiore conoscenza delle attività missionarie dei frati e delle varie Congregazioni di suore; sulla vita delle monache in Messico e Mozambico, e sui membri dell’Istituto Secolare.

La rivista Le Missioni dei Servi di Maria può essere un ottimo mezzo per informarsi sulle attività missionarie.
CAPITOLO SETTIMO

FORMAZIONE

La formazione è un processo guidato che favorisce l’apprendimento, l’accettazione, l’assimilazione e l’integrazione nella vita di quei principi, valori, abitudini e azioni che caratterizzano il Servo di Maria Secolare.

Essa “trasforma” l’individuo in un Servo di Maria.

Il capitolo 7 tratta di questo processo solo in termini molto generali. Norme più specifiche si trovano nell’articolo 53 sul periodo di Prova o Noviziato.

ARTICOLO 44

Il primo articolo di questo capitolo dà il contesto generale in cui si colloca il processo di formazione.

Art. 44. La vocazione del Servo di Maria Secolare si alimenta in seno alla Fraternità e nella comunione con la Famiglia dei Servi. Pertanto lo studio dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’Ordine costituirà uno strumento per la loro formazione permanente.

La persona non subisce nel vuoto i cambiamenti dei valori e dello stile di vita richiesti per diventare un Servo di Maria Secolare. Questo processo avviene dentro la Fraternità Secolare, dove l’individuo vede in concreto che cosa sono i Servi Secolari, come è il loro reciproco rapporto, come hanno reso operativi nella propria esistenza i principi generali della Regola di Vita, quali difficoltà ci siano. Detto semplicemente, l’individuo vede un modello verso il quale è attratto e secondo il quale gli piacerebbe cambiare.

Ma l’integrazione della persona nella Fraternità dell’Ordine Secolare avviene anche in comunione con l’intera Famiglia Servitana. L’Ordine Secolare, come un qualsiasi altro componente della Famiglia Servitana, non è fine a sé stesso. Piuttosto, i suoi valori e la sua vita sono nutriti e rafforzati tramite l’interazione con le altre parti della Famiglia Servitana. Pertanto, l’individuo che vuole diventare un Servo di Maria Secolare non può ignorare le altre espressioni della vocazione servitana, ma al contrario deve imparare da esse.

La seconda frase di questo articolo ricorda che il processo di formazione, pur avvenendo soprattutto durante il periodo di Prova o Noviziato, è di fatto un processo che continua per tutta la vita. Questo è vero in qualsiasi settore della vita. Un medico, un avvocato, un tecnico, un meccanico, un insegnante, ecc., non possono restare al livello delle conoscenze e delle tecniche apprese nel primo stadio della loro formazione professionale. Devono aggiornarsi con gli ultimi metodi e tecniche.

Anche i Servi dell’Ordine Secolare devono essere desiderosi di continuare la loro formazione per la vita intera.

Questo articolo presuppone che i Servi Secolari siano interessati a continuare la formazione, e suggerisce che questa possa essere promossa con l’approfondimento della conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’ Ordine. L’intendimento non è quello di offrire una lista esaustiva; la conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa e dell’Ordine è piuttosto un punto di partenza. La formazione permanente può e deve includere diverse metodologie e tematiche; ad esempio, corsi, conferenze, lettura privata e studio di argomenti della Regola di Vita ritenuti importanti per la vita del Servo Secolare. Si potrebbe rileggere l’articolo 17 che ci dà una lista utile ditali argomenti; la Regola di Vita stessa, temi di argomento umano, sociale, religioso, e questioni relative alla vita dei Servi.

ARTICOLO 45

L’articolo precedente aveva rilevato che il processo di formazione avviene dentro la Fraternità Secolare e in comunione con la Famiglia Servitana. L’articolo 45 specifica adesso in forma più chiara quale sia il loro ruolo.

Art. 45. La Fraternità Secolare offre ad ogni fratello e ad ogni sorella l’esperienza della comunione di vita e l’aiuto costante. La comunità intera della Famiglia dei Servi offre le ricchezze della Chiesa e dell’Ordine.

Queste sono affermazioni molto generali e sono chiare in se stesse. La Fraternità Secolare offre l’esperienza vissuta e l’aiuto personale di ciascuno a ciascuno, di tutti a tutti. Si riafferma in un contesto diverso la sostanza dell’articolo 10: i membri dell’Ordine Secolare si sostengono a vicenda nella vita matrimoniale, familiare, sociale e nell’impegno attivo nel mondo.

La più grande Famiglia dei Servi dà ai membri dell’Ordine Secolare la ricca tradizione della Chiesa e dell’ Ordine. Le Costituzioni dei frati sono a questo riguardo più esplicite, affermando che il Priore Generale, i Priori Provinciali e i Priori Locali devono incoraggiare frati qualificati e volenterosi a promuovere tra i Gruppi religiosi e laici della Famiglia Servitana “un’adeguata conoscenza della storia e della spiritualità Servitana, e soprattutto, della dottrina sulla Vergine nel mistero di Cristo e della Chiesa” (art. 311).

ARTICOLO 46

L’articolo 45 ha parlato delle responsabilità della Fraternità Secolare e di tutta la Famiglia dei Servi nella formazione permanente di ogni membro dell’Ordine Secolare. L’articolo 46 considera adesso le responsabilità dei membri a questo riguardo.

Art. 46. Il Servo di Maria Secolare è cosciente che lo sviluppo e la maturazione della vocazione richiedono l’impegno personale e la valorizzazione delle proprie ricchezze in rapporto a Dio e agli uomini.

L’esperienza di comunione di vita e di sostegno offerto dalla Fraternità Secolare, e le ricchezze della tradizione della Chiesa e dell’ Ordine offerte dall’ intera Famiglia Servitana ad ogni membro dell’ Ordine Secolare, restano inefficaci fino a che non vengono assunte e utilizzate dal Servo di Maria Secolare. Questo impegno personale da parte del Servo Secolare è indispensabile se si vuole stabilire una relazione vitale.

Per crescere nella fede e giungere alla piena maturità, l’aspetto meramente intellettuale non è sufficiente; è necessaria invece l’applicazione pratica di doni e talenti a onore di Dio e per il miglioramento dell’umanità.

In questi due ultimi articoli vediamo la convergenza dei vari fili che sono stati gli argomenti di tutti gli articoli precedenti: la vocazione offerta da Dio deve essere accettata liberamente dagli individui, che allora a Lui si affidano e dimostrano la serietà e la realtà di questo impegno con la messa a frutto dei doni da Lui ricevuti. Da parte sua, la Famiglia Servitana, in tutti i suoi componenti, circonda l’individuo con la conoscenza, l’esperienza, l’amore e l’aiuto durante il suo cammino.

ARTICOLO 47

L’articolo 47, conclusivo di questa sezione sull’Ordine Secolare e la vita della Fraternità, fa riferimento non soltanto al capitolo sulla formazione ma all’intera sezione. Ancora una volta, Maria è presentata come il modello così che possiamo riconoscere chiaramente la vita di un membro dell’Ordine Secolare.

Art. 47. La Vergine Maria, che mentre viveva sulla terra una vita comune ad ogni uomo, piena di sollecitudini familiari e di lavoro, era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperava in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore, è il modello di vita di ogni Servo di Maria Secolare.

Sono qui messi in rilievo due aspetti della vita di Maria che il Servo Secolare deve imitare. Il primo è la vita ordinaria che Maria ha vissuto sulla terra, come madre e sposa, con tutte le ansie e le gioie, la fatica e il riposo che essa ha implicato. In questo modo possiamo sentirci vicini a Maria perché anche la nostra vita è fatta di esperienze quotidiane di ordinaria routine. Ma il secondo aspetto è ciò che ha dato vera vita, significato ed ispirazione a questi compiti quotidiani: la stretta unione con suo Figlio. Questo è il modo in cui dobbiamo trovare senso e ispirazione nei nostri compiti di ogni giorno: unione con Gesù, condivisione del suo lavoro per portare a tutti il regno e la pace di Dio. Così chiudiamo questa sezione ripetendo l’affermazione trovata al suo inizio: I Servi Secolari tendono alla santità (unione con Dio per mezzo di Cristo) secondo la spiritualità dell’Ordine (art. 10).

PARTE III

INSERIMENTO NELLA FRATERNITÀ SECOLARE

L’inserimento ufficiale nella Fraternità dell’ Ordine Secolare avviene in tre tappe: l’Ammissione (capitolo 8), la Prova o Noviziato (capitolo 9), e l’impegno definitivo o Promessa (capitolo 10). Anche se queste sono le tappe ufficiali, sarebbe bene conoscere la fruttuosa esperienza di molte Fraternità Secolari che incoraggiano le persone, interessate ad unirsi all’Ordine Secolare, a partecipare ad incontri e ad altre attività della Fraternità, così da formarsi un’idea migliore sulla natura della Fraternità Secolare e la vita dei suoi membri. Dopo un periodo d’osservazione della Fraternità Secolare da parte del candidato e del candidato da parte della Fraternità, può essere presa da ambedue una decisione più matura per quanto riguarda l’Ammissione al periodo di Prova.

Molti degli articoli in questa sezione sono brevi e richiedono appena un piccolo commento.

CAPITOLO OTTAVO

AMMISSIONE

I quattro articoli di questo capitolo si occupano delle caratteristiche del candidato, per la verifica della vocazione all’Ordine Secolare dei Servi di Maria (art. 48), della richiesta formale (art. 49), della maniera con cui l’Ammissione accade (art. 50), del successivo periodo di Prova o Noviziato (art. 51 e anche tutti gli articoli del capitolo 9).

ARTICOLI 48-49-50-51

Art. 48. All’Ordine Secolare possono essere ammessi coloro che manifestano sincera volontà di condividere l’ideale dei Servi di Maria e che s’impegnano a vivere ed esprimere nella loro situazione familiare e sociale i valori umani ed evangelici di vita cristiana, ad onorare e imitare con particolare pietà, secondo lo spirito dell’ Ordine, la Vergine Maria.

Questo paragrafo riassume i concetti espressi altrove (cfr. artt. 5 e 6). Le caratteristiche di un possibile candidato sono costituite dal desiderio di condividere gli ideali dell’Ordine, dal fatto di vivere la vita cristiana, e dalla volontà di onorare ed imitare la Beata Vergine Maria.

Art. 49. Per venire ammessi all’Ordine Secolare dovrà essere presentata domanda scritta al Consiglio della Fraternità Secolare cui spetta l’accettazione.

Questa richiesta scritta deve poi conservarsi nell’ archivio della Fraternità Secolare. Pur essendo preferibile che la domanda scritta sia redatta con le parole proprie del candidato, l’esperienza ha mostrato che è utile avere una formula prestabilita che serva da modello o anche, se necessario, venga semplicemente firmata.

Il Consiglio, poi, agisce secondo questa richiesta (cfr. articolo 72, n. 2). È sufficiente la maggioranza dei voti dei membri presenti del Consiglio. Sarebbe opportuno, tuttavia, in un argomento così importante, chiedere privatamente il parere di coloro che non hanno potuto essere presenti.

Art. 50. L’ingresso nella Fraternità Secolare seguirà le indicazioni del Rituale proprio dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria.

Si deve osservare il Rituale proprio d’ Ammissione alla Fraternità Secolare, perché esso dà un chiaro segno al candidato e ai presenti che il passo da lui intrapreso comporta un impegno serio. Questo rituale si trova alla fine della Regola di Vita. L’introduzione al Rituale deve essere letta con attenzione, specialmente la parte riguardante l’invito rivolto a frati, suore e altre Fraternità dell’ Ordine Secolare dei Servi di Maria di partecipare a questo evento almeno con la preghiera.

Art. 51. Con l’Ammissione il candidato/a inizia l’esperienza di vita nella Fraternità Secolare per verificare l’autenticità della propria vocazione, nello studio e nella
pratica della Regola.

Il tempo di Prova o Noviziato, successivo all’Ammissione, è spiegato con maggiore ampiezza nel capitolo 9.

CAPITOLO NONO

PROVA O NOVIZIATO

Questo capitolo tratta della durata del tempo di Prova (art. 52 e art. 54) e del tipo di esperienza e studio che il candidato deve fare durante il Noviziato (art. 53).
ARTICOLI 52-53-54

Art. 52. La Prova o Noviziato è il periodo di tempo che va dall’Ammissione alla Promessa.
Normalmente la sua durata è di almeno un anno.

Art. 54. Per giusti motivi e tenendo conto della preparazione e maturità dell’interessato/a, il periodo di Prova può essere abbreviato o prolungato secondo la prudenza del Consiglio della Fraternità.

Da questi due articoli appare chiaro che il Consiglio ha una considerevole discrezione a riguardo della durata del periodo di Prova. Il principio generale stabilisce la sua durata annuale, ma il Consiglio può abbreviano o prolungano. Nel prendere una decisione, il Consiglio considererà la preparazione e la maturità del candidato. Per esempio, può guardare al numero di incontri che sono stati saltati (e perciò può decidere di allungare il periodo), oppure per altre buone ragioni, dopo essersi assicurato che il candidato è di fatto pronto a emettere la Promessa, può abbreviarne il periodo.

Art. 53. Nel periodo di Prova o Noviziato il candidato/a, sotto la guida del Responsabile della formazione e dell’Assistente, si impegna a:

• scoprire gradualmente ed assimilare la vocazione specifica del laico nella Chiesa e gli aspetti propri della Fraternità dei Servi di Maria Secolari;

• studiare la Regola e gli Statuti propri dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria;

• approfondire la conoscenza della dottrina sulla Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa;

• conoscere nelle linee essenziali la storia e la spiritualità dell’Ordine.

Il programma per il periodo di Prova è espresso anche nella formula d’Ammissione:

A te fra N. Maria (sorella Maria N.),
noi N.N. chiediamo umilmente di essere ammessi
a compiere un’esperienza di comunione e di vita
nella Fraternità Secolare dei Servi di Maria.
Vogliamo vivere più intensamente
gli impegni della consacrazione battesimale,

condividendo l’ideale di vita dei Servi,
e dare più viva testimonianza
della nostra pietà verso la Madre di Dio.
Desideriamo pertanto conoscere
la storia, la vita, la spiritualità dell’Ordine e collaborare al compimento
della sua missione nella Chiesa.

È bene infine ricordare che questi stessi elementi si trovano anche nella Regola di Vita. L’identità dei Secolari Servitani è delineata principalmente negli articoli 5 e 7. Il loro impegno nella Chiesa si esprime nell’articolo 12. Lo studio della Regola è raccomandato a tutti nell’ articolo 17. L’articolo 13 chiede ai membri di impegnarsi nell’approfondire la conoscenza di Maria e il suo posto nel mistero della salvezza, attraverso lo studio e la preghiera personale. Secondo l’articolo 17 l’esame di questioni relative alla vita Servitana è una delle ragioni degli incontri della Fraternità Secolare.

Da queste varie fonti è possibile perciò realizzare un programma completo per l’istruzione dei candidati durante il periodo di Prova o Noviziato.

CAPITOLO DECIMO

PROMESSA

I cinque articoli di questo capitolo trattano della natura della Promessa (art. 55), dei suoi effetti (art. 56), dell’età minima richiesta per la domanda scritta (art. 57), del Rito (art. 58) e della dispensa (art. 59).

ARTICOLI 55-56

Art. 55. La Promessa è l’atto con cui il candidato/a rinnova la sua consacrazione battesimale, impegnandosi a viverla secondo la spiritualità servitana, in comunione fraterna con tutte le comunità della Famiglia dei Servi, secondo la Regola e gli Statuti dell’Ordine Secolare dei Servi.

Questo articolo è un sommario di quanto è stato detto nei primi capitoli della Regola: la vocazione all’Ordine Secolare ha le sue radici nella consacrazione battesimale (art. 9); i membri tendono alla santità secondo la spiritualità dell’ Ordine dei Servi di Maria e seguendo la loro propria Regola (art. 10); per mezzo della Promessa i Servi dell’ Ordine Secolare esprimono un volontario impegno ad essere fedeli alla propria vocazione e mantenere un vincolo vivo con l’Ordine (art. 14).

Art. 56. La Promessa inserisce per sempre il candidato/a nell’Ordine Secolare dei Servi di Maria e lo fa partecipe della vita di tutta la Famiglia dei Servi.

L’effetto della Promessa è rendere il candidato/a un membro a tempo pieno dell’Ordine Secolare e in grado di contribuire alla vita di tutta la Famiglia dei Servi. La chiamata di Dio è per un servizio che comprende la vita intera, anche se, come vedremo nell’articolo 59, è possibile ricevere una dispensa dalla Promessa.

ARTICOLO 57

Art. 57. La domanda per venire ammessi alla Promessa deve essere presentata per iscritto dall’interessato/a al Consiglio della Fraternità Secolare e deve essere accompagnata da una relazione scritta del Responsabile della formazione.

L’età minima richiesta è di 18 anni.

Simile alla domanda per l’Ammissione al periodo di Prova, la richiesta per emettere la Promessa deve farsi per iscritto, ed essere rivolta al Consiglio per l’accettazione. Come per la richiesta all’Ammissione all’anno di Prova, la domanda può essere stesa con parole proprie del candidato oppure può essere già formulata per aiutare il candidato, se è necessario.

Il candidato deve avere compiuto almeno 18 anni al momento di fare la Promessa, equivalente alla maggiore età.

Questo articolo e anche l’articolo 53 menzionano una persona Responsabile della formazione, che, secondo l’articolo 53, si presume diversa da quella dell’Assistente. Tale persona non è menzionata tra gli Ufficiali della Fraternità; perciò sarebbe materia degli Statuti particolari della Fraternità Secolare determinarne il modo di elezione, la durata dell’incarico e le specifiche responsabilità (vedere articolo 76). La Regola indica in questo modo che anche la formazione di nuovi membri è responsabilità propria della Fraternità, e non di un membro esterno, anche se fosse l’Assistente. La Fraternità deve avere al suo interno tutte le risorse necessarie per assicurare la formazione appropriata dei suoi membri.

ARTICOLO 58

Art. 58. Il Rito della Promessa seguirà le indicazioni e la formula del Rituale proprio dei Servi di Maria Secolari e sarà presieduto, a seconda dei casi, dal Priore della comunità religiosa o da un Delegato dell’Ordine.

Il Rito della Promessa si trova nel Rituale dell’Ordine Secolare subito dopo il Rito dell’Ammissione all’anno di Prova. La maggiore solennità nel Rito della Promessa appare da due differenze stabilite dal Rituale:

1. Il Rito per l’Ammissione all’anno di Prova si svolge durante una Liturgia della Parola, durante la Liturgia delle Ore o durante la Vigilia di Nostra Signora (n. 5 del Rituale).

Ma il Rito della Promessa ha luogo durante la Messa o durante la Liturgia delle Ore (n. 71 del Rituale).

2. Esiste anche una differenza nella persona che presiede. La Regola non dice chi sia a presiedere il Rito d’Ammissione al periodo di Prova, ma l’edizione italiana del Rituale, al
n. 3, dice testualmente questo: “spetta al Priore conventuale o all’ Assistente della Fraternità presiedere il Rito di Ammissione. Nelle Fraternità erette presso Comunità femminili, il Rito può essere presieduto dalla Priora locale o dalla Sorella Assistente della Fraternità”.

Per il Rito della Promessa, il presente articolo (art. 58) riafferma semplicemente ciò che si trova nel Rituale (n. 69): “spetta al Priore della Fraternità religiosa o a un Delegato dell’Ordine, debitamente nominato, presiedere il Rito”.

Per il Rito della Promessa, il Presidente deve essere il Priore della Comunità locale servitana dei frati o un Delegato designato dall’Ordine, intendendo qui presumibilmente un frate, dal momento che questo è il contesto dell’articolo. Probabilmente questo è stato fatto per mostrare non soltanto la maggiore solennità del Rito ma anche il vincolo vitale che la Promessa crea con l’Ordine intero, rappresentato dal Priore Generale e dal Priore della Locale Comunità di frati.

Poiché non viene specificato chi ha l’autorità per delegare a presiedere il Rito della Promessa, possiamo presumere che 1’ autorità competente sia il Priore Generale, il Priore Provinciale, il Vicario Provinciale e il Priore locale, ciascuno dentro la propria giurisdizione.

Poiché non è posta alcuna restrizione relativamente alla persona che può essere delegata, ogni persona nominata a presiedere il Rito di Ammissione al periodo di Prova / Noviziato, può anche essere delegata a presiedere il Rito della Promessa.

ARTICOLO 59

Art. 59. Per giusti e validi motivi il Consiglio della Fraternità potrà dispensare, temporaneamente o definitivamente, dalla Promessa ed anche dimettere il fratello o la sorella che hanno fatto la Promessa dopo averne esposto le ragioni e sentite quelle dell’interessato/a.

L’articolo 56 afferma che la Promessa coinvolge il candidato, per sempre, nell’Ordine Secolare. Il presente articolo, perciò, determina il metodo con cui questo vincolo vitale può essere sciolto. Il Consiglio della Fraternità Secolare ha l’autorità per dispensare dalla Promessa o dimettere un membro. Nel caso della dispensa, l’iniziativa viene dall’individuo; nel caso della dimissione, l’iniziativa viene dal Consiglio stesso.

La persona che chiede la dispensa, deve presentare domanda scritta che sarà debitamente registrata nel verbale dell’incontro del Consiglio, insieme al voto del Consiglio. La dispensa può essere concessa o per un preciso periodo, se l’individuo intende riprendere gli obblighi in una data posteriore, o in forma definitiva. Per esempio, un membro dell’Ordine Secolare si trasferisce in una zona dove non esiste una Fraternità dell’Ordine Secolare e desidera aggregarsi a quella Locale dei francescani. Dal momento che una persona non può appartenere a due Ordini Secolari nello stesso tempo, è necessario ottenere prima la dispensa dalla Promessa nell’Ordine Secolare dei Servi.

Il Consiglio può anche dimettere un membro dall’Ordine Secolare. Tuttavia, per rispettare un comportamento giusto, il Consiglio deve prima dichiarare le sue ragioni alla persona e invitare la persona a presentare le sue al Consiglio. Dopo aver ascoltato la persona (o se la persona non si presenta), il Consiglio può allora procedere alla votazione. La dimissione deve essere usata soltanto come un’ultima risorsa. Per esempio, un membro lascia la Chiesa Cattolica e si aggrega a un’altra Chiesa e non vede alcuna necessità di chiedere la dispensa.

PARTE IV

ORGANIZZAZIONE DELLA FRATERNITÀ SECOLARE

I tre capitoli di questa sezione spiegano dapprima l’organizzazione generale della Fraternità Secolare (Capitolo 11), poi il modo in cui un nuovo Gruppo riceve l’Ammissione ufficiale (Capitolo 12), e infine una descrizione più dettagliata degli Ufficiali della Fraternità Secolare, i loro doveri e le loro responsabilità (Capitolo 13). Molti di questi articoli sono chiari in se stessi e basta una breve spiegazione.

CAPITOL UNDICESIMO

ORGANIZZAZIONE

ARTICOLI 60-61-62-63

Art. 60. L’Ordine Secolare dei Servi di Maria è formato da Fraternità locali che, unite dallo stesso ideale di vita, costituiscono la Fraternità internazionale.

Art. 61. Più Fraternità possono raggrupparsi in Fraternità cittadine, zonali [o provinciali], nazionali.

Art. 62. La vita all’interno d’ogni Fraternità o gruppo di Fraternità è organizzata dalla Fraternità stessa sotto la guida dei rispettivi Priori/e e Consigli.

Art. 63. Ogni Fraternità è collegata all’Ordine tramite l’Assistente designato.

L’unione di tutte le Fraternità Secolari locali formano la Fraternità Internazionale. Inoltre, secondo la necessità o il desiderio, le Fraternità locali possono formare anche gruppi zonali [o provinciali], o nazionali, per trarre vantaggio da un numero più ampio e da una più vasta serie di esperienze e di doni. Ma l’articolo 62 fa notare rapidamente che, a prescindere dalle più grandi unità, la Fraternità Secolare locale mantiene la propria autonomia per quanto riguarda la sua vita interna regolata dai rispettivi Responsabili.

L’Assistente fa da legame con il resto dell’Ordine. Il vincolo appare più chiaramente quando l’Assistente è un Servo di Maria frate, monaca, suora, o membro di un Istituto Secolare. Nel caso di un sacerdote diocesano, il vincolo è presente attraverso la nomina fatta dalla competente autorità servitana, anche se la persona è confermata dall’Ordinario locale (vescovo).

Il ruolo dell’Assistente viene in forma particolareggiata considerato nell’articolo 73.

CAPITOL, O DODICESIMO

RICONOSCIMENTO UFFICIALE ECCLESIALE

ARTICOLI 64-65-66.67

Art’. 64

a. Spetta al Capitolo conventuale riconoscere l’autenticità servitana di un gruppo che sorge presso la comunità dei frati e appoggiare la domanda per l’approvazione ufficiale.
b. Anche le altre componenti della Famiglia dei Servi (monache, suore, istituti secolari) possono riconoscere l‘autenticità di un gruppo che sorge presso di loro e, allo stesso modo, appoggiare la domanda per l’approvazione ufficiale.

c. Per le Fraternità costituite al di fuori delle comunità della Famiglia dei Servi, competenti a riconoscere l’autenticità sono, a seconda dei casi, i Consigli Vicariale, Provinciale, Generalizio

Art. 65. Una Fraternità dell’Ordine Secolare dei Servi di Maria viene approvata ufficialmente con decreto del Priore Generale.

Art. 66. Per l’approvazione ufficiale di una Fraternità è necessaria la richiesta scritta. Nei caso di una Fraternità sorta ai di fuori di una comunità della Famiglia dei Servi, oltre alla richiesta scritta, si richiede l’autorizzazione dell’Ordinario del luogo.

Art. 67. Di ogni approvazione ufficiale venga informato il Segretario Generale dei Servi di Maria per i ‘Ordine Secolare e i Gruppi Laici.

Perché un gruppo sia riconosciuto come parte ufficiale dell’Ordine Secolare dei Servi vanno compiuti i seguenti passi: 1. deve essere riconosciuto a livello locale come autenticamente servitano; 2. si deve fare domanda al Priore Generale che allora 3. fa un decreto e 4. infine viene informato il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici.

1. Se la Fraternità Secolare sorge accanto ai Servi/e, (frati, monache, suore, Istituti Secolari), questa Componente può riconoscerne l’autenticità servitana. Tuttavia, nel caso dei frati, la Regola specifica che è il Capitolo conventuale a prenderne l’iniziativa. Poiché la Regola è stata redatta nell’ ambito dei frati, è possibile determinare chi è il responsabile a livello locale per riconoscere l’autenticità servitana di un gruppo. Si presume che entità corrispondenti saranno designate da altri membri della Famiglia dei Servi come autorità dotate di competenza per un’azione del genere. Deve essere anche rilevato che a. e b. di questo articolo ripetono semplicemente l’articolo 308 b. delle Costituzioni dei frati.

Quando una Fraternità Secolare sorge al di fuori delle Comunità Servitane, responsabile della concessione del riconoscimento è a seconda dei casi, i Consigli Vicariale, Provinciale, Generalizio della zona in cui si trova la Fraternità.

Per l’approvazione ufficiale di una Fraternità è necessaria la richiesta scritta.

2. Il Capitolo conventuale (o Consiglio Provinciale o un’entità similare di un’altra istituzione della Famiglia dei Servi) presenta allora la dichiarazione dell’autenticità servitana del gruppo, insieme alla richiesta al Priore Generale di erigere una Fraternità Secolare dell’Ordine di Servi di Maria. Se il nuovo gruppo nasce al di fuori di una Comunità dei Servi, è necessaria anche l’autorizzazione dell’ Ordinario del luogo (vescovo).

2 bis. [Gli Statuti particolari per l’Italia prevedono modalità anche differenti. Perciò questo articolo va completato con l’attuazione del relativo numero dello Statuto.]

3. Il Priore Generale emette il decreto di riconoscimento della nuova Fraternità come parte ufficiale dell’ Ordine Secolare dei Servi di Maria.

4. Infine, una persona che la Regola non individua, informa il Segretario Generale dei Servi di Maria per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici dell’atto avvenuto.

CAPITOLO TREDICESIMO

GOVERNO

Il Capitolo sul governo descrive il ruolo e i compiti degli Ufficiali dell’Ordine Secolare: il Priore Generale (art. 68), il Segretario Generale (art. 69), il Priore/a/Presidente della Fraternità: art. 70-71), il Consiglio (art. 72), l’Assistente (art. 73), il Segretario/a (art. 74).

Questi articoli sono generalmente chiari nel loro significato e richiedono un breve commento.

ARTICOLO 68. PRIORE GENERALE

Art. 68. Il Priore Generale dell’Ordine, segno di unità dell’intera Famiglia dei Servi, esercita la sua autorità, in spirito di servizio, su tutto l’Ordine Secolare dei Servi di Maria, nel rispetto della sua autonomia.

Il ruolo del Priore Generale, che è segno di unità dell’intera Famiglia dei Servi, è visto come un servizio all’Ordine Secolare, la cui autonomia va rispettata. Questo riflette l’articolo 266 delle Costituzioni dei frati dove anche si afferma che il Priore Generale “esercita la sua autorità in spirito di servizio”. Eccetto in circostanze straordinarie, egli eserciterà questo servizio attraverso i vari livelli di autorità.

ARTICOLO 69. SEGRETARIO GENERALE

Art. 69.

1. Il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici è nominato dal Consiglio Generalizio dell’Ordine. Suo compito principale è l’animazione ed il coordinamento a livello generale.
2. In collaborazione con i membri del Segretariato Generale e gli Assistenti ai vari livelli, porterà a conoscenza delle varie Fraternità le direttive spirituali e pastorali della Chiesa universale e dell’ Ordine, nonché le attività e le esperienze più significative delle singole Fraternità.

Il Segretariato Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici è uno dei Segretariati e Ufficiali generali riconosciuti dalle Costituzioni dei frati (art. 285 a). Il Consiglio Generale dei frati elegge il Segretario Generale per l’Ordine Secolare e i Gruppi Laici e specifica le responsabilità e le modalità operative del Segretariato (art. 285 b). La descrizione del suo compito principale – animazione e coordinamento a livello dell’intero Ordine – è una logica derivazione dalla natura del Segretariato, ma non si trova nelle Costituzioni.

Nel secondo paragrafo di questo articolo si specifica l’unico modo con il quale questa “animazione” si attua: attraverso la comunicazione di varie direttive della Chiesa e dell’Ordine che possono essere d’interesse o di aiuto alle Fraternità, e informazioni provenienti dalle diverse Fraternità Secolari sparse nel mondo. Secondo la Regola, perciò, il Segretariato Generale opera come un centro internazionale di comunicazioni per l’Ordine Secolare. Altre responsabilità, comunque, possono essere attribuite al Segretario Generale e al Segretariato da parte del Consiglio Generale dei frati.

ARTICOLI 70-71. PRIORE/PRIORA

Art. 70.

1. Il Priore/a, primo tra i fratelli e le sorelle, presiede la Fraternità in spirito di carità. Insieme con il suo Consiglio e ogni membro della Fraternità, ha la responsabilità dell’intera Fraternità.
Nell’esercizio del suo servizio, il Priore/a si ricordi di testimoniare Cristo, venuto non per essere servito, ma per servire e far crescere la vita nei suoi.

2. E compito del Priore/a:

• convocare e presiedere le riunioni della Fraternità e del Consiglio;

• promuovere a animare gli impegni spirituali ed apostolici della Fraternità;

• vigilare sull’osservanza della Regola e degli Statuti;

• collaborare con l’Assistente e gli Ufficiali della Fraternità.

Art. 71. Il Priore/a viene eletto a norma degli Statuti particolari.

La Regola di Vita dà il titolo di Priore/Priora alla persona scelta a presiedere la Fraternità Secolare.

In una nota a piè di pagina la Regola afferma che il titolo di “Presidente” può essere utilizzato al posto di Priore o Priora.

La Regola in questo modo lascia alla Fraternità la decisione di scegliere il titolo che preferisce. Il titolo tradizionale di Priore o Priora sottolinea il carattere religioso del gruppo, che dipende da un Ordine medioevale; il più recente titolo di Presidente esprime meglio il carattere laicale del gruppo. Per esempio, nell’Istituto Secolare Servitano chi occupa il primo posto è chiamato Presidente, non Priore o Priora, esattamente per richiamare 1’ attenzione sul carattere Secolare non-religioso dell’organizzazione.

Anche se presiede la Fraternità, il Priore/Priora/Presidente condivide la sua responsabilità con i membri del Consiglio e tutti gli altri membri della Fraternità. Perciò ciascun membro deve sentirsi responsabile del bene e della crescita dell’intera Fraternità.

ARTICOLO 72. CONSIGLIO

Art. 72.

1. Ogni Fraternità Secolare ha un Consiglio composto dal Priore/a e da almeno tre Consiglieri eletti dalla Fraternità stessa, nonché dall’Assistente.

2. È compito del Consiglio:
• collaborare con il Priore/a nella guida e nell’animazione della Fraternità;
• accettare i candidati all’Ammissione e alla Promessa;
• dispensare dalla Promessa;
• dimettere, ove fosse necessario, un membro della Fraternità, sentite le ragioni presentate dall’interessato/a.

Ogni Fraternità Secolare deve avere un Consiglio formato da almeno tre Consiglieri che lavorano insieme al Priore/Priora/Presidente nel programmare, promuovere e attuare gli obiettivi della Fraternità. I Consiglieri devono essere eletti dalla stessa Fraternità, cioè non sono nominati dall’Assistente o dal Priore/Priora/Presidente. Abbiamo già visto che il voto del Consiglio è necessario per ammettere un candidato al periodo di Prova (art. 49) e alla Promessa (art. 57) e anche per dispensare dalla Promessa (art. 59) o dimettere un membro (art. 59).

L’esperienza ha mostrato che il buon funzionamento del Consiglio è essenziale per la crescita e il successo della Fraternità. Non ci sono regole per la frequenza degli incontri o per gli argomenti da trattare. Un ruolo essenziale è quello di programmare le riunioni, e il Consiglio deve riunirsi con quella frequenza necessaria ad assicurare che il tema e le dinamiche dell’incontro promuovano attivamente gli scopi dell’ Ordine Secolare.

ARTICOLO 73. ASSISTENTE

Art. 73.

1. Ogni Fraternità Secolare o gruppo di Fraternità ha un Assistente nominato dalle rispettive autorità competenti della Famiglia dei Servi.

Qualora l’Assistente non sia un membro della Famiglia dei Servi, verrà nominato dalle competenti Autorità dell’Ordine su indicazione della Fraternità Secolare locale e confermato dall’Ordinario del luogo.

2. L’Assistente può essere: un fratello o una sorella della Famiglia dei Servi (frati, monache, suore, istituti secolari); un Sacerdote appartenente all’Ordine Secolare dei Servi di Maria; un altro Sacerdote.

3. L’Assistente sia preparato e disponibile, impegnato ad approfondire con i fratelli e le sorelle con i quali condivide il comune cammino di fede, la specifica vocazione del Servo di Maria Secolare.

4. L’Assistente promuove, tra i membri della Fraternità, lo spirito della Famiglia dei Servi e offre un servizio spirituale di animazione.

L’articolo 63 descrive l’Assistente come la persona attraverso la quale la Fraternità Secolare è in rapporto con l’Ordine: il vincolo tra la Fraternità e il resto della Famiglia Servitana. E ovvio, perciò, che ogni Fraternità debba avere un [o una] Assistente.

L’Assistente è nominato dalle competenti Autorità dell’Ordine, che non vengono meglio specificate. Forse sarebbe bene identificare la competente Autorità: in questo caso chi ha il diritto di riconoscere l’autenticità servitana di un Gruppo alla sua origine (art. 64 a, b, c). Se l’Assistente non è un membro della Famiglia Servitana, l’Autorità competente ascolta dapprima la Fraternità Secolare locale, quindi presenta la nomina all’Ordinario locale (vescovo), che ha il diritto di confermare la persona nominata.

L’Assistente può essere una sorella o un fratello di un gruppo all’interno della Famiglia dei Servi, un sacerdote membro dell’Ordine Secolare o un altro sacerdote. E poiché l’Assistente è il legame tra l’Ordine Secolare e il resto della Famiglia Servitana, ne consegue che l’Assistente debba essere disposto a studiare la vocazione del Servo Secolare, inclusa la spiritualità servitana, così che possa guidare i membri nel loro cammino di fede alla luce della spiritualità dell’Ordine dei Servi, le sue direttive e la Regola di Vita dell’Ordine Secolare (cfr. art. 10).

[Gli Statuti particolari per l’ Italia prevedono modalità anche differenti. Perciò questo articolo va completato con l’attuazione dei relativo numero dello Statuto.]

ARTICOLO 74. SEGRETARIO/A

Art. 74.

1. Ogni Fraternità abbia un Segretario/a.

2. Spetta al Segretario/a:

• redigere i verbali degli incontri della Fraternità e del Consiglio;

• tenere aggiornato il registro delle Ammissioni e delle Promesse;

• custodire e tenere aggiornato lo schedario;

• mantenere i contatti con i fratelli e le sorelle impossibilitati/e ad intervenire agli incontri.

Oltre l’Assistente, il Priore/Priora/Presidente, e i Consiglieri, la Regola di Vita stabilisce anche la figura del Segretario/Segretaria. I compiti del Segretario sono: redigere i verbali degli incontri sia della Fraternità sia del Consiglio, tenere aggiornati i registri e lo schedario della Fraternità. Spetta anche al segretario mantenere i contatti con i fratelli e le sorelle che non possono partecipare agli incontri.

PARTE V

STATUTI PARTICOLARI

ARTICOLI 75-76

Gli Statuti propri di ogni Fraternità Secolare applicano le regole generali alle circostanze e alle necessità particolari.

Art. 75. Ogni Fraternità Secolare o gruppo di Fraternità dovrà avere un proprio Statuto per l’applicazione pratica di quanto stabilito dalla presente Regola.
Gli Statuti particolari saranno approvati dalle Fraternità stesse.

Art. 76. Gli Statuti particolari dovranno stabilire:
• le modalità di elezione del Priore/a e sua durata nell’ufficio;
• le modalità di elezione dei membri del Consiglio e la loro durata nell’ufficio;
• l’eventuale aumento del numero dei Consiglieri/e;
• il numero, le competenze, le modalità di elezione, durata in ufficio di eventuali Ufficiali della Fraternità;
• eventuali altri compiti del Segretario/a.

Questo è uno dei più importanti articoli della Regola di Vita. Nello studio della Regola abbiamo visto che frequentemente le linee guide per il tipo di vita dei membri dell’Ordine Secolare sono un po’ generiche, perché le regole sono state scritte per situazioni e culture. L’articolo permette ad ogni Fraternità di adeguare le regole generali alla situazione locale.

Gli Statuti particolari devono essere approvati dalla Fraternità Secolare Locale, o Zonale,Provinciale, o Nazionale, o Internazionale (cfr. art. 60), ossia ognuna approva gli Statuti del proprio livello.

Ci sono alcuni argomenti che devono essere posti negli Statuti particolari. Essi comprendono il metodo di elezione, la durata dell’incarico di Priore/Priora/Presidente e dei Consiglieri; il numero dei Consiglieri, se è necessario averne più di tre; altri Ufficiali eventualmente necessari e le loro responsabilità, durata dell’incarico, metodo di elezione; altri compiti del Segretario/a.

I gruppi tendono a preferire l’elezione con voto scritto, perché un voto segreto permette una maggior libertà di espressione. In questo modo, inoltre, non si sa chi vota per un certo candidato piuttosto che per un altro. Tuttavia, non sono esclusi altri metodi. Gli Statuti particolari possono anche stabilire una procedura di nomina o una commissione di nomina.

Alcuni gruppi preferiscono la durata di un anno, sulla base che chi fa bene può essere rieletto; altri preferiscono una maggiore durata per esigenze di continuità. Per l’elezione dei Consiglieri, alcuni gruppi hanno scelto un metodo che permette un avvicendamento graduale così che nel Consiglio ci sono sempre Consiglieri già sperimentati e altri di nuova nomina. Anche la durata dell’incarico deve essere considerata: trascorso un certo numero di anni, non si dovrebbe continuare a rieleggere uno stesso Ufficiale.

Va ricordato che altri due “Ufficiali” sono menzionati nella Regola, ma non si danno indicazioni per la loro elezione e i loro compiti. L’articolo 21 presume che vi sia un tesoriere [amministratore] e gli articoli 53 e 57 menzionano una persona Responsabile della formazione. La Fraternità può lasciare la scelta di questi incarichi al Consiglio, o può essere la Fraternità ad eleggerli.

La Fraternità deve specificare inoltre se un incarico sia compatibile con un altro. Per esempio, un membro del Consiglio può essere eletto tesoriere e Responsabile della formazione? E consigliabile, specialmente nei gruppi più piccoli, che il Segretario abbia anche il compito di tesoriere? In generale, non è opportuno che il Priore/Priora/Presidente abbia l’incarico di tesoriere, perché in una materia così delicata come l’uso del danaro, è bene che il tesoriere si rapporti con un Ufficiale più alto. Questo non è possibile, se il Priore / Priora / Presidente e il tesoriere sono la stessa persona.

Ma non può essere impossibile per il Priore / Priora / Presidente assumere anche l’incarico di Responsabile della formazione della Fraternità.

[In Italia sussiste una prassi che all’interno delle Fraternità OSSM distribuisce o accoglie altri uffici, ad esempio: Vice-Priore/a; Vice-Assistente; Responsabili per le vocazioni; Responsabili per le missioni; Responsabili con gli impossibilitati ad intervenire agli incontri della Fraternità (ex ‘infermiere’); ecc.]

Molta libertà e autonomia vengono date ad ogni Fraternità per organizzare la propria vita secondo le circostanze del tempo e del luogo.

Lo spirito creativo di ogni Fraternità assicurerà che queste decisioni promuovano davvero il bene comune di ciascuno dei membri e dell’intera Fraternità Secolare Servitana.

22 juin, 2014

Fra Giovanni Vannucci dell’ Ordine dei Frati Servi di Maria

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 11:19

Vannucci Giovanni

Giovanni Maria Vannucci, membro dell’Ordine dei Servi di Dio, è nato il 26 dicembre 1913 a Pistoia Fece il suo ingresso nel convento fiorentino dei Sette Santi Fondatori per compiervi gli studi medio-ginnasiali. Iniziò il noviziato a Monte Senario il 22 Luglio 1929 e fece la Professione semplice il 29 Luglio 1930. A Firenze, alla ss.ma Annunziata, frequentò il biennio filosofico; a Roma, al Collegio Internazionale S. Alessio falconieri, compì il quadriennio teologico. Il 13 Ottobre 1936 pronunciò i Voti solenni e il 22 Maggio 1937 fu ordinato sacerdote.Rientrato l’8 Luglio del 1937 in Provincia, nel 1938 ricoprì per un anno l’ufficio di Maestro dei Professi teologi alla ss.ma Annunziata. Nel 1940, tornato a Roma in attesa di partire per la nostra Missione del Swaziland, invitato dal Priore generale p. Alfonso M. Benetti e dedicarsi allinsegnamento dell’esegesi biblica e della lingua ebraica nel nostro Collegio internazionale, vi rimase per dieci anni. Significativa la seguente testimonianza sul suo insegnamento: … ha insegnato la materia spiritualmente, voglio dire, come un apostolo che insegna in primo luogo la virtù e specialmente la carità… . Nel frattempo frequentò il Pontificio Istituto Biblico, conseguendovi, nel 1943, la Licenza in S. Scrittura. Il 31 Luglio 1944 ottenne il grado di Baccelliere nell’ordine e, nel 1948, la Licenza in teologia presso l’Ateneo pontificio Angelicum.

Da tempo desideroso di avviare nell’Ordine una esperienza comunitaria che privilegiasse i valori monastici della vita dei Servi, non gliene fu consentita l’attuazione. Nei primi mesi del 1951, con alcuni confratelli, si associò alla nascente e contestata comunità cristiana creata a Nomadelfia (Grosseto) da Don Zeno Saltini. Fu soltanto una parentesi, e il 6 Settembre 1951 ritornò in Provincia.

Per un anno fu di comunità a san Sepolcro, dove si interessò vivamente ai problemi dei più poveri ed emarginati. Questo periodo fu da lui stesso definito molto importante per la sua vita.

Nel 1952 ritornò al convento della ss.ma Annunziata di Firenze, dove fu incaricato dell’insegnamento del greco ai nostri studenti. Dal 1954, insieme con il p. David M. Turoldo, fu l’animatore di iniziative culturali e caritative che suscitarono un forte risveglio religioso nella città di Firenze: la Messa della carità giunse ad assistere oltre seicento famiglie bisognose.

Nel 1962 lasciò Firenze e passò al nostro convento di Pistoia, dove poté riprendere il suo sogno, sino allora inattuato, di avviare una nuova forma di vita comunitaria che, nel mutato clima ecclesiale postconciliare, con il sostegno dei Superiori, iniziò il 27 Giugno 1967 all’Eremo di San Pietro a Le Stinche, nel Chianti, regione già testimone dell’esperienza degli Eremiti di Monte Senario. Una nuova comunità dedita alla preghiera, al lavoro e all’accoglienza.

Durante questa tappa della sua esistenza, iniziata da solo per l’abbandono di alcuni frati che lasciarono di proposito di vivere con lui, lavorò alla preparazione della sezione Vita comune del nuovo testo delle Costituzioni dei Servi. Con lui venne ad abitare il p. Raffaello M. Taucci, ormai molto anziano, ma vivacemente aperto ad ogni iniziativa di rinnovamento spirituale. Nel 1968, il p. Giovanni partecipò quale esperto al Capitolo generale di Majadahonda (Madrid), dando un contributo determinante alla stesura del nuovo testo costituzionale e scrivendone di proprio pugno il toccante Epilogo, approvato per acclamazione dall’Assemblea capitolare.

Lasciava l’Eremo di Le Stinche soltanto per tenere, dietro pressanti inviti, conferenze, corsi di esercizi spirituali, conversazioni e meditazioni ai capitoli provinciali, oltre che per corsi di insegnamento di Storia delle Religioni alla Pontificia facoltà teologica Marianum. Amava, però, il silenzio e la pace intensa e laboriosa dell’eremo, sebbene continuamente cercato per colloqui con persone provenienti dalle esperienze religiose ed umane più svariate. Era lattrattiva del suo stile di vita. I miei proponimenti scriveva in una lettera al Priore provinciale p. Alfonso M. Bottai -, scusa se te lo ripeto, sono quelli di offrire un luogo di silenzio fattivo ha chiunque ne ha nostalgia. Vorrei riprendere il lavoro manuale, ridar vita a certe forme di artigianato che devono fiorire attorno ai monasteri come continuazione di una realtà di preghiera Il mio programma sarebbe questo: trovare la comunione lavorando allattuazione di una vita di lavoro, studio, ospitalità, povertà, solitudine, letizia. Comunità dove a ciascuno sia concesso di portare a maturazione i propri doni e servire luomo con essi.

Negli ultimi anni, i confratelli lo chiamavano amabilmente il patriarca, per la sua figura austera e distaccata, per la sua sobria saggezza, per la suggestione del suo linguaggio misurato, puntuale, penetrante e fascinoso. La sensibilità anticipatrice del p. Giovanni, la sua lucida analisi dei problemi ecclesiali ed ecumenici, il rigore morale e l’avversione innata per ogni forma di compromesso, furono forse allorigine di molte incomprensioni, che accettò con silenzioso riserbo, sovente interpretato da alcuni come orgoglioso isolamento. E edificante, invece, e significativo rileggere oggi, sul bollettino Cosmo n. 3/1984, la toccante pagina in cui spiegava il senso della sua appartenenza all’Ordine, tracciando con straordinaria efficacia e concisione un testamento di fedeltà e di amore all’ispirazione e alla spiritualità originarie dei Servi.

P. Giovanni ha lasciato alcune apprezzate pubblicazioni alle quali affidò anche la sua profonda conoscenza del pensiero cristiano orientale e dei valori essenziali delle grandi religioni asiatiche. Nella primavera di quest’anno (1984) aveva dato alle stampe il volume Risveglio della coscienza.

Colpito da infarto miocardio, sulle prime parve riprendersi, ma lindomani la morte lo troncava. Subito la stampa quotidiana e periodica dava risalto alla scomparsa del p. Giovanni e ne ricordava la figura di monaco, fratello, amico, servo… .

Da ogni parte d’Italia ed anche dall’estero sono accorsi confratelli da varie Province, amici ed ammiratori per le liturgie esequiali, prima all’Eremo di San Pietro a Le Stinche, alle ore 7 del mattino, presieduta dall’Arcivescovo di Firenze mons. Piovanelli, e poi per quella alla ss.ma Annunziata di Firenze, presieduta dal p. David M. Turoldo con la partecipazione del Vescovo di Fiesole mons. Giovanetti. I testi per la liturgia erano quelli preparati qualche mese avanti dallo stesso p. Giovanni: un inno alla vita, allamore per la terra nostra madre, un canto riconoscente per un traguardo di luce raggiunto da un servo fedele.

La salma del p. Giovanni riposa ora nel cimitero di San Martino a Monte Senario.

Continua
I più venduti

Tutti i libri del reparto «Vannucci Giovanni»

        Data di pubblicazione       Più venduti       Titolo       Prezzo (crescente)       Prezzo (decrescente)
Giovanni Vannucci
Libro
Fraternità di Romena Onlus (gennaio 2010)

 11,00 € → 9,90 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
 19 cm
 19 cm
Uomo di poche parole, come quelle raccolte in questo libro, distillato genuino della sua sapienza, accompagnate da immagini che evocano il…

  • Aggiungi ai preferiti
Cristo e la libertà - Giovanni Vannucci
Libro
di Giovanni Vannucci - Fraternità di Romena Onlus (luglio 2009)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un testo inedito di padre Giovanni Vannucci pubblicato a 25 anni dalla sua scomparsa. Un ciclo di incontri su “Cristo e la…

  • Aggiungi ai preferiti
Preghiere alle Stinche - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2007)

 10,00 € → 9,50 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Sono istanti « contemplativi » più che preghiere e riflessioni quelli che vengono qui proposti. Vannucci le chiamerebbe « calma delle soste »,…

  • Aggiungi ai preferiti
Il canto dell'allodola. Lettere scelte (1947-1961) - Maria di Campello, Vannucci Giovanni M.
Libro
di Maria di Campello, Vannucci Giovanni M. - Qiqajon Edizioni (settembre 2006)

 16,00 € → 15,20 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
 20,5 cm
 14,5 cm
E’ qui raccolta la corrispondenza, finora inedita, tra dei due testimoni più luminosi della stagione ecclesiale che ha preceduto e preparato…

  • Aggiungi ai preferiti
Gandhi. Lo sperimentatore della verità - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2006)

 6,00 € → 5,40 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
« Dovete essere il cambiamento che volete vedere nel mondo » Le parole di Gandhi non sono scritte per un popolo lontano. Riguardano noi, il…

  • Aggiungi ai preferiti
Il richiamo dell'infinito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2006)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Doveva essere un corso sulla storia delle religioni. E invece fu un viaggio straordinario alla ricerca del senso più profondo dell’esistere. A…

  • Aggiungi ai preferiti
Il passo di Dio. Meditazioni per l'Avvento - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Paoline Edizioni (ottobre 2005)

 13,50 € → 12,82 €

In promozione
Disponibile in 24/48 h
Confezione regalo disponibile
 20,5 cm
 12,5 cm
Si tratta di quattordici meditazioni tenute da padre G. Vannucci alle monache benedettine del monastero di Pontasserchio (Pisa) durante…

  • Aggiungi ai preferiti
Pellegrino dell'assoluto - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2005)

 13,00 € → 12,35 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un libro per chi crede? Per chi non crede? Ma esiste qualcuno che è sicuro di credere? Perchè altro è credere, altro credere di credere;…

  • Aggiungi ai preferiti
Esercizi spirituali - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Fraternità di Romena Onlus (2005)

 10,00 € → 9,00 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Immaginate uno dei ‘corsi’ di Romena. Immaginate che un monaco ‘speciale’ vi accompagni lungo il cammino più difficile ed entusiasmante: la…

  • Aggiungi ai preferiti
Il tempio dello spirito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2003)

 7,00 € → 6,65 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
L’autore, « seguendo la traccia liturgica dell’antico ordinamento delle domeniche dopo la pentecoste, mette a disposizione di ogni uomo di buon…

  • Aggiungi ai preferiti
Verso la luce. Meditazioni sui vangeli. Anno B - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (2001)

 13,94 € → 13,24 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
  • Aggiungi ai preferiti
Ogni uomo è una zolla di terra - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Borla Edizioni (1999)

 14,00 € → 12,60 €

In promozione fino al 30/06/2014 [scade tra 8 giorni]
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
  • Aggiungi ai preferiti
L'era dello spirito. Archetipi, metafore, simboli per un tempo nuovo - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1999)

 7,75 € → 7,36 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
Con l’orizzonte vasto della mente, che gli è tipico, e con la mano profetica di un seminatore, Vannucci dona radici profonde, in queste brevi…

  • Aggiungi ai preferiti
Dentro il mistero - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Appunti di Viaggio (1999)

 13,00 €

In ristampa breve
  • Aggiungi ai preferiti
Mistero del tempo - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1996)

 6,20 € → 5,89 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
« Nella mentalità orientale la vita evolve ritmicamente in un movimento di continua trasformazione. I grandi geni religiosi rivelano le tappe…

  • Aggiungi ai preferiti
La ricerca della parola perduta - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1996)

 18,07 € → 17,17 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Con la presente raccolta vorrei trovare il filo sottile che collega tante manifestazioni religiose, spirituali non ufficiali, che non…

  • Aggiungi ai preferiti
Libertà dello spirito - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Servitium (1993)

 18,07 € → 17,17 €

In promozione
Normalmente disponibile in 7/8 giorni lavorativi
Confezione regalo disponibile
La via luminosa, la via della bellezza, la via della perfezione, la via dell’incontro, la via dell’orante, sono specificazioni di un’antica…

  • Aggiungi ai preferiti
Invito alla preghiera - Vannucci Giovanni
Libro
di Vannucci Giovanni - Libreria Editrice Fiorentina (1990)

 5,00 € → 4,75 €

In promozione
Disponibilità immediata
Confezione regalo disponibile
Un’interrogazione rivolta ad ogni serio cristiano per conoscere se ha raggiunto la vera preghiera e le vie che vi conducono.
  • Aggiungi ai preferiti

28 juillet, 2013

Cardinale Dionisio Laurerio Frate Ordine Servi di Maria che aveva le stesse idee e sentimenti di vita evangelica di Papa Francesco.

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 15:58

 

 

                             

FIORENZO LAURELLI

 

LA PORPORA E L’ARMILLA.

VITA ED OPERE DEL CARDINALE DIONISIO LAURERIO, FRATE SERVITA.

 

 

 

1. Origini familiari e nascita

 

 

        Nel 1497 nasceva a Benevento Dionisio Laurerio, illustre figura di prelato del Rinascimento, nel transito verso la Controriforma.

Egli è personaggio ignoto ai più nel XX secolo, mentre invece è stato autentico protagonista di alcuni degli avvenimenti più importanti del suo tempo; per questo è interessante, anche alla luce di documenti d’archivio da poco accessibili, riesaminare alcuni periodi della sua vita che furono alla base di molti rilevanti accadimenti del primo Cinquecento.

Molti studi biografici esplicitano i dubbi dell’autore soprattutto sul luogo e sulla data della nascita, fatta eccezione per quanto si ricava dalla lettura della lapide tombale, un tempo visibile nella chiesa di S. Marcello al Corso in Roma. E’ questa una delle poche fonti valide, perché atto formale e perché contemporanea, per stabilire con sufficiente certezza entrambe le notizie: Dionisio Laurerio beneventano, morto a Roma il 17 settembre 1542 di anni 45. Si è potuta acquisire ulteriore sicurezza sul luogo natale anche dall’esame della raccolta di atti pubblici relativi all’Ordine dei Serviti denominata Archivum ecclesiae et conventus Sancti Marcelli de Urbe O.S.B.M.V. , conservata, per l’appunto, presso la Casa generalizia dell’Ordine, sita in Roma presso quel convento. In quasi tutti i documenti in cui Dionisio compaia a vario titolo egli è denominato oppure si firma «fra  Dionisio beneventano», a parte le poche occasioni in cui venga utilizzato il cognome.

Volendo attribuire piena ufficialità anche al computo dell’età, quale risulta dalla predetta lastra tombale, ne scaturisce un sicuro anno di nascita di 45 anni precedente la data di morte: fissata questa al 1542, ne ricaviamo l’anno 1497. Lo stesso Gian Vincenzo Ciarlanti nelle sue Memorie storiche [i] annota fedelmente l’epigrafe, così come riportata dal Ms. Chigiano I [ii]  e dagli scritti di tutti i principali biografi.

Il solo Eubel[iii] assegna al Laurerio anche un secondo nome, che non risulta in alcun altra biografia o documento del tempo: Dionysius (Neagrus) de Laurerio, nome al quale non è facile attribuire neppure un preciso significato[iv]. Assolutamente sconosciuta è, inspiegabilmente, la famiglia di origine, quando soprattutto le elevatissime dignità ecclesiastiche rivestite da Dionisio avrebbero lasciato supporre ben altra messe di notizie sugli ignoti familiari del Nostro.

Basti dire che, secondo Giovanni De Nicastro[v] si disquisiva, già nel sec. XVIII, se Laurerio fosse nato in Benevento «non di oscuri natali, siccome scrisse il già citato Giovanni Palazio[vi] ed altresì l’Abate Ughelli[vii] [e come A. Ciaconius[viii]], ma di nobili genitori, siccome vuole il soprallodato Arcidiacono Mario della Vipera (…) nel M.S. Discorso delle Famiglie nobili di Benevento» [ix]. Anche a costo di rendere ancora più complessa l’identificazione della famiglia di origine, citeremo il passo tratto dall’Archivio del Convento della SS. Annunziata di Firenze[x] sotto il giorno 20 dicembre 1539:

 

Ricordo come questo dì venne nuova da Roma come el Rev[erendissi]mo P[riore] Generale M[aestr]o Dionisio da Benevento, per padre et per madre fiorentino, fu assumpto alla dignità del Cardinalato [].

 

            Questa informazione, tratta dalle Ricordanze del convento fiorentino, non è, almeno per quanto concerne la madre, del tutto priva di fondamento. Sul finire del Quattrocento Benevento accoglieva una nutrita colonia di «forastieri», composta da mercanti, finanzieri, funzionari della Curia pontificia[xi]. Ed è proprio in questro gruppo di “naturalizzati” – specie quelli originari dell’Umbria – che va ricercato il ceppo familiare di Dionisio Laurerio. Al pari dei Roscio – ternani d’origine ed attestati a Benevento almeno dal primo Cinquecento[xii]  - anche i Laureri (o meglio Laureli, nella denominazione originaria) provenivano dall’Umbria, precisamente da Amelia nel cui patriziato erano incardinati[xiii].

            Gli amerini costituivano un gruppo sociale forte ed attivo nella diplomazia e nell’ amministrazione dei governi pontifici e laici, come attestano la fortuna di alcune grandi casate amerine[xiv] e, in primis, quella dei Geraldini, che nel XV secolo ritroviamo in posti di assoluto rilievo sia nella corte dei sovrani pontifici che in quelle aragonesi di Spagna e di Napoli[xv]. Assai intensi e documentati i rapporti tra i Geraldini ed i loro conterranei Laureli[xvi]. 

Insomma, nella prima metà del Cinquecento, i Laureri erano sicuramente inseriti nel gruppo di potere benventano. Come peraltro i Roscio, che tracce consistenti indicano loro imparentati[xvii]. Tuttavia, almeno per i primi, il trasferimento da Amelia a Benevento può riferirsi ad una circostanza ben precisa: la preconizzazione di Alessandro Geraldini, nel 1496, a vescovo di Volturara[xviii]. I ripetuti impegni diplomatici del prelato, già cappellano maggiore di Ferdinando il Cattolico presso la corte spagnola, e le ripetute missioni a Londra, a Bruxelles, in Scozia, naturalmente gli impedirono di metter piede nella piccola diocesi, allora suffraganea di Benevento. Alessandro, uniformandosi alla «prassi ormai consolidata di dissociare le rendite ecclesiastiche dalle funzioni religiose cui in origine erano collegate»[xix], necessariamente dovette nominare suo vicario generale un congiunto prossimo, certamente esperto di diritto ecclesiastico: tutti i legami esposti, parentali ed economici, fra il casato dei Geraldini e quello dei Laureli autorizzano a presumere che l’incarico dovette essere affidato proprio ad uno di questi ultimi, evidentemente il padre ovvero lo zio di Dionisio, che a Benevento, o quantomeno nel territorio dell’arcidiocesi, sarebbe nato nel successivo anno 1497[xx].

Le funzioni del vicario vescovile erano imprescindibilmente legate all’esercizio di poteri giuridici: i Laureli d’Amelia erano cultori degli studi e delle professioni legali, come comprovato persino dal ceppo di notai che, in aggiunta a quello amerino, si sarebbe formato nella Calabria Citeriore a partire dal XVI secolo fino al XVIII; in una regione ove i Geraldini avrebbero conservato quasi continuativamente la cattedra episcopale di Catanzaro dal 1467 al 1570[xxi].

Prove ultime della diretta discendenza di Dionisio Laurerio dai Laureli d’Amelia, sono i documenti conservati nell’archivio generalizio dei frati Servi di Maria. Un codice manoscritto settecentesco, pieno di appunti e notizie sulla vita del Nostro, intitolato MSS. SPECTANTIA AD EMIN. CARDINAL. DIONYSYUM LAURERIO ORD. B.M.V.  è illustrato nel saggio di Antonio M. Vicentini Il Card. Dionisio Laurerio di Benevento nelle memorie raccolte dal suo concittadino e correligioso P. Giuseppe Romano servita [xxii]. Fra i molti appunti sulla vita del Nostro, notevole quello costituito da quattro righe, annotate esattamente secondo questo schema:

     

          Pro Card.li Dionisio Laurerio.

Is mihi videtur amplissimus qui sua virtute in

          altiorem locum pervenit.

              Cicero pro Roscio Amerino.

 

E’ una citazione tratta dal passo XXX dell’orazione di Cicerone in difesa di Sesto Roscio, originario di Amelia, ed è legittimo pensare che si ponesse l’analogia con l’antica patria di Dionisio, l’oriundo amerino del XVI secolo al quale la dedica era traslabile in toto.

Quindi, non è affatto inverosimile che la genitrice potesse essere stata una fiorentina; anzi, la stessa scelta operata dalla famiglia sull’ordine religioso in cui inserire il figlio «giovanissimo», ordine decisamente lontano dalle tradizioni più diffuse nell’Italia meridionale, fa riflettere sulle ascendenze familiari: dai secoli passati ad ora furono solo 6 i beneventani professi tra i serviti, e tuttora resta dominante la presenza di religiosi provenienti dalle provincie dell’Italia centrale [xxiii].

Molto illuminanti sono, infine, le pergamene A13 ed A14  conservate presso l’archivio generale servita[xxiv]. Questi documenti, datati rispettivamente 27 marzo e 1° aprile 1533, non hanno mai trovato alcuna spiegazione logica su quale fosse la ragione ultima per la quale fossero depositati tra le carte di quell’archivio, relative soprattutto alla storia dell’Ordine: le pergamene riferiscono, infatti, di conferimenti di benefici sulle chiese di S. Giovanni de Cathello a Pietracatella (nel primo documento), e sulle chiese di S. Urbano a Pietracatella, S. Giusta a Monacilioni, e sulla cappella di S. Antonio di Padova, nella chiesa di S. Salvatore, a Toro (nel secondo documento). Dunque, trattavasi di piccole località del Molise, che però appartenevano ai possedimenti di S. Sofia di Benevento e, quindi, all’enclave costituita da quell’abitato sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa (insieme con S. Giovanni in Galdo e Fragneto l’Abate)[xxv]. Il motivo primo per il quale i documenti furono riposti nell’archivio servita è costituito dal fatto che destinatario dei suddetti benefici era Salvatore de Lauderio, rappresentato nell’atto dal figlio Antonio; e proprio quel cognome costituisce una delle varie forme in cui era denominato lo stesso Dionisio. Infatti, quando non compariva con la formula «fra Dionisio di Benevento», ovvero col cognome Laurerio o, successivamente, da cardinale, col titolo di «San Marcello», egli era chiamato, per l’appunto, «Lauderio» o «de Lauderio»: così nel regesto dei documenti dell’Archivio del Convento di S. Marcello[xxvi], tra i Rotuli dei lettori legisti ecc.[xxvii], nel Repertorio di tutti i professori antichi e moderni della famosa università ecc. di S. Mazzetti, nella procura del 25 novembre 1529 relativa alla dona[FL1] zione del convento di S. Maria del Parto a Mergellina e nel relativo atto pubblico redatto da Domenico de Rocca il 17 giugno 1530 [xxviii]. E troviamo quel cognome tra i documenti del Fondo di S. Sofia che riguardano suoi familiari[xxix]: un beneficio a favore del Magnifico Domino Vincentio de Lauderio v. i. p., sotto la data del 6 aprile 1555, e, nel 1557[xxx], uno strumento a beneficio del medesimo D[omi]no Vincentio de Lauderiis (fra i testimoni Giacomo Roscio).

Al contrario, nell’originale delle istruzioni pontificie con cui si ordinava a fra Dionisio la nunziatura presso il re di Scozia (23 ottobre 1536) il cognome del Nostro appariva scritto come «Laurelio»[xxxi]. Anche il citato vol. 34 del Convento della SS. Annunziata di Firenze[xxxii], questa volta sotto la data del 24 gennaio 1539, evidenzia tra le pagine manoscritte il cognome Laurerii presto corretto, con la stessa mano, in Laurelii (nella «ricordanza» intitolata Ordinationes R[everendissi]mi Prioris Generalis fratris Dionisii ecc.), a testimonianza di quanto gli stessi frati dell’Ordine lo scrivessero ora con l’una ed ora con l’altra denominazione [xxxiii].

Se, poi, consideriamo che i decreti A13 ed A14 vedono nel ruolo di concedente il cardinale Alessandro Farnese, un anno prima che diventi pontefice col nome di Paolo III, alla luce di quella straordinaria familiarità che legava Dionisio all’arcivescovo, e di cui si vedrà diffusamente in tutto lo studio, potremo dedurre che il Salvatore de Lauderio di quelle pergamene è certamente consanguineo del Servita, probabilmente il fratello[xxxiv].

 

 

2. I primi passi nell’Ordine dei Serviti

 

Non possediamo alcuna notizia sui primissimi anni di vita, né sappiamo quanto abbia direttamente inciso sulla sua formazione l’insegnamento certamente impartitogli dai familiari, in particolare da parte del vicario di Volturara; tuttavia, gli studi storici effettuati sulle scuole del tempo ci inducono a ritenere che Dionisio, fino ai nove o dieci anni, dovette essere istruito soprattutto da precettori molto vicini alla famiglia. Sicuramente i primi studi dovettero essere molto efficaci se, secondo A. M. Rossi, «il Laurerio entrò giovanissimo tra i Servi di Maria»[xxxv], ma l’ingegno assolutamente portentoso ed una particolare inclinazione per le scienze fisiche e matematiche presto lo misero in luce, per cui fu tempestivamente inviato negli studi principali dell’Ordine.

L’archivio generale servita evidenzia, negli elenchi del 14 dicembre 1514, 21 febbraio 1515 e 23 marzo del 1515 [xxxvi], che tra i frati impegnati nello studio di Bologna era presente il giovane «fra Dionisio da Benevento» (all’epoca sedicenne). E’ d’uopo ricordare che la città era rinomata per l’importanza della sua Università, già vecchia di cinque secoli, nota soprattutto per le materie giuridiche, ma è notevole rammentare che una scuola, negli anni nei quali il Nostro vi risiedeva da studente, riuscì a risolvere un problema che aveva affascinato i logici dell’antichità: risolvere l’equazione algebrica di terzo grado. Scipione Dal Ferro, «matematico eccellentissimo» di quello Studio, riuscì nel 1515, secondo quanto Girolamo Cardano scrisse nell’Artis magnae [xxxvii] a trovarne la risoluzione. E grande fama a quella scuola bolognese venne anche dalla presenza del più antico osservatorio astronomico d’Europa, meta degli studiosi del continente fra cui Nicola Copernico, padre fondatore del sistema eliocentrico; è noto che egli vi si trattenne dal 1500 al 1512 per familiarizzare «con le dottrine pitagoriche e con altre dottrine greche, comprese le teorie astronomiche»[xxxviii] .

Una tale effervescenza di studi non poteva lasciare indifferente Dionisio: ma quando accadde che la sua mente venisse catturata dallo studio dell’algebra e dell’astronomia, discipline che contribuirono ulteriormente alla celebrità del Servita? Sembrerebbe che egli abbia composto l’opera Plurima ad artem mathematicam pertinentia [xxxix] ed è raffigurato mentre «posa la mano su di un’armilla ed accenna a calcoli»[xl] nel ritratto da generale dell’Ordine conservato nella chiesa dell’Annunziata dei frati serviti di Firenze; tuttavia non è noto se le sue conoscenze scientifiche cominciarono a svilupparsi già negli anni giovanili o, poco dopo, quando sarebbe tornato a Bologna dallo Studio di Perugia per sedere alla cattedra di Metafisica dell’Università. E’ un fatto, comunque, che i Rotuli dei lettori legisti [xli] testimoniano nel vol. II la presenza di «fr. Dionisio Lauderio» nell’anno accademico 1526-27, proprio nel periodo in cui Del Ferro era ancora docente, e nel successivo anno ‘27-28.

Continuando l’esame dei biografi del Nostro sappiamo che egli

 

conseguì la laurea magistrale, e dopo di essa fu applicato alla Santa predicazione della Divina parola, in cui divenne cotanto eccellente, che riuscì di stupore al Papa istesso, e a tutti i Cardinali, massime quando predicò in Roma nella Chiesa di S. Lorenzo in Damaso [xlii].

 

Fu professore di teologia sacra almeno dal 1522, perché tanto ci è confermato nell’Approvatio pro filiatione F. Dionisi Laurerii in conventu S. Marcelli datata al 10 settembre[xliii]. Transitò, dunque, in quell’anno alla cattedra di Perugia e poi a Bologna, ove si trattenne fino al 1529; lì non dovette soltanto approfondire le tematiche delle scienze fisiche bensì vi allacciò rapporti che avrebbero contribuito a proiettarlo verso le più alte vette del governo temporale della Chiesa.

Di quel tempo è anche la grande amicizia che legò Dionisio con Jacopo Sannazaro.

 

E [] questi fu sì caro al detto poeta, ch’egli donò alla Religione de’ Servi la chiesa ed il convento di Mergoglino a di lui contemplazione e col patto ch’egli [il Laurerio] ne fosse protettore e rettor perpetuo, come costa dalla lettera di Girolamo Amadei Generale dell’Ordine negli Annali T. II ad annum 1531 [xliv].

 

3. Le premesse verso il generalato dell’Ordine: penitenziere di Enrico VIII

 

La grande statura di studioso aveva consentito in pochi anni al Servita di fare sfoggio delle sue qualità all’interno ed all’esterno del suo ordine religioso; infatti, fin dal 18 maggio 1527, ancora trentenne, era stato nominato nel Capitolo Generale procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria[xlv]. Tuttavia quegli anni passarono alla storia perché in Inghilterra si stava preparando il più grave scisma della Chiesa cattolica dell’età moderna, insieme con la Riforma tedesca. Enrico VIII Tudor, già dalla primavera del 1527, muoveva i primi passi per dare attuazione al proposito di divorziare da Caterina d’Aragona[xlvi]; anche questo periodo della storia doveva vedere Dionisio Laurerio fra i protagonisti attivi.

Del tutto infruttuosi si erano dimostrati i primi tentativi del re inglese posti in essere nei confronti del cardinal Wolsey, in quanto legato apostolico, di ottenere il divorzio senza che apparissero le sue mire al matrimonio con Anna Bolena, in considerazione dei pareri negativi espressi da vescovi e giureconsulti. Neppure la prigionia di papa Clemente VII in Castel S. Angelo durante il Sacco ed il conseguente potere di vicario generale pontificio attribuito a Wolsey contribuirono a cambiare le cose secondo il volere di Enrico. Questi riportò completo insuccesso, altresì, dal primo incontro di Orvieto del novembre 1527 tra il pontefice e l’inviato del Tudor, Knight, così come dal successivo del marzo 1528 tra Clemente e Stephen Gardiner, massimo canonista d’Inghilterra, insieme con Edward Fox[xlvii].

Enrico, nella primavera del 1530, decise di inviare a Bologna il padre di Anna Bolena, il conte di Wiltshire. In città si stava svolgendo l’incontro tra Clemente e Carlo V, i quali avrebbero dovuto discutere in primis dell’assetto dell’Italia e della guerra contro i Turchi, ma, di certo, non potevano trascurare i legittimi interessi di Caterina d’Aragona, cugina di Carlo, minacciati dalle pretese del sovrano inglese. Wiltshire, accompagnato dal penitenziere del re, Tommaso Cranmer, non ebbe successo né con l’imperatore né col pontefice, il quale, il 7 marzo, rimandò la causa del matrimonio ad un uditore di Rota, Paolo Capizuchi.

A sorpresa,  il giorno 14, Enrico VIII Tudor scrisse al papa dalla reggia di Londra chiedendogli di voler accettare fra Dionisio Laurerio quale suo penitenziere presso la S. Sede, proprio in sostituzione di Cranmer. La pergamena originale, firmata dal « fidei defensor [] Henricus», conservata dai serviti nell’archivio romano, lo descrive come «vir [] multa probitate ac virtutibus ornatus, et esimius sacrae Theologiae professor, in primisque de nobis bene merendi cupidus []».

La vasta materia relativa all’incarico di penitenziere è così definibile: «tutto ciò che poteva rappresentare un caso di coscienza, un impedimento a conseguire o celebrare un sacramento, un dubbio teologico o giuridico, sempre in materia di fede, e così pure una violazione di canoni o un’offesa di assiomi teologici»[xlviii]. Dunque, il Laurerio veniva direttamente introdotto in un’attività pienamente funzionale al primo problema di Enrico. La sua dottrina teologica e la conseguente considerazione di cui godeva nelle università erano, evidentemente, considerate doti di prim’ordine per giustificare una scelta in un ruolo così tanto impegnativo. Con quello che sarebbe seguito possiamo dire che, nonostante l’insuccesso riportato dal Nostro nel cruento divorzio di Enrico, le battaglie che avrebbe ingaggiato in concistoro, per la vittoria delle sue posizioni dottrinali, insieme con gli incarichi attribuitigli da Paolo III, sono le prove più significative delle elevate conoscenze teologiche e canonistiche possedute. Probabilmente l’incarico per la Corona inglese fu diretto effetto della strategia prescelta dal Cranmer, il quale aveva fatto richiedere dal re, già dall’anno precedente, che le grandi università d’Europa formulassero il proprio parere sulla legittimità del matrimonio: ed un famoso teologo universitario, rappresentante del suo ordine religioso nella Curia romana nelle vesti di procuratore generale, era un valido caposaldo da cui muovere [xlix].

Nel 1531, nonostante i pareri delle università, nulla cambiò: la causa matrimoniale di Enrico continuò a giacere presso la S. Sede, «senza progressi sostanziali»[l], mentre il re forzava il clero inglese a riconoscerlo capo supremo della Chiesa nazionale (gennaio) cacciando Caterina ed assegnando i suoi appartamenti ad Anna Bolena (agosto)[li]. Dionisio Laurerio, nel frattempo docente alla Sapienza di Roma, continuava l’esame dei documenti e dei conflitti canonici sottostanti alla questione matrimoniale: l’ambasciatore a Roma, Benet, stendendo il dispaccio del 30 gennaio, assicurava a Gardiner, l’abile canonista diventato nel frattempo primo segretario del re, di aver ricevuto «3 libri a stampa sulla causa del re, e di averne mostrato uno a fra Dionisio»[lii]. Ma il solco tra corona inglese e Sede Apostolica andava aumentando a dismisura: il 5 gennaio Clemente aveva inviato un monitorio in cui rinnovava al re il divieto di contrarre nuovo matrimonio[liii]. Il breve, comunque, giunse tardi al nunzio in Inghilterra, visto che il 16 gennaio i legali della corona avevano accusato il clero nazionale di praemunire per aver riconosciuta l’autorità legatizia di Wolsey[liv].

Neppure le pressioni su Paolo Capizuchi, l’uditore di Rota che formalmente trattava la causa matrimoniale potevano, ovviamente, arrivare al successo[lv]. Ma se «alla Rota le promesse e i favori di Carlo V avevano impedito ogni affermarsi dell’influenza inglese»[lvi], in concistoro ancora permaneva qualche possibilità: i cardinali Valle e Trani sembravano inclinare a vantaggio del Tudor, come anche Alessandro Farnese (futuro Paolo III) e Giulio Del Monte (futuro Giulio III).  «E’ intieramente dalla parte del re», come scriveva, riferendosi al Farnese, il vescovo di Auxerre[lvii]. Del Monte offrì apertamente ad Enrico VIII il suo appoggio nella corrispondenza del 5 giugno 1532[lviii]. Non è probabilmente una coincidenza se fra Dionisio, il successivo giorno 6, inviò ad Enrico una lettera simile, nella quale ricordava al sovrano tutto il suo continuo lavorio in favore della sua causa, chiedendogli se egli ne fosse a conoscenza tramite l’ambasciatore Benet. «Precipue apud Reverendissimum Dominum De Monte et Reverendum Dominum  …minensem»: egli aveva lavorato in stretto accordo con Del Monte, e con il monsignore di cui appare mutilo il nome nel dispaccio[lix], e supplicava il re affinché facesse uso di lui come meglio poteva, firmandosi «Humilis servus frater Dionisius ordinis servorum beate virginis procurator generalis».

 

4. Tra scienza e magia

 

Se, dunque, il Nostro era solidale compagno di battaglia dei cardinali Del Monte e Farnese, apertamente schierati anche questi, sappiamo a quale periodo è probabilmente da ascriversi la nascita della grande amicizia fra Dionisio ed il Farnese, certamente conseguente alla grande considerazione da questi nutrita per il Servita: vero è che il cardinale era stato arcivescovo di Benevento tra il 1514 ed il 1521, nonché tra 1528 e 1530[lx], tuttavia era improbabile che il giovane Laurerio lo avesse incontrato nella sua città poiché aveva trascorso quegli anni sempre lontano dalla patria; così come Alessandro era vissuto soprattutto a Roma [lxi].

Anche il celebre episodio, narrato da tutti i biografi, che vede i due dialogare sulle matematiche con autentico ardore, è forse di quegli anni. Scrive, infatti, il Ciaconius[lxii] che  essi discorrevano spesso familiarmente di matematica ed astronomia perché queste cose appassionavano il Farnese e fra Dionisio «rerum Mathematicarum stodiosissimi necessitudine et conversatione per subsecivas horas delectatum». Un giorno nel quale i due erano impegnati in queste conversazioni, come narra anche il Ciarlanti,

 

il Laurerio li disse con animo risoluto, ch’egli haveva ad essere sicuramente Papa, s’alzò all’hora il Cardinale ciò udendo, e caramente l’abbracciò, e levandosi da testa la berretta rossa, la pose sopra il capo di quello, con darli speranza di haverlo ad ornare di tale eminente dignità [lxiii].

 

Non sappiamo se la vicenda sia storicamente avvenuta, tuttavia essa è stata ripresa da tutti i primi biografi di Laurerio, e, soprattutto, può essere considerata verosimile dato il curriculum del servita: gli studi bolognesi e la successiva produzione scientifica di Dionisio, di cui si è prima fatto cenno, la docenza nelle università da quasi dieci anni, nonché, fin dall’età di 30 anni, l’investitura della carica di procuratore generale dell’ordine e di penitenziere di Enrico VIII. D’altra parte, il Farnese, prelato capacissimo, in quel tempo sessantenne, rivestito di preminenti incarichi nella Chiesa fin dal 1492 quale tesoriere generale, cardinale dal 1493, colui che presto doveva rivelarsi come uno dei più grandi tra i pontefici del Rinascimento, sicuramente aveva ogni esperienza di introspezione: e, da quelli che saranno i suoi comportamenti verso il Laurerio, di poco successivi, veramente lo avrebbe benvoluto, anche al di là di quanto l’episodio, leggenda o storia, facesse prevedere.

Il comune interesse per le scienze matematiche ed astronomiche può interessarci, invece, per un lato della personalità delle due figure che, per motivi comprensibili, è stato molto trascurato dai biografi: è nota la prossimità di quelle discipline ad uno studio allora vietato, quello della magia. E’ bene chiarire che nel Cinquecento molti oggetti d’indagine della magia naturale sono entrati a far parte delle moderne scienze sperimentali fin dal secolo successivo: dallo studio degli astri ai fenomeni elettrici, dal magnetismo all’alchimia, all’ottica ecc.

 

i programmi universitari non accontentavano neppure le menti più sobrie, quindi nessuna meraviglia se gli spiriti più arditi si convertivano a una forma di conoscenza più promettente, anche se di dubbia liceità. Per gli uomini del Cinquecento la magia naturale sapeva di misticismo e di eterodossia ma appariva utile e degna di essere coltivata e nella stessa personalità potevano convivere e conciliarsi senza troppa difficoltà l’interesse per la magia e quello per la scienza[lxiv].

 

Se «l’uomo universale del Rinascimento è soprattutto colui che ha smarrito i confini dei vari campi del sapere e del fare»[lxv] molti furono gli umanisti che, percorrendo le strade più diverse, pervennero ugualmente a studi pervasi dagli attributi di “magia naturale”. Marsilio Ficino, medico, sostenne la compenetrazione fra filosofo e mago perché «si occupa di scienze della natura e opera sul piano naturale»[lxvi], e così Giovanni Pico della Mirandola, conoscitore e studioso della cabala ebraica, combatté contro l’«astrologia divinatrice» difendendo l’«astrologia matematica», tesa a studiare le leggi sul movimento dei corpi celesti. Leonardo (in Madrid II [lxvii]) scriveva che «tutte le matematiche sieno speculation filosofiche», sicuramente accomunando a quelle tutte le indagini scientifiche sperimentali; eppure, alcuni decenni dopo, Enrico Cornelio Agrippa di Nettesheim, medico e mago, ancora doveva combattere contro «teologastri e sofisti pronti a condannare, solo a sentirne il nome, magia e cabala» [lxviii]. Pressoché coetaneo del Laurerio, Girolamo Cardano spaziava dalla matematica alla medicina, dall’astrologia alla magia, dalla geometria alla musica al gioco d’azzardo, ovunque rivoluzionando il sapere del suo tempo; e Paracelso di Hohenheim, medico ed alchimista, filosofo e mago, estimatore di Ficino (da lui definito Italorum medicorum optimus), incarnò la figura che Ficino stesso aveva definito mago perché «filosofo esperto nelle cose naturali e celesti»[lxix].

Valeva, insomma, una corretta distinzione nell’ambito della magia, ossia quella prescritta da Della Porta, che discriminò fra due tipologie ben differenti:

 

In due specie si usa dividere la magia: infame l’una, e resa nefasta dal commercio con gli spiriti maligni, sfigurata da incantamenti e curiosità malvage, e questa si chiama stregoneria []. L’altra è la magia naturale, che tutti i più saggi con grandi lodi accolgono, coltivano e venerano, talché non vi è scienza più eccellente né più apprezzata di questa dagli uomini dediti alle buone lettere  [lxx].

 

Tuttavia non era semplice per gl’illetterati, o per quelli in mala fede, operare una tale divisione, cosicché allo studioso era agevole, al contrario, incappare in accuse di stregoneria e simili. Sia Alessandro Farnese, persino da pontefice, sia Dionisio Laurerio non furono immuni da addebiti di tal fatta: nel codicetto del P. Romano vi è un appunto di questi ove trovava annotato a mano che

 

il cardinale Angelo Maria Quirini difese Paolo III dalla taccia dello studio della magia nella Diatriba III § 1 contro lo Schelornio ecc.[lxxi] .Vedi questa Diatriba ed anco la lettera di Paolo III pag. 10, dove ho preso questa notizia, e così si parlerà della voce sparsa intorno alla magia del Laurerio.

 

In realtà, la matematica di quel tempo aveva un vasto campo di ricerca: spaziava, infatti, su «aritmetica, geometria, musica, astrologia, goniometria, meteorologia, diottrica, geografia, idrografia, meccanica, architettura, architettura militare, pittura e scultura. I primi quattro argomenti rappresentavano la matematica pura, i rimanenti la matematica applicata»[lxxii]. I comuni discorsi intrattenuti tra il Farnese ed il Servita erano divenuti di pubblico dominio se anche Pasquino e Marforio motteggiavano sugli argomenti di quelle conversazioni[lxxiii] :

 

Marf.  [] Et noster Paulus Frenesius, ho! Farnesius dicere volebam, Pontifex in astrologia et divinatione primas hac tempestate obtinere dicitur.

Pasq.  Neque id falsum est; nam ut suae artis socium haberet, Dionysium Servitam, sui Ordinis principem, Cardinalem fecerat; et ipsemet Pavulus sibi hanc laudem assumit…

 

A causa dei pochi dati certi disponibili non è possibile esprimersi sulla reale portata degli argomenti esoterici trattati dai due prelati; tuttavia, la loro saggezza non sembra lasciare spazio alcuno ad un loro impegno nell’astrologia divinatrice, quella già condannata da Pico nelle pretese di divinazione del futuro. Respinta la magia negromantica, Pico esaltava solo la magia naturale che «marita il mondo», sfruttando le forze della natura; e solo quel modo di razionalizzare può apparire prossimo a due menti impegnate nel quotidiano governo della Chiesa universale.

 

5. Lo scisma d’Inghilterra ed il generalato dell’Ordine dei Serviti

 

Giunti all’agosto del 1532, morto Warham, Thomas Cranmer fu richiamato da Enrico dalla Germania e sostituito al defunto nella carica di arcivescovo di Canterbury e primate d’Inghilterra, ottenendo poi la conferma papale nel concistoro del 21 febbraio seguente[lxxiv]. Il 23 maggio 1533 Cranmer pronunziò la piena nullità del matrimonio di Enrico e Caterina, ed il giorno 28 dichiarava valido il matrimonio con Anna Bolena[lxxv], segretamente celebrato il 25 gennaio[lxxvi]. Clemente VII, in risposta, l’11 luglio decise di annullarlo; pronunciava, altresì, la scomunica maggiore contro il re, assegnandogli, tuttavia, un termine fino al 30 di settembre: una bolla dell’8 agosto notificava sentenza e sanzioni[lxxvii]. In pari data il concistoro arrivava alle stesse decisioni, con le medesime conseguenze.

A Dionisio non rimase che scrivere una lettera di resa, datata 20 agosto: il re «serenissimo» avrebbe saputo cosa egli aveva fatto per la corona dall’ambasciatore Benedict Benet, da Edoardo Karne e dal signor Bonner, agenti di Enrico con i quali aveva lavorato fianco a fianco. «Profundis etenim intimis cordis mei penetralibus defixus inheret quam a me aut ab aliis verbotenus exprimi possit». Solo l’altrui perfidia aveva potuto generare un tale risultato: «nam qum ego infelices labor nostrorum seccussus cogito mox non mee aut tuorum desidie vel ignavie sed hominum huius temporis perfidie procul dubio adscribi debere conspicio». Dispiaciuto grandemente di tutto quello che si è ottenuto, Laurerio si congedava firmandosi «Humilis perpetuusque servulus»[lxxviii]. In realtà quell’appellativo di «perpetuo» non si sarebbe rivelato certo tale, visto che la Storia avrebbe presto visto Dionisio dall’altra parte degli schieramenti: esattamente come per il cardinal Pole e per lo stesso Farnese.

Le note dedicate al Laurerio da G. Moroni riportano di un suo viaggio a Londra per conferire personalmente con Enrico VIII: «Cranmer [] giunto in Londra mise in ottima vista Dionisio al re, alla cui corte d’ordine di Clemente VII dovette poi trasferirsi per urgentissime cause, e per affari di religione»[lxxix]. De Nicastro già aveva esposto quella notizia associata all’incarico di penitenziere, scrivendo che

 

servì in tale carica Dionigi con somma laude, ed al Pontefice, ed al Re Britannico. Ma essendo poscia questi traviato dal dritto sentiere, stimò saggiamente Clemente di trasmetter Dionigi nell’Inghilterra, credendo ch’egli con la sua maravigliosa dottrina, e molto più con la servitù, e corrispondenza passata col medesimo, fosse per ridurlo ad bonam frugem. Ad ogni modo Dionigi per la protervia, e durezza del Rè, non poté riportar veruna cosa di profitto a’ prò della vera Religione.

 

E’ appena il caso di notare come gli autori non abbiano espresso la fonte della notizia, evitando anche di indicare l’anno della missione inglese, che, pertanto, resta nel campo delle notizie non direttamente riscontrabili[lxxx].

Nell’estate del 1534, tutto il clero inglese dovette giurare fedeltà ad Enrico come capo supremo della Chiesa[lxxxi]; Clemente VII morì il 25 settembre di quell’anno, ed il 12 ottobre il conclave elesse a succedergli Alessandro Farnese, con il nome di Paolo III [lxxxii]. E’ ovvio che il primo dei problemi che il nuovo pontefice dovette affrontare fu lo scisma d’Inghilterra, tuttavia la nazione era ormai definitivamente persa per il cattolicesimo: alla morte di Fisher ci fu grande sdegno a Roma, e «dal vecchio arsenale pontificio venne cavata fuori l’arma ormai rugginosa della dipendenza feudale dell’ Inghilterra dalla Santa Sede», ossia la possibilità che il re potesse essere privato del regno per lesa maestà[lxxxiii]. Ai fini del presente studio, ci preme invece sottolineare che uno dei primi atti di Paolo III fu quello di scegliersi i collaboratori più fidati: Dionisio, teologo ormai celeberrimo, a solo tre mesi dall’elezione del Farnese, da questi venne elevato il 22 gennaio 1535 a Vicario Generale Apostolico dell’ordine dei Servi di Maria[lxxxiv], in attesa del conferimento del generalato. Il Nostro, tuttavia, «non volle in alcun modo fare uso del Decreto Pontificio», in attesa del Capitolo Generale da riunirsi a Budrio[lxxxv]. Una volta convenutivi, la formalizzazione dell’elezione vide un Laurerio apparentemente schivo dinanzi a qualunque onore ed onere.

 

Per ben due volte, anche dopo la ripetuta unanime elezione canonica, tornò a rinunziare, finché una terza volta fu dagli elettori preso di peso e portato sulla sedia generalizia. La ripugnanza del Laurerio si spiega anche per il fatto che egli già prevedeva come ben poca della sua attività avrebbe potuto impiegare per l’Ordine, dato che il Papa si serviva continuamente di lui []. Infatti dovette quasi sempre governare [] mediante Vicarii generali [lxxxvi].

 

Suggestiva la narrazione del de Nicastro[lxxxvii]:

 

[] quantunque egli havesse il Breve Pontificio, col quale veniva creato Maestro Generale dell’Ordine, ad ogni modo due fiate rinunciò il Generalato, dicendo le parole del Vangelo Qui non intrat per ostium in ovile ovium, ille fur est, & latro; e due fiate à viva voce di tutti i vocali fù acclamato Generale XXVIII dell’Ordine. Poscia, cantando i Frati il giolivo Inno Te Deum laudamus, fu portato nella Chiesa. Ivi avanti di essi, e del numeroso Popolo concorso, piangendo rinunciò la terza fiata al diploma Pontificio. Mà acclamando concordemente tutti i Padri Vivat Dionysius Generalis, Vivat Dionysius Generalis, gli fù data de essi l’obbedienza, sicome costa dallo strumento della sudetta elezione.

 

Secondo la cronaca riferita da un confratello contemporaneo, fra Sebastiano Vongeschi da Pistoia, il pontefice «con le sue proprie mani li mise in capo la baretta, e dette le S. Costituzioni e sigillo dell’Ordine, e più lo titolo A Domino factum est istud»[lxxxviii]. Da allora in poi il motto, evidentemente tratto dal Salmo CXVII, fu la sottoscrizione solitamente utilizzata dal Laurerio al posto della sua stessa firma. Paolo III lo volle Visitatore della Congregazione dei Servi di Maria[lxxxix], conferendogli i più ampi poteri di visitare e riformare i monasteri dell’ordine, eventualmente facendo uso di censure e dello stesso braccio secolare contro «gli inobbedienti ed i ribelli» ed il Laurerio stesso, da generale dell’Ordine, convocò un Capitolo proprio allo scopo di «studiare e rendere più efficaci i suoi provvedimenti relativi alla riforma, come fu poi disposta dal Concilio di Trento»[xc].

Non abbiamo rintracciato ulteriori documenti d’archivio relativi al 1535, ad eccezione di un atto d’acquisto firmato «fra Dionisio Priore Generale», contenuto nel nominato Archivum S. Marcelli, relativo ad una casa sita in piazza Colonna, comprata dai serviti il 22 dicembre. Certamente l’anno trascorse nell’onorare i nuovi gravosi impegni, collaborando da vicino con il pontefice, stretto fra lo scisma d’Inghilterra e la dilagante eresia luterana, e pressato dalla necessità di un Concilio ecumenico.

 

6. Il Concilio e la nunziatura di Scozia

 

Nel 1536 Paolo inviò i suoi legati apostolici ad annunciare il prossimo Concilio a tutta la Cristianità: «in Polonia, il friulano Panfilo Strassoldo, nell’Impero nei Paesi Bassi e negli Stati scandinavi Peter Van der Vorst»[xci]. A luglio si era deciso che per Giacomo V Stuart, re di Scozia, nunzio straordinario sarebbe stato il lucchese Silvestro Dario, ma per qualche impedimento fu sostituito da Dionisio[xcii]. Sforza Pallavicino scrisse di Laurerio, a proposito della suddetta nunziatura, specificando che il servita fosse di Benevento ed aggiungendo che era stato «impiegato prima da Clemente in gravi affari in Ungheria» [xciii].

La lettera di designazione è del giorno 12 ottobre 1536[xciv], mentre le istruzioni per il Laurerio citate da Ehses[xcv] sono tratte dalla copia coeva contenuta nel cod. Vaticano  lat. 3915 [xcvi], e sono datate 24 ottobre; si dà il caso che esaminando la lettera originale posta nell’Archivio Vaticano[xcvii] si faccia la scoperta, già preannunciata, che Dionisio compaia con il suo cognome originale «Laurelio». Invece Ehses giammai avrebbe potuto leggere «Laurerio» nel Vat. lat. 3915  perché il destinatario delle istruzioni è denominato unicamente «Magister Dionysius Generalis Ord[inis] Servorum»[xcviii].

Esse dispongono che il cardinal Agostino Trivulzio debba ottenere un salvacondotto per Maestro Dionisio per il viaggio verso la Scozia:

 

quarum munimine per Angliam in Scotiam suum iter eundo et redeundo tuto facere possit. Per Angliam iter faciens omni prudentia et modestia utatur, ne iustam alicui de eo conquerendi praebeat occasionem[xcix].

 

Ottimistica speranza del pontefice, secondo la quale sarebbe bastato usare «prudenza e discrezione», senza «offrire pretesti per lamentarsi», affinché il Servita potesse transitare in sicurezza nell’isola britannica: lo stesso Paolo III presto avrebbe preferito evitargli ogni rischio astenendosi dall’inviarlo di lì. Gli ulteriori ordini impongono di presentare copie del breve e della bolla a re Giacomo e di aggiungere, nel caso, quanto il pontefice sia riconoscente che la Scozia continui a preoccuparsi per la Chiesa di Roma; comandano, infine, di consultarsi con l’arcivescovo di St. Andrews (il primate di Scozia James Beaton) e con l’arcivescovo di Glasgow (Gavinus Dunbar).

Illuminante, nell’esame della nunziatura straordinaria di Scozia curata dal Laurerio, è lo studio delle citate Letters and Papers relative al regno di Enrico VIII, nonché le corrispondenze diplomatiche della Sede Apostolica visionate dalla Facoltà di Storia Ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana di Roma e dall’Ecole Française di Roma. La raccolta [c] utilizza le copie dei dispacci diplomatici del Cinquecento e Seicento conservate in Vaticano, le Lettere di Principi, registri nn.10-12-14-14a[ci], nonché i regesti Letters and Papers della British Library[cii]. Infatti, poiché gran parte dei riferimenti storicamente certi, relativi alla cosiddetta nunziatura di Scozia del Laurerio, è conservata proprio negli atti della nunziatura in Francia da quest’ultima trarremo le notizie che ci interessano.

Nunzio apostolico dell’epoca è Rodolfo Pio di Carpi, vescovo di Faenza (così come si firma), il quale aveva già svolto una missione in Francia nel 1530 e poi nel 1533, mentre la nunziatura era in mano a Cesare Trivulzio, vescovo di Como. L’incarico era passato al Carpi nel 1535, con l’inizio della politica del Concilio di Paolo III: Vergerio inviato in Germania, Guidiccione in Spagna; Carpi era giunto a Saint-Germain, allora sede della Corte, il 17 febbraio, e ne sarebbe ripartito nel luglio del 1537[ciii]. La corrispondenza esaminata è sempre indirizzata ad Ambrogio Ricalcato, segretario di Paolo III fino al dicembre 1537 (quando sarà rimosso ed incarcerato in Castel S. Angelo con l’accusa di simonia).

Il Laurerio è da poco partito che, il 18 novembre, un dispaccio di Thomas Cranmer informa Enrico VIII che «father Denis who wrote on the King’s side being now General of the religion goes as Ambassador from the Pope towards the King of Scotts»[civ] : non è stata dimenticato quanto il Laurerio aveva fatto a Roma per l’annullamento del matrimonio di Enrico, ma ora da generale del suo ordine va in Scozia come ambasciatore (presso una nazione acerrima nemica del Tudor). Fonte della notizia relativa a fra Dionisio, che Cranmer dice di ricevere da Roma, è John Bianket, già proprio familiare ed ora al servizio del cardinal Ghinucci, vescovo di Worcester. Le tempestive note di Cranmer informano Enrico che il Farnese sta convocando molti prelati per un prossimo concilio e fra di loro un nuovo avversario della Corona, Reginald Pole: questi era andato a Roma nonostante il divieto di Enrico, ma Cranmer tiene a precisare al re che Paolo III ospita il Pole nel suo palazzo con grandissima considerazione, tanto che voci informate parlano di una prossima porpora cardinalizia; cosa che puntualmente sarebbe seguita a distanza di un solo mese. Dalla curia romana, Dandino scrive al Carpi il giorno 25 informandolo che Sua Santità vuole anche che fra Dionisio parli con Sua Maestà (Francesco I) relativamente al problema costituito dalla disobbedienza dei frati Servi in Francia[cv].

Il Servita giunge il 10 dicembre alla corte francese, come testimonia la lettera del giorno 13 indirizzata a Roma dal nunzio, Rodolfo di Carpi, il ”Vescovo di Faenza” [cvi]. Questi osserva che per ora sarebbe bene ospitare presso di lui il nunzio in Scozia perché, anche se fosse possibile ottenere dai francesi un salvacondotto per l’Inghilterra (cosa di per sé già improbabile per quello che si sente di quella nazione), a motivo della grande volubilità di Enrico e dell’infinita empietà e malvagità dei suoi ministri, egli stesso non si sente di ardire a consigliare la partenza del Laurerio. Ed esplicita:

 

Tutto questo nonostante io reputi Sua Signoria il più disponibile ad incontrare qualunque pericolo ad un cenno di Sua Santità.

 

E’ forse il primo dei giudizi formulati sul Nostro, dai contemporanei, senza che si debba dubitare dell’imparzialità dell’autore: ci stiamo riferendo, infatti, a pareri estratti da corrispondenza diplomatica, quindi privi della necessità di compiacere un qualsivoglia ospite od ascoltatore. Il generale dei serviti ha preso contatto con la corte francese: re Francesco I, il potente Gran Maestro e luogotenente generale Anne de Montmorency, il cardinale du Bellay[cvii], mentre re Giacomo V di Scozia è a Parigi per mettere a punto i festeggiamenti per le sue nozze con  Maddalena, figlia di Francesco I. A corte lo Stuart ha detto che avrebbe gradito la nomina a cardinale per il suo cancelliere, l’abate di Arbroath David Beaton, nipote di James, arcivescovo di St. Andrews e primate di Scozia. Il giovane sovrano, allora di soli 24 anni, orfano del padre quasi dalla nascita, era passato dalla reggenza della madre a quella dei due Beaton, veri artefici di molte importanti decisioni di quel re, comprese le sue nozze (nonché le successive).

Mentre anche l’inviato di Reginald Pole ha problemi per raggiungere l’Inghilterra dalla Piccardia, il Faenza da Parigi scrive preoccupato a Roma che «sia bene che il Rev[erendissi]mo Generale se ne ritorni compito che abbia quanto ha da fare con il Re di Scozia, il che credo non sarà finite le feste che si apparecchiano, le quali non sono perdurare per pochi dì»[cviii]. Nel dispaccio del giorno 28 il vescovo di Faenza informa Roma che «il Rev[erendissi]mo Nunzio al Re di Scozia hoggi è stato lungamente con il cancelliere di Sua Maestà, e l’uno e l’altro è restato ben satisfatto, e domani mattina sarà con la Maestà Sua»[cix].

Il 6 gennaio 1537 Faenza comunica di aver colloquiato con l’ambasciatore inglese in Francia, Wallop, sulla situazione politica del suo paese e su Enrico da poco tornato a Londra in corteo, dopo i disordini, deciso a concedere al popolo un parlamento «per giudicare per giustizia sopra le querele che facevano». Il nunzio in Francia spera, così come il papa, che Enrico torni da solo sulla retta via di obbedienza al pontefice, perciò ancora si astiene dal rendere pubbliche le censure ecclesiastiche contro il Tudor, e decide di «ritardare quì il R[everendissi]mo Nunzio al Re di Scozia», in attesa di andare nell’Isola «accompagnato con il favore del Re»[cx]. Wallop, incontrato dal Faenza alle nozze di Giacomo e Maddalena, non crede che il Laurerio sia andato fino in Francia solo per i problemi del suo Ordine per cui «ha mostrato meco credere che il detto Nunzio vadi più per fare contro Inghilterra, che per altro», visto che considerano il re di Scozia «loro inimicissimo».

 

Il dispaccio del giorno 14[cxi] ci riferisce di un re Giacomo

 

 d’ottima volontà, e tanto osservante di Sua San[ti]tà quanto si possa desiderare [anche per] le continue carezze, e ferme parole che Sua M[aes]tà, e mons[ignor] d’Abbrotto suo cancelliere usano con meco [sic], e con il R[everendissi]mo Nunzio, quale per verità ha guadagnato molta grazia, non solo con quello, ma con Sua M[aes]ta Christianissima Mons[ignor] Gramm[ae]stro, e Regina di Navarra, quale volentieri parla seco, e tutti insieme per quel che me ne dicono lo tengono chiaramente in molta reputazione, et estimazione di dotto, et huomo molto desto al negoziare, e fossi che con questi mezzi, e favori potria dare buon fine alle cose della sua religione quì, con tutto ch’ei habbia difficultà grandissima, alle quali attende aspettando io risolverlo di quello habbia a fare circa il ritorno, o progresso suo, il che sarà, come per l’altra ho scritto, secondo quelche si ritrarrà d’Inghilterra [] [cxii].

 

Anche le corti di Francia ed i reali di Scozia hanno quindi espresso grande stima per il Laurerio; sanno quanto sarebbe importante la sua figura per l’appoggio di cui necessita il giovane re ad Edimburgo, circondato dai molti nemici che Enrico gli mette contro, in patria e fuori. Ma troppo grandi i rischi per il nunzio in Scozia in un eventuale transito lungo l’isola britannica, minacciata dai sicari inglesi: lo stesso re Giacomo manifesta «desiderio grande ch’ il R[everendissi]mo Generale [] ritorni presto a Roma»[cxiii]. Paolo III medesimo avrebbe approvato, secondo quanto scrive l’11 gennaio il cardinale Alessandro Farnese al cardinal Faenza:

 

Che V[ostra] S[ignoria] R[everendissi]ma habbia dissuaso l’andata del R[everen]do nuntio in Scozia, per li pericoli etc., Sua Santità ne ha avuto piacere per non lassarlo andar in sì manifesto pericolo, et non li par più necessaria l’andata sua in quella isola, havendo satisfatto (coma ha) con quel re [] [cxiv].

 

Il dispaccio del giorno 30 [cxv] ci fa sapere che «il R[everendissi]mo Nunzio al Re di Scozia sarà chiamato da Mons[ignor] il Gramm[aest]ro per parlare secondo l’ordine di V[ostra] S[ignoria][di Ricalcato medesimo, e quindi per disposizione del papa, n.d.A.] a Sua M[aes]tà Chr[istianissi]ma toccando la pace»; indubbiamente, secondo Faenza, molto può fare al proposito il Laurerio, visto quello che già in precedenza si era detto,

 

per esser quello in buonissima reputazione appresso tutti, da quali è laudato, dico molto di letteratura, bontà, lingua, e destrezza d’ingegno, il che mi è parso debito mio di far intendere a Sua S[anti]tà, trovando io di bocca di tutti loro essere così [cxvi].

 

Il cardinale non potrebbe essere più esplicito nella sua prosa, asciutta ed efficace: fra Dionisio sta ben spendendo il suo tempo presso la corte di Francia, in quel momento a St. Germain[cxvii]; l’alta considerazione degli importanti personaggi, posti al centro del cuore politico d’Europa, non può che giovare alla riuscita delle molteplici missioni diplomatiche che il Nostro è chiamato ad affrontare: il breve d’intimazione del Concilio, già consegnato nelle mani di Giacomo V, e la visita con l’eventuale riforma dei conventi dell’Ordine in Francia, per cui Francesco I avrebbe potuto interporre anche l’autorità regia (così come Giacomo avrebbe potuto per la visita di riforma in Scozia).

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che, associata a tali incarichi, era spesso unita la corresponsione di pingui doni in denaro e preziosi che gli alti diplomatici portavano seco, per gli usi più consoni al successo della legazione: riferendosi alla nunziatura scozzese condotta da mons. Pietro Lippomano, J. Law scrive espressamente che egli «carried funds for political purposes, to use at his own discretion, to placate or encourage influential Scots»[cxviii]. Lo storico scozzese [cxix] studia nel saggio due missioni di poco posteriori a quella del Laurerio, tra cui quella di Marco Grimani del 1543, delle quali si conosce molto di più, e dove l’autore può meglio soffermarsi sugli episodi. Per Lippomano

 

the money brought by the bishop of Verona was put to wrong uses. Ecclesiastical  patronage and, in particular, the provision to benefices was another area where Paul III could influence Scottish affairs [cxx].

 

E’ molto probabile che Dionisio Laurerio abbia personalmente portato per Giacomo V doni importanti per aiutare lui a tenere il suo Paese unito contro l’Inghilterra e lo scisma, ed a far sì che i nobili del regno lo seguissero:  così sembra pensare anche P. Rebora scrivendo[cxxi] che «Paolo III  inviò doni a Giacomo nel 1537». Del resto, nella corrispondenza del 13 marzo[cxxii], il card. Faenza riferisce che, prima di ritornare, i reali di Scozia hanno parlato di un «certo affare di quello [in riferimento a mons. Arbroath, n.d.A.], di che dovea parlare il P[rio]re Generale de i Servi a Sua San[ti]tà». Dalle considerazioni di Faenza sull’abate «che sia come padre al re di Scozia» e dal successivo suggerimento di compiacere quel prelato, si intuisce che «l’affare» consisteva nel cappello cardinalizio per mons. Beaton, quale giusta ricompensa per i suoi servigi alla Chiesa di Roma, affinché la Scozia le resti fedele: Giacomo lo aveva richiesto, insomma, sia al nunzio in Francia che al nunzio in Scozia, a chiare lettere.

Faenza continua ad essere il tramite tra le aspirazioni di Beaton che «mostra infinita sete di far servitio a Sua San.tà» e le necessità del pontefice di avere sia un nunzio in Scozia che un abile ed ascoltato portavoce presso la corte di Edimburgo, per avvalersi della grande disponibilità di quel re verso la Santa Sede: nel dispaccio che scrive da Amiens il 12 aprile[cxxiii] il nunzio, con la franchezza solita, riferendosi alla nunziatura permamanenet in Scozia, esprime una chiara valutazione sulla necessità, ed opportunità, di utilizzare Dionisio. Perché 

 

quando Sua S[anti]tà mandasse il Generale de i Servi, io per me crederei fosse molto a proposito per conoscere già l’humore, et essere in opinione di quelli  [la coppia reale, n.d.A.], e di buon cuore, e volere nel servitio di Sua San[ti]tà, e potria intrattenere di sorte questo Abbate, quale si può dire il Re medesimo [].

 

Ed aggiunge che non sarebbe fuori luogo creare Arbroath «Cardinale, e Legato in quel Regno»[cxxiv]. Conclude scrivendo che ha soltanto offerto un suo umilissimo parere a Sua Beatitudine, affinché prenda tempo a decidere chi mandare per il difficile incarico in Scozia: certamente sarà «huomo di qualch’ esperienza, e soprattutto ben prudente».

Il successivo giorno 13, alla vigilia della partenza di Arbroath, Faenza spiega all’abate, ancor più apertamente, che l’appoggio di re Giacomo alla causa del papa gli avrebbe certamente fruttato il cappello cardinalizio. Beaton di Arbroath si dichiara pronto a qualunque ordine, anzi chiede al Faenza un codice cifrato per corrispondere con Roma e lo invita ad inviare un nunzio ad Edimburgo.

 

E parlandogli del Generale de i Servi, mi mostra che lo desideraria più ch’ogni altro, onde mi pare veramente che Dio ci apra una gran strada per apportar grand’honore e contento a Sua San[ti]tà, alla quale non dovria esser grave in tal caso far questo Card[ina]le, che sarà sempre membro honorato, e laudato per più conti [cxxv].

 

Con questi schietti e motivati giudizi su Dionisio Laurerio espressi dal cardinale Rodolfo Pio di Carpi, vescovo di Faenza, nunzio in Francia, e da James Beaton, primo cardinale della storia scozzese (1538), arcivescovo di St. Andrews e primate di Scozia, si conclude la presenza del generale dei serviti nei dispacci diplomatici di quella nunziatura.

Una volta di più si dimostra la fondatezza dell’asserire che soltanto le prove documentali, tanto più se di elevata affidabilità, costituiscono buone garanzie alla corretta ricostruzione degli accadimenti storici. Infatti, biografi di Dionisio pur illustri, quale il Ciacconio, scrissero dell’arrivo del Nostro nella reggia di Edimburgo, alla presenza di re Giacomo e dei nobili del regno[cxxvi], perché al Servita sarebbero giunte successivamente le disposizioni del 23 novembre 1536 che ordinavano di riformare i monasteri dell’ordine. Tuttavia nessuna concreta notizia abbiamo del soggiorno scozzese, al fine di poter comprovare l’asserto del Ciacconio; al contrario della successiva legazione di Grimani, del quale abbiamo la corrispondenza ripresa da R. K. Hannay in «Letters of the Papal Legate in Scotland, 1543»[cxxvii]: da questa è ricavabile finanche la residenza occupata dal Grimani nel corso del soggiorno. Certo è che lo stesso Ehses[cxxviii] deve riconoscere che «de rebus per Laurerium coram Iacobo V rege in aula Edinburgensi et postea per Scotiam et Galliam in rebus sui ordinis gestis nonnulla habet» contraddicendo quello che aveva scritto Arcangelo Gianio, curatore degli Annalium dell’ordine servita [cxxix]. Questi, a sua volta, riferiva solo le generiche notizie del Ciacconio sopra riportate, senza che nessuno dei due avesse mai chiarito la fonte originale delle medesime.

Altrettanto avversa all’opinione che il Laurerio abbia visitato la Scozia è la storiografia contemporanea, primo fra tutti proprio Jedin, il quale scrive come il Servita abbia notificato a Giacomo V, allora in Francia, l’annuncio papale, «e lasciò l’incarico di citare i prelati scozzesi al futuro cardinale Beaton favorito del re»[cxxx]; la nota 7 [cxxxi] riferisce, infine, che «la conferma di ricevuta non stampata, che trovasi in Vat. lat. 3915 f.154r, 28 gennaio 1537, non contiene nulla di importante». Secondo il Gianio il Generale, di ritorno dalla nunziatura straordinaria, effettuata «plena facultate Legati de latere»[cxxxii], sarebbe sbarcato a Calais nel 1538 per dare esecuzione alla bolla pontificia sull’obbedienza dei frati servi. Poi, per l’ostinata protervia dei confratelli francesi, sarebbe dovuto ripartire lasciando l’incarico al suo vicario in Francia. Giunto a Roma, nel riferire a Paolo III sulla nunziatura di Scozia, non avrebbe mancato di descrivere l’agitata situazione dell’Ordine in Francia, scatenando l’ira del Farnese. Questi, una volta a Nizza per il convegno con Carlo V, emise il successivo 4 giugno una bolla che, rinnovando quella di Leone X del 1516 In Fratres Apostatas, riconosceva al priore generale dei serviti la facoltà di emettere giudizi e censure verso i confratelli che non osservassero lo regole, soprattutto quelle che proibivano di dimorare al di fuori del convento[cxxxiii].

Quello che personalmente abbiamo costatato, comunque, è il fatto che il Nostro figura presente a Roma, nel citato Archivum Sancti Marcelli, sotto la data dell’11 maggio 1537 per l’atto di locazione del Casale di Marcigliano, posto sulla via Salaria, a Cristoforo de Taxis[cxxxiv] e sotto il 18 luglio per l’affitto al cardinale Alessandro Cesarini del Casale di S. Nicola (oggi Casal Boccone)[cxxxv]; la prossimità di queste date a quelle nelle quali Dionisio era in Francia fa ritenere che non dovrebbe esserci stato alcun viaggio in Scozia.

Al momento null’altro si conosce sulla nunziatura effettuata dal Nostro. Soltanto si può concludere che, qualunque fosse stato il risultato immediato di una eventuale missione del Laurerio, facendo nostre le osservazioni di J. Law sulla politica pontificia un Scozia, Paolo III

 

dimostrò la sua completa dipendenza dalla Francia [cxxxvi]. Alla metà del Cinquecento il papato non possedeva le risorse per esercitare un ruolo decisivo ed indipendente negli affari scozzesi. Dove Paolo III era stato in grado di fornire un contributo, mediante l’invio di un nunzio fornito di denaro ed attraverso l’esercizio del diritto di designazione dei benefici scozzesi, egli determinò il consolidamento della politica francese.

 

             L’uso improprio del denaro portato da Roma ed il fatto che fosse lasciata irrisolta la situazione ecclesiastica, «enfatizzano il ruolo secondario giocato dal papato e dai suoi rappresentati»[cxxxvii], mentre l’Inghilterra continuava a sostenere il protestantesimo scozzese e l’opposizione politica alla Francia ed al partito di Maria di Guisa (sposata da Giacomo V in seconde nozze, vedovo di Maddalena).

 

 

7. Il bisogno di riforme e l’elezione al cardinalato

 

Il ritorno del Laurerio a Roma vede l’inizio di un altro gravoso impegno, fortemente voluto dal Farnese fin dall’elevazione al soglio: una sincera riforma della Chiesa, che, per il precipitare degli eventi, poteva sfociare solo nell’urgente convocazione di un concilio ecumenico.

Probabilmente il Servita, in visita alle nazioni del Nord Europa, doveva essere rimasto profondamente scosso nel costatare quanto grave e colpevole fosse sentita la condotta della S. Sede. Un febbrile lavoro fece sì che nell’autunno del 1537 il Generale desse al pontefice ed al Consilium quator delectorum super reformatione Romanae Ecclesiae (composta dagli illustri cardinali Contarini, Carafa, Simonetta e Ghinucci) una Compositionum defensio: un «coraggioso documento nel quale il Laurerio [] suggerisce quello che era necessario riformare in riguardo al compenso che si richiedeva per ottenere documenti pontificii, cosa che sembrava sapesse di simonia»[cxxxviii].

Le parole del Nostro risuonarono durissime per la Curia romana; indirizzandosi a Paolo III, così si pronunciava: 

 

Ma se anche tu deciderai di ritenere quello che è giusto ed equo, a proposito delle composizioni e perciò giudicherai di non toglierle (del tutto), non tentennare, te ne prego, nell’abolire quei funestissimi abusi che nascono dall’insaziabile avarizia umana e che hanno resa ingrata, anzi odiosa, a tutto il mondo cotesta S. Sede [cxxxix].

 

Parole terribili, per le mentalità e gli usi dell’epoca, che l’autore accompagnava con dotte citazioni di S. Tommaso e numerosi altri antichi maestri. Ehses[cxl] colloca, all’incirca, nel mese di ottobre il periodo in cui la Compositionum vide la luce, mediante l’esame delle numerose copie manoscritte divise tra Roma, Milano, Venezia e Napoli; fra tutte citeremo il cod. Barberini lat. 5362[cxli] che attribuisce al Laurerio la paternità dello scritto [cxlii]. E’ indubitabile che pochi atti più di una vera requisitoria sugli abusi perpetrati nell’amministrazione della Dataria nella Curia Romana possono meglio testimoniare la severa concezione del governo ecclesiastico da parte del Laurerio e la necessità assoluta di procedere ad energiche riforme: tutta la sua attività, dall’incarico di priore generale in poi, sembrano perfettamente finalizzate al raggiungimento di quella meta, sia nell’ambito dell’ordine servita che in quello dell’intera Chiesa.     

Il 1538 vide, invece, l’imposizione delle decime ecclesiastiche imposte dal pontefice, tornato dal convegno di Nizza, il quale «per apparecchiare un’armata navale contra il Turco, a’ suppliche del Generale Laurerio, che gli rappresentò la necessità, e povertà del suo ordine, concedette che dimidia tantum pars decimarum solveretur» , come scrive il de Nicastro[cxliii]: la bolla di papa Paolo è del 16 luglio di quell’anno[cxliv].

Nel 1539 la Commissione per la riforma fu elevata da quattro ad otto membri, in quanto era stato deciso di riformare, oltre la Dataria, anche Rota, Cancelleria, Penitenzeria e Tribunali[cxlv]; in realtà non sembrava agevole eliminare gli abusi in quanto che «equivaleva togliere al papa il suo sostentamento»[cxlvi]. Il cardinale Contarini continuava a sollecitare il Farnese a nominare in Curia persone distinte, «come mezzo migliore per promuovere la riforma»[cxlvii]. E già ad ottobre cominciò a vociferarsi delle future nomine cardinalizie per il prossimo Natale[cxlviii].

Effettivamente gli storici riconoscono che il concistoro del 19 dicembre premiò quasi esclusivamente «persone distinte e tali, da cui il mondo cattolico poteva attendersi il meglio: ciò vale specialmente per il dotto Dionisio Laurerio», «importante teologo», e poi per Guidiccioni, Cervini e Fregoso[cxlix]. Grande festa nell’ordine dei frati serviti, perché per la prima volta dalla fondazione un confratello era creato cardinale, e sommo onore usò il pontefice col loro generale in quanto inviò a lui

 

 a quattro hore di notte la barretta di Cardinale per mano del suo Pier Luigi Farnese Duca di Parma, e di Piacenza, nel che anche ad intender diede quanto affettuosamente l’amasse, e lo creò Cardinal Prete col titolo di S. Marcello[cl].

 

La bolla di nomina indirizzata al Laurerio, sottoscritta dal pontefice e dai cardinali, è conservata in originale presso l’archivio dei serviti. Il decreto reca le firme autografe di alcune tra le più grandi figure della storia della Chiesa di quel tempo, in primis Paolo III Farnese, insieme con insigni membri del Sacro Collegio, Bembo, Sadoleto, Contarini, Giovanni del Monte (futuro pontefice nel 1550 col nome di Giulio III), Marcello Cervini (al Sacro Soglio nel 1555 col nome di Marcello II), Gian Pietro Carafa (papa fino al 1559 come Paolo IV). E quelle firme sono il miglior sigillo ai giudizi che la bolla riporta, ripercorrendo lo straordinario cursus honorum di Dionisio Laurerio e, soprattutto, le particolari qualità di fede, di dottrina e di animo che lo distinguevano: l’impegno a restituire dignità alla vita conventuale corrotta dai costumi dell’epoca, la splendida mente, la sua celebre dottrina, la singolare onestà e saggezza, la generosità in mezzo alle difficoltà, la fermezza nelle decisioni, l’esattezza nel pronunciarsi, ed infine la massima prudenza in tutte le cose,

 

per cui non hai temuto di portare a termine i molti incarichi sopportando affanni e pericoli occorsi da troppo tempo, anche nella stessa Chiesa Romana; sappiamo che sono state riconosciute le difficili imprese, specialmente al tempo delle persecuzioni della giusta fede, funzioni svolte per Noi e per il Pontefice del tempo.

 

Può ben applicarsi a quelle bolla quanto dedica G. Palazio al nostro Dionisio in Fasti Cardinalium ecc.[cli] : «Excelsus est, humilia respicit e alta a longe cognoscit» (Salmo 137); ovverossia: Egli è l’Eccelso, ma gli umili esalta, e i superbi conosce di lontano. L’onesto Sadoleto scrive personalmente al Laurerio da Carpentras il 13 febbraio del 1540 congratulandosi per la sua investitura: la lettera è la prima conosciuta tra le molte che i due si scambieranno, e compare nella raccolta  Jacobi Sadoleti S.R.E. Cardinalis Epistolae ecc.[clii], citata più avanti.

Il 12 febbraio il “San Marcello” aveva ricevuto la preconizzazione per la cattedra episcopale di Urbino, del quale incarico abbiamo, però, pochissime notizie poiché egli governò esclusivamente a mezzo del vicario generale[cliii]. Fa fede della delusione per la mancata investitura di Benevento una avvilita lettera del Laurerio datata 26 giugno, diretta al cardinal di Carpi, «legato dela Marca»; proprio il nuncio Rodolfo Pio, testimone e cronista dell’attività diplomatica svolta dal Nostro presso la corte di Francia. La corrispondenza, indirizzata ad un cardinale della sua stessa corrente filoimperiale[cliv], comincia con un’accorata dichiarazione di impotenza:

 

Ill[ustrissi]mo et Re[verendissi]mo S[igno]r mio

Io mi trovo in gra[n] travaglio sendo privo dela gratia delo Ill[ustrissi]mo et

R[everendissi]mo Farnese []

 

Il cardinal Alessandro Farnese, nipote del pontefice, già da qualche anno protettore di Giovanni Della Casa, è schierato dalla parte di questi, ponendo il veto alla nomina arcivescovile del Laurerio per la prestigiosa sede di Benevento (cosa che invece sembrava scontata per il successivo concistoro)[clv]:

 

[] et questo ha fatto etiam S[ua] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] ha pegliato per inpresa. Di far’ dar’ larcivescovado di Benevento al Mons. Gio[vanni] dela Casa; del etiam non mi curerei po[n]to, se non sene fusse tanto parlato etiam la cosa, e publica, et publico il scorno ne segue, [] heri si dovea proporr’ in co[n]cistorio, se la pieta et bonta di S. Bea[titudi]ne no[n] pigliava delationi, pero credo senza fallo seguiva leffetto []

 

Lo stesso Paolo III si era poi pentito dello scavalcamento operato a danno del fedele amico:

 

[] et li spiaceva al fine che false relationi di huomini senza spirto havermi postposto ad altri []

 

Talmente cocente, tuttavia, la delusione del Servita da fargli dubitare che i meriti acquisiti presso la famiglia Farnese sarebbero un giorno stati equamente ricompensati:

 

 [...] et certo li meriti di S[ua] Bea[titudi]ne, co[n] il cumulo deli ben[e]fitii mi obligano tanto et di tal sorte. Etiam spender’ ogni di la vita p[er] servitio di S[ua] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] et di ciascuno di casa sua, no[n] paghera mai il debito, et co[n] questa fo fine [] etiam mio S[igno]re Idio la conservi et prosperi  Di Roma il dì XXVI di giugno del XXXX.

Di V[ostra] Ill[ustrissi]ma et R[everendissi]ma S[ignoria] Humil[issim]o et devotiss[im]o serv[itore] Il car[dina]le di Sa[n] Marcello [clvi]

 

In effetti, era ben noto che il Della Casa, allora chierico della Camera Apostolica, mirasse alla cattedra beneventana, poiché aveva ottenuto in quell’anno soltanto l’incarico di commissario per le decime (in Romagna, poi ad Ancona, quindi a Firenze)[clvii]. Egli fece di tutto per brigare ai danni del Laurerio il quale, infatti, non ebbe neppure il tempo di riuscirvi. Per il prelato fiorentino, invece, la desiderata nomina a metropolita beneventano si sarebbe avverata nell’aprile 1544, grazie ai cardinali Bembo, Cervini, Del Monte e, soprattutto, al suo protettore il cardinal Farnese; assegnazione a cui, prestissimo, sarebbe seguita anche quella di nunzio apostolico a Venezia. Viceversa, la porpora gli sarebbe stata definitivamente preclusa a causa dei trascorsi di letterato, autore di sconce opere profane, e poco sensibile al voti di castità anche da tonsurato. Proprio la mediocre statura morale del prelato fiorentino costituiva il legittimo motivo dello scoramento di Dionisio verso «huomini senza spirto» che lo hanno danneggiato mediante menzogne e con «publico scorno»; non è stato possibile capire esattamente a cosa si riferissero quelle falsità, considerando che le uniche accuse mosse al Laurerio, di cui si abbia memoria, sono quelle relative alle cosiddette pratiche magiche.

Tuttavia, la stima di Paolo III per il Nostro appare, immutata, anche da quanto scrive A. F. Piermei[clviii]: il papa, dopo aver sempre raccomandato ai suoi cardinali scelti per la riforma della Chiesa di consultarsi col priore generale dei serviti, una volta elevato questi alla porpora, lo nomina nella medesime commissione, ed il 17 agosto del 1540 gli conferisce l’alta dignità di Penitenziere Maggiore. L’autore scrive che tanto è dimostrato dagli Atti Concistoriali di quel giorno; secondo Ehses il giorno 27, venerdì, nel concistoro adunato in S. Marco[clix], Laurerio sarebbe stato nominato nella commissione di riforma «pro poenitentiaria», insieme con Contarini e Carafa, senza però riferire di ulteriori nomine che riguardassero il Servita.

L’ottenimento dell’incarico di penitenziere maggiore sarebbe comprovato anche da una lettera che il card. Pole scrive al Laurerio, cardinale di San Marcello, per ringraziarlo delle parole consolatorie rivoltegli per la morte di sua madre: «[] quam dignam statim persona majoris Poenitentiarii iudicavi, quam R[everendissi]ma Dominatio vestri gerit» [clx]. Allo stesso ufficio alluderebbe anche il cardinale Sadoleto scrivendo al Laurerio nella citata corrispondenza del 13 febbraio 1540: «Ad eam voluptatem, quam acceperam ex amplificatione tua dignitatis accessit litterarum tuarum suavitas»[clxi].

L’epistolario di quel porporato è anche fonte di conoscenza sulla solidità della reciproca stima intercorsa con il cardinale di S. Marcello: così la lettera del 9 maggio[clxii], in risposta a precedente corrispondenza, e quella del 18 aprile dell’anno successivo. Quest’ultima ritrae Sadoleto che scrive all’amico sulla propria composizione  De Aedificatione Catholicae Ecclesiae, supplicando «Dionisy doctissime» affinché esamini lo scritto da cima a fondo, anche correggendo gli errori. «Quid enim est repraehendi, nisi alieno labore fieri meliorem?»[clxiii]. Un’altra lettera testimonia la grande gioia del Sadoleto nel sapere ancora in vita l’amato amico quando, invece, si erano diffuse false voci sulla sua morte durante la legazione in Lucca, nel medesimo anno 1541[clxiv]. Del resto, anche gli epistolari dei cardinali Polo e Contarini manifestano in tutta evidenza quanto il parere e l’amicizia di fra Dionisio fossero ricercati dai più eminenti membri del Collegio.

Il comune impegno, insieme al Sadoleto, alla ricerca di un’intesa coi luterani, fino a giungere alla convocazione della dieta di Ratisbona, sono comprovati anche dagli scritti indirizzati al Laurerio, al Carafa ed al Fregoso, «ut trium sapientissimorum Cardinalium [] judicio subiiceret»[clxv]. Alvise Priuli, incaricato di trasmettere i pareri dei tre porporati, una volta riferiti quelli del card. Carafa e del card. Fregoso, riportava anche il pensiero del San Marcello. Questi avrebbe direttamente corrisposto con il legato, tuttavia al Servita sembrava che, nell’accordo coi protestanti, il Contarini avesse, sì,

 

fatto guadagno: ma che era ben d’avvertire, che guadagnando con quei di lì non si perdesse con questi di qui[clxvi].

 

I notevoli ostacoli frapposti alla riforma dei dicasteri della Curia trovavano ulteriore intralcio proprio nell’abbandono di Contarini, partito nel gennaio 1541 per Ratisbona, e nella morte di Ghinucci e Fregoso a luglio. Anche la questione relativa alla limitazione delle commende sui monasteri e sui meriti dei candidati nella collazione dei vescovadi videro un rigido Laurerio, così come nell’attacco al legato per le sue opinioni accomodatizie[clxvii]. Purtroppo, l’estrema lentezza nella ricerca della soluzione di tutte le gravi questioni inerenti il governo della Chiesa, con l’ulteriore rapido ingigantirsi del problema luterano, si assommavano alla prima tra le preoccupazioni: la cristianità, già divisa dallo scisma inglese, era tuttora minacciata dal perenne contrasto, bellico e politico, tra le grandi potenze del tempo, Francia e Spagna.

Laurerio, filoimperiale, fu tra i convitati del convegno di Lucca tra Paolo III e Carlo V, il quale vi giunse il 12 agosto secondo la cronaca trascritta nel codicetto del padre Romano[clxviii]. In verità l’estensore dell’appunto erra nell’indicare l’anno, riportando il 1540 anziché il corretto 1541, comunque annota scrupolosamente l’arrivo del priore generale nel convento servita di Pistoia «con 25 cavalcature la Domenica e stette la Domenica e Lunedì» (il calendario ci può dire solo che poteva trattarsi del 14 ovvero il 21 oppure il 28 agosto). Il manoscritto di N. Tucci[clxix] data il convegno all’8 settembre; secondo Jedin[clxx] Carlo V  «si incontrò a Lucca col Papa dal 12 al 18 settembre per discutere con lui la situazione politica generale, e i progetti ad essa strettamente collegati del Concilio e della riforma della Chiesa in Germania». A noi preme sottolineare che il Laurerio vi giunse «amalato in lettica», come scrive il predetto cronista, aggiungendo che  «il convento li fece grande onore», come ci si poteva aspettare, e «poi [fra Dionisio] andò a Prato e Firenze»[clxxi]. L’aperto schieramento di Dionisio nelle file dei partigiani dell’imperatore gli meritò, come sempre, la dovuta attenzione di Carlo V, così come riportato dal de Nicastro; del resto, la sua figura di porporato, tra i consiglieri più ascoltati dal Farnese, necessariamente richiedeva la sua presenza nel vertice in un posto di rilievo e, quindi, nella scelta delle conseguenti decisioni politiche.

Il de Nicastro annota che il cardinale, da Lucca, era stato inviato a Firenze in nome del pontefice

 

e di Cesare []. Il motivo di questa trasmessione fù per esortare il Duca Cosimo al Concilio. Giunto il Cardinale in Firenze fù ricevuto onorevolissimamente, siccome era dovuto, dal Duca. Ciò però non ostante volle egli dimorar nel suo Convento dell’Annunziata[clxxii].

 

Forse per l’aggravarsi delle condizioni di salute, ovvero a causa dei tempi necessari a terminare l’ambasciata, il generale fu tuttavia costretto a trattenersi ininterrottamente a Firenze per tre mesi, come scrive il Ciaconius[clxxiii]. Nell’estate del ’42 , certamente non ristabilito, si recò al convento servita di Monte Senario, sulle colline di Firenze, e poi sul Monte Amiata, ai Bagni di San Filippo, per i quali si era adoperato con il granduca affinché sollecitasse un pronto restauro.

 

Onde il pio, e generoso Principe, in poco tempo fece adempier tutto quel che saggiamente gli haveva insinuato il Cardinale; e successivamente gl’infermi cominciarono a frequentare i suddetti bagni [clxxiv].

 

Doveva essere ben avanzata la malattia del Laurerio se, morto il cardinale Aleandro il 1° febbraio, il Serristori, ambasciatore fiorentino, già relazionava in patria il giorno successivo con queste parole: gli imperiali «resteranno con pochi cardinali se di nuovo non ne sono provisti perché credo che ci sarà per pocho tempo del rev. Cesarino et S. Marcello»[clxxv].

Il Nostro, con lettera del 24 marzo 1542, aveva convocato il Capitolo Generale in Faenza per il successivo 27 maggio, dichiarandosi indisposto alla proroga del mandato di priore generale dell’Ordine[clxxvi]; dimissioni accettate da Paolo III con breve del 3 maggio[clxxvii]. Nel Capitolo

 

fu eletto Maestro Generale il Padre Agostino Bonuccio di Arezzo, degno allievo dello stesso Cardinale. Giusta le Costituzioni dell’Ordine, e gli ordini di detto Cardinale, furono rigittati tutti i voti degli assenti trasmessi per iscritto; e solamente furono ammessi i voti secreti de’presenti [clxxviii].

 

Non sapremmo dire per quale motivo la nomina di Laurerio, tanto debilitato nel fisico, a Legato in Campania (o Campagna) e Benevento, registrata l’11 agosto[clxxix]; forse solo il tardo benestare papale per esaudire il desiderio del fedele prelato: poter tornare nella sua terra da massimo rappresentante dell’autorità pontificia. L’affetto verso i suoi concittadini, invece, mai era venuto meno: né aveva rinunciato alla carica di arcidiacono della cattedrale, né smesso di accogliere le richieste che gli giungevano dalla città; per tutte vedasi, a tal proposito, presso l’Archivio Capitolare di Benevento, la supplica rivoltagli dal Capitolo per essere difeso da alcune pretese dell’abate di S. Modesto[clxxx].

Gli ultimi mesi di vita vedono il Laurerio impegnato allo spasimo nella battaglia delle diplomazie tra Francesco I e Carlo V: il Nostro, dopo le minacce del re francese di apostatare, intollerabile per il pontefice e per l’imperatore, ebbe un terribile intervento in concistoro, chiedendo con veemenza che fosse tolto a Francesco l’appellativo di “Re Cristianissimo”. Solo la reprimenda del cardinal De Cupis, decano del Sacro Collegio, lo riportò alla disciplina, e comunque non mancarono le voci di chi «quare ab illis verus Servita dictus est, cum plusquam servili adulatione erga Carolum laboraverit». Così il Ciaconius [clxxxi].

A sentire il de Nicastro[clxxxii], il Laurerio «fu sommamente stimato dal già detto Carlo V, ed egli fu sempre verso di Cesare affezzionatissimo [sic]»; prosegue narrando l’episodio sopra riportato, e conclude affermando che le definizioni di «vero servo» attribuitegli dal Giovio «sono le insulse, e fredde parole già dette in quel tempo da alcuni ciarloni, e momi».

 

 

11. Creazione della Santa Romana Inquisizione e morte del Laurerio

 

Il mese di luglio del 1542 vide anche uno dei passi decisivi che metteranno fine al Rinascimento ed avvieranno l’Europa verso la Controriforma: l’estendersi dell’eresia a molte città, fra le quali Modena e Lucca, determinò il pontefice, dietro pressione del Carafa, Juan de Toledo ed Ignazio di Loyola, a nominare sei cardinali in qualità di inquisitori generali. Sernini informa il duca di Mantova, il giorno 8, di aver saputo dal cardinale Accolti il numero dei cardinali designati; Serristori, il successivo 10 luglio, comunica i primi nomi:

 

S[ua] S[anti]ta [] ha fatto 4 [sic] inquisitori sopra questa heresia scopertasi nuovamente in Lucca, i quali sono questi rev[erendissi]mi cioè il Guidiccione, S. Marcello, S. Croce et un altro per levare via tale infectione di quella città, essendo cosa di malissima digestione [clxxxiii].

 

La costituzione Licet ab initio del 21 luglio «dava nuova forma a tutta l’Inquisizione e creava in Roma un’autorità centrale per tutti i paesi, la cui prima attività era diretta a soffocare l’eresia in Lucca» [clxxxiv]. La commissione decisa dal Farnese comprendeva «cardinali di fede, dottrina e virtù provate»[clxxxv]: Carafa, Morone, Parisio, Guidiccioni, Laurerio e Badia; «nella geografia curiale, la composizione è leggibile come un compromesso tra la tendenza conciliatrice e aperta capeggiata da Gaspare Contarini (Morone, Badia) e quella tradizionalista e curiale (Guidiccioni)»[clxxxvi]. La sfera d’azione «doveva estendersi a tutta la cristianità tanto al di qua quanto al di là dei monti, a tutta l’Italia ed eziandio alla Curia romana».  Il Pastor, che non ha mai potuto accedere agli atti conservati nell’Archivio dell’Inquisizione Romana, osserva tuttavia che «da principio questo tribunale fu temperato e mite, in corrispondenza della natura di Paolo III; (…) ma in seguito all’inumano rigore del Carafa, esso guadagnò tale importanza, che ritenevasi non darsi in tutto il mondo giudizi più spaventosi e da temersi»[clxxxvii]. Così anche M. Niccoli, che osserva come poco si conosca dei documenti direttamente prodotti dal Tribunale, perché tuttora conservati in gran segreto; però «tutto lascia credere che sotto Paolo III si procedesse con grande mitezza»[clxxxviii].

Lo stesso cardinal Contarini, tornato a Roma da Ratisbona, fu sospettato di vicinanza ai luterani, ed i suoi scritti furono esaminati dall’Inquisizione, poco prima della morte avvenuta nell’agosto del 1542. Del resto, secondo Jedin, egli era stato «il capo riconosciuto di circoli religiosi vicini all’Evangelismo raggruppati intorno a Pole, Gonzaga e Giberti. In Germania era considerato, con Pole, Sadoleto e Fregoso come sincero amico di intesa con i protestanti»[clxxxix].

E’ probabilmente poco significativo il diretto contributo del Laurerio alla nascente Inquisizione Romana, visto che la creazione di questa avveniva in una fase avanzatissima della sua malattia; né possiamo stabilire quanto egli abbia potuto incidere sulla rapida metamorfosi del nuovo organismo verso la inarrestabile macchina guidata dal Carafa, né quanto avrebbe potuto indirizzare, da celebrato teologo, il nascente Concilio di Trento. Certo, gli stessi prestigiosi incarichi attribuitigli da Paolo III, alla vigilia conciliare, dimostrano quanto confidasse il pontefice sulla diretta collaborazione del Servita[cxc]. Il 18 settembre il papa aveva nominato Gian Matteo Giberti, vescovo di Verona, e Giantomaso Sanfelice, vescovo di Cava, a commissari per la direzione organizzativa conciliare, ed il 16 ottobre aveva deciso per la nomina dei cardinali Parisio, Morone e Pole quali legati conciliari; tuttavia il 17 settembre aveva già visto la dipartita di Dionisio Laurerio, impegnato nella sua legazione in Campania.

 Rossi scrive che la morte lo colse a Frosinone, ma certamente non a Roma[cxci]; qualcun altro aveva scritto a Frosolone[cxcii], citando a sua volta lo Specimen eorum, quae in texenda Synopsi Priorum Generalium O. S. M. ecc. del Padre G. M. Bergantini. La missione pare comprovata dal Liber mandatorum di Benevento che registra per il giorno 10 settembre[cxciii] la presenza in città del «locotenente del reverendissimo cardinale di S. Marcello» al quale i consoli donarono robbe per otto ducati e disposero che cento ducati fossero spesi per «un bacile e altro»[cxciv] da offrire al cardinale in occasione della sua venuta.

La salma era poi stata portata a Roma e tumulata in San Marcello. Secondo il de Nicastro[cxcv]

 

nelle solenni esequie celebrate al medesimo nella Chiesa di S. Marcello, il Padre Baccelliere Frà Domenico di Verona recitò una nobilissima Orazione funebre, in cui intessé le laudi del defunto Cardinale. Ad ogni modo ognun credette, che facondo Panegirista delle di lui glorie fossero le sue eroiche virtù, e le copiose lacrime che tutto il Cristianesimo addolorato per la immatura sua morte []. Ed in vero non altro che Roma potea dare pari sepolcro ad un tanto Campione; ne in altra Chiesa, che in quella di S. Marcello del suo Ordine, e titolo un Religioso Cardinale, così osservante, poteva dopo morte havere il suo Campidoglio.

 

Certamente fu pianto da molti fedeli amici, tra i primi i confratelli del suo ordine: l’Annunziata di Firenze annota al giorno 5 ottobre «Ricordo come questo dì venne diretta da Roma […] come el R[everendissi]mo di S. Marcello nostro cardinale era morto in legazione di Campagnia [sic] […] Così Iddio per sua pietà e misericordia gli dia il paradiso»[cxcvi]. Dispiacque grandemente al Sadoleto, che, dopo aver saputo della morte del Contarini, avvenuta il 24 agosto, scriveva il 22 ottobre a Carlo Gualterucci: «Non so qual mia disgrazia sia di perdere così a coppie gli amici miei cari»[cxcvii].

 

12. Laurerio nella memoria storica

 

La morte di Dionisio Laurerio, come spesso capita per personaggi che abbiano avuto rilevanza sulla ribalta della Storia, anziché porre termine alle incognite che hanno accompagnato in vita quelle figure, determina la nascita di nuovi enigmi che non trovano immediata soluzione. Infatti, gli studiosi hanno attribuito solo pochissime opere a stampa al Nostro, addirittura nessuna secondo de Nicastro:

 

Questo gran letterato non dette alla luce veruno parto del suo ingegno, e specialmente di Prediche, e Panegirici, o’ perché la molte lo tolse immaturo, o’ perché le legazioni sostenute, e le occupazioni di Cardinale, e di Vescovo non glielo permisero, o’ pure perché la sua eroica modestia sui nominis celebritatem invidit. Ad ogno modo sarà egli sempre applaudito dalla fama coll’encomio, che fuit Vir adhuc suo nomine maior; & in quo docendi, ac dicendi facultas cum heroica virtute decertavit[cxcviii].

 

Tutto ciò rende problematica la ricerca di ulteriori rilevanti notizie. Al contrario, egli dovrebbe aver scritto almeno le opere seguenti:

a)   Plurima ad artem mathematicam pertinentia, già ricordata a proposito degli studi scientifici del Servita; ma il Bergantini sospettava dubbia la cosa;

b)  Selectae quaestiones theologicae;

c)   Orationes ad Carolum V, Henricum VIII Angliae regem, Cosmum Ducem Hetruriae;

d)  De reformatione Curiae Romanae;

e)   Epistolae multae[cxcix].

Tuttavia, a causa degli incarichi ricoperti dal Laurerio, per essere stato il primo porporato del suo ordine, per la celebrità di cui aveva goduto nel suo tempo, nonché per il sicuro prestigio acquisito dai frati serviti per suo personale merito, tutto ciò avrebbe dovuto determinare un sicuro proliferare di studi sulle sue opere. La sua stessa vita, che, come meteora, in soli 12 anni di presenza sulla scena di tanti grandi accadimenti dell’epoca, lo aveva visto godere del favore dei potenti, faceva dire al citato padre Bergantini:

 

Io lo stimo quanto ogn’altro ( se non forse più) de’ più cospicui Cardinali di Paolo III, e ne sono di tal maniera innamorato, che se fosse in Roma, moverei come si suol dire ogni pietra per trovare qualcosa di suo, o nella Vaticana, o in Castel S. Angelo, o negli altri più secreti archivj [cc].

 

Ebbene, sembra che tutta la grandezza delle sue attività abbia solo determinato, per quattrocento anni, un gran desiderio di studiarle, salvo arrestarsi subito dopo; la lapide riportante l’iscrizione funebre, citata in apertura del saggio[cci], fu apposta su un sepolcro che non è più rintracciabile da secoli. Vero è che San Marcello fu una chiesa impegnata fin dal secolo XVI in ripetuti restauri, ma è forse agevole immaginare che vi sia scomparso finanche il ricordo della dislocazione[ccii] ? E la stessa Benevento, ove pure un Vincenzo Laurerio, Magnifico Domino [cciii], continuava a vivere quindici anni dopo la morte del cardinale, ha serbato solo le lettere presso la famiglia Roscio ed il ritratto presso la Pedicini[cciv]? E’ possibile che nulla resti a Toro? Nulla al di fuori della tradizione orale, che tuttora riferisce di cospicue eredità con le quali i Laureli stipularono vantaggiosi contratti matrimoniali? 

Un discorso a parte merita l’oblio totale in cui caddero i rapporti, se ve ne furono, tra le parentele di Amelia ed il celebre prelato: non si può accettare di ritenere che una piccola comunità, così vicina agli ambienti curiali vaticani, potesse considerare con indifferenza il legame di sangue che univa la famiglia di origine con il cardinale. Viene, dunque, da ripensare a quanto scritto sul padre di Dionisio nell’ambito della famiglia Laurerio: se é vero che i suoi vennero a Benevento perché anello più debole della stirpe, è probabile che i grandi inevitabili disagi che accompagnano da sempre l’errare di un “espatriato”, seppure colto e socialmente inserito, avranno pesato non poco negli anni di ambientamento nella nuova terra; ove tutte le amicizie e frequentazioni dovettero essere daccapo ricreate. Cosicché, una volta diventato celebre «sua virtute», favori e benefici dovettero essere stretto appannaggio dei soli familiari prossimi del Nostro.

L’intera ricerca svolta per esaminare tutto quanto fosse ricostruibile sulla vita del Laurerio ha trovato un solo punto che possa giustificare quella che, nei fatti, è l’incomprensibile perdita della memoria storica, al di là delle scarne note che i vari biografi ebbero a tracciare (per lo più, citando ogni storico gli immediati predecessori).

I  giorni che videro la morte del Servita assistettero al dilagare del luteranesimo in molte parti d’Italia; addirittura nella stessa Urbe, se, nonostante l’Inquisizione, finanche nel 1545 e nel 1547 alcune relazioni citate dal Pastor descrivono Roma  frequentata da numerosi luterani[ccv]. Conservato nel Record Office di Londra [ccvi], un dispaccio del 10 ottobre 1542 indirizzato da Paget ad Enrico VIII spicca per la notizia della morte del cardinal Dionisio Laurerio, ma soprattutto riferisce della fuga in Germania di suo fratello, fra Bernardino,

 

a cordelier, esteemed above all in Rome for learning, virtue and preaching, is fled to Germany and professes himself  ‘one of theirs’ .

 

Dunque, «un frate, stimato sopra tutti in Roma per la cultura, la virtù e la preghiera», ma che ora «si professa uno di loro»[ccvii]. Infatti, molti prelati sinceramente desiderosi di una reale, efficace riforma dei vertici della Chiesa universale (Sadoleto, Contarini, Fregoso, Morone, ecc.) erano stati indistintamente confusi con gli esponenti più radicali della Riforma protestante. Da tutto questo la fuga di Bernardino, fratello carnale di uno dei sei Inquisitori Generali, evidentemente nei giorni immediatamente successivi alla morte di fra Dionisio; così come quelle di Bernardino Ochino, celebre predicatore generale dei cappuccini, amato da Pietro Bembo, dal Pole e da Vittoria Colonna, e del canonico lateranense Pietro Martire Vermigli, con il minorita Camillo Renato.

 

Richiesti o costretti a dare spiegazioni circa le loro dottrine, essi fuggirono all’estero; dando così inizio a un esodo di dissidenti religiosi, o almeno di parecchie decine di loro, che spostò la sede delle controversie teologiche italiane intellettualmente più impegnate dall’Italia a Ginevra, Basilea, Zurigo, Cracovia, Alba Iulia e soprattutto nei Grigioni, prima tappa della maggior parte di essi e tappa finale per molti [ccviii].

 

I tentativi di riforma di Paolo III erano consistiti soprattutto nella elevazione alla porpora di alcune delle più elevate figure dell’epoca, e nel rimaneggiamento del personale della Dataria, l’ufficio che amministrava l’assegnazione dei benefici; la precoce morte di Marcello Cervini, vero antinepotista, pontefice per soli 20 giorni, aveva impedito una volta di più il compimento di quel bisogno di autentico rinnovamento chiesto a gran voce dai tanti che, assieme al cardinal Seripando, volevano «togliere dall’avvilimento in cui erano cadute le belle parole; Chiesa, Concilio, Riforma». Gli anni a metà del secolo, testimoni del trionfo della Controriforma e del disfacimento di ogni tentativo di fermare Paolo IV Carafa dall’ «innalzare l’Ufficio dell’Inquisizione al vertice della gerarchia curiale»[ccix], calarono una spessa cortina sulla vita di Dionisio Laurerio, quando probabilmente si osservò con nuovo sospetto la reale portata della Compositionum defensio, evidentemente trasformata in un ingiustificabile attacco alle prerogative del pontefice e della curia. Neppure la morte del Carafa (1559), con le conseguenti distruzioni del palazzo dell’Inquisizione e della statua del pontefice in Campidoglio, e con la riabilitazione dei prelati perseguitati, servirono a liberare la figura del Laurerio da connotazioni negative: il successore di Paolo IV, Pio IV, chiuse il Concilio di Trento il 4 dicembre 1563 con il riconoscimento della superiorità papale all’assemblea conciliare, senza altre possibilità d’apertura ai protestanti, con tutto quello che ne sarebbe seguito nei secoli a venire.

Se, dunque, venti anni dopo la morte del Laurerio neppure il suo ordine religioso tentò di “riabilitarne” la memoria mediante lo studio del pensiero, così come non fu fatto a Benevento, lacerata da una continua lotta intestina che da tempo insanguinava la vita cittadina, inevitabile fu la perdita di qualsivoglia interesse ad esaminarne la figura con un’approfondita indagine storica: soprattutto allorquando la riforma della Chiesa era sfociata nella radicale, inconciliabile contrapposizione tra Riforma Protestante e Controriforma. E la più importante produzione storiografica italiana stava nascendo soltanto in quel XVI secolo, grazie alla forza di grandi studiosi del pensiero politico.

La memoria di Dioniso Laurerio, nonostante l’importanza e l’originalità delle idee e delle opere, rivolte alla rivalutazione di un’autentica spiritualità ed esplicata in pochissimi anni di azione, rimase dunque così confinata piuttosto alle rare carte d’archivio che alle rapide cronache di cui fu oggetto. Solo la fruttuosa ricerca di ulteriori testimonianze contemporanee, in primis sui rapporti con le istanze di riforma, potrà aggiungere informazioni significative, valide per l’approfondimento della storia personale del Servita e della travagliata Chiesa del suo tempo.

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ã F. LAURELLI 1997

©  RIVISTA STORICA DEL SANNIO 1997

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LEGENDA

 

ACAm     ARCHIVIO COMUNALE DI AMELIA

ASFI       ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE

ASNA     ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI

ASRM    ARCHIVIO DI STATO DI ROMA

ASS        ARCHIVIO STORICO DEL SANNIO , BENEVENTO

ASV       ARCHIVIO SEGRETO VATICANO

ASBN    ARCHIVIO DI STATO DI BENEVENTO

ASCB    ARCHIVIO DI STATO DI CAMPOBASSO

ASCS    ARCHIVIO DI STATO DI COSENZA

ASLU    ARCHIVIO DI STATO DI LUCCA

ASMN   ARCHIVIO DI STATO DI MANTOVA

ASTR    ARCHIVIO DI STATO DI TERNI

BAV     BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

BNN     BIBLIOTECA NAZIONALE DI NAPOLI

BNF      BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE  

RSS      RIVISTA STORICA DEL SANNIO

 

 

 

 

  

NOTE   


[i]G. V. CIARLANTI, Memorie Storiche del Sannio, Isernia 1644, p. 475.

[ii] Biblioteca Apostolica Vaticana [d’ora in poi BAV], v. 167, f. 326.

[iii] C. EUBEL, Hierarchia Catholica Medii et Recentioris Aevi, Münster 1913, vol. III, p. 27.

[iv] Nel Totius Latinitatis Onomasticon opera et studio doct. Vincentii De-Vit (Prati 1859-1867, t. VII, p. 179) è offerto solo l’esempio del nome Agrius, definito «nomen virile, græcum; Agriwz , quod silvestrem ac ferum significat». La possibile corruzione dal greco Nearchus  (Nearcwz , che significa «comandante delle navi»), rappresenta una seconda alternativa per la spiegazione al Neagrus di Laurerio, che portava già nel primo nome una denominazione altrettanto ispirata ai miti della Grecia antica.

[v] G. DE NICASTRO, Memorie intorno alla patria, ed alla vita del Cardinale Dionisio Laurerio Servita; una copia manoscritta del 1719 è conservata nella Biblioteca Arcivescovile di Benevento ed un’altra nell’Archivio Generale dell’Ordine dei Servi di Maria (Annalistica, filza  Q3QQqq.III.16). Anche nella Beneventana Pinacotheca (Benevento 1720, p. 93) il de Nicastro scriveva di «nobilibus ortus parentibus».

[vi] G. PALAZIO, Fasti Cardinalium omnium S.R.E. ecc., Venezia 1703.

[vii] F. UGHELLI, Italia Sacra, Venezia 1717, t. III, col. 798.

[viii] A. CIACONIUS, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium ecc., Roma 1677, col. 672.

[ix] «Ms. edito da M. CHIVASSA, col titolo La Nobiltà in Benevento ecc. » (A. ZAZO, Dizionario Bio-Bibliografico del Sannio, Napoli 1973, p. 140).

[x] ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE [d’ora in poi ASFI], Congregazioni soppresse dal governo francese, 119, vol. 34, f. 21v.

[xi] Un quadro rappresentato da A. Musi nella Storia del Mezzogiorno diretta da G. Galasso e R. Romeo (Napoli 1986, vol. VI, pp. 281-302); cfr. G. INTORCIA, La comunità beneventana nei secoli XII-XVIII. Aspetti istituzionali Controversie giurisdizionali, Napoli 1996. Cfr. anche A. ZAZO, Professioni, arti e mestieri in Benevento nei secc. XII-XIV, in «Samnium», lug.- dic. 1959, nn.3-4, pp. 121-177.  

[xii] V. SPRETI nell’ Enciclopedia storico – nobiliare italiana, p. 795, scriveva che fosse famiglia beneventana da tempi antichi. Tuttavia UGHELLI (cit., vol. VIII, col. 210) riferisce certamente nativo di Terni mons. Angelo Roscio, che fu vescovo di Alife; così anche EUBEL (cit., III, 117). Angelo è chiamato Rossi da D. B. MARROCCO ne Il Vescovato Alifano nel Medio Volturno (Piedimonte Matese, 1979, p. 35); comunque l’autore stesso lo definisce «prete di Terni e utriusque iuris doctor, nominato il 31.1.1567», aggiungendo la descrizione di una lapide apposta a Prata Sannita, ove il prelato morì, nella quale è scritto «ANGELO ROSCIO INT/ERAMNATI NAHAR/TI MARIANGELI FRATI GALEACII (?) EPISCOPI ASISINO ecc.». UGHELLI (ibid., col. 484) scriveva, poi, di Galeazzo Roscio, ugualmente ternano, vescovo di Assisi nel 1554, nonché di Gerardo Roscio, ovvero Rubeus, di Amelia vescovo della sua città nel 1363 (ibid., col. 300). A Terni tuttora esiste il palazzo Roscio ed almeno due sono le lapidi che nel duomo riguardano quella famiglia (proprio nelle persone dei monsignori Angelo e Galeazzo).

[xiii] La grande mole di documenti che l’ARCHIVIO DI STATO DI TERNI [d’ora in poi ASTR] custodisce sulle più importanti famiglie di Amelia è riepilogata innanzitutto dal fondo Cansacchi, recentemente acquisito, formato da accurati studi eseguiti nei secc. XVIII e XIX sui documenti comunali e notarili. Per i Laureli (o Mattiacci, nella denominazione più antica del casato), si aggiungono gli estesi protocolli rogati da Lisia Laurelio, notaio ad Amelia nel primo Cinquecento, nonché gli strumenti che riguardano la famiglia, conservati fra i protocolli di Fazio Piccioli, Paolo di Vico, Luca Petruccioli, Arcangelo de’ Carlenis, Ugolino di Nicolò. Le Riformanze del Comune di Amelia (conservate nell’Archivio Comunale, d’ora in poi ACAm) contribuiscono a tracciare l’evoluzione della famiglia Laurelio, fra Trecento e Cinquecento, nei numerosissimi atti pubblici firmati dai componenti investiti da cariche riservate al patriziato cittadino. Numeroso altro materiale è reperibile nei codici della BAV e dell’ARCHIVIO SEGRETO VATICANO [ASV] relativo a due notai apostolici (Anselmo e Laurelio), nonché a quei familiari che scrissero celebri versi ed epigrammi nella Roma di Leone X (Pier Francesco, Girolamo, Silvio); molto è anche disponibile tra le carte dell’ARCHIVIO DI STATO DI ROMA [ASRM], dell’ ARCHIVIO DEL VICARIATO DI ROMA e dell’ARCHIVIO DEL SACRO CONVENTO DI ASSISI. Anselmo è altresì riportato in F. CARBONI (Incipitario della lirica italiana, secc. XV-XX , Città del Vaticano 1982, vol. I) per un suo componimento, mentre in un’altra famosa collezione di epigrammi, Coryciana (stampata a Roma nel 1524 a cura di B. PALLADIO), numerose liriche sono firmate da Silvio e Girolamo Laurelio.

[xiv] Sulla pletora di amerini che ricoprirono cariche nelle amministrazioni ecclesiastiche e laiche (cardinali, vescovi, governatori, podestà, giuristi, avvocati rotali, vicari vescovili, ecc.), cfr. i vari personaggi delle famiglie Cansacchi, Delfini, Farrattini, Geraldini, Mandosi, Moriconi, Petrignani, Racani, Venturelli, Zuccanti ecc., citati nei seguenti studi: C. ORLANDI, Delle Città d’Italia ecc. (Perugia 1772, pp. 8-18); B. KATTERBACH, Referendarii Utriusque Signaturae ecc. (BAV 1931); A. DI TOMMASO, Guida di Amelia (Terni 1931, pp. 59 ss.); L. BOLLI, La Famiglia Petrignani di Amelia (Amelia 1920). Limitandoci a citare i soli Farrattini, diremo che essi si trasmisero l’incarico di prefetti della Fabbrica di S. Pietro per l’intero Cinquecento, e pertanto furono i diretti interlocutori degli architetti sovrintendenti all’erezione della nuova basilica, tra 1506 e 1614: da Bramante a Raffaello, da Baldassarre Peruzzi ad Antonio da Sangallo, da Michelangelo al Vignola, Pirro Ligorio, Giacomo Della Porta, Domenico Fontana, fino a Carlo Maderno. Il grande palazzo romano che Bartolomeo III Farrattini (reggente della Cancelleria, prefetto della Segnatura di Giustizia, poi governatore di Roma e cardinale nel 1605) edificò nel 1586 attribuì il nome alla dirimpettaia via Frattina, fu donato nel 1626 alla Congregazione di Propaganda Fidae e dal 1633 ne divenne la sede.

[xv]Volendo riassumere in una sola nota alcune notizie storiche sulla famiglia Geraldini, che fornì prelati alla S. Sede dal Quattrocento allo scorso secolo, e sulla quale molti libri sono stati scritti in Italia ed all’estero, potremo solo riferire di quattro grandi personaggi nati nel suo seno: mons. Angelo, mons. Antonio, mons. Agapito e mons. Alessandro, il quale soprattutto interessa al nostro saggio. Angelo, figlio di Matteo, giurista e podestà d’Ancona, e fratello di Bernardino, presidente della Camera della Vicaria alla corte degli Aragona di Napoli, fu per papa Nicolò V archivista e catalogatore della futura Biblioteca Vaticana, e per l’imperatore Federico III d’Asburgo ambasciatore presso la Sede Apostolica e conte palatino. Fu segretario del successivo pontefice, Callisto III Borgia, nonché ambasciatore presso Jacopo Piccinino e Francesco Sforza; nel 1463 fu preconizzato da Pio II Piccolomini a vescovo di Sessa Aurunca e Datario, nel 1469 inviato da Ferdinando il Cattolico in Spagna presso il padre Giovanni II d’Aragona. Vi divenne consigliere e ministro, e subito inviato in Italia per sollecitare l’invio della flotta napoletana, oltre che per ottenere la dispensa papale alle nozze di Isabella di Castiglia con Ferdinando; altre missioni lo videro in Firenze, Milano, Venezia, in Belgio e Francia. Angelo morì a Vejo nel 1486, ormai prossimo al cardinalato. Per le notizie sulla vita di Angelo, cfr.: E. GAMURRINI, Istoria genealogica delle famiglie nobili di Toscana et Umbria (Firenze 1673, t. III, p. 170); F. UGHELLI, cit.(tomo VI, col. 541); A. GERALDINI, Vita di mons. Angelo Geraldini (Perugia 1895, in «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria», 2 ,1896); J. PETERSOHN, Ein Diplomat des Quattrocento Angelo Geraldini (1422-1486), Tubingen 1985. Cfr. KATTERBACH, cit. (p. 52, n. 59). Sulle genealogie della famiglia, cfr. anche il cod. Barberini lat. 2312 intitolato De Geraldina Familia Episcopi aliique viri illustres (in BAV). Al seguito dello zio, il nipote Antonio Geraldini fu nunzio apostolico in Spagna, e soprattutto grande amico e protettore di Cristoforo Colombo, quando questi cercava finanziatori per l’impresa americana. Scomparso Antonio nel 1489, il fratello Alessandro fu presso quella corte cappellano maggiore, educatore delle principesse reali e nuovo sostenitore di Colombo; fu, infine, vescovo di Santo Domingo, ove tuttora riposa nella cattedrale che fece erigere, accanto al sepolcro del Navigatore (cfr. A. GERALDINI, Itinerarivm ad Regiones sub Aeqvinoctiali Plaga Constitvtas ecc., a cura di O. Geraldini, Roma 1631, nell’edizione Nuova Eri curata da A. Geraldini, Roma 1991). Agapito Geraldini fu primo segretario di Cesare Borgia, il duca Valentino: sul grande potere esercitato alla corte del celebre condottiero, si rimanda alle pagine dedicate ad Agapito da Niccolò Machiavelli nelle corrispondenze diplomatiche (cfr. N. MACHIAVELLI, Legazioni e Commissarie, a cura di S. Bertelli, Milano 1964; C. CANSACCHI, Agapito Geraldini primo segretario di Cesare Borgia 1450-1515, in «Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria», vol. LVIII, 1961; sull’ENCICLOPEDIA TRECCANI, alla voce Leonardo, è riprodotta la firma Agapitus sul salvacondotto rilasciato a Leonardo da Vinci incaricato per le fortificazioni del duca).

[xvi] Sono parentele documentate almeno dal 1416, allorché ser Arcangelo di Lello (Geraldini) concedeva in sposa la figlia Agnese a Pietro di Paolo Mattiacci («Macthiaccii» era l’alias dei Laureli). Arcangelo di Lello Geraldini era doppiamente legato coi Laureli perché contemporaneamente cognato di Giovanni Mattiacci, così come Arcangelo di Cello Geraldini (cfr. numerosi rogiti tra i protocolli notarili di Paulus Vici e di Luca Petruccioli, in ASTR). Alla fine del Quattrocento, poi, Angelo Antonio Geraldini, zio di primo grado di mons. Alessandro,  sposava Medea Laurelio (cfr. sponsalia in ASTR, Cansacchi, volume di G. Venturelli in attesa di inventariazione). Ancora, i protocolli notarili riferiscono, alla fine del secolo, del deposito di 100 ducati che Laurelio Laureli, fratello di Medea, effettua in favore di Angelo Antonio, in relazione ad alcuni rapporti di affari con la città di Orte (ASTR, Notai, Arcangelo de’ Carlenis, prot. 46, 14 ottobre 1490, cc. 158v). Inoltre, il 6 aprile 1491 è sempre Angelo Antonio di Bartolomeo Geraldini a dare quietanza di 100 ducati d’oro in favore di Battista di Andrea di Pietro Mattiacci, al fine di costituire una società dedita all’esercizio dell’arte della lana (ASTR, Notai, Ugolino di Nicolò, prot. 82, c. 81r); lo stesso giorno, poi, Pier Francesco ed Anselmo Laureli (Ibid., c. 81v: ove il primo è priore del duomo di Amelia ed il secondo notaio apostolico) dichiarano di avere un debito di 200 ducati papali larghi nei confronti di Angelo Antonio. Per chiarezza, si osservi che Pier Francesco ed Anselmo sono fratelli di Medea, quindi cognati del suddetto Geraldini, mentre Battista Laureli è cugino in primo grado della medesima. Le Riformanze del comune di Amelia riportano, in aggiunta, il 20 novembre 1493, di Eliseo Laurelio che fa ritorno in patria da una legazione svolta presso il Legato pontificio, in nome e per conto del governo comunale (Amelia, ACAm, Riformanze, aa.1491-1493, c. 88r). Ad accoglierlo nel Consiglio dei Dieci trova proprio il potente amico Bernardino dei Geraldini, l’illustre giurista, già famoso a Napoli presso la corte d’Aragona; il Geraldini prende la parola in pubblica adunanza e saluta Eliseo lodandone l’operato.

[xvii]Per ammissione dei più antichi esponenti dei Roscio, in Benevento, si è sempre insistito sulla parentela con il nostro: DE NICASTRO (cit.) riferisce a tal proposito che quella famiglia «serba ella lettere [di  Dionisio, n.d.A.] scritte a Tommaso Roscio, in cui si soscrive parente. Io 40 anni addietro n’hebbi sotto l’occhio una, mostratami dal fù D. Francesco Roscio».

[xviii] Per la nomina di Alessandro a vescovo di Volturara (Appula) e Montecorvino cfr. UGHELLI (cit., col. 392).

[xix] M. FIRPO, Il cardinale, in AA. VV., L’uomo del Rinascimento, a cura di E. GARIN, Bari 1995, p. 89.

[xx] Ad ulteriore sigillo degli intimi legami intercorsi tra Laureli e Geraldini esistono gli epigrammi di Pier Francesco e Publio Laurelio riportati da P. O. KRISTELLER (Iter italicum: a list of uncatalogued or incompletely catalogued humanistic manuscripts of the Renaissance in italian and other Libraries, vol. II, London-Leiden 1967, pp. 382 ss.). Sul «Bollettino della Società Umbra di Storia Patria» (anno 1896, vol. II, in Vita di Angelo Geraldini Vescovo di Sessa) viene infine attribuito a Pier Francesco Laurelio, già compagno di studi di Alessandro Geraldini, un epitaffio per la tomba di mons. Angelo. Quanto allo stabilire con attendibilità il ramo dei Laureli d’Amelia da cui si originò Dionisio, si può solo ipotizzare che possa essere stato quello disceso dai figli di Giovanni, quindi da Francesco oppure Cristofano (i cugini della sunnominata Medea Laurelio). Tutto questo perché, dalle Riformanze del 1452 (in ACAm) e dai protocolli di Nicola di Narduccio del 1465 (in ASTR), sappiamo che già da tempo essi erano in difficoltà economiche, tanto da essere costretti a vendere la rocca di Totano che detenevano in Amelia (prima da vicari dei castelli e poi da proprietari). L’aumentare delle traversie in epoca successiva e la morte in giovane età di Cristofano costrinsero forse gli elementi meno favoriti del clan a muovere da un piccolo centro umbro, che all’epoca contava oltre venti notai, alla volta di un vescovado del regno meridionale, al seguito del vicario designato per Volturara. In aggiunta, si è ritenuto di riferirsi al ramo dei figli di Francesco Laureli perché delle generazioni successive non troviamo più traccia nei protocolli dei notai amerini e neppure nelle Riformanze cittadine; al contrario dei discendenti del notaio apostolico Anselmo Laureli, del ramo del quale compaiono in Amelia i diretti pronipoti fino alla fine del secolo XVII, sempre presenti nel nobile Consiglio dei Dieci. L’agiatezza del casato è attestata dagli sponsali di Claudia, figlia del notaio Gerolamo, quando i familiari si permettono di stanziare per la sua dote una somma talmente elevata, 500 ducati, che essa supera il consentito dagli statuti di Amelia; il nonno, Laurelio, è allora costretto a produrre la dispensa del pontefice: Paolo III Farnese il 29 ottobre del 1539 firma la concessione (riportata in AST, prot. F. Fariselli, cc. 323ss., sotto la data del 7 novembre 1540).

[xxi] Per i Lorellus e Laurellus notai ad Aiello Calabro, cfr. l’Inventario dell’Archivio Tocco redatto da A. ALLOCATI (Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Roma 1978, pp. 187-188) in riferimento alla busta 55, nn. 29-2 e 29-3. Il casato dei notai compare a volte come « Laurello» (cfr. notar Francesco, n. 29-2, f. 106, 8 dicembre 1603), a volte come «Lorello». Per i Geraldini arcivescovi, cfr. M. SENSI, La famiglia Geraldini di Amelia, in AA. VV., Alessandro Geraldini e il suo tempo (a cura di E. Menestò, Amelia, novembre 1992, edito dal Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto 1993, p. 66 con appendici D, E, F).

[xxii] Pubblicato in «Atti della Società Storica del Sannio», anno III, fasc. I, gennaio-aprile 1925.

[xxiii] VICENTINI, cit., nella n. 1 a pg. 6, enumera i soli beneventani che furono nell’Ordine, oltre al Laurerio: uno soltanto prima di lui, nel 1402, e 6 confratelli dall’anno di fondazione (1233) fino al 1807.

[xxiv] ARCHIVIO GENERALE DEI SERVI DI MARIA, Schedario Albarelli.

[xxv] Cfr. per tutti, G. A. GRECO – C. CITO, Difesa di S. Giovanni in Galdo, Toro, e Fragneto, Feudi della Badia di S. Sofia, stamp. Napoli 22 novembre 1722.

[xxvi] Si fa riferimento all’Archivum ecclesiae citato nel par. 1.

[xxvii] Rotuli del lettori legisti e artisti dello Studio Bolognese, a cura di U. Dallari, Bologna 1889.

[xxviii] BNN, Conventi Soppressi, S. Maria del Parto.

[xxix] ASS, S. Sofia, indice delle Concessiones Hortorum, vol. XXIII, n. 13.

[xxx] Ibid., indice delle Concessiones Vinearum, vol. XXVII.

[xxxi] ASV, Arm. XLI, vol. 4, f. 156r.

[xxxii] ASFI, Corp. Rel. Soppr., 119, f. 22v.

[xxxiii] Dionisio compare, invece, più solitamente con il cognome «Laureri(o)», come è poi passato alla Storia, mentre è di tutta evidenza l’approssimazione con cui i cognomi venivano riportati in quell’epoca, finanche negli atti pubblici, l’incredibile denominazione di «Maestro Dionisio Laudano» che balza agli occhi nello strumento redatto a Napoli da notar Domenico De Rocca, il giorno 24 dicembre 1529 (BNN, Conv. Soppr.), ancora in riferimento alla donazione di S. Maria del Parto che Jacopo Sannazzaro fece ai serviti. Addirittura, in una compravendita redatta dal notaio Francesco Prunauro, di Toro, il 7 febbraio 1573 (ff. 158 ss., nell’ASCB) abbiamo che, nello stesso rogito, la medesima persona è chiamata prima «Salvatore de Laurello» e successivamente «de Laudiello».

[xxxiv]Del resto, è certo che nella metà del Cinquecento a Toro la famiglia Laureli fosse presente fra le maggiorenti nella persona di don Paolo: vedasi, ad esempio, D. CIACCIA, Toro, in «Molise Oggi» (anno 9°, n.25, p. 20), che trae la fonte dai catasti comunali dell’anno 1600.

[xxxv] Serie cronologica, cit., p. 42.

[xxxvi] Schedario Albarelli.

[xxxvii] G. CARDANO, Artis magnae sive de reguli algebraicis (Norimberga 1545, p. 29v). Dal Ferro non pubblicò la scoperta, confidata ai soli familiari, perciò essa fu reclamata nel 1535 da N. Tartaglia. Cfr. M. KLINE, Storia del pensiero matematico (Torino 1962, p. 307); S. MARACCHIA, Da Cardano a Galois (Feltrinelli 1979, p. 22).

[xxxviii] KLINE, cit., p. 283.

[xxxix] Cfr. VICENTINI, cit., p. 9.

[xl] ROSSI, Manuale di storia dell’Ordine dei Servi di Maria, Roma 1956, p. 556.

[xli] Rotuli dei lettori legisti, cit.

[xlii] P. M. BONFRIZIERI, Diario sagro dell’Ordine dei Servi di Maria Vergine ecc., Venezia 1723, p. 439. Cfr. G. MORONI, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, Venezia 1848, vol. LV, p. 71, il quale nella voce Predicatore pone Dionisio fra nove cardinali che furono grandi oratori sacri nella storia della Chiesa: «tra’ cardinali predicatori si distinsero, Ruffini, Canisio, Laurerio, Bertrano, Petow, Baronio, Toledo, Bellarmino, Micara».

[xliii] VICENTINI, cit., p. 26, descrivendo il codice manoscritto sul Laurerio, incontra frequentemenete un Tomo Bullarum distinto con lettere e numeri progressivi; la predetta approvatio è codificata A40.

[xliv] Ivi, p.12. Gli estremi delle scritture notarili relative alla donazione sono state riportate nel paragrafo precedente.

[xlv] ROSSI, Serie cronologica ecc., p. 42.

[xlvi] L. VON PASTOR, Storia dei Papi, a cura di A. Mercati, Roma 1914, vol. IV, p. 456.

[xlvii]Era perfettamente inutile, infatti, la bolla del 13 aprile  che conferiva ai cardinali Wolsey e Campeggio il potere di dirimere la questione del divorzio con Caterina; il decreto si sarebbe rivelato un mero espediente per rimandare sine die la decisione del pontefice, magari riconciliando re e regina (PASTOR, cit., p. 468). Terminato il lentissimo infruttuoso negoziato fra i due cardinali, presto si arrivò all’autunno del 1529 con la caduta politica del Wolsey, incapace di offrire la vittoria al re.

[xlviii]P. PECCHIAI, Roma nel Cinquecento (Istituto di Studi Romani, Bologna 1948, p. 178).

[xlix]Padova, Pavia, Ferrara e Tolosa votarono favorevolmente alle tesi di Enrico, ma di molto più importanti i responsi, ugualmente positivi, delle università di Parigi e Bologna (C. FATTA, Il Regno di Enrico VIII d’Inghilterra secondo i documenti dei contemporanei, Firenze 1938, pp.600 ss.). Nonostante le grandi pressioni esercitate dal vice-legato papale per la Romagna, Bologna si espresse secondo i desideri della diplomazia inglese, così come quest’ultima, allora sotto la guida di Reginald Pole, riuscì anche con l’università della Sorbona «considerata come la più illustre della cristianità » (ivi, p. 591). Trattative e promesse di ogni tipo cercavano di ottenere, dalle rispettive parti in causa, il parere voluto, naturalmente con grande dispendio di energie e profusione di denaro, cose alle quali il papa cercò di opporsi con i brevi del 21 maggio e del 4 agosto 1530, che comminavano gravi pene alle persone coinvolte nel giudizio che fossero influenzate «da lucro, timore e passione» (ivi, p. 599).

[l] Ivi, p. 478.

[li] Ivi, p. 479.

[lii] BRITISH LIBRARY- RECORD OFFICE, State Papers of the Reign of Henry VIII, Londra 1862-1921, vol. VII, n.279 [la raccolta è citata in seguito con la sigla  S.P.]

[liii] Cfr. N. POCOCK, Records of the Reformation, the Divorce, Oxford 1870, vol. II, 236; S. EHSES, Römische Dokumente zur Geschichte de Ehescheidung Heinrich VIII von England, 1893, n. 98.

[liv] H. HALL, Enrico VIII, Londra 1904, II, p.183.

[lv] FATTA, cit., II, pp. 24 ss.

[lvi] Ivi, p. 35.

[lvii] Letters and Papers, foreign and domestic, of the Reign of Henry VIII, ecc., a c. di J. GAIRDNER, London 1880, vol. V, 782 [raccolta d’ora in poi citata con la sigla L.P.].

[lviii] S.P., vol. VII, 324; POCOCK, cit., II, 258.

[lix] BRITISH LIBRARY, ms. Cotton Vitellius B XIII, f. 190, citato in L.P., vol.VI, n.1005.

[lx] Cfr. UGHELLI, cit., col. 167.

[lxi] Tra i biografi che inducono a riferire l’episodio agli anni più giovanili il CIARLANTI (cit., pp. 474-75), che riporta come il Farnese «Arcivescovo della sua Patria [] vedendo, e di giorno in giorno isperimentando le sue eminenti virtù, e meriti, se li affettionò in maniera, ch’assai alla domestica se la fè poscia con lui».

[lxii] CIACONIUS, cit., col. 672.

[lxiii] CIARLANTI, cit., p. 475; cfr. anche Annalium Sacri Ordinis Fratrum Servorum B. Mariae Virginis ecc., Lucca 1721, p. 111.

[lxiv] M. B. HALL, La scienza, in Storia del Mondo Moderno, Milano 1968, vol. III, p. 613  (ed. originale The New Cambridge Modern History, Cambridge University Press, 1962, vol. III).

[lxv] E. GARIN in Il filosofo e il mago, in AA. VV., L’uomo del Rinascimento, cit., p. 182.

[lxvi] Ivi, p. 186.

[lxvii] E’ la sigla con cui è convenzionalmente conosciuto il cod. Madrid 8936, presso la BIBLIOTECA NACIONAL di Madrid. Il riferimento della citazione è al  f. 107r.

[lxviii] GARIN, cit., p. 195. E quelli «quando c’è qualcosa che non gli piace, o che non capiscono [andavano sparlando] di eresie, di scandali, di intoppi, di superstizioni, di malefici, condannando come perfidia pagana tutta la filosofia classica, fatta eccezione per il loro pestilenziale Aristotele» (ibid.).

[lxix] Ivi, p. 196. L’autore prosegue citando Paracelso per il quale la medicina è fondata sulla filosofia perché essa è basata sulla natura.

[lxx] G. DELLA PORTA, Magiae naturalis libri viginti, Francofurti 1591, p. 2. Gli stessi confini tra le più acute discipline erano, poi, molto permeabili: il Rinascimento vide la ripresa degli studi di matematica e geometria, fermi ad Euclide, e quelli di algebra, coltivata nel Medioevo dai soli Arabi. Si approfondì molto lo studio della sezione aurea che, appunto, implicava, fin da Pitagora, significati esoterici prossimi alla magia ed all’alchimia (cfr. gli studi sul segmento e sulla sezione aurea di L. Pacioli e di G. Keplero).

[lxxi] Forse J. G. SCHELHORN in De Consilio de Emendanda Ecclesia jussu Pauli III ecc., Heidegger 1748.

[lxxii] KLINE, cit., p. 261.

[lxxiii] Riportato da VICENTINI, cit., p. 25.

[lxxiv] S. EHSES, Acta Consistoralia, p. 214.

[lxxv] PASTOR, cit., p. 480.

[lxxvi] L.P., vol. VI, n. 661.

[lxxvii] Ivi, 953.

[lxxviii]BRITISH LIBRARY, Ms. Harley 6989,  f. 20, riportato in L.P., vol. VI, n.1005.

[lxxix] MORONI, cit., vol. XXVII, p. 182.

[lxxx]L’anno 1533 coincise con l’affermarsi di Thomas Cromwell e, con questi cancelliere dello Scacchiere, il trionfo del partito ostile ad un accordo con la Sede Apostolica (FATTA, II, pp. 88 ss.). Infatti ad agosto gli ambasciatori inglesi furono richiamati dalla curia pontificia, ed a gennaio del 1534 Enrico fece abolire i pagamenti delle annualità destinate a Roma, mentre Clemente dichiarava valido il matrimonio con Caterina e dava obbligo al re di riprenderla con sé (concistoro segreto del 24 marzo, cfr. EHSES, Acta Cons., cit., pp. 215 ss.; POCOCK, cit., II, pp. 532 ss.).

[lxxxi] PASTOR, cit., pp. 482 ss.

[lxxxii]Troppo tardi un «filo-inglese» era asceso al papato: aver promosso a cardinale il vescovo John Fisher, nel concistoro del 20 maggio 1535, suonò addirittura come una sfida ad Enrico, che già lo aveva fatto rinchiudere nella Torre con l’accusa di tradimento alla Corona. Il 22 giugno il Fisher venne decapitato e con la successiva esecuzione di Tommaso Moro, il 6 luglio, «si chiudeva addirittura un’era, ossia il medioevo inglese» (secondo FATTA, cit., II, p. 130).

[lxxxiii] FATTA, cit., II, p. 154.

[lxxxiv] Cfr. Annalium OSM, cit., t. II, pp. 113 ss.

[lxxxv] ROSSI, I Servi di Maria, in AA. VV., Il contributo degli ordini religiosi al Concilio di Trento, a c. di P. Cherubelli, Firenze, p. 68.

[lxxxvi] Ivi, p. 68, n. 2; cfr. CIACONIUS, cit., vol. III, col. 672, che descrive Laurerio finanche «reluctans et plorans».

[lxxxvii] DE NICASTRO, cit.

[lxxxviii] In VICENTINI, cit., p. 13.

[lxxxix] Lettera apostolica del 17 agosto 1535.

[xc] ROSSI, I Servi di Maria ecc., cit., p. 69, n. 3; cfr. Annalium OSM, cit., t. II, pp. 120 ss.

[xci] H. JEDIN, Storia del Concilio di Trento, Brescia 1949, vol. I, p. 266.

[xcii] S. EHSES, Concilii Tridentini Actorum, Friburgo 1904, p. 43, n. 3.

[xciii] S. PALLAVICINO, Istoria del Concilio di Trento scritta dal Padre Sforza Pallavicino della Compagnia di Gesù ecc., Roma 1664, libro IV, capo I, p. 363; ed  apporta come fonti «il Gianio, nell’Istoria de’ Servi, il Gariberto, e l’Ughelli».

[xciv] Cfr. Annalium OSM, cit., p. 117.

[xcv] Conc. Trid., cit., p. 43.

[xcvi] Cod. Vat. lat. 3915, ff. 77 e 78.

[xcvii] Arm. 41, vol. 4, f. 156r, n.147.

[xcviii] Comunque, abbiamo già chiarito che in quei secoli i cognomi erano scritti con continue modifiche, e che anche per la famiglia del Nostro, a Benevento e Toro, come ad Amelia e poi ad Isernia, si avrà il ritramutamento definitivo verso la forma più vecchia «Laurello/i», superando il “rotacismo intervocalico” intervenuto tra le consonanti “l” ed “r” del cognome. In questo senso abbiamo parlato di cognome “originale”, in quanto relativo alla famiglia d’origine: i «Laureli(o)» di Amelia.

[xcix] V. nota 95.

[c] E’ denominata Acta Nuntiaturae Gallicae; il volume che ci riguarda ha per titolo Correspondance des nonces en France Carpi et Ferrerio 1535-1540, a cura di J. LESTOCQUOY, Roma-Parigi 1961.

[ci] Lettere di Principi, Venezia 1570-77.

[cii] BRITISH LIBRARY, Add. Ms. 8715.

[ciii] Correspondance, cit., pp. XXXIII ss.

[civ]In L. P., vol. XI, n. 1100, p. 442 è scritto”goes as nuncio to Scotland”, ma si è preferito citare il ms. Harley 787, f. 18 (BRITISH LIBRARY) nella versione autentica del tempo.

[cv] Correspondance, cit., pp. 204-5.

[cvi] L. P., n. 1297, pp. 525 ss.

[cvii] Cfr. Correspondance, cit., p. 220, Carpi a Ricalcato, da Melun il 15 dicembre.

[cviii] L. P., n. 1379, p. 549, 27 dicembre, citando Add. Ms. 8715, f. 318v.

[cix] Ivi, f. 319.  Il Faenza approfitta del corriere per scrivere a mons. Ricalcato che «a Vs. Signoria mi raccomando quanto più posso, pregando Dio le doni quanto desidera, et a me quanto V.S. mi augura, et afferma» (ibid.). Il nunzio ha fretta di ricevere notizie da Roma che gli confermino quanto era prevedibile e vociferato: la sua elevazione al cardinalato, in quanto impegnato in una nunziatura presso una corte di primo piano. In realtà, sappiamo che la nomina era già avvenuta nel concistoro del giorno 12, quando la porpora era stata attribuita, fra gli altri, a Pole, Carafa, Sadoleto, Del Monte ed all’Aleandro. La conferma non dovette tardare ad arrivare al Faenza se il 4 gennaio avrebbe scritto al pontefice per ringraziarlo profondamente e dichiararsi «senza eccezione alcuna prontissimo a’ entrare nel fuoco con lei, e per lei» (ivi, f. 319v).

[cx] Ivi, da Parigi, ff. 320v-321.

[cxi] Add. Ms. 8715, f. 324, da Parigi.

[cxii] Ivi, f. 326.

[cxiii] Ivi, f. 322, da Parigi, 19 gennaio.

[cxiv] ASNA, Carteggio Farnese, fasc. 694, litt. F.

[cxv] Add. Ms. 8715, f. 335; da Faenza a mons. Ambrogio, da Parigi.

[cxvi] Ibid.

[cxvii] Ivi, f. 333.

[cxviii] JOHN E. LAW, The nunciature to Scoltland in 1548 of Pietro Lippomano, bishop of Verona, estr. da «Atti e Memorie dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona» (a. acc. 1970-71, serie VI, vol. XXII, p. 426).

[cxix] Cfr. L’Italia del Rinascimento, Bari 1989  (ed. originale Italy in the Age of the Renaissance,1380-1530, 1989 Longman Group UK Limited).

[cxx] LAW, The nunciature, cit., pp. 426-7.

[cxxi] Enciclopedia Italiana, voce Giacomo V Stuart.

[cxxii] Add. Ms. 8715, f. 340 ss.

[cxxiii] Ivi, ff. 357v ss.

[cxxiv] Ibid.

[cxxv] Ivi, ff. 359v. ss.

[cxxvi] CIACONIUS, cit., t. III, col. 672.

[cxxvii] In «Scottish Historical Review», vol. IX (1914).

[cxxviii] Conc. Trid., cit., indice, p. 604.

[cxxix] Annalium OSM, t. II, p. 120.

[cxxx] JEDIN, cit., p. 266.

[cxxxi] Ivi, p. 290.

[cxxxii] Annalium OSM, II, pp. 120 ss.

[cxxxiii] Archivio di San Marcello, Tomo Bullarium, Litt. A n. 18.

[cxxxiv] Litt. 5-1, f. 25v., a firma «Dionisius Beneventanus».

[cxxxv] Litt. A, f. 104, a firma Dionisio Priore Generale.

[cxxxvi] Traducendo fedelmente dall’inglese quanto scritto dallo storico nella citata The nunciature to Scotland, pg. 447.

[cxxxvii] Ibid.

[cxxxviii] ROSSI, I Servi di Maria, cit., pp. 69 ss.

[cxxxix] Trad. di A. M. ROSSI, ivi, p. 70.

[cxl] Conc. Trid., XII, p. 215, n. 3.

[cxli] BAV, Barb. lat. 5362, ff. 188 ss.

[cxlii] Cfr. PASTOR, cit., V, p.117, n. 1.

[cxliii] DE NICASTRO, cit.

[cxliv] Cfr. Annalium OSM, pp. 123 ss.

[cxlv] PASTOR, cit., V, p. 123.

[cxlvi] Ivi, p. 124.

[cxlvii] Ivi, pp. 125 ss.

[cxlviii] Cfr. dispaccio di Vincenzo da Gattico al duca di Mantova del 24 ottobre, ove si parla di «fra Dionisio generale de servi» fra i candidati (ASMN, Archivio Gonzaga).

[cxlix] PASTOR, cit., pp. 127 ss.; sulla cooptazione fra i cardinali di teologi, umanisti, letterati, cfr. M. FIRPO, Il cardinale, cit., p. 121.

[cl] CIARLANTI, cit., p. 475; cfr. anche Annalium OSM, cit., p. 125. L’assegnazione di quel titolo è del 28 gennaio 1540 secondo Ehses (Conc. Trid., XII, p. 604) sarebbe invece datata 6 febbraio secondo il Tomo Bull. (Litt. C n. 38).

[cli] PALAZIO, cit., col. 144-5.

[clii] G. SADOLETO, Epistolae, Roma 1764, Generosus Salomonius, pars tertia, pp. 199-201.

[cliii] Cfr. Tomo Bull., cit., alla data del 14 febbraio, litt. A n. 47; B. LIGI, I vescovi ed arcivescovi di Urbino, Urbino 1953, II, pp. 140 ss.; UGHELLI, cit., T. II, col. 798.

[cliv] Cfr. R. PIO, Discorso a Carlo V Cesare del modo di dominare il mondo, redatto nel 1543.

[clv] Il Laurerio deteneva da tempo la carica di arcidiacono della cattedrale beneventana. E’ questa una delle tante notizie fornite da tutti i suoi biografi, ma per la quale non esiste alcuna fonte assolutamente attendibile, e neppure la data nella quale la nomina fu pronunciata. Se, come essi scrivevano, «la qual dignità ritenne in tutto il corso di sua vita» (cfr. CIARLANTI, cit., p. 474; CIACONIUS, cit.), considerando la breve vita del Nostro, e, allo stesso tempo, l’importanza rivestita da quella prelatura, solitamente non conferita a religiosi troppo giovani, è possibile ipotizzare che Dionisio ne fosse investito nel periodo che intercorre tra l’incarico di procuratore generale dei frati serviti (1527) e quello di priore generale (1535). Possiamo qui ricordare che fino al 1504 lo aveva preceduto Giustiniano Moriconi, di Amelia, e gli sarebbe succeduto Tomaso Conturbinio il 29 ottobre 1542 (cfr. Archivio Capitolare di Benevento, Lettere Onorifiche di Personaggi al R.mo Capitolo, coll. 88, lettera del card. Farnese).   

[clvi] ARCHIVIO GENERALE DEI SERVI DI MARIA, Cartella Laurerio.

[clvii] Cfr. DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI, voce G. Della Casa (Roma 1988, vol. 36, p. 703).

[clviii] A. F. PIERMEI, Memorabilium Sacri Ordinis Servorum B. M. V. Breviarium ecc., Roma 1934, vol. IV, pp. 7 ss., in n. 1.

[clix] Cfr. Conc. Trid., cit., p. 454.

[clx] PIERMEI, cit, p. 10; cfr. Epistolae Reginaldi Poli et aliorum ad ipsum ecc., a cura di G. Quirini, Brescia 1744-57, vol. III, pp. 73-76.

[clxi] Ivi, citando le Epistolae del cardinale.

[clxii] SADOLETO, cit., pp. 201-202.

[clxiii] Ivi, pp. 254-257.

[clxiv] Ivi, pp. 202-203.

[clxv] PIERMEI, cit., p. 9, nota.

[clxvi] Ibid.

[clxvii] Cfr. EHSES, Acta Consistoralia del 27 maggio; cfr. «Studi Storici», XVI, 250.

[clxviii] Cfr. VICENTINI, cit., p. 13 n. 10.

[clxix]ASLU, Storia di Lucca, vol. II, 309.

[clxx] JEDIN, cit., p. 368.

[clxxi] VICENTINI, cit., p.14.

[clxxii] DE NICASTRO, cit.

[clxxiii] CIACONIUS, cit., col. 673.

[clxxiv] DE NICASTRO, cit.

[clxxv] ASFI, f. 3264, citato da PASTOR.

[clxxvi] Annalium OSM, II, pp. 129-131.

[clxxvii] Testo in Annalium, cit.

[clxxviii] DE NICASTRO, cit.

[clxxix] ASV, Archivio Concistoriale, 4 f. 153, Acta Cameraria 3.

[clxxx] Datata 31 ottobre 1539, in Lettere onorifiche (cit., n. 91, f. 8). Il n. 89, f. 8, reca la data dell’11 gennaio 1542, contiene una sua lettera di raccomandazione per la concessione di indulgenze per la festa del Corpus Domini ed il sigillo del cardinale di San Marcello.

[clxxxi] CIACONIUS, cit., a sua volta citando P. GIOVIO; cfr. PASTOR, cit., V, p. 450.

[clxxxii] DE NICASTRO, cit.

[clxxxiii] ASFI, citato da PASTOR, che data la nomina dei cardinali al giorno 4 (cit., p. 673).

[clxxxiv] PASTOR, cit., p. 673.

[clxxxv] Ivi, p. 674.

[clxxxvi] A. PROSPERI, Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari,Torino 1996, p. 45.

[clxxxvii] Ivi, p. 676; cfr. Concilium Tridentinum, 2: Diariorum pars altera, a cura di S. MERKLE, Freiburg im Bresigau 1991, p. 405.

[clxxxviii] Enciclopedia  Italiana, voce Inquisizione.

[clxxxix] JEDIN, cit., pp. 311-312.

[cxc] ROSSI, Il Contributo ecc., cit., p. 72, n. 2.

[cxci] Ivi, p. 71.

[cxcii] VICENTINI, cit., p. 8, n. 2, riportando quando scritto da PIERMEI, cit., p. 7, n.1, citando egli a sua volta: «De Dionysio haec habet Synopsis nostra: [] morbo incurabili consumptus Frusoloni [non Romae] obiit, et Romae sepelitur».

[cxciii] ASBN, Liber Mandatorum, cc. 116v, 177, 179.

[cxciv] Cfr. A. ZAZO, in «Samnium», anno XL, gennaio-giugno 1967, n.1-2, p. 28.

[cxcv] DE NICASTRO, cit.

[cxcvi] ASFI, Congregazioni soppresse, cit., f. 83.

[cxcvii] SADOLETO, cit., p. 321.

[cxcviii] Con queste parole ha termine il manoscritto, tuttora inedito, che Giovanni de Nicastro ebbe a dedicare alla figura di Dionisio Laurerio. Aveva cominciato il componimento confutando la possibilità che il borgo di Sieti, vicino Salerno, avesse potuto dare i natali al celebrato cardinale, poiché l’autore si sarebbe sforzato «di provar, che la patria del suddetto Cardinale sia Benevento»; affinché a questa, che già era stata la patria di «tre Sommi pontefici, otto altri Cardinali, d’innumerevoli Arcivescovi, e Vescovi, e d’infiniti celebri Letterati non mancasse ad un così glorioso Eroe, e celebre Letterato, quale si fù il Laurerio».

[cxcix] VICENTINI, cit., p. 9.

[cc] Ivi, p. 33; lettera del 28 dicembre 1764.

[cci] L’iscrizione fu riportata da molti, in versioni simili: Ciacconio, Cabrera, Della Vipera, Ciarlanti, Gianio; si può considerare come più vicina all’originale quella tratta da V. FORCELLA (Iscrizioni delle Chiese di Roma ecc., Roma 1874, vol. II, p. 305, n. 942), in quanto fedele trascrizione del citato ms. Chigiano I (v. 167, f. 326):

DYONYSIO LAVRERIO BENEVENTANO

TT.LI S.TI MARCELLI S.R.E. PRESBITERO CARDINALI

VRBINATENSI EPISCOPO RELIGIONIS SERVORVM

GENERALI GRAVISSIMO AC LEGATO CAMPANIE

A P. III ORDINATO VIRO OMNI FERE

OMNI SCIENTIARVM GENERE ORNATO

R.P.M. AUGVSTINVS ARETINVS EIVS

ALVMNVS GENERALIS POSVIT VIXIT ANNOS

XLV OBIIT XVII DIE SEPTEMBRIS MDXLII

[ccii] «Per tutto il ‘500 e fino al ‘700 proseguirono infine i lavori di abbellimento, che riguardano soprattutto le cappelle laterali ed arricchiscono la chiesa di nuovi capolavori» (L. GIGLI, San Marcello al Corso, Istituto di Studi Romani, Roma 1977, p. 27). Della dispersa tomba del Generale, naturalmente, non troviamo accenni.

[cciii] Cfr. la citata concessione dell’11 novembre 1557 in ASS.

[cciv] Cfr. Annalium OSM, cit., p.138; anche in VICENTINI, cit., p. 17.

[ccv] PASTOR, cit., p. 676, n. 4.

[ccvi] BRITISH LIBRARY, State Papers, IX, 192, citato in L. P., vol. XVII, p. 533, n. 935.

[ccvii] Cfr. copia a Cambridge, Caius College, ms. 597, p. 189.

[ccviii] COCHRANE, cit., p. 155. Solo per un attimo, privi come siamo di qualsivoglia riscontro in proposito, il pensiero ritorna a Volturara Appula: se esso fu paese sede di “eretici” valdesi, fin dal 1502 (cfr. G. SACCO, Gli eretici «Oltremontani» dell’ Alto Fortore, in RSS, I/1995, III serie, pp. 153 ss.), è possibile che i Laureri, e quindi un giovane Bernardino, vi abbiano avuto contatti con i movimenti «oltremontani»?

[ccix] Ivi, p. 160.


 [FL1]

26 décembre, 2012

Storia Italia meridionale RAPPRESAGLIA NAZISTA ED EPISODI DI RESISTENZA NELL’AGRO ATELLANO E AVERSANO DOPO L’8 SETTEMBRE DEL ‘43

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 0:29

RAPPRESAGLIA NAZISTA
ED EPISODI DI RESISTENZA
NELL’AGRO ATELLANO E AVERSANO
DOPO L’8 SETTEMBRE DEL ‘43

FRANCO PEZZELLA

Nel primo dopoguerra era opinione pressoché unanime tra gli studiosi del conflitto appena terminato che la Campania, e più in generale l’Italia meridionale, non fossero state teatro, al di là di alcuni sporadici episodi come le Quattro giornate di Napoli o l’assalto da parte di alcuni gruppi antifascisti alle caserme di San Prisco e di Santa Maria Capua Vetere per procurarsi armi e contrastare così le truppe tedesche in rotta verso il nord, di significativi episodi di resistenza alla rappresaglia nazifascista scatenatasi subito dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 (1). E’ inutile sottolineare, alla luce della gran messe di testimonianze coeve e successive (2), quanto fossero e sono inesatte queste considerazioni, anche se non può essere accolto del tutto il giudizio espresso da Luigi Cortesi che definisce le attività antinaziste sviluppatesi nella provincia di Caserta “una vera e propria lotta partigiana di massa” (3).

Storia Italia meridionale RAPPRESAGLIA NAZISTA ED EPISODI DI RESISTENZA NELL’AGRO ATELLANO E AVERSANO DOPO L’8 SETTEMBRE DEL ‘43  rappresaglia_nazista_fig_01
Postazione tedesca

Né d’altra parte questa avrebbe avuto ragione di essere, giacché l’Italia meridionale non visse un’esperienza resistenziale paragonabile a quella del Nord o di alcune zone del Centro: lo sbarco in Sicilia degli anglo-americani e la loro rapida avanzata fino alla Linea Gustav (tra Termoli e Gaeta) dispensarono, di fatto, le popolazioni meridionali dall’organizzare una lotta sistematica contro i tedeschi e contro i fascisti. In realtà, come già evidenziava Corrado Graziadei nel 1955: “La lotta partigiana, in questa parte del suolo italiano, divampò in uno stillicidio di episodi, tutti staccati ed isolati”, per lo più a carattere spontaneo e di tipo ribellistico, “ma che, raccolti e coordinati, esprimono una luce vivida di eroico patriottismo, che neppure l’oblio in cui ingiustamente quegli episodi sono stati relegati, è riuscito a spegnere” (4). “Non vi è dubbio” scriveva qualche decennio dopo Graziadei, Giuseppe Capobianco per spiegare quest’oblio, “che i maggiori ostacoli sono stati determinati dalla cancellazione consapevole, dall’immediato dopoguerra, di quel periodo della storia. La responsabilità coinvolge tutti, anche le forze della sinistra. Ciò ha impedito che si scrivesse, pur nella specificità degli eventi, una storia completa della Resistenza italiana in cui trovassero posto le vicende del Sud” (5).

rappresaglia_nazista_fig_02
Bassorilievo con la raffigurazione dell’eccidio sul monumento di Teverola

Tra queste vicende, una sicuramente fondamentale per le sorti future del conflitto, ritenuta anzi da alcuni studiosi la prima azione in assoluto della Resistenza italiana, fu quella che, partita da Napoli il 12 settembre del ‘43, si concluse tragicamente, il giorno dopo, con l’eccidio di 14 carabinieri, nell’agro aversano, a Teverola. Era accaduto che le truppe naziste stanziate in Campania, alla notizia dell’armistizio, giunta quasi inattesa nel tardo pomeriggio dell’8 settembre ‘43, dopo un iniziale momento di disorientamento, già la sera stessa avevano dato corso ad una serie di violente azioni di rappresaglia. Azioni che si erano rafforzate nei giorni successivi, subito dopo che il comando tedesco aveva ordinato alle truppe in ritirata di razziare alla popolazione civile le derrate alimentari e il bestiame, oltre che distruggere tutto quanto potesse essere utile agli anglo-americani dati in procinto di sbarcare a Salerno: dalle strade alle linee ferroviarie, dai sistemi di comunicazione postali, telegrafici e radiofonici alle industrie belliche. In questo contesto i quattordici carabinieri si erano resi responsabili, agli occhi dei nazisti, di aver difeso il palazzo dei telefoni, pregiudicando così le comunicazioni nel momento in cui, essendo prossimo lo sbarco degli alleati, i collegamenti erano diventati fondamentali per contrastarlo e organizzare la difesa. Costretti da alcuni contingenti della divisione corazzata Goering a barricarsi nella loro caserma di Napoli Porto, i carabinieri avevano opposto una strenua resistenza agli assedianti, arrendendosi, al termine di una lunga giornata di combattimenti, solo per la schiacciante superiorità numerica degli avversari e per l’esaurirsi delle munizioni.

rappresaglia_nazista_fig_03
Manifesto commemorativo dei 14 carabinieri fucilati a Teverola

Il giorno successivo, dopo essere stati obbligati a raggiungere con un’estenuante marcia a piedi Teverola, i militari erano stati barbaramente passati per le armi in località Madama Vincenza, ai margini di un campo di concentramento. Con i carabinieri furono fucilati anche due civili: Carmine Ciaramella e Francesco Fusco detto Friscolisi, entrambi di Teverola, operaio di 30 anni il primo, trovato con un fucile in mano nella scuola di Casaluce, bracciante di 52 anni il secondo, catturato per aver insistito a voler vendemmiare sulla terra occupata dai tedeschi (6). L’eccidio si consumò davanti agli occhi di una ventina di inermi cittadini, che, rastrellati con un altro migliaio di persone lungo la strada da Napoli a Teverola, poi liberate, erano stati appositamente trattenuti per scavare la fossa e dare sepoltura ai fucilati. Però ai poveretti, stremati dalla lunga marcia, erano mancate le forze fisiche, e il pietoso compito fu affidato, perciò, a tre contadini del luogo, tali Alessandro Muscariello detto “chiavone”, ad un suo omonimo detto “moscone” e a Raffaele Iavarone. Prima di essere seppelliti sotto una spessa coltre di terreno, i cadaveri furono spogliati dai tedeschi di tutto quanto di utile e prezioso avevano addosso. Giuseppe Muscariello figlio di Alessandro, quello contro nominato “moscone”, testimoniò che le 700 lire trovate in tasca di Francesco Fusco furono offerte quale ricompensa al padre e agli altri due contadini, che sdegnosamente però rifiutarono, invitando il soldato che glieli aveva offerti a far celebrare, invece, delle Messe in suffragio delle anime dei caduti.

rappresaglia_nazista_fig_04
Stele ricordo nel luogo dell’eccidio

Per il suo sacrificio, a conflitto terminato il brigadiere Giuseppe Lombardi, insieme con l’appuntato Emilio Immaturo e i carabinieri Ciro Alvino, Antonio Carbone, Giuseppe Covino, Michele Covino, Nicola Cusatis, Domenico Dubini, Domenico Franco, Aldo Lazzaroni, Emilio Scala, Giuseppe Manzo Martino, Giuseppe Pagliuca, Giuseppe Ricca e Giovanni Russo, quasi tutti di origini campane, sarà insignito della Medaglia d’argento al Valore Militare con la seguente motivazione: “In periodo di eccezionali eventi bellici seguiti all’armistizio, preposto con gli altri militari della sua stazione alla difesa di importante centrale telefonica, assolveva coraggiosamente il suo dovere opponendosi al tentativo di occupazione e di devastazione da parte delle truppe tedesche. Catturato per rappresaglie e condannato a morte con i suoi compagni, affrontava con ammirevole stoicismo il plotone di esecuzione. Nobile esempio di virtù militari e di consapevole sacrificio”. Rimasto lungamente misconosciuto nel dopoguerra, l’episodio trovò spazio sulla stampa locale e su qualche quotidiano nazionale, solamente a partire dal 1983, in occasione dello scoprimento di un monumento a Teverola (7).
L’eccidio non fu, purtroppo, il primo e neanche l’unico di una lunga serie di episodi che si svolsero in questa parte di Terra di Lavoro, la provincia dell’Italia meridionale che avrebbe pagato poi, a fine conflitto, il contributo più alto in termini di vite umane (8).

rappresaglia_nazista_fig_05
Monumento di Teverola

Già la stessa sera dell’8 settembre l’agro aversano era stato, infatti, teatro di un primo episodio di resistenza alla rappresaglia nazista allorquando a Villa Literno e ad Aversa gli uomini del 151° Reggimento costiero si erano battuti a lungo contro i tedeschi impegnati a razziare viveri e animali da macello (9). Gli scontri erano stati piuttosto sanguinosi: nei giorni seguenti presso l’ospedale militare di Caserta si contarono diversi feriti, di cui alcuni morirono poi, per i postumi delle lesioni riportate (10). All’ospedale di Caserta morì anche Mormile Giuseppe, un giovane operaio diciassettenne di Cardito rimasto coinvolto negli scontri, che spirò il 15 settembre. Nelle stesse ore si contarono anche le prime vittime civili tra le popolazioni dei due agri: ad Arienzo, in Valle Caudina, la sera del 9 settembre, verso le 21, mentre un gruppo di sfollati provenienti dai dintorni di Napoli sostava in piazza Lettieri, una scarica di mitragliatrice partita da una motocarrozzetta tedesca in perlustrazione falciava la piccola Autilia Robustelli, di 5 anni, di Grumo Nevano (11). L’11, ad Aversa, cadeva vittima del piombo nazista Luigi Oggiero, uno sfollato napoletano. Lo stesso giorno dell’eccidio di Teverola, invece, furono uccisi, sempre ad Aversa, in via Campo, tali Beniamino Affinito detto Beniamino Donsanto, di 31 anni (12), e Paolo Matacena, di 51, impiegato presso il mulino Maione, in località ponte Mezzotta, verso Sant’Antimo, passato per le armi come presunto guastatore di linee telefoniche (13). In realtà era successo che il poveretto, nel ritornare a casa con il proprio cavallo, per dare un passaggio ad un suo compagno di lavoro che abitava a Caivano, si era diretto verso Gricignano; se non ché al ponte di Carinaro i due erano stati bloccati dai tedeschi e trasportati con altri deportati, tra cui il professore Federico Santulli, in un improvvisato campo di concentramento a Marcianise. Liberati, dopo qualche ora, grazie all’intervento del podestà di Aversa Luigi Andreozzi, i malcapitati si erano poi separati, dopo un lungo tragitto a piedi attraverso i campi, nei pressi dello stesso ponte dove erano stati catturati. E fu lì che il Matacena, per raggiungere la strada, nell’attraversare la cunetta in precedenza utilizzata dai tedeschi per posare i fili telefonici, fu da questi sorpreso e colpito a morte.
Il giorno 15, ad Aversa, cadeva il giovane brigadiere dei Carabinieri Agostino Maggi; il giorno seguente, a Trentola, il quindicenne Nicola Di Guida di Lusciano moriva – come annotò il parroco di Ducenta, nel suo diario – in seguito alle ferite riportate alla mano destra dilaniata da una bomba a mano raccolta incautamente nei pressi dell’accampamento tedesco (14); il 18 toccava, invece, a Nicola Tessitore, un modesto operaio cementista, che, di ritorno da Carinaro, dopo una dura giornata di lavoro, appartatosi all’altezza dell’ex campo profugo di Aversa per soddisfare un bisogno fisiologico, fu scambiato per un sabotatore delle linee telefoniche e colpito più volte da un soldato tedesco in perlustrazione. Ferito, fu soccorso da un certo Affinito e trasportato su un carrettino all’ospedale di Aversa, dove morì dopo sei giorni di agonia (15). Sempre ad Aversa, il 23 settembre, cadeva, freddato dal piombo di un soldato tedesco, Stabile Aniello, un calzolaio, appena uscito dal rifugio dove si era nascosto a lungo per sfuggire alla cattura (16).
Va ricordato, in proposito che in quei giorni molti aversani per sfuggire ai tedeschi, si rifugiarono, travestendosi da internati e mischiandosi a loro, nel locale Ospedale Psichiatrico della Maddalena; altri ancora, con la complicità del dottor Vincenzo Forzano, si fecero operare di appendicectomia (17).
Sul fronte del sistematico saccheggio di derrate alimentari e bestiame messo in opera dai tedeschi nei riguardi non solo delle caserme e dei depositi militari, ma anche di negozi ed abitazioni private, bisogna purtroppo registrare un’attiva compartecipazione della popolazione civile alle scorrerie teutoniche. In alcuni casi i tedeschi dopo aver aizzato la folla repressero questa partecipazione nel sangue, come a Gricignano, dove il 12 settembre, prima filmarono l’assalto della folla ai depositi militari, siti in località “San Vicienzo”, e poi la dispersero a colpi di armi da fuoco, ammazzando, forse, quel Falace Elpidio registrato tra le vittime civili di Sant’Arpino (18), Nicola Lettieri, un cinquantenne di Frattaminore e Carlo Marino, un vecchio bracciante di Cesa, e ferendo gravemente una bracciante di Succivo, tale Maddalena Lampitelli, poi deceduta all’ospedale di Frattamaggiore (19).

rappresaglia_nazista_fig_06
Padre Paolo Manna

Altri, tra cui un certo Giovanni Fusco di Gricignano, che per procurarsi dell’olio pare fracassasse un intero bidone, morirono per mano delle sentinelle italiane (20). A Frattamaggiore, negli stessi giorni, come si legge nella testimonianza rilasciata da tale Giuseppe Marotta, un ragazzo undicenne di Napoli ivi sfollato con la famiglia, i tedeschi, dopo aver saccheggiato e data alle fiamme una filanda, repressero con le armi il tentativo della popolazione di appropriarsi di ciò che era rimasto (21). La stessa sorte toccherà alla folla che, più tardi, il 31 ottobre, assalirà prima il deposito di cartine per sigarette e carta per cancelleria del distretto militare di Aversa alloggiato nell’ex asilo infantile di piazza Lucarelli, e poi, in successione un deposito di gomme Pirelli ubicato nel granaio di palazzo Golia in via Seggio (l’attuale corso Umberto) e alcuni negozi di oreficeria nella stessa via (22). In questi episodi non furono risparmiate le istituzioni religiose: il convento del Carmine subì un pesante svaligiamento tra il 2 e 3 ottobre e nella ressa morirono cinque persone; mentre da un altro ex convento, quello di Sant’Agostino degli Scalzi a Torrebianca, furono sottratti foraggi per muli e cavalli dell’esercito e perfino alcune bestie (23).

rappresaglia_nazista_fig_07
Raffaele Anatriello negli anni ‘80

Molti furono anche gli episodi di rappresaglia negli immediati dintorni di Aversa. Il 20 settembre a Villa Literno alcuni soldati tedeschi tentarono di rapire e violentare una ragazza; il contadino Francesco Mercurio intervenuto per difenderla fu immediatamente freddato (24). La sera dello stesso giorno, San Cipriano, che allora costituiva con Casal di Principe e Casapesenna l’abitato di Albanova, visse le sue ore più tragiche allorquando un soldato tedesco fu ferito da un colpo di pistola alla gamba da un giovane del paese, tale Angelo Chiarolanza, originario di Quarto, noto come “scassacarrette”. La reazione tedesca fu immediata, crudele, barbara. Al termine delle rappresaglia, durante la quale “grida, pianti si susseguivano senza sosta al crepitio incessante delle mitragliatrici ed allo scoppio fragoroso delle bombe a mano”, in via Fiume si contarono ben quattro morti e numerosi feriti. Raccapricciante la descrizione della scena riportata dal dottore Scipione Letizia accorso per portare soccorso ai poveri malcapitati: “Lo spettacolo che si presentò al mio sguardo fu non solo raccapricciante, ma allucinante. Un gruppo di cinque o sei casupole, quasi catapecchie, erano sventrate dalle esplosioni di bombe a mano e dalle sventagliate delle mitragliatrici. Porte abbattute, suppellettili misere in frantumi e tutt’intorno sparsi sul pavimento, quattro cadaveri di persone adulte ed oltre diciotto feriti” (25).
Il giorno successivo, mentre ancora si componevano i cadaveri delle vittime (Salvatore Baldascino, Giuseppe Cavaliere, Domenico Cirillo e Maria Giuseppa Salzillo), i tedeschi rastrellarono il paese alla ricerca di ostaggi da fucilare, e nonostante la maggior parte degli uomini avesse trovato sicuro rifugio nelle grotte dove essi non si avventuravano temendo delle imboscate, catturarono dieci persone, le quali, però, grazie alle insistenze di una commissione di notabili del paese furono risparmiate (26).
Qualche giorno dopo, il 23 settembre, un’altra possibile strage era sventata a Trentola Ducenta allorché una squadra di S.S. penetrata nel locale seminario del P.I.M.E. alla ricerca di soldati sbandati e civili datisi alla macchia per scampare ai rastrellamenti, fu allontanata con modi garbati e persuasivi, dal rettore, padre Paolo Manna (27).

rappresaglia_nazista_fig_08
Gennaro Marchese fine anni ‘40

Tra il 23 e il 26 settembre anche Casapesenna registrò un significativo episodio di resistenza ai tedeschi allorquando nella contrada denominata “u’perillo”, a breve distanza dalla linea ferroviaria, mentre alcuni militari tedeschi s’intrattenevano in un’abitazione vicina, degli uomini del posto assaltarono ed incendiarono un carro armato, uno dei pochi mezzi corazzati superstiti che i tedeschi, strategicamente, spostavano di tanto in tanto sparando qualche colpo nella direzione degli accampamenti alleati per dare ad intendere di essere ancora nelle capacità di difendersi. In conseguenza di questo fatto la rappresaglia teutonica diventò più violenta, ma fortunatamente i pochi uomini che riuscirono a catturare e a trasportare a Casal di Principe si liberarono a causa di un bombardamento che sopraggiunse all’improvviso (28). Il 26 settembre in località S. Larienzo, presso Villa di Briano, furono fucilati, con l’accusa di aver sottratto materiale bellico, Cacciapuoti Giovanni, Della Corte Raffaele e Pellegrino Carlo, rispettivamente di anni 43, 36 e 15, tutti e tre braccianti di Frignano. Benché colpito in più parti del corpo, quest’ultimo era però sopravvissuto al piombo nazista e, soccorso da alcuni contadini presenti alla scena dopo che i tedeschi avevano abbandonato il posto, fu trasportato di nascosto all’ospedale di Aversa. Qui però, fu subito raggiunto dai suoi aguzzini, informati non si sa da chi, che, quantunque lo avessero trovato prossimo a morire, lo prelevarono, lo caricarono su una camionetta e si diressero verso il luogo in cui intendevano finirlo. Dio volle, però, ad evitare un ulteriore gratuito atto di ferocia, che vi giungesse cadavere (29).
Intanto, il 27 settembre, un gruppo di guastatori tedeschi era giunto a Frattamaggiore, accampandosi nella zona “monte ‘e sciemi”, per minare la sottostazione della Società Meridionale di Elettricità e i ponti sulla ferrovia Napoli – Roma, già vigilata da un contingente armato accasermato nel locale Linificio Nazionale, e da una postazione antiaerea. Alcuni giovani, capeggiati da Raffaele Anatriello e da Gennaro Marchese, balzato nel dopoguerra agli onori della cronaca sportiva per essere stato, prima, arbitro internazionale, e poi presidente della Federazione italiana arbitrale, si risolsero, forti di fucili 91 e di poche altre armi sottratte all’Esercito, di difendere la centrale, ma quando si resero conto di trovarsi di fronte a forze francamente preponderanti, capirono che non era il caso, anche per evitare guai maggiori alla popolazione civile.

rappresaglia_nazista_fig_09
Centrale elettrica di Frattamaggiore

Fu così che, prima il ponte carrozzabile tra Fratta e Grumo, e poi la centrale elettrica saltarono in aria. Con queste importanti strutture furono fatte saltare anche alcune parti del Canapificio Partenopeo e delle Manifatture Cotoniere Meridionali. In queste azioni di rappresaglia si distinse particolarmente un soldato italo – tedesco, tale Michele (forse un altoatesino o il figlio di un emigrante italiano, secondo altri), che più avanti ritroveremo, a ragione della sua balordaggine, come uno dei corresponsabili dell’eccidio di Orta di Atella. Fra l’altro il balordo si era reso protagonista di alcuni deprecabili atti di violenza nei confronti di inermi cittadini, in particolare, nei confronti di un’anziana donna, tale Anna Vitale, alla quale impose di accendere appositamente il forno per mettere ad asciugare le divise di alcuni commilitoni inzuppate di acqua piovana (30).
Ai danni arrecati dai tedeschi, si aggiunsero in quei giorni, quelli provocati dall’aeronautica alleata che, smaniosa di centrare a sua volta la centrale elettrica, faceva, sovente, delle disastrose incursioni aeree. Durante una di queste fu centrata una casa di Grumo e vi furono delle vittime, compreso un artificiere, rimasto dilaniato nel tentativo di disinnescare una bomba inesplosa. Antagonisti politici attribuirono la colpa dei bombardamenti alleati ad un acceso antifascista del tempo: quell’Amedeo Vetere che più tardi, a conflitto concluso, fonderà la locale sezione del partito comunista. Il Vetere, che era stato più volte incarcerato dai fascisti per motivi politici prima di essere inviato al confino nella cittadina di Palena sulla Maiella, fu accusato di aver fatto uso durante le incursioni alleate di uno specchietto con lampada per richiamare l’attenzione dei bombardieri alleati. In realtà, le uniche azioni di sabotaggio compiute dal Vetere erano state quelle di vagare per le campagne fingendosi contadino per poter spezzare i fili delle linee telefoniche tedesche. Il taglio dei cavi aveva la funzione non solo di impedire i collegamenti ma anche quella, più squisitamente psicologica, di dare la sensazione ai tedeschi di trovarsi ad operare in un ambiente ostile (31).

rappresaglia_nazista_fig_10
Amedeo Vetere

Anche a Frattamaggiore, come ad Aversa, ci furono, ahimé, saccheggi di case e negozi. In particolare a farne le spese furono un magazzino di materiale elettrico nei pressi della ferrovia e un piccolo deposito di articoli casalinghi gestito da una certa signora Canciello. Ma a subire i maggiori danni da questi sistematici svaligiamenti furono soprattutto i vagoni merci che sostavano nella stazione.
L’ultimo giorno del mese si concluse con una delle stragi più barbare perpetrate in Campania dai tedeschi: l’eccidio di Orta di Atella. Secondo le ricostruzioni più attendibili, realizzate da De Marco (32) e Motti (33) prima, e da De Santo poi, avvalendosi di una serie d’interviste effettuate in loco (34), è ipotizzabile che tutto ebbe inizio nelle prime ore del mattino, allorquando, nei pressi della baracca di legno dove tale mastu Vicienzo Tizzano esercitava il mestiere di ferracavallo, sita sulla provinciale Aversa-Caivano, si erano raccolti, sull’onda delle notizie portate da uno sfollato napoletano che riferiva di scaramucce in città fra truppe tedesche e napoletani, ma anche in risposta ai rastrellamenti dei giorni precedenti, una cinquantina di dimostranti che, armati di fucili da caccia, pistole ed arnesi vari, affrontavano gli sparuti soldati tedeschi di passaggio. Guidati dal professore Matteo Calisti, un ex ufficiale di origini siciliane che aveva combattuto la I guerra mondiale, e da Adamo Ernesto Salvatore, ex comandante dei Vigili Urbani, si trattava, per lo più, di padri di famiglia che imbracciavano le armi per difendere le mogli e le figlie dalle razzie tedesche (35), di giovanotti che volevano fare gli eroi, di soldati sbandati che ambivano a passare per patrioti, ma anche di persone dedite ai furti e alle violenze (36). In particolare un energumeno, sospettato peraltro di collaborazionismo con gli stessi tedeschi, si era avventato contro uno di essi picchiandolo selvaggiamente, mentre altri due giovani militari tedeschi erano stati fermati a bordo del loro camion, imprigionati nella torre del Bruzzusiello e solo dopo alcune ore liberati dopo aver chiesto degli abiti civili per potersi allontanare indisturbati. Intanto il camion era stato portato dalle parti della Crocesanta (l’attuale via Del Vecchio) e svuotato del suo contenuto ancorché la maggior parte della popolazione disapprovasse il gesto temendo una possibile vendetta da parte dei tedeschi.

rappresaglia_nazista_fig_11
L’eccidio di Orta in un dipinto
di Luigi Marruzzella

E, infatti, la risposta, non tardò ad arrivare. Nel tardo pomeriggio in via Chiesa sopraggiunse una camionetta tedesca con 12 soldati armati di tutto punto seguiti da un’altra cinquantina di militari a piedi che inferociti forzavano le porte delle case e, armi spianate, trascinavano fuori uomini, donne e bambini. Portate in piazza San Salvatore le persone catturate intuirono ben presto le vere intenzioni dei tedeschi, quando uno di loro, appostato sul balcone di palazzo Greco, di fronte al convento, sparò, scambiandolo per un civile malintenzionato, e ammazzandolo sul colpo, all’ignaro fra Fedele, un anziano e malaticcio francescano che, portatosi alla finestra della propria cella apertasi a causa di un’improvvisa folata di vento per chiuderla, si apprestava, su invito degli sgomenti e spaventati malcapitati radunati nella piazza sottostante, a benedirli. Subito dopo l’efferato episodio (si era ormai quasi all’imbrunire), gli uomini furono separati dalle donne e dai bambini e spinti, sotto la minaccia delle armi, lungo corso Vittorio Emanuele, verso la provinciale Caivano – Aversa, dove, disposti lungo un vecchio muro di cinta che correva parallelo alla strada furono, alfine, falciati dalle armi di un plotone di esecuzione. Sul terreno, restarono, esanimi, i corpi di 20 innocenti.

rappresaglia_nazista_fig_12
Lapide commemorativa dell’eccidio di Orta

I loro nomi e l’età: Cannella Vincenzo di anni 28, Castellano Vincenzo di anni 35 e suo figlio Michele di anni 18, Chianese Arcangelo di anni 62, Daniele Salvatore di anni 55 e il figlio Antonio di anni 15, De Sivo Guido di anni 54, Di Letto Salvatore di solo 17 anni, Di Lorenzo Alessandro di anni 58, D’Onofrio Gioacchino di anni 71, Ferrara Michele di anni 39, Greco Corrado di anni 43 e suo fratello Mario di anni 41, Lazzaroni Aldo di anni 22, Pellino Oreste di anni 17, Ricci Vincenzo di anni 44, Romano Salvatore di anni 49, Serra Salvatore di anni 49, Serra Sossio di anni 58, Sorvillo Massimo di anni 57 e Zarrillo Giovanni di anni 31. Sopravvisse alla falcidia (per essersi finto morto o forse, chissà, per il pietoso gesto del soldato incaricato di finire chi non era ancora spirato) solo Salvatore Costantino, rimasto leggermente ferito ad un braccio. Quando ritornò al paese, smarrito e tremante, lo trovò in preda alle fiamme in più punti (37) e completamente deserto: le donne e i bambini erano riparati, parte nella vicina Succivo, parte nelle grotte sottostanti ai palazzi, mentre gli uomini scampati al massacro si erano nascosti un po’ dappertutto, chi sui tetti del luogo detto di Panico, attiguo al transetto della chiesa di San Massimo, chi nei fienili, chi nel convento di San Salvatore. Quella sera gli unici a percorrere fino a notte inoltrata le strade del paese, prima di abbandonarlo, furono oltre a qualche cane o gatto randagio, i tedeschi, ancora alla ricerca di possibili vittime. Il giorno successivo, ai primi ortesi accorsi sul luogo del massacro si offrì uno spettacolo raccapricciante: i corpi dei poveri sventurati giacevano con gli abiti sforacchiati nelle pose più disparate, chiazze di sangue ingrumito imbrattavano il muro, rivoli di sangue si perdevano fra l’erba mischiandosi al fango. Grazie alla pietosa opera dei parenti e di alcuni volontari i cadaveri furono rimossi, trasportati nelle loro abitazioni e poi inumati nel locale cimitero. Nel frattempo il buon parroco, don Salvatore Mozzillo, diffusasi la voce che i tedeschi si apprestavano a radere Orta al suolo, accompagnato da due bizzoche, si era recato al comando tedesco di Crispano per impetrare la grazia di risparmiare il paese, offrendo dell’oro raccolto presso alcune famiglie e promettendo di adoperarsi per recuperare il bottino sottratto dal camion il giorno precedente. Qualche giorno dopo, infatti, accompagnato da Michele Del Prete, un sarto di Orta, si recò a Frattamaggiore, presso il linificio, dove era alloggiato, come si accennava in precedenza, un reparto tedesco adibito al controllo della contigua linea ferroviaria, per restituire parte della refurtiva sottratta (38).
Corre obbligo ricordare che alla già lunga lista dei caduti di via Nuova vanno aggiunti i nomi di Adelaide Organo, detta Lilaida, di anni 78 anni, rimasta vittima, qualche ora prima del massacro, di un colpo sparatole da un rabbioso tedesco nel luogo detto delle Tranghelle, e del contadino ventottenne Salvatore Pezzella, raggiunto da una raffica di mitra mentre cercava di scavalcare il muro di cinta di un giardino per mettersi al sicuro. Non sembra, invece, collegarsi ai tedeschi l’assassinio di Raffaele Guerra, sottufficiale dell’Esercito, di anni 26, uno dei partecipanti agli assalti, sulla cui morte permangono molti punti oscuri. Pare, infatti, che fosse rimasto vittima di uno dei suoi compagni, ma non si capisce bene se per errore o per vendetta personale. In ogni caso il suo nome compare, insieme a quello di Raffaele Spina, l’autista dei marchesi Capece ucciso dai tedeschi in data e circostanze diverse, come vedremo, e a quelli di Adelaide Organo e Salvatore Pezzella, nella lapide che, murata negli anni Cinquanta su una parete della scuola elementare di Orta, ricorda l’eccidio del 30 settembre. La lapide è sormontata da un bassorilievo raffigurante un’aquila bifronte che assale uomini e bambini inermi per giustificare, in un certo qual modo, le parole martirio e sacrificio che compaiono nella frase commemorativa e che giacché nell’accezione più comune indicano, rispettivamente, come osserva De Santo richiamandosi al Devoti-Oli: “il sacrificio accettato in nome della fede “ e “l’offerta della propria vita per un ideale”, non sono certamente identificabili con gli stati d’animo presenti in quel momento nelle vittime, tutto al più rassegnate, e diventate tali solo per placare l’ira tedesca (39). L’episodio, benché alcuni mesi dopo avesse trovato spazio su Il Risorgimento, l’unico quotidiano campano dell’epoca (40), in termini apologetici, era stato, infatti, vissuto, dalla maggioranza della popolazione ortese, come un errore gravissimo, una rappresaglia compiuta dai tedeschi non per odio ma solo in risposta ad una serie di atti ostili (l’attacco sulla strada, la cattura dei soldati, l’appropriazione del contenuto dei camion) da parte di un gruppo di persone poi dileguatosi: e come tale era stato prima quasi giustificato e poi rimosso (41). Questa rimozione spiega, peraltro, il riutilizzo del muro stesso della fucilazione nella costruzione di uno stabile e l’assenza di una targa sul luogo preciso in cui fu perpetrata la strage, che ha beneficiato, per il resto, negli anni, solo di due commemorazioni: una prima volta, il 26 maggio del 1991 in occasione del Terzo raduno provinciale dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci (ANCR) di Terra di Lavoro, nel contesto di una rievocazione generale della guerra (42), e una seconda volta il 30 settembre del 1993 in occasione del Cinquantenario dell’eccidio (43).
Molti più frammentari e imprecisi rispetto a quelli di Orta di Atella, restano a tutt’oggi, i fatti di sangue riguardanti la vicina Marcianise. Mentre Capobianco registra, infatti, senza nessuna altra notizia, ben 5 morti in via Grillo tra il 3 e il 4 ottobre (44), Salvatore Buonanno e Carmine Cimmino riportano la testimonianza di Orlando Gaglione, raccolta dal nipote Gianpietro Bellopede, alunno della scuola elementare del 3° circolo didattico di Marcianise, circa un eccidio perpetrato dai tedeschi nei confronti di un gruppo di inermi cittadini catturati lungo via S. Giuliano e poi fucilati sui Regi Lagni presso la masseria don Giulio. Secondo il racconto di Gaglione, alla morte sfuggì un certo Giuseppe Iuliano, detto “zi’ Giuseppe” che al momento degli spari si gettò a terra fingendosi morto (45). Un altro episodio analogo, raccolto da Motti, riferisce che nei pressi della stessa masseria furono fucilati, dopo essere stati catturati dai tedeschi e costretti a pulire col petrolio un carro armato che per mimetizzarlo era stato coperto di paglia, un contadino di Marcianise, tale Giuliano Silverio, il già citato autista dei baroni di Casapuzzano, Raffaele Spina, e un anonimo vecchietto di Frattamaggiore, antifascista, che credendo Marcianise già liberata, voleva recarsi in questo paese per incontrare Saverio Merola, capo degli antifascisti locali. Come Giuseppe Iuliano anche Giuliano Silverio si salvò gettandosi a terra e fingendosi morto (46). Non si salvarono, invece, tranne Salvatore Bellotta, che all’epoca contava poco meno di 20 anni, e tale Gaetano chiamato “o’ macchiaiuolo” gli altri tre frattesi che, dopo essersi recati, con loro, prima a Santa Maria Capua Vetere e poi a Macerata Campania per comprare merce da rivendere, incapparono, sulla via del ritorno, nei pressi della stessa masseria don Giulio, in una postazione tedesca. Era successo che i cinque, recatisi a Santa Maria con un calesse per approvvigionarsi di grano e trovato il locale mulino incendiato, pur di non tornare a mani vuote, a Macerata, avevano acquistato da tale Mattia, insieme con alcuni sacchi di fagioli secchi, anche cinque cappotti militari inglesi, ceduti, probabilmente, da prigionieri scappati dai campi di concentramento di Capua o Aversa in cambio di abiti civili. Sulla via che congiunge Marcianise con Orta, alla vista del posto blocco tedesco il gruppo si era disfatto del compromettente carico lanciandolo nell’attiguo lagno; il gesto non era, però sfuggito ai militari che, dopo aver ammazzato la cavalla che trasportava il calesse e obbligato i cinque ad indossare i cappotti inglesi, li fucilarono, risparmiando per mero calcolo, come vedremo, il solo Bellotta.

rappresaglia_nazista_fig_13
Ponte a Selice in una fotografia d’epoca

Fu così che trovarono la morte Rocco Perfetto, di 40 anni, suo figlio Francesco, di 19, e Rosa Costanzo, nubile, di professione pettinatrice, detta “fra Diavolo”. Gaetano “o’ macchiaiuolo”, benché trafitto più volte alla gola e creduto morto, riuscì a sopravvivere. Il Bellotta, invece, dopo essere stato rifocillato, fu trasportato a Macerata e invitato ad indicare la casa del ricettatore, che, però, annusato il pericolo, si era già prudentemente allontanato, abbandonando moglie e figli. A quel punto i tedeschi, dopo aver perquisito la casa e avervi trovato altri cappotti inglesi, allontanati la donna e i bambini, distrussero l’abitazione con le bombe. Il povero Bellotta, dopo essere stato costretto a chiedere in giro per il paese dove era nascosto il mediatore Mattia e chi avesse altri cappotti inglesi, fu alla fine liberato e riuscì finalmente a raggiungere Frattamaggiore, dove i familiari, avendo saputo intanto delle fucilazioni, gli avevano già preparato la bara (47).
Alle vittime dirette della ferocia nazista vanno aggiunte quelle provocate dallo scoppio delle mine, piuttosto numerose nel quadrilatero compreso fra Trentola, S. Marcellino, Parete e Villa Literno, che, i tedeschi, per sventare un eventuale attacco dal nord, avevano minato dopo aver allagato anche i Mazzoni. Tra il 6 e il 10 ottobre, persero la vita, Conte Maria, una scolara di 16 anni, i germani Luciano e Michelina Cassandra, rispettivamente di 17 e 14 anni, di San Marcellino, Andrea Pizzorusso e il fratellastro Luciano Lemma, entrambi contadini, rispettivamente di 39 e 28 anni, la mamma dei due, Angela Riccardo, una casalinga di 60 anni, tutti di Trentola. Originario di Trentola era pure Andrea Arbitrio, un giovane militare di 31 anni, ucciso lungo la provinciale Giugliano–Parete insieme a un seminarista che cercava di raggiungere la propria casa, dal gruppo di guastatori tedeschi che poco prima avevano trucidato a Giugliano, davanti alla chiesa dell’Annunziata, numerosi ostaggi, tra cui alcuni religiosi (48).

rappresaglia_nazista_fig_14
Tenente Silvio Gridelli

Nelle campagne di Parete il 3 ottobre trovava la morte anche Nicola Parete, un bracciante di 30 anni circa che, impossessatosi di due dei numerosi fucili trovati nei pressi della masseria Picone, e incappato poi in un rastrellamento tedesco, fu fucilato dopo essere stato costretto a scavarsi la fossa con le sue stesse mani. Poco dopo, nello stesso luogo, raggiunto intanto da un centinaio di persone per impossessarsi delle restanti armi, trovarono la morte, in circostanze non molto chiare, due giovanetti: Severo Agrippino, di 14 anni, un ragazzo originario di Arzano, adottato da una famiglia di Parete, e lo scolaro Gennaro Chianese, pure lui di Parete, che contava appena 8 anni. La morte di Severo avvenne, forse, involontariamente, per mano di un carabiniere, inviato sul posto per tenere alla larga dal deposito d’armi, la popolazione (49).
Il giorno dopo le truppe di liberazione raggiungevano, accolti gioiosamente dalla popolazione, la maggior parte dei paesi sia dell’agro atellano sia di quello aversano. Gli ultimi reparti tedeschi lasciavano definitivamente le nostre terre non prima di aver fatto qualche altra vittima come il povero Francesco Cantiello, un trentaquattrenne contadino ammazzato in via L. Caterino a San Cipriano per essersi rifiutato di consegnare la sua cavalla e per aver puntato il fucile contro i tedeschi (50). Altre due vittime si ebbero a Trentola Ducenta dove i guastatori prima di abbandonare il campo si erano appostati con una mitragliatrice alla fine di via Roma, laddove si stacca la traversa che va a Cientepertose, sparando all’impazzata su chiunque osasse attraversare la strada. A farne le spese furono un’erbivendola di Aversa, avventuratasi per vendere la sua merce, raggiunta alla coscia da un proiettile, per fortuna in modo leggero, e tale Carlo Grassia detto Napoleone che, colpito al ventre da una sventagliata di mitra, fu ricoverato all’ospedale di Aversa, dove morì dopo 15 giorni. Nella ritirata i tedeschi non mancarono di minare alcuni ponti della direttissima Napoli –Roma (51), e lo storico e monumentale Ponte a Selice sui Regi lagni (52).
Nei giorni seguenti in cui si andavano svolgendo queste vicende, intanto, in diverse parti d’Italia, altre persone dell’agro perdevano la vita nelle stragi naziste o in azioni di Resistenza. Il 18 ottobre era ucciso ad Alvignano, presso Caiazzo, l’arciprete Biagio Mugione di Cardito. Il cadavere fu ritrovato 6 giorni dopo, il 24 ottobre, nei pressi di un torrente. La funzione funebre si svolse, come riporta, celato dietro lo pseudonimo di Mario Guerra, il parroco don Gregorio Mormile (prima entusiasta propagandista del fascismo nella zona, e poi indignato censore del comportamento tedesco) alla presenza dei soli “vecchi genitori e di qualche vecchietta” (53).

rappresaglia_nazista_fig_15
Maggiore Ugo De Carolis

Tra i civili che negli stessi giorni a Mondragone, armi in pugno, affrontarono i tedeschi in ritirata perdendo la vita, c’erano anche diversi uomini dell’agro aversano. Tra le cinque vittime cadute in combattimento o trucidate dai tedeschi perché trovate in possesso di armi, Capobianco annovera, infatti, anche i fratelli Antonio e Orlando Zaccariello di Frignano (54).
All’alba del 31 ottobre i nazisti, nel corso di una delle numerose demolizioni con esplosivi compiute dai reparti pionieri, durante le quali non si curavano neanche di accettarsi se le abitazioni da abbattere fossero ancora abitate, fecero brillare alcune mine collocate sotto il palazzo Cameretti di Prata Sannita: saltarono in aria, con le mura, le membra straziate del tipografo aversano Nicola Nappa, della moglie Raffaella Cangiano e delle figlie Errica ed Anna, rispettivamente di 30 e 18 anni, nonché della giovane domestica Giovannina Nobile di Teverola. Nello scoppio perdevano la vita altresì il commerciante Gabriele Abate, anch’egli di Teverola, e le figlie Teresa e Raffaelina, di sei e cinque anni, imparentati con i Nappa. Rimase illesa la sola Rosaria, neonata (55). Ironia della sorte, le due famiglie, temendo che Aversa e Teverola fossero rase al suolo dai bombardamenti alleati, se ne erano allontanate per luoghi più sicuri.
Lontano da Aversa, dove era nato il 6 gennaio del 1921 da Cesare, maresciallo di Cavalleria, e Maria Puricelli, cadeva, negli scontri di fuori Porta San Paolo a Roma il tenente Silvio Gridelli. Dopo una prima formazione alla Scuola Militare di Napoli (denominazione assunta dalla Nunziatella nel triennio 1939-42) il giovane ufficiale era passato poi all’Accademia di Modena, da dove, al termine degli studi, era stato immesso in ruolo nell’Esercito Regio. Verso la metà del ‘43 dopo alcuni soggiorni in diverse località d’Italia per corsi d’addestramento o brevi comandi fu inviato a Roma presso il 4° reggimento carristi, laddove ancora si trovava l’8 settembre, quando i militari italiani, in assenza di direttive unitarie, dovettero operare una scelta di campo. E Gridelli, come tanto giovani ufficiali, sorretto “da un estremo senso di fedeltà allo Stato e alla monarchia” scelse di contrastare i tedeschi: la mattina del 10 settembre partecipava con la Compagnia Carri M alla battaglia di Porta San Paolo al comando di un mezzo corazzato. Rimasto ferito ad una gamba “non desisteva dalla lotta fino a quando un nuovo colpo lo raggiungeva in pieno petto, stroncando la sua nobile vita” come recita la motivazione che accompagnò il conferimento della medaglia d’argento al Valore Militare (56).
Alla resistenza romana partecipò attivamente meritandosi una medaglia d’oro al Valore Militare alla memoria anche il maggiore dei carabinieri Ugo de Carolis, nato a Caivano il 18 marzo 1899 da una famiglia di Santa Maria Capua Vetere. Trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, De Carolis aveva partecipato alla prima guerra mondiale, durante la quale già era stato decorato di medaglia d’Argento. Ufficiale di carriera, aveva combattuto anche in Africa e, nel 1942, aveva fatto parte della Commissione d’armistizio con la Francia. Dopo l’8 settembre del ‘43 aveva contribuito all’organizzazione della formazione partigiana dei carabinieri, comandata dal generale Filippo Caruso. Arrestato in seguito ad una delazione, fu trucidato alle Fosse Ardeatine, dopo essere stato selvaggiamente torturato in via Tasso (57).
Di Caivano era pure Ezio Murolo che si distinse nelle Quattro giornate di Napoli (58).
Un altro ufficiale, nativo di Aversa, Vincenzo Fabozzi, poi decorato con croce di ferro, si distinse particolarmente nella zona di Bologna (59).Tra i caduti nelle formazioni partigiane del Centro e Nord Italia vanno inoltre ricordati, Gennaro Bencivenga di Cesa, di anni 20, caduto ad Anagni il 3 giugno del ‘44 e Giuseppe Tartaglione di Marcianise, morto a Rivoli, nel Torinese il 10 marzo del ‘45 (60).

Note:
(1) Per questi episodi cfr. C. BARBAGALLO, Napoli contro il terrore nazista (8 settembre-I° ottobre 1943), Napoli s. d.; E. CUTOLO, La Resistenza e le Quattro Giornate di Napoli, Napoli 1977; P. LAVEGLIA, Il gruppo patrioti di S. Prisco, in “Mezzogiorno e fascismo”, Napoli 1978, II, pp. 747 – 760; M. SCARLATO, I tedeschi a S. Maria C. V., in “La Resistenza in Terra di Lavoro”, Santa Maria Capua Vetere, s. d., pp. 7 – 9.
(2) Si citano, in proposito, solo per dare qualche titolo della prima ora, e relativamente alla sola Campania, i lavori di: E. PONTIERI, Rovine di guerra a Napoli, in Archivio Storico delle Province Napoletane, vol. XXIX (1943), pp. 274 -276; L’insurrezione di Ponticelli, in La Voce, Napoli 6 luglio 1945; A. CARUCCI, Lo sbarco anglo-americano a Salerno, Salerno 1948, pp. 28 – 26; A. TARSIA IN CURIA, Napoli negli anni di guerra, Napoli 1954; F. MATRONE, La cacciata dei tedeschi da Scafati, Pompei 1954; P. SCHIANO, La Resistenza nel Napoletano, Bari 1965.
(3) AA. VV., La Campania dal fascismo alla Repubblica, Napoli 1977, pag. 50.
(4) C. GRAZIADEI, La rivolta nel Sud, in Il Secondo Risorgimento d’Italia, s.l.e., 1955, pp. 71-76, pag. 71.
(5) G. CAPOBIANCO, La giustizia negata L’occupazione nazista in Terra di Lavoro dopo l’8 settembre 1943, Caserta s.d., pag. 16. In un altro scritto, Il recupero della memoria Per una storia della Resistenza in Terra di lavoro – autunno 1943, Napoli 1995, pp. 5 – 6, l’autore sostiene, anzi, che l’opposizione delle popolazioni meridionali costituì la prima pratica sperimentazione della guerra partigiana e in questo senso rappresentò una sorta di “laboratorio” per la Resistenza italiana.
(6) G. MOTTI, Podestà e poi Sindaci, Aversa 1998, pag. 154.
(7) G. LAMA, A Teverola: un monumento in ricordo dei 14 Carabinieri trucidati il 13 settembre 1943, in Il Gazzettino aversano, settembre 1983; G. MOTTI, Il sacrificio dei CC a Teverola, in Il Mattino del 21/9/83. Più tardi, l’episodio fu ricordato in un numero monografico de Il Gazzettino aversano (1/2/86), dallo stesso G. MOTTI, I carabinieri trucidati a Teverola, e da N. DE CHIARA, 1943: strage di carabinieri a Teverola, in Lo spettro (1994). All’episodio è dedicato, altresì, l’intero capitolo XXIX del libro di G. MOTTI, op. cit., pp. 319 – 337.
(8) Si ricordano, in proposito le stragi di Bellona, Caiazzo, Caserta, Conca della Campania, Sparanise. La ricerca, nonostante gli anni trascorsi, il vuoto degli archivi e talvolta la rimozione quanto non anche la falsificazione degli episodi, ha permesso, a tutt’oggi, di quantizzare in 658, di cui 69 donne, il numero dei cittadini trucidati in provincia di Caserta. Gli eccidi coinvolsero persone di tutte le età, dai 10 mesi agli 87 anni, e di condizione sociale: i più numerosi furono, tuttavia, i contadini, con ben 230 caduti (cfr. G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op. cit., pag. 28).
(9) UFFICIO STORICO DELLO STATO MAGGIORE ESERCITO, Le operazioni delle unità italianenel settembre- ottobre 1943, Roma 1975, pag. 220.
(10) G. CAPOBIANCO, Il recupero…, op. cit., pag. 83.
(11) G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op. cit., pag. 28.
(12) G. MOTTI, Podestà …, op. cit., pag. 285.
(13) Ivi, pag. 44-45.
(14) Ivi, pag. 287.
(15) G. MOTTI, Trucidato Nicola Tessitore, in Il Gazzettino aversano, 30 novembre 1973.
(16) G. MOTTI, Podestà…, op. cit., pag. 43 – 44.
(17) Ivi, pag. 65.
(18) A. DELL’AVERSANA – F. BRANCACCIO, Sant’Arpino ai suoi caduti, Sant’Arpino 1997, pag. 80.
(19) G. MOTTI, Podestà …, op. cit., pag. 58.
(20) G. MOTTI, Una pagina di storia recente. Gricignano: il deposito di Dio in Consuetudini aversane, 23-24 aprile-settembre ‘93, pp. 89-94.
(21) ARCHIVIO DELL’ISTITUTO CAMPANO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA, fondo La mia guerra, 16/U.
(22) S. BUONANNO – C. CIMMINO, Terra di Lavoro durante l’occupazione nazifascista nelle indagini degli allievi delle scuole della provincia, in Rivista storica di Terra di Lavoro, a. XV (gennaio – dicembre 1990), nn. 26/27, pag. 45. Le oreficerie in questione erano, come riporta G. MOTTI, Podestà…, op. cit., pag. 285, di Michele Gatta e Giuseppe Vitale.
(23) G. MOTTI, Podestà …, op. cit., pag. 62 e 58.
(24) G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op. cit., pag. 29.
(25) S. LETIZIA, Un paese fuori legge Casal di Principe, s. d., pp. 181-184. Uno dei feriti, la signora Abatiello Rosa, cessò di vivere qualche giorno dopo all’ospedale di Aversa.
(26) L. SANTAGATA, Casal di Principe e Frignano Maggiore Due Comuni dell’Agro Aversano, Napoli 1987, pag. 106.
(27) R. TROTTA, Padre Paolo Manna, Bologna 1981, pp. 121-123.
(28) L’episodio è riportato da L. SANTAGATA, Casapesenna Passato e presente, Napoli 1990, pag. 125, sulla scorta di una testimonianza diretta del professore Nicola Ardito, all’epoca diciassettenne.
(29) L. SANTAGATA, Villa di Briano, Napoli 1979, pag. 94.
(30) G. MOTTI, Sindaci …, op. cit., pag. 198
(31) Ivi, pag. 197.
(32) A. DE MARCO, Dieci anni, Frattamaggiore 1983, pp. 53-72.
(33) G. MOTTI, Martiri atellani e frattesi. 30 settembre 1943. Storie di prima, durante e dopo, dattiloscritto, Aversa, Biblioteca Comunale; ID., Sindaci …, op. cit., pp. 192-193.
(34) A. DE SANTO, L’eccidio di Orta d’Atella: 30 settembre 1943, in G. GRIBAUDI (a cura di), Terra bruciata. Le stragi naziste sul fronte meridionale, Napoli 2003, pp. 200-230. L’autore si è avvalso di un’altra fonte inedita costituita dal Diario dattiloscritto di Ersilia Greco, moglie e madre di due vittime della strage, messogli a disposizione dalla nipote della signora, Milena Greco.
(35) Pare, infatti, che uno dei motivi principali che determinarono la formazione del gruppo sia stata la notizia, proveniente da Frattamaggiore, di un tentativo di rapimento per stupro ai danni della giovane Lillia Nava, figlia dell’ingegnere Lelio, messo in atto da Michele, il soldato italo – tedesco di cui si è già parlato precedentemente. Il tentativo fu sventato da un gruppo di dimostranti di Frattaminore che sottrassero l’auto a Michele affinché lasciasse la povera ragazza. Per questa ragione il Michele si sarebbe fatto giustizia ammazzando Raffaele Lionello, uno degli assalitori, e l’incolpevole Gennarino Clemente, scambiato per Sossio Iannuzzi, un altro degli assalitori. Il primo sarebbe stato sgozzato personalmente da Michele; il secondo fucilato. Sulla vicenda, permangono, tuttavia, molti dubbi.
(36) La costituzione di una formazione analoga, decisa a brandire le armi e combattere contro i tedeschi, fu tentata a Succivo anche da Salvatore Tinto, un estroso giovanotto comunista di buona famiglia, che, però, dissuaso dal cugino Pasquale Tinto, dall’avvocato Luigi Pagliuca e soprattutto dallo scarso entusiasmo dei concittadini, ben presto rinunciò al progetto.
(37) Furono dati alle fiamme, fra gli altri, il palazzo Granata, detto dei Pirchitiello e il palazzo detto dei Prizidi, mentre palazzo Migliaccio fu solamente mitragliato.
(38) G. MOTTI, I Martiri atellani e frattesi del 1943. Tra cronaca e storia, in Campania Sette Nord – Est, supplemento al giornale Avvenire del 6/3/94, pag. 3.
(39) G. DEVOTO – G. C. OLI, Dizionario della lingua italiana, Firenze 1971.
(40) Il Risorgimento, mercoledì 15 dicembre 1943, pag. 2.
(41) In particolare furono accusati Salvatore Auletta, Ernesto Iovinella, operaio presso un mulino di Frattamaggiore, Francesco Tornincasa, Antonio Mozzillo, un certo Lampitelli e i già citati Adamo Ernesto Salvatore e Matteo Calisti, il capo carismatico che cercò di regolamentare l’insurrezione e che ne fu, invece, ingiustamente ritenuto il responsabile principale. Matteo Calisti, strenuamente difeso nel suo libro da N. LEWIS, Napoli ‘44, Milano 1993, nell’immediato dopoguerra, subì, peraltro, dopo un periodo di carcerazione a Poggioreale, un regolare processo per questi fatti uscendone assolto.
(42) Relativamente all’eccidio, nell’intervento del sindaco dell’epoca, Luigi Ziello, riportato sull’invito, si legge: “La crescente necessità di assicurare e rafforzare lo stato di pace tra i popoli e le varie etnie ha dettato alla Federazione provinciale dell’ANCR di Caserta, in collaborazione con la locale sezione e con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Orta di Atella, l’idea di promuovere un’occasione di incontro a Orta di Atella. La località è stata scelta in considerazione del tributo pagato dalla città Atellana il 30-9-1943, quando ventiquattro inermi cittadini caddero nella rappresaglia sotto il fuoco nemico. Con tale ricordo i partecipanti al raduno intendono non solo tributare il riconoscimento dovuto alle vittime innocenti di quella infausta giornata, ma soprattutto promuovere e rafforzare tutte le iniziative che debbono indurre gli uomini a non combattersi tra loro, ma a creare condizioni di pace e di concordia tra tutti popoli del mondo”.
(43) Per l’occasione fu ripubblicato, in forma autonoma e lievemente riveduto, il saggio di A. DE MARCO, In ricordo dei martiri atellani nel 50° anniversario dell’eccidio, Frattamaggiore 1993, già apparso nella miscellanea Dieci anni.
(44) G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op cit., pag. 51, 78, 95, 97, 99. Si tratta di Gaetano Sibona e Vito Cecere, entrambi contadini, di 21 anni il primo, di 43 anni il secondo; del bracciante diciottenne Giovanni Tartaglione; del pensionato Raffaele Valletta di 62 anni e del marittimo Tammaro Mandile di 45 anni.
(45) S. BUONANNO – C. CIMMINO, op. cit., pag. 40.
(46) G. MOTTI, Podestà …, op. cit., pag. 190.
(47) G. MOTTI, Come ci attraversò la guerra aprile 1944, in Il Clanio, a. II, n. 4, pag. 5.
(48) E. COPPOLA – T. DAVIDE, Testimonianze ed eventi a Giugliano dall’8 settembre al 5 ottobre 1943, Giugliano 1993; G. GRIBAUDI, Memoria ed oblio. Massacri nazisti nel Napoletano-1943, in Nord e Sud, n. 6 (1999).
(49) G. MOTTI, Podestà …, op. cit., pag. 137.
(50) Ivi, pag. 129.
(51) R. TROTTA, op. cit., pp. 121-123.
(52) F. DE MICHELE, Severo Melton nel 1943, Napoli 1978, pag. 178.
(53) M. GUERRA, Dal mondo dell’anima Scritti vari, Piedimonte d’Alife 1964.
(54) G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op. cit., pag. 58.
(55) G. MOTTI, Prato Sannita ‘43 Quel Palazzo Cameretti, dattiloscritto del 11/11/80, Aversa, Biblioteca Comunale; G. CAPOBIANCO, La giustizia …, op. cit., pag. 58.
(56) P. GRAZIANO, La vicenda di Silvio Gridelli, soldato aversano resistente a Porta San Paolo nel ‘43, in La Resistenza nel Sud. Le azioni spontanee partigiane, Atti del Congresso internazionale di Caserta- Mignano Montelungo – San Pietro Infine- 21- 24 ottobre 2004, Caserta 2005, pp. 261-268.
(57) G. CAPOBIANCO, Il recupero …, op. cit., pag. 224.
(58) S. M. MARTINI, Materiali di una storia locale, Napoli 1978, pag. 117.
(59) G. CAPOBIANCO, Il recupero …, op. cit., pag. 226.
(60) Ibidem.

2 janvier, 2012

Calendrier liturgique Ordre Servites de Marie 2011 2012 Calendario Liturgico dell’ Ordine Servi di Maria 2011 2012

Classé dans : Non classé — andreadicaffa02 @ 16:37

Nota :

Utilizzare il calendario liturgico dell’ Ordine dei Servi di Maria significa prima di tutto saper trovare in esso il nocciolo eterno ,l’ elemento di testimonianza evangelica vissuta e trasmessa da un importante e consistente schiera di santi e sante di quest’ Ordine religioso.La vita di questi Frati rappresenta per noi la fedeltà all’ intera Tradizione e questa fedeltà non significa essere fedeli all’ autorità esterna del passato ma un legame vivente con la pienezza dell’ esperienza della Chiesa Una e Universale.

Per i membri dell’ Ordine di Sant’ Andrea di Caffa utilizzare il Calendario Liturgico dell’ Ordine dei Servi di Maria non è soltanto un argomento storico o sentimentale .La Tradizione trasmessa dalla vita di numerosi Frati Servi di Maria vissuti nell’ Italia meridionale non si riduce a un’ archeologia ecclesiastica.

I membri dell’ Ordine di Sant’ Andrea di Caffa non si limitano a seguire il testo del Calendario Liturgico OSM ma lo considerano un prezioso strumento di aiuto per organizzare meglio la vita liturgica e spirituale dell’ Ordine di Sant’ Andrea di Caffa.

Quando i membri del nostro ordine hanno scelto nel 2008 di vivere la spiritualità servitana trasmessa senza interruzione dal 1233 ,essi hanno scelto di viverla nnelle circostanze dove Dio ha voluto farli vivere con l’ obbligo di ricordarsi cio’ che l’ Ordine dei Frati Servi di Maria ha sempre et dovunque manifestato attraverso il suo tesoro spirituale reso prezioso dalla vita dei Frati dell’ Ordine di Santa Maria.

Il Calendario Liturgico OSM anche quest’ anno ci indicherà le date del ritorno alla Casa del Padre dei Frati vissuti nell’ Italia meridionale . Padre Girolamo Russo,Padre Giuseppe Portesine,Padre Antonino Mautone,Padre Bonfiglio Mautone,Padre Andrea D’Andrea,Padre Raffaele Montanino,Padre Pio Casciello e tantissimi altri .

Adottare un calendario liturgico dell’ Ordine dei Frati Servi di Maria significa anche vivere l’ unità nella Fede benchè non vi siano legami canonici .Vivere quell’ Unità data alla Chiesa delle origini che è l’ opzione di ciascuno di noi e di noi tutti uniti,quella pienezza a cui noi tutti aspiriamo in ogni momento della nostra esistenza comunitaria.

La testimonianza di questi Frati Servi di Maria,vissuti nei conventi di Napoli,Palma Campania,Saviano,Alvignano,Prata Sannita,Manduria,Taranto,Siracusa ecc, ci aiuta a conservare la pienezza della Chiesa di Gesù Cristo perchè la nostra prima vocazione risiede nella crescita di ciascuno di noi in questa pienezza.

Il resto,e noi lo crediamo, ci sarà dato in abbondanza perchè la Divina Provvidenza sta agendo silenziosamente e un giorno vicino o lontano l’ Italia meridionale assistera alla rifioritura di numerosi conventi dei Servi di Maria grazie alla semina che fu fatta da questi santi frati.

Calendrier liturgique Ordre Servites de Marie 2011 2012 Calendario Liturgico dell' Ordine Servi di Maria 2011 2012 glisephotopadregirolamorussoservodimariaPadre Girolamo Maria Russo fondatore della Provincia dell’ Italia Meridionale

dell’ Ordine dei Frati Servi di Maria

 

 

 

 

 

ORDO
CELEBRANDI
OFFICIUM DIVINUM ET MISSAM
SECUNDUM
CALENDARIUM ROMANUM GENERALE
ET PROPRIUM
ORDINIS FRATRUM SERVORUM
BEATAE MARIAE VIRGINIS
PRO ANNO LITURGICO
2011 – 2012
FRATRIS
ANGELI M. RUIZ GARNICA
PRIORIS GENERALIS
IUSSU EDITUS
In copertina
Stemma dell’Ordine
da una balaustra
della chiesa di «Notre-Dame de la Défense»
in Montréal (sec. XX)
ROMAE
CURIA GENERALIS O.S.M. – S. MARCELLO AL CORSO, 5
2011
EXPLICATIO ABBREVIATIONUM
Omnia quae ad hoc Calendarium
spectant mittantur ad:
CLIOS
Servi di Maria
Viale Trenta Aprile, 6
00153 Roma (RM), Italia
e-mail: cliosm@gmail.com
A.
AC
ant.
Ap. App.
Ben.
CIC
CMBMV
Co.
Comm.
CP
Cp.
D.
Diac.
dic.
dom.
E. Epp.
Ev
hebd.
H. m.
IH
IM
Ld.
lect.
Magn.
M. Mm.
Off.
Off. lect.
om.
or.
Ord.
Pp.
P.
PE.
pf.
Pr.
pr.
ps. pss.
Psalt.
Rel.
rel.
R. RR.
Scr.
seq.
Vp.
V.
Abbas
Normae de anno liturgico et calendario
antiphona, ae
Apostolus, i
canticum Benedictus in Laudibus
Codex Iuris Canonici
Collectio Missarum de b. Maria V.
Commune Sanctorum
Communicantes in Canone Romano
Instructio de calendariis propriis
Completorium
Doctor
Diaconus
dicitur, dicuntur
dominica
Episcopus, Episcopi
evangelium
hebdomada
Hora media (i.e. Tertia, Sexta, Nona)
Institutio generalis de Liturgia Horarum
Institutio generalis Missalis Romani
Laudes matutinae
Lectio, lectiones
canticum Magnificat ad Vesperas
Martyr, Martyres
Officium
Officium lectionis
omittitur, omittuntur
oratio
Ordinarium divini Officii
Papa
Presbyter
Prex eucharistica
praefatio`
Proprium de Tempore vel Sanctorum
proprius
psalmus, psalmi
Psalterium
Religiosus, Religiosa
reliqua
responsorium, responsoria
Scriptura
sequens
Vesperae
Virgo
ABBREVIATIONS
A
AC
ant.
Ap. App.
Ben.
CIC
CMBMV
Co.
Comm.
CP
Cp.
D.
Diac.
dic.
dom.
E. Epp.
Ev
hebd.
H. m.
IH
IM
Ld.
lect.
Magn.
M. Mm.
Off.
Off. lect.
om.
or.
Ord.
Pp.
P.
PE.
pf.
Pr.
pr.
ps. pss.
Psalt.
Rel.
rel.
R. RR.
Scr.
seq.
Vp.
V.
Abbot
Norms for the liturgical year and calendar
Antiphon [s]
Apostles [s]
Benedictus or Canticle of Zecchariah at Laudsor Morning Prayer
Code of Canon Law
Collection of masses of the Blessed Virgin Mary
Common of Saints
Communicantes ( in union with the whole Church)
in the Roman Canon
Instruction on proper calendars
Compline or Night Prayer
Doctor
Deacon
is [are] said
Sundays
Bishop [s]
Gospel
Week
Daytime Prayer (Midmorning, Midday, Midafternoon)
General Instruction on the Liturgy of the Hours
General Instruction on the Roman-Missal
Lauds or Morning Prayer
Reading [s]
Magnificat or Canticle of Mary
Martyr [s]
Office
Office of Readings
is [are] omitted
prayer
Ordinary of the Office
Pope
Presbyter
Eucharistic Prayer
Preface
Proper of the Seasons or the Saints
Proper
Psalm [s]
Psalter
Religious
Remainder
Responsory, responsories
Scriptures
Sequence
Vespers or Evening Prayer
Virgin
PRO CALENDARIO ANNI LITURGICI
2011 – 2012
Celebrationes mobiles
I Adventus. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Sanctae Familiae . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
Epiphania Domini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
- ubi in dominicam transfertur. . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
Baptisma Domini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
- ubi Epiphania Domini in dominicam
transfertur . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
Dies Cinerum . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
Dominica Resurrectionis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
Ascensio Domini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
- ubi in dominicam transfertur . . . . . . . . . . . . . . . . 20
Dominica Pentecostes . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
Ss.mae Trinitatis . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
Ss.mi Corporis et Sanguinis Christi . . . . . . . . . . . . 7
- ubi in dominicam transfertur . . . . . . . . . . . . . . . . 10
Ss.mi Cordis Iesu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
D.N.I.C. universorum Regis. . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
nov.
dec.
ian.
ian.
ian.
ian.
febr.
apr.
maii
maii
maii
iunii
iunii
iunii
iunii
nov.
Iuxta traditum morem, hae celebrationes mobiles
fidelibus annuntiari possunt in sollemnitate Epiphaniae,
intra Missarum sollemnia, post Evangelium.
De lectionario adhibendo
Lectionarium dominicale-festivum: cyclus B.
Lectionarium feriale «per annum»: prima lectio sumi-
tur e serie II.
VI
VII
DE CALENDARIO 2011 – 2012 DE CALENDARIO 2011 – 2012
Tempus «per annum» Anno 2012 tempus «per annum» complectitur 34 heb- Curent igitur illi, ad quos spectat liturgiam conven-
domadas, quarum 7 celebrantur ante Quadragesimam, a tualem ordinare, ut celebratio horum festorum huic
die 9 vel 10 ianuarii, feria II vel III post festum Baptismatis Ordini inseratur. Omnes autem meminerint in Missae
Domini, usque ad diem 21 februarii, feriam III ante Cineres. celebratione:
Post Pentecosten tempus «per annum» resumitur ab a) in sollemnitatibus semper Gloria et Credo dicenda esse;
hebdomada VIII, die 28 maii, feria II post dominicam b) in festis Gloria tantum dicendum esse;
Pentecostes. c) in memoriis Gloria et Credo non esse dicenda. Atta-
men Gloria et Credo dici possunt si Missa cum peculiari
sollemnitate celebretur.
De diebus festis huic Calendario adiciendis Quibus Calendarium Ordinis adhibendum sit
Secundum Instructionem «De Calendariis particula- Instructio de qua supra diximus praecepti ut Calenda-
ribus atque Officiorum et Missarum Propriis recogno- rium religiosum adhibeant:
scendis» a S. Congregatione pro Cultu Divino die 24 a) fratres Ordinis;
iunii 1970 evulgatam, sodales familiarum religiosarum b) moniales et sorores eiusdem Ordinis;
cum Ecclesia locali iunguntur in celebrandis: c) sodales OSSM aggregati in communi viventes et vota sim-
a) sollemnitate Patroni principalis oppidi vel civitatis; plica emittentes.
b) festo Patroni principalis dioecesis, regionis aut provin-
ciae, nationis vel amplioris territorii;
c) festo anniversarii Dedicationis ecclesiae cathedralis.
Praeterea in omnibus ecclesiis et oratoriis celebran-
dae sunt:
a) sollemnitas anniversarii Dedicationis (si templum con-
secratum sit);
b) sollemnitas Tituli;
c) memoria Sancti vel Beati (in Martyrologio vel eius
Appendice inscripti) cuius corpus in ecclesia vel oratorio
asservatur.
Quibus omnibus vehementer suadetur ut hanc nor-
mam studiose observent, quippe eam quae unitatem
totius Servorum familiae valde foveat et dum sensu art.
309 novarum Constitutionum O. N. mire consentiat.
TABULA DIERUM LITURGICORUM
TABULA DIERUM LITURGICORUM
secundum ordinem praecedentiae disposita
(AC, 59)
I
1. Triduum paschale Passionis et Resurrectionis Domini.
2. Nativitas Domini, Epiphania, Ascensio et Pente-
costes.
Dominicae Adventus, Quadragesimae et Paschae.
Feria IV Cinerum.
Feriae Hebdomadae sanctae, a feria II ad feriam V
inclusive.
Dies infra octavam Paschae.
3. Sollemnitates Domini, Beatae Mariae Virginis et
Sanctorum in Calendario generali inscriptae. Com-
memoratio omnium fidelium defunctorum.
4. Sollemnitates propriae, nempe:
a) Sollemnitas patroni principalis loci seu oppidi
aut civitatis.(a)
b) Sollemnitas Dedicationis et anniversarii Dedica-
tionis ecclesiae propriae.
c) Sollemnitas Tituli ecclesiae propriae.
d) Sollemnitas aut Tituli, aut Fundatoris, aut Patroni
principalis Ordinis seu Congregationis.
(a) Celebratio peragenda etiam a Religiosis.
IX
II
5. Festa Domini in Calendario generali inscripta.
6. Dominicae temporis Nativitatis et dominicae «per
annum».
7. Festa Beatae Mariae Virginis et Sanctorum Calendarii
generalis.
8. Festa propria, nempe:
a) Festum Patroni principalis dioecesis.1(a)
b) Festum anniversarii Dedicationis ecclesiae cathe-
dralis.(a)
c) Festum Patroni principalis regionis aut provinciae,
nationis, amplioris territorii.(a)
d) Festum Tituli, Fundatoris, Patroni principalis
Ordinis seu Congregationis et provinciae religiosae,
salvis praescriptis sub n. 4 d.
e) Alia festa alicui ecclesiae propria.
f ) Alia festa inscripta in Calendario cuiusque dioe-
cesis vel Ordinis seu Congregationis.
9. Feriae Adventus a die 17 ad 24 decembris inclusive.
Dies infra octavam Nativitatis.
Feriae Quadragesimae.
1 Rationibus pastoralibus suadentibus, fieri potest sollemnitas (CP, 8, 9).
(a) Celebratio peragenda etiam a Religiosis.
X
TABULA DIERUM LITURGICORUM
III
10. Memoriae obligatoriae Calendarii generalis.
11. Memoriae obligatoriae propriae, nempe:
a) Memoriae Patroni secundarii loci, dioecesis,
regionis aut provinciae, nationis, amplioris territorii,
Ordinis seu Congregationis et provinciae religiosae.
b) Aliae memoriae obligatoriae alicui ecclesiae
propriae.
c) Aliae memoriae obligatoriae inscriptae in Ca-
lendario cuiusque dioecesis, vel Ordinis seu Congre-
gationis.(b)
12. Memoriae ad libitum, 2 quae tamen, modo quidem
peculiari in Institutionibus de Missa et de Officio
descripto, fieri possunt etiam diebus de quibus sub
n. 9. Hac eadem ratione, ut memoriae ad libitum
celebrari possunt memoriae obligatoriae, quae acci-
dentaliter occurrunt in feriis Quadragesimae.
13. Feriae Adventus usque ad diem 16 decembris
inclusive.
Feriae temporis Nativitatis a die 2 ianuarii ad sab-
batum post Epiphaniam.
Feriae temporis paschalis a feria II post octavam
Paschae ad sabbatum ante Pentecosten inclusive.
Feriae per annum.
(b) In qualibet ecclesia vel oratorio, celebranda est memoria Sancti vel Beati (in
Martyrologio vel eius appendice inscripti) cuius corpus ibidem asservatur (CP, 11).
2 Memoria propria praeferenda est memoriae generali non obligatoriae (CP, 23 c).
DE ANNO LITURGICO
ET DE CALENDARIO
Occurrentia celebrationum liturgicarum
Si eodem die plures celebrationes occurrunt, fit de
ea quae in tabula dierum liturgicorum, supra relata,
superiorem obtinet locum (AC, 60).
Si quodam anno sollemnitas impediatur, ad proxi-
miorem diem transferatur qui liber sit a diebus sub nn.
1-8 in tabula praecedentiae recensitis (AC, 60).
Attamen si sollemnitas a dominica Adventus vel
Quadragesimae vel Paschae impediatur, sabbato praece-
denti anticipatur (AC, 5). Si sabbato impediatur, tran-
sferatur ad proximiorem diem liberum, secundum nor-
mam generalem. Si vero agatur de occurrentia in domi-
nica in Palmis aut in dominica Risurrectionis, transfer-
tur ad primum diem liberum, post dominicam in octa-
va Paschae (Congr. pro Cultu Divino, 22 apr. 1990, in
Notitiae 26 [1990] 160).
Reliquae celebrationes impeditae eo anno omit-
tuntur (AC, 60).
Si vero eodem die celebrandae sint Vesperae Officii
occurrentis et I Vesperae diei sequentis, praevalent
Vesperae celebrationis quae in tabula dierum liturgico-
rum superiorem obtinet locum; in casu autem paritatis,
Vesperae diei currentis (AC, 61).
«Celebratio externa»
Ad bonum pastorale fidelium procurandum, in
dominicis “per annum”, licet eas celebrationes agere,
quae infra hebdomadam occurrunt, quaeque ipsorum
XII
XIII
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA
fidelium pietati sint acceptae, dummodo hae in tabu- cum plena participatione omnium sodalium com-
la praecedentiae ipsi dominicae praeponantur. De his munitatis sive religiosorum sive canonicorum. In iis
celebrationibus dici possunt omnes Missae, quae con- proinde munus suum exerceant singuli iuxta ordinem
currente populo celebrantur (AC, 58). vel ministerium receptum.
Expedit ideo ut omnes sacerdotes qui pro utilita-
te pastorali fidelium singulariter celebrare non tenen-
tur, in iis, quantum fieri potest, concelebrent. Omnes
insuper ad eam communitatem pertinentes sacerdo-
tes, qui officio in bonum pastorale fidelium singulari-
ter celebrandi tenentur, Missam quoque conventua-
lem aut “Communitatis” eadem die concelebrare pos-
sunt (IM, 114).
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA
De diversis formis Missam celebrandi
De Missa cui praeest Episcopus
In Ecclesia particulari primus locus tribuatur Missae
cui praeest Episcopus a suo presbyterio et ministris
circumdatus et in qua plebs sancta Dei plene et actuo-
se participat. Ibi enim habetur praecipua manifestatio
Ecclesiae (Missale Romanum, Institutio generalis [seq.
IM], 112).
De Missa paroeciali
Magni etiam habeatur Missa quae cum aliqua com-
munitate, praesertim vero paroeciali, celebratur, utpote
quae Ecclesiam universalem repraesentet tempore et loco
statutis, praecipue in celebratione dominicali (IM, 113).
De Missa conventuali vel communitatis
Inter Missas quae ab aliquibus communitatibus
celebrantur, peculiarem locum obtinet Missa conven-
tualis, quae pars est Officii cotidiani, aut Missa, quae
“Communitatis” dicitur. Et quamvis hae Missae nul-
lam specialem formam celebrationis prae se ferant,
maxime tamen decet eas cum cantu fieri, praecipue
De Missis concelebratis
Per Eucharistiae concelebrationem unitas sacrificii
et sacerdotii opportune manifestatur, atque quoties
fideles actuose participant, unitas populi Dei singula-
ri modo apparet, praesertim si praeest Episcopus.
Concelebratio insuper fraterna presbyterorum vin-
cula significat et firmat, quia vi communis sacrae ordi-
nationis et missionis presbyteri omnes inter se intima
fraternitate nectuntur.
Quare, nisi utilitas fidelium (quae sedula pastorali
sollicitudine semper consideranda est) hoc impediat, et
integra manente cuique sacerdoti facultate Missam sin-
gularem celebrandi, praestat sacerdotes illo praeclaro
modo Eucharistiam celebrare tum in communitatibus
sacerdotum tum in coetibus qui statutis temporibus
congregantur aliisque similibus adiunctis. Qui in com-
muni vivunt vel eidem ecclesiae deserviunt, peregrinos
sacerdotes ad concelebrationem suam libenti animo
XIV
XV
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA TABULA PRO MISSIS RITUALIBUS
invitent. Hinc superiores faciliorem reddant, immo Ad formularium autem Missae eligendum, princi-
foveant concelebrationem, quoties necessitas pastoralis pium generale servetur, iuxta quod «praecedentia sem-
vel alia rationabilis causa aliud non exigit (Instr. Eucha- per danda est celebrationi quae est de praecepto servan-
risticum mysterium, 47). da, independenter a gradu liturgico duarum celebratio-
num occurrentium» (Congr. pro Cultu Divino, Notitiae
20 [1984] 603).
Eadem ratione, in celebrandis Vesperis cum populo,
derogari potest normae generali, ita ut Vesperae concor-
dent cum Missa vespertina quae celebratur (Ibidem).
De Missa pro populo
Parochus, post captam paroeciae possessionem,
obligatione tenetur singulis diebus dominicis atque
festis in sua dioecesi de praecepto Missam pro populo
sibi commisso applicandi; qui vero ab hac celebratione
legitime impediatur, iisdem diebus per alium aut aliis
diebus per se ipse applicet.
Parochus, qui plurium paroeciarum curam habet,
diebus de quibus supra, unam tantum Missam pro uni-
verso sibi commisso populo applicare tenetur (CIC,
can. 534).
N.B. Haec obligatio in hoc Ordine per crucem ©
in margine appositam indicatur.
De Missa festiva
vespere diei praecedentis celebranda
Praecepto Missae festivae participandae satisfieri
potest, iuxta praescriptum CIC, can. 1284 § 1, Mis-
sam participando «vel ipso die festo vel vespere diei
praecedentis».
Proinde Missa vespertina diei qui diem festum de
praecepto praecedit ordinanda erit cum omnibus ele-
mentis quae in Missa diei festi praecipiuntur (homilia,
oratio fidelium) aut commendantur (amplior populi
participatio per cantum, etc.: IM, 115-116).
TABULA PRO MISSIS RITUALIBUS,
PRO VARIIS NECESSITATIBUS,
VOTIVIS ET DEFUNCTORUM
Sigla
V1 = Missae rituales (IM, 330).
Missae pro variis necessitatibus et votivae, de mandato
vel licentia Ordinarii loci, occurrente graviore necessi-
tate vel utilitate pastorali (IM, 332).
V2 = Missae pro variis necessitatibus et votivae de iudicio
rectoris ecclesiae vel ipsius celebrantis, si vera necessitas
vel utilitas pastoralis id postulet (IM, 333).
V3 = Missae pro variis necessitatibus et votivae pro pietate fide-
lium eligendae a sacerdote celebrante (IM, 329 b et c).
D1 = Missa exsequialis (IM, 336).
D2 = Missae post acceptum mortis nuntium, in ultima
sepultura defuncti et in primo anniversario (IM, 381).
D3 = Missa «cotidiana» (IM, 337). Quando prohibentur D1
et D2, etiam D3 evidenter prohibetur.
+ = permittuntur
– = prohibentur
XVI
TABULA PRO MISSIS RITUALIBUS
1. Sollemnitates de praecepto
2. Dominicae Adventus, Quadra-
gesimae et Paschae
Triduum paschale et Feria V
Hebd. S.
Sollemnitates non de praecepto
Comm. omnium fidelium
defunctorum
Feria IV Cinerum, Feriae II, III,
IV Hebd. S
Dies infra octavam Paschae
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Dominicae temporis Nativitatis
et «per annum»
Festa
9.
Feriae Adventus a 17 ad
24 decembris
10. Dies infra octavam Nativitatis
11. Feriae Quadragesimae
12. Memoriae obligatoriae
13. Feriae Adventus usque ad
16 decembris
14. Feriae temporis Nativitatis a
2 ianuarii
15. Feriae temporis paschalis
16. Feriae «per annum»
V1–
D1–
V1–
D1–
V1–
D1–
V1–
D1+
V1 –
D1+
V1–
D1+
V1+ / V2–
D1+ / D2–
V1+ / V2–
D1+ / D2–
V1+ / V2–
D1+ / D2+
V1+ / V2–
D1+ / D2+
V1+ / V2–
D1+ / D2+
V1+ / V2–
D1+ / D2+
V1+ / V2+
D1+ / D2+
V1+ / V2+
D1+ / D2+
V1+ / V2+
D1+ / D2+
V1+ / V2+ / V3+
D1+ / D2+ / D3+
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA
XVII
De Missa eligenda
(IM, 352-355. 363)
1. In sollemnitatibus: iuxta calendarium ecclesiae in
qua celebratur.
2. In dominicis, in feriis Adventus, Nativitatis, Quadra-
gesimae et Paschae, in festis et memoriis obligatoriis:
a) si Missa celebratur cum populo, sacerdos sequa-
tur calendarium ecclesiae in qua celebrat;
b) si Missa celebratur sine populo, sacerdos sequi
potest aut calendarium ecclesiae aut calendarium
proprium.
3. In memoriis obligatoriis de S. Maria in sabbato: dici
potest, pro qualitate temporis liturgici, vel una ex sex
Missis, quae in Communi B.M.V. Missalis romani
proponuntur (1-3, Tempore per annum; 4, Tempo-
re Adventus; 5, Tempore Nativitatis; 6, Tempore
paschali), vel una ex decem Missis, quae in Proprio
Missarum O.S.M. inveniuntur (1, Tempore Adven-
tus; 2, Tempore Nativitatis; 3, Tempore Quadrage-
simae; 4, Tempore paschali; 5-10, Tempore per
annum), vel una ex 46 Missis, quae in Collectione
Missarum B. Mariae Virginis proponuntur.
4. In memoriis ad libitum:
a) In feriis Adventus a die 17 ad 24 decembris, infra
octavam Nativitatis et in feriis Quadragesimae,
exceptis feriis IV Cinerum et Hebdomadae Sanctae,
XVIII
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA
sacerdos dicit Missam de die liturgico occurrente;
de memoria autem in calendario generali eo die
forte inscripta sumere potest collectam, dummodo
non occurrat feria IV Cinerum aut feria Hebdo-
madae Sanctae.
b) In feriis Adventus ante diem 17 decembris, in
feriis temporis Nativitatis et Paschae, sacerdos eli-
gere potest aut Missam de feria, aut Missam de
Sancto, vel de uno e Sanctis quorum fiat memoria,
aut Missam de aliquo Sancto eo die in Martyro-
logio inscripto.
5. In feriis «per annum», seligi potest:
a) aut una ex 34 Missis dominicarum «per annum»;
in ea tamen orationes (vel collecta tantum) sumi
possunt ex alia dominica «per annum» vel ex ora-
tionibus ad diversa;
b) aut Missa de aliquo Sancto eo die in Martyrolo-
gio inscripto;
c) aut Missa ad diversa vel votiva;
d) aut quaevis Missa defunctorum; Missa tamen
cotidiana tunc solummodo dici potest si pro defun-
ctis applicanda est.
Notanda:
Si celebrat cum populo, sacerdos imprimis bono spi-
rituali fidelium studebit, et cavebit ne iis suam pro-
pensionem imponat. Curabit praecipue ne frequen-
tius et sine sufficienti causa lectiones omittatsingulis
DE CELEBRATIONE EUCHARISTICA
XIX
diebus assignatas in lectionario feriali: Ecclesia enim
cupit ut ditior mensa verbi Dei paretur fidelibus.
Ob eandem causam moderate sumet Missas defunc-
torum: quaelibet enim Missa tam pro vivis quam pro
defunctis offertur, et in omni Prece eucharistica memo-
ria defunctorum habetur. Ubi autem fidelibus cordi
sunt memoriae ad libitum Beatae Mariae Virginis vel
Sanctorum, una saltem Missa de his celebretur, ut sati-
sfiat legitimae eorum pietati.
DE LITURGIA HORARUM
DE LITURGIA HORARUM
De Liturgiae Horarum obligatione
Episcopi et presbyteri, aliique ministri sacri, qui
mandatum ab Ecclesia acceperunt Liturgiam Horarum
celebrandi, integrum eius cursum cotidie persolvant,
Horarum veritate, quantum fieri potest, servata.
Debitum in primis momentum tribuant Horis,
quae huiusmodi Liturgiae sunt veluti cardo, id est
Laudibus matutinis et Vesperis, caveantque ne has
Horas omittant, nisi gravi de causa.
Officium quoque lectionis, quod est potissimum
celebratio liturgica verbi Dei, fideliter peragant; ita,
munus peculiari ratione sibi proprium, verbum Dei in
seipsos recipiendi, cotidie adimplent, quo perfectiores
fiant Domini discipuli et profundius sapiant investiga-
biles divitias Christi.
Quo melius totum diem sanctificent, cordi insuper
ipsis erit recitatio Horae mediae et Completorii, quo
ante cubitum integrum Opus Dei perficiant seseque
Deo commendent (IH, 29).
Communitates religiosae Liturgiae Horarum non
adscrictae, earumque singuli sodales, Horas celebrent
ad normam iuris sui particularis, salvo praescripto
circa eos qui Ordinem sacrum acceperunt.
Communitates vero choro adstrictae integrum cur-
sum Horarum cotidie in choro persolvant; extra cho-
rum autem sodales Horas recitent ad normam iuris sui
particularis, salvis semper iis quae respiciunt eos qui
Ordinem sacrum acceperunt (IH, 31 b).
XXI
De celebratione communi Liturgiae Horarum
in Ordine nostro
Omnibus fratribus communitatum Servorum
Beatae Mariae Virginis Liturgia Horarum, secundum
Constitutiones, forma typica orandi exsistit: «Ogni
giorno ci riuniamo tutti per la Lode del Signore con
la celebrazione della Liturgia delle Ore, secondo il
modo e l’orario stabiliti comunitariamente» (art. 49).
Cum novae Constitutiones vigere coeperint (6 apri-
lis 1969), ex consulto S. Congregationis pro Religiosis
et Institutis saecularibus (31 maii 1969) quae Ordini-
bus qui Mendicantes nuncupantur facultatem concedit
Divinum Officium «in communi» recitandi, si hoc a
Capitulo Generali uniuscuiusque Ordinis statuatur (cf.
Acta O.S.M., 29, 1969, p. 25-26), in nostris communi-
tatibus Officium non amplius celebratur «in choro»,
sed «in communi». Praeterea, ad mentem Constitutio-
num, si fieri potest, Officium una cum populo est cele-
brandum (cf. art. 24).
De memoriis quae celebratione plena privantur
(IH, 237-239; IM, 355 a)
Memoriae quae diebus a 17 ad 31 decembris et
feriis Quadragesimae occurrunt (exclusis feria IV
Cinerum et Hebdomada Sancta), hoc modo celebrari
possunt:
XXII
DE LITURGIA HORARUM
1. In OFFICIO LECTIONIS, post lectionem e Patribus
in Proprio de Tempore cum eius responsorio, addi
potest lectio hagiografica propria cum eius respon-
sorio et oratione de Sancto.
2. Ad LAUDES MATUTINAS et VESPERAS, post oratio-
nem, omissa conclusione, addi possunt antiphona
et oratio de Sancto.
3. Ad MISSAM dici potest collecta de Sancto.
TEMPUS ADVENTUS
Tempus Adventus duplicem habet indolem: est enim tem-
pus praeparationis ad sollemnia Nativitatis, in quibus
primus Dei Filii adventus ad homines recolitur, ac simul
tempus quo per hanc recordationem mentes diriguntur ad
exspectationem secundi Christi adventus in fine tempo-
rum. His duabus rationibus, tempus Adventus se praebet
ut tempus devotae ac iucundae exspectationis (AC, 39).
In Officio Divino, incipitur vol. I Liturgiae Horarum
In Missa, incipitur Lectionarium festivum, cyclo B.
Quaedam animadvertenda pro Tempore Adventus:
1. Organum aliaque musica instrumenta adhibeantur, et altare
floribus ornetur ea moderatione, quae indoli huius temporis
conveniat, quin tamen plenam laetitiam Nativitatis Domini prae-
veniat (Caeremoniale Episcoporum, 236). Eadem moderatio serve-
tur in celebratione Matrimonii (Ordo Matrimonii, 30).
2. In celebratione Matrimonii, sive intra Missam sive extra Missam,
benedictio nuptialis semper impertienda est. Moneantur tamen
sponsi ut rationem habeant peculiaris naturae huius temporis
liturgici (Ordo Matrimonii, 32).
Pro Officio et Missa usque ad diem 16 decembris:
1. Non permittuntur Missae ad diversa vel votivae aut cotidianae
defunctorum, nisi utilitas pastoralis id requirat (IM, 376, 381).
Permittuntur tamen Missae de memoriis his diebus occurrentibus,
aut de Sanctis his diebus in Martyrologio inscriptis (IM, 355 a-b).
2. In Off.:
a) ad Invit. ant. Regem;
b) ad Off. lect. Ld. Vp. hymni pr., qui un I parte Ord. huius tem-
poris exstant;
c) ad H. m. et Cp. hymni in eodem Ord. positi.
NOVEMBER 2011
NOVEMBER 2011
26. Viol. Sabb.
I VESPERAE dom. I Adventus – Cp. post I Vp. dom.
Incipitur vol. I Liturgiae Horarum.
27. Viol. DOM. I ADVENTUS (hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. I Adv.
E LECTIONARIO FESTIVO, hoc anno legitur cyclus B.
L 1 Is 63, 16b-17. 19b; 64, 2b-7;
Ps 79, 2ac et 3b. 15-16. 18-19.
L 2 1 Cor 1, 3-9.
Ev Mc 13, 33-37.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE dom. I Adventus – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
2005. Innsbruck. Fr. Lukas M. Huber, presb., a. 63, r. 43.
28. Viol. Feria II hebd. I Adv. (I Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 2, 1-5; Ps 121, 1-2. 3-4a. (4b-5. 6-7.) 8-9.
Ev Mt 8, 5-11.
ANNIVERSARIA
1974. Montevideo. Fr. Giovanni M. Gonzo, presb., a. 60, r. 41.
3
29. Viol. Feria III hebd. I Adv. (I Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 11, 1-10; Ps 71, 2. 7-8. 12-13. 17.
Ev Lc 10, 21-24.
ANNIVERSARIA
1985. Poschiavo. Fr. Giuseppe M. Ferin, presb., a. 77, r. 59.
30. Rub. Feria IV. S. ANDREAE AP., festum. – Ad H. m.
ant. de temp. et pss. feriæ IV, hebd. I.
De ea.
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 Rom 10, 9-18; Ps 18, 2-3. 4-5.
Ev Mt 4, 18-22.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
Langegg. Fr. Ignaz M. Millik, presb., a. 91, r. 72.
Saviano. Fr. Girolamo M. Russo, presb., a. 85, r. 67.
Montréal. Fr. Armand M. Gaudreau, presb., a. 65, r. 43.
Gelsenkirchen-Buer. Fr. Gabriel M. Kurzenhäuser, presb.,
a. 62, r. 38.
2010. Viareggio. Fr. Luigi M. De Vittorio, presb., a. 80, r. 63.
1968.
1970.
1992.
2001.
DECEMBER 2011
DECEMBER 2011
1. Viol. Feria V hebd. I Adv. (I Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 26, 1-6; Ps 117, 1 et 8-9. 19-21. 25-27a.
Ev Mt 7, 21. 24-27.
ANNIVERSARIA
1976. El Paso. Fr. Tarcisio M. Bressan, a. 62, r. 43.
2001. México. Fr. Giovannangelo M. Gasperini Tomasel, presb.,
a. 85, r. 64.
2. Viol. Feria VI hebd. I Adv. (I Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 29, 17-24; Ps 26, 1. 4. 13-14.
Ev Mt 9, 27-31.
1962.
1973.
1983.
2000.
ANNIVERSARIA
Kötschach. Fr. Alfons M. Veith, presb., a. 81, r. 62.
Denia. Fr. Antonio M. Caballero, presb., a. 54, r. 16.
Ironton. Fr. Hugh M. Bryers, presb., a. 84, r. 63.
Ronzano. Fr. Graziano M. Bartolini, presb., a. 63, r. 45.
3. Alb. Sabb. hebd. I Adv. (I Psalt.).
S. Francisci Xavier P., memoria.
MISSA memoriae, pf. I Adv. vel de sancto.
L 1 Is 30, 19-21. 23-26; Ps 146, 1-2. 3-4. 5-6.
Ev Mt 9, 35 – 10, 1. 6-8.
5
I VESPERAE dom. II Adventus – Cp. post I Vp. dom.
1979.
1982.
2004.
2008.
ANNIVERSARIA
Vicenza. Fr. Pietro M. Baroni, a. 64, r. 31.
Pietralba. Fr. Isidoro M. Todero, a. 81, r. 51.
Fullerton. Fr. Peregrine M. Graffius, presb., a. 73, r. 51.
Innsbruck. Fr. Franz M. Brunner, presb., a. 77, r. 48.
4. Viol. DOM. II ADVENTUS (hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. I Adv.
L 1 Is 40, 1-5. 9-11; Ps 84, 9ab-10. 11-12. 13-14.
L 2 2 Petr 3, 8-14.
Ev Mc 1, 1-8.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
S. Ioannis Damasceni P.D. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. II Adventus – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1972. Poschiavo. Fr. Anselmo M. Zordan, presb., a. 77, r. 58.
1986. Chicago. Fr. Joakim M. Martorano, presb., a. 49, r. 29.
5. Viol. Feria II hebd. II Adv. (II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 35, 1-10; Ps 84, 9ab-10. 11-12. 13-14.
Ev Lc 5, 17-26.
ANNIVERSARIA
1978. Isola Vicentina. Fr. Costantino M. Meneghello, presb., a. 85,
r. 64.
6
7
TEMPUS ADVENTUS DECEMBER 2011
1985. Castellerio. Fr. Lorenzo M. Plotzer, presb., a. 83, r. 36. 8. Alb. Feria V. IN CONCEPTIONE IMMACULATA
1986. Bolzano. Fr. Alberto M. Dalla Valle, presb., a. 75, r. 57. B. MARIAE V., sollemnitas.
2007. Reggio Emilia. Fr. Giuseppe M. Benassi, presb., a. 76, r. 60. Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
6. Viol. Feria III hebd. II Adv. (II Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Nicolai E.
MISSA feriae vel memoriae, pf. I Adv. vel de sancto.
L 1 Is 40, 1-11; Ps 95, 1-2. 3 et 10ac. 11-12. 13.
Ev Mt 18, 12-14.
ANNIVERSARIA
1972. Pistoia. Fr. Giustino M. Vitali, presb., a. 86, r. 69.
1999. Avellaneda. Fr. Adolfo Norberto M. Carrizo, presb., a. 41,
r. 13.
7. Alb. Feria IV hebd. II Adv. (II Psalt.).
S. Ambrosii E. D., memoria.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Gen 3, 9-15. 20; Ps 97, 1. 2-3ab. 3bc-4.
L 2 Eph 1, 3-6. 11-12.
Ev Lc 1, 26-38.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes et, ubi sollemnitas est de
praecepto servanda, etiam Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
In Statibus Foederatis Americae (U.S.A.) et in Insulis
Philippinis:
Sollemnitas IMMACULATAE CONCEPTIONIS B.
MARIAE V. celebratur quoque ut Patronae principalis
totius Nationis.
MISSA memoriae, pf. I Adv. vel de sancto.
L 1 Is 40, 25-31; Ps 102, 1-2. 3-4. 8 et 10.
Ev Mt 11, 28-30.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1973. Viareggio. Fr. Innocenzo M. Rovetti, presb., a. 80, r. 62.
1983. Fullerton. Fr. Bonfilius M. Paré, presb., a. 81, r. 62.
1986. Verona. Fr. Luigi M. Trolio, presb., a. 66, r. 48.
ANNIVERSARIA
1999. Roma. Fr. Raffaele M. Preite, presb., a. 76, r. 59.
2006. Prestwich. Fr. Michael M. Rogers, presb., a. 80, r. 63.
9. Viol. Feria VI hebd. II Adv. (II Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Ioannis Didaci Cuauhtlatoatzin.
MISSA feriae vel memoriae, pf. I Adv. vel de sancto.
L 1 Is 48, 17-19; Ps 1, 1-2. 3. 4 et 6.
Ev Mt 11, 16-19.
8
TEMPUS ADVENTUS
ANNIVERSARIA
1985. Budapest. Fr. Manettus M. Sehr, a. 75, r. 50.
1989. Vicenza. Fr. Innocenzo M. Bernardi, presb., a. 75, r. 56.
10. Alb. Sabb. hebd. II Adv. (II Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae, Temp. Adv., pf. B. Mariae V. vel II
Adv.
L 1 Sir 48, 1-4. 9-11; Ps 79, 2ac et 3b. 15-16. 18-19.
Ev Mt 17, 10-13.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. Adv., praesertim form.
n. 1: Beata Maria Virgo excelsa Filia Israel.
B. Hieronymi de Sancto Angelo in Vado presb. O.N.
memoria omittitur.
I VESPERAE dom. III Adventus – Cp. post I Vp. dom.
Hodie ad Vp. et cras (dom. Gaudete), organa aliaque ins-
trumenta pulsari possunt.
ANNIVERSARIA
2006. Vicenza. Fr. Luciano M. Castellan, presb., a. 78, r. 61.
DECEMBER 2011
9
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
S. Damasi I Pp. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. III Adventus – Cp. post II Vp. dom.
1963.
1988.
2006.
2008.
ANNIVERSARIA
Vicenza. Fr. Giacinto M. Striolo, presb., a. 65, r. 47.
Montréal. Fr. Gérard M. Léveillé, presb., a. 74, r. 53.
Francavilla al Mare. Fr. Alessio M. Rotili, presb., a. 94, r. 78.
Senigallia. Fr. Luigi M. Poli, presb., a. 82, r. 62.
12. Viol. Feria II hebd. III Adv. (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Mariae Virg. de Guadalupe.
MISSA feriae vel memoriae, pf. I Adv. vel de B. Maria
Virg.
L 1 Num 24, 2-7. 15-17a; Ps 24, 4bc-5ab. 6-7bc. 8-9.
Ev Mt 21, 23-27.
Vel (in Missa B. Mariae Virg. de Guadalupe)
E Lectionario Sanctorum:
L 1 Is 7, 10-14; 8, 10c; Ps 66, 2-3. 5. 7-8.
Ev Lc 1, 39-48.
11. Viol. vel Ros. DOM. III ADVENTUS (hebd. III Psalt.). In Mexico:
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. I Adv. 12. Alb. Feria II. B. MARIAE VIRGINIS DE GUADALUPE,
REIPUBLICAE MEXICANAE PATRONAE PRINCI-
PALIS, sollemnitas.
Ad. H. m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
L 1 Is 61, 1-2a. 10-11; Ps Lc 1, 46-48. 49-50. 53-54.
L 2 1 Thes 5, 16-24.
Ev Io 1, 6-8. 19-28.
11. I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
10
TEMPUS ADVENTUS
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Is 7, 10-14; 8, 10c vel Sir 24, 23-31; Ps 66, 2-3. 5.
7-8.
L 2 Gal 4, 4-7.
Ev Lc 1, 39-48.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Non permittuntur aliae celebrationes, neque Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post. II Vp. dom.
In aliis Americae Nationibus:
12. Alb. Feria II. B. MARIAE VIRGINIS DE GUADALUPE,
TOTIUS AMERICAE PATRONAE ATQUE REGINAE,
festum.
Ad H. m. ant. et pss. feria II hebd. III.
MISSA pr., Gloria, pf. pr.
L 1 Is 7, 10-14; 8, 10c; Ps 66, 2-3. 5. 7-8.
Ev Lc 1, 39-48.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
1975.
1980.
2000.
2004.
ANNIVERSARIA
Ancona. Fr. Mariano M. Santinelli, a. 88, r. 61.
Vicenza. Fr. Antonino M. Balasso, a. 71, r. 24.
Chicago. Fr. Jerome M. Hurley, presb., a. 86, r. 68.
São Paulo. Fr. Francesco M. Carnimeo, presb., a. 71, r. 54.
13. Rub. Feria III hebd. III Adv. (III Psalt.).
S. Luciae V. M., memoria.
DECEMBER 2011
11
MISSA memoriae, pf. I Adv. vel de sancta.
L 1 Soph 3, 1-2. 9-13; Ps 33, 2-3. 6-7. 17-18. 19 et 23.
Ev Mt 21, 28-32.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Suore Compassio-
niste Serve di Maria, hanc diem, qua anno 1921 Beata
Maria Magdalena Starace (1845-1921), Congegra-
tionis Fundatrix, in pace obdormivit, tamquam Diem
Congregationis celebrat. Anno 1893 die 1 novembris
Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Fratres et sorores totius Ordinis grates debitas Deo et
beatae Virgini reddant et pro bono atque incremento
Instituti ferventes adhibeant preces.
ANNIVERSARIA
1967. Breganze. Fr. Manetto M. Salbego, presb., a. 73, r. 53.
1969. Avellaneda. Fr. Celso M. Milanesio, presb., a. 77, r. 60.
1970. Firenze. Fr. Saverio M. Pucci, presb., a. 57, r. 37.
14. Alb. Feria IV hebd. III Adv. (III Psalt.).
S. Ioannis a Cruce P. D., memoria.
Missa memoriae, pf. I Adv. vel de sancto.
L 1 Is 45, 6b-8. 18. 21b-25; Ps 84, 9ab-10. 11-12. 13-14.
Ev Lc 7, 19-23.
15. Viol. Feria V hebd. III Adv. (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Bonaventurae de Pistorio, presbyteri O.N.
12
TEMPUS ADVENTUS
MISSA feriae vel memoriae, pf. I Adv. vel de beato.
L 1 Is 54, 1-10; Ps 29, 2 et 4. 5-6. 11-12a et 13b.
Ev Lc 7, 24-30.
ANNIVERSARIA
1980. Roma. Fr. Corrado M. Berti, presb., a. 69, r. 52.
1985. Detroit. Fr. Joseph M. Srill, presb., a. 85, r. 65.
1988. Avellaneda. Fr. Reginaldo M. Chies, presb., a. 66, r. 46.
16. Viol. Feria VI hebd. III Adv. (III Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. I Adv.
L 1 Is 56, 1-3a. 6-8; Ps 66, 2-3. 5. 7-8.
Ev Io 5, 33-36.
A die 17 ad diem 24 decembris:
1. Admittuntur solummodo memoriae Sanctorum in calen-
dario generali inscriptae, celebrandae modo peculiari pp.
XXI-XXII indicato.
2. Missae ad diversa et votivae permittuntur solummodo
ob graviorem aliquam necessitatem vel pastoralem utilita-
tem (IM, 332). Missae cotidianae defunctorum non admit-
tuntur (IM, 337).
3. Pro Liturgia Horarum:
a) partes habentur propriae in altera sectione Ordinarii
temporis Adventus;
b) antiphonae propriae proponuntur pro psalmis ferialibus
Laudum et Vesperarum;
c) partes exstant in Proprio quae dici debent diebus men-
sis ipsis assignatis, omissis iis quae feriis hebdomadae III
Adventus tribuuntur.
DECEMBER 2011
13
ANNIVERSARIA
1990. Roma. Fr. Tarcisio M. Giallatini, presb., a. 79, r. 62.
2000. Todi. Fr. Riccardo M. Rossi, a. 90, r. 71.
17. Viol. Sabb. hebd. III Adv. (III Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. II Adv.
Omissis lectionibus feriis hebd. III Adv. assignatis, sumun-
tur lectiones diebus mensis tributis.
L 1 Gen 49, 2. 8-10; Ps 71, 2. 3-4ab. 7-8. 17.
Ev Mt 1, 1-17.
I VESPERAE dom. IV Adventus – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1975. Todi. Fr. Agostino M. Fagiolo, presb., a. 84, r. 66.
18. Viol. DOM. IV ADVENTUS (hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. II Adv.
L 1 2 Sam 7, 1-5. 8b-12. 14a. 16; Ps 88, 2-3. 4-5. 27 et 29.
L 2 Rom 16, 25-27.
Ev Lc 1, 26-38.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
II VESPERAE dom. IV Adventus – Cp. post II Vp. dom.
19. Viol. Feria II hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De ea.
14
TEMPUS ADVENTUS
MISSA pr., pf. II Adv.
L 1 Iudic 13, 2-7. 24-25a; Ps 70, 3-4a. 5-6ab. 16-17.
Ev Lc 1, 5-25.
ANNIVERSARIA
1961. Belen. Fr. Jack M. McLennan, presb., a. 68, r. 41.
2001. Empageni. Fr. Robert M. Kucera, presb., a. 73, r. 54.
20. Viol. Feria III hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Adv.
L 1 Is 7, 10-14; Ps 23, 1-2. 3-4ab. 5-6.
Ev Lc 1, 26-38.
ANNIVERSARIA
1973. Lienz. Fr. Agnell M. Neurauter, presb., a. 73, r. 53.
1977. Verona. Fr. Ferdinando M. Maroso, presb., a. 82, r. 63.
1989. Pesaro. Fr. Luca M. Simbeni, presb., a. 76, r. 57.
21. Viol. Feria IV hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Adv.
L 1 Cant 2, 8-14 vel Soph 3, 14-18a;
Ps 32, 2-3. 11-12. 20-21.
Ev Lc 1, 39-45.
Fieri potest memoria S. Petri Canisii P. D., ut pp. XXI-XXII
notatur.
ANNIVERSARIA
1968. Marina di Massa. Fr. Gioacchino M. Calabresi, presb.,
a. 69, r. 42.
DECEMBER 2011
15
1979. Malo. Fr. Ignazio M. Faggin, presb., a. 56, r. 37.
1984. Roma. Fr. Luigi M. Benedetti, a. 87, r. 57.
22. Viol. Feria V hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Adv.
L 1 1 Sam 1, 24-28; Ps 1 Sam 2, 1. 4-5. 6-7. 8abcd.
Ev Lc 1, 46-56.
ANNIVERSARIA
1963. Roma. Fr. Lorenzo M. Ferri, presb., a. 75, r. 59.
1990. Chicago. Fr. John M. Mullane, presb., a. 78, r. 60.
2000. Firenze. Fr. Siro M. Edoni, presb., a. 81, r. 60.
23. Viol. Feria VI hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Adv.
L 1 Mal 3, 1-4. 23-24; Ps 24, 4bc-5ab. 8-9. 10 et 14.
Ev Lc 1, 57-66.
Fieri potest memoria S. Ioannis de Kety P., ut pp. XXI-XXII
notatur.
ANNIVERSARIA
1986. Firenze. Fr. Luigi M. Mazzei, a. 76, r. 57.
1994. Roma. Fr. Giuseppe M. Besutti, presb., a. 75, r. 57.
2005. Conegliano. Fr. Romano M. Primon, presb., a. 90, r. 72.
24. Viol. Sabb. hebd. IV Adv. (IV Psalt.).
De eo.
16
TEMPUS ADVENTUS
MISSA MATUTINA feriae, pf. II Adv.
L 1 2 Sam 7, 1-5. 8b-12. 14a. 16; Ps 88, 2-3. 4-5. 27 et 29.
Ev Lc 1, 67-79.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
Post Nonam explicit tempus Adventus.
ANNIVERSARIA
1989. Vicenza. Fr. Nazareno M. Griffante, presb., a. 66, r. 49.
2004. Bologna. Fr. Pacifico M. Branchesi, presb., a. 68, r. 51.
2005. Vicenza. Fr. Carlo M. Berti, presb., a. 86, r. 66.
TEMPUS NATIVITATIS
Post annuam mysterii paschalis celebrationem, nihil
antiquius habet Ecclesia quam memoriam Nativitatis
Domini et primarum eius manifestationum recolere:
quod fit tempore Nativitatis (AC, 32).
DECEMBER 2011
IN NATIVITATE DOMINI, sollemnitas cum oct.
24. Alb. Sabbato, vespere. – MISSA VIGILIAE pr., Gloria,
Credo, pf. (et Comm.) pr. (noctem sacratissimam).
L 1 Is 62, 1-5; Ps 88, 4-5. 16-17. 27 et 29.
L 2 Act 13, 16-17. 22-25.
Ev Mt 1, 1-25 vel 1, 18-25.
In Missis vigiliae et diei, ad verba symboli Et incarnatus est,
etc. genua flectunt (IM, 137).
In eiusdem Missis adhibeatur PE cum praefatione variabili.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
In nocte Nat. Domini, ante Missam convenit ut sollemnis
vigilia celebretur per Off. lect. (IH, 215, 98, 73).
Cp. ab iis qui huic vigiliae intersunt non dicitur (IH, 215).
25. Alb. Dominica. Officium proprium.
© MISSA pr. Gloria, Credo, pf. (et Comm.) pr.
18
TEMPUS NATIVITATIS
In nocte:
L 1 Is 9, 1-6; Ps 95, 1-2a. 2b-3. 11-12. 13.
L 2 Tit 2, 11-14.
Ev Lc 2, 1-14.
In aurora:
L 1 Is 62, 11-12; Ps 96, 1 et 6. 11-12.
L 2 Tit 3, 4-7.
Ev Lc 2, 15-20.
In die:
L 1 Is 52, 7-10; Ps 97, 1. 2-3ab. 3cd-4. 5-6.
L 2 Hebr 1, 1-6.
Ev Io 1, 1-18 vel 1, 1-5. 9-14.
Hodie: 1. Omnes sacerdotes tres Missas celebrare vel conce-
lebrare possunt, dummodo hae suo tempore celebrentur.
Qui unam tantum Missam celebrat, eam sumat que respon-
det horae diei. Sacerdos hodie ter celebrans potest tres elee-
mosynas percipere (CIC, 951 § 1).
2. Prohibentur omnes aliae celebrationes necnon Missae
defunctorum, etiam exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1976. Vicenza. Fr. Giuseppe M. De Tomasi, a. 63, r. 44.
1978. Reggio Emilia. Fr. Luigi M. Dondini, presb., a. 68, r. 50.
2001. Chicago. Fr. Nicholas M. Norusis, presb., a. 86, r. 65.
26. Rub. Feria II. S. STEPHANI, PROTOMART., fes-
tum. – Ad H. m. ant. pr. et pss. feriae II hebd. I.
MISSA pr., Gloria, pf. (et Comm.) Nat.
DECEMBER 2011
19
L 1 Act 6, 8-10; 7, 54-59; Ps 30, 3cd-4. 6 et 8ab. 16bc
et 17.
Ev Mt 10, 17-22.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
Vp. Nat., ut diebus 25 et 26 dec. – Cp. dom. (post I
vel II Vp).
ANNIVERSARIA
1989. Montréal. Fr. Luc M. Lapalme, presb., a. 52, r. 33.
2004. Viareggio. Fr. Camillo M. Menchini, presb., a. 88, r. 71.
2005. Fullerton. Fr. Philip M. Eikmeyer, a. 84, r. 58.
27. Alb. Feria III. S. IOANNIS AP. ET EVANG., festum.
– Ad H. m. ant. pr. et pss. feriae III hebd. I.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. (et Comm.) Nat.
L 1 1 Io 1, 1-4; Ps 96, 1-2. 5-6. 11-12.
Ev Io 20, 2-8.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
Vp. Nat., ut diebus 25 et 27 dec. – Cp. dom. (post I
vel II Vp).
ANNIVERSARIA
1965. Dundee. Fr. Peregrine M. Baldwin, presb., a. 61, r. 43.
1966. Plasencia. Fr. Férenc M. Németh, a. 42, r. 3.
2008. Kersal. Fr. John M. Knowles, a. 91, r. 66.
28. Rub. Feria IV. SS. INNOCENTIUM MART., festum.
– Ad H. m. ant. de temp. et pss. feriae IV hebd. I.
20
TEMPUS NATIVITATIS
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. (et Comm.) Nat.
L 1 1 Io 1, 5 – 2, 2; Ps 123, 2-3. 4-5. 7b-8.
Ev Mt 2, 13-18.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
Vp. Nat., ut diebus 25 et 28 dec. – Cp. dom. (post I
vel II Vp.)
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Suore dell’Addo-
lorata Serve di Maria di Pisa, hanc diem, qua anno
1895 septem primae sorores in unum convenientes
fundamenta Instituti iecerunt, tamquam Diem
Congregationis celebrat. Anno 1916 die 1 novembris
Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae cum in liturgi-
cis tum in privatis orationibus dignas Deo et glorio-
sae Virgini grates referant et pro bono atque incre-
mento Congregationis fraternas effundant preces.
1981.
2001.
2001.
2010.
ANNIVERSARIA
Quilmes. Fr. Alessandro M. Belló, presb., a. 66, r. 47.
Acton Vale. Fr. Robert M. Desloges, presb., a. 77, r. 55.
Montréal. Fr. André M. Carrier, presb., a. 61, r. 40.
Reggio Emilia. Fr. Emidio M. Iotti, presb., a. 78, r. 61.
29. Alb. Feria V. De V DIE INFRA OCT. NAT. – Off.
ut diebus 25 et 29 dec. – Ad H. m. ant. de temp. et
pss. feriae V hebd. I.
MISSA pr., Gloria, pf. (et Comm.) Nat.
L 1 1 Io 2, 3-11; Ps 95, 1-2a. 2b-3. 5b-6.
Ev Lc 2, 22-35.
DECEMBER 2011
21
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali aut
in primo anniversario (IM, 381).
Fieri potest memoria S. Thomae Becket E.M., ut supra
pp. XXI-XXII notatur.
Vp. Nat., ut diebus 25 et 29 dec. – Cp. dom. (post I
vel II Vp).
ANNIVERSARIA
1965. Withier. Fr. Policarpo M. Campo, presb., a. 48, r. 30.
1967. Santiago del Chile. Fr. Sergio M. Furegon, presb., a. 32,
r. 12.
1983. Napoli. Fr. Cirillo M. Perucatti, presb., a. 66, r. 42.
1984. Medellín. Fr. Angelo M. Mancini, presb., a. 68, r. 52.
1996. Montréal. Fr. Luc M. Lévesque, presb., a. 65, r. 46.
2003. Vicenza. Fr. Mariano M. Martinello, presb., a. 59, r. 41.
2004. Montréal. Fr. Bertrand M. Saint-Laurent, presb., a. 83,
r. 63.
30. Alb. Feria VI. S. FAMILIAE IESU, MARIAE ET
IOSEPH, festum. – Ad H. m. ant. pr. et pss. feriae
VI hebd. I.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. (et Comm.) Nat.
L 1 Sir 3, 3-7. 14-17a (gr. 2-6. 12-14);
Ps 127, 1-2. 3. 4-5.
L 2 Col 3, 12-21.
Ev Lc 2, 22-40 vel 2, 22. 39-40.
Vel:
L 1 Gen 15, 1-6; 21, 1-3; Ps 104, 1b-2. 3-4. 5-6. 8-9.
L 2 Hebr 11, 8. 11-12. 17-19.
Ev Lc 2, 22-40 vel 2, 22. 39-40.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
22
TEMPUS NATIVITATIS
ANNIVERSARIA
1968. Hillside. Fr. Philip M. Philbin, presb., a. 60, r. 39.
2001. Piedimonte Matese. Fr. Luigi M. Mercolino, presb., a. 79,
r. 60.
31. Alb. Sabbato. De VII DIE INFRA OCT. NAT. –
Off. ut diebus 25 et 31 dec. – Ad H. m. ant. de
temp. et pss. sabbati hebd. I.
MISSA pr., Gloria, pf. (et Comm.) Nat.
L 1 1 Io 2, 18-21; Ps 95, 1-2. 11-12. 13.
Ev Io 1, 1-18.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali aut
in primo anniversario (IM, 381).
Fieri potest memoria S. Silvestri I Pp., ut supra pp. XXI-
XXII notatur (non autem ad Vp.).
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1989. Calumet Park. Fr. Lawrence M. Biskner, presb., a. 61, r. 38.
2001. México. Fr. Faustino M. Faustini, presb., a. 72, r. 55.
2004. Montefiascone (Viterbo). Fr. Salvatore M. Preite, presb.,
a. 84, r. 67.
Valde commendatur ut in omnibus ecclesiis
Servorum Familiae hac nocte qua fit transitus ad
annum 2012 SOLLEMNIS VIGILIA celebretur.
ANNO DOMINI 2012
Lectionarium festivum B
Lectionarium feriale II
IANUARIUS 2012
1. Alb. Dominica. In octava Nativitatis Domini.
SOLLEMNITAS SANCTAE DEI GENETRICIS
MARIAE. – Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia com-
plementari.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. I B. Mariae V. Et te in
Maternitate. In canone rom. Comm. Nat.
L 1 Num 6, 22-27; Ps 66, 2-3. 5. 6 et 8.
L 2 Gal 4, 4-7.
Ev Lc 2, 16-21.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
DIES PRO PACE
Ubi peculiares fiunt celebrationes pro die paci foven-
dae dicato, dici potest, de iudicio Ordinarii loci, Missa
pro pace, secundum schema a Sancta Sede singulis
annis propositum et themati celebrationis respondens.
Non permittuntur aliae celebrationes neque Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
24
TEMPUS NATIVITATIS
In feriis temporis natalicii usque ad diem 7 ianuarii:
a) In Officio: Ant. ad invitatorium, hymni, antiphona ad
Horam mediam sumuntur e Proprio de Tempore, respec-
tive ante vel post Epiphaniam.
b) Quoad Missam: Non permittuntur Missae ad diversa,
votivae aut cotidianae defunctorum (IM, 381), nisi necessi-
tas vel utilitas pastoralis id requirat (IM, 376). Permittuntur
tamen Missae de memoriis forte occurrentibus, aut de
Sanctis his diebus in Martyrologio inscriptis (IM, 355b).
ANNIVERSARIA
1962. Buer. Fr. Augustine M. Daly, presb., a. 40, r. 11.
1978. Budrio. Fr. Prospero M. Tubertini, presb., a. 78, r. 56.
2. Alb. Feria II temp. Nat. (hebd. II Psalt.).
Ss. Basilii Magni et Gregorii Nazianzeni, Epp. D.,
memoria.
MISSA memoriae, pf. Nat.
L 1 1 Io 2, 22-28; Ps 97, 1. 2-3ab. 3cd-4.
Ev Io 1, 19-28.
ANNIVERSARIA
1966. San Pierre. Fr. Sostene M. Doherty, presb., a. 66, r. 45.
2009. Roma. Fr. Paolo M. Erthler, presb., a. 67, r. 50.
IANUARIUS 2012
De Ss. Nomine:
L 1 Phil 2, 1-11; Ps 8, 4-5. 6-7. 8-9.
Ev Lc 2, 21-24.
4. Alb. Feria IV temp. Nat. (hebd. II Psalt.)
De ea.
MISSA pr., pf. Nat.
L 1 1 Io 3, 7-10; Ps 97, 1. 7-8. 9.
Ev Io 1, 35-42.
ANNIVERSARIA
1962. Perugia. Fr. Sostegno M. Dal Magro, a. 57, r. 32.
1982. Heidelberg. Fr. Francesco M. Trevisol, presb., a. 72, r. 52.
2004. Torino. Fr. Giovenale M. Zorniotti, presb., a. 75, r. 56.
COMMODITATIS CAUSA DUPLEX INTEGRA
SERIES DIERUM 5-9 IANUARII PROPONITUR
PROUT SOLLEMNITAS EPIPHANIAE DIE 6
IANUARII AUT PRIMA DOMINICA POST OCTA-
VAM NATIVITATIS CELEBRATUR.
Ubi sollemnitas Epiphaniae die dominica celebratur:
3. Alb. Feria III temp. Nat. (hebd. II Psalt.)
De ea. Vel:
Alb. Ss.mi Nominis Iesu.
MISSA pr., pf. Nat.
L 1 1 Io 2, 29 – 3, 6; Ps 97, 1. 3cd-4. 5-6.
Ev Io 1, 29-34.
25
5. Alb. Feria V temp. Nat. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. Nat.
L 1 1 Io 3, 11-21; Ps 99, 2. 3. 4. 5.
Ev Io 1, 43-51.
26
TEMPUS NATIVITATIS
ANNIVERSARIA
1975. Alessandria. Fr. Anselmo M. Péaquin, presb., a. 71, r. 46.
1980. Maria Waldrast. Fr. Adolfo M. Pojer, presb., a. 69, r. 51.
1983. Verona. Fr. Celio M. Marchesan, presb., a. 57, r. 38.
6. Alb. Feria VI temp. Nat. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. Nat.
L 1 1 Io 5, 5-13; Ps 147, 12-13. 14-15. 19-20.
Ev Mc 1, 7-11 vel Lc 3, 23-38 vel 3, 23. 31-34. 36. 38.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus African Servite
Sisters (Swaziland), hanc diem, qua anno 1935 sep-
tem primae sorores religionis vota nuncuparunt,
tamquam Diem Congregationis celebrat.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Laudum et Vesperum necnon Sacrificii eucharisti-
ci Deo gratias agant et pro bono atque incremento
Instituti fraternas effundant preces.
ANNIVERSARIA
1963. Udine. Fr. Giovannangelo M. Duso, a. 75, r. 51.
7. Alb. Sabb. temp. Nat. (hebd. II Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. S. Raimundi de Penyafort P. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb.
MISSA feriae vel memoriae, pf. Nat. vel de sancto, vel MISSA
B. Mariae V., temp. Nat., pf. Nat.
IANUARIUS 2012
27
L 1 1 Io 5, 14-21; Ps 149, 1-2. 3-4. 5 et 6a et 9b.
Ev Io 2, 1-11.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. Nat. praesertim form. n. 6:
Beata Maria Virgo, in Epiphania Domini.
I VESPERAE seq. soll. – Cp. post. I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1993. Genova. Fr. Gabriele M. Marchesini, presb., a. 58, r. 38.
2003. Maddaloni (Caserta). Fr. Bonfiglio M. Mautone, presb.,
a. 81, r. 63.
8. Alb. Dominica II post Nativitatem.
IN EPIPHANIA DOMINI, sollemnitas.
Omnia ut infra, die 6 januarii, pp. 29-30.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
1992.
2000.
2008.
2009.
ANNIVERSARIA
Arco. Fr. Mauro M. Todde, presb., a. 57, r. 37.
Chicago. Fr. Francis M. Martin, presb., a. 82, r. 59.
Negrar. Fr. Mario M. Masini, presb., a. 80, r. 63.
Vicenza. Fr. Raffaele M. Borotto, presb., a. 82, r. 63.
TRIDUUM
S. ANTONII MARIÆ PUCCI
Diebus 9-10-11 ianuarii… (cfr. p. 32)
28
29
TEMPUS NATIVITATIS IANUARIUS 2012
9. Alb. Feria II. IN BAPTISMATE DOMINI, festum. – Ad ANNIVERSARIA
H. m. ant. pr. et pss. feriae II hebd. III Psalt. 1975. Alessandria. Fr. Anselmo M. Péaquin, presb., a. 71, r. 46.
1980. Maria Waldrast. Fr. Adolfo M. Pojer, presb., a. 69, r. 51.
1983. Verona. Fr. Celio M. Marchesan, presb., a. 57, r. 38.
MISSA pr., Gloria, pf. pr.
L 1 Is 42, 1-4. 6-7 vel Act 10, 34-38;
Ps 28, 1a et 2. 3ac-4. 3b et 9b-10.
Ev Mc 1, 7-11.
Vel:
L 1 Is 55, 1-11 vel. 1 Io 5, 1-9; Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
Ev Mc 1, 7-11.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE festi. – Cp. post II Vp. dom.
Post Completorium explicit Tempus Nativitatis.
1979.
1984.
1989.
1996.
ANNIVERSARIA
Detroit. Fr. Paul M. Onderbeke, presb., a. 58, r. 37.
Ciudad Juárez. Fr. Lorenzo M. Maggion, presb., a. 65,
r. 44.
Vicenza. Fr. Mario M. Dal Vecchio, presb., a. 66, r. 47.
Negrar. Fr. Patrizio M. Antonutti, presb., a. 83, r. 61.
Ubi sollemnitas Epiphaniae die 6 ianuarii celebratur:
5. Alb. Feria V temp. Nat. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Nat.
L 1 1 Io 3, 11-21; Ps 99, 2. 3. 4. 5.
Ev Io 1, 43-51.
IN EPIPHANIA DOMINI, sollemnitas.
5. Alb. Feria V temp. Nat., vespere –
© MISSA vespertina soll., Gloria, Credo, pf. (et Comm.) pr.
Lectiones sumuntur e Missa in die sollemnitatis.
I VESPERAE Epiphaniae – Cp. post I Vp. dom.
6. Alb. Feria VI. IN
prium.
DIE SOLLEMNITATIS.
– Off. pro-
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. (et Comm.) pr.
L 1 Is 60, 1-6; Ps 71, 2. 7-8. 10-11. 12-13.
L 2 Eph 3, 2-3a. 5-6.
Ev Mt 2, 1-12.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
In Missa huius diei, post evangelium, annuntiantur festa
mobilia iuxta formulam Pontificalis Romani: cf. p. III
huius calendarii.
Feriis temporis natalicii post Epiphaniam in Liturgia
Horarum habentur hymni proprii; item in Missa habetur
collecta propria.
II VESPERAE Epiphaniae – Cp. post II Vp. dom.
30
TEMPUS NATIVITATIS
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus African Servite
Sisters (Swaziland), hanc diem, qua anno 1935 sep-
tem primae sorores religionis vota nuncuparunt,
tamquam Diem Congregationis celebrat.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Laudum et Vesperum necnon Sacrificii eucharisti-
ci Deo gratias agant et pro bono atque incremento
Instituti fraternas effundant preces.
ANNIVERSARIA
1963. Udine. Fr. Giovannangelo M. Duso, a. 75, r. 51.
7. Alb. Sabb. post Epiphaniam (hebd. II Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. S. Raymundi de Penyafort P. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb.
MISSA feriae vel memoriae, pf. Epiph. vel Nat. vel de
sancto, vel MISSA B. Mariae V., Temp. Nat., pf. Epiph.
vel Nat.
L 1 1 Io 3, 22 – 4, 6; Ps 2, 7-8. 10-11.
Ev Mt 4, 12-17. 23-25.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. Nat., praesertim form.
n. 6: Beata Maria Virgo, in Epiphania Domini.
I VESPERAE seq. – Cp. post. 1 Vp. dom.
IANUARIUS 2012
31
ANNIVERSARIA
1993. Genova. Fr. Gabriele M. Marchesini, presb., a. 58, r. 38.
2003. Maddaloni (Caserta). Fr. Bonfiglio M. Mautone, presb.,
a. 81, r. 63.
8. Alb. Dom. III post Nat. IN BAPTISMATE DOMINI,
festum. – Ad H. m. ant. pr. et pss. dom. hebd. III Psalt.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Is 42, 1-4. 6-7; Ps 28, 1a et 2. 3ac-4. 3b et 9b-10.
L 2 Act 10, 34-38.
Ev Mc 1, 7-11.
Vel:
L 1 Is 55, 1-11; Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
L 2 1 Io 5, 1-9.
Ev Mc 1, 7-11.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE festi. – Cp. post II Vp. dom.
Post Completorium explicit Tempus Nativitatis.
1992.
2000.
2008.
2009.
ANNIVERSARIA
Arco. Fr. Mauro M. Todde, presb., a. 57, r. 37.
Chicago. Fr. Francis M. Martin, presb., a. 82, r. 59.
Negrar. Fr. Mario M. Masini, presb., a. 80, r. 63.
Vicenza. Fr. Raffaele M. Borotto, presb., a. 82, r. 63.
32
TEMPUS NATIVITATIS
TRIDUUM
S. ANTONII MARIÆ PUCCI
Diebus 9-10-11 ianuarii in omnibus ecclesiis
Servorum Familiæ dicantur oportet preces ut
fratres omnesque sodales ad festum S. Antonii
Mariæ Pucci celebrandum apte disponantur. Ad
hoc opportune adhibebitur subsidium cui est
titulus In lode di sant’Antonio Maria Pucci vel In praise of saint
Anthony Pucci vel À la louange de saint Antoine-Marie Pucci vel
En honor de san Antonio María Pucci.
TEMPUS PER ANNUM
ante Quadragesimam
Tempore per annum non celebratur peculiaris my-
sterii Christi aspectus: sed potius ipsum mysterium
Christi in sua plenitudine recolitur, praesertim
diebus dominicis (AC, 43).
Pro Officio divino sumitur vol. III Liturgiae Horarum.
In Missa, Lectionarium feriale, Anno II.
IANUARIUS 2012
9. Vir. Feria II hebd. I per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 1, 1-8; Ps 115, 12-13. 14-17. 18-19.
Ev Mc 1, 14-20.
In Missis votivis et in Missis B. Mariae V. in sabbato, adhiberi
potest color sive proprius Missae, sive diei, sive temporis.
1979.
1984.
1989.
1996.
ANNIVERSARIA
Detroit. Fr. Paul M. Onderbeke, presb., a. 58, r. 37.
Ciudad Juárez. Fr. Lorenzo M. Maggion, presb., a. 65,
r. 44.
Vicenza. Fr. Mario M. Dal Vecchio, presb., a. 66, r. 47.
Negrar. Fr. Patrizio M. Antonutti, presb., a. 83, r. 61.
34
TEMPUS PER ANNUM
10. Vir. Feria III hebd. I per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 1, 9-20; Ps 1 Sam 2, 1. 4-5. 6-7. 8abcd.
Ev Mc 1, 21b-28.
ANNIVERSARIA
1983. Tirano. Fr. Mansueto M. Malva, presb., a. 63, r. 44.
1998. Cochabamba. Fr. Sergio M. Mesaglio Venuti, presb., a. 76,
r. 58.
11. Vir. Feria IV hebd. I per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 3, 1-10. 19-20; Ps 39, 2 et 5. 7-8a. 8b-9. 10.
Ev Mc 1, 29-39.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Serve di Maria
Addolorata (Nocera), hanc diem, qua anno 1900
Maria Consilia a Spiritu Sancto (1845-1900),
Congregationis Fundatrix, in Domino quievit, tam-
quam Diem Congregationis festive commemorat.
Anno 1880 die 15 octobris Congregatio Ordini
nostro aggregata est.
Fratres et sorores totius Ordinis grates debitas Deo
reddant et pro bono atque incremento Instituti fer-
ventes adhibeant preces.
IANUARIUS 2012
1980.
1980.
1985.
1997.
1999.
35
ANNIVERSARIA
Arco. Fr. Giorgio M. Posenato, presb., a. 61, r. 42.
Montréal. Fr. Amédée M. Lavigueur, presb., a. 83, r. 48.
Mezökövesd. Fr. Cyprian M. Kovács, presb., a. 69, r. 49.
Siracusa. Fr. Eugenio M. Pantano, presb., a. 72, r. 53.
Wheeling. Fr. Frank M. Calkins, presb., a. 92, r. 73.
12. Alb. Feria V. S. ANTONII MARIAE PUCCI, PRES-
BYTERI O. N., festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae
V, hebd. I.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr.
L 1 Ez 34, 11-16. 31; Ps 22, 1-3a. 3b-4. 5. 6.
Ev Io 10, 11-16.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1963. Dublin. Fr. Conleth M. Doherty, presb., a. 35, r. 10.
2000. Dundee. Fr. Anselm M. Richardson, presb., a. 78, r. 57.
13. Vir. Feria VI hebd. I per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Hilarii E. D.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 8, 4-7. 10-22a; Ps 88, 16-17, 18-19.
Ev Mc 2, 1-12.
ANNIVERSARIA
1976. Todi. Fr. Adriano M. Lucchetti, a. 83, r. 48.
2009. Guadalajara. Fr. Valerio M. Maccagnan, presb., a. 81, r. 63.
36
TEMPUS PER ANNUM
14. Alb. Sabb. hebd. I per annum (I Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae, quae vel e Missali Romano vel e
Proprio Missarum O. N. vel e CMBMV Temp. per
annum sumi potest.
L 1 1 Sam 9, 1-4. 17-19; 10, 1a; Ps 20, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Mc 2, 13-17.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. Quadr., praesertim
form. n. 10: Sancta Maria, discipula Domini.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1978.
1981.
1992.
2009.
ANNIVERSARIA
Bruxelles. Fr. Alexis M. Vanderstraeten, presb., a. 82, r. 55.
Follina. Fr. Pietro M. Belia, presb., a. 65, r. 46.
Massa. Fr. Antonio M. Montà, presb., a. 73, r. 52.
Saviano. Fr. Fedele M. Ciarcià, presb., a. 96, r. 80.
15. Vir. DOM. II PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 1 Sam 3, 3b-10. 19; Ps 39, 2 et 4ab. 7-8a. 8b-9. 10.
L 2 1 Cor 6, 13c-15a. 17-20.
Ev Io 1, 35-42.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
B. Iacobi de Villa, Eleemosynarii nuncupati, memoria
omittitur.
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
IANUARIUS 2012
37
ANNIVERSARIA
1973. Reggio Emilia. Fr. Paolo M. Bagnacani, presb., a. 47, r. 30.
1979. Vicenza. Fr. Mariano M. Tognetti, presb., a. 57, r. 39.
16. Vir. Feria II hebd. II per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 15, 16-23; Ps 49, 8-9. 16bc-17. 21 et 23.
Ev Mc 2, 18-22.
ANNIVERSARIA
1964. Ronzano. Fr. Anacleto M. Brasa, presb., a. 74, r. 57.
1990. Napoli. Fr. Angelo M. Di Giuseppe, presb., a. 66, r. 49.
1995. Anaheim. Fr. Gregory M. O’Brien, presb., a. 79, r. 60.
17. Alb. Feria III hebd. II per annum (II Psalt.).
S. Antonii A., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Sam 16, 1-13; Ps 88, 20. 21-22. 27-28.
Ev Mc 2, 23-28.
PRO UNITATE CHRISTIANORUM
A die 18 ad diem 25 ianuarii fit octiduum supplica-
tionum pro unitate christianorum.
ANNIVERSARIA
1964. Vicenza. Fr. Gabriele M. Giacomozzi, presb., a. 54, r. 37.
1975. Hillside. Fr. Luigi M. Giambastiani, presb., a. 89, r. 73.
2003. Civita Castellana (Viterbo). Fr. Pietro M. Tollo, presb.,
a. 83, r. 66.
38
TEMPUS PER ANNUM
18. Vir. Feria IV hebd. II per annum (II Psalt.).
De ea.
IANUARIUS 2012
L 1 1 Sam 24, 3-21; Ps 56, 2. 3-4. 6 et 11.
Ev Mc 3, 13-19.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Sam 17, 32-33. 37. 40-51; Ps 143, 1. 2. 9-10.
Ev Mc 3, 1-6.
1991.
1992.
1996.
2002.
ANNIVERSARIA
Irún. Fr. Raffaele M. Trotti, presb., a. 71, r. 52.
Vicenza. Fr. Graziano M. Bandiera, a. 53, r. 36.
Plasencia. Fr. Julio M. Muñoz Prieto, a. 76, r. 38.
Nyíregyháza. Fr. Elek M. Póka, presb., a. 87, r. 69.
19. Vir. Feria V hebd. II per annum (II Psalt.).
De ea.
39
1979.
1989.
1999.
2005.
2010.
ANNIVERSARIA
Montecchio Precalcino. Fr. Pietro M. Berton, a. 79, r. 57.
Begbroke. Fr. Vincent M. Naughton, presb., a. 80, r. 59.
Quilmes. Fr. Buenaventura M. Signori, a. 81, r. 62.
Reggio Emilia. Fr. Francesco M. Moioli, presb., a. 63, r. 42.
Cochabamba. Fr. Lorenzo M. Santinon Bianco, diac.,
a. 85, r. 51.
21. Rub. Sabb. hebd. II per annum (II Psalt.).
S. Agnetis V. M., memoria.
Ad Laudes ant. propriae cum psalmis dom. hebd. I.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII). MISSA memoriae.
L 1 1 Sam 18, 6-9; 19, 1-7; Ps 55, 2-3. 9-10ab. 10c-11. L 1 2 Sam 1, 1-4. 11-12. 19. 23-27; Ps 79, 2-3. 5-7.
12-13. Ev Mc 3, 20-21.
Ev Mc 3, 7-12.
ANNIVERSARIA
1995. Livorno. Fr. Giacomo Filippo M. Tognocchi, presb., a. 93,
r. 74.
2000. Hall. Fr. Narzissus M. Obermeier, presb., a. 89, r. 67.
20. Vir. Feria VI hebd. II per annum (II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Fabiani Pp. M. Vel:
Rub. S. Sebastiani M.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1975. Udine. Fr. Martino M. Dario, a. 65, r. 34.
1984. Ciudad de México. Fr. Silvestro M. Caron, presb., a. 68,
r. 49.
1987. Regensburg. Fr. Wolfgang M. Riser, presb., a. 50, r. 30.
22. Vir. DOM III PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Ion 3, 1-5. 10; Ps 24, 4bc-5ab. 6-7bc. 8-9.
40
TEMPUS PER ANNUM
L 2 1 Cor 7, 29-31.
Ev Mc 1, 14-20.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Vincentii Diac. M. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1994. Napoli. Fr. Pio M. D’Alessandro, presb., a. 80, r. 63
2007. Plasencia. Fr. Joaquín M. Cruz Hierro, presb., a. 68, r. 50.
23. Vir. Feria II hebd. III per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Sam 5, 1-7. 10; Ps 88, 20. 21-22. 25-26.
Ev Mc 3, 22-30.
ANNIVERSARIA
1979. Vicenza. Fr. Luigi M. Alba, presb., a. 85, r. 69.
24. Alb. Feria III hebd. III per annum (III Psalt.).
S. Francisci de Sales E. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 2 Sam 6, 12b-15. 17-19; Ps 23, 7. 8. 9. 10.
Ev Mc 3, 31-35.
ANNIVERSARIA
1965. Chicago. Fr. Martin M. White, presb., a. 61, r. 40.
1972. Vicenza. Fr. Antonino M. Basso, presb., a. 77, r. 57.
1985. Denia. Fr. Giacinto M. Triulzi, presb., a. 71, r. 55.
IANUARIUS 2012
41
25. Alb. Feria IV. IN CONVERSIONE S. PAULI AP.,
festum. – Ad H. m. ant. pr. et pss. feriae IV hebd. III.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., PE cum pf. App.
L 1 Act 22, 3-16 vel Act 9, 1-22; Ps 116, 1. 2.
Ev Mc 16, 15-18.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
2008. Vicenza. Fr. Angelico M. Sgarbossa, presb., a. 85, r. 66.
26. Alb. Feria V hebd. III per annum (III Psalt.).
Ss. Timothei et Titi E., memoria.
MISSA memoriae, lect. pr.
L 1 2 Tim 1, 1-8 vel Tit 1, 1-5; Ps 95, 1-2a. 2b-3. 7-8a. 10.
Ev Lc 10, 1-9.
ANNIVERSARIA
1965. Viareggio. Fr. Vittorino M. Benvenuti, a. 66, r. 42.
1970. Caxambu. Fr. Giacomo Filippo M. Mattioli, presb., a. 82,
r. 66.
27. Vir. Feria VI hebd. III per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Angelae Merici V.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Sam 11, 1-4a. 5-10a. 13-17;
Ps 50, 3-4. 5-6a. 6bc-7. 10-11.
Ev Mc 4, 26-34.
42
TEMPUS PER ANNUM
1965.
1977.
1978.
1982.
1989.
ANNIVERSARIA
Vicenza. Fr. Biagio M. Frattin, a. 80, r. 53.
Saint-Ortaire. Fr. Vincent M. Bansard, presb., a. 72, r. 48.
Roma. Fr. Daniele M. Santoro, a. 26, r. 4 mensium.
Verona. Fr. Adriano M. Agosteo, presb., a. 65, r. 46.
Calumet Park. Fr. Norberto M. Balasso, presb., a. 66, r. 46.
28. Alb. Sabb. hebd. III per annum (III Psalt.).
S. Thomae de Aquino P. D., memoria.
IANUARIUS 2012
43
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1986. Mouila (Gabon). Fr. Robert M. Berthelet, presb., a. 56,
r. 35.
2002. Vicenza. Fr. Igino M. Urbani, presb., a. 82, r. 65.
30. Vir. Feria II hebd. IV per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA memoriae. MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Sam 12, 1-7a. 10-17; Ps 50, 12-13. 14-15. 16-17. L 1 2 Sam 15, 13-14. 30; 16, 5-13a; Ps 3, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Mc 4, 35-41. Ev Mc 5, 1-20.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1975.
1978.
1980.
1990.
1996.
2001.
ANNIVERSARIA
Garbagnate. Fr. Gabriele M. Crespi, presb., a. 55, r. 21.
Hochzirl. Fr. Stanislaus M. Faschinger, a. 74, r. 40.
Bologna. Fr. Domenico M. Nascetti, presb., a. 73, r. 55.
Bologna. Fr. Amadio M. Brighetti, presb., a. 82, r. 65.
Mestre. Fr. Eugenio M. Zucco, a. 67, r. 47.
Vicenza. Fr. Giocondo M. Todescato, presb., a. 87, r. 68.
29. Vir. DOM. IV PER ANNUM (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Deut 18, 15-20; Ps 94, 1-2. 6-7. 8-9.
L 2 1 Cor 7, 32-35.
Ev Mc 1, 21-28.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1974. Follina. Fr. Felice M. Brazzale, presb., a. 46, r. 28.
1995. Firenze. Fr. Angiolo M. Attanasio, a. 70, r. 23.
2011. Firenze. Fr. Terenzio M. Biondi, presb., a. 89, r. 71.
31. Alb. Feria III hebd. IV per annum (IV Psalt.).
S. Ioannis Bosco P., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 2 Sam 18, 9-10. 14b. 24-25a. 30-19,3; Ps 85, 1-2.
3-4. 5-6.
Ev Mc 5, 21-43.
ANNIVERSARIA
1965. La Plata. Fr. Giuseppe M. Giuriato, presb., a. 47, r. 29.
2007. Trieste. Fr. Giorgio M. Trivellin, presb., a. 75, r. 58.
2010. Sondrio. Fr. Camillo M. De Piaz, presb., a. 91, r. 74.
FEBRUARIUS 2012
FEBRUARIUS 2012
1. Vir. Feria IV hebd. IV per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Sam 24, 2. 9-17; Ps 31, 1-2. 5. 6. 7.
Ev Mc 6, 1-6.
45
VESPERAE de festo.
Cras: Fieri poterit benedictio gutturis, cum candelis
eadem die (3 febr.) benedictis (exstinctis), secundum for-
mulam Rit. Rom. et adhibitis verbis: «Per intercessionem
sancti Blasii, Episcopi et Martyris, liberet te Deus a malo gut-
turis et a quolibet alio malo. In nomine Patris, et Filii, et
Spiritus Sancti. Amen».
Cras: 1) Candelae benedici possunt cum processione vel
introitu sollemni, ut in Missali. Ecclesiam vel presbyte-
rium ingrediendo canitur ant. ad introitum, quam statim
sequitur Gloria, collecta, etc.
2) Initio fideles in manibus tenent candelas, quae acce-
duntur dum canitur ant. Ecce Dominus.
3) In processione sacerdos casulam vel pluviale induit.
DIES INSTITUTI
Institutum saeculare cui est titulus Regnum Mariae,
hodie Diem Instituti festive celebrat. Anno 1976 die
23 novembris Institutum Ordini nostro aggregatum est.
Fratres et sorores totius Ordinis pro bono atque incre-
mento Instituti Dominum et beatam Virginem enixe
exorent.
ANNIVERSARIA 1968.
1968. Reggio Emilia. Fr. Benedetto M. Marconi, presb., a. 80, 1978.
r. 64. 1984.
1994. Negrar. Fr. Amadio M. Gasperini, a. 85, r. 61. 1987.
2001. Napoli. Fr. Andrea M. D’Andrea, presb., a. 79, r. 59.
2007. Firenze. Fr. Nicolò M. Manzi, presb., a. 86, r. 58.
2. Alb. Feria V. IN PRAESENTATIONE DOMINI, 3. Alb. Feria VI hebd. IV per annum (IV Psalt.).
festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae V hebd. IV. B. Ioachimi Senensis religiosi O.N., memoria
ANNIVERSARIA
Roma. Fr. Lorenzo M. Lucatelli, presb., a. 69, r. 46.
Budapest. Fr. Gellért M. Lepkó, presb., a. 65, r. 42.
Carrara. Fr. Giulio M. Moretti, a. 69, r. 52.
Bognor Regis. Fr. Bernard M. O’Hanlon, presb., a. 75, r. 57.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr. MISSA memoriae.
L 1 Mal 3, 1-4 vel Hebr 2, 14-18; Ps 23, 7. 8. 9. 10. L 1 Sir 47, 2-13 (gr. 2-11); Ps 17, 31. 47 et 50. 51.
Ev Lc 2, 22-40 vel 2, 22-32. Ev Mc 6, 14-29.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili. Ss. Blasii E. M. et Ansgarii E. memoria omittitur.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
46
47
TEMPUS PER ANNUM FEBRUARIUS 2012
ANNIVERSARIA ANNIVERSARIA
1995. Ottawa. Fr. Grégoire M. Saint-Germain, presb., a. 74, 1992. Firenze. Fr. Dionisio M. Gaspari, a. 75, r. 53.
r. 55. 1997. Reggio Emilia. Fr. Bernardo M. Tomassetti, a. 63, r. 42.
2011. Cochabamba. Fr. Giuseppe M. Sartori, presb., a. 65, r. 48.
4. Alb. Sabb. hebd. IV per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Reg 3, 4-13; Ps 118, 9. 10. 11. 12. 13. 14.
Ev Mc 6, 30-34.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 7: Sancta Maria in Praesentatione Domini.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
2003. Montréal. Fr. Antoine M. Dupuis, presb., a. 73, r. 55.
2007. Chicago. Fr. James M. Dore, presb., a. 74, r. 54.
5. Vir. DOM. V PER ANNUM (Hebd. I Psalt).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Iob 7, 1-4. 6-7; Ps 146, 1-2. 3-4. 5-6.
L 2 1 Cor 9, 16-19. 22-23.
Ev Mc 1, 29-39.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Agathae V. M. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
6. Rub. Feria II hebd. V per annum (I Psalt).
Ss. Pauli Miki et soc. Mm., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Reg 8, 1-7. 9-13; Ps 131, 6-7. 8-10.
Ev Mc 6, 53-56.
1975.
1982.
1983.
1984.
1992.
2004.
2005.
ANNIVERSARIA
Siena. Fr. Giovanni M. Rossi, a. 69, r. 27.
Firenze. Fr. Raffaele M. Paoletti, a. 66, r. 43.
Albuquerque. Fr. Paul M. Theado, presb., a. 70, r. 46.
Albuquerque. Fr. Edward M. Calkins, presb., a. 88, r. 66.
Milano. Fr. David M. Turoldo, presb., a. 75, r. 56.
Negrar. Fr. Stefano M. Praticelli, presb., a. 78, r. 59.
Roma. Fr. Ignacio M. Calabuig Adán, presb., a. 73, r. 53.
7. Vir. Feria III hebd. V per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 8, 22-23. 27-30; Ps 83, 3. 4. 5 et 10. 11.
Ev Mc 7, 1-13.
ANNIVERSARIA
1961. Kainbach. Fr. Ildephons M. Panzner, presb., a. 81, r. 60.
1978. Vicenza. Fr. Angelico M. Nicolodi, presb., a. 71, r. 48.
48
TEMPUS PER ANNUM
8. Vir. Feria IV hebd. V per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Hieronymi Emiliani Rel. Vel:
Alb. S. Iosephinae Bakhita V.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 10, 1-10; Ps 36, 5-6. 30-31. 39-40.
Ev Mc 7, 14-23.
ANNIVERSARIA
1982. Brockville. Fr. Léo M. Joanisse, presb., a. 71, r. 50.
1999. Pesaro. Fr. Antonio M. Musatti, diac., a. 78, r. 60.
9. Vir. Feria V hebd. V per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 11, 4-13; Ps 105, 3-4. 35-36. 37 et 40.
Ev Mc 7, 24-30.
ANNIVERSARIA
1979. Firenze. Fr. Carlo M. Dal Prá, presb., a. 63, r. 44.
1995. Johannesburg. Fr. Benedict M. Carden, presb., a. 35, r. 8.
2011. Vicenza. Fr. Giovanni M. Travaglia, presb., a. 56, r. 36.
10. Alb. Feria VI hebd. V per annum (I Psalt.).
S. Scholasticae V., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Reg 11, 29-32; 12, 19; Ps 80, 10-11ab. 12-13. 14-15.
Ev Mc 7, 31-37.
FEBRUARIUS 2012
49
ANNIVERSARIA
1978. Montréal. Fr. Alessandro M. Carmignani, presb., a. 56,
r. 37.
1979. Siteki. Fr. Laszló M. Orbán a. 75, r. 48.
2001. Richard’s Bay. Fr. Sibusiso Paulus M. Mngomezulu, presb.,
a. 43, r. 20.
11. Alb. Sabb. hebd. V per annum (I Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria. Vel:
Alb. B. Mariae Virginis de Lourdes.
MISSA alterius utrius memoriae.
L 1 1 Reg 12, 26-32; 13, 33-34; Ps 105, 6-7a. 19-20.
21-22.
Ev Mc 8, 1-10.
Vel, in Missa de B. Mariae Virgine de Lourdes,
E Lectionario Sanctorum:
L 1 Is 66, 10-14c; Ps Iudt 13, 18bcde. 19.
Ev Io 2, 1-11.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 44: Beata Maria Virgo, salus infirmorum.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1964.
1968.
1984.
1989.
1998.
ANNIVERSARIA
Portland. Fr. Alfonse M. Cortney, presb., a. 79, r. 58.
Firenze. Fr. Giovanni M. Fecondi, presb., a. 61, r. 42.
Madrid. Fr. Felice M. Maletto, presb., a. 89, r. 68.
Rio de Janeiro. Fr. Egidio M. Bernardi, presb., a. 62, r. 43.
Firenze. Fr. Paolo M. Michelucci, diac., a. 80, r. 27.
50
TEMPUS PER ANNUM
12. Vir. DOM. VI PER ANNUM (Hebd. II Psalt).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Lev 13, 1-2. 44-46; Ps 31, 1-2. 5. 11.
L 2 1 Cor 10, 31 – 11, 1.
Ev Mc 1, 40-45.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1987. Roma. Fr. Emerico M. Gagliarducci, presb., a. 71, r. 55.
1988. Nigel. Fr. Urbano M. Cavedon, presb., a. 55, r. 36.
13. Vir. Feria II hebd. VI per annum (II Psalt.).
De ea.
FEBRUARIUS 2012
51
TRIDUUM
SEPTEM SANCTORUM PATRUM FUNDATORUM O. N.
Diebus 14-15-16 februarii in omnibus ecclesiis
Servorum Familiæ dicantur oportet preces ut fra-
tres omnesque sodales ad sollemnitatem Sancto-
rum Septem Patrum Fundatorum O. N. cele-
brandam apte disponantur. Ad hoc opportune
adhibebitur subsidium cui est titulus In lode dei nostri sette Primi
Padri vel In praise of our seven First Fathers vel À la louange de nos
sept Premiers Pères vel En honor de los siete primeros Padres.
14. Alb. Feria III hebd. VI per annum (II Psalt.).
Ss. Cyrilli, monachi, et Methodii E., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iac 1, 12-18; Ps 93, 12-13a. 14-15. 18-19.
Ev Mc 8, 14-21.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iac 1, 1-11; Ps 118, 67. 68. 71. 72. 75. 76.
Ev Mc 8, 11-13.
1993.
1995.
1998.
1999.
ANNIVERSARIA
Milano. Fr. Domenico M. Polo, presb., a. 81, r. 64.
Scottsdale. Fr. Anthony M. Petraglia, presb., a. 58, r. 37.
Johannesburg. Fr. Patrick M. Nolan, presb., a. 95, r. 71.
Dublin. Fr. Francis M. Mallon, a. 66, r. 34.
In Europa:
14. Alb. Feria III. SS. CYRILLI M. ET METHODII E.,
Europae Patron., festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae III
hebd. II.
MISSA festi, Gloria, pf. Ss. Pastorum.
L 1 Act 13, 46-49; Ps 116, 1. 2.
Ev Lc 1O, 1-9.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Hodie prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
52
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
1985. Saviano. Fr. Giuseppe M. Portesine, presb., a. 81, r. 49.
1986. Marina di Carrara. Fr. Carlo M. Pianini, presb., a. 72,
r. 54.
1987. Budapest. Fr. Jeromos M. Sebestién, presb., a. 74, r. 54.
CCC
ANNUS AB OBITU SORORIS ANGELAE CAVALLETTI
PROFESSAE TERTII ORDINIS SERVORUM MARIAE
15. Vir. Feria IV hebd. VI per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iac 1, 19-27; Ps 14, 2-3ab. 3cd-4ab. 5.
Ev Mc 8, 22-26.
ANNIVERSARIA
1972. Innsbruck. Fr. Richard M. Riccabona, presb., a. 61, r. 40.
1973. Ancona. Fr. Luigi M. Bulgarelli, a. 55, r. 35.
16. Vir. Feria V hebd. VI per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iac 2, 1-9; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Mc 8, 27-33.
I VESPERAE seq. soll. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1970. Siracusa. Fr. Gioacchino M. Romano, a. 60, r. 30.
1978. Piedimonte Matese. Fr. Felice M. Cavallaro, presb., a. 64,
r. 46.
Anno 1712, die 16 februarii, in urbe Ferraria (Italia), obiit soror
Angela Cavalletti, tertii Ordinis Servorum Mariae professa, insi-
gnis pietate et vitae integritate. Cum gravibus morbis esset affec-
ta, multos per annos forti animo acerbissimos toleravit dolores,
donec placido ac sereno vultu in Domino requievit.
Il 16 febbraio 1712, morì a Ferrara suor Angela Cavalletti, Serva
di Maria, insigne per pietà e integrità di vita. Colpita da gravi
malattie, sopportò con animo forte acerbi dolori per molti anni,
fino a quando si addormentò serenamente nel Signore.
On 16 February 1712, Sister Angela Cavalletti, Servant of Mary,
known for her piety and integrity of life, died at Ferrara (Italy).
Struck by serious illness, she bore bitter pain with a strong spirit
for many years, until dying serenely in the Lord.
54
TEMPUS PER ANNUM
17. Alb. Feria VI. SS. SEPTEM PATRUM FUNDATO-
RUM O.N., sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum
psalmodia complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Sir 44, 1-2. 10-15; Ps 36, 3-4. 11 et 18. 39-40.
L 2 Eph 4, 1-6. 15-16.
Ev Io 17, 20-24.
Vel:
L 1 Is 2, 2-5; Ps 23, 1-2. 3-4. 5-6.
L 2 Act 2, 42. 44-48.
Ev Mt 20, 25-28.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
DIES MISSIONIS
Missio in regione Aysén (Chilia) in Praefecturam apo-
stolicam anno 1940, die 17 februarii, erecta hanc
diem tanquam Diem Missionis celebrat.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Liturgiae Horarum necnon Sacrificii eucharistici
Dominum enixe exorent pro bono atque incremento
Missionis.
ANNIVERSARIA
2001. Manila. Fr. Tarcisio M. Roffi, presb., a. 65, r. 47.
2011. Negrar. Fr. Aurelio M. Chini, presb., a. 86, r. 67.
FEBRUARIUS 2012
55
18. Alb. Sabb. hebd. VI per annum (II Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iac 3, 1-10; Ps 11, 2-3. 4-5. 7-8.
Ev Mc 9, 2-13.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 24: Beata Virgo Maria, sedes Sapientiae.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1972. Manzini. Fr. Gerardo M. Galandi, presb., a. 64, r. 47.
1976. Lucca. Fr. Sostegno M. Kieffer, presb., a. 71, r. 49.
1999. Montréal. Fr. Alexis M. Brault, presb., a. 80, r. 63.
Ubi celebratio externa sollemnitatis Ss. Septem Patrum
Fundatorum O.N. (17 febr.), ob rationes pastorales, trans-
fertur in hanc dominicam, omnes Missae, quae concurrente
populo celebrantur, dici possunt de Ss. Septem Patribus.
19. Vir. DOM. VII PER ANNUM (Hebd. III Psalt).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Is 43, 18-19. 21-22. 24b-25; Ps 40, 2-3. 4-5. 13-14.
L 2 2 Cor 1, 18-22.
Ev Mc 2, 1-12.
56
TEMPUS PER ANNUM
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
B. Elisabeti Picenardi V. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. – Cp. post II Vp. dom.
20. Vir. Feria II hebd. VII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iac 3, 13-18; Ps 18, 8. 9. 10. 15.
Ev Mc 9, 14-29.
21. Vir. Feria III hebd. VII per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Petri Damiani E. D.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iac 4, 1-10; Ps 54, 7-8. 9-10a. 10b-11a. 23.
Ev Mc 9, 30-37.
ANNIVERSARIA
1984. Pietralba. Fr. Bonfilius M. Spitaler, presb., a. 78, r. 49.
2003. Torino. Fr. Vincenzo M. Capella, presb., a. 77, r. 61.
2005. Genova. Fr. Giulio M. De Martini, a. 80, r. 51.
TEMPUS QUADRAGESIMAE
Tempus Quadragesimae ordinatur ad praeparationem
celebrationis Paschae: liturgia enim quadragesimalis
tam catechumenos, per diversos initiationis christia-
nae gradus, quam fideles memoriam Baptismi recolen-
tes et paenitentiam agentes, componit ad celebrandum
paschale mysterium (AC, 27).
Intermittitur tempus per annum; reposito vol. III, assumi-
tur vol. II Liturgiae Horarum.
Tempore Quadragesimae:
1. In omnibus Officiis, tam de Tempore quam de Sanctis, in
principio Horarum, omittitur Alleluia.
2. In omnibus Missis et Officiis, si reperiatur, Alleluia omittitur.
3. In sollemnitatibus et festis, necnon in peculiaribus celebra-
tionibus, dicitur Te Deum et Gloria in excelsis.
4. Altare floribus ornari prohibetur; sonus autem organi alio-
rumque instrumentorum permittitur tantum ad cantum sus-
tentandum. Excipiuntur tamen dominica Laetare (IV Quadr.)
atque sollemnitates et festa (Caer. Ep. n. 252).
5. In celebratione Matrimonii, sive intra Missam sive extra
Missam, benedictio nuptialis semper impertienda est. Monean-
tur tamen sponsi ut rationem habeant peculiaris naturae huius
temporis liturgici (Ordo Matrimonii, 32).
Feria IV Cinerum:
1. Ieiunium cum abstinentia.
58
TEMPUS QUADRAGESIMAE
2. Ad Missam, post evangelium et homiliam, benedicuntur et
imponuntur cineres, facti de ramis olivarum vel aliarum arbo-
rum anno praecedente benedictis. Actus paenitentialis omittitur.
3. Benedictio et impositio cinerum fieri potest etiam sine
Missa quo in casu opportune praemittitur liturgia verbi, adhi-
bendo cantum ad introitum, collectam et lectiones cum suis
cantibus ut in Missa; post homiliam cineres benedicuntur et
imponuntur et celebratio oratione universali clauditur.
FEBRUARIUS 2012
22. Viol. Feria IV. CINERUM (hebd. IV Psalt.).
De ea.
– Ad Ld. dici possunt pss. et canticum feriae VI
hebd. III (ob indolem paenitentialem).
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ioel 2, 12-18; Ps 50, 3-4. 5-6a. 12-13. 14 et 17.
L 2 2 Cor 5, 20 – 6, 2.
Ev Mt 6, 1-6. 16-18.
Dies ieiunii et abstinentiae.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
Cathedrae S. Petri Ap. festum omittitur.
ANNIVERSARIA
1980. Innsbruck. Fr. Rudolf M. Hofer, a. 74, r. 48.
1984. Portland. Fr. Leonard M. Mazurk, presb., a. 64, r. 44.
2000. Udine. Fr. Federico M. Caldognetto, presb., a. 65, r. 48.
23. Viol. Feria V post Cineres (hebd. IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Deut 30, 15-20; Ps 1, 1-2. 3. 4 et 6.
Ev Lc 9, 22-25.
Fieri potest memoria S. Polycarpi E.M., ut pp. XXI-XXII
notatur.
ANNIVERSARIA
2002. Gratzen – Nové Hrady. Fr. Vittorio M. Antollovich, presb.,
a. 76, r. 55.
60
TEMPUS QUADRAGESIMAE
FEBRUARIUS 2012
61
MISSA pr., pf. Quadr. L 2 1 Petr 3, 18-22.
Ev Mc 1, 12-15.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes neque Missa exsequialis.
L 1 Is 58, 1-9a; Ps 50, 3-4. 5-6a. 18-19. II VESPERAE dom. I Quadr. – Cp. post II Vp. dom.
Ev Mt 9, 14-15.
24. Viol. Feria VI post Cineres (hebd. IV Psalt.).
De ea.
1961.
1970.
1993.
1995.
ANNIVERSARIA
Chicago. Fr. Bonaventure M. Maguire, presb., a. 83, r. 66.
Langegg. Fr. Bonaventura M. Grogger, a. 81, r. 49.
Salford. Fr. Bernard M. Deegan, presb., a. 65, r. 43.
Monte Senario. Fr. Celestino M. Marsili, a. 91, r. 25.
25. Viol. Sabb. post Cineres (hebd. IV Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Is 58, 9b-14; Ps 85, 1-2. 3-4. 5-6.
Ev Lc 5, 27-32.
I VESPERAE dom. I Quadr. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1970. Saluzzo. Fr. Bonaventura M. Piras, presb., a. 91, r. 74.
1998. Matola. Fr. David M. Vaquer Cirujeda, presb., a. 51, r. 33.
2001. Negrar. Fr. Giuseppe M. Trentin, presb., a. 74, r. 57.
26. Viol. DOM. I IN QUADRAGESIMA (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. Quadr.
L 1 Gen 9, 8-15; Ps 24, 4bc-5ab. 6-7bc. 8-9.
ANNIVERSARIA
2008. Firenze. Fr. Carlo M. Rocchi, presb., a. 91, r. 74.
27. Viol. Feria II post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Lev 19, 1-2. 11-18; Ps 18, 8. 9. 10. 15.
Ev Mt 25, 31-46.
ANNIVERSARIA
1976. Dunaszeg. Fr. Pius M. Thun, presb., a. 61, r. 45.
1997. Plasencia. Fr. Luis M. González Arellano, a. 57, r. 36.
2011. Ancona. Fr. Giancarlo M. Gregori, presb., a. 81, r. 59.
28. Viol. Feria III post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Is 55, 10-11; Ps 33, 4-5. 6-7. 16-17. 18-19.
Ev Mt 6, 7-15.
ANNIVERSARIA
1966. Torino. Fr. Bartolomeo M. Botta, presb., a. 57, r. 38.
1984. Ciudad Juárez. Fr. Bernardo M. Cabral Lamas, a. 72,
r. 25.
62
TEMPUS QUADRAGESIMAE
1999. Vicenza. Fr. Giacinto M. Evarelli, presb., a. 86, r. 69.
2004. Gelsenkirchen-Buer. Fr. Amideus M. Wickers, presb., a. 87,
r. 60.
2008. Siteki. Fr. Aaron M. Ginindza, presb., a. 54, r. 31.
29. Viol. Feria IV post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ion 3, 1-10; Ps 50, 3-4. 12-13. 18-19.
Ev Lc 11, 29-32.
MARTIUS 2012
1. Viol. Feria V post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Est 4, 17 n. p-r. aa-bb. gg-hh; (Vulg. 14, 1. 3-5. 12-14);
Ps 137, 1-2a. 2bc-3. 7c-8.
Ev Mt 7, 7-12.
ANNIVERSARIA
1976. Roma. Fr. Mario M. Pomponi, a. 41, r. 23.
2004. Lemont. Fr. Mark M. Dennehy, a. 85, r. 66.
2. Viol. Feria VI post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ez 18, 21-28; Ps 129, 1-2. 3-4ab. 4c-6. 7-8.
Ev Mt 5, 20-26.
1964.
1981.
1983.
1986.
2006.
2009.
ANNIVERSARIA
Volders. Fr. Romedius M. Hackl, presb., a. 64, r. 46.
Milano. Fr. Giacinto M. Castello, presb., a. 56, r. 38.
Oak Park. Fr. John M. Boland, presb., a. 69, r. 50.
Rivoli. Fr. Anselmo M. Arneodo, presb., a. 58, r. 36.
Chicago. Fr. John M. Dowd, presb., a. 63, r. 43.
Mylapore. Fr. John Kennedy M. Anthonysamy, a. 22, nov.
9 mensis.
3. Viol. Sabb. post dom. I Quadr. (hebd. I Psalt.).
De eo.
64
TEMPUS QUADRAGESIMAE
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Deut 26, 16-19; Ps 118, 1-2. 4-5. 7-8.
Ev Mt 5, 43-48.
I VESPERAE dom. II Quadr. – Cp. post I Vp. dom.
1968.
1973.
1980.
1992.
1999.
2007.
ANNIVERSARIA
Udine. Fr. Virginio M. Sabbadin, presb., a. 52, r. 33.
Roma. Fr. Paolo M. Poscolieri, presb., a. 59, r. 42.
Berwyn. Fr. Paul M. Sullivan, a. 78, r. 39.
Milano. Fr. Bernardino M. De Tomasi, presb., a. 82, r. 64.
Budapest. Fr. Bonajunkta M. Váry, presb., a. 86, r. 65.
Bologna. Fr. Attilio M. Repele, presb., a. 67, r. 49.
4. Viol. DOM. II IN QUADRAGESIMA (Hebd. II
Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. Quadr.
L 1 Gen 22, 1-2. 9a. 10-13. 15-18; Ps 115, 10 et 15.
16-17. 18-19.
L 2 Rom 8, 31b-34.
Ev Mc 9, 2-10.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
S. Casimiri memoria omittitur.
II VESPERAE dom. II Quadr. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1977. Pesaro. Fr. Edoardo M. Goffo, presb., a. 48, r. 30.
1982. Figline Valdarno. Fr. Giuseppe M. Venturi, a. 84, r. 53.
MARTIUS 2012
65
1992. Chicago. Fr. Daniel M. O’Malley, presb., a. 70, r. 50.
1994. Sondrio. Fr. Eugenio M. Mottes, a. 73, r. 54.
1996. Negrar. Fr. Pellegrino M. Schirato, presb., a. 82, r. 66.
5. Viol. Feria II post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Dan 9, 4b-10; Ps 78, 8. 9. 11 et 13.
Ev Lc 6, 36-38.
ANNIVERSARIA
1976. Foligno. Fr. Paolino M. Righi, a. 90, r. 62.
1987. Winnipeg. Fr. Ignatius M. O’Sullivan, presb., a. 97, r. 80.
6. Viol. Feria III post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Is 1, 10. 16-20; Ps 49, 8-9. 16bc-17. 21 et 23.
Ev Mt 23, 1-12.
ANNIVERSARIA
2007. Fullerton. Fr. Jude M. Herlihy, presb., a. 76, r. 56.
2008. Todi. Fr. Emilio M. Bianchi, presb., a. 90, r. 74.
7. Viol. Feria IV post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ier 18, 18-20; Ps 30, 5-6. 14. 15-16.
Ev Mt 20, 17-28.
66
TEMPUS QUADRAGESIMAE
Fieri potest memoria Ss. Perpetuae et Felicitatis Mm., ut
pp. XXI-XXII notatur.
ANNIVERSARIA
1981. Firenze. Fr. Bonaventura M. Quieti, a. 84, r. 59.
1993. Negrar. Fr. Filippo M. De Pretto, a. 76, r. 56.
8. Viol. Feria V post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ier 17, 5-10; Ps 1, 1-2. 3. 4 et 6.
Ev Lc 16, 19-31.
Fieri potest memoria S. Ioannis a Deo Rel., ut pp. XXI-XXII
notatur.
1972.
1986.
2001.
2008.
ANNIVERSARIA
Wien. Fr. Basil M. Wartbichler, presb., a. 87, r. 68.
Torino. Fr. Alessandro M. Baglione, presb., a. 76, r. 56.
Chicago. Fr. Walter M. Brennan, presb., a. 65, r. 45.
Celaya. Fr. José Francisco M. Pérez Macías, a. 65, r. 5.
9. Viol. Feria VI post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Gen 37, 3-4. 12-13a. 17b-28; Ps 104, 16-17. 18-19.
20-21.
Ev Mt 21, 33-43. 45-46.
Fieri potest memoria S. Franciscae Romanae Rel., ut pp.
XXI-XXII notatur.
MARTIUS 2012
1976.
1981.
1988.
1990.
67
ANNIVERSARIA
Melk. Fr. Cherubin M. Haas, presb., a. 75, r. 58.
Verona. Fr. Alberto M. Toniolo, presb., a. 78, r. 59.
Chicago. Fr. Raymond M. Coughlin, presb., a. 81, r. 62.
Santiago de Chile. Fr. Roberto M. Zanoni, a. 77, r. 53.
10. Viol. Sabb. post dom. II Quadr. (hebd. II Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Mic 7, 14-15. 18-20; Ps 102, 1-2. 3-4. 9-10. 11-12.
Ev Lc 15, 1-3. 11-32.
I VESPERAE dom. III Quadr. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1985. Albuquerque. Fr. Luigi M. Flores, presb., a. 52, r. 26.
1991. Roma. Fr. Marco M. Aldrovandi, presb., a. 64, r. 44.
11. Viol. DOM. III IN QUADRAGESIMA (Hebd. III
Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. Quadr.
L 1 Ex 20, 1-17 vel 20, 1-3. 7-8. 12-17; Ps 18, 8. 9. 10. 11.
L 2 1 Cor 1, 22-25.
Ev Io 2, 13-25.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Adhiberi possunt, loco praecedentium, lectiones cycli A;
quo in casu dicitur etiam praefatio propria.
68
TEMPUS QUADRAGESIMAE
L 1 Ex 17, 1-7; Ps 94, 1-2. 6-7. 8-9.
L 2 Rom 5, 1-2. 5-8.
Ev Io 4, 5-42.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
II VESPERAE dom. III Quadr. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1970. Vicenza. Fr. Gabriele M. Cola, presb., a. 55, r. 37.
2008. Firenze. Fr. Tarcisio M. Caterini, presb., a. 84, r. 67.
12. Viol. Feria II post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 2 Reg 5, 1-15a; Ps 41, 2. 3; 42, 3. 4.
Ev Lc 4, 24-30.
In feria opportuniore huius hebdomadae, ad catechesim
baptismalem fovendam, legi potest Evangelium Samaritana,
hac ratione:
L 1 Ex 17, 1-7; Ps 94, 1-2. 6-7. 8-9.
Ev Io 4, 5-42.
Et dicitur praef. dom. Evangelio respondens.
1975.
1984.
2001.
2004.
ANNIVERSARIA
Vicenza. Fr. Stefano M. Soliman, a. 65, r. 43.
San Diego. Fr. Alexis M. Gauthier, presb., a. 58, r. 37.
Nola. Fr. Pio M. Casciello, presb., a. 66, r. 45.
Taurano (Avellino). Fr. Giovanni M. Colello, presb., a. 74,
r. 51.
13. Viol. Feria III post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De ea.
MARTIUS 2012
69
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Dan 3, 25. 34-43; Ps 24, 4bc-5ab. 6-7bc. 8-9.
Ev Mt 18, 21-35.
ANNIVERSARIA
1972. Stegi. Fr. Luigi M. Ruggeri, presb., a. 64, r. 47.
1995. Chicago. Fr. Bonaventure M. Verwiel, presb., a. 84, r. 64.
14. Viol. Feria IV post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Deut 4, 1. 5-9; Ps 147, 12-13. 15-16. 19-20.
Ev Mt 5, 17-19.
1974.
1994.
2000.
2005.
ANNIVERSARIA
Roma. Fr. György M. Szücs, a. 65, r. 43.
Anaheim. Fr. Alexis M. Olguín, a. 81, r. 60.
Anaheim. Fr. Mel M. Corcoran, presb., a. 82, r. 63.
Turvo. Fr. Giovanni M. Palmieri, presb., a. 86, r. 67.
15. Viol. Feria V post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ier 7, 23-28; Ps 94, 1-2. 6-7. 8-9.
Ev Lc 11, 14-23.
1979.
1983.
1994.
2003.
2007.
ANNIVERSARIA
Venezia. Fr. Bonfiglio M. Rizzardini, a. 69, r. 50.
Firenze. Fr. Basilio M. Meoni, presb., a. 68, r. 51.
Torino. Fr. Carlo M. Zanetta, presb., a. 75, r. 59.
Magog. Fr. Raphaël M. De Luca, a. 88, r. 65.
Peralta. Fr. Albert M. Gallegos, presb., a. 70, r. 49.
70
TEMPUS QUADRAGESIMAE
16. Viol. Feria VI post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Os 14, 2-10; Ps 80, 6c-8a. 8bc-9. 10-11ab. 14 et 17.
Ev Mc 12, 28b-34.
DIES ORDINIS SAECULARIS SERVORUM SANCTAE MARIAE
(OSSM)
Die 16 martii 1424, Summus Pontifex Martinus V,
bulla Sedis apostolicae, Regulam Tertii Ordinis Servo-
rum Mariae omnibus servandam sodalibus Consortii
seu Societatis, tum appellabatur coetus laicorum qui
propositum profitebantur Servorum spiritualitatem
servandi in statu laicali. Nostris temporibus sodalium
laicorum coetui datus est titulus Ordo Saecularis Servo-
rum sanctae Mariae.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae Dominum bea-
tamque Virginem exorent pro perseverantia et spirita-
li profectu Ordinis Saecularis.
ANNIVERSARIA
1993. Chicago. Fr. Anselm M. Dennehy, presb., a. 73, r. 52.
17. Viol. Sabb. post dom. III Quadr. (hebd. III Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Os 6, 1-6; Ps 50, 3-4. 18-19. 20-21ab.
Ev Lc 18, 9-14.
Fieri potest memoria S. Patricii E., ut pp. XXI-XXII notatur.
MARTIUS 2012
71
I VESPERAE dom. IV Quadr. – Cp. post I Vp. dom.
Hodie ad Vp. et crastino die (dom. Laetare) organa aliaque
instrumenta pulsari possunt.
In Hibernia:
16. I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
17. Alb. Sabb. S. PATRICII E., HIBERNIAE PATRONI
PRINCIPALIS, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psal-
modia complementari.
© MISSA pr., Gloria, Credo, lect. pr., pf. pr.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1985. Portland. Fr. Augustine M. Holloway, presb., a. 75, r. 51.
2001. Ottawa. Fr. Daniel M. Cruickshank, presb., a. 52, r. 32.
18. Viol. vel Ros. DOM. IV IN QUADRAGESIMA
(Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. Quadr.
L 1 2 Chron 36, 14-16. 19-23; Ps 136, 1-2. 3. 4-5. 6.
L 2 Eph 2, 4-10.
Ev Io 3, 14-21.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
72
TEMPUS QUADRAGESIMAE
MARTIUS 2012
Adhiberi possunt, loco praecedentium, lectiones cycli A;
quo in casu dicitur etiam praefatio propria.
L 1 1Sam 16, 1b. 6-7. 10-13a; Ps 22, 1-3a. 3b-4. 5. 6.
L 2 Eph 5, 8-14.
Ev Io 9, 1-41 vel brevior 1. 6-9. 13-17. 34-38.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
S. Cyrilii Hierosolymitani E.D. memoria omittitur.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Serve di Maria
Addolorata (Chioggia), hanc diem qua anno 1873, p.
Aemilius Venturini (1842-1905), e Congregatione
Oratorii, una cum matre Elisa Sambo (1816-1897),
Instituti iecit fundamenta, tamquam Diem Congrega-
tionis celebrat. Anno 1918 die 12 februarii Congre-
gatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii euchari-
stici Deo gratias agant et pro bono atque incremen-
to Instituti fraternas effundant preces.
II VESPERAE dom. IV Quadr. – Cp. post II Vp. dom.
19. Alb. Feria II. S. IOSEPH, SPONSI B. MARIAE V.
ET COMPATRONI O. N., sollemnitas. – Ad H. m.
ant. pr. cum psalmodia complementari.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr. Et te in sollemnitate.
L 1 2 Sam 7, 4-5a. 12-14a. 16; Ps 88, 2-3. 4-5. 27 et 29.
L 2 Rom 4, 13. 16-18. 22.
Ev Mt 1, 16. 18-21. 24a vel Lc 2, 41-51a.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Non permittuntur aliae celebrationes, item prohibentur
Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
73
1962.
1969.
1975.
1977.
1987.
1988.
ANNIVERSARIA
Alessandria. Fr. Giuseppe M. Olivero, presb., a. 75, r. 59.
London. Fr. Joseph M. Tucker, presb., a. 70, r. 52.
Vicenza. Fr. Pellegrino M. Contessa, presb., a. 88, r. 68.
Torino. Fr. Alessio M. Cattilino, presb., a. 60, r. 29.
Valencia. Fr. Miguel M. Martínez Escribano, a. 66, r. 31.
Puerto Aysén. Fr. Marcello M. Frasson, presb., a. 61, r. 43.
20. Viol. Feria III post dom. IV Quadr. (hebd. IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
In Belgio, in Canada et in Provincia Tirolensi:
Sollemnitas S. JOSEPH celebratur quoque ut Patroni prin-
cipalis totius Nationis.
L 1 Ez 47, 1-9. 12; Ps 45, 2-3. 5-6. 8-9.
Ev Io 5, 1-16.
In feria opportuniore huius hebdomadae, ad catechesim
baptismalem fovendam, legi potest Evangelium caeco nato,
hac ratione:
74
TEMPUS QUADRAGESIMAE
L 1 Mic 7, 7-9; Ps 26, 1. 7-8a. 8b-9abc. 13-14.
Ev Io 9, 1-41.
Et dicitur praef. dom. Evangelio respondens.
MARTIUS 2012
75
1973. Rochester. Fr. Jérôme M. De Pencier, presb., a. 86, r. 69.
1992. La Ferté Macé. Fr. Joseph M. Lefebvre, presb., a. 86, r. 45.
ANNIVERSARIA 23. Viol. Feria VI post dom. IV Quadr. (hebd. IV Psalt.).
Denver. Fr. Stanislao M. Giambastiani, presb., a. 78, De ea.
r. 62.
Milano. Fr. Giuliano M. Cossettini, presb., a. 60, r. 37.
Siteki. Fr. Bonifaz M. Schneider, a. 84, r. 60.
Vicenza. Fr. Pietro M. Sella, presb., a. 83, r. 63.
Negrar. Fr. Ildebrando M. Pellanda, a. 86, r. 68.
21. Viol. Feria IV post dom. IV Quadr. (hebd. IV Psalt.). ANNIVERSARIA
De ea. 1981. Bognor Regis. Fr. Anselm M. Hislop, presb., a. 88, r. 67.
1998. Dinazzano. Fr. Alberto M. Morini, presb., a. 75, r. 57.
1966.
1975.
1984.
1984.
2005.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Is 49, 8-15; Ps 144, 8-9. 13cd-14. 17-18.
Ev Io 5, 17-30.
ANNIVERSARIA
1986. São José dos Campos. Fr. Dionisio M. Testi, presb., a. 70,
r. 54.
2009. Firenze. Fr. Giuliano M. Geppetti, presb., a. 83, r. 66.
22. Viol. Feria V post dom. IV Quadr. (hebd. IV Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ex 32, 7-14; Ps 105, 19-20. 21-22. 23.
Ev Io 5, 31-47.
ANNIVERSARIA
1961. Ladysmith. Fr. Philip M. Lewis, presb., a. 72, r. 52.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Sap 2, 1a. 12-22; Ps 33, 17-18. 19-20. 21 et 23.
Ev Io 7, 1-2. 10. 25-30.
Fieri potest memoria S. Turibii de Mogrovejo E., ut pp.
XXI-XXII notatur.
24. Viol. Sabb. post dom. IV Quadr. (hebd. IV Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. Quadr.
L 1 Ier 11, 18-20; Ps 7, 2-3. 9bc-10. 11-12.
Ev Io 7, 40-53.
I VESPERAE dom. V Quadr. – Cp. post I Vp. dom.
Usus cooperiendi cruces et imagines per ecclesiam servari
potest, de iudicio Conferentiae Episcoporum. Cruces vela-
tae manent usque ad expletam celebrationem Passionis
Domini, feria VI Hebdomadae Sanctae, imagines vero
usque ad initium Vigiliae paschalis.
ANNIVERSARIA
1974. Ladysmith. Fr. Charles M. Feeney, presb., a. 84, r. 65.
76
TEMPUS QUADRAGESIMAE
25. Viol. DOM. V IN QUADRAGESIMA (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Credo, pf. I Pass.
L 1 Ier 31, 31-34; Ps 50, 3-4. 12-13. 14-15.
L 2 Hebr 5, 7-9.
Ev Io 12, 20-33.
MARTIUS 2012
1966.
1968.
1975.
1982.
1993.
2003.
77
ANNIVERSARIA
Innsbruck. Fr. Pius M. Kreuzer, presb., a. 53, r. 35.
Arezzo. Fr. Manetto M. Caiani, presb., a. 62, r. 43.
San Francisco. Fr. Andrew M. Colletti, presb., a. 50, r. 30.
Vicenza. Fr. Ignazio M. Faccin, presb., a. 83, r. 65.
Dublin. Fr. Joseph M. Madden, presb., a. 63, r. 42.
Ubombo. Fr. Thomas M. Carroll, presb., a. 78, r. 52.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Adhiberi possunt, loco praecedentium, lectiones cycli A;
quo in casu dicitur etiam praefatio propria.
L 1 Ez 37, 12-14; Ps 129, 1-2. 3-4ab. 4c-6. 7-8.
L 2 Rom 8, 8-11.
Ev Io 11, 1-45 vel brevior 3-7. 17. 20-27. 33b-45.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
II VESPERAE dom. V Quadr. – Cp. post II Vp. dom.
DIES INSTITUTI
Institutum saeculare cui est titulus Servite Secular
Institute, a fratre Gerard M. Corr (†2000) et Joan
Bartlett (†2002), pia iuvene, fundatum et die 25 mar-
tii 1979 ab Apostolica Sede probatum, hodiernam
diem, qua anno 1964 die 28 maii Ordini nostro est
aggregatum, tamquam Diem Instituti festive celebrat.
Omnes fratres et sorores Servorum Ordinis cum in
matutinis tum in vespertinis precibus necnon in
Sacrificio eucharistico Deo et beatae Virgini gratias
referant et pro bono et incremento Instituti enixe
supplicent.
26. Alb. Feria II. IN ANNUNCIATIONE DOMINI,
sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia
complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Is 7, 10-14; 8, 10; Ps 39, 7-8a. 8b-9. 10. 11.
L 2 Hebr 10, 4-10.
Ev Lc 1, 26-38.
Ad verba symboli Et incarnatus … factus est genuflecten-
dum est, uno genu si recitentur, utroque si canantur (IM,
137).
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
1975.
1979.
1980.
2001.
2003.
2005.
ANNIVERSARIA
London. Fr. Alexis M. Halle, a. 91, r. 65.
Montréal. Fr. Ignazio M. Patriarchi, presb., a. 86, r. 70.
Albuquerque. Fr. Gabriel M. Reisdorff, presb., a. 69, r. 44.
Verona. Fr. Flaviano M. Tabbia, presb., a. 77, r. 60.
Hochrum. Fr. Othmar M. Reitz, presb., a. 86, r. 48.
Monte Senario. Fr. Antonio M. Monaco, a. 79, r. 53.
78
TEMPUS QUADRAGESIMAE
27. Viol. Feria III post dom. V Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. I Pass.
L 1 Num 21, 4-9; Ps 101, 2-3. 16-18. 19-21.
Ev Io 8, 21-30.
In feria opportuniore huius hebdomadae, ad catechesim
baptismalem fovendam, legi potest Evangelium de Lazaro,
hac ratione:
L 1 2 Reg 4, 18b-21. 32-37; Ps 16, 1. 6-7. 8b et 15.
Ev Io 11, 1-45.
Et dicitur praef. dom. Evangelio respondens.
ANNIVERSARIA
1996. Saint-Jean sur Richelieu. Fr. Laurent M. Lussier, presb.,
a. 78, r. 58.
28. Viol. Feria IV post dom. V Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. I Pass.
L 1 Dan 3, 14-20. 91-92. 95; Ps Dan 3, 52. 53. 54. 55. 56.
Ev Io 8, 31-42.
ANNIVERSARIA
1987. Milano. Fr. Basilio M. Cecchin, presb., a. 75, r. 57.
1993. Negrar. Fr. Amadio M. Serafini, a. 75, r. 55.
29. Viol. Feria V post dom. V Quadr. (hebd. I Psalt.).
De ea.
MARTIUS 2012
79
MISSA pr., pf. I Pass.
L 1 Gen 17, 3-9; Ps 104, 4-5. 6-7. 8-9.
Ev Io 8, 51-59.
ANNIVERSARIA
1983. Udine. Fr. Giustino M. Gugole, presb., a. 86, r. 67.
1985. Santiago de Chile. Fr. Eduardo M. Ulriksen Mendía,
a. 33, r. 7.
C C
ANNUS A SUSCEPTO OPERE REPARATIONIS MARIANAE ANNUS AB ADVENTU IN REGIONEM CANADENSEM
IN CONGREGATIONE SERVARUM MARIAE «RIPARATRICI» SERVORUM SANCTAE MARIAE
Hodie (die 29 martii) recolitur centesimus dies anniversarius suscepti ope- Anno 1912, die 29 martii, pervenerunt in urbem Montréal (Canada)
ris reparationis marianae a Congregatione Servarum Mariae a Vidor primi fratres Servi Mariae a Provincia Tusciae: fr. Ildephonsus M.
(Tarvisium). Opus reparationis institutum est anno 1895 a M. Dolores Francesconi (+1952), fr. Angelicus M. Barsi (+1949), fr. Aurelius M.
Inglese (+1928), pia iuvene quae anno 1912 in Congregationem ingressa est. Prosperi (+1971), quibus commissa est cura parroeciae vulgo nuncu-
Opus a Romanis Pontificibus Leone III (+1903), Pio X (+1914), Benedicto patae «Notre-Dame de la Défense» (Madonna della Difesa). Fratres
XV (+1922) approvatum, in conpluribus regionibus est diffusum. Servi Mariae manserunt in illa parroecia usque ad annum 2002.
Oggi (29 marzo) riccorre il primo centenario dell’assunzione dell’opera di Il 29 marzo 1912, provenienti dalla Provincia toscana, giunsero a
riparazione mariana da parte della Congregazione delle Serve di Maria di Montréal (Canada) i primi fratri Servi di Maria, provenienti dalla pro-
Vidor (Treviso). L’opera di riparazione era stata istituita nel 1895 da M. vincia Toscana: fra Ildefonso M. Francesconi (+1952), fra Angelico
Dolores Inglese (+1928); essa entrò a far parte della Congregazione delle M. Barsi (+1949) e fra Aurelio M. Prosperi (+1971). Ad essi fu affi-
Serve di Maria «Riparatrici» nel 1912. L’opera fu approvata dai Sommi data la parrocchia della Madonna della Difesa, nella quale i Servi di
Pontefici Leone XIII (+1903), Pio X (+1914) e Benedetto XV (+1922), e Maria rimasero fino all’anno 2002.
si diffuse in molti paesi.
Today (29 March) is the first centenary of the Congregation of the Sister On 29 March, 1912, the first friar Servants of Mary, coming from the
Servants of Mary of Vidor (Treviso) taking up the work of Marian repara- Tuscan Province, arrived in Montréal (Canada): fra Ildefonso M.
tion. The work of reparation was begun in 1895 by M. Dolores Inglese Francesconi (+1952), fra Angelico M. Barsi (+1949) and fra Aurelio
(+1928) who entered the Congregation of the Sister Servants of Mary M. Prosperi (+1971). The parish of «Notre-Dame de la Défense»
«Riparatrici» in 1912. The work was approved by Popes Leo XIII (+1903), (Madonna della Difesa) was entrusted to them and the Servants of
Pius X (+1914) and Benedict XV (+1922), and spread to many countries. Mary remained there until 2002.
82
TEMPUS QUADRAGESIMAE
30. Rub. vel Alb. Feria VI post dom. V Quadr. B. MARIAE
VIRGINIS IUXTA CRUCEM, festum. – Ad H. m.
ant. et pss. feriae VI hebd. I.
MISSA pr., Gloria, sequentia ad libitum, lect. pr., pf. pr.
L 1 Rom 8, 31b-39 vel Gen 22, 1-2. 6. 9-13. 15-18;
Ps 17, 2-3. 5-7. 19-20.
Ev Io 19, 25-27.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1989. Chicago. Fr. James M. Doyle, presb., a. 78, r. 58.
31. Viol. Sabb. post dom. V Quadr. (hebd. I Psalt.).
De eo.
MISSA pr., pf. I Pass.
L 1 Ez 37, 21-28; Ps Ier 31, 10. 11-12ab. 13.
Ev Io 11, 45-56.
ANNIVERSARIA
1970. London. Fr. Cyril M. Tucker, presb., a. 67, r. 48.
1977. Düsseldorf. Fr. Martin M. Rose, presb., a. 67, r. 42.
HEBDOMADA SANCTA
Notanda pro Hebdomada sancta
Ritus Hebdomadae sanctae, idest benedictio et processio palma-
rum, repositio Ss.mi Sacramenti post Missam in Cena Domini,
Actio liturgica feriae VI in Passione Domini et Vigilia paschalis,
celebrari possunt in omnibus ecclesiis et oratoriis publicis et
semipublicis. Expedit tamen ut in ecclesiis quae non sunt paroe-
ciales et in oratoriis celebrentur tantummodo si digne peragi
possunt, idest cum congruo numero ministrorum, cum facul-
tate exsequendi saltem aliquas partes cum cantu, et cum suffi-
cienti frequentia fidelium. Secus, expedit ut huiusmodi celebra-
tiones in ecclesiis tantum paroecialibus aliisque ecclesiis maiori-
bus persolvantur. Expedit quoque ut de hac re normae pecu-
liares a competenti auctoritate ecclesiastica tradantur.
Notanda pro dominica in palmis de Passione Domini
1. In Officio divino, ad benedictionem et processionem pal-
marum, et in omnibus Missis huius dominicae adhibentur
sacrae vestes coloris rubri.
2. In omnibus Missis huius dominicae fit memoria ingressus
Domini in Ierusalem, et quidem per processionem vel introi-
tum sollemnem ante Missam principalem, per introitum sim-
plicem ante alias Missas. Introitus tamen sollemnis, non vero
processio, iterari potest ante unam alteramve Missam, quae
cum magno populi concursu celebrari solet.
3. Expedit processionem haberi ab ecclesia minore, vel alio
loco apto, ad ecclesiam in qua Missa celebrabitur. In proces-
sione sacerdos induit casulam vel pluviale.
84
TEMPUS QUADRAGESIMAE
4. Post processionem vel introitum sollemnem, omittuntur
signum crucis et actus paenitentialis vel aspersio aquae bene-
dictae initio Missae, et dicitur statim collecta. Missa deinde
prosequitur more solito.
5. Solam autem benedictionem palmarum, absque subse-
quenti processione et Missa celebrare non licet.
6. Historia Passionis Domini legitur absque luminaribus et
absque incenso sine salutatione et signatione libri. Legitur
autem a diacono vel, ipso deficiente, a sacerdote. Legi potest
etiam a laicis lectoribus, parte Christi, si fieri potest, sacerdoti
reservata. Diaconi, non autem alii, ante lectionem Passionis,
dicunt Munda cor meum, petunt benedictionem sacerdotis, ut
alias ante Evangelium. In fine dicitur: Verbum Domini, sed
osculum libri omittitur.
MARTIUS 2012
31. Rub. Sabb.
I VESPERAE dom. in palmis. – Cp. post I Vp. dom.
APRILIS 2012
APRILIS 2012
1. Rub. DOMINICA IN PALMIS DE PASSIONE
DOMINI (Hebd. II Psalt.).
De ea.
Ante processionem:
Ev Mc 11, 1-10.
© MISSA pr., Credo, pf. pr.
L 1 Is 50, 4-7; Ps 21, 8-9. 17-18a. 19-20. 23-24.
L 2 Phil 2, 6-11.
Ev Mc 14, 1 – 15, 47 vel 15, 1-39.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
87
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequialis.
S. Francisci de Paola Er. memoria omittitur.
1986.
1993.
1997.
2005.
ANNIVERSARIA
Nagyszakácsi. Fr. Alois M. Németh, presb., a. 73, r. 52.
Siracusa. Fr. Angelo M. Pantano, presb., a. 72, r. 53.
Bologna. Fr. Aldo M. Sartoni, a. 84, r. 47.
Città del Vaticano. Pp. Ioannes Paulus II, a. 84, p. 26.
3. Viol. FERIA III HEBDOMADAE SANCTAE
(II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Pass.
L 1 Is 49, 1-6; Ps 70, 1-2. 3-4a. 5-6ab. 15 et 17.
Ev Io 13, 21-33. 36-38.
II VESPERAE dom. in palmis. – Cp. post II Vp. dom. Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequialis.
Crastina die anniversarium recurret piae mortis Ioannis ANNIVERSARIA
Pauli Pp. II (2005). 1967. Bologna. Fr. Pellegrino M. Quarenghi, presb., a. 57, r. 39.
ANNIVERSARIA
1967. Napoli. Fr. Tommaso M. Bartolomei, presb., a. 77, r. 61.
2005. Chicago. Fr. Bernard M. Barnes, presb., a. 84, r. 63.
2. Viol. FERIA II HEBDOMADAE SANCTAE
(II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Pass.
L 1 Is 42, 1-7; Ps 26, 1. 2. 3. 13-14.
Ev Io 12, 1-11.
4. Viol. FERIA IV HEBDOMADAE SANCTAE
(II Psalt.).
De ea.
MISSA pr., pf. II Pass.
L 1 Is 50, 4-9a; Ps 68, 8-10. 21bcd-22. 31 et 33-34.
Ev Mt 26, 14-25.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequialis.
S. Isidori E.D. memoria omittitur.
88
TEMPUS QUADRAGESIMAE
5. Viol. FERIA V HEBDOMADAE SANCTAE
(II Psalt.).
De ea. – Ad. Off. lect. dici potest ps. 68 Salvum me
fac, Deus (e feria VI hebd. III) cum suis ant., cum de
Passione Domini loquatur.
Advertenda.
1. Hodie permittuntur tantum Missa chrismatis et Missa
in Cena Domini, secundum ea quae infra dicentur. Prohi-
bentur Missae exsequiales.
2. Missa chrismatis, quam episcopus cum suo presbyterio
concelebrat, et in qua olea sacra benedicuntur, est velut
manifestatio communionis presbyterorum cum proprio
episcopo.
Ad hanc vero Missam congregantur et in ea concelebrant
presbyteri, quippe in conficiendo chrismate testes et coope-
ratores sui Episcopi, cuius sacri muneris in populo Dei exs-
truendo, sanctificando et regendo sunt participes, sicque
nitide manifestatur unitas sacerdotii et sacrificii Christi in
Ecclesia perseverantis.
Quo melius autem significetur unitas presbyteri, adsint e
diversis regionibus dioecesis presbyteri concelebrantes.
Qui vero forte non concelebrant, in hac Missa chrismatis
sub utraque specie communicare possunt.
3. Missa chrismatis celebratur cum vestibus coloris albi
atque in ea dic. Gloria et pf. pr.
L 1 Is 61, 1-3a. 6a. 8b-9; Ps 88, 21-22. 25 et 27.
L 2 Apoc 1, 5-8.
Ev Lc 4, 16-21.
APRILIS 2012
89
4. Sumantur et ad ecclesias dioecesis deferantur nova olea
benedicta; vetera comburantur vel in lampadem SS.
Sacramenti iniciantur.
5. Infirmis hodie Communio quamvis diei hora deferri
potest. Ceteri fideles communicare possunt tantum ad
Missam chrismatis et ad Missam in Cena Domini. Qui
mane communicaverunt, iterum SS. Eucharistiam ad
Missam vespertinam sumere possunt.
6. In triduo paschali prohibentur omnes aliae celebra-
tiones necnon Missae defunctorum, etiam exsequiales.
APRILIS 2012
TRIDUUM PASCHALE
Cum humanae redemptionis et perfectae Dei glorifica-
tionis opus adimpleverit Christus praecipue per suum
paschale mysterium, quo mortem nostram moriendo
destruxit et vitam resurgendo reparavit, sacrum
paschale triduum Passionis et Resurrectionis Domini
uti totius anni liturgici culmen effulget (AC, 18).
APRILIS 2012
5. Alb. FERIA V HEBDOMADAE SANCTAE. –
Vespere MISSA (Alb.) vespertina IN CENA DOMINI pr.,
Gloria, pf. Euch., in Canone romano Comm., Hanc
igitur et Qui pridie pr.
L 1 Ex 12, 1-8. 11-14; Ps 115, 12-13. 15-16bc. 17-18.
L 2 1 Cor 11, 23-26.
Ev Io 13, 1-15.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
91
horis matutinis, sed tantummodo pro fidelibus qui nullo
modo Missam vespertinam participare valent. Caveatur
tamen ne huiusmodi celebrationes in bonum privatorum
fiant et ne praeiudicio sint Missae vespertinae principali.
3. Sacerdotes qui in Missa chrismatis aut ad utilitatem
fidelium iam celebraverint, denuo concelebrare valent in
Missa vespertina.
Item fideles qui in Missa chrismatis iam communicave-
rint, iterum communicare possunt in Missa in Cena
Domini.
4. Tabernaculum vacuum sit; pro communione cleri et
populi hodie et crastina die particulae consecrentur in hac
Missa.
5. Dum cantatur Gloria pulsantur campanae, eoque
expleto, silent usque ad Vigiliam paschalem, nisi Confe-
rentia Episcoporum vel Episcopus dioecesis, pro opportu-
nitate, aliud statuerit.
Animadvertenda. 6. Expleta celebratione huius diei, altare privatim denuda-
tur et auferuntur, si fieri potest, cruces ab ecclesia. Expedit
ut cruces, quae forte in ecclesia remanent, velentur, nisi
iam velatae sint ex praescripto Conferentiae Episcoporum.
1. Missa in Cena Domini celebranda est vespere, hora 7. Moneantur fideles, ut per congruum noctis tempus,
magis opportuna, cum plena participatione totius com- secundum locorum et rerum adiuncta, adorationem pera-
munitatis localis, sacerdotibus et ministris officium suum gant coram Ss.mo Sacramento asservato, ita tamen ut post
implentibus. mediam noctem haec adoratio absque sollemnitate fiat.
2. Ubi ratio pastoralis id postulet, loci Ordinarius alteram 8. Ubi, post Missa in Cena Domini, facta est repositio
Missam in ecclesiis et oratoriis permittere poterit, horis ves- Ss.mi Sacramenti, celebranda est quoque Actio liturgica
pertinis celebrandam, et, in casu verae necessitatis, etiam propria feriae VI in Passione Domini.
92
TRIDUUM PASCHALE
VESPERAE omittuntur ab iis, qui Missae vespertinae
intersunt.
Cp. post II Vp. dom.
Cras: Ieiunium et abstinentia.
S. Vicentii Ferrer P. memoria omittitur.
ANNIVERSARIA
1985. Perugia. Fr. Silverio M. Ercoli, presb., a. 63, r. 45.
1998. Ancona. Fr. Alfonso M. Baccarani, presb., a. 75, r. 57.
6. Rub. FERIA VI IN PASSIONE DOMINI.
De ea. Officium divinum cum peculiaritatibus in
Proprio indicatis.
Valde convenit ut hodie et cras Off. lect. et Ld. sol-
lemniter cum populo celebrentur (IH, 210).
CELEBRATIO PASSIONIS DOMINI, ut in Missali.
L 1 Is 52, 13 – 53, 12;
Ps 30, 2 et 6. 12-13. 15-16. 17 et 25.
L 2 Hebr 4, 14-16; 5, 7-9.
Ev Io 18, 1 – 19, 42.
In ecclesiis Ordinis nostri, expleta Crucis adora-
tione, convenienter fit Celebratio memoriae
Compassionis beatae Mariae Virginis, secun-
dum ritum in novissima editione Proprii
Missarum O.S.M. (anno 1998) describitur.
APRILIS 2012
93
Advertenda.
1. Celebratio Passionis Domini agenda est horis postmeri-
dianis, et quidem circam horam nonam; si vero ratio pas-
toralis id suadeat, tardiore hora inchoari potest.
2. Sacerdos et diaconus vestes coloris rubri, sicut ad Missae
celebrationem, induunt, iam ab initio actionis liturgicae.
3. Altare omnino nudum sit: sine cruce, sine candelabris,
sine tobaleis; nullum tapetum et ornamentum adsit.
4. Iuxta antiquissimam traditionem, Ecclesia hac die
Eucharistiam non celebrat.
Sacra Communio fidelibus distribuitur unice inter cele-
brationem Passionis Domini; infirmis autem, qui hanc
celebrationem participare nequeunt, quacumque diei hora
deferri potest.
5. Hodie post crucis detectionem et cras usque ad Vigiliam
paschalem exclusive, cruci genuflectitur.
6. Pro lectione Passionis Domini, cf. ea quae in dominica
palmarum dicta sunt (p. 84, n. 6).
7. Crux quae populo ostenditur et adoranda praebetur sat
magna sit et eleganti manu sculpta. Formula autem ad
crucem ostendendam et responsio populi cantu profera-
tur. Unica tantum crux, ratione veritatis signi, adorationi
praebeatur; provideatur tamen ut singuli fideles crucem
adorare possint: quod magni momenti est in celebratione
huius diei. Ritus proinde in quo crux ab omnibus una
simul silentio adoratur, adhibeatur tantummodo si fideles
vere numerosiores celebrationem participant.
94
TRIDUUM PASCHALE
8. Post celebrationem Passionis Domini Ss.ma Eucharistia
reportatur, forma simplici, ad locum asservationis, et ibi-
dem custoditur, lampade de more accensa. Et privatim
denudatur altare, relictis tamen cruce et candelabris.
Praestat locum aptum parari (v. gr. sacellum in quo respo-
sitio et adoratio Sacramenti die praecedenti facta est) et
orationi et meditationi congruum, in quo crux deponatur
a fidelibus adoranda.
9. Magni fiant etiam pia populi pietatis exercitia, quae
momentum pastorale prae se ferunt, v. gr. Via crucis, pro-
cessiones de passione Domini, memoria dolorum B.
Mariae V.
Eorum textus et cantus cum liturgia congruant, immo ad
ipsam participandam fideles inducant.
VESPERAE ab iis, qui celebrationi Passionis Domini
interfuerunt, non dicuntur.
Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
2002. Montréal. Fr. Francesco M. Maddalena, a. 86, r. 57.
7. Viol. SABBATUM SANCTUM.
De eo. Officium proprium.
Hodie, ante Vigiliam pasch., sacra Communio deferri
potest tantum ut Viaticum.
Cp. dic. tantum ab iis qui Vig. pasch. non intersunt: Cp.
post II Vp. dom.; loco R. br. dicitur ant. Christus.
APRILIS 2012
95
Animadvertenda.
1. Sabbato Sancto Ecclesia ad sepulcrum Domini immo-
ratur, passionem eius et mortem necnon descensum ad
inferos meditando, eius resurrectionem ieiunio et oratione
expectando.
2. Valde commendatur celebratio Officii lectionis et Lau-
dum cum populi participatione. Quod si fieri non potest,
sacra habeatur verbi Dei celebratio aut aliud pium exerci-
tium mysterio huius diei respondens, praesertim in hono-
rem B. Mariae V. Filii sui passioni sociatae.
3. Fidelium venerationi in ecclesia proponi potest imago
Christi crucifixi aut in sepulcro depositi, aut imago eius
descensus ad inferos, quae mysterium Sabbati sancti illus-
tret, aut demum imago B. Virginis perdolentis.
4. Hac die Ecclesia ab Eucharistiae celebratione omnino
abstinet. Sacra Communio solummodo ad modum Viatici
dari potest. Matrimonii aliorumque sacramentorum, prae-
ter quam Paenitentiae et Unctionis infirmorum, celebratio
ne habeatur.
5. Fideles de peculiari natura huius diei erudiantur.
Celebritates vero festivae, quae cum Paschae celebratione
sabbato sancto olim anticipatae conectebantur, nocti et
diei Paschalis reserventur.
S. Ioannis Baptistae de la Salle P. memoria omittitur.
ANNIVERSARIA
1992. Ciriè. Fr. Alessandro M. Ongaro, presb., a. 68, r. 51.
1997. Denver. Fr. Benedetto M. Rori, presb., a. 82, r. 66.
2001. Curitiba. Fr. Agostino M. Poli, presb., a. 91, r. 73.
APRILIS 2012
TEMPUS PASCHALE
Quinquaginta die a dominica Resurrectionis ad
dominicam Pentecostes in laetitia et exsultatione
celebrantur sicut unus dies festus, immo «magna
dominica». Hi sunt dies in quibus praecipue can-
tatur Alleluia (AC, 22).
APRILIS 2012
Animadvertenda pro tempore paschali:
1. Cereus paschalis servatur apud altare vel apud ambo-
nem usque ad dom. Pentecostes inclusive.
2. In fine Cp. et loco Angelus Domini, dic. Regina caeli,
usque ad dom. Pentecostes inclusive.
8. Alb. DOMINICA PASCHAE IN RESURREC-
TIONE DOMINI, sollemnitas cum oct. Hodie Off.
lect. omittitur ab iis qui Vig. pasch. interfuerunt.
Animadvertenda de Vigilia paschali:
1. Ex antiquissima traditione, ista nox est observabilis
Domino, et Vigilia quae in ea celebratur, noctem sanctam
commemorando qua Dominus resurrexit, habetur ut
«mater omnium sanctarum vigiliarum». In ea enim Ecclesia
resurrectionem Domini vigilando exspectat, eamque sacra-
mentis initiationis christianae celebrat. Ipsi autem Vigiliae
indolem exspectationis adventus Domini eschatologici tra-
ditio christiana semper agnovit.
97
2. Tota celebratio Vigiliae paschalis peragitur nocte, ita ut
vel incipiatur post initium noctis, vel finiatur ante dilucu-
lum diei dominicae. Usus agendi Vigiliam paschalem
horis vespertinis in quibus Missae dominicae sabbato anti-
cipari solent, reprobandus est. Ita insuper tota celebratio
ordinanda est ut eius natura vigiliae protractae servetur.
3. Celebratio solius Missae sine ritibus Vigiliae paschalis
non permittitur.
4. Vigilia paschalis celebrari potest etiam in ecclesiis et
oratoriis ubi actiones liturgicae feriae V et feriae VI locum
non habuerunt, et omitti ubi praefatae actiones sacrae
celebratae sunt. At de praecepto est celebranda ubi fons
baptismalis adest.
5. Per totam actionem liturgicam sacri ministri induuntur,
sicut ad Missam, vestibus liturgicis albi coloris.
6. Vigilia huius noctis ita ordinatur, ut post breve lucerna-
rium (quod est prima pars huius Vigiliae) sancta Ecclesia
meditetur mirabilia, quae fecit Dominus Deus populo suo
ab initio, confisa verbo eius et promisso (pars secunda seu
liturgia verbi), usque dum, appropinquante die resurrectio-
nis, cum novis membris in baptismate renatis (pars tertia),
vocatur ad mensam, quam Dominus populo suo praepara-
vit per mortem et resurrectionem suam (quarta pars).
Tota Vigilia paschalis symbolis et ritibus perficitur, quae
amplitudine et dignitate ipsis consona peragi debent, ita ut
fideles eorum sensum attingere possint, monitionibus et
orationibus etiam insinuatum. Praestat praesertim fideles
brevi monitione introducere ad intelligendum sensum
typologicum lectionum Veteris Testamenti quae in Vigilia
proponuntur.
98
TEMPUS PASCHALE
7. Ad ignem benedicendum quantum fieri potest, loco
apto extra ecclesiam rogus paretur, cuius flamma revera
tenebras valeat dissipare et noctem illuminare.
8. Cereus paschalis, ad signi veritatem servandam, ex cera sit
confectus, integer, sat notabilis magnitudinis, singulis annis
renovandus: figuram enim Christi exprimere debet qui, vera
lux, mundum illuminat. Signis autem et verbis benedicatur
in libris liturgicis relatis, vel ab Episcoporum conferentia
statutis.
9. Praeconium pasch. annuntiari potest, ex necessitate,
etiam a cantore qui non sit diaconus; qui tamen benedic-
tionem a celebrante non accipit et omittit alteram partem
invitationis (Quapropter…) necnon salutationem Dominus
vobiscum.
Cani potest forma longiore vel forma breviore.
10. Legendae sunt saltem tres lectiones Veteris Testamenti,
et in casibus urgentioribus saltem duae; numquam omittenda
est lectio libri Exodi. En series lectionum huius Vigiliae:
L 1 Gen 1, 1 – 2, 2 vel 1, 1. 26-31a; Ps 103, 1-2a. 5-6. 10 et
12. 13-14. 24 et 35c vel Ps 32, 4-5. 6-7. 12-13. 20 et 22.
L 2 Gen 22, 1-18 vel 22, 1-2, 9a, 10-13, 15-18; Ps 15, 5
et 8. 9-10. 11.
L 3 Ex 14, 15 – 15, 1; Ps Ex 15, 1-2. 3-4. 5-6. 17-18.
L 4 Is 54, 5-14; Ps 29, 2 et 4. 5-6. 11 et 12a et 13b.
L 5 Is 55, 1-11; Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
L 6 Bar 3, 9-15. 32 – 4, 4; Ps 18, 8. 9. 10. 11.
L 7 Ez 36, 16-17a. 18-28; Ps 41, 3. 5bcd; 42, 3. 4 vel,
quando celebratur Baptisma, Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6 vel
Ps 50, 12-13. 14-15. 18-19.
L 8 Rom 6, 3-11; Ps 117, 1-2. 16ab-17. 22-23.
Ev Mc 16, 1-7.
APRILIS 2012
99
11. Liturgia baptismalis Vigiliae paschalis plenitudinem
attingit cum adultorum, vel saltem parvulorum, baptis-
mus celebratur. Attamen, etsi baptismus non est celebran-
dus, in ecclesiis paroecialibus aqua baptismalis benedica-
tur; ubi vero neque fons est benedicendus, memoria bap-
tismi fiat benedictione aquae, qua post renovatas promis-
siones baptismales populus aspergitur.
12. Ad Missae evangelium proclamandum thus adhiberi
potest, sed luminaria non portantur.
13. Praestat plenitudinem signi eucharistici in Vigilia
paschali communione attingi, quae sub speciebus panis et
vini distribuatur. Ordinarii locorum opportunitatem et cir-
cumstantias huius concessionis perpendant et de iis normas
praebeant.
14. Missa Vigiliae est Missa paschalis dominicae Resurrec-
tionis. Qui celebrat vel concelebrat Missam noctis, potest
etiam Missam diei Paschalis celebrare vel concelebrare.
In ecclesiis Ordinis nostri, in fine Vigiliae paschalis,
convenienter fit Sollemnis salutatio Dominae nos-
trae, secundum ritum in novissima editione Proprii
Missarum O.S.M. (anno 1998) descriptum.
Alb. In MISSA VIGILIAE PASCHALIS, pf. I pasch. (in hac
positissimum nocte). In Can. rom. Comm. (noctem
sacratissimam) et Hanc igitur pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
100
TEMPUS PASCHALE
© MISSA IN DIE pr., Gloria, sequentia, Credo, pf. I pasch.
(in hac potissimum die) et Hanc igitur pr.
L 1 Act 10, 34a. 37-43; Ps 117, 1-2. 16ab-17. 22-23.
L 2 Col 3, 1-4 vel 1 Cor 5, 6b-8.
Ev Io 20, 1-9 vel Mc 16, 1-7.
In Missa vespertina legi potest Lc 24, 13-35.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur omnes aliae celebrationes, et Missa exsequialis.
1. Missa diei Paschalis magna cum sollemnitate celebretur.
In ea, loco actus paenitentialis, aspersio fiat aquae (in
nocte) benedictae, ut baptismi memoria revocetur.
2. Cereus paschalis, apud ambonem vel apud altare collo-
candus, ibique toto tempore paschali servandus, in cele-
brationibus liturgici sollemnioribus huius temporis, idest
in Missa, in Laudibus et in Vesperis, accendatur, usque ad
dominicam Pentecostes.
3. Ubi viget, diligentissime servetur aut, si fieri potest,
inducatur usus celebrandi, die Paschae, Vesperas baptis-
males, in quibus, dum cantantur psalmi, fit processio ad
fontes (IH, 213).
Hodie et per totam oct. Cp. dom. (post I vel II
Vp.), ant. Haec dies, cum or. de Resurrectione, loco
Resp. br.
ANNIVERSARIA
2009. Ronzano. Fr. Ivo M. Paoloni, presb., a. 79, r. 61.
9. Alb. FERIA II INFRA OCT. PASCHAE.
APRILIS 2012
101
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
L 1 Act 2, 14. 22-33; Ps 15, 1-2a et 5. 7-8. 9-10. 11.
Ev Mt 28, 8-15.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
ANNIVERSARIA
1965. Ferrara. Fr. Angelo M. Barsella, presb., a. 52, r. 34.
2000. Recanati. Fr. Donato M. Senigagliesi, a. 87, r. 60.
10. Alb. FERIA III INFRA OCT. PASCHAE.
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
L 1 Act 2, 36-41; Ps 32, 4-5. 18-19. 20 et 22.
Ev Io 20, 11-18.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
ANNIVERSARIA
1990. Nigel. Fr. Giulio M. Zini, presb., a. 86, r. 68.
2004. Negrar. Fr. Angelo M. Vedelago, presb., a. 81, r. 62.
2010. London. Fr. Patrick M. Carroll, presb., a. 57, r. 36.
11. Alb. FERIA IV INFRA OCT. PASCHAE.
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
102
TEMPUS PASCHALE
L 1 Act 3, 1-10; Ps 104, 1-2. 3-4. 6-7. 8-9.
Ev Lc 24, 13-35.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
S. Stanislai E. M. memoria omittitur.
ANNIVERSARIA
1967. Innsbruck. Fr. Joseph M. Valentin, a. 80, r. 39.
1983. Siteki. Fr. Pietro M. Coser, a. 71, r. 41.
12. Alb. FERIA V INFRA OCT. PASCHAE.
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
L 1 Act 3, 11-26; Ps 8, 2a et 5. 6-7. 8-9.
Ev Lc 24, 35-48.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
13. Alb. FERIA VI INFRA OCT. PASCHAE.
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
L 1 Act 4, 1-12; Ps 117, 1-2 et 4. 22-24. 25-27a.
Ev Io 21, 1-14.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
S. Martini I Pp. M. memoria omittitur.
ANNIVERSARIA
1962. Rio de Janeiro. Ep. Antonio Giulio M. Mattioli, a. 59, r. 42.
1974. Pesaro. Fr. Giovanni M. Nanni, presb., a. 62, r. 45.
APRILIS 2012
103
1977. Chicago. Fr. David M. Motzny, presb., a. 51, r. 30.
1991. Bologna. Fr. Giovanni M. Ibatici, a. 68, r. 54.
1993. Vicenza. Fr. Giovannangelo M. Mazzocato, presb., a. 86,
r. 66.
2010. Montréal. Fr. Georges-Étienne M. Allard, presb., a. 85,
r. 51.
APRILIS 2012
L
ANNUS A TRANSITU FR. IULII M. MATTIOLI,
SERVI MARIAE, EPISCOPI
105
14. Alb. SABBATUM INFRA OCT. PASCHAE.
MISSA pr., cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia est ad libi-
tum et Credo om.
L 1 Act 4, 13-21; Ps 117, 1 et 14-15. 16ab-18. 19-21.
Ev Mc 16, 9-15.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
I VESPERAE dom. II Paschae. – Cp. post I vel II Vp.
dom.
Anno 1962, die 13 aprilis, in urbe Rio de Janeiro (Brasilia)
obiit fr. Iulius M. Mattioli, Servus Mariae, episcopus Praelatiae
«Acre e Purus» nuncupatae. Qui ab adventu in Brasiliam
(27.VI.1926) usque ad mortem illi regioni evangelizandae
impense incubuit. Eius corpus in ecclesiae cathedrali urbis Rio
Branco est conditum.
Il 13 aprile 1962, a Rio de Janeiro (Brasile) morì fra Giulio M.
Mattioli, servo di Maria, vescovo della prelazia dell’Acre e
Purús. Egli, fin dal suo arrivo (27.VI.1926), si dedicò instan-
cabilmente all’evangelizzazione di quella regione. Il suo corpo
riposa nella cattedrale di Rio Branco.
On 13 April 1962, fra Giulio M. Mattioli, Servant of Mary
and bishop of the Prelature of Acre and Purus, died in Rio de
Janerio (Brazil). Since his arrival (27.VI.1926), he dedicated
himself tirelessly to the evangelization of that region. His body
is laid to rest in the cathedral of Rio Branco.
15. Alb. In oct. Paschae. DOMINICA II PASCHAE
seu DE DIVINA MISERICORDIA.
De ea.
© MISSA pr. cum omnibus peculiaritatibus dom.
Resurrect. assignatis; attamen sequentia omitti potest.
Credo.
L 1 Act 4, 32-35; Ps 117, 2-4. 16ab-18. 22-24.
L 2 1 Io 5, 1-6.
Ev Io 20, 19-31.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
II VESPERAE dom. II Paschae. – Cp. post I vel II Vp.
dom.
Per totum tempus paschale peculiaris ratio habeatur de
institutione mystagogica neophytorum (OICA, 235-239).
106
TEMPUS PASCHALE
Tempore paschali haec serventur:
1. In feriis non permittuntur Missae ad diversa, votivae aut
cotidianae defunctorum (IM, 337), nisi utilitas pastoralis id
requirat (IM, 333). Permittuntur tamen Missae de memo-
riis his diebus in Martyrologio inscriptis (IM, 316 b).
APRILIS 2012
107
17. Alb. Feria III post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 4, 32-37; Ps 92, 1ab. 1c-2. 5.
Ev Io 3, 7b-15.
2. In Missa unum Alleluia ant. ad introitum et ad commu- ANNIVERSARIA
nionem addatur, nisi iam adsit vel cum sensu verborum 1989. Nepean. Fr. Eric M. Renhas de Pouzet, presb., a. 80, r. 25.
repugnet. 2008. Chicago. Fr. Vincent M. O’Shea, presb., a. 95, r. 73.
3. In Off. Sanctorum (praesertim in Co. App. et Mm.) 18. Alb. Feria IV post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
partes huic tempori propriae exstant.
4. In Off. Alleluia additur tantum ubi et quomodo indica-
tur. Partes propriae habentur in Ordinario.
ANNIVERSARIA
1984. Livorno. Fr. Giorgio M. Franci, presb., a. 71, r. 52.
16. Alb. Feria II post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 5, 17-26; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9.
Ev Io 3, 16-21.
Cras recurret anniversarium electionis Benedicti Pp. XVI
(2005).
Oremus pro eo et pro universa Ecclesia.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 4, 23-31; Ps 2, 1-3. 4-6. 7-9.
Ev Io 3, 1-8.
1963.
1971.
1976.
2000.
2000.
ANNIVERSARIA
Turvo. Fr. Gregorio M. Dal Monte, presb., a. 72, r. 56.
Figline Valdarno. Fr. Aurelio M. Prosperi, presb., a. 85,
r. 68.
Montréal. Fr. Bruno M. Dely, presb., a. 62, r. 41.
Ancona. Fr. Enrico M. Battistella, diac., a. 85, r. 65.
Firenze. Fr. Michele M. Bari, presb., a. 86, r. 68.
ANNIVERSARIA
1962. Wien. Fr. Leopold M. Mungenast, presb., a. 75, r. 56.
1987. Albuquerque. Fr. Caspar M. Yost, presb., a. 87, r. 64.
1993. Chicago. Fr. Patrick M. Roche, presb., a. 89, r. 70.
19. Alb. Feria V post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 5, 27-33; Ps 33, 2 et 9. 17-18. 19-20.
Ev Io 3, 31-36.
108
TEMPUS PASCHALE
DIES MISSIONIS
Missio in regione Swaziland anno 1923, die 19 apri-
lis, in Praefecturam apostolicam erecta, hodie Diem
Missionis celebrat.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii euchari-
stici Deum enixe exorent ut in illa regione Ecclesia in
dies floreat.
APRILIS 2012
109
21. Alb. Sabb. post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb. Vel:
Alb. S. Anselmi E. D.
MISSA sabb., pf. pasch., vel MISSA memoriae, Temp.
pasch. vel de sancto, vel MISSA B. Mariae V., Temp.
pasch.
L 1 Act 6, 1-7; Ps 32, 1-2. 4-5. 18-19.
Ev Io 6, 16-21.
ANNIVERSARIA
1965.
1999.
2002.
2006.
Wien. Fr. Anselm M. Wimmer, presb., a. 65, r. 48.
Portland. Fr. Philip M. Brennan, presb., a. 84, r. 63.
Benburb. Fr. Gabriel M. Bracken, a. 75, r. 51.
Negrar. Fr. Matteo M. Novello, presb., a. 86, r. 66.
20. Alb. Feria VI post dom. II Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 5, 34-42; Ps 26, 1. 4. 13-14.
Ev Io 6, 1-15.
ANNIVERSARIA
1963.
1963.
1963.
1964.
1999.
Reggio Emilia. Fr. Bernardo M. Savi, presb., a. 77, r. 61.
Bologna. Fr. Amadio M. Piccinelli, presb., a. 66, r. 41.
Frohnleiten. Fr. Simeon M. Oberleitner, a. 84, r. 54.
Workingham. Fr. Joachim M. McCarthy, presb., a. 81, r. 63.
Manduria. Fr. Carmelo M. Padalino, presb., a. 75, r. 56.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. pasch., praesertim
form. n. 15: Beata Maria Virgo in resurrectione Domini.
I VESPERAE dom. III Paschae. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1985. Pisa. Fr. Agostino M. Del Cesta, presb., a. 82, r. 57.
22. Alb. DOMINICA III PASCHAE (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. Pasch.
L 1 Act 3, 13-15. 17-19; Ps 4, 2. 4. 7. 9.
L 2 1 Io 2, 1-5a.
Ev Lc 24, 35-48.
Prohibentur aliae celebrationes necnon Missa exsequialis.
II VESPERAE dom. III Paschae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1963. Siena. Fr. Bartolomeo M. Giorgi, presb., a. 82, r. 65.
1969. Tirano. Fr. Guido M. Dalle Carbonare, presb., a. 45, r. 25.
110
TEMPUS PASCHALE
APRILIS 2012
111
1973. Hillside. Fr. Hyacinth M. Breski, presb., a. 80, r. 60. ANNIVERSARIA
1978. Vicenza. Fr. Gerardo M. Borsato, a. 63, r. 42. 1998. Eger. Fr. Agostón M. Csete, presb., a. 85, r. 65.
1984. Portland. Fr. Peregrine M. Pillarella, a. 84, r. 41. 2003. KwaNgwanase. Fr. Alphonse M. Mooney, presb., a. 69, r. 50.
23. Alb. Feria II post dom. III Paschae (hebd. III Psalt.). 24. Alb. Feria III post dom. III Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea. Vel: De ea. Vel:
Rub. S. Georgii M. Vel: Rub. S. Fidelis de Sigmaringen P. M.
Rub. S. Adalberti E. M.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA unius e memoriis,
pf. pasch. vel de sancto.
L 1 Act 6, 8-15; Ps 118, 23-24. 26-27. 29-30.
Ev Io 6, 22-29.
In Anglia:
23. Rub. Feria II. S. GEORGII M., ANGLIAE PATRONI,
festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae II hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, pf. Ss. Martyrum.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
Cras recurret anniversarium sollemnis inaugurationis
Pontificatus Benedicti Pp. XVI (2005), quem Dominus
in omnibus prosperet et diu conservet.
In omnibus Missis habeatur peculiaris intentio pro Papa in
oratione universali.
MISSA feriae, pf. pasch. vel MISSA memoriae, pf. pasch.
vel de sancto.
L 1 Act 7, 51 – 8, 1a;
Ps 30, 3cd-4. 6ab et 7b et 8a. 17 et 21ab.
Ev Io 6, 30-35.
ANNIVERSARIA
1972. Firenze. Fr. Paolo M. Giannelli, presb., a. 86, r. 68.
1979. Superga. Fr. Tarcisio M. Pons, a. 79, r. 43.
1980. Vicenza. Fr. Giacomo M. Tonellotto, a. 67, r. 44.
1992. Portland. Fr. Donald M. Morgan, presb., a. 76, r. 51.
2010. Piggs Peak. Fr. Maurice M. O’Gorman, presb., a. 67, r. 47.
25. Rub. Feria IV. S. MARCI, EVANGELISTAE, festum.
– Ad H. m. ant. de temp. et pss. feriae IV hebd. III.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App. II.
L 1 1 Petr 5, 5b-14; Ps 88, 2-3. 6-7. 16-17.
Ev Mc 16, 15-20.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1985. Venezia. Fr. Amadio M. Righele, presb., a. 88, r. 69.
1988. Roma. Fr. Agostino M. Rossi, presb., a. 70, r. 51.
1998. Dublin. Fr. Vincent M. McGlue, a. 72, r. 42.
112
113
TEMPUS PASCHALE APRILIS 2012
26. Alb. Feria V post dom. III Paschae (hebd. III Psalt.). ANNIVERSARIA
De ea. 1987. Marina di Carrara. Fr. Lorenzo M. Giannelli, presb., a. 78,
r. 59.
1995. Manchester. Fr. James M. O’Connell, presb., a. 73, r. 53.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 8, 26-40; Ps 65, 8-9. 16-17. 20.
Ev Io 6, 44-51.
DIES PRO FOVENDIS VOCATIONIBUS O.S.M.
27. Alb. Feria VI post dom. III Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 9, 1-20; Ps 116, 1. 2.
Ev Io 6, 52-59.
ANNIVERSARIA
1986. Fullerton. Fr. Manettus M. Ortmann, presb., a. 75, r. 55.
1995. Saint Louis. Fr. Joseph M. Byrne, diac., a. 73, r. 43.
Sanctus Philippus Benizi, feria quinta Paschae, in mis-
sae celebratione verba audivit: Dixit Spiritus Philippo:
«Accede et adiunge te ad currum istum» (Act 8, 29) sta-
timque ad gloriosae Virginis currum in religione
Servorum eius adiungi decrevit.
Tota Servorum familia, quae hodie in liturgia euchari-
stica eadem verba ac Philippus audivit, Deo omnipo-
tenti ferventes effundat preces ad copiosas vocationes
religiosas et sacerdotales in Ordine nostro impetran-
das. Quae supplicatio in omnibus Servorum ecclesiis,
in missae celebratione, fidelibus de eius sensu hac vi
admonitis, fiat oportet, praesertim in orationis uni-
versalis precibus.
28. Alb. Sabb. post dom. III Paschae (hebd. III Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb. Vel:
Rub. S. Petri Chanel P. M. Vel:
Alb. S. Ludovici Mariae Grignion de Montfort P.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA B. Mariae V.,
Temp. Pasch., vel MISSA unius e memoriis, pf. pasch.
vel de sancto.
L 1 Act 9, 31-42; Ps 115, 12-13. 14-15. 16-17.
Ev Io 6, 60-69.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. Pasch., praesertim
form. n. 16: Sancta Maria Virgo, fons lucis et vitae.
I VESPERAE dom. IV Paschae. – Cp. post I Vp. dom.
114
TEMPUS PASCHALE
ANNIVERSARIA
1976. Bruxelles. Fr. Leonard M. Walters, a. 65, r. 45.
2004. Vicenza. Fr. Filippo M. Zanin, presb., a. 77, r. 55.
29. Alb. DOMINICA IV PASCHAE (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pasch.
L 1 Act 4, 8-12; Ps 117, 1 et 8-9. 21-23. 26 et 28cd et 29.
L 2 1 Io 3, 1-2.
Ev Io 10, 11-18.
DIES PRO FOVENDIS VOCATIONIBUS
Hac dominica peculiare supplicationes fiunt pro
fovendis vocationibus sacerdotalibus et religiosis.
Haec intentio, fidelibus explicanda in homilia, preces
informet in oratione universali.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta Missa exsequiali.
S. Catharinae Senensis V.D. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. IV Paschae. – Cp. post II Vp.
dom.
In Italia et in Europa:
S. Catharinae Senensis V.D., Italiae et Europae patronae,
festum omittitur.
APRILIS 2012
115
ANNIVERSARIA
1996. Quilmes. Fr. Attilio M. Pizzolato, presb., a. 71, r. 51.
2002. Plasencia. Fr. Juan Ángel M. Bracesco, presb., a. 83, r. 60.
2004. Hall bei Innsbruck. Fr. Laudislaus M. Maurer, presb.,
a. 90, r. 73.
30. Alb. Feria II post dom. IV Paschae (hebd. IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Pii V Pp.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA memoriae, pf. pasch.
vel de sancto.
L 1 Act 11, 1-18; Ps 41, 2-3; 42, 3. 4.
Ev Io 10, 1-10.
ANNIVERSARIA
1988. Torino. Fr. Guido M. Mattioli, presb., a. 54, r. 35.
TRIDUUM
S. PEREGRINI LAZIOSI
Diebus 1-2-3 maii in omnibus ecclesiis Ser-
vorum Familiæ dicantur oportet preces ut fratres
omnesque sodales ad festum S. Peregrini Laziosi
celebrandum apte disponantur. Ad hoc oppor-
tune adhibebitur subsidium cui est titulus In
lode di san Pellegrino Laziosi vel In praise of saint Peregrine Laziosi
vel À la louange de saint Pérégrin Laziosi vel En honor de San
Peregrino Laziosi.
MAIUS 2012
MAIUS 2012
1. Alb. Feria III post dom. IV Paschae (hebd. IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Ioseph Opificis.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA memoriae, pf. pr.
L 1 Act 11, 19-26; Ps 86, 1-3. 4-5. 6-7.
Ev Io 10, 22-30.
Vel, in Missis S. Ioseph:
L 1 Gen 1, 26 – 2, 3 vel Col 3, 14-15. 17. 23-24;
Ps 89, 2. 3-4. 12-13. 14 et 16.
Ev Mt 13, 54-58.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Minime del-
l’Addolorata, hanc diem, qua anno 1868 Sancta Clelia
Barbieri (1847-1870), Congegrationis Fundatrix, in
pace obdormivit, tamquam Diem Congregationis cele-
brat. Anno 1951 die 9 ianuarii Congregatio Ordini
nostro aggregata est.
Fratres et sorores totius Ordinis grates debitas Deo et
beatae Virgini reddant et pro bono atque incremen-
to Instituti ferventes adhibeant preces.
1977.
1982.
1989.
1994.
ANNIVERSARIA
Udine. Fr. Virginio M. Rigo, a. 68, r. 49.
Reggio Emilia. Fr. Alfonso M. Montà, presb., a. 75, r. 56.
Vicenza. Fr. Nazareno M. Milani, presb., a. 75, r. 59.
Bend (Oregon). Fr. Maurice M. Gillespie, presb., a. 76,
r. 56.
117
2. Alb. Feria IV post dom. IV Paschae (hebd. IV Psalt.).
S. Athanasii E. D., memoria.
MISSA memoriae, pf. pasch. vel de sancto.
L 1 Act 12, 24 – 13, 5a; Ps 66, 2-3. 5. 6 et 8.
Ev Io 12, 44-50.
ANNIVERSARIA
1972. Terni. Fr. Luciano M. De Luca, presb., a. 46, r. 22.
1995. Francavilla al Mare. Fr. Luigi M. Rufini, presb., a. 72,
r. 53.
1996. Montréal. Fr. Mario M. De Santis, presb., a. 78, r. 59.
3. Rub. Feria V. SS. PHILIPPI ET IACOBI APP., festum.
– Ad H. m. ant. de temp. et pss. feriae V hebd. IV.
De ea.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 1 Cor 15, 1-8; Ps 18, 2-3. 4-5.
Ev Io 14, 6-14.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1963. S. Paulo. Fr. Giovanni M. Cardinale, presb., a. 33, r. 16.
1994. Moncalieri. Fr. Romeo M. Rizzo, a. 46, r. 16.
4. Alb. Feria VI. S. PEREGRINI LAZIOSI, RELIGIOSI
O.N., festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae VI hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr.
L 1 2 Cor 4, 10-18; Ps 87, 2-3. 4-5. 10. 14.
Ev Mt 7, 7-14.
118
TEMPUS PASCHALE
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1968. Roma. Fr. Alessio M. Rossi, presb., a. 80, r. 62.
1977. Pannonhalma. Fr. Bertalan M. Süle, a. 73, r. 36.
2011. Pietermaritzburg. Fr. Mthokozisi M. Maseko, presb., a. 54,
r. 32.
5. Alb. Sabb. post dom. IV Paschae (hebd. IV Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb.
MISSA sabb., pf. pasch., vel Missa B. Mariae V., Temp.
Pasch.
L 1 Act 13, 44-52; Ps 97, 1. 2-3ab. 3cd-4.
Ev Io 14, 7-14.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. pasch., praesertim
form. n. 18: Beata Maria Virgo, Regina Apostolorum.
I VESPERAE dom. V Paschae. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1981. Budapest. Fr. Benedek M. Pataki, presb., a. 63, r. 41.
6. Alb. DOMINICA V PASCHAE (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pasch.
L 1 Act 9, 26-31; Ps 21, 26b-27. 28 et 30. 31-32.
L 2 1 Io 3, 18-24.
Ev Io 15, 1-8.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
MAIUS 2012
119
II VESPERAE dom. V Paschae. – Cp. post II Vp. dom.
1966.
1979.
1981.
1988.
1989.
1997.
ANNIVERSARIA
Firenze. Fr. Andrea M. Nesi, presb., a. 85, r. 68.
Chicago. Fr. Joseph M. Grabrian, presb., a. 74, r. 52.
Pesaro. Fr. Stefano M. Cherubini, presb., a. 56, r. 38.
Arco. Fr. Vincenzo M. Campesato, presb., a. 72, r. 52.
Gnas. Fr. Otho M. Trummer, presb., a. 68, r. 33.
Wheeling. Fr. Thomas M. Lo Cascio, presb., a. 83, r. 63.
7. Alb. Feria II post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 14, 5-18; Ps 113B, 1-2. 3-4. 15-16.
Ev Io 14, 21-26.
ANNIVERSARIA
1976. Siteki. Fr. Giuseppe M. Vitelli, presb., a. 66, r. 48.
1993. Nigel. Fr. Alessio M. Treppo, a. 70, r. 46.
2007. Sainte-Foy. Fr. Gérard M. Therrien, presb., a. 57, r. 36.
8. Alb. Feria III post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Mariae V. gratiarum Matris ac Mediatricis
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA memoriae, pf. B.
Mariae V.
L 1 Act 14, 19-28; Ps 144, 10-11. 12-13ab. 21.
Ev Io 14, 27-31a.
120
TEMPUS PASCHALE
MAIUS 2012
Vel, in Missa de B. Mariae V.:
L 1 Est 8, 3-8. 16-17a; Ps 66, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Io 2, 1-12.
121
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Suore di Maria
Ss. Addolorata (Napoli), hanc diem, qua anno 1840
Institutum initium cepit, tamquam Diem Congrega-
tionis celebrat. Anno 1951 die 25 octobris Congre-
gatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes fratres et sorores Ordinis nostri in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii euchari-
stici, grates Deo et beatae Mariae Virgini rependen-
tes, enixas effundant preces pro Instituti bono atque
incremento.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 30: Beata Maria Virgo, mater et media-
trix gratiae.
In Argentina:
7. I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
Tirano. Fr. Giovanni M. Todesco, presb., a. 51, r. 29.
Saluzzo. Fr. Giovanni M. Ballerini, presb., a. 66, r. 34.
Bruxelles. Fr. Pérégrin M. Desaever, a. 79, r. 62.
Torino. Fr. Adriano M. Canavoso, a. 88, r. 69.
8. Alb. Feria III. «NUESTRA SEÑORA DE LUJÁN», 1968.
PATRONAE PRINCIPALIS REI PUBLICAE 1975.
ARGENTINAE, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum 2001.
psalmodia complementari. 2008.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr. 9. Alb. Feria IV post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
L 1 Is 35, 1-6a. 10 vel Act 1, 12-14; 2,1-4; De ea.
Ps Lc 1, 46-47. 48-49. 50-51. 52-53. 54-55.
L 2 Eph 1, 3-14
Ev Io 19, 25-27.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Non permittuntur aliae celebrationes, excepta Missa
exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 15, 1-6; Ps 121, 1-2. 3-4a. 4b-5.
Ev Io 15, 1-8.
ANNIVERSARIA
1979. Gelsenkirchen-Buer. Fr. Theophil M. Wanderti, presb.,
a. 50, r. 29.
1985. Phoenix. Fr. Gilbert M. Hayden, presb., a. 70, r. 49.
10. Alb. Feria V post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
De ea.
122
TEMPUS PASCHALE
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 15, 7-21; Ps 95, 1-2a. 2b-3. 10.
Ev Io 15, 9-11.
11. Alb. Feria VI post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Benincasa, religiosi O.N.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA memoriae, pf. pasch.
vel de beato.
L 1 Act 15, 22-31; Ps 56, 8-9. 10-12.
Ev Io 15, 12-17.
ANNIVERSARIA
1974. Elmhurst. Fr. Francis M. Fitzgerald, presb., a. 69, r. 30.
1978. Rosznó. Fr. Ferenc M. Repási, a. 79, r. 31.
12. Alb. Sabb. post dom. V Paschae (hebd. I Psalt.).
B. Francisci Senensis, presbyteri O.N., memoria.
MISSA memoriae, pf. pasch. vel de beato.
L 1 Act 16, 1-10; Ps 99, 2. 3. 5.
Ev Io 15, 18-21.
Ss. Nerei et Achillei Mm. et de S. Pancratii M. memoriae
omittuntur.
I VESPERAE dom. VI Paschae. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1997. Wien. Fr. Joachim M. Nagy, a. 92, r. 68.
1997. Viareggio. Fr. Alfonso M. Marinucci, a. 70, r. 47.
MAIUS 2012
123
13. Alb. DOMINICA VI PASCHAE (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pasch.
L 1 Act 10, 25-26. 34-35. 44-48; Ps 97, 1. 2-3ab. 3cd-4.
L 2 1 Io 4, 7-10.
Ev Io 15, 9-17.
Vel ad libitum, ubi sollemnitas Ascensionis dominica
sequenti celebratur:
L 1 et Ps ut supra.
L 2 1 Io 4, 11-16.
Ev Io 17, 11b-19.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
B. Mariae Virginis de Fatima memoria omittitur.
II VESPERAE dom. VI Paschae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1965. Detroit. Fr. Alexis M. Croke, presb., a. 75, r. 59.
1971. Montréal. Fr. Henri M. Paradis, presb., a. 71, r. 38.
2000. Portland. Fr. Mark M. Holmes, a. 93, r. 54.
14. Rub. Feria II. S. MATTHIAE, AP., festum. – Ad H.
m. ant. de temp. et pss. feriae II hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 Act 1, 15-17. 20-26; Ps 112, 1-2. 3-4. 5-6. 7-8.
Ev Io 15, 9-17.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
124
TEMPUS PASCHALE
ANNIVERSARIA
1964. Tiszanagyfalu. Fr. Janos-Angyal M. Kováts, presb., a. 49,
r. 32.
1967. Firenze. Fr. Anton M. Keulemans, a. 64, r. 2.
15. Alb. Feria III post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
MAIUS 2012
125
In Provincia Tirolensi:
16. Rub. Feria IV. S. IOANNIS NEPOMUCENI P. M.,
PROVINCIAE TIROLENSIS PATRONI, festum. – Ad
H. m. ant. et pss. feriae IV hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. Ss. Martyrum.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
L 1 Act 16, 22-34; Ps 137, 1-2a. 2bc-3. 7c-8.
Ev Io 16, 5-11.
ANNIVERSARIA
1983. Cittadella. Fr. Domenico M. Corna, a. 78, r. 53.
1984. Chichester. Fr. Francis M. Mildner, presb., a. 73, r. 54.
COMMODITATIS CAUSA DUPLEX INTEGRA
SERIES DIERUM 15-20 MAII PROPONITUR PROUT
SOLLEMNITAS ASCENSIONIS DIE 17 MAII AUT
DOMINICA VII POST PASCHA CELEBRATUR.
Ubi sollemnitas Ascensionis die dominica celebratur:
16. Alb. Feria IV post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 17, 15. 22 – 18, 1;
Ps 148, 1-2. 11-12ab. 12c-14a. 14bcd.
Ev Io 16, 12-15.
ANNIVERSARIA
1982. Portland. Fr. Philip M. Willy, a. 87, r. 56.
2011. Lisieux. Fr. Bruno M. Chénais, presb., a. 60, r. 30.
17. Alb. Feria V post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 18, 1-8; Ps 97, 1. 2-3ab. 3cd-4.
Ev Io 16, 16-20.
ANNIVERSARIA
1987. Midhurst. Fr. Augustine M. Cadd, presb., a. 83, r. 64.
2005. Montréal. Fr. Gaston M. Venne, presb., a. 90, r. 70.
18. Alb. Feria VI post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Ioannis I Pp. M.
MISSA feriae, pf. pasch., vel MISSA memoriae, pf. pasch.
vel de sancto.
126
TEMPUS PASCHALE
L 1 Act 18, 9-18; Ps 46, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Io 16, 20-23a.
ANNIVERSARIA
1998. Trento. Fr. Bruno M. Sartori, presb., a. 70, r. 52.
2000. Pietrasanta. Fr. Davide M. Montagna, presb., a. 63, r. 46.
2008. Marina di Carrara. Fr. Federico M. Aliboni, presb., a. 86,
r. 69.
19. Alb. Sabb. post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb.
MISSA sabb., pf. pasch., vel MISSA B. Mariae V.,
Temp. pasch.
L 1 Act 18, 23-28; Ps 46, 2-3. 8-9. 10.
Ev Io 16, 23b-28.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. pasch., praesertim
form. n. 17: Beata Maria Virgo a Cenaculo.
I VESPERAE soll. Ascensionis – Cp. post I Vp. dom.
20. Alb. Dom. IN ASCENSIONE DOMINI, sollemnitas.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. (et Comm.) pr.
L 1 Act 1, 1-11; Ps 46, 2-3. 6-7. 8-9.
L 2 Eph 1, 17-23 vel Eph 4, 1-13 vel 4, 1-7. 11-13.
Ev Mc 16, 15-20.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
S. Bernardini Senensis P. memoria omittitur.
MAIUS 2012
127
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1962. Torino. Fr. Giacomo M. Tivano, presb., a. 77, r. 59.
1967. Portland. Fr. Michael M. Miller, presb., a. 84, r. 64.
Ubi sollemnitas Ascensionis die 17 maii celebratur:
16. Alb. Feria IV post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch.
L 1 Act 17, 15. 22 – 18, 1;
Ps 148, 1-2. 11-12ab. 12c-14a. 14bcd.
Ev Io 16, 12-15.
I VESPERAE soll. Ascensionis – Cp. post I Vp. dom.
In Provincia Tirolensi:
16. Rub. Feria IV. S. IOANNIS NEPOMUCENI P. M.,
PROVINCIAE TIROLENSIS PATRONI, festum. – Ad
H. m. ant. et pss. feriae IV hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. Ss. Martyrum.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1982. Portland. Fr. Philip M. Willy, a. 87, r. 56.
2011. Lisieux. Fr. Bruno M. Chénais, presb., a. 60, r. 30.
128
TEMPUS PASCHALE
17. Alb. Feria V. IN ASCENSIONE DOMINI, sollem-
nitas.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. (et Comm.) pr.
L 1 Act 1, 1-11; Ps 46, 2-3. 6-7. 8-9.
L 2 Eph 1, 17-23 vel Eph 4, 1-13 vel 4, 1-7. 11-13.
Ev Mc 16, 15-20.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1987. Midhurst. Fr. Augustine M. Cadd, presb., a. 83, r. 64.
2005. Montréal. Fr. Gaston M. Venne, presb., a. 90, r. 70.
18. Alb. Feria VI post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Ioannis I Pp. M.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc., vel MISSA memoriae,
pf. pasch. vel Asc. vel de sancto.
L 1 Act 18, 9-18; Ps 46, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Io 16, 20-23a.
ANNIVERSARIA
1998. Trento. Fr. Bruno M. Sartori, presb., a. 70, r. 52.
2000. Pietrasanta. Fr. Davide M. Montagna, presb., a. 63, r. 46.
2008. Marina di Carrara. Fr. Federico M. Aliboni, presb., a. 86,
r. 69.
MAIUS 2012
129
19. Alb. Sabb. post dom. VI Paschae (hebd. II Psalt.).
De eo. Vel:
Alb. De S. Maria in sabb.
MISSA sabb., pf. pasch. vel Asc., vel MISSA B. Mariae
V., Temp. pasch.
L 1 Act 18, 23-28; Ps 46, 2-3. 8-9. 10.
Ev Io 16, 23b-28.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. pasch., praesertim
form. n. 17: Beata Maria Virgo a Cenaculo.
I VESPERAE dom. VII Paschae. – Cp. post I Vp. dom.
20. Alb. DOMINICA VII PASCHAE (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pasch. vel Asc.
L 1 Act 1, 15-17. 20a. 20c-26; Ps 102, 1-2. 11-12.
19-20ab.
L 2 1 Io 4, 11-16.
Ev Io 17, 11b-19.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
S. Bernardini Senensis P. memoria omittitur.
II VESPERAE dom. VII Paschae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1962. Torino. Fr. Giacomo M. Tivano, presb., a. 77, r. 59.
1967. Portland. Fr. Michael M. Miller, presb., a. 84, r. 64.
130
TEMPUS PASCHALE MAIUS 2012
21. Alb. Feria II post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Christophori Magallanes P. et soc., Mm.
131
L 1 Act 20, 28-38; Ps 67, 29-30. 33-35a. 35b-36c.
Ev Io 17, 11b-19.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc., vel MISSA memoriae,
pf. pasch. vel Asc. vel de sancto.
L 1 Act 19, 1-8; Ps 67, 2-3. 4-5ac. 6-7ab.
Ev Io 16, 29-33.
ANNIVERSARIA
1965. Manzini. Ep. Costantino M. Barneschi, a. 72, r. 56.
22. Alb. Feria III post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Ritae de Cascia Rel.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc., vel MISSA memoriae,
pf. pasch. vel Asc. vel de sancta.
L 1 Act 20, 17-27; Ps 67, 10-11. 20-21.
Ev Io 17, 1-11a.
1968.
1971.
1971.
1992.
1996.
ANNIVERSARIA
Chicago. Fr. Paul M. Grace, presb., a. 57, r. 35.
Roma. Fr. Giovanni M. Pioppi, presb., a. 94, r. 78.
São Paolo. Fr. Andrew M. Van Halder, presb., a. 81, r. 63.
Negrar. Fr. Clemente M. Alba, presb., a. 92, r. 74.
Brescia. Fr. Contardo M. Dal Bianco, presb., a. 82, r. 64.
23. Alb. Feria IV post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc.
1980.
1986.
1986.
2001.
ANNIVERSARIA
Pannonhalma. Fr. Imre M. Góra, a. 80, r. 31.
Mtubataba. Fr. Giovanni M. Bardini, a. 79, r. 56.
Santiago de Chile. Fr. Tommaso M. Sgualdino, presb.,
a. 75, r. 56.
Sainte-Foy. Fr. Roland M. Corbeil, diac., a. 77, r. 31.
24. Alb. Feria V post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc.
L 1 Act 22, 30; 23, 6-11; Ps 15, 1-2a et 5. 7-8. 9-10. 11.
Ev Io 17, 20-26.
In Australia:
23. I VESPERAE seq. soll. – Cp. post II Vp. dom.
24. Alb. Feria V. B. MARIAE V. AUXILIATRICIS CHRI-
STIANORUM, AUSTRALIAE PATRONAE PRINCI-
PALIS, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia
complementari.
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
132
TEMPUS PASCHALE
ANNIVERSARIA
1996. Firenze. Fr. Pellegrino M. Buracchi, presb., a. 87, r. 67.
2009. Benburb. Fr. Aloyisius M. Peoples, presb., a. 78, r. 56.
25. Vir. Feria VI post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Bedae Venerabilis P. D. Vel:
Alb. S. Gregorii VII Pp. Vel:
Alb. S. Mariae Magdalenae de’ Pazzi V.
MISSA feriae, pf. pasch. vel Asc., vel MISSA unius e
memoriis, pf. pasch. vel Asc. vel de sancto.
L 1 Act 25, 13b-21; Ps 102, 1-2. 11-12. 19-20ab.
Ev Io 21, 15-19.
MAIUS 2012
133
DOMINICA PENTECOSTES, sollemnitas
Sacrum quinquaginta dierum tempus paschale concluditur
dominica Pentecostes, qua commemorantur donum Spiritus
Sancti in Apostolos, primordia Ecclesiae atque initia eius
missionis ad omnes linguas et populos et nationes.
Praestat ampliore forma Missam in vigilia celebrare, cum
lectionibus et orationibus in libris liturgicis propositis. Haec
tamen Missa characterem baptismalem, ut in Vigilia paschali,
non habet, sed intensioris orationis exemplo Apostolorum,
qui erant, cum Maria Matre Iesu, unanimes in oratione per-
severantes, Spiritus effusionem exspectando.
26. Rub. Sabbato, vespere. – MISSA VIGILIAE pr., Gloria,
Credo, pf. (et Comm.) pr.
MISSA memoriae, pf. pasch. vel Asc. vel de sancto. L 1 Gen 11, 1-9; Ps 32, 10-11. 12-13. 14-15
vel Ex 19, 3-8a. 16-20b; Ps 102, 1-2. 3-4. 6-7. 17-18
vel Ez 37, 1-14; Ps 50, 1-2. 8-9. 12-13. 14 et 17
vel Ioel 3, 1-5; Ps 103, 1-2a. 24 et 35c. 27-28. 29bc-30.
L 2 Rom 8, 22-27.
Ev Io 7, 37-39.
Ad Missam vigiliae et diei adhibeatur PE cum praefatione
variabili.
L 1 Act 28, 16-20. 30-31; Ps 10, 4. 5 et 7. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
Ev Io 21, 20-25.
ANNIVERSARIA
1968. Trieste. Fr. Agostino M. Perin, a. 66, r. 16.
26. Alb. Sabb. post dom. VII Paschae (hebd. III Psalt.).
S. Philippi Neri P., memoria.
ANNIVERSARIA
1995. Beaverton. Fr. Eugene M. Walsh, presb., a. 76, r. 56.
2003. Richard’s Bay (KwaZulu-Natal). Fr. Edwin M. Kinch,
presb., a. 84, r. 65.
2010. Vicenza. Fr. Battista M. Pivato, a. 89, r. 68.
27. Rub. Dominica. Officium proprium.
© MISSA IN DIE pr., Gloria, Sequentia, Credo, pf. (et
Comm.) pr.
L 1 Act 2, 1-11; Ps 103, 1ab et 24ac. 29bc-30. 31 et 34.
L 2 1 Cor 12, 3b-7. 12-13 vel Gal 5, 16-25.
Ev Io 20, 19-23 vel Io 15, 26-27; 16, 12-15.
134
TEMPUS PASCHALE
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
S. Augustini Cantuariensis E. memoria omittitur.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
Post dominicam Pentecostes cereus paschalis honorifice in
baptisterio servetur, ut ex eius flamma, in celebratione bap-
tismi, cerei baptizatorum illuminentur. In exequiis autem
cereus paschalis apud feretrum collocetur, ad insinuandum
mortem christiano esse ipsius verum pascha.
Extra tempus paschale cereus paschalis in presbyterio nec
servetur nec accendatur.
Cras resumetur oratio Angelus Domini.
ANNIVERSARIA
1985. Arco. Fr. Ernesto M. Giovanazzi, presb., a. 69, r. 51.
2003. Fullerton. Fr. David M. Kondik, presb., a. 84, r. 62.
TEMPUS PER ANNUM
post Tempus Paschale
Tempore per annum non celebratur peculiaris my-
sterii Christi aspectus; sed potius ipsum mysterium
Christi in sua plenitudine recolitur, praesertim die-
bus dominicis (AC, 43).
Resumitur tempus per annum ab hebdomada VIII, cum
vol. III Liturgiae Horarum et, in Missa, cum Lectionario
feriali, Anno II.
MAIUS 2012
28. Vir. Feria II hebd. VIII per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Petr 1, 3-9; Ps 110, 1-2. 5-6. 9 et 10c.
Ev Mc 10, 17-27.
ANNIVERSARIA
1969. Manzini. Fr. Martin M. Nagy, a. 75, r. 38.
1981. Rio de Janeiro. Fr. Tommaso M. Maronati, a. 73, r. 44.
2002. Medellín. Fr. Tarcisio M. Milani Spagnoli, presb., a. 73,
r. 55.
29. Vir. Feria III hebd. VIII per annum (IV Psalt.).
De ea.
136
TEMPUS PER ANNUM
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Petr 1, 10-16; Ps 97, 1. 2-3ab. 3c-4.
Ev Mc 10, 28-31.
ANNIVERSARIA
1983. San Pierre. Fr. William M. Walsh, presb., a. 70, r. 50.
1994. Orvieto. Fr. Giuseppe M. Lupardini, presb., a. 75, r. 58.
1999. Negrar. Fr. Paolo M. Ferronato, presb., a. 75, r. 55.
30. Alb. Feria IV hebd. VIII per annum (IV Psalt.).
B. Iacobi Philippi Bertoni, presbyteri O. N.,
memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Petr 1, 18-25; Ps 147, 12-13. 14-15. 19-20.
Ev Mc 10, 32-45.
1978.
2006.
2006.
2007.
ANNIVERSARIA
Torino. Fr. Benizio M. Botta, presb., a. 82, r. 63.
Siracusa. Fr. Enrico M. Gibilisco, presb., a. 87, r. 70.
Empangeni. Ep. Michael M. O’Shea, a. 75, r. 55.
Dundee. Fr. Peter M. Broadhurst, a. 61, r. 34.
31. Rub. Feria V. IN VISITATIONE B. MARIAE V.,
festum. – Ad H. m. ant. de temp. et pss. feriae V hebd.
IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. B. Mariae V.
L 1 Soph 3, 14-18 vel Rom 12, 9-16b;
Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
Ev Lc 1, 39-56.
MAIUS 2012
137
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1972. Tirano. Fr. Samuele M. Giuriato, presb., a. 50, r. 31.
1976. Perth Amboy. Fr. Charles M. Lyons, presb., a. 87, r. 70.
IUNIUS 2012
IUNIUS 2012
1. Rub. Feria VI hebd. VIII per annum (IV Psalt.).
S. Iustini M., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Petr 4, 7-13; Ps 95, 10. 11-12. 13.
Ev Mc 11, 11-26.
ANNIVERSARIA
1985. Dungannon. Fr. Manettus M. Brady, a. 69, r. 27.
1988. Senigallia. Fr. Filippo M. Gervasi, presb., a. 75, r. 58.
2. Alb. Sabb. hebd. VIII per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iud 17, 20b-25; Ps 62, 2. 3-4. 5-6.
Ev Mc 11, 27-33.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 42: Beata Maria Virgo, auxilium chris-
tianorum.
Ss. Marcellini et Petri M. memoria omittitur.
I VESPERAE SS. Trinitatis. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
2000. London. Fr. Gerard M. Corr, presb., a. 89, r. 70.
139
3. Alb. Dominica. SS. TRINITATIS, sollemnitas.
Missa et Off. exstant in fine Proprii de Tempore.
Ad H. m. ant. pr. cum pss. dom. hebd. I.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Deut 4, 32-34. 39-40; Ps 32, 4-5. 6 et 9. 18-19. 20
et 22.
L 2 Rom 8, 14-17.
Ev Mt 28, 16-20.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
Ss. Caroli Lwanga et soc. Mm. memoria omittitur.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1976. Fiesole. Fr. Alberto M. Cagnoni, presb., a. 68, r. 48.
1992. Vicenza. Fr. Adriano M. Zini, presb., a. 72, r. 54.
2010. Firenze. Fr. Pietro M. Papini, presb., a. 87, r. 68.
4. Vir. Feria II hebd. IX per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Petr 1, 2-7; Ps 90, 1-2. 14-15ab. 15c-16.
Ev Mc 12, 1-12.
ANNIVERSARIA
1993. Firenze. Fr. Paolo M. Cianferoni, a. 84, r. 45.
1998. Roma. Fr. Jean-M. Delepouve, presb., a. 75, r. 51.
5. Rub. Feria III hebd. IX per annum (I Psalt.).
S. Bonifatii E. M., memoria.
140
TEMPUS PER ANNUM
MISSA memoriae.
L 1 2 Petr 3, 12-15a. 17-18; Ps 89, 2. 3-4. 10. 14 et 16.
Ev Mc 12, 13-17.
1997.
2001.
2007.
2011.
ANNIVERSARIA
Portland. Fr. Kevin M. Fitzpatrick, presb., a. 69, r. 48.
Firenze. Fr. Edoardo M. Balloni, presb., a. 80, r. 60.
São Paulo. Fr. Mario M. Scuppa, presb., a. 76, r. 59.
Firenze. Fr. Eugenio M. Casalini, presb., a. 88, r. 70.
6. Alb. Feria IV hebd. IX per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Norberti E.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Tim 1, 1-3. 6-12; Ps 122, 1-2a. 2bcd.
Ev Mc 12, 18-27.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1987. Bolzano. Fr. Angelo M. Pedot, presb., a. 76, r. 58.
7. Alb. Feria V. SS. CORPORIS ET SANGUINIS
CHRISTI, sollemnitas. Missa et Off. in fine Pr. de
Tempore exstant. Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia
complementari.
© MISSA pr., Gloria, sequentia ad libitum, Credo, pf.
Euch.
L 1 Ex 24, 3-8; Ps 115, 12-13. 15 et 16bc. 17-18.
L 2 Hebr 9, 11-15.
Ev Mc 14, 12-16. 22-26.
IUNIUS 2012
141
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
Ubi sollemnitas Ss.mi Corporis et Sanguinis Christi trans-
fertur in dominicam sequentem:
6. Vir. VESPERAE de feria.
7. Vir. Feria V hebd. IX per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Tim 2, 8-15; Ps 24, 4bc-5ab. 8-9. 10 et 14.
Ev Mc 12, 28b-34.
ANNIVERSARIA
1990. Roma. Fr. Salvatore M. Meo, presb., a. 62, r. 46.
8. Alb. Feria VI hebd. IX per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Tim 3, 10-17; Ps 118, 157. 160. 161. 165. 166.
168.
Ev Mc 12, 35-37.
ANNIVERSARIA
1983. Torino. Fr. Alfonso M. Rossi, presb., a. 65, r. 46.
2009. Las Toscas. Fr. Roberto M. Braida, presb., a. 69, r. 42.
2009. Napoli. Fr. Agostino M. Sommese, presb., a. 95, r. 77.
142
TEMPUS PER ANNUM
9. Alb. Sabb. hebd. IX per annum (I Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 2 Tim 4, 1-8; Ps 70, 8-9. 14-15ab. 16-17. 22.
Ev Mc 12, 38-44.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 23: Beata Maria Virgo, templum Domini.
IUNIUS 2012
143
10. Vir. DOM. X PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Gen 3, 9-15; Ps 129, 1-2. 3-4ab. 4c-6. .7-8.
L 2 2 Cor 4, 13 – 5, 1.
Ev Mc 3, 20-35.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
S. Ephraem Diac. D. memoria omittitur.
I VESPERAE dominicae. – Cp. post I Vp. dom.
In Provincia Insularum:
9. Alb. Sabb. S. COLUMBANI A., PROVINCIAE INSULA-
RUM PATRONI, festum. – Ad H. m. ant. et pss. sabbati
hebd. I.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. de sancto.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1962. Forlì. Fr. Cleto M. Zamboni, presb., a. 59, r. 34.
1964. Forchtenau. Fr. Heinrich M. Pielenhofer, presb., a. 89,
r. 54.
1968. Roma. Ep. Antonio M. Michelato, a. 59, r. 40.
1983. Genova. Fr. Amadio M. Landucci, a. 71, r. 50.
Ubi sollemnitas Ss.mi Corporis et Sanguinis Christi non
est de praecepto servanda, assignatur huic dominicae tam-
quam diei proprio:
9. Alb. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
10. Alb. Dom. SS. CORPORIS ET SANGUINIS CHRISTI,
sollemnitas. Missa et Off. in fine Pr. de Tempore exstant.
Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
© MISSA pr., Gloria, sequentia ad libitum, Credo, pf. Euch.
L 1 Ex 24, 3-8; Ps 115, 12-13. 15 et 16bc. 17-18.
L 2 Hebr 9, 11-15.
Ev Mc 14, 12-16. 22-26.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
144
TEMPUS PER ANNUM
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Servants of Mary
(London) tamquam Diem Congregationis hanc diem
celebrat, qua anno 1840, in pago Cuves (Gallia),
Maria Guyot (1821-1849), pia iuvenis, cum duobus
sociis «habitum religiosum» sumendo, Congrega-
tionis fundamenta iecerunt. Anno 1864 die 18 iunii
Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Servi et Servae sanctae Mariae in celebratione Litur-
giae Horarum necnon Sacrificii eucharistici frater-
nas Deo effundant preces pro bono et incremento
Congregationis.
1971.
1974.
1988.
2006.
ANNIVERSARIA
Monte Senario. Fr. Raffaello M. Taucci, presb., a. 88, r. 70.
Nepi. Fr. Giovanni M. Minnucci, a. 81, r. 51.
Alvignano. Fr. Salvatore M. Mazzocca, presb., a. 55, r. 37.
Monte Senario. Fr. Roberto M. Salvetti, a. 85, r. 66.
11. Rub. Feria II hebd. X per annum (II Psalt.).
S. Barnabae Ap., memoria.
MISSA memoriae, lect. pr., pf. pr.
L 1 Act 11, 21b-26; 13, 1-3; Ps 97, 1. 2-3ab. 3c-4. 5. 6.
Ev Mt 10, 7-13.
ANNIVERSARIA
1961. Cuneo. Fr. Michelangelo M. Enrici, presb., a. 75, r. 59.
1982. Vecs. Fr. Jenö M. Tóth, presb., a. 65, r. 44.
1999. Negrar. Fr. Antonio M. Rizzi, presb., a. 93, r. 72.
IUNIUS 2012
145
12. Vir. Feria III hebd. X per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 17, 7-16; Ps 4, 2-3. 4-5. 7-8.
Ev Mt 5, 13-16.
ANNIVERSARIA
1994. Negrar. Fr. Paolo M. Brunello, presb., a. 72, r. 54.
1996. Firenze. Fr. Leonardo M. Valdisserra, presb., a. 81, r. 63.
13. Alb. Feria IV hebd. X per annum (II Psalt.).
S. Antonii de Padova P. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Reg 18, 20-39; Ps 15, 1-2a. 4. 5 et 8. 11.
Ev Mt 5, 17-19.
ANNIVERSARIA
1961. Venezia. Fr. Luigi M. Crippa, presb., a. 73, r. 56.
1987. Chicago. Fr. Joseph M. Loftus, presb., a. 65, r. 45.
14. Vir. Feria V hebd. X per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 18, 41-46; Ps 64, 10abcd. 10e-11. 12-13.
Ev Mt 5, 20-26.
I VESPERAE soll. Ss.mi Cordis Iesu – Cp. post I Vp.
dom.
ANNIVERSARIA
1973. Monte Senario. Fr. Filippo M. Bugnini, a. 64, r. 45.
1981. Venezia. Fr. Michele M. Selmo, presb., a. 76, r. 54.
146
TEMPUS PER ANNUM
IUNIUS 2012
147
15. Alb. Feria VI. SS. CORDIS IESU, sollemnitas. MISSA matutina memoriae, lect. pr., pf. B. Mariae V.
Missa et Off. in fine Pr. de Tempore exstant. – Ad H.
m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr. Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 28: Cor immaculatum beatae Mariae
Virginis.
L 1 Os 11, 1. 3-4. 8c-9; Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
L 2 Eph 3, 8-12. 14-19.
Ev Io 19, 31-37.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. Ss.mi Cordis Iesu – Cp. post II Vp.
dom.
ANNIVERSARIA
1987. Roma. Fr. Gesualdo M. D’Errico, presb., a. 64, r. 39.
2008. Morelia (Michoacán). Fr. Cristián M. Monjaraz Navarrete,
presb., a. 36, r. 16.
TRIDUUM
S. IULIANÆ FALCONIERI
Diebus 16-17-18 iunii in omnibus ecclesiis Ser-
vorum Familiæ dicantur oportet preces ut fratres
omnesque sodales disponantur ad festum S. Iulianæ
Falconieri digne celebrandum. Ad hoc opportune adhibebitur
subsidium cui est titulus In lode di santa Giuliana di Firenze
vel In praise of saint Juliana of Florence vel À la louange de sainte
Julienne de Florence vel En honor de Santa Juliana de Florencia.
16. Alb. Sabb. hebd. X per annum (II Psalt.).
Immaculati Cordis B. Mariae V., memoria.
L 1 Is 61, 9-11; Ps 1 Sam 2, 1. 4-5. 6-7. 8abcd.
Ev Lc 2, 41-51.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum, a Servo Dei Jean-François
Régis Barthès (1790-1861) condita, cui est titulus
Soeurs de Notre-Dame de la Compassion tamquam
Diem Congregationis hanc diem celebrat qua, anno
1845, primae sorores a sancto Eugenio de Mazenod
(1782-1861), episcopo Massiliensi, habitum religio-
nis ceperunt. Anno 1992 die 7 iunii Congregatio
Ordini nostro aggregata est.
Servi et Servae sanctae Mariae in celebratione Laudum
et Vesperarum necnon Sacrificii eucharistici grates
Deo et Beatae Mariae Virgini rependant et fraternas
effundant preces pro Congregationis bono atque
incremento.
ANNIVERSARIA
1963. Aysén. Ep. Gerardo M. Vielmo, a. 49, r. 30.
17. Vir. DOM. XI PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
148
149
TEMPUS PER ANNUM IUNIUS 2012
L 1 Ez 17, 22-24; Ps 91, 2-3. 13-14. 15-16. 19. Alb. Feria III. S. M. IULIANAE FALCONIERI,
L 2 2 Cor 5, 6-10. VIRG. O. N., festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae
Ev Mc 4, 26-34. III hebd. III.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom. L 1 1 Cor 7, 25-28. 32-35 vel Apoc 21, 1-5a;
Ps 62, 2. 3-4. 5-6. 7-9.
Ev Mt 25, 1-13 vel Mt 13, 44-46.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Romualdi A. memoria omittitur.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio sororum cui est titulus Servas de Maria
do Brasil, hanc diem qua, anno 1917, «Madre Cecilia»
(†1945) Instituti fundamenta iecit, tamquam Diem
Congregationis celebrat. Anno 1922 die 2 maii Con-
gregatio Ordini nostro aggregata est.
Servi et Servae sanctae Mariae in celebratione Laudum
et Vesperarum necnon Sacrificii eucharistici grates
Deo et Beatae Mariae Virgini rependant et fraternas
effundant preces pro Congregationis bono atque
incremento.
ANNIVERSARIA
1982. Firenze. Fr. Ludovico M. Langianni, presb., a. 89, r. 72.
1987. Marshfield. Fr. Matthew M. Shekleton, presb., a. 71, r. 52.
18. Vir. Feria II hebd. XI per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Reg 21, 1-16; Ps 5, 2-3. 5-6. 7.
Ev Mt 5, 38-42.
ANNIVERSARIA
1964. Chicago. Fr. Bonifaz M. Efferenn, presb., a. 85, r. 65.
1984. Firenze. Fr. Giovanni M. Vannucci, presb., a. 70, r. 53.
MISSA pr., Gloria, pf. pr.
Pro Monialibus et Sororibus O.N.:
18. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
19. Alb. Feria III. S. M. IULIANAE FALCONIERI VIRG.
O.N., sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia
complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Cant 3, 1-4a; 8, 6-7; Ps 62, 2. 3-4. 5-6. 7-9.
L 2 1 Cor 7, 25-28. 32-35 vel Apoc 21, 1-5a.
Ev Mt 25, 1-13 vel Mt 13, 44-46.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1963. Nové Hrady. Fr. Raymund M. Chalupa, presb., a. 66, r. 48.
1986. Kötschach. Fr. Erhard M. Hohenwarter, presb., a. 75, r. 57.
150
TEMPUS PER ANNUM
1987. Ottawa. Fr. Paul M. Desrochers, presb., a. 61, r. 40.
1997. Dorsten. Fr. Bernhard M. Alpers, presb., a. 60, r. 33.
2004. Chicago. Fr. Andrew M. Motsko, a. 80, r. 51.
20. Vir. Feria IV hebd. XI per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Reg 2, 1. 6-14; Ps 30, 20. 21. 24.
Ev Mt 6, 1-6. 16-18.
1977.
1984.
1986.
1987.
ANNIVERSARIA
Innsbruck. Fr. Ubald M. Ihrenberger, a. 96, r. 71.
Vicenza. Fr. Venanzio M. Milani, presb., a. 62, r. 42.
Montréal. Fr. Gabriel M. Lussier, presb., a. 79, r. 61.
Fullerton. Fr. Bonfilius M. Zens, a. 74, r. 44.
21. Alb. Feria V hebd. XI per annum (III Psalt.).
S. Aloisii Gonzaga Rel., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Sir 48, 1-15 (gr. 1-14); Ps 96, 1-2. 3-4. 5-6. 7.
Ev Mt 6, 7-15.
1985.
1993.
2000.
2002.
2005.
2010.
ANNIVERSARIA
Montréal. Fr. Philippe M. Forgues, presb., a. 78, r. 60.
Jesi. Fr. Carlo M. Zucchini, presb., a. 81, r. 64.
Orange. Fr. Gerard M. Calkins, presb., a. 81, r. 61.
Forlì. Fr. Girolamo M. Bellagamba, a. 82, r. 62.
Saviano. Fr. Raffaele M. Montanino, presb., a. 81, r. 63.
Piggs Peak. Fr. Stefano M. Papini, presb., a. 90, r. 72.
IUNIUS 2012
151
22. Vir. Feria VI hebd. XI per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Paulini Nolani E. Vel:
Rub. Ss. Ioannis Fisher E. et Thomae More Mm.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Reg 11, 1-4. 9-18.20; Ps 131, 11. 12. 13-14. 17-18.
Ev Mt 6, 19-23.
ANNIVERSARIA
1997. Roma. Fr. Paolo M. Valente, a. 89, r. 60.
IUNIUS 2012
CL
ANNUS AB OBITU
BEATI FERDINANDI MARIAE BACCILIERI, PRESBYTERI,
TERTII ORDINIS SERVORUM MARIAE SODALIS
153
23. Alb. Sabb. hebd. XI per annum (III Psalt.).
De S. Maria in sabb. memoria.
MISSA memoriae.
L 1 2 Chron 24, 17-25; Ps 88, 4-5. 29-30. 31-32. 33-34.
Ev Mt 6, 24-34.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 22: Sancta Maria, ancilla Domini.
IN NATIVITATE S. IOANNIS BAPT., sollemnitas.
Anno 1862, die 23 iunii, in oppido Galeazza Pepoli, dioeceseos Bono-
niensis, obiit Beatus Ferdinandus Maria Baccilieri, parochus eiusdem
oppidi, qui fundamenta iecit Congregationis Servarum Mariae a Galeazza,
una cum piis iuvenibus M. Iiuliana Busi (1824-1891) [priora], M. Aloysia
Busi (1841-1896) et M. Rosa Gallerani (1836-1909). Congregatio proba-
ta est a dioeceseos episcopo die 21 novembris 1899 et a Sede Apostolica
die 19 maii 1939 et die 21 ianuarii 1947.
Il 23 giugno 1862, a Galeazza Pepoli, diocesi di Bologna, morì il beato
Ferdinando Maria Baccilieri, parroco di quella cittadina, fondatore insie-
me con le giovani M. Giuliana Busi (1824-1891) [priora], M. Luigia Busi
(1841-1896) e M. Rosa Gallerani (1836-1909), della Congregazione delle
Serve di Maria di Galeazza. Tale Congregazione ebbe l’approvazione dio-
cesana il 21 novembre 1899 e l’approvazione della Sede Apostolica il 19
maggio 1939 e il 21 gennaio 1947.
On 23 June 1862, at Galeazza Pepoli, Diocese of Bologna, Blessed
Ferdinando Maria Baccilieri died. He was the pastor of that town and foun-
der of the Congregation of Sister Servants of Mary of Galeazza, together
with the young M. Giuliana Busi (1824-1891) [prioress], M. Luigia Busi
(1841-1896) and M. Rosa Gallerani (1836-1909). The Congregation recei-
ved diocesan approval on 21 November 1899 and the approval of the Holy
See on 19 May, 1939 and 21 January 1947.
23. Alb. Sabb., vespere. – In Vigilia: MISSA VIGILIAE pr.,
Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Ier 1, 4-10; Ps 70, 1-2. 3-4a. 5-6ab. 15ab et 17.
L 2 1 Petr 1, 8-12.
Ev Lc 1, 5-17.
Ad Missam vigiliae et soll. adhibeatur PE cum praefatione
variabili.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
24. Alb. Dom. IN NATIVITATE S. IOANNIS BAPT.,
sollemnitas – Officium proprium. – Ad H. m. ant. pr.
cum psalm. complementari.
MISSA IN DIE pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Is 49, 1-6; Ps 138, 1-3. 13-14ab. 14c-15.
L 2 Act 13, 22-26.
Ev Lc 1, 57-66. 80.
154
TEMPUS PER ANNUM
Prohibentur aliae celebrationes, excepta Missa exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
IUNIUS 2012
155
26. Vir. Feria III hebd. XII per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Serve di Maria di
Galeazza, hanc diem qua, anno 1862, a beato Ferdi-
nando Baccilieri (1821-1893) est condita, tamquam
Diem Congregationis celebrat. Anno 1932 die 8 dicem-
bris Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes fratres et sorores Ordinis nostri in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii euchari-
stici, grates Deo et beatae Mariae Virgini rependen-
tes, enixas effundant preces pro Instituti bono atque
incremento.
ANNIVERSARIA
1973. Luggau. Fr. Gabriel M. Weisskopf, presb., a. 87, r. 69.
1976. Santiago de Chile. Fr. Luis M. Villalobos Román, a. 24,
r. 2.
1997. Anaheim. Fr. Timothy M. Culhane, a. 86, r. 60.
25. Vir. Feria II hebd. XII per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Reg 17, 5-8. 13-15a. 18; Ps 59, 3. 4-5. 12-13.
Ev Mt 7, 1-5.
ANNIVERSARIA
1981. Palermo. Fr. Gerardo M. Caligiore, presb., a. 68, r. 50.
1986. Conegliano. Fr. Clemente M. Francescon, presb., a. 73, r. 57.
L 1 2 Reg 19, 9b-11. 14-21. 31-35a. 36;
Ps 47, 2-3a. 3b-4. 10-11.
Ev Mt 7, 6. 12-14.
ANNIVERSARIA
1993. Madrid. Fr. Lorenzo M. Maeso Avila, a. 80, r. 39.
27. Vir. Feria IV hebd. XII per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Thomae de Urbe Vetere, religiosi O.N. Vel:
Alb. S. Cyrilli Alexandrini E. D.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 2 Reg 22, 8-13; 23, 1-3; Ps 118, 33. 34. 35. 36. 37. 40.
Ev Mt 7, 15-20.
1969.
1971.
1980.
1982.
2009.
ANNIVERSARIA
Innsbruck. Fr. Justin M. Walser, presb., a. 80, r. 35.
London. Fr. Ambrose M. Castleton, presb., a. 54, r. 34.
Pistoia. Fr. Filippo M. Parretti, presb., a. 63, r. 42.
Montréal. Fr. Alessandro M. Pini, presb., a. 66, r. 48.
Negrar. Fr. Luigi M. Zonta, a. 87, r. 68.
28. Rub. Feria V hebd. XII per annum (IV Psalt.).
S. Irenaei E. M., memoria.
MISSA matutina memoriae.
L 1 2 Reg 24, 8-17; Ps 78, 1-2. 3-5. 8. 9.
Ev Mt 7, 21-29.
156
TEMPUS PER ANNUM
SS. PETRI ET PAULI APP., sollemnitas.
28. Rub. Feria V, vespere. – Ubi soll. Apostolorum est de
praecepto servanda, dicitur MISSA VIGILIAE pr.,
Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Act 3, 1-10; Ps 18, 2-3. 4-5.
L 2 Gal 1, 11-20.
Ev Io 21, 15-19.
Ad Missam vigiliae et diei adhibeatur PE cum praefatione
variabili.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
1985.
1996.
1999.
2002.
ANNIVERSARIA
Perugia. Fr. Ildefonso M. Bartolini, presb., a. 69, r. 53.
Rovato. Fr. Angelo M. Dal Maso, a. 69, r. 44.
Siracusa. Fr. Paolo M. Pasqua, presb., a. 75, r. 56.
Firenze. Fr. Angelo M. Conti, presb., a. 77, r. 57.
29. Rub. Feria VI. – Officium proprium – Ad H. m. ant.
pr. cum psalmodia complementari.
© MISSA IN DIE pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Act 12, 1-11; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9.
L 2 2 Tim 4, 6-8. 17-18.
Ev Mt 16, 13-19.
Prohibentur aliae celebrationes et, ubi sollemnitas est de
praecepto servanda, etiam Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
IUNIUS 2012
157
ANNIVERSARIA
1962. Budrio. Fr. Amadio M. Tinti, presb., a. 80, r. 63.
1990. Reggio Emilia. Fr. Raffaele M. Baldi, presb., a. 69, r. 51.
2007. Siracusa. Fr. Carlo M. Ramondetta, presb., a. 77, r. 55.
30. Alb. Sabb. hebd. XII per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabb. memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Lam 2, 2. 10-14. 18-19; Ps 73, 1-2. 3-5a. 5b-7. 20-21.
Ev Mt 8, 5-17.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 35: Beata Maria Virgo, fidei praesidium.
Ss. Protomartyrum S. Romanae Ecclesiae memoria omit-
titur.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
Pro sororibus vulgo nuncupatis «Serve di Maria di Galeazza»:
30. Alb. Sabb. B. FERDINANDI M. BACCILIERI, PRES-
BYTERI OSSM, FUNDATORIS CONGREGATIONIS
SERVARUM MARIAE VIRGINIS A GALEAZZA, fes-
tum. – Ad H. m. ant. et pss. sabbati hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. de beato.
L 1 1 Thes 2, 2b-8; Ps 23, 1-2. 3-4ab. 5-6.
Ev Mt 23, 8-12 vel Io 10, 11-16.
158
TEMPUS PER ANNUM
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1971. Ancona. Fr. Anselmo M. Voltolina, presb., a. 31, r. 12.
1976. Reggio Emilia. Fr. Giovanni M. Zamboni, presb., a. 61,
r. 4.
1978. Mboluzi (Manzini). Fr. Gabriele M. Signori, a. 83, r. 58.
IULIUS 2012
1. Vir. DOM. XIII PER ANNUM (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Sap 1, 13-15; 2, 23-24; Ps 29, 2 et 4. 5-6. 11 et 12a
et 13b.
L 2 2 Cor 8, 7. 9. 13-15.
Ev Mc 5, 21-43 vel 5, 21-24. 35b-43.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
B. Ferdinandi M. Baccilieri presbyteri OSSM, Fundatoris
Congregationis Servarum Mariae Virginis a Galeazza,
memoria omittitur.
1972.
1974.
1987.
1995.
ANNIVERSARIA
Mátraháza. Fr. Rafael M. Jáger, presb., a. 71, r. 50.
Roma. Fr. Francesco M. Agostini, presb., a. 70, r. 52.
Chicago. Fr. John M. Wondrasek, presb., a. 74, r. 53.
Chicago. Fr. Thomas M. Calkins, presb., a. 72, r. 51.
2. Vir. Feria II hebd. XIII per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Am 2, 6-10. 13-16; Ps 49, 16bc-17. 18-19. 20-21.
22-23.
Ev Mt 8, 18-22.
160
1966.
1968.
1983.
1992.
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
Manzini. Fr. Antonino M. Agostinelli, a. 83, r. 55.
Saint-Ortaire. Fr. Hildebrand M. Grannec, presb., a. 80,
r. 58.
Denver. Fr. Julius M. Porcellini, presb., a. 83, r. 63.
Roma. Fr. Giacinto M. Verna, presb., a. 78, r. 58.
3. Rub. Feria III. S. THOMAE AP., festum. – Ad H. m.
ant. et pss. feriae III hebd. I.
MISSA pr., Gloria, pf. App.
L 1 Eph 2, 19-22; Ps 116, 1. 2.
Ev Io 20, 24-29.
In India:
2. I VESPERAE seq. soll. – Cp. post I Vp. dom.
3. Rub. Feria III. S. THOMAE AP., PATRONI PRINCIPA-
LIS, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia com-
plementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, lect. pr., pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1963. Spa. Fr. Augustin M. Lépicier, presb., a. 82, r. 66.
2000. Carrara. Fr. Carlo M. Dell’Unto, a. 88, r. 70.
IULIUS 2012
161
4. Vir. Feria IV hebd. XIII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Ubaldi de Burgo Sancti Sepulcri, presbyteri
O.N. Vel:
Alb. S. Elisabeth Lusitaniae.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Am 5, 14-15. 21-24; Ps 49, 7. 8-9. 10-11. 12-13.
16bc-17.
Ev Mt 8, 28-34.
ANNIVERSARIA
1977. Kiralyhegyes. Fr. Gábor M. Takács, presb., a. 64, r. 40.
1983. London. Fr. Alexis M. Mullens, presb., a. 71, r. 53.
2002. Verona. Fr. Giuseppe M. Epis, presb., a. 67, r. 40.
5. Vir. Feria V hebd. XIII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Antonii M. Zaccaria P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Am 7, 10-17; Ps 18, 8. 9. 10. 11.
Ev Mt 9, 1-8.
ANNIVERSARIA
1981. Santiago de Chile. Fr. Severino M. Bernardis, presb., a. 68,
r. 47.
1983. Todi. Fr. Pacifico M. Felici, presb., a. 64, r. 46.
1991. Kersal. Fr. John Angel M. Fletcher, presb., a. 87, r. 68.
6. Vir. Feria VI hebd. XIII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Mariae Goretti V. M.
162
TEMPUS PER ANNUM
IULIUS 2012
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII). Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
L 1 Am 8, 4-6. 9-12; Ps 118, 2. 10. 20. 30. 40. 131.
Ev Mt 9, 9-13.
163
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1969. Ponhalma. Fr. Amideus M. Alyusik, a. 74, r. 36.
1974. Milano. Fr. Pio M. Della Pietra, presb., a. 84, r. 48.
7. Alb. Sabb. hebd. XIII per annum (I Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Am 9, 11-15; Ps 84, 9. 11-12. 13-14.
Ev Mt 9, 14-17.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 34: Beata Maria Virgo, causa nostrae laetitiae.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1980. Torino. Fr. Alberto M. Ferrero, presb., a. 68, r. 51.
1986. Firenze. Fr. Tommaso M. Banci, presb., a. 74, r. 55.
1986. Vicenza. Fr. Alfredo M. Segafredo, presb., a. 74, r. 57.
8. Vir. DOM. XIV PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Ez 2, 2-5; Ps 122, 1-2a. 2bcd. 3-4.
L 2 2 Cor 12, 7-10.
Ev Mc 6, 1-6.
ANNIVERSARIA
1980. Vicenza. Fr. Angelo M. Menon, a. 70, r. 52.
1980. Mbabane. Fr. Joseph M. Perkins, presb., a. 68, r. 15.
2003. Massa Carrara. Fr. Eliseo M. Ferraretto, a. 70, r. 50.
9. Vir. Feria II hebd. XIV per annum (II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Augustini Zhao Rong P. et soc. Mm.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Os 2, 16. 17b-18. 21-22; Ps 144, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9.
Ev Mt 9, 18-26.
In Columbia:
9. Alb. Feria II. B. MARIAE V. A ROSARIO DE CHIQUIN-
QUIRÁ, COLUMBIAE PATRONAE, festum. – Ad H. m.
ant. et pss. feriae II hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. B. Mariae V.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
Ss. Augustini Zhao Rong P. et soc. Mm. memoria omittitur.
ANNIVERSARIA
1998. Benoni. Fr. Michele M. Signori, presb., a. 72, r. 52.
164
TEMPUS PER ANNUM
10. Vir. Feria III hebd. XIV per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Os 8, 4-7. 11-13; Ps 113B, 3-4. 5-6. 7ab-8. 9-10.
Ev Mt 9, 32-38.
ANNIVERSARIA
1970. Roma. Fr. Lorenzo M. Orlandi, presb., a. 67, r. 38.
1979. Verona. Fr. Stanislao M. Zanetti, presb., a. 64, r. 46.
1983. Avellaneda. Fr. Girolamo M. Meneghini, presb., a. 69, r. 50.
1984. Portland. Fr. Victor M. Grabrian, presb., a. 76, r. 50.
1995. Perugia. Fr. Antonio M. Contardi, presb., a. 83, r. 66.
2004. El Paso. Fr. Francesco M. De Tomasi, presb., a. 76, r. 58.
11. Alb. Feria IV hebd. XIV per annum (II Psalt.).
S. Benedicti A., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Os 10, 1-3. 7-8. 12; Ps 104, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Mt 10, 1-7.
In Europa:
11. Alb. Feria IV. S. BENEDICTI A. ET EUROPAE PATRONI,
festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae IV hebd. II.
MISSA festi, Gloria, lect. pr., pf. de sancto.
L 1 Prov 2, 1-9; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9. 10-11.
Ev Mt 19, 27-29.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
IULIUS 2012
165
ANNIVERSARIA
1967. Montevideo. Fr. Augusto M. Pierasco, a. 48, r. 29.
1967. Firenze. Fr. Sergio M. Cerroni, presb., a. 34, r. 15.
12. Vir. Feria V hebd. XIV per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Os 11, 1-4. 8c-9; Ps 79, 2ac et 3b. 15-16.
Ev Mt 10, 7-15.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Serve di Maria
Riparatrici hanc diem qua, anno 1900, Serva Dei M.
Elisa Andreoli (1861-1935) una cum Matre ac duo-
bus sociis Instituti fundamenta iecit, tamquam Diem
Congregationis celebrat. Anno 1910 die 19 ianuarii
Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae cum in litur-
gicis tum in privatis orationibus dignas Deo et glo-
riosae Virgini grates referant et pro bono atque incre-
mento Congregationis fraternas effundant preces.
ANNIVERSARIA
1987. Perugia. Fr. Pellegrino M. Rocchi, a. 74, r. 54.
1999. Negrar. Fr. Carlo M. Calvillo, presb., a. 82, r. 64.
13. Alb. Feria VI hebd. XIV per annum (II Psalt.).
S. Cleliae Barbieri V., Fundatricis Minimarum B.
Mariae V. Perdolentis, memoria.
166
TEMPUS PER ANNUM
MISSA memoriae.
CCL
ANNUS A TITULO PROTECTORIS OPPIDI FAVENTIAE
B. IACOBO PHILIPPO BERTONI TRIBUTO
L 1 Os 14, 2-10; Ps 50, 3-4. 8-9. 12-13. 14 et 17.
Ev Mt 10, 16-23.
S. Henrici memoria omittitur.
Pro sororibus Minimis B. Mariae V. Perdolentis:
12. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
13. Alb. Feria VI. S. CLELIAE BARBIERI VIRG., FUNDA-
TRICIS SORORUM MINIMARUM B. MARIAE V.
PERDOLENTIS, sollemnitas. – Ad H. m. pr. cum psalmo-
dia complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Ct 8, 6-7; Ps 32, 12-13. 18-19. 20-21.
L 2 1 Cor 1, 26-31.
Ev Mt 11, 25-30.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Henrici memoria omittitur.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1966. Viareggio. Fr. Giuliano M. Bernardi, presb., a. 55, r. 33.
1975. Innsbruck. Fr. Hermann M. Auer, presb., a. 93, r. 72.
Die 14 iulii 1762 Consilium civitatis iussit adnumerari in protec-
toribus oppidi Faventiae Beatum Iacobum Philippum Bertoni
(+1483), Servum Mariae, presbyterum. cui ab obitus anno pecu-
liaris cultus tributus erat.
Il 14 luglio 1762 il Consiglio comunale stabilì di annoverare fra i
protettori della città di Faenza il beato Giacomo Filippo Bertoni
(+1483), servo di Maria, presbitero, a cui era stato tributato un
particolare culto subito dopo la morte.
On 14 July 1762 the city council decided to include Blessed
James Philip Bertoni (+1483) among the protectors of the city.
He was a Servant of Mary and priest to whom particular devotion
was afforded immediately after death.
168
TEMPUS PER ANNUM
14. Alb. Sabb. hebd. XIV per annum (II Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Is 6, 1-8; Ps 92, 1ab. 1c-2. 5.
Ev Mt 10, 24-33.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 32: Beata Maria Virgo, mater et magistra
spiritalis.
S. Camilli de Lellis P. memoria omittitur.
I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
15. Vir. DOM. XV PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Am 7, 12-15; Ps 84, 9ab-10. 11-12. 13-14.
L 2 Eph 1, 3-14 (vel 1, 3-10).
Ev Mt 6, 7-13.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Bonaventurae E.D. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
2006. Orange. Fr. George M. Luznicky, presb., a. 77, r. 56.
16. Vir. Feria II hebd. XV per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Mariae V. de Monte Carmelo.
IULIUS 2012
169
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Is 1, 10-17; Ps 49, 8-9. 16bc-17. 21 et 23.
Ev Mt 10, 34 – 11, 1.
Vel, in Missa B. Mariae V. de Monte Carmelo:
L 1 Zac 2, 14-17;
Ps Lc 1, 46-47. 48-49. 50-51. 52-53. 54-55.
Ev Mt 12, 46-50.
In Chilia:
15. I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
16. Alb. Feria II. B. MARIAE V. DE MONTE CARMELO,
CHILIAE MATRIS ATQUE REGINAE, sollemnitas. –
Ad H. m. pr. cum psalmodia complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1985. Firenze. Fr. Paolino M. Pezzini, a. 87, r. 62.
17. Vir. Feria III hebd. XV per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Is 7, 1-9; Ps 47, 2-3a. 3b-4. 5-6. 7-8.
Ev Mt 11, 20-24.
170
1967.
1995.
2002.
2008.
2010.
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
Stegi. Fr. Agostino M. Botta, presb., a. 65, r. 47.
Firenze. Fr. Lorenzo M. Perri, presb., a. 70, r. 50.
Verona. Fr. Antonio M. Crevattin, a. 87, r. 62.
Magog. Fr. Jacques M. Coderre, presb., a. 92, r. 72.
Magog. Fr. Columba M. McManus, presb., a. 75, r. 54.
18. Vir. Feria IV hebd. XV per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Is 10, 5-7. 13-16; Ps 93, 5-6. 7-8. 9-10. 14-15.
Ev Mt 11, 25-27.
ANNIVERSARIA
1982. Valmontone. Fr. Gaetano M. Del Brusco, presb., a. 82,
r. 62.
2004. Verona. Fr. Gabriele M. Rocca, presb., a. 83, r. 65.
19. Vir. Feria V hebd. XV per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Is 26, 7-9. 12. 16-19; Ps 101, 13-14ab et 15. 16-18.
19-21.
Ev Mt 11, 28-30.
1982.
1994.
1996.
1999.
Firenze.
Firenze.
Hillside.
Firenze.
ANNIVERSARIA
Fr. Alfonso M. Bottai, presb., a. 63, r. 46.
Fr. Francesco M. Banci, presb., a. 84, r. 66.
Fr. Martin M. Jenco, presb., a. 61, r. 42.
Fr. Giorgio M. Francini, presb., a. 78, r. 60.
IULIUS 2012
171
20. Vir. Feria VI hebd. XV per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Apollinaris E. M.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Is 38, 1-6. 21-22. 7-8; Ps Is 38, 10. 11. 12abcd. 16.
Ev Mt 12, 1-8.
ANNIVERSARIA
1970. Johannesburg. Fr. Michael M. Ramsey, presb., a. 88, r. 45.
1970. Calgary. Fr. Tarcisio M. Hajdusik, presb., a. 56, r. 36.
1977. Volders. Fr. Plazidus M. Schulz, presb., a. 83, r. 61.
1982. Vicenza. Fr. Giuseppe M. Lovato, a. 70, r. 46.
1982. Vicenza. Fr. Gabriele M. Pigato, a. 68, r. 37.
1985. Albuquerque. Fr. John M. Castillo, presb., a. 72, r. 50.
21. Alb. Sabb. hebd. XV per annum (III Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Mic 2, 1-5; Ps 9, 22-23. 24-25. 28-29. 35.
Ev Mt 12, 14-21.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 36: Beata Maria Virgo, mater pulchrae
dilectionis.
S. Laurentii de Brindisi P.D. memoria omittitur.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
172
1965.
1992.
1998.
2004.
2006.
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
Graz. Fr. Karl M. Zangerle, presb., a. 72, r. 49.
Massa. Fr. Pellegrino M. Pieretti, presb., a. 72, r. 53.
Roma. Fr. Antonio M. Vinciguerra, presb., a. 72, r. 55.
Montréal. Ep. André M. Cimichella, a. 83, r. 64.
Maria Luggau. Fr. Franz M. Weiss, a. 72, r. 42.
22. Vir. DOM. XVIII PER ANNUM (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Ier 23, 1-6; Ps 22, 1-3a. 3b-4. 5. 6.
L 2 Eph 2, 13-18.
Ev Mc 6, 30-34.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Mariae Magdalenae memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1968. Tirano. Fr. Bonfiglio M. Mascioni, presb., a. 47, r. 29.
1987. Buenos Aires. Fr. Giuseppe M. Fogliatto, presb., a. 50, r. 30.
23. Vir. Feria II hebd. XVI per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Birgittae Rel.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Mic 6, 1-4. 6-8; Ps 49, 5-6. 8-9. 16bc-17. 21 et 23.
Ev Mt 12, 38-42.
IULIUS 2012
173
In Europa:
23. Alb. Feria II. S. BIRGITTAE REL., EUROPAE PATRO-
NAE, festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae II hebd. IV.
MISSA festi, Gloria, lect. pr., pf. de sancta.
L 1 Gal 2, 19-20; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9. 10-11.
Ev Io 15, 1-8.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1980. Alessandria. Fr. Leone M. Botta, presb., a. 80, r. 62.
24. Vir. Feria III hebd. XVIII per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Sarbelii Makhlüf P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Mic 7, 14-15. 18-20; Ps 84, 2-4. 5-6. 7-8.
Ev Mt 12, 46-50.
ANNIVERSARIA
1961. Arco. Fr. Pietro M. Tuninetti, a. 45, r. 19.
2004. Santiago del Cile. Fr. Faustino M. Gazziero De Stefani,
presb., a. 69, r. 50.
2010. Bologna. Fr. Pellegrino M. Santucci, presb., a. 89, r. 72.
25. Rub. Feria IV. S. IACOBI AP., festum. – Ad H. m.
ant. et pss. feriae IV hebd. IV.
174
TEMPUS PER ANNUM
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 2 Cor 4, 7-15; Ps 125, 1-2ab. 2cd-3. 4-5. 6.
Ev Mt 20, 20-28.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
IULIUS 2012
175
In Missa de Ss. Ioachim et Anna:
L 1 Sir 44, 1. 10-15; Ps 131, 11. 13-14. 17-18.
Ev Mt 13, 16-17.
ANNIVERSARIA
1971. Graz. Fr. Blasius M. Walcher, a. 71, r. 39.
1990. Prata Sannita. Fr. Amadio M. Arcopinto, presb., a. 72, r. 53.
1996. Ottawa. Fr. Henri M. Gamache, presb., a. 75, r. 54.
In Hispania:
24. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
25. Rub. Feria IV. S. IACOBI AP., PATRONI PRINCIPALIS
HISPANIAE, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psal-
modia complementari.
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1962. Foligno. Fr. Anselmo M. Torelli, presb., a. 79, r. 63.
26. Alb. Feria V hebd. XVI per annum (IV Psalt.).
Ss. Ioachim et Annae, Parentum B. Mariae V.,
memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ier 2, 1-3. 7-8. 12-13; Ps 35, 6-7ab. 8-9. 10-11.
Ev Mt 13, 10-17.
27. Vir. Feria VI hebd. XVI per annum (IV Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 3, 14-17; Ps Ier 31, 10. 11-12ab. 13.
Ev Mt 13, 18-23.
ANNIVERSARIA
1961. Stegi. Fr. Luigi M. Da Meda, a. 79, r. 49.
28. Alb. Sabb. hebd. XVI per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ier 7, 1-11; Ps 83, 3. 4. 5-6a et 8a-11.
Ev Mt 13, 24-30.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 20: Sancta Maria, mulier nova.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
176
1962.
1972.
2002.
2010.
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
Saluzzo. Fr. Luigi M. Triulzi, presb., a. 49, r. 32.
Genova. Fr. Luigi M. Pazzaglia, presb., a. 66, r. 46.
Denia. Fr. Clemente M. Payá Martí, presb., a. 71, r. 49.
Firenze. Fr. Marcello M. Pisanelli, presb., a. 87, r. 69.
29. Vir. DOM. XVII PER ANNUM (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 2 Reg 4, 42-44; Ps 144, 10-11. 15-16. 17-18.
L 2 Eph 4, 1-6.
Ev Io 6, 1-15.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Marthae memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1965. S. José dos Campos. Fr. Filippo M. Gallerani, presb., a. 86,
r. 70.
1977. Siteki. Fr. Elia M. Dal Magro, a. 72, r. 49.
2001. Denia. Fr. José M. Fernández Calvo, presb., a. 66, r. 46.
2009. Treviso. Fr. Costanzo M. Roncato, presb., a. 90, r. 72.
30. Vir. Feria II hebd. XVII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Petri Chrysologi E. D.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 13, 1-11; Ps Deut 32, 18-19. 20. 21.
Ev Mt 13, 31-35.
IULIUS 2012
177
ANNIVERSARIA
1984. Roma. Fr. Luigi M. Bertini, presb., a. 61, r. 44.
31. Vir. Feria III hebd. XVII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Ignatii de Loyola P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 14, 17-22; Ps 78, 8. 9. 11 et 13.
Ev Mt 13, 36-43.
ANNIVERSARIA
1987. Pisa. Fr. Pio M. Signorini, presb., a. 76, r. 57.
1988. Negrar. Fr. Ildefonso M. Graziotto, presb., a. 75, r. 57.
1988. Roma. Fr. Tommaso M. Cimaroli, presb., a. 72, r. 56.
AUGUSTUS 2012
AUGUSTUS 2012
1. Alb. Feria IV hebd. XVII per annum (I Psalt.).
S. Alfonsi M. de’ Liguori E. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ier 15, 10. 16-21; Ps 58, 2-3. 4-5a. 10-11. 17. 18.
Ev Mt 13, 44-46.
ANNIVERSARIA
1963. Firenze. Fr. Vincenzo M. Mancini, a. 85, r. 59.
1970. Todmorden. Fr. John Angel M. Fitzpatrick, a. 79, r. 7.
1998. Colorado Springs. Fr. Ralph Otto M. Jensen, presb., a. 79,
r. 58.
179
tica et oratione ad mentem Summi Pontificis. Huiusmodi
indulgentia semel tantum acquiri potest. Visitatio fieri
potest a meridie diei praecedentis usque ad mediam noctem
quae statutum diem claudit (Enchiridion indulgentiarum,
ed. 1999, concessio n. 33).
ANNIVERSARIA
1968. Detroit. Fr. Joseph M. Markey, presb., a. 76, r. 59.
2000. Marina di Carrara. Fr. Venanzio M. Giamperini, presb.,
a. 81, r. 62.
2004. Negrar. Fr. Filippo M. Mondin, presb., a. 87, r. 69.
3. Vir. Feria VI hebd. XVII per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
2. Vir. Feria V hebd. XVII per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Eusebii Vercellensis E. Vel:
Alb. S. Petri Iuliani Eymard P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 18, 1-6; Ps 145, 2abc. 2d-4. 5-6.
Ev Mt 13, 47-53.
Die 2 Augusti, vel alio die ab Ordinario statuendo in fide-
lium utilitatem, in basilicis minoribus, in sanctuariis et in
ecclesiis paroecialibus acquiri potest indulgentia plenaria
«Portiunculae». Opus praescriptum ad acquirendam huius-
modi indulgentiam est pia ecclesiae visitatio, in qua recitan-
tur oratio dominica et fidei symbolum (Pater et Credo),
additis sacramentali confessione, communione eucharis-
L 1 Ier 26, 1-9; Ps 68, 5. 8-10. 14.
Ev Mt 13, 54-58.
ANNIVERSARIA
1971. Ronzano. Fr. Lorenzo M. Falconi, presb., a. 59, r. 43.
1977. Pieve di Soligo. Fr. Gaetano M. Crivello, a. 69, r. 47.
2008. México. Fr. Lorenzo M. Arroyo Vargas, presb., a. 49, r. 28.
4. Alb. Sabb. hebd. XVII per annum (I Psalt.).
S. Ioannis Mariae Vianney P., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ier 26, 11-16. 24; Ps 68, 15-16. 30-31. 33-34.
Ev Mt 14, 1-12.
180
TEMPUS PER ANNUM
Reposito vol. III, incip. vol. IV Liturgiae Horarum.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1966.
1969.
1991.
1996.
1998.
1999.
ANNIVERSARIA
Arco. Fr. Pio M. Sartor, a. 61, r. 40.
Langegg. Fr. Alex M. Fahrnholz, presb., a. 88, r. 67.
Negrar. Fr. Anastasio Nunzio M. Bertossi, presb., a. 79,
r. 60.
Rio Branco. Fr. José M. Carneiro de Lima, presb., a. 84,
r. 65.
Chieri. Fr. Pietro M. Frua, presb., a. 70, r. 52.
Saviano. Fr. Antonino M. Mautone, presb., a. 67, r. 49.
5. Vir. DOM. XVIII PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Ex 16, 2-4. 12-15; Ps 77, 3 et 4bc. 23-24. 25 et 54.
L 2 Eph 4, 17. 20-24.
Ev Io 6, 24-35.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
In Dedicatione basilicae S. Mariae memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
Crastina die anniversarium recurret piae mortis Pauli Pp.
VI (1978).
ANNIVERSARIA
1962. Vicenza. Fr. Alfonso M. Sansigolo, presb., a. 71, r. 52.
1965. Pannonhalma. Fr. Bonfilius M. Laluk, presb., a. 67, r. 47.
AUGUSTUS 2012
1966.
1971.
1972.
1974.
2006.
2008.
181
Trieste. Fr. Alessio M. Piva, presb., a. 53, r. 33.
Viareggio. Fr. Alessio M. Pezzini, presb., a. 55, r. 36.
Oruro. Fr. Pablo M. Guarino, a. 39, r. 9.
Napoli. Fr. Filippo M. Micillo, presb., a. 91, r. 74.
Firenze. Fr. Filippo M. Tessari, a. 90, r. 71.
Chicago. Fr. Charles M. Brennan, presb., a. 87, r. 66.
6. Alb. Feria II. IN TRANSFIGURATIONE DOMINI,
festum. – Ad H. m. ant et pss. Feriae II hebd. II.
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
L 1 Dan 7, 9-10. 13-14 vel 2 Petr 1, 16-19;
Ps 96, 1-2. 5-6. 9.
Ev Mc 9, 2-10.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
1975.
1978.
1978.
1992.
ANNIVERSARIA
Detroit. Fr. Vincent M. Healy, presb., a. 86, r. 65.
Firenze. Fr. Antonio M. Cervelli, a. 83, r. 40.
Castelgandolfo. Pp. Paulus VI, a. 80. p. 15.
Wien. Fr. Theodor M. Mann, presb., a. 78, r. 60.
7. Vir. Feria III hebd. XVIII per annum (II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Xisti II Pp. Soc. Mm. Vel:
Alb. S. Caietani P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 30, 1-2. 12-15. 18-22; Ps 101, 16-18. 19-21. 29
et 22-23.
Ev Mt 14, 22-36.
182
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
1965. Weihenlinden. Fr. Franzicus Salesius M. Saier, presb., a. 82,
r. 61.
1973. Csatka. Fr. Károly M. Laták, a. 77, r. 35.
1988. Alençon. Fr. Augustin M. Brunon, presb., a. 74, r. 53.
8. Alb. Feria IV hebd. XVIII per annum (II Psalt.).
S. Dominici P., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ier 31, 1-7; Ps Ier 31, 10. 11-12ab. 13.
Ev Mt 15, 21-28.
ANNIVERSARIA
1980. Rovato. Fr. Giuseppe M. Tosoni, a. 84, r. 57.
1982. São Paolo. Fr. Ugo M. Poli, presb., a. 74, r. 57.
2000. Manchester. Fr. Paul M. Knowles, presb., a. 83, r. 58.
9. Vir. Feria V hebd. XVIII per annum (II Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Teresiae Benedictae a Cruce V. M.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ier 31, 31-34; Ps 50, 12-13. 14-15. 18-19.
Ev Mt 16, 13-23.
In Europa:
9. Rub. Feria V. S. TERESIAE BENEDICTAE A CRUCE
(Edith Stein) V. M., EUROPAE PATRONAE, festum. –
Ad H. m. ant. et pss. feriae V hebd. II.
AUGUSTUS 2012
183
MISSA festi, Gloria, lect. pr., pf. de sancta.
L 1 Os 2, 16b. 17b. 21-22; Ps 44, 11-12. 14-15. 16-17.
Ev Mt 25, 1-13.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
10. Rub. Feria VI. S. LAURENTII DIAC. M., festum. –
Ad H. m. ant. et pss. feriae VI hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. Martyrum.
L 1 2 Cor 9, 6-10; Ps 111, 1-2. 5-6. 7-8. 9.
Ev Io 12, 24-26.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
11. Alb. Sabb. hebd. XVIII per annum (II Psalt.).
S. Clarae V., memoria.
MISSA memoriae, pf. com. vel de sancta.
L 1 Hab 1, 12 – 2, 4; Ps 9, 8-9. 10-11. 12-13.
Ev Mt 17, 14-20.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1971. Portland. Fr. Ambrose M. Mayer, presb., a. 88, r. 69.
1999. Figline Valdarno. Fr. Enrico M. Gori, presb., a. 77, r. 61.
2008. Roma. Fr. Manetto M. Salvador, presb., a. 93, r. 72.
12. Vir. DOM. XIX PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
184
TEMPUS PER ANNUM
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 1 Reg 19, 4-8; Ps 33, 2-3. 4-5. 6-7. 8-9.
L 2 Eph 4, 30 – 5, 2.
Ev Io 6, 41-51.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Ioannae Franciscae de Chantal Rel. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
1972.
1977.
1981.
1985.
2005.
ANNIVERSARIA
Vicenza. Fr. Romedio M. Zuecco, a. 50, r. 17.
Avellaneda. Fr. Gioacchino M. Bonaldo, presb., a. 67, r. 49.
Pómaz. Fr. Pal M. Szabó, a. 66, r. 46.
Firenze. Fr. Zanobi M. Luisi, a. 85, r. 51.
Vicenza. Fr. Egidio M. Merlo, presb., a. 75, r. 57.
13. Vir. Feria II hebd. XIX per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Pontiani Pp. et Hippolyti P., Mm.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ez 1, 2-5. 24-28c; Ps 148, 1-2. 11-12ab. 12c-14a.
14bcd.
Ev Mt 17, 22-27.
ANNIVERSARIA
1994. Saint-Vaast (Belgique). Fr. Josef M. Commandeur, presb.,
a. 71, r. 51.
14. Rub. Feria III hebd. XIX per annum (III Psalt.).
S. Maximiliani M. Kolbe P. M., memoria.
AUGUSTUS 2012
185
MISSA MATUTINA memoriae.
L 1 Ez 2, 8 – 3, 4; Ps 118, 14. 24. 72. 103. 111. 131.
Ev Mt 18, 1-5. 10. 12-14.
ANNIVERSARIA
1970. Ronzano. Fr. Michele M. Boni, a. 81, r. 31.
1973. Firenze. Fr. Amadio M. Serpi, presb., a. 73, r. 51.
1986. Orvieto. Fr. Vincenzo M. De Paolis, presb., a. 63, r. 45.
IN ASSUMPTIONE B. MARIAE V., sollemnitas.
14. Alb. Feria III, vespere. – IN VIGILIA: MISSA VIGILIAE,
Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
L 1 1 Chron 15, 3-4. 15-16; 16, 1-2;
Ps 131, 6-7. 9-10. 13-14.
L 2 1 Cor 15, 54b-57.
Ev Lc 11, 27-28.
Ad Missam vigiliae et soll. adhibeatur PE cum praefatione
variabili.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
15. Alb. Feria IV – Officium proprium soll. – Ad H. m.
ant. pr. cum psalmodia complementari.
© MISSA IN DIE pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
L 1 Apoc 11, 19a; 12, 1-6a. 10ab; Ps 44, 10bc. 11. 12ab.
16.
L 2 1 Cor 15, 20-27.
Ev Lc 1, 39-56.
186
TEMPUS PER ANNUM
Prohibentur aliae celebrationes et, ubi sollemnitas est de
praecepto servanda, etiam Missa exsequialis.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
AUGUSTUS 2012
187
16. Vir. Feria V hebd. XIX per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Stephani Hungariae.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
In Gallia et in Africa Australi:
Sollemnitas ASSUMPTIONIS B. MARIAE V. celebratur
quoque ut patronae principalis totius Regionis.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Serve di Maria
(Ravenna), hanc diem qua, anno 1852, venerabilis
presbyter Georgius Ghiselli (1815-1897) una cum
Margarita Zamara, pia iuvene, Instituti fundamenta
iecit, tamquam Diem Congregationis festive celebrat.
Anno 1926 die 24 aprilis Congregatio Ordini nostro
aggregata est.
Fratres et sorores totius Ordinis grates debitas Deo et
gloriosae Virgini reddant atque pro fidelitate Con-
gregationis erga Spiritus Sancti donum ferventes
effundant preces.
1965.
1966.
1991.
2000.
ANNIVERSARIA
Meyerton. Fr. Cristoforo M. Tapparello, presb., a. 34, r. 15.
Torino. Fr. Luigi M. Zanetta, presb., a. 65, r. 47.
Alessandria. Fr. Tommaso M. Dente, a. 82, r. 57.
Napoli. Fr. Antonio M. Fedele, presb., a. 79, r. 46.
L 1 Ez 12, 1-12; Ps 77, 56-57. 58-59. 61-62.
Ev Mt 18, 21 – 19, 1.
1965.
1982.
1986.
1992.
2008.
ANNIVERSARIA
Arco. Fr. Tommaso M. Campagnolo, a. 84, r. 54.
Roma. Fr. Hilaire M. Morris, presb., a. 90, r. 72.
Milano. Fr. Mario M. Manganelli, presb., a. 65, r. 46.
Udine. Fr. Albino M. Candido, presb., a. 76, r. 57.
El Paso. Fr. Andrea M. Ponso Bellon, presb., a. 82, r. 63.
17. Vir. Feria VI hebd. XIX per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ez 16, 1-15. 60. 63 vel 16, 59-63;
Ps Is 12, 2-3. 4bcd. 5-6.
Ev Mt 19, 3-12.
ANNIVERSARIA
1982. Olympia Fields. Fr. Frank M. Marron, presb., a. 75, r. 55.
1994. Rum (Innsbruck). Fr. Nivard M. Fuchs, presb., a. 81, r. 62.
1998. Montréal. Fr. Rosaire M. Latraverse, presb., a. 73, r. 54.
18. Alb. Sabb. hebd. XIX per annum (III Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
188
TEMPUS PER ANNUM
L 1 Ez 18, 1-10. 13b. 30-32; Ps 50, 12-13. 14-15. 18-19.
Ev Mt 19, 13-15.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 25: Beata Maria Virgo, imago et mater
Ecclesiae I.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1961. S. José dos Campos. Fr. Pellegrino M. Bellezze, presb., a. 77,
r. 61.
2007. Isola Vicentina. Fr. Giorgio M. Sasso, presb., a. 78, r. 51.
2009. Negrar. Fr. Giovanni M. Lupatin, presb., a. 90, r. 73.
AUGUSTUS 2012
189
TRIDUUM
S. PHILIPPI BENIZI
Diebus 20-21-22 augusti in omnibus ecclesiis
Servorum Familiæ dicantur oportet preces ut
fratres omnesque sodales ad festum S. Philippi
Benizi celebrandum apte disponantur. Ad hoc
opportune adhibebuntur subsidia, quibus sunt
tituli In lode di san Filippo Benizi vel In praise of saint Philip
Benizi vel À la louange de saint Philippe Benizi vel En honor de
san Felipe Benizi et Benedizionale di san Filippo Benizi vel Livre
des bénédictions de saint Philippe Benizi.
20. Alb. Feria II hebd. XX per annum (IV Psalt.).
S. Bernardi A. D., memoria.
MISSA memoriae, pf. com. vel de sancto.
19. Vir. Dom. XX PER ANNUM (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
L 1 Ez 24, 15-24; Ps Deut 32, 18-19. 20. 21.
Ev Mt 19, 16-22.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Prov 9, 1-6; Ps 33, 2-3. 10-11. 12-13. 14-15.
L 2 Eph 5, 15-20.
Ev Io 6, 51-58.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Ioannis Eudes P. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1974. Roma. Fr. Luigi M. Artusi, presb., a. 74, r. 57.
In Hungaria:
19. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
20. Alb. Feria II. S. STEPHANI HUNGARIAE, PATRONI
PRINCIPALIS, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psal-
modia complementari.
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
190
1962.
1972.
1973.
1992.
2010.
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
Luggau. Fr. Emmeran M. Schicker, presb., a. 50, r. 30.
Rio Branco. Fr. Carlo M. Casavecchia, presb., a. 31, r. 14.
Budapest. Fr. József M. Herhoffer, a. 63, r. 37.
Nigel. Fr. Norberto M. Signori, presb., a. 81, r. 62.
Firenze. Fr. Luciano M. Guidi, a. 97, r. 69.
21. Vir. Feria III hebd. XX per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Pii X Pp.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Ez 28, 1-10; Ps Deut 32, 26-27ab. 27cd-28. 30.
35cd-36ab.
Ev Mt 19, 23-30.
1968.
1969.
1993.
1994.
ANNIVERSARIA
Pointe-Navarre. Fr. Jean-M. Watier, presb., a. 70, r. 42.
Montefano. Fr. Tommaso M. Del Lungo, a. 72, r. 36.
Saviano. Fr. Carmelo M. Abbate, presb., a. 80, r. 61.
Bolzano. Fr. Enrico M. Zanotto, presb., a. 83, r. 62.
22. Alb. Feria IV hebd. XX per annum (IV Psalt.).
B. Mariae Virg. Reginae, memoria.
MISSA memoriae, pf. B. Mariae V.
L 1 Ez 34, 1-11; Ps 22, 1-3a. 3b-4. 5. 6.
Ev Mt 20, 1-16a.
Vel, e Lectionario Sanctorum:
L 1 Is 9, 1-6; Ps 112, 1-2. 3-4. 5-6. 7-8.
Ev Lc 1, 26-38.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
AUGUSTUS 2012
1978.
2000.
2006.
2007.
191
ANNIVERSARIA
Rottanova. Fr. Emanuele M. Alba, presb., a. 50, r. 32.
Roma. Fr. Emilio M. Gallini, a. 81, r. 63.
Firenze. Fr. Martino M. Santini, presb., a. 91, r. 54.
Québec. Fr. Marcel M. Dégarie, presb., a. 81, r. 60.
23. Alb. Feria V. S.P. PHILIPPI BENIZI, O.N. PROPA-
GATORIS INSIGNIS, festum. – Ad H. m. ant. et
pss. feriae V hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr.
L 1 Col 3, 12-17; Ps 30, 2 et 6. 12-13. 15-16. 17 et 25.
Ev Io 13, 12-17. 34-35 vel Mc 9, 33-37.
Vel:
L 1 2 Cor 5, 17-20; Ps 84, 9-10. 11-12. 13-14.
Ev Lc 6, 27-31. 35b-38.
«Benedictio panis et aquae in honorem S. Philippi» fieri debet
secundum ritum in novissima editione Proprii Missarum
O.S.M. (anno 1998) descriptum, vel secundum unum e riti-
bus in Benedizionale di S. Filippo Benizi vel Livre des bénédic-
tions de saint Philippe Benizi (anno 1987) describuntur.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Rosae de Lima V. memoria omittitur.
In Americae Latinae Nationibus:
23. Alb. Feria V. S. ROSAE DE LIMA V., TOTIUS AMERICAE
LATINAE PATRONAE, festum. – Ad H. m. ant. et pss.
feriae V hebd. IV.
192
TEMPUS PER ANNUM
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
In Chilia et in Rei Publica Argentina festum S. Rosae de
Lima V. die 30 augusti celebratur.
ANNIVERSARIA
1973. Chieti. Fr. Antonio M. Firmani, a. 56, r. 22.
1983. Verona. Fr. Mariano M. Todero, a. 82, r. 60.
1985. Trapani. Fr. Camillo M. Fioretti, presb., a. 74, r. 58.
24. Rub. Feria VI. S. BARTHOLOMEI AP., festum. –
Ad H. m. ant. et pss. feriae VI hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 Apoc 21, 9b-14; Ps 144, 10-11. 12-13ab. 17-18.
Ev Io 1, 45-51.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1998. Negrar. Fr. Marino M. Moro, presb., a. 76, r. 56.
1999. Melbourne (USA). Fr. John M. Martin, presb., a. 72, r. 52.
25. Alb. Sabb. hebd. XX per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabbato, memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Ez 43, 1-7a; Ps 84, 9ab.10. 11-12. 13-14.
Ev Mt 23, 1-12.
AUGUSTUS 2012
193
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praeser-
tim form. n. 24: Beata Virgo Maria, sedes Sapientiae.
S. Ludovici et S. Ioseph de Calasanz P memoriae omittuntur.
.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1972.
1976.
1977.
1985.
1998.
ANNIVERSARIA
Pisa. Fr. Sostegno M. Benedetti, presb., a. 84, r. 66.
Turvo. Fr. Egidio M. Muscini, a. 92, r. 66.
Rovato. Fr. Vincenzo M. Tessarolo, a. 69, r. 45.
Elmhurst. Fr. Clarence M. Brissette, presb., a. 85, r. 62.
Chicago. Fr. Kevin M. O’Byrne, a. 77, r. 46.
26. Vir. Dom. XXI PER ANNUM (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Ios 24, 1-2a. 15-17. 18b;
Ps 33, 2-3. 16-17. 18-19. 20-21. 22-23.
L 2 Eph 5, 21-32.
Ev Io 6, 60-69.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
1977.
1988.
1997.
1997.
2003.
2008.
ANNIVERSARIA
Portland. Fr. Bartholomew M. Wright, presb., a. 67, r. 34.
Negrar. Fr. Lorenzo M. Boratto, presb., a. 86, r. 69.
Montréal. Fr. Julien M. Brodeur, presb., a. 80, r. 61.
Reggio Emilia. Fr. Pietro M. Rizzi, presb., a. 82, r. 63.
Roma. Fr. Mario M. Castelli, presb., a. 83, r. 66.
Coyhaique. Fr. José M. Belló Marcolín, a. 95, r. 77.
194
TEMPUS PER ANNUM
27. Alb. Feria II hebd. XXI per annum (I Psalt.).
S. Monicae, memoria.
MISSA memoriae.
L 1 2 Thes 1, 1-5. 11b-12; Ps 95, 1-2a. 2b-3. 4-5.
Ev Mt 23, 13-22.
ANNIVERSARIA
1967. S. José dos Campos. Fr. Michele M. Lorenzini, presb., a. 79,
r. 63.
1974. La Plata. Fr. Augusto M. Incao, presb., a. 59, r. 40.
1989. Oruro. Fr. Agostino M. Gobbo, presb., a. 81, r. 59.
28. Alb. Feria III. S. AUGUSTINI E. D. ATQUE LEGI-
SLATORIS ORDINIS NOSTRI, festum. – Ad H.
m. ant. et pss. feriae III hebd. I.
MISSA pr., Gloria, pf. pr.
L 1 1 Io 4, 7-16 vel 1 Cor 12, 31 – 13, 8a. 13;
Ps 36, 3-4. 5-6. 30-31.
Ev Mt 23, 8-12.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1982. Firenze. Ep. Girolamo M. Casalini, a. 66, r. 50.
1987. Pietralba. Fr. Sostegno M. Parise, a. 67, r. 47.
1993. Firenze. Fr. Stefano M. Galeotti, a. 77, r. 56.
29. Rub. Feria IV hebd. XXI per annum (I Psalt.).
In Passione S. Ioannis Baptistae, memoria.
Ad Ld. ant. pr. cum psalmis dom. hebd. I.
AUGUSTUS 2012
195
MISSA memoriae, lect. pr., pf. pr.
L 1 Ier 1, 17-19; Ps 70, 1-2. 3-4a. 5-6ab. 15ab et 17.
Ev Mc 6, 17-19.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Ad Vp. ant. pr. cum psalmis de Communi Martyrum.
ANNIVERSARIA
1975. Siracusa. Fr. Agostino M. Pappalardo, presb., a. 63, r. 47.
1988. Milano. Fr. Giorgio M. Cavasin, a. 66, r. 46.
2007. Léon. Fr. José Alejandro M. Medina Frausto, presb., a. 39,
r. 18.
30. Vir. Feria V hebd. XXI per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 1, 1-9; Ps 144, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Mt 24, 42-51.
ANNIVERSARIA
1981. Melbourne. Fr. Vincent M. Harkins, presb., a. 47, r. 28.
2007. Vincenza. Fr. Prospero M. Bobbato, diac., a. 80, r. 60.
2009. Valencia. Fr. Antonio M. Sánchez Iglesias, presb., a. 69, r. 50.
31. Vir. Feria VI hebd. XXI per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Andreae de Burgo Sancti Sepulcri Rel. O.N.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 1, 17-25; Ps 32, 1-2. 4-5. 10ab et 11.
Ev Mt 25, 1-13.
ANNIVERSARIA
1976. Gaspé. Fr. Percival M. Sainte-Croix, presb., a. 57, r. 34.
1991. Vicenza. Fr. Ilario M. Marchesan, presb., a. 64, r. 46.
SEPTEMBER 2012
SEPTEMBER 2012
1. Alb. Sabb. hebd. XXI per annum (I Psalt.).
De S. Maria in sabbato, memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Cor 1, 26-31; Ps 32, 12-13. 18-19. 20-21.
Ev Mt 25, 14-30.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 41: Beata Maria Virgo, mater consolationis.
B. Ioannae de Florentia Virg. O.N. memoria omittitur.
197
L 1 Deut 4, 1-2. 6-8; Ps 14, 2-3a. 3cd-4ab. 5.
L 2 Iac 1, 17-18. 21b-22. 27.
Ev Mc 7, 1-8. 14-15. 21-23.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1968. Bruxelles. Fr. Joseph M. Brown, presb., a. 81, r. 62.
1995. Mbabane. Fr. Albert M. Mndzebele, presb., a. 69, r. 43.
2009. Roma. Fr. Raffaele M. Crivello, presb., a. 86, r. 68.
3. Alb. Feria II hebd. XXII per annum (II Psalt.).
S. Gregorii Magni Pp. D., memoria.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom. MISSA memoriae.
Pro Monialibus et Sororibus O.N.: L 1 1 Cor 2, 1-5; Ps 118, 97. 98. 99. 100. 101. 102.
Ev Lc 4, 16-30.
1. Alb. B. Ioannae de Florentia, Virg. O.N., memoria.
ANNIVERSARIA
1995. Salerno. Fr. Tarcisio M. Mascagni, presb., a. 74, r. 56.
MISSA memoriae.
ANNIVERSARIA
1970. Vicenza. Fr. Emilio M. Toffano, a. 83, r. 58.
2003. Des Plaines (Illinois). Fr. Michael M. Scanlon, presb., a. 95,
r. 77.
2. Vir. DOM. XXII PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
4. Vir. Feria III hebd. XXII per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 2, 10b-16; Ps 144, 8-9. 10-11. 12-13ab.
13cd-14.
Ev Lc 4, 31-37.
ANNIVERSARIA
1967. München. Fr. Paul M. Schifflers, presb., a. 66, r. 44.
2003. Roma. Fr. Giuseppe M. Bortone, presb., a. 77, r. 55.
198
TEMPUS PER ANNUM
5. Vir. Feria IV hebd. XXII per annum (II Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. B. Mariae Magdalenae Starace, Virg. O.N.,
Fundatricis Congregationis Sororum Servarum Mariae
a Compassione.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 3, 1-9; Ps 32, 12-13. 14-15. 20-21.
Ev Lc 4, 38-44.
Pro sororibus Servis Mariae a Compassione:
5. Alb. Feria IV. MARIAE MAGDALENAE STARACE,
VIRG. O.N., FUNDATRICIS CONGREGATIONIS
SORORUM SERVARUM MARIAE A COMPASSIONE,
festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae IV hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. de beata.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
VESPERAE festi – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1976. Siteki. Fr. Alfonso M. Borelli, presb., a. 73, r. 56.
1980. Firenze. Fr. Ubaldo M. Forconi, presb., a. 73, r. 55.
1994. Venezia. Fr. Mario M. Turato, a. 84, r. 60.
6. Alb. Feria V hebd. XXII per annum (II Psalt.).
B. Bonaventurae de Foro Livii, presbyteri O.N.,
memoria.
SEPTEMBER 2012
199
MISSA memoriae.
L 1 1 Cor 3, 18-23; Ps 23, 1-2. 3-4ab. 5-6.
Ev Lc 5, 1-11.
ANNIVERSARIA
1993. Cattolica. Fr. Francesco M. Di Blasio, presb., a. 50, r. 32.
2011. Torino. Fr. Germano M. Vassallo, presb., a. 84, r. 65.
7. Vir. Feria VI hebd. XXII per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 4, 1-5; Ps 36, 3-4. 5-6. 27-28. 39-40.
Ev Lc 5, 33-39.
ANNIVERSARIA
1962. Sublimity. Fr. Francis M. Wiehl, presb., a. 74, r. 55.
2010. Torino. Fr. Giovanni M. Onini, presb., a. 82, r. 65.
8. Alb. Sabb. IN NATIVITATE B. MARIAE V., fes-
tum. – Ad H. m. ant. cum pss. sabbati hebd. II.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. B. Mariae V.
L 1 Mic 5, 1-4a vel Rom 8, 28-30; Ps 12, 6ab. 6cd.
Ev Mt 1, 1-16. 18-23 vel 1, 18-23.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
200
TEMPUS PER ANNUM
DIES DIACONIARUM LAICARUM SERVORUM SANCTAE
MARIAE
Motus Diaconiae laicae OSM Diem Consociationis cele-
brant. Orta die 8 septembris 1982 ex felici consilio fra-
tris David M. Montagna (†2000), Consociatio probata
et sociata est Ordini Servorum die 1 ianuarii 1999 a fra-
tre Hubert M. Moons, Priore generali. Omnis diaconia
domi suae lectioni divinae assidue vacat, Nazaretanam
Familiam ut exemplar colit et tamquam festum pro-
prium unam ex festivitatibus marianis celebrant.
Fratres et sorores Ordinis nostri preces effundant ut
Consociatio diaconiarum laicarum in die augeatur
Evangelii testimonium et operum alacritatem.
ANNIVERSARIA
1988. Siteki. Fr. Raimondo M. Dal Magro, a. 85, r. 64.
1989. Vicenza. Fr. Paolino M. Montagna, presb., a. 72, r. 55.
9. Vir. DOM. XXIII PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Is 35, 4-7a; Ps 145, 7. 8-9a. 9bc-10.
L 2 Iac 2, 1-5.
Ev Mc 7, 31-37.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Petri Claver P. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1968. Milano. Fr. Giovanni M. Trevisan, a. 72, r. 47.
1985. Maroslele. Fr. Venáncz M. Bezdán, a. 63, r. 35.
1992. Massa. Fr. Fedele M. Bonini, presb., a. 78, r. 59.
SEPTEMBER 2012
201
10. Vir. Feria II hebd. XXIII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 5, 1-8; Ps 5, 5-6. 7. 12.
Ev Lc 6, 6-11.
11. Vir. Feria III hebd. XXIII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 6, 1-11; Ps 149, 1-2. 3-4. 5-6a et 9b.
Ev Lc 6, 12-19.
ANNIVERSARIA
1975. Roma. Fr. Giovanni M. Poscolieri, presb., a. 63, r. 47.
1986. Arezzo. Fr. Bonagiunta M. Manetti, presb., a. 75, r. 55.
1993. Vicenza. Fr. Felice M. Filippi, a. 67, r. 25.
TRIDUUM
B. MARIÆ VIRGINIS PERDOLENTIS, O.N.
PATRONÆ PRINCIPALIS
Diebus 12-13-14 septembris in omnibus ecclesiis
Servorum Familiæ dicantur oportet preces ut fra-
tres omnesque sodales disponantur ad sollemnita-
tem B. Mariæ Virginis Perdolentis, O.N. Patronæ
Principalis, celebrandam apte disponantur. Ad hoc opportune
adhibebuntur subsidia, quibus sunt tituli Corona dell’Addolorata
vel Rosary of our Lady of sorrows vel Chapelet de Notre-Dame des
douleurs et Via Matris.
202
TEMPUS PER ANNUM
12. Vir. Feria IV hebd. XXIII per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. Ss.mi Nominis B. Mariae Virginis.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
Vel, in Missa B. Mariae V.:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 21: Sanctum Nomen beatae Mariae Virginis.
L 1 1 Cor 7, 25-31; Ps 44, 11-12. 14-15. 16-17.
Ev Lc 6, 20-26.
ANNIVERSARIA
1977. Roma. Fr. Gabriele M. Roschini, presb., a. 76, r. 57.
1979. Palma Campania. Fr. Fortunato M. Frattin, a. 83, r. 49.
1988. Montréal. Fr. Gilles M. Beaulac, presb., a. 61, r. 42.
13. Alb. Feria V hebd. XXIII per annum (III Psalt.).
S. Ioannis Chrysostomi E. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Cor 8, 1b-7. 11-13; Ps 138, 1-3. 13-14ab. 23-24.
Ev Lc 6, 27-38.
ANNIVERSARIA
2002. Chicago. Fr. Thomas M. Duff, presb., a. 80, r. 59.
14. Rub. Feria VI. IN EXALTATIONE S. CRUCIS, fes-
tum. – Ad H. m. ant. pr. cum pss. feriae VI hebd. III.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. pr. vel I Pass.
SEPTEMBER 2012
203
L 1 Num 21, 4b-9 vel Phil 2, 6-11;
Ps 77, 1-2. 34-35. 36-37. 38.
Ev Io 3, 13-17.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
1961.
1961.
1981.
1992.
ANNIVERSARIA
Modena. Fr. Giuseppe M. Gherardi, presb., a. 52, r. 34.
Montréal. Fr. Luigi M. Leonelli, a. 79, r. 55.
S. Colombano. Fr. Bernardo M. Michelato, presb., a. 70,
r. 53.
Rio Branco. Fr. Peregrino M. Carneiro de Lima, presb.,
a. 79, r. 61.
15. Alb. Sabb. B. MARIAE VIRGINIS PERDOLEN-
TIS, O.N. PATRONAE PRINCIPALIS, sollemnitas.
– Ad H. m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., sequentia ad libitum, Credo,
pf. pr.
L 1 Iudith 13, 22-25 (gr. 17b-20); Ps 144, 1-2. 4-6. 8-9.
L 2 Col 1, 18-24.
Ev Lc 2, 33-35 vel Io 19, 25-27.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
204
TEMPUS PER ANNUM
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Sisters of the
Mother of Sorrows Servants of Mary (India) hanc
diem qua beatam Virginem Perdolentem Patronam
Instituti venerantur, celebrat quoque tanquam Diem
Congregationis. Anno 1927 die 18 septembris Con-
gregatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Liturgiae Horarum necnon Sacrificii eucharistici
Deo gratias agant et pro bono atque incremento
Instituti fraternas effundant preces.
DIES CONGREGATIONIS
Sorores quae Misioneras de María Dolorosa (Ciudad
Juárez, México) vocantur, hunc diem quo earum Insti-
tutum, anno 1947, canonice est erectum, tamquam
Diem Congregationis celebrant. Anno 1953 die 29
martii Congregatio Ordini nostro aggregata est.
Omnes fratres et sorores Ordinis nostri cum in
matutinis tum in vespertinis precibus necnon in
Sacrificio eucharistico Deo et beatae Virgini laudes
agant et pro bono atque incremento Congregationis
enixe supplicent.
ANNIVERSARIA
1974. Trieste. Fr. Leandro M. Zanussi, a. 70, r. 46.
1994. St. Petersburg Beach. Fr. Dominic M. Manzo, presb., a. 78,
r. 59.
1995. Vicenza. Fr. Andrea M. Cecchin, presb., a. 80, r. 62.
1997. Chieti. Fr. Michele M. Garofalo, presb., a. 77, r. 24.
2000. Napoli. Fr. Tommaso M. Chianese, presb., a. 79, r. 61.
SEPTEMBER 2012
205
16. Vir. DOM. XXIV PER ANNUM (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf., dom. per annum.
L 1 Is 50, 5-9a; Ps 114, 1-2. 3-4. 5-6. 8-9.
L 2 Iac 2, 14-18.
Ev Mc 8, 27-35.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
Ss. Cornelii P. et Cypriani E. Mm. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1972. Monte Senario. Fr. Filippo M. Ferrini, presb., a. 91, r. 75.
1981. Vicenza. Fr. Giuseppe M. Micottis, a. 64, r. 43.
2009. Santiago del Cile. Fr. Venancio M. Petracco Orlando,
a. 93, r. 68.
17. Vir. Feria II hebd. XXIV per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Roberti Bellarmino E. D.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 11, 17-26. 33; Ps 39, 7-8a. 8b-9. 10. 17.
Ev Lc 7, 1-10.
ANNIVERSARIA
1999. Bologna. Fr. Tiago M. Coccolini, presb., a. 84, r. 68.
18. Vir. Feria III hebd. XXIV per annum (IV Psalt.).
De ea.
206
TEMPUS PER ANNUM
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
C
ANNUS A CONDITO
INSTITUTO SERVARUM MARIAE A LADYSMITH
L 1 1 Cor 12, 12-14. 27-31a; Ps 99, 2. 3. 4. 5.
Ev Lc 7, 11-17.
1964.
1974.
1976.
1983.
ANNIVERSARIA
Stegi. Fr. Anselmo M. Marsigli, presb., a. 74, r. 55.
Begbroke. Fr. Joachim M. King, presb., a. 66, r. 48.
Chicago. Fr. Gregor M. Ford, presb., a. 70, r. 51.
Firenze. Fr. Celestino M. Bresci, presb., a. 68, r. 48.
Anno 1912, die 19 septembris, in oppido Ladysmith (Wisconsin), USA,
condita est communitas religiosa cui anno 1919 nomen datum est Insti-
tutum Servarum Mariae a Ladysmith. Primae sorores, in quibus numeran-
tur M. Alphonse Bradley (1880-1950), M. Rose Smith (1879-1955), M.
Evangelist Corcoran (1875-1962), in oppido Ladysmith (Wisconsin) perve-
nerunt, ut puellas docerent in schola paroeciali, quo fratres Servi Mariae
anno 1910 venerant. Anno 1919, die 8 decembris, Institutum iuris dioece-
sani factum et appellatum est Congregatio Servarum Mariae a Ladysmith.
Il 19 settembre 1912, fu fondata a Ladysmith (Wisconsin), USA, in cui i
Servi di Maria erano arrivati nel 1910, una comunità religiosa a cui fu
dato il nome di «Istituto delle Serve di Maria di Ladysmith. Le prime
sorelle, fra cui si ricordano M. Alphonse Bradley (1880-1950), M. Rose
Smith (1879-1955), M. Evangelist Corcoran (1875-1962), giunsero a
Ladysmith per insegnare alle ragazze della scuola parrocchiale. L’8 dicembre
1919 l’Istituto divenne di diritto diocesano e presero il nome di Congre-
gazione delle Serve di Maria di Ladysmith.
On 19 September 1912, at Ladysmith (Wisconsin), USA, where the friar
Servants of Mary had arrived in 1910, a religious community of women was
founded with the name “Institute of Sister Servants of Mary of Ladysmith”.
The first sisters, among whom were M. Alphonse Bradley (1880-1950),
M. Rose Smith (1879-1955), and M. Evangelist Corcoran (1875-1962),
went to Ladysmith to teach the girls in the parish school. On 8 December,
1919 it became an Institute of diocesan right and took the name Congre-
gation of Sister Servants of Mary of Ladysmith.
208
TEMPUS PER ANNUM
19. Vir. Feria IV hebd. XXIV per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. S. Ianuarii E. M.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 1 Cor 12, 31 – 13, 13; Ps 32, 2-3. 4-5. 12 et 22.
Ev Lc 7, 31-35.
DIES CONGREGATIONIS
Congregatio Sororum cui est titulus Servants of Mary
(Ladysmith) hanc diem qua, anno 1912, primae
Sorores ad civitatem Ladysmith pervenerunt, tam-
quam Diem Congregationis celebrat. Anno 1921
die 16 novembris Congregatio Ordini nostro aggre-
gata est.
Omnes Servi et Servae sanctae Mariae in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii eucha-
ristici Deo gratias agant et pro bono atque incre-
mento Instituti fraternas effundant preces.
ANNIVERSARIA
1975. Ladysmith. Fr. James M. Keane, presb., a. 74, r. 54.
2000. Santiago de Chile. Fr. Paolo M. Venezian, presb., a. 89,
r. 71.
2001. Nepi. Fr. Giuseppe M. Zamin, presb., a. 75, r. 54.
20. Rub. Feria V hebd. XXIV per annum (IV Psalt.).
Ss. Andreae Kim Taegon, Pauli Chong et Soc.
Mm., memoria.
MISSA memoriae.
SEPTEMBER 2012
209
L 1 1 Cor 15, 1-11; Ps 117, 1-2. 16ab-17. 28.
Ev Lc 7, 36-50.
ANNIVERSARIA
2003. Negrar. Fr. Gioacchino M. Pizzolato, a. 90, r. 71.
2010. Negrar. Fr. Giulio M. Signori, presb., a. 93, r. 74.
2011. Chicago. Fr. Martin M. Doherty, presb., a. 77, r. 56.
21. Rub. Feria VI. S. MATTHAEI AP. ET EV., festum. –
Ad H. m. ant. et pss. feriae VI hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. App.
L 1 Eph 4, 1-7. 11-13; Ps 18, 2-3. 4-5.
Ev Mt 9, 9-13.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1991. Firenze. Fr. Giovanni M. Catocci, presb., a. 84, r. 63.
2000. Wien. Fr. Amideus M. Schuhmaier, presb., a. 83, r. 65.
2010. Negrar. Fr. Alessio M. Zanollo, a. 85, r. 56.
22. Alb. Sabb. hebd. XXIV per annum (IV Psalt.).
In Dedicatione Basilicae sacri conventus Montis
Senarii, memoria.
MISSA memoriae.
L 1 1 Cor 15, 35-37. 42-49; Ps 55, 10. 11-12. 13-14.
Ev Lc 8, 4-15.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
210
TEMPUS PER ANNUM
In Monte Senario:
21. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
22. Alb. Sabb. IN DEDICATIONE BASILICAE SACRI
CONVENTUS MONTIS SENARII, sollemnitas. – Ad
H. m. ant. pr. cum psalmodia complementari.
MISSA pr., Gloria, Credo, pf. pr.
L 1 Is 56, 1. 6-7; Ps 83, 3. 4. 5-6a et 8a. 11.
L 2 1 Petr 2, 4-9.
Ev Io 4, 19-24.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
Tirano. Fr. Francesco M. Paolazzi, presb., a. 69, r. 45.
Wheeling. Fr. George M. Wheeler, presb., a. 84, r. 64.
Milano. Fr. Maurizio M. Gamba, a. 84, r. 60.
Bologna. Fr. Luigi M. Barbieri, presb., a. 81, r. 65.
Jolimont (Belgique). Fr. Gérard M. Biron, presb., a. 50,
r. 30.
2000. Detroit. Fr. Frederick M. Reiman, presb., a. 80, r. 63.
2005. Negrar. Fr. Alessio M. Eugelmi, a. 77, r. 59.
1972.
1990.
1991.
1992.
1995.
23. Vir. DOM. XXV PER ANNUM (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
SEPTEMBER 2012
211
L 1 Sap 2, 12. 17-20; Ps 53, 3-4. 5. 6 et 8.
L 2 Iac 3, 16 – 4, 3.
Ev Mc 9, 30-37.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Pii de Pietrelcina P. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1978. Wien. Fr. Gotthard M. Kreuzer, presb., a. 71, r. 49.
1989. Torino. Fr. Giovanni M. Pollaroli, a. 94, r. 40.
1990. Pesaro. Fr. Vincenzo M. Gualtieri, presb., a. 52, r. 34.
24. Vir. Feria II hebd. XXV per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Prov 3, 27-34; Ps 14, 2-3ab. 3cd-4ab. 5.
Ev Lc 8, 16-18.
ANNIVERSARIA
1987. Genova. Fr. Alessio M. Cerrato, presb., a. 81, r. 64.
25. Vir. Feria III hebd. XXV per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Prov 21, 1-6. 10-13; Ps 118, 1. 27. 30. 34. 35. 44.
Ev Lc 8, 19-21.
ANNIVERSARIA
1966. Chicago. Fr. Maurice M. Cronin, presb., a. 38, r. 19.
2002. Waterford. Fr. Aidan M. Kennedy, a. 87, r. 62.
2009. Valencia. Fr. Lorenzo M. Pochettino, presb., a. 83, r. 64.
212
TEMPUS PER ANNUM
26. Vir. Feria IV hebd. XXV per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Cosmae et Damiani Mm.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Prov 30, 5-9; Ps 118, 29. 72. 89. 101. 104. 163.
Ev Lc 9, 1-6.
ANNIVERSARIA
2002. Firenze. Fr. Alessio M. Danti, a. 85, r. 53.
2003. Orléans. Fr. Patrice M. Pharand, presb., a. 84, r. 66.
27. Alb. Feria V hebd. XXV per annum (I Psalt.).
S. Vincentii de Paul P., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Qoh 1, 2-11; Ps 89, 3-4. 5-6. 12-13. 14 et 17.
Ev Lc 9, 7-9.
Crastina die anniversarium recurret piae mortis Ioannis
Pauli Pp. I (1978).
SEPTEMBER 2012
1965.
1971.
1977.
1978.
1992.
213
ANNIVERSARIA
Monte Senario. Fr. Enrico M. Gargiani, presb., a. 75, r. 58.
Sena Madureira. Ep. Giocondo M. Grotti, a. 43, r. 27.
Furtwangen. Fr. Fridolin M. Müller, a. 69, r. 47.
Città del Vaticano. Pp. Ioannes Paulus I, a. 65. p. 33 dierum.
Denver. Fr. Hugh M. Moffett, presb., a. 78, r. 53.
29. Alb. Sabb. SS. MICHAELIS, GABRIELIS ET
RAPHAELIS, ARCHANG., festum. – Ad H. m. ant.
pr. et pss. de sabbati hebd. I.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. Angelorum.
L 1 Dan 7, 9-10. 13-14 vel Apoc 12, 7-12a;
Ps 137, 1-2a. 2bc-3. 4-5.
Ev Io 1, 47-51.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA ANNIVERSARIA
1982. Perugia. Fr. Gregorio M. Logli, presb., a. 71, r. 53. 1988. Anaheim. Fr. Philip M. Grimes, presb., a. 81, r. 62.
1991. San Diego. Fr. Raymond M. Geb, presb., a. 65, r. 47. 2007. Firenze. Fr. Ermenegildo M. Biagini, presb., a. 88, r. 70.
28. Vir. Feria VI hebd. XXV per annum (I Psalt.). 30. Vir. DOM. XXVI PER ANNUM (Hebd. II Psalt.).
De ea. Vel: De ea.
Rub. S. Venceslai M. Vel:
Rub. Ss. Laurentii Ruiz et Soc. Mm.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Qoh 3, 1-11; Ps 143, 1a et 2abc. 3-4.
Ev Lc 9, 18-22.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Num 11, 25-29; Ps 18, 8. 10. 12-13. 14.
L 2 Iac 5, 1-6.
Ev Mc 9, 38-43. 45. 47-48.
214
TEMPUS PER ANNUM
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Hieronymi P.D. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1978. Superga. Fr. Mauro M. Rapido, a. 49, r. 2.
1992. El Paso. Fr. Egidio M. Pasquon, presb., a. 54, r. 34.
1999. Ceské Budejovice. Fr. Kasimir M. Jindra, presb., a. 84, r. 61.
OCTOBER 2012
Oratio per Mariale Rosarium fidelibus commendetur
eiusque natura et momentum in luce ponantur.
Indulgentia plenaria conceditur recitantibus mariale
Rosarium in ecclesia aut oratorio, vel in familia, in
religiosa communitate, in christifidelium consocia-
tione et generatim cum plures ad aliquem honestum
finem convenerint; indulgentia vero partialis in aliis
rerum adiunctis (Enchiridion Indulgentiarum, ed. 1999,
concessio n. 17).
1. Alb. Feria II hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
S. Theresiae a Iesu Infante V. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iob 1, 6-22; Ps 16, 1. 2-3. 6-7.
Ev Lc 9, 46-50.
1974.
1982.
1984.
1991.
2003.
ANNIVERSARIA
Reggio Emilia. Fr. Giuseppe M. Milani, a. 70, r. 36.
Treviso. Fr. Tarcisio M. Campagnolo, presb., a. 47, r. 27.
Ancona. Ep. Bernardino M. Piccinelli, a. 79, r. 62.
Chicago. Fr. Dominic M. Monforti, a. 58, r. 36.
Dundee. Fr. Philip M. Walsh, presb., a. 76, r. 54.
2. Alb. Feria III hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
Ss. Angelorum Custodum., memoria.
MISSA pr., lect. pr., pf. de Angelis.
216
TEMPUS PER ANNUM
L 1 Ex 23, 20-23; Ps 90, 1-2. 3-4. 5-6. 10-11.
Ev Mt 18, 1-5. 10.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
ANNIVERSARIA
1985. Viareggio. Fr. Luca M. Caramelli, presb., a. 65, r. 49.
2001. Las Toscas. Fr. Eligio M. Giacomozzi, presb., a. 90, r. 72.
2004. Derry. Fr. Seamus M. Heffernan, a. 65, r. 42.
3. Rub. Feria IV hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
B. Maria Guadalupe Ricart Olmos Virg. M. O.N.,
memoria.
OCTOBER 2012
217
ANNIVERSARIA
1971. Viareggio. Fr. Benedetto M. Maltempi, presb., a. 83, r. 66.
1988. Saint-Augustin (Québec). Fr. Jean M. Gervais, presb., a. 43,
r. 22.
1989. Dundee. Fr. Joseph M. Hynd, a. 58, r. 27.
4. Alb. Feria V hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
S. Francisci Assisiensi, memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iob 19, 21-27; Ps 26, 7-8a. 8b-9abc. 13-14.
Ev Lc 10, 1-12.
MISSA memoriae.
L 1 Iob 9, 1-12. 14-16; Ps 87, 10bc-11. 12-13. 14-15.
Ev Lc 9, 57-62.
In Italia:
4. Alb. Feria V. S. FRANCISCI ASSISIENSIS, ITALIAE
PATRONI, festum. Ad H. m. ant. et pss. feriae V hebd. II.
Pro Monialibus O.N.:
Rub. Feria IV. B. Mariae Guadalupe Ricart Olmos, Virg.
M. O.N., festum. – Ad H. m. ant. et pss. feriae IV hebd. II.
MISSA festi, Gloria, lect. pr., pf. de martyr. vel de virg.
L 1 Rom 8, 31b-39; Ps 114-115, 1-2. 3-4. 14-15.
Ev Mt 10, 28-33.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
VESPERAE festi.
Missa pr., Gloria, lect. pr., pf. Sanctorum.
L 1 Gal 6, 14-18; Ps 15, 1-2a et 5. 7-8. 11.
Ev Mt 11, 25-30.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
218
TEMPUS PER ANNUM
DIES MISSIONIS
Missio in regione Acre (Brasilia), die 4 octobris 1919
in Praefecturam apostolicam erecta, hodie Diem
Missionis celebrat.
Omnes fratres et sorores Ordinis nostri in celebratio-
ne Laudum et Vesperarum necnon Sacrificii eucari-
stici fraternas Deo effundant preces pro propagatio-
ne Evangelii in illa regione.
OCTOBER 2012
219
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 40: Beata Maria Virgo, divinae providentiae
mater.
S. Brunonis P. memoria omittitur.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
DIES CONGREGATIONIS
ANNIVERSARIA
2003. Pesaro. Fr. Pietro M. Giogoli, presb., a. 85, r. 66.
2004. London. Fr. Joseph M. Colella, presb., a. 73, r. 53.
2011. Roma. Fr. Mario M. Bozzi, presb., a. 85, r. 69.
5. Vir. Feria VI hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Iob 38, 1. 12-21; 40, 3-5; Ps 138, 1-3. 7-8. 9-10.
13-14ab.
Ev Lc 10, 13-16.
6. Alb. Sabb. hebd. XXVI per annum (II Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Iob 42, 1-3. 5-6. 12-16 (hebr. 1-3. 5-6. 12-17);
Ps 118, 66. 71. 75. 91. 125. 130.
Ev Lc 10, 17-24.
Congregatio Sororum cui est titulus Mantellate Serve
di Maria di Pistoia, hanc diem qua, anno 1861, in
pago Treppio (Pistorii) Philomena Rossi (1822-1878)
et Ioanna Ferrari (1832-1900) initium Instituti fece-
runt, tamquam Diem Congregationis celebrat. Anno
1868 die 16 novembris Congregatio Ordini nostro
aggregata est.
Omnes fratres et sorores Ordinis nostri cum in mati-
tutinis tum in vespertinis precibus necnon in
Sacrificio eucharistico Deo et beatae Virgini laudes
agant et pro bono atque incremento Congregationis
enixe supplicent.
ANNIVERSARIA
1971. Innsbruck. Fr. Anton M. Mosandl, a. 78, r. 48.
1987. Negrar. Fr. Cirillo M. Diquigiovanni, presb., a. 77, r. 55.
7. Vir. DOM. XXVII PER ANNUM (Hebd. III Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Gen 2, 18-24; Ps 127, 1-2. 3. 4-5. 6.
L 2 Hebr 2, 9-11.
Ev Mc 10, 2-16 vel 10, 2-12.
220
TEMPUS PER ANNUM
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
B. Mariae Virg. a Rosario memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
1969.
1988.
2005.
2008.
ANNIVERSARIA
Gutenstein. Fr. Angelicus M. Schwarzenbach, presb., a. 57,
r. 40.
Fullerton. Fr. Bernard M. Paul, presb., a. 62, r. 39.
Montréal. Fr. Gabriel M. Saint-Germain, presb., a. 77, r. 58.
Vicenza. Fr. Graziano M. Casarotto, presb., a. 95, r. 76.
8. Vir. Feria II hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 1, 6-12; Ps 110, 1-2. 7-8. 9 et 10c.
Ev Lc 10, 25-37.
In Hungaria:
7. I VESPERAE soll. – Cp. post I Vp. dom.
8. Alb. Feria II. B. MARIAE V. MAGNAE DOMINAE
HUNGARORUM, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum
psalmodia complementari.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pr. B. Mariae V.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
OCTOBER 2012
221
ANNIVERSARIA
1989. Orvieto. Fr. Giuseppe M. Conti, presb., a. 61, r. 45.
9. Vir. Feria III hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Dionysii E. et Soc. Mm. Vel:
Alb. S. Ioannis Leonardi P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 1, 13-24; Ps 138, 1-3. 13-14ab. 14c-15.
Ev Lc 10, 38-42.
ANNIVERSARIA
1984. Monte Senario. Fr. Gioacchino M. Bottaro, a. 80, r. 50.
2006. Innsbruck. Fr. Gregor M. Heine, presb., a. 75, r. 48.
2010. Milano. Fr. Giovanni M. Pressacco, a. 89, r. 71.
10. Vir. Feria IV hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 2, 1-2. 7-14; Ps 116, 1. 2.
Ev Lc 11, 1-4.
1981.
1982.
1991.
2004.
2005.
ANNIVERSARIA
Sherbrooke. Fr. Paulin M. Roger, a. 68, r. 28.
Maria Luggau. Fr. Lásló M. Héder, presb., a. 74, r. 54.
Negrar. Fr. Agostino M. Vasina, presb., a. 77, r. 57.
Chicago. Fr. George M. O’Connell, presb., a. 91, r. 72.
Ottawa. Fr. Hervé M. Rochon, a. 74, r. 35.
OCTOBER 2012
L
ANNUS AB INITIO CONCILII OECUMENICI VATICANO II
223
11. Vir. Feria V hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 3, 1-5; Ps Lc 1, 69-70. 71-72. 73-75.
Ev Lc 11, 5-13.
Hodie (die 11 octobris) commemoratur initium Concilii oecu-
menici Vaticani II, quod convocatum est ab beato Ioanne XXIII
(+1963), Summo Pontifici, die 25 decembris 1959.
Oggi (11 ottobre) si commemora l’inizio del Concilio ecumeni-
co Vaticano II, convocato dal beato Sommo Pontefice Giovanni
XXIII (+1963) il 25 dicembre 1959.
Today (11 October) commemorates the start of the Ecumenical
Council, Vatican II, convoked by Blessed Pope John XXIII
(+1963) on 25 December, 1959.
ANNIVERSARIA
1980. Arpadföld. Fr. Bonaventura M. Rácz, presb., a. 67, r. 48.
1983. Abbadia Lariana. Fr. Augusto M. Bottazzi, presb., a. 70,
r. 51.
1987. Chicago. Fr. Ralph M. O’Brien, presb., a. 52, r. 32.
1996. Saviano. Fr. Carlo M. Ruocco, presb., a. 70, r. 53.
2004. Francavilla al Mare. Fr. Mario M. Mariani, presb., a. 82,
r. 63.
2005. Nové Hrady. Fr. Bonfilius M. Wagner, presb., a. 79, r. 55.
12. Vir. Feria VI hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 3, 7-14; Ps 110, 1-2. 3-4. 5-6.
Ev Lc 11, 15-26.
In Brasilia:
11. I VESPERAE seq. – Cp. post I Vp. dom.
12. Alb. Feria VI. B. MARIAE VIRGINIS «NOSSA SEN-
HORA DA CONCEIÇÃO APARECIDA, PADROEIRA
PRINCIPAL DO BRASIL», BRASILIAE PATRONAE
PRINCIPALIS, sollemnitas. – Ad H. m. ant. pr. cum psal-
modia complementari.
224
TEMPUS PER ANNUM
© MISSA pr., Gloria, lect. pr., Credo, pf. pr.
L 1 Est 5, 1b-2; 7, 2b-3;
Ps 44, 11-12a. 12b-13. 14-15a. 15b-16.
L 2 Apoc 12, 1- 5. 13a. 15-16a.
Ev Io 2, 1-11.
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur aliae celebrationes, excepta exsequiali.
II VESPERAE soll. – Cp. post II Vp. dom.
1978.
1990.
1997.
2004.
ANNIVERSARIA
Portland. Fr. Lawrence M. Quigley, presb., a. 85, r. 64.
Firenze. Fr. Stanislao M. Cogo, presb., a. 54, r. 35.
São Paolo. Fr. Antonio M. Venturoli, presb., a. 70, r. 53.
Saviano. Fr. Filippo M. Arianna, presb., a. 81, r. 62.
13. Alb. Sabb. hebd. XXVII per annum (III Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Gal 3, 22-29; Ps 104, 2-3. 4-5. 6-7.
Ev Lc 11, 27-28.
Vel:
Una e missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 19: Sancta Maria, mater Domini.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
ANNIVERSARIA
1968. Roma. Fr. Pellegrino M. Righele, a. 69, r. 45.
1975. Portland. Fr. Stanislaus M. Trojanowski, a. 65, r. 19.
OCTOBER 2012
225
1983. Roma. Fr. Paolino M. Lirussi, a. 75, r. 55.
2003. Downers Grove (Illinois). Fr. Robert M. Lee, a. 63, r. 40.
2004. Torino. Fr. Salvatore M. Mulas, a. 77, r. 43.
14. Vir. DOM. XXVIII PER ANNUM (Hebd. IV Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Sap 7, 7-11; Ps 89, 12-13. 14-15. 16-17.
L 2 Hebr 4, 12-13.
Ev Mc 10, 17-30 vel 10, 17-27.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
S. Callisti Pp. M. memoria omittitur.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
1975.
1996.
2009.
2010.
ANNIVERSARIA
Udine. Fr. Lorenzo M. Cazzola, presb., a. 81, r. 60.
Cuneo. Fr. Giuseppe M. Garelli, presb., a. 74, r. 57.
Saluzzo. Fr. Felice M. Savio, presb., a. 83, r. 66.
Vicenza. Fr. Carlo M. Turati, presb., a. 87, r. 69.
15. Alb. Feria II hebd. XXVIII per annum (IV Psalt.).
S. Teresiae a Iesu V. D., memoria.
MISSA memoriae.
L 1 Gal 4, 22-24. 26-27. 31 – 5, 1; Ps 112, 1-2. 3-4. 5a
et 6-7.
Ev Lc 11, 29-32.
ANNIVERSARIA
1982. Chicago. Fr. Aurelius M. Capra, presb., a. 90, r. 51.
1985. Blue Island. Fr. Terence M. O’Connor, presb., a. 67, r. 47.
226
TEMPUS PER ANNUM
16. Vir. Feria III hebd. XXVIII per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Hedvigis Rel. Vel:
Alb. S. Margaritae M. Alacoque V.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Gal 5, 1-6; Ps 118, 41. 43. 44. 45. 47. 48.
Ev Lc 11, 37-41.
ANNIVERSARIA
1962. Ala (Trento). Fr. Clemens M. Gleinzer, presb., a. 47, r. 30.
1975. Bologna. Fr. Paolo M. Gabrielli, presb., a. 87, r. 71.
1979. Roma. Fr. Alessio M. Cuttano, a. 77, r. 34.
1984. Orvieto. Fr. Michele M. Feudo, presb., a. 68, r. 51.
2010. Negrar. Fr. Agostino M. Rizzotto, presb., a. 87, r. 67.
2010. Negrar. Ep. Aldo M. Lazzarin, a. 83, r. 67.
17. Rub. Feria IV hebd. XXVIII per annum (IV Psalt.).
S. Ignatii Antiocheni E. M., memoria.
OCTOBER 2012
227
Adhibeatur PE cum praefatione variabili.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
ANNIVERSARIA
1974. Wien. Fr. Martin M. Schulz, a. 83, r. 58.
1981. Budapest. Fr. Peregrin M. Quikker, presb., a. 67, r. 44.
2008. Manduria. Fr. Raffaele M. Bonaldo, presb., a. 83, r. 58.
19. Vir. Feria VI hebd. XXVIII per annum (IV Psalt.).
De ea. Vel:
Rub. Ss. Ioannis de Brébeuf P. et Isaac Jogues P. et
Soc. Mm. Vel:
Alb. S. Pauli a Cruce P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Eph 1, 11-14; Ps 32, 1-2. 4-5. 12-13.
Ev Lc 12, 1-7.
MISSA memoriae.
L 1 Gal 5, 18-25; Ps 1, 1-2. 3. 4 et 6.
Ev Lc 11, 42-46.
ANNIVERSARIA
1976. Klagenfurt. Fr. Magnus M. Herbst, presb., a. 69, r. 50.
1988. Ottawa. Fr. Denis M. Fortin, presb., a. 56, r. 35.
1988. Bologna. Fr. Marco M. Brunori, a. 86, r. 66.
18. Rub. Feria V. S. LUCAE EVANG., festum. – Ad H.
m. ant. et pss. feriae V hebd. IV.
MISSA pr., Gloria, lect. pr., pf. II App.
L 1 2 Tim 4, 10-17b; Ps 144, 10-11. 12-13ab. 17-18.
Ev Lc 10, 1-9.
In Canada festum Ss. Ioannis de Brébeuf P. et Isaac Jogues
P. et Soc. Mm. die 26 septembris celebratur.
Hodie dies anniversaria electionis fratris ÁNGEL M. RUIZ
GARNICA ad Prioris generalis munus recurrit. Impensas
Deo effundamus preces ut, Domina nostra intercedente,
eum, qui universae Servorum Familiae praeest eiusdemque
exsistit unitatis signum, custodiat atque caelestibus repleat
muneribus.
228
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
1997. Siteki. Fr. Michael M. Tsabedze, presb., a. 59, r. 33.
20. Alb. Sabb. hebd. XXVIII per annum (IV Psalt.).
De S. Maria in sabb., memoria.
OCTOBER 2012
1972.
1995.
1997.
2000.
229
ANNIVERSARIA
Ottawa. Fr. Jérôme M. Ferraro, presb., a. 53, r. 35.
Chicago. Fr. Tommaso M. Ferrazzi, presb., a. 83, r. 67.
Portland. Fr. Lawrence M. Calkins, presb., a. 86, r. 68.
Wheeling. Fr. Louis M. Cortney, presb., a. 86, r. 67.
MISSA memoriae.
L 1 Eph 1, 15-23; Ps 8, 2-3a. 4-5. 6-7.
Ev Lc 12, 8-12.
Vel:
Una e Missis CMBMV Temp. per annum, praesertim
form. n. 33: Beata Maria Virgo, mater boni consilii.
I VESPERAE dom. – Cp. post I Vp. dom.
1967.
1980.
1983.
1988.
1996.
2008.
ANNIVERSARIA
Knightsville. Fr. Matthew M. Steiger, a. 23, r. 4.
Saluzzo. Fr. Pio M. Mussi, presb., a. 72, r. 53.
Napoli. Fr. Luigi M. Coluzzi, presb., a. 73, r. 56.
Fullerton. Fr. Joseph Steven M. Gibbons, presb., a. 68, r. 48.
Moretta (Cuneo). Fr. Fedele M. Banchio, presb., a. 83, r. 66.
Negrar. Fr. Giovanni M. Apolloni, presb., a. 91, r. 71.
21. Vir. DOM. XXIX PER ANNUM (Hebd. I Psalt.).
De ea.
© MISSA pr., Gloria, Credo, pf. dom. per annum.
L 1 Is 53, 10-11; Ps 32, 4-5. 18-19. 20 et 22.
L 2 Hebr 4, 14-16.
Ev Mc 10, 35-45 vel 10, 42-45.
Prohibentur Missae defunctorum, excepta exsequiali.
II VESPERAE dominicae. – Cp. post II Vp. dom.
DIES MISSIONUM
Recurrente, hac die, dominica ad commemorandum
opus missionum dicata, dici potest Missa «Pro evan-
gelizatione populorum», prouti in Missali Romano
indicatur.
22. Vir. Feria II hebd. XXIX per annum (I Psalt.).
De ea.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Eph 2, 1-10; Ps 99, 2. 3. 4. 5.
Ev Lc 12, 13-21.
ANNIVERSARIA
1987. Kersal. Fr. Charles M. Cunningham, presb., a. 76, r. 53.
1988. Bologna. Fr. Tommaso M. Santi, presb., a. 76, r. 59.
2005. Chicago. Fr. Matthew M. Ford, presb., a. 83, r. 63.
23. Vir. Feria III hebd. XXIX per annum (I Psalt.).
De ea. Vel:
Alb. S. Ioannis de Capestrano P.
MISSA ad libitum (cf. p. XVIII).
L 1 Eph 2, 12-22; Ps 84, 9ab-10. 11-12. 13-14.
Ev Lc 12, 35-38.
230
TEMPUS PER ANNUM
ANNIVERSARIA
1984. Roma. Fr. Camillo M. Bartolomei, presb., a. 86, r. 68.
1985. Wheeling. Fr. Tibor M. Furák, presb., a. 59, r. 38.
2007. Portland. Fr. Louis M. Breton, pr